28.6.09

Born Slipp(er)y... And Wet!




Note in margine a una tovaglia - 27 giugno 2009 - ore 20:05 o giù di lì

Per noioso che sia, questo lavoro mi fa davvero bene. Mi catapulta fuori dal mio bozzolo asfittico, dopo una settimana di intenso e solitario lavoro al computer.
Stavolta non erano pannolini, né diavolerie tecnologiche. Ma appendici per la cura estetica del maschio moderno. Per l'uomo che non deve chiedere mai.
Barbe, baffi e pizzetti siete avvisati: ora avete il
tool che fa per voi!
Finché non mi passa davanti, spingendo il suo carrello, un tizio stralunato con la maglietta "griffata" ARMANI - COMIO e tutto il resto passa in secondo piano...

Ore 20. Il culo sul marciapiede, capolinea già affollato, aspetto l'autobus che traghetterà le mie stanche membra in stazione dove, se Dio vuole, prenderò il treno per la Musica.
Stasera il Banco rifà Darwin, live e aggràtis, in quel di Frascati. Potrei mancare?
Frugo nella borsetta scamuffa, in preda a una crisi d'astinenza.
Merda! Nel cambio borse propedeutico al lavoro da scassacazzi nerovestita, ho scordato l'mp3 player cinese. E, come se non bastasse, pure l'auricolare per il mio cellulare radiomunito.
Pace. Passiamo al piano B. Carta e penna,
tant pour changer.

Vediamo un po'. Quanti sorrisi ho dispensato oggi? Non li conto più.
Quante chiacchiere con Persone Speciali? Oggi ne ho collezionate ben due!
E per Persone Speciali,
ça va sans dire, intendo quelle che incontri per caso, che conosci appena, ma con cui ti senti sempre, inevitabilmente, "a casa".

Con G. si parla di legami familiari, rapporto madre e figlia, amore e matrimonio, lavoro e autonomia. Con A. di musica e concerti, del mare e di una tenda, di lacrime per una canzone.
Un saluto veloce, la promessa di rivederci. "Il numero ce l'ho". La paura di dover aspettare ancora una volta il caso.

Sono passati tre anni. Strane coincidenze, strane alchimie, in un sabato qualunque, tra supermercati e strade di periferia.
Misteriosi legami, atomi in apparenza distanti e sconosciuti gli uni agli altri. Fili invisibili. Fratelli, madri, sorelle. Tra la folla che attraverso, in cerca di cemento a presa lenta.
Nessuna intenzione di indurirmi, solo voglia di non perdervi nel flusso che tutti ci trascina e ci allontana, gli uni dagli altri.

L'autobus arriva dopo 40 minuti. Avrei fatto prima a piedi.
In periferia non avere la macchina è un lusso. Me ne ero dimenticata.
Perdo ben tre treni e la serata è sul punto di saltare.
Ma la Musica è più forte. Il suo richiamo magnetico mi porta da lei, in una corsa contro il tempo.
Quando arriviamo il concerto è già iniziato da mezz'ora.

La mia maglietta dei Led Zep non lascia indifferenti. Commozione sincera. "Che maglietta! Questa è Musica!". Avevo persino dimenticato di averla addosso.
"Ce l'ho anch'io. Comprata nel 1979, a Newport. Ma non l'ho messa, se no Vittorio si offendeva".
Pieno di entusiasmo, il contagio si diffonde. Coinvolge altri amici.
Sorrido raggiante. Orgogliosa.

Una luna bagnata ci fa l'occhiolino. La notte rischiava di trasformarsi in un torrente d'acqua. Ecco che diventa una centrifuga di note e parole.

Il rientro silenzioso. Un individuo misterioso, vestito di nero, ed il suo sguardo inquietante.
La tensione si taglia con il coltello. Vorrei poterla spezzare con un grissino.

Interferenze nella testa. Un bene che non so spiegare.
Sognante, tuffo gli occhi in questa Roma maestosa, regina e puttana, notturna e seducente.
Un viaggio mistico, nei ricordi e nel mio presente.

Un luogo magico. Che ricordo appena.
Mi ha vista, bambina, zompettare felice, i piedi nella sabbia, un secchiello e una paletta.
Ora ha un nuovo nome. Unisce musica e parole, anime sconosciute. Connesse.

Chi diavolo siamo? E perchè ci scontriamo?
E, soprattutto, cos'è che ancora mi blocca?


