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13.12.12

Il Manifesto Degli Introversi


E finalmente è uscito anche in Italia! Sabato scorso, per caso, mentre guadagnavo l'uscita da una piccola libreria nei pressi di Piazza Navona, me lo sono ritrovato davanti, con mia grande sorpresa! Avevo parlato di questo libro non molto tempo fa, entusiasta dell'allora recente acquisto della versione originale in inglese. Sono ancor più entusiasta che Quiet di Susan Cain sia già disponibile nella versione italiana. Amo coloro che sfidano lo status quo e il pensiero comune e considero questo libro una specie di spartiacque che farà sicuramente parlare molto di sé.

Dal sito della Bompiani:
Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare
Il mondo è pieno di introversi: li vediamo, anche se non li sentiamo. A volte ci disturbano, con la loro reticenza. Altre volte ci affaticano, perché cedono sempre il passo a noi. Altre volte ancora li apprezziamo, perché sembrano innocui. Sono almeno un terzo delle persone che conosciamo: sono quelli che preferiscono ascoltare, invece che parlare; che preferiscono leggere invece cha fare vita sociale; quelli che creano e inventano, ma che non ostentano la loro opinione. A molti di loro dobbiamo alcuni dei più grandi progressi dell’umanità: dalla teoria della gravità, all’invenzione del computer, da Harry Potter a Google. Ma come trovano spazio gli introversi in una società che sembra premiare solo le personalità estroverse, competitive ed egocentriche? Raccontando anni di esperienza come consulente e il suo passaggio da una timidezza riluttante a una timidezza orgogliosa, Susan Cain accende un riflettore sugli introversi che sono fra di noi, spiegandone la forza e il ruolo nella nostra società. Ne nasce un libro unico, che è diventato sin dal momento della sua pubblicazione un caso editoriale negli Stati Uniti, e si avvia ad esserlo in tutto il mondo.
Resistendo alla mia tentazione di comprare anche la copia in italiano (lo farei, se le finanze me lo consentissero :D), ho notato che sul retro di copertina, a differenza della versione originale, è stampato il Manifesto degli Introversi, che l'autrice ha scritto negli ultimi mesi. Alcuni punti li condivido a pieno e desidero condividerli anche con voi, mi farebbe molto piacere ricevere un vostro feedback a riguardo. Buona lettura!
1. Esiste una definizione per “quelli che stanno troppo rintanati nella loro testa”: pensatori.
2. La nostra cultura ammira giustamente chi sa rischiare. Ma ora, più che mai, abbiamo bisogno di chi sa riflettere.
3. La solitudine può essere un catalizzatore dell’innovazione.
4. Gli sms hanno preso piede perché, in una società altamente estroversa, tutti fremono per una comunicazione asincrona, che non sia faccia a faccia.
5. Se vostro figlio preferisce lavorare in autonomia e socializzare con una persona alla volta, non c’è niente di male: semplicemente non corrisponde al modello standard.
6. La prossima generazione di introversi può e deve crescere nella consapevolezza della propria forza.
7. A volte fare il finto estroverso può servire. C’è sempre tempo per essere introversi.
8. Nel lungo periodo, però, essere onesti con il proprio temperamento è la chiave per trovare un lavoro da amare e che abbia significato.
9. Ognuno può brillare, sotto la giusta luce. Per alcuni è un riflettore di Broadway, per altri una lampada da tavolo.
10. Un nuovo rapporto autentico vale di più di una manciata di biglietti da visita.
11. Non c’è niente di male ad attraversare la strada per evitare una chiacchierata del più e del meno.
12. “Leadership introversa” non è un ossimoro.
13. Il desiderio universale di paradiso non ha tanto a che fare con l’immortalità, quanto con l’augurio di un mondo in cui tutti siano sempre gentili.
14. Se lo scopo della prima metà della vita è mettersi in gioco, quello della seconda metà è dare un senso al proprio percorso.
15. L’amore è essenziale, essere socievoli è un optional.
16. Con la gentilezza, si può scuotere il mondo. Gandhi

YUKI, AKA PRISMA
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12.12.12

Tumulto




Cercare di stabilire un Contatto con qualcuno è perfettamente inutile, se prima non lo fai con il Tumulto. Lo hai saputo sabato scorso e non hai saputo resistere.

Esserci. Esattamente al centro, nel punto di congiunzione tra la linea che conduce al cielo e quella che ti lega alla terra. "Riaprite gli occhi!", e accorgersi che, neanche a dirlo, tu non li avevi nemmeno chiusi.

"Sono il tuo tumulto." Sulle prime non comprendi, ti dispiaci quasi che si senta responsabile del tuo momento critico. Poi realizzi, eppure il dialogo non si compie, non come un filo diretto tra il te ed il Tu. Resti vigile, come sempre. E ti dispiace.

