5.9.09

Hypnòsis




Le 5 di mattina. Non c'è nessuno in strada. O quasi.
Un fragore di onde mi sveglia.
Raggiungo in silenzio la veranda piena di piante e panni stesi, dove non vengo quasi mai.
È l'angolo di casa da cui, se mi sporgo un po' dalla finestra, tra i muri dei palazzi e i balconi deserti riesco a vedere il mare.

Lui è lì, con il suo odore forte, penetrante.
Mi chiama.
Non so resistere.

La schiuma bianca rincorre incessantemente se stessa e i pensieri di chi la guarda.
È talmente vicino, il mare, che se volesse potrebbe venirmi a prendere in qualunque momento.
Saprebbe esattamente come stanarmi, come buttarmi giù dalla mia torre d'avorio.
Se decidesse di farlo, non avrei scampo.
Ho anche sognato, una volta, di vedere il mare entrarmi dalle finestre, in una specie di tsunami.
Ho visto la mia stanza invasa dall'acqua, la mia vita, il mio passato, le mie certezze galleggiare senza che potessi fare niente per riprendermele.

Annuso la strada illuminata dai lampioni, inspiro forte il balsamo salmastro e ricordo...

Era il 22 aprile.

Sdraiata in riva al mare, pancia in sotto, la testa sulle mani voltata da un lato, osservo le onde rincorrersi verso riva, un brulicare acquatico che mi ipnotizza.
La sabbia sotto la mia pancia, sotto il bianco asciugamano, comincia a muoversi come magma sotto di me, prima lentamente, poi sempre più veloce.
Ho la nausea, ma il moto non si arresta e presto sono un'isola, lanciata in folle corsa tra i flutti.
Attorno a me un ammasso di rifiuti dimenticati che il mare mi porta in dote. Non posso fare a meno di notare un vecchio walkman. Chissà se funziona ancora. Potrebbe essermi d'aiuto nel mio viaggio.
Il sole impietoso si nasconde tra le nuvole, del freddo vento che mi schiaffeggia a lui non cale.
Desidero tornare a riva, ma la marea me lo impedisce. Annaspo, agito le braccia, poi la resa.
No, non sono stata colta di sorpresa. Sapevo, in cuor mio, venendo qui cosa avrei trovato. Inutile incolpare il Fato.
La sabbia ben presto si fa epidermide e lentamente mi rigiro. La schiena, le gambe e poi la testa. Adesso è rivolta verso il cielo.
Smetto di respirare, non è me che voglio ascoltare.
L'acqua mi riempie i padiglioni e non distinguo più lo stridio dei gabbiani dalle grida dei miei dèmoni.
Chiudo gli occhi in cerca del buio, e mi sorprende un chiarore che non mi conoscevo...

Il Mare è la mia casa.


Soundtrack: Glass Museum - Tortoise

5 commenti:

Ishtar ha detto...

Davvero proprio una bella immagine tesoro mio...
Il mare è la mia casa, è il mio di dentro, è lo specchio di quello che non riesco e a scorgere nell'orizzonte...noi siamo il mare con i suoi vari movimenti, quieti agitati leggeri, pesanti, piacevoli, e devastanti...alle volte sprofondiamo, altre rimaniamo a galla, è il nostro cammino inevitabilmente non è semplice e lo sappiamo, ma quella luce forza che ci portiamo dentro, ci fa resistere in ogni circostanza, tvb sorellina :)

Radio Pazza ha detto...

Il mare ha le sue giuste dosi ... può dare vita e morte, e in certi casi nello stesso istante.
Quanto è bello sognare il mare!

Bak (una statua di sale)

Yuki ha detto...

@Ish: mia cara, il mare sa molte più cose di me di quante ne sappia io di lui. Ed è la metafora perfetta dei tormenti che viviamo spesso dentro di noi. Ti abbraccio, sorellina!

@Bak: sarà per questa sua dualità fatta di vita e di morte che amo guardarlo dalla riva, mentre al contrario mi terrorizzano i lunghi viaggi in barca in mare aperto. Devo sempre necessariamente mantenere un contatto visivo con la terra ferma, altrimenti vado nel panico!

Una statua di sale, dici? E perché, invece, non un bel castello di sabbia in continua evoluzione? ;)

Mio ha detto...

Io e il mare non ci si vede come si dovrebbe da tanto, troppo tempo, ma il suo sapore, il suo odore e la sua voce mica l'ho dimenticata. Non la dimenticherò.
Una cosa, di Lui, mi ha sempre colpito ed amo: è la sua capacità di offrire calma e pace. Una piccola e breve immersione un grande dono. La voce ripetuta delle onde una ninna nanna.
Buona serata Yuki!

Roberto

Yuki ha detto...

@Mio: è vero, il mare sa entrarti dentro come nessun altro. Ma certi giorni la sua violenza dirompente non ti lascia scampo. L'unico modo per salvarti è fuggire dalla forza delle onde che, sempre più alte, si levano davanti a te.
Eppure, nonostante tutto, non puoi biasimarlo. Lui non ha nessuna colpa. È semplicemente se stesso.