Soundtrack: Bi Polar Bear - Wax Fang
[For goodness' sake, bring'em fast & soon to Italy!!!!]

26.6.09

Mercy On Me




Inconciliabile fremito.
Mi guardo indietro
e vòmito.

Un attimo prima dell'orgasmo,
mi arresto in uno spasmo.

Tira e molla,
annaspo in una bolla.

Veloce sale l'emozione
come adrenalina,
la mente trasforma
il piacere in stricnina.

La paura di me stesso
l'ansia del possesso
il terrore del rifiuto
le critiche che sputo
feroce nello specchio
contro un me già vecchio.

Uno spauracchio l'abbandono
Un' utopia, concedermi il perdono.

Merito l'amore,
merito l'onore,
merito la stima?

Ero meglio prima.


Soundtrack: Autodafè - Frankie Hi Nrg MC

Prendo le distanze da me perché non voglio avere niente a cui spartire con me, da condividere con chi come me non fa nulla per correggersi : sono il mio nemico, il più acerrimo.
Carceriere di me stesso con la chiave in tasca invoco libertà ma per adesso so che questa cella resterà sprangata a triplice mandata dall' interno : sono l'anima dannata messa a guardia del mio inferno.
Reprimo ogni possibile "me", inflessibile, inarrestabile nel mio restare fermo immobile, segno i giorni scorrere sul calendario, faccio la vittima, il mandante ed il sicario..
Sono l'Uomo Nero che turbava i sogni quando li facevo, credevo di esser libero ma non mi conoscevo come adesso ed ego non mi absolvo neanche quando mi confesso dei peccati che ho commesso - e guido un autodafè -
In cattiva compagnia soprattutto se sto solo, negativo come i G in una picchiata, prendo il volo, salgo, stallo e aspetto il peggio, che non sta nella caduta ma nell'atterraggio come dice Hubert.
Malato immaginario più di quello di Molière, sono il mio gregario e mi comporto da Salieri e non chiedermi il perché, che come il Tethered quando perdo il filo poi non mi puoi più riprendere..

Caro amico non ti scrivo, non ti cerco e non ti chiamo mai, batti un colpo se ci sei e se stai ascoltandomi, strappami da questo mio torpore atarassico, mi son perso dentro un parco che è giurassico e non trovo vie d'uscita : vieni a prendermi o precipito, scivolo come Maximillian verso il buco nero del fastidio : nel tedio per me non c'è rimedio e me ne accorgo perché sono sotto assedio mentre tu mi fai l'embargo.
Critico, m'arrampico su cattedre che non mi spettano e mi accorgo solo dopo un attimo che esagero : ma come al solito il danno fatto è irreparabile, la storia è irreversibile, la mia memoria è labile e lavabile..
Abito quest'ombra con contratto ad equo-canone pagando la pigione all'abitudine e prendendo l'eccezione come regola di vita : sto di casa a pianterreno e gioco a fare lo stilita..
Vago, divago, come il dr. Zivago io mi sbraccio e non mi vedi, cerco mani e spesso trovo piedi, cerco fumi e trovo lumi che mi bruciano, ed io so bene che le cicatrici restano.
Carta, penna e poco più per stare a galla, nella testa il mio pensiero è come un ragno in una bolla : seduto in riva al fiume aspetta di veder passare il mio cadavere.. pazientemente...

25.6.09

Dream A Little Dream...





Piedi nella sabbia, il vento tra i capelli, le luci rosse del palco, la Musica per amica.
L'odore del mare, la birra e il silenzio della mente. Per un paio d'ore dimentico il dolore in fondo alla mia borsa.
Orzabal e le sue dolci melodie, parole ripetute sottovoce, un timido labiale. Sensuale.
Poi il dub e il rap pensante, movimenti sinuosi e una rabbia silente che trova il suo catalizzatore.

Ho ancora in mente quella biografia esemplare, così simile alla mia. Peccato che abbia smesso sul più bello.
Un'amica lontana mi ricorda quello che è stato. "Non fare il talento sprecato!".
Sprecato? Diciamo, piuttosto, congelato.
Il telefono squilla di continuo, tutti mi cercano, tutti mi vogliono. Isn't it Ironic?
"Ci siamo trovati bene con te, vorremmo replicare".

Peccato che non sia il Sogno a volermi ancora, ma quei mille lavori arrangiati, sottopagati, appesi al filo di un'esistenza che sa di opaca e blanda resistenza.