Non demordi, agile ti muovi mascherando ogni titubanza, sei tu a condurre la Danza. E vorresti insegnarmela, ma è ancora presto, anche se scalpito. Mi aggrappo, tenace, al sottile filo che separa un'energia potenzialmente meravigliosa dal pericolo, concreto, di mandare tutto a puttane. Sai che se non riesci a dominarlo, il Tumulto ti travolgerà. Dovrai guardarlo, un poco alla volta, sbirciando dal buco della serratura fino al giorno in cui ti deciderai ad aprire la porta. "Dovresti proprio conoscerlo, sentire cosa ha da dire. Vedrai, ti sorprenderà!".

Vorresti con tutta te stessa che ci fosse lei a guidarti, a tenerti la mano mentre avanzi, terrorizzata dalla marea che potrebbe sommergerti e, con te, tutti i tuoi Sogni. Stanotte ti ho sognato, a proposito di Sogni. Eri bellissimo, come sempre. Occhi nei quali specchiarsi, parole che non posso dire, è troppo tempo che non riesco a parlare. Non trovi che sia un peccato?

Salto da un tu all'altro, cripticamente, perché, al momento, è il miglior modo che conosco per soddisfare il mio Bisogno di condivisione. Non il migliore, ne convengo, ma non so fare di meglio. Non che a qualcuno importi, tranne che a me. Sto divagando. Esco di lì con una sensazione di leggerezza che mi fa fluttuare per le luminose strade romane che dai pressi di Piazza Navona mi riportano a Piazza Venezia, e il Natale mi pare per qualche ora meno merdoso del solito. Sono fiduciosa, piena di speranza. Come se avessi trovato finalmente il percorso che stavo cercando, la chiave per aprire quella porta che era rimasta in sospeso.

Dovrò aspettare gennaio, ma intanto ho aggiunto altri amuleti alla mia preziosa collezione di guide per l'Anima. E intanto fremo, e fremo, e fremo. Perché è così difficile EsserCi?

YUKI, AKA PRISMA
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Soundtrack: This Must Be The Place - Trevor Green




29.7.12

Sunshine




E poi capita che qualcuno, dall'altra parte del pianeta, spenda tempo e soldi per mandarti un regalo speciale, come segno - ma non solo - di gratitudine per una parola uscita dal cuore durante un incontro di quelli che ti cambiano la vita e il modo di concepirla.
Capita anche che qualcun altro abbia improvvisamente voglia di vederti e, nel giro di qualche mail, le distanze diventino zero e ci si ritrovi a parlare per ore, come se non si fosse fatto altro per anni. E finisci per sentirti una perfetta idiota soltanto ad aver pensato che la tua compagnia non fosse (più) desiderabile.

Capita poi che qualcuno che non hai ancora mai visto - ma che senti di conoscere da una vita - ti affidi un pezzettino di anima con la promessa di un caffè o un bicchiere di vino insieme, un giorno.
Capita che un incubo si trasformi in concime. E che la pianta inizi a cacciare fuori a fatica i suoi primi germogli. Puoi anche far finta di non crederci, quando la paura tenta di fotterti, ma sono lì e ti inchiodano alle tue responsabilità, che poi sono anche i tuoi sogni e li stavi aspettando da anni.

Novembre. Una promessa di nuova vita per qualcuno. L'inizio di una resurrezione per qualcun altro. Continui a riguardare ogni giorno le foto del tuo matrimonio. Ti sembra a volte di guardare qualcun altro. Che la giovane donna raggiante vestita in blu non sia tu, ma un'altra. Che la famiglia acquisita non sia la tua, e che quei due bei ragazzoni che adesso sembrano due divi di Hollywood un tempo non siano stati dei bimbetti vispi e affettuosi a cui stringevi la mano per attraversare insieme la strada.

Ti concentri ogni volta su un particolare diverso, fino a perderti sempre nello stesso medesimo istante cristallizzato. Il dipinto sfocato di due anime che si sfiorano, incastonate in un disegno molto più grande, con la voglia di dirsi molto di più di quanto consenta quella semplice istantanea malriuscita e, proprio per questo, così suggestiva. Una traiettoria di sguardi che prelude a un non detto. Tutto l'affetto di una vita che resta silente e si manifesta furtivo, imbarazzato. Chi avrebbe mai detto che avessimo così tanto in comune? Chissà, forse un giorno ne parleremo.