Rimpianti?
Non certo per le mie scelte.
Ma per lo status quo di una realtà che ho solo sfiorato, intravisto, annusato. Incauta Alice nel paese delle meraviglie.
Solo un sogno? Un'illusione?
Eppure ho ancora, da qualche parte, un vecchio contratto da stagista e una manciata di scartoffie siglate a suo tempo da un guru del settore. Diabolico sentore...

Per un po' ho giocato a poker, ma le carte erano truccate.
Cosa avrei dovuto fare? Giocarmi la casa che non ho per ambire a conquistare il mio Posto Al Sole?
Troppo agrodolce, piccola.

Ti sei imbarcata proprio in un bel casino, incosciente imprenditrice di te stessa. I sogni pesano, nella tasca segreta della tua coscienza. E ogni tanto ricominciano a bussare per risvegliarti dal torpore.

Ce la farò, sì. Posso farcela. Niente è perduto!
Dovessi riuscirci anche a ottant'anni suonati, ma io ce la farò.
Devo poterlo credere... Abbiate pietà di me!


Soundtrack: Telephone Line - Electric Light Orchestra

Hello
how are you ?
Have you been alright
through all those
lonely
lonely
lonely
lonely
lonely nights
that`s what I`d say
I`d tell you ev`rything
if you pick up that telephone
yeah yeah yeah.

Hey
how you feelin`
are you still the same don`t you realize
the things we did
we did were all for real
not a dream I just can`t believe
they`ve all faded out of view
yeah yeah yeah.

Ooh oh oh oh
doo wop doo be doo da wop
doo wah doo lang
blue days black nights
woo wah doo lang
I look into the sky
The love you need ain`t gonna see you through
and I wonder why the little thing you planned
ain`t comin` true.

Oh oh telephone line
give me some time I`m living in twilight.
Oh oh telephone line
give me some time I`m living in twilight.

O.K. So no one`s answering
well
can`t you just let it ring a little longer
longer longer oh oh oh
I`ll just sit tight
the shadows of the night
let it ring forevermore.

Doo wop doo bee doo da wop
doo wah doo lang
blue days black nights
doo wah doo lang
I look into the sky
...

Oh oh telephone line
give me some time I`m living in twilight
...

Oh oh telephone line...

22.6.09

No Reason Why...



Un paio di sandali a buon mercato, una maglietta dei Led Zeppelin. I capelli raccolti, un paio di occhiali che hanno fatto la storia.
Gli anni 70, un cielo stellato, fili d'erba, il sole, il sale, le tue mani sulla mia pelle.
Tu, io, lui e il tempo dei pensieri persi, a zonzo per l'universo.
La frenesia di scrivere l'inconscio, una misteriosa voglia di piangere.
Il terrore irragionevole di sentirsi sperduti, un filo invisibile che si spezza.
Un piccolo ragno che mi ritrovo addosso nei posti più impensati e che non vuole andare via. Forse sei tu.

Ragno porta guadagno.
Ragno, ragno, ragno.
Piccolo e veloce, mi corri sulla maglietta, sulle braccia, ti fermi sul cuore.
Soffio per mandarti via, ma rimani lì, ben saldo, finché non distolgo lo sguardo.
Quando lo abbasso di nuovo, non ci sei più.
Dissolto nel vento, così come eri apparso.

Già mi manchi, accidenti a te!

Soundtrack: L'uomo Che Continua - John De Leo


21.6.09

A Kind Of Music




Frammenti di te.
Involuzioni e spirali,
Incommensurabili emozioni.

Scrolli le spalle
E vai avanti.

Un sorriso potrà sempre salvarti.


Soundtrack: Make Your Own Kind Of Music (Cass Elliott) - Julie Andrews

20.6.09

Titanic-a!





Più di qualcuno, nel corso della mia pur breve esistenza, mi ha definita saggia. A guardarmi dall'esterno, in effetti, lo sono. Molto più della maggior parte dei miei coetanei. Ma è una saggezza che mi ritrovo senza averla mai cercata. Al contrario, credo di averla ottenuta a carissimo prezzo, altroché.
A volte ho come l'impressione che attraverso la mia voce parli qualcun altro, che la sa molto più lunga di me. Finisco io stessa per trasalire, ascoltandomi da dentro. Lo stesso mi accade quando vaneggio di vibrazioni, sorellanze tra anime e via discorrendo. Come se non fossi "io" a parlarne, ma il mio subconscio. Qualcosa di trascendentale che mi abita dentro.
Dev'essere entrato poco alla volta, facendosi strada nello squarcio apertosi tanti anni fa in una fase tremendamente devastante della mia vita. Se ci ripenso, a distanza di anni, a stento riesco a credere di essere ancora qui. E, per giunta, in discrete condizioni. Certo, ho avuto i miei salvagenti durante il naufragio, ma diavolo, sono davvero una cazzo di sopravvissuta!