Intanto, ogni giorno che passa mi sento a un passo dalla felicità assoluta e, al contempo, sull'orlo del baratro. Mi domando come sia possibile. Genetica, esperienza vissuta, ambiente? Che importa. Quello che conta, ora, è che so cosa rischio e non ho nessuna intenzione di restare a guardarMi. Il posto in cui mi trovo ora non è il punto d'arrivo, rischia al contrario di trasformarsi nel punto di non ritorno. Adesso sta a me trovare il filo e portarmi fuori dal labirinto.


YUKI, AKA PRISMA
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Soundtrack: Trembling Hands - The Temper Trap*
 


Treading the ground I once used to know People are strangers The same as before The streets look familiar I remember the park Where I buried my head So deep in my hands All around me was dark This here city Is for the lonely ones You won't find no angels Selling maps to the lost...*
 
Toco tu boca, con un dedo toco el borde de tu boca, voy dibujándola como si saliera de mi mano, como si por primera vez tu boca se entreabriera, y me basta cerrar los ojos para deshacerlo todo y recomenzar, hago nacer cada vez la boca que deseo, la boca que mi mano elige y te dibuja en la cara, una boca elegida entre todas, con soberana libertad elegida por mí para dibujarla con mi mano en tu cara, y que por un azar que no busco comprender coincide exactamente con tu boca que sonríe por debajo de la que mi mano te dibuja. Me miras, de cerca me miras, cada vez más de cerca y entonces jugamos al cíclope, nos miramos cada vez más de cerca y los ojos se agrandan, se acercan entre sí, se superponen y los cíclopes se miran, respirando confundidos, las bocas se encuentran y luchan tibiamente, mordiéndose con los labios, apoyando apenas la lengua en los dientes, jugando en sus recintos donde un aire pesado va y viene con perfume viejo y un silencio. Entonces mis manos buscan hundirse en tu pelo, acariciar lentamente la profundidad de tu pelo mientras nos besamos como si tuviéramos la boca llena de flores o de peces, de movimientos vivos, de fragancia oscura. Y si nos mordemos el dolor es dulce, y si nos ahogamos en un breve y terrible absorber simultáneo de aliento, esa instantánea muerte es bella. Y hay una sola saliva y un solo sabor a fruta madura, y yo te siento temblar contra mí como una luna en el agua. (J. Cortazar)

21.11.11

Perdersi... In Un Bicchiere D'Anima


E ora, da brava bambina, stilerò una lista delle 'cose' che mi rendono felice, così che la smetterò di pensare sempre che mi manca qualcosa.
(By the way, it seems that I definitely have some issues with job & money, seen all the stupid mishaps I'm experiencing since the beginning of the journey...)

Le elencherò in ordine sparso, così come mi vengono in mente.

1- Guidare la macchina di mio padre. Ora che ho anche una pseudo autoradio cineseria mezza scassata, è ancora meglio! Mi piace farlo di notte. Da qualche tempo la pratica sembra aver lavato via quell'ansia lancinante che mi coglieva ad ogni curva buia e tempestosa, rendendo il percorso una lunghissima quasi apnea condita da fitte allo stomaco. Ora, intemperanze della mia vecchietta a parte, riesco a dominarla più o meno egregiamente e la cosa mi fa sentire poteNte! Mi capita di ridere sotto i baffi, nel notare che inequivocabilmente le mie mani e le mie gambe si dispongono più o meno esattamente come le posizionava mio padre, quasi che la sua essenza si incarnasse in me mentre sono al volante. Non so spiegarvelo, ma in quei momenti è come se vegliasse su di me e mi sembra di vederlo mentre sorride orgoglioso della sua fillolla. Il giorno prima che se ne andasse, lo ricordo bene, tra le poche frasi che la mancanza di ossigeno gli consentivano di pronunciare, rivolto al mio compagno aveva detto con soddisfazione: "Hai visto come guida bene?". Cuore di babbo! E dire che l'anno scorso non è che fossi ancora proprio una cima... avendo iniziato a guidare praticamente da un paio di mesi, da quando cioè aveva avuto bisogno di me per andare a fare le visite e poi la chemio.
Sono felice di aver deciso di tenere la sua macchina, seppur già maggiorenne e in odore - a detta di altri - di rottamazione. Che vi devo dire, io a quella macchinuzza lì, ci voglio proprio bene! E' un gioco che facevamo insieme da quando ero bambina, quello di personificare l'auto di famiglia, dandole persino un nome. Ora che ci penso, questa non ce l'ha. Mi diverto solo a chiamarla 'la mia vecchietta' e a immaginare che mi risponda: "Senti chi parla!".