Una volta ho letto che in momenti di forte stress e tensione emotiva si può avvertire come una specie di sdoppiamento in cui avviene una dissociazione tra il "sé corporeo" e il "sé spirituale". Tipo guardare se stessi dall'alto, avete presente? Qualcosa di simile a certi sogni, in cui si dice che il nostro corpo astrale si distacchi dal nostro corpo fisico addormentato per viaggiare nel tempo e nello spazio.
Sono alcuni giorni, poi, che mentre mi sposto all'interno della mia città, passando vicino a determinati luoghi dove ho vissuto emozioni o incontri particolarmente significativi, ho come l'impressione di rivedere davanti ai miei occhi quelle scene di vita vissuta. Uguali ad allora, solo con una tonalità di colore diversa, tendente vagamente al seppia.
Ora che ci penso, questi flashback mnemonico-ologrammatici sono cessati più o meno all'inizio di questa settimana. Strani poteri ha la mente, ancora tutti da esplorare.

Poi capita che in un episodio di
Grey's Anatomy vieni a sapere che un tumore al cervello può causare allucinazioni talmente potenti da sembrare reali e improvvisamente ti scopri ipocondriaca. In men che non si dica un barlume di terrore ti attraversa tutta intera, all'idea che potresti avere i giorni contati e ancora troppe questioni in sospeso. Tipo riprenderti l'adolescenza che non hai mai vissuto, per esempio.

Mentre vaneggi della tua morte imminente, immagini già chi vorresti al tuo capezzale. Mentalmente ripassi gli annunci che vorresti pubblicati sul blog per spiegare la tua assenza. E pensi che sì, starai anche per tirare le cuoia, ma almeno qualche cazzo di pensiero ai posteri l'avrai pur lasciato!
Quante lagne per un ricovero in day hospital. È vero, ti rivolteranno come un calzino, ma perchè tante storie? È solo un fottuto controllo di routine!
E poi ti attraversa un brivido, perchè c'è davvero chi il Grande Male Infame se l'è portato via così, in pochi mesi, nel fiore degli anni, senza neanche il tempo di dire addio come si deve.
E allora ti dici che sei una stronza idiota, che dovresti piantarla con certi pensieri inutili.
Pensa a vivere, va là, che è meglio!

Subito riparto di slancio, vestendomi dei pensieri caldi e avvolgenti di tutte le preziose vite che riscaldano la mia, anche a distanza.
Le cose, lo sento, cominciano lentamente a girare per il verso giusto. Più che altro, IO sto lentamente cominciando a girare per il verso giusto. E questa sensazione di pienezza, di volontà irrimediabile di vivere, nonostante la merda che ci circonda dentro e fuori noi stessi, merita di essere condivisa, trasmessa, amplificata!

Come dice A.K. in
Sacro e Profano, a proposito di rinascita e felicità, "Quando la tua nave sta per approdare in porto, cerca di far salire a bordo più gente possibile".

Beh, sapete che c'è? È proprio quello che farò. Potete scommetterci!

Sountrack: Titanic - Francesco De Gregori

18.6.09

Dieci Anni Fa, Chagall




Riempirò i miei occhi di gelido silenzio.
Il cielo si farà circo,
le nuvole trapezio.

Come gabbiani acrobati
danzeremo nel vento,
la mente sgombra
e il cuore contento!

Pallido sole,
così timido da nasconderti il cuore,
riconoscerai finalmente in quel volo
l'essenza del vero amore.

Tra panni stesi e odore di mare
mi sorprenderà una misteriosa mancanza.
I muri roventi mi vedranno danzare,
ogni strada la mia stanza.

La quotidianità,
la mia distanza.