2- Guardare i miei nipoti che giocano insieme. La piccola che abbraccia il cugino grande. Entrambi che lottano sul divano. Lei che mi cerca per disegnare animali strambi frutto della mia mente bacata (il coniglio antropomorfo ad oggi è quello che ha riscosso il maggior successo) o per giocare a memory, stracciandomi sempre, ca va sans dire. E poi mi ricordo di quando il grande era piccolo e abbracciava me. Quei momenti mi mancano a bestia, lasciatemelo dire.

3- Cucinare. Ebbene sì! Ho iniziato a farlo da quando sono andata a vivere col mio compagno. Ogni giorno provo qualcosa di diverso. Ho bisogno di novità, altrimenti mi passa la voglia. Combino gli ingredienti aiutandomi con google e i ricettari ospitati in rete. Adoro godere del calore della fiamma mentre respiro l'odore che di volta in volta le pietanze e i loro condimenti liberano nell'aria. E ancor di più adoro vedere che il risultato viene gradito e divorato con gusto!

4- Ritrovare amici dopo settimane di silenzio o impegni e sentire che niente è cambiato. E' la piacevole sensazione di non dover spiegare niente perché chi mi sta davanti sa già e non ha bisogno di parole.

5- Leggere le parole che un'anima affine ha lasciato libere di essere percorse, sentendo rinnovarsi ad ogni frase la gioia di riconoscersi e il privilegio di poterne godere.

6- Incontrare per caso un libro che chiama proprio me. Mi basta guardarne la copertina per sapere che non posso sottrarmi. In quel momento è il puro istinto a guidarmi, lasciando da parte quell'odioso, perverso meccanismo che trasforma da sempre il piacere in dovere, impedendomi di godere del bello e del buono della vita.

7- Posare lo sguardo per la prima volta su un volto, un paesaggio o un dettaglio e sentirne l'immensità per un lungo interminabile attimo. Ultimamente le occasioni per provare questo tipo di emozioni stanno diminuendo. Urge moltiplicarle.

8- Camminare per le vie del quartiere in cui ho abitato per trent'anni a braccetto con mia madre, sentendo, per la prima volta dopo tanto tempo, che niente di male sta per accadere e aggrapparsi il più possibile a quella sensazione di normalità, sapendo che non durerà a lungo.

9- Ricevere una lettera o una cartolina, e percorrere con il dito il rilievo prodotto sulla carta dalla calligrafia di chi me le ha inviate. Rigirarmele tra le mani. Avere la percezione tangibile dell'affetto e della presenza di persone preziose nella mia vita.

10- Guardare un film che è al tempo stesso carezza e pugno nello stomaco. Uscire dalla sala annientata e sottosopra, e ripensarci per giorni.

Vi sono altre cose che riempiono la mia vita, ma ne sono gelosa e non le scriverò qui.
Anche se questo blog ormai non lo legge più nessuno, penso che sia sempre meglio tenere qualcosa per sé (o illudersi di farlo), no?


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: I'd Rather Go Blind - Beth Hart and Joe Bonamassa


27.7.11

Frullati Spazio Temporali



Fuori piove, governo bucaniere. Starsene in silenzio a lavorare aiuta a rimettere in moto i neuroni. Già sperimentato. Come ho le mani in pasta, sporche di polvere o detersivo, ecco che mi vengono in mente le idee del secolo. (Sì, come no!). E allora cerco di imprimere nella mia memoria tre o quattro parole chiave che, al momento giusto, possano richiamare tutto il resto. Fischietto, Barbie, insaponare, palmo a palmo, anni ottanta.

Pulire palmo a palmo la propria casa dovrebbe essere un gesto d'amore, un po' come strofinare con la spugna imbevuta di bagnoschiuma la schiena della persona amata. Sento la spugna che si frappone tra me e la vaschetta in plexiglas del frigo come un piacevole scorrere del Tempo che mi insegna ad essere grande. Com'era negli anni ottanta, quando le nostre madri per la maggior parte erano casalinghe e la casa era al centro, o quasi, del loro universo? Quando, salve le dovute eccezioni, alle quattro del pomeriggio, o giù di lì, ci preparavano la merenda? Non ce ne sono più di mamme così. E tanto meno merende. Tutto è precario, ormai. Ora della merenda compresa.

Scarto le posate nuove, regalo del mio secondo papà, e la plastica di cui sono fatte le confezioni mi ricorda quelle che contenevano l'agognata e a lungo attesa Barbie. Di nuovo mi tornano alla mente gli anni ottanta e mi chiedo come accidenti abbia fatto a sopravvivere a quelle bambole diaboliche.

Lavastoviglie, chi è costei? Alla schiuma che mi scoppia in mille bolle fra le dita, non riuscirò mai a preferire quella macchina infernale. Ci osserviamo in cagnesco, lei con i suoi scomparti insidiosi, io con la mia clumsy attitude. Prima o poi dovremo trovare un accordo.

Mi piace occuparmi della mia cucina. Lavo le stoviglie e fischietto. Da quanto tempo non lo facevo! Qui sono libera! Quasi non mi sembra vero. Difficile descrivervi la sensazione. Non si tratta della mera autonomia né del classico, ancorché arduo, taglio del cordone ombelicale. Di libertà vera, da un insolito e inconsapevole carceriere che per anni ha invaso ogni centimetro fisico e immateriale del mio essere. Per usare un'immagine forte, è come se finalmente mi stessi partorendo, traendomi fuori, bracciata dopo bracciata, dal liquido amniotico. Mi torna in mente mio nonno che, sentendomi fischiettare mentre lavavo i suoi piatti, mi chiamava fluitje, che in olandese sta per fischietto. Che tempi. Sembra passato un secolo, e in effetti saranno passati vent'anni.

Molte di quelle persone non ci sono più e, sembrerà strano, ma certi giorni le sento tutte qui, specialmente una. Ci sono canzoni che mi fanno subito pensare a lui, una di queste è Se Telefonando. Ieri sera la voce di Mina dall'altoparlante della sua vecchia radiolina a pile mi ha fatto istantaneamente ricordare l'audiocassetta che amava far suonare in macchina, durante i nostri viaggi, che spesso finivano in malora, ma di cui conservo nonostante tutto bei ricordi, che ora sono soltanto miei.

Perché mi tornano in mente tutte queste cose proprio adesso, alla soglia di una a lungo desiderata, e centimetro per centimetro conquistata, indipendenza? Da una parte mi identifico con mia madre, dall'altra la sola idea mi terrorizza, visto com'è andata a finire per lei, così forte per tanto, troppo tempo.

No, io non sono lei. Sono anche lei. Ma ho in me colori nuovi e ho intenzione di usarli tutti, e realizzare un capolavoro.


YUKI, AKA PRISMA

Post Scriptum: cercavo un'immagine che accompagnasse questo post usando la parola chiave "Miralanza". E' uscita fuori lei, la saponetta verde Palmolive. Esattamente la stessa che comprava sempre mio padre. Le ultime due non fece in tempo ad usarle, lo sto facendo io. Appena anche quest'ultima si consumerà, correrò a comprarne una nuova. Per ricordarlo ogni giorno. Anche così.

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Soundtrack: Se Telefonando - Mina

2.1.11

Goodbye Stranger




E' una domenica strana. Di quelle domeniche che non sai che pesci pigliare, ché forse hai dormito troppo e non del sonno dei giusti. Frammenti bizzarri di sogni sconnessi ti restano appiccicati alle ciglia cispose, e sono strani rimescolamenti dei tuoi lavori, presenti e passati. La fatica e il disagio che un tempo sopportasti in silenzio ti scorrono ancora nelle vene, evidentemente.
Un frullatore tecnologicamente invasivo ti ha restituito alla mente un passato che avevi tenuto a distanza di sicurezza. Volti, sguardi, sorrisi, prolungamenti del sé che, a differenza dei tuoi, hanno ora una consistenza in carne ed ossa. Persone che sono rimaste legate tra loro negli anni e hanno imparato a fare a meno di te, nel rivederle oggi ancora così affiatate ti portano a pensare che probabilmente eri tu ad essere sempre stata fuori posto, che è stato molto meglio così.

Non provi nessun rancore, certe distanze di pensiero col crescere diventano insormontabili, a prescindere dall'affetto e dai ricordi. Ritrovi invece molta più comunanza di pensiero in certe sensibilità che allora avevi soltanto potuto intuire con una capacità di cui avresti preso coscienza molti anni più tardi, quando la vita avrebbe ormai allontanato anche la più remota possibilità che tutto questo potesse trovare una conferma. Ed ecco che la tecnologia arriva laddove non può farlo l'essere umano! Tutto diventa un po' più chiaro, ma in fondo perché niente cambi. D'altronde sai bene che è l'essenza quel che conta, non tanto la sua quotidianità camuffata. E poterla cogliere anche solo in pochi sparuti frammenti è un prezioso tassello da aggiungere al proprio personalissimo patchwork di vita.

Il mio nucleo pulsante e cangiante è stato messo a dura prova nell'ultimo anno. A fatica tento di mantenere accesa la fiammella. Quello che sta iniziando sarà l'anno della Rinascita. Il futuro, o meglio, questo presente in continuo mutamento, è nelle mie mani. Saprò liberarmi dei fantasmi del passato e delle loro ramificazioni nel presente, dentro e all'infuori di me? Saprò superare le mie resistenze inconsce e sovvertire certi automatismi che portano una parte di me a sabotare l'altra, mettendomi nella condizione di finire per inquinare la mia stessa aria?