Soundtrack: Vago Svanendo - John De Leo

Lontani dal mare
qui non è musica solare
siamo sull'altro versante

lontano dal mare
qui non spiaggiano balene
ma sacchi di gatti
di là dal canale

e piove dentro
una coltre d'autunno
a perdita d'animo
anche domani

anche domani

siamo sospesi
siamo panni stesi
il cuore ad asciugar
nei sogni di Chagall
tienimi o volerò
sei libero se vuoi

stiamo svanendo
(vago svanendo di cartapesta)
nessun ormeggio
là sulle stelle
là sulle stelle
là sulle stelle
lasum sté

siamo sospesi
siamo panni stesi
il cuore ad asciugar
nei sogni di Chagall
prenditi su il paltò
io non ti seguirò
stringimi forte amor
sei libero se vuoi

ti lascio è qui che morirò
ti lascio è qui che io...

15.6.09

Bacchette




Fine secondo round.
Tempo che si trascina. Inutile?
Ricarico le pile, cercando una canzone. Non la trovo.
Non quella splendida versione solo pianoforte e voce che stamattina mi ha accompagnato a lavoro.
Un viaggio onirico, quasi mistico.
Lacrime agli occhi.
Smettila, c'è gente! Non fa niente.

La scia di un aereo. Un fiume che sembra un altro.
Un bimbo in bicicletta, una signora in carrozzella, una ragazza e il suo libro.
Gli stessi di ieri sera.
Buongiorno, eccoci di nuovo qua!
Il mio saluto silenzioso.

Il Tempo scorre lento, piccoli consumisti crescono.
Segnali di fumo.
Pensieri, inchiostro, carta.
Ho male ai piedi.
La pausa.
Chiacchiere volanti con gente che non vedrò più.
Vita che scorre.
Cosa stringiamo tra le mani?

Qualcuno andrà in ferie, qualcun altro si sposa.
Ricordi di un'adolescenza assurda si riaffacciano a tradimento.
I Love Radio Rock.
Una lanterna magica per amica.
Una radio pirata che affonda.
Vinili risucchiati dagli abissi.
Sono una dj!

Voglio quella canzone.
Niente da fare.
Vado avanti, di video in video, finché non trovo questa.

Banale chiamarla cover.

Suoni come di xilofono, mescolati a battiti.
Una voce penetra nelle viscere e le fa vibrare.

Cerco il testo...
Una nuova magia.
Io ho trovato la mia bacchetta!
Qual è la tua?


Soundtrack: By This River - Martin L. Gore

Here we are
Stuck by this river,
You and I
Underneath a sky that's ever falling down, down, down
Ever falling down.

Through the day
As if on an ocean
Waiting here,
Always failing to remember why we came, came, came:
I wonder why we came.

You talk to me
as if from a distance
And I reply
With impressions chosen from another time, time, time,
From another time.

11.6.09

Im-mobile


  




In questo labirinto
di specchi e cristallo
perdo coscienza,
brancolo,
ballo.

Scuse senza senso.
Fumo denso.
Oscurità.

Tutto è Vita
quel che non è Morte.
Dov'è la verità?

Negli interstizi dell'universo,
io so che non ho perso!

Ti sfido,
vieni a prendermi.

Ma non illuderti.
Non sarà facile avermi.


Soundtrack: Mobile Riot - Strobo

Il brano è tratto dalla playlist di Bak To The Future 2 - ascoltabile su Radio Pazza e Yastaradio.

N.d.B. Ho dovuto disattivare l'incorporamento del brano causa crash totale del mio povero blog/pc! Sigh Sob Sniff! :(
Vabbè, crashava lo stesso... L'ho ripristinato. Troverò pace? :D

10.6.09

Soccom-Bére





Più volte sono stata sul punto di farlo,
la volontà di vivere, un dispettoso tarlo.
Colpisce a tradimento
un indicibile tormento.

Quanto di mio è in te
quanto di te è in me.

Fuori controllo,
barcollo ma non mollo.
Libertà, il mio fragile tetto.
Soccomberò, resisterò?
Il Tempo, solo, conosce il verdetto.

Frattanto cado e mi rialzo,
mi salvo con un balzo,

che mi lascia esanime
a maledire il cielo infame
ed implorare le sorelle anime.

In silenzio piloti le altrui decisioni,
trami alle spalle manipolando neuroni,
fratturi legami e unioni,
incancrenisci il sangue.
Lei è lì, che langue,
e mi infilza ripetutamente di violento amore
frammisto a rabbia e dispotico terrore.

Soccombere.
Resistere.
Non so dove trovi tanta forza.
Dell'estrema lotta
indossi la pesante scorza.
Invalicabile fortezza,
fremi per ritrovare la dolcezza.
Parte di te se ne va ogni volta:
parole come dardi, a briglia sciolta.

Non c'è pace in questa vita.
Esorcizzi il tuo dolore
attraverso le tue dita...


Soundtrack: Alan Stivell Feat. Jim Kerr - Scots Are Right

8.6.09

After-Work




Note in margine a una tovaglia

6 giugno 2009 - ore 20:15 o giù di lì


Turno finito anche stavolta. Fine primo round. Domani si riparte.
Lo svantaggio di non avere la macchina e di essere collegata male al posto di lavoro protrae l'attesa, dilata il tempo del ritorno.
Mentre attendo il salvataggio, mi apparecchio la stanza come meglio posso.

Il soffitto è grigio nuvola, le pareti sono vetrine, palme, un cantiere infinito, palazzi, finestre, balconi, l'ingresso di un parcheggio e in fondo il cinema.
Non manca niente. Eppure manca tutto.
Una panchina circolare è il mio divano.

Prima, la musica. Un cellulare con radio è la mia salvezza.
Poi, si ricaricano le pile. Voilà un succo di frutta!
C'è di tutto nella mia borsa magica, rossa come i miei bilanci.


Tira vento di scirocco, inizio a tremare. La polo d'ordinanza non è mai abbastanza a quest'ora della sera.
Niente paura, ecco un maglioncino! Saprà scaldarmi con dolcezza.

Per un po' mi godo la musica, ma il libro che ho scelto come nuovo amico inizia ad agitarsi dentro la borsa. Continua a richiamare la mia attenzione, implorante.
Me lo metto sulle gambe distese e lo apro: dove eravamo rimasti?
Ma non leggo, non ci riesco.

Ripenso voluttuosamente alle righe che ho vomitato poco fa, di nascosto, su un foglio rimediato per caso tra gli appunti di lavoro.
Come qualche mese fa, mi sono lasciata salvare di nuovo dalla stessa àncora.
È a lei che mi aggrappo con disperazione, ogni volta che sto per affogare in un mare di noia e banalità. Quando violenta mi assale l'urgenza di riappropriarmi del mio Tempo.
Quando fremo per trovare una valvola di sfogo per la mia innata pesantezza, che amorevolmente taluni chiamano profondità.


Quando la mia fragile zattera cozza contro un'iceberg, c'è bisogno di un sottomarino per ritrovare l'oceano.
L'abisso: l'unico posto dove posso prosperare in pace.


L'unico lato bello di questo "lavoro" è che non mi manca mai una penna e, se sono fortunata, ho anche la carta! E scusate se è poco.

Reitero nel mio peccato,
lo strazio vissuto non mi è bastato.
Sopraffatta dai neon
e dallo sciame da finesettimana,
silente attendo la mia ora.

Capto sguardi, interpreto intenzioni,
raccolgo le forze per affrontare il prossimo confronto.
Riscontro, con mano,
la scomoda realtà di uno scenario di lavoro disastroso,
annunciato straordinariamente in sogno.

A ogni nuova ondata,
l'energia si fa vuoto,
la mia anima scalpita, strepita,
implora!

Implodo.
Questo posto è un'offesa.
La sterile cacofonia dell'attesa.


Chitarristici eroi di plastica
mi salvano temporaneamente dall'alienazione.
Combatto la tirannia dei minuti
in agonica discesa
tenendo il tempo di corsia in corsia.
Non fa per me la resa!


La luna questa notte è la mia piccola Enterprise,
con discrezione veglierà sul mio ritorno.


Soundtrack: Living Room - Paris Combo [Lyrics]




5.6.09

Wake Up Call




Io davvero non so come spiegarlo.
Un'onda emotiva potente continua a raggiungermi, misteriosamente. Chissà da dove.
La sento, è inevitabile, ma su di lei non ho alcun controllo.
Lei è così. Non chiede il permesso per entrarmi dentro. Lo fa e basta.
Qualunque momento della giornata è buono.

Può sollevarmi da terra e sconvolgermi.
Farmi piangere di gioia e un attimo dopo di rabbia.
Ma ho deciso di accettarla.
Lei è parte di me, come il Mistero che l'accompagna.