E' una grande sfida. Forse la Sfida che ognuno di noi, più o meno consapevolmente, è chiamato ad affrontare nella vita. Spero di esserne all'altezza.

Voglio evolvermi. Diventare finalmente quella che in fondo sono sempre stata, in nuce.

Tutto il resto, che non riesco a dire, lo lascio alle immagini del video...
A buon rendere, Anima mia.



YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Goodbye Stranger - Supertramp


Solo dopo aver scritto il post mi accorgo, da una veloce ricerca, che le scene che tanto mi avevano colpito nel video creato da un ignoto youtuber per accompagnare la canzone dei Supertramp che mi ronzava nella testa e mi aveva fatto venir voglia di scribacchiare un po' per esorcizzare uno strano magone, sono tratte dal film "Now and Then", "Amiche Per Sempre", che credo di non aver nemmeno mai visto. Quando si dice la Sincronicità...

7.10.10

Ciao, cowboy!



E' strano pensare che tu non ci sia più...
ieri, quando te ne sei andato, c'era il sole e nel cielo non c'erano nuvole, solo un vento leggero...
fino all'ultimo non hai voluto essere di peso...
fino all'ultimo hai scherzato, sorriso, ricambiato con sguardi e gesti il nostro amore...
e sempre più mi accorgo di quanto ti somiglio, nel mio voler sempre fare la dura, nei silenzi in cui a volte ri(n)chiudo il mio dolore...

La tua "fillolla", Stefania.

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Soundtrack: Tom Dooley - The Kingston Trio




(Intro) Throughout history
There've been many songs written about the eternal triangle
This next one tells the story of a Mr Grayson, a beautiful woman
And a condemned man named Tom Dooley...
When the sun rises tomorrow, Tom Dooley... must hang...
[Hang down your head, Tom Dooley
Hang down your head and cry
Hang down your head, Tom Dooley
Poor boy, you're bound to die]
I met her on the mountain
There I took her life
Met her on the mountain
Stabbed her with my knife
[Chorus]
This time tomorrow
Reckon where I'll be
Hadn't a-been for Grayson
I'd a-been in Tennessee
[Chorus]
This time tomorrow
Reckon where I'll be
Down in some lonesome valley
Hangin' from a white oak tree
[ending chorus]

10.9.10

Compromise





Dormono. Lievemente assopite.
Ristagnano. Blandamente cresciute.
Gorgogliano. Di orgoglio blindate.

Adoro il lieve sentire dell'occhio che vigila il sonno dei giusti,
ascolto il soave fluire di un ricordo sotteso, atteso, sospeso

Piango, e nel mentre ritrovo l'Amore, quell'intima unione che ci fece Luce

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Immagine: Age Of Enlightment - Gilad Benari

Soundtrack: Live With Me - Massive Attack (alla radio, mentre scrivevo...)


4.8.10

Brezze



Attendeva con fremente impazienza di aprire un nuovo capitolo e dare una svolta alla sua vita. Quale infernale e indicibile fatica, passare attraverso le forche caudine e superare il muro che aveva ormai interiorizzato. Aveva smesso di cercare una spinta, ed ecco che, proprio allora, avevano cominciato ad arrivarle da ogni lato. Erano come carezze, e si sentiva come le foglie sospinte in aria da certe lievi brezze...

"It is by faith that poetry,
as well as devotion,
soarse above this dull earth;
that imagination breaks
through its clouds,
breathes a purer air,
and lives in a softer light."

Henry Giles








YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Sacrifice - Lisa Gerrard

4.7.10

Pongo



Filari metallici, avviluppamenti elettrici, il peso del mio tornare a te. Colpisce al centro, nel mezzo del mio stomaco il dondolio incerto del mio presente, lontano da ciò che rappresenti, quando non ci sei. Eclissi intermittente, nella baia della mente. Ascolto il silente frusciare dei rami nella calura abbacinante che mi strappa all'oblio. Percepisco il fastidio del mio corpo cocente, arsura che si fa umore, timore che si fa sangue, e il freddo celato nell'azione che precede i ripensamenti.
Nella scacchiera che ti concerne tu ti sposti ed io ti (in)seguo, schizzo centrifuga e ritorno all'ovile, temo la fuga e la invoco senza posa. Ti guardo, testarda sposa, e assorbo il suo sorriso, povero caro, abbandonato su un altare che non c'è mai stato. Le segrete stanze luccicano di pulito, sanno d'albergo e tu sei la regina del tuo castello inca(r)tato. (Ri)mescoli le carte nel deserto dei tuoi ricordi, racconti la tua favola bella, insegui un filo rosso, sembra la libertà e invece è sangue. Ricorderai chi sono? Saprai scandire ogni lettera del mio nome? In questo flusso di coscienza ripercorro un incubo che ora ha un nome. Mi partorirò, non posso più aspettare. Una questione di biologia, inutile stare a spiegare. E vedo te, le tue speranze riposte tra una vocale e una consonante, tra una sillaba e un dittongo, il sottile dipanarsi di una poesia che si fa prosa, pongo. L'irresistibile disegno della tua anima in continua evoluzione, statica soltanto in apparenza. Chissà se ti ricorderai dei miei incoraggiamenti, chissà se seguirai i miei passi incerti, le mie fragili riappropriazioni in debito, il mio lento e tardivo sbocciare alla vita, il mio ritorno al nucleo femmineo a lungo represso da un confronto ingrato.

Ti ho voluto bene, e sempre te ne vorrò, anima mia.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Sountrack: Diamond Sea - Sonic Youth




Time takes its crazy toll
and how does your mirror grow
you better watch yourself when you jump into it
'cause the mirror's gonna steal your soul

I wonder how it came to be my friend
that someone just like you has come again
you'll never, never know how close you came
until you fall in love with the diamond rain

throw all his trash away
look out he's here to stay
your mirror's gonna crack when he breaks into it
and you'll never never be the same

look into his eyes and you can see
why all the little kids are dressed in dreams
I wonder how he's gonna make it back
when he sees that you just know it's make-belief

blood crystalized as sand
and now I hope you'll understand
you reflected into his looking glass soul
and now the mirror is your only friend

look into his eyes and you will see
that men are not alone on the diamond sea
sail into the heart of the lonely storm
and tell her that you'll love her eternally

time takes its crazy toll
mirror fallin' off the wall
you better look out for the looking glass girl
'cause she's gonna take you for a fall

look into his eyes and you shall see
why everything is quiet and nothing's free
I wonder how he's gonna make her smile
when love is running wild on the diamond sea

17.6.10

Florilegio





Vederti oggi, non me l'aspettavo.
Me lo sentivo.

Tre, come sempre, il numero.
Tre, come gli anni passati dall'ultima volta che ho Sognato, con i piedi ben piantati a terra.
Tre, numero potente, amuleto, sommo Amore.
Tre, tre e ancora tre.

Scendiamo negli abissi. Il colore predominante: Nero. Stavolta non fa paura. Un clic e diventa lanterna, la magia si dipana davanti a quattro paia di occhi. Assaporo l'Anima con una nuova consapevolezza.

Ho accettato.
Ho perdonato.
Forse anche me stessa.

Quasi.

Sono a un passo.
Un passo lungo una manciata o due di chilometri.

Forse.

Meglio non farsi illusioni.
Meglio giocare di sponda.
Fare tattica, più che strategia.

Questo offre la casa, e questo ci giochiamo al meglio. Sì, posso farcela. Sono pronta al peggio. Affronto la tempesta con la mia barchetta di carta, ma venderò cara la mia pellaccia. D'altronde, non sarebbe certo la prima volta.

Ti voglio bene, mamma. Ti voglio bene, papà.
Devo anche a voi ciò che sono oggi. Nel Bene e nel Male.
Che banalità, non è vero? Eppure noi sappiamo quanto, per noi, tutto questo non sia affatto scontato.




Ho i fiori ai piedi,
un Fiore al mio fianco
e un fiore nell'anima,
pronto a sbocciare.

Quale sortilegio, se fosse florilegio?
Il Nulla, sì, sarebbe un sacrilegio!

Brivido caldo,
lievemente snaturato
da tutte le chance
che non ti sei mai dato.

Siede un posto più in là
il mèntore senza tempo:
noi due sappiamo bene
che al Destino
non c'è scampo...

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: One Love - Playing For Change - Song Around The World

19.4.10

Sole




A tutte le mie Persone Speciali...

Giorno dopo giorno
impariamo ad amare
i nostri reciproci silenzi
interrotti solo
da quei timidi slanci,
segnali d'affetto
che rinsaldano
un'eterna presenza
che vive
di vibrazioni impalpabili

insieme, noi,
sconfiggere il terrore
di quel primitivo abbandono
e riconosco in te
il mio essere donna,
il mio essere uomo

un'anima che nel suo espandersi...
ritrova in sé
il sole interiore
che credeva perduto

e la gioia immensa
effimera
incontenibile

che afferro con ogni atomo
e trattengo nel ventre
fino alla prossima piena
alla prossima, inevitabile apnea
dalla quale
risorgerò,
ancora più forte

Se questa è la mia sorte...
non mi avrà tanto facilmente,
la morte!