E così la lascerò entrare, ogni volta che lo vorrà.
Non potrei immaginare la mia vita senza di lei. Nè ora, né mai.

Chiamatela follia, chiamatelo abbaglio.
Io so che c'è, non posso sbagliarmi.
Come poche ore fa, sotto il sole di giugno.
Poco più di una macchia bicolore. Una manciata di secondi.
Due rette parallele, così vicine e inconsapevoli.
E la parola che muore in gola e resta lì, dove nessuno può vederla.

Non importa.
Io sento.

Come questa notte, che il sonno mi rifiuta anche se ho bisogno di lui.

Due sole parole vengono a galla, in tutta questa confusione...
Ruby Tuesday.

Ok. Sono pronta.
Qual è il messaggio questa volta?


Soundtrack: Ruby Tuesday - Rolling Stones

She would never say where she came from

Yesterday dont matter if its gone
While the sun is bright
Or in the darkest night
No one knows
She comes and goes

Goodbye, ruby tuesday
Who could hang a name on you?
When you change with every new day
Still Im gonna miss you...

Dont question why she needs to be so free
Shell tell you its the only way to be
She just cant be chained
To a life where nothings gained
And nothings lost
At such a cost

Theres no time to lose, I heard her say
Catch your dreams before they slip away
Dying all the time
Lose your dreams
And you will lose your mind.
Aint life unkind?

Goodbye, ruby tuesday
Who could hang a name on you?
When you change with every new day
Still Im gonna miss you...

2.6.09

Fioriranno...




Ricominciare a vivere, dopo un inverno durato un anno e mezzo.
Sembra impossibile.


Perdonarmi?
Giuro che ci sto provando. Ho persino ricominciato a rilassarmi.

Ora che ci penso, è un bel po' che la gastrite mi ha abbandonato.
Spiacente, cara. Nessuno sentirà la tua mancanza. Sono ben altre le partenze che mi fanno quest'effetto.


Quest'anno voglio andare al mare. Spalmarmi sulla spiaggia, che non è di silicio, ma un banale surrogato.
Non fa niente. Il senso è quello.


Voglio ricominciare a sentirmi bella, voglio volteggiare quando cammino.
Voglio abbandonare il passo marziale e frettoloso che sempre mi caratterizza nei periodi di maggiore stress.


Voglio smettere di punirmi per aver fallito nel mio sogno, ammazzandomi di lavoro fino all'inverosimile, negandomi lo spazio per il divertimento, negandomi la leggerezza.

Non è colpa mia se è finita così. Ho fatto davvero tutto il possibile. Si vede che doveva andare così e basta.

Se il grande Disegno Universale lo vorrà, tu e il tuo Sogno vi rincontrerete, stanne certa. E nel frattempo avrai vissuto tante di quelle esperienze, fisiche e mentali, che sarai sicuramente alla sua altezza, quando verrà il momento.

Mi piace pensarla così. Non per consolazione, ma per continuare a lottare.
Impiegherò il mio tempo per migliorarmi, anziché flagellarmi.


Sono davvero stufa di flagellarmi, per ogni minima cosa.
Per lei, perchè mi sono fatta carico dei suoi andirivieni, dei suoi tira-e-molla, dei suoi chiari di luna.
Per il mio futuro, perchè mi rimprovero di stare ancora pagando le conseguenze delle mie ambizioni.

Ambizioni? Sarebbe più corretto dire speranze.
No, ancora meglio. La mia è l'intima convinzione di dover portare alla luce il mio essere, la mia essenza, il mio talento, se mai ne abbia uno.
È questo che sto pagando.


Quest'anno voglio finalmente abbracciare la mia immagine allo specchio e dirle che sono fiera di lei, perchè ce l'ha messa tutta.
Voglio tenerla stretta a lungo, in silenzio, per farle capire che le voglio bene, nonostante tutto.
Nonostante mi faccia sempre incazzare, nonostante provi spesso un forte istinto di farle del male. Istinto che è ben visibile sulla mia pelle, e che vorrei debellare, una volta per tutte.


Oggi, 28 anni fa, Rino se ne andava...
Me l'ha ricordato un
neo-Gaetanizzato.
Ho scelto di ascoltare Sfiorivano Le Viole, per riconciliarmi con l'estate e con me stessa.

Quest'anno devo ricominciare a respirare.
Lo devo a me.

A te.
A noi.



Sountrack: Sfiorivano Le Viole - Rino Gaetano