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Overjoyed - Stevie Wonder


31.3.10

Dolce




Mi hai chiamata Dolce, so di averlo soltanto sognato. Ti sei stretto a me, una mano a proteggermi la guancia. Il vento dei giorni scorsi preannunciava il Cambiamento, ma non ha soffiato via l'inquietudine che sento. Sei dentro.
E non c'è luna, non c'è sole, non c'è universo che possa contenere tutto questo Immenso. Io non sono Senso. Ma corpo fragile, e denso. Dovrei concentrarmi, ma lievito e penso. In questa gabbia di latta, la mente si agita, distratta.

Non posso permettermi di percepire i vuoti delle assenze, di certe inevitabili mancanze. Che inizino le danze! Tenderò la mano verso la tua Ombra, perché possa far parte di me in ogni istante. Io, che ho bisogno del Mare, del suo odore intenso, così ammaliante.
Mi ricorda l'urgenza di abbandonare l'anima al flusso della vita, ed io vorrei sentirla fluire in me, con me, lasciare che attraversi le mie fibre, che mi scorra in ogni cellula e sinapsi, fino ad arrivare al Tutto. Io, che mi sento così Niente.

Dove sei? Dove sono?
Pulsazioni ancestrali continuano a chiamarmi.
Da dove? Da quando? E perché me?
Sarò all'altezza del cammino che mi invita?
Sarò degna del percorso celeste che posso solo immaginare?

Le mie dita obbediscono al dettato universale, la mente si distacca dalle cose quotidiane. In momenti come questi, la chiamata dell'Abisso è irresistibile. E allora mi chiudo, spaurito bòzzolo in attesa di nuove primavere.

So che resteranno in pochi. Coloro che sentono e comprendono questo stesso richiamo. Sapranno perdonarmi per le mie distanze, per il mio non apparire sul palcoscenico della vita.

Sono giorni d'attesa, condivisione e meraviglia.
L'Anima mi scivola dalle dita...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Sacrifice - Lisa Gerrard

28.2.10

Could I Find Me?





È arrivato il momento.

Doveva essere già primavera, e invece un vento freddo e dispettoso funesta questo giorno chiamato 'nuovo inizio'.
Non fa niente. Non sarà questo a fermarmi.
A fermarCi.

Ho paura, la sento ballonzolare nel mio stomaco. Ma sono qua. Non mi volterò indietro. Ho smesso di fuggire. La forza delle mareggiate mi travolgerà ancora, da questo non ho scampo. È la vita. La mia vita. Ma sto imparando a sopravvivere in apnea, per poter ritornare in superficie con un balzo ancora più possente, con la fierezza di uno scrollare di chioma bagnata, in tutto lo splendore che custodisco, come un tesoro, dentro di me. Quello splendore che non mi appartiene, ma che mi entra dentro nonostante me, inseguendo insondabili misteri che il cosmo continua a tratteggiare, in ogni individuo che respira, ama, odia, vive, si lascia vivere su questa terra.



Nonostante il silenzio, di cui a volte ho bisogno come ossigeno, la musica scorre nelle mie vene, facendomi ribollire il sangue di tormento, vigore e passione.
In questo giorno, che so già diventerà per la mia anima un nuovo spartiacque, voglio imparare ad Amare, ad AmarMi, meglio che posso.

So che posso farcela. Nonostante me, nonostante lei.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Astral Weeks - The Swell Season (Van Morrison Cover)

If I ventured in the slipstream
Between the viaducts of your dream
Where immobile steel rims crack
And the ditch in the back roads stop
Could you find me?
Would you kiss-a my eyes?
To lay me down
In silence easy
To be born again
To be born again
From the far side of the ocean
If I put the wheels in motion
And I stand with my arms behind me
And I'm pushin' on the door
Could you find me?
Would you kiss-a my eyes?
To lay me down
In silence easy
To be born again
To be born again
There you go
Standin' with the look of avarice
Talkin' to Huddie Ledbetter
Showin' pictures on the wall
Whisperin' in the hall
And pointin' a finger at me
There you go, there you go
Standin' in the sun darlin'
With your arms behind you
And your eyes before
There you go
Takin' good care of your boy
Seein' that he's got clean clothes
Puttin' on his little red shoes
I see you know he's got clean clothes
A-puttin' on his little red shoes
A-pointin' a finger at me
And here I am
Standing in your sad arrest
Trying to do my very best
Lookin' straight at you
Comin' through, darlin'
Yeah, yeah, yeah
If I ventured in the slipstream
Between the viaducts of your dreams
Where immobile steel rims crack
And the ditch in the back roads stop
Could you find me
Would you kiss-a my eyes
Lay me down
In silence easy
To be born again
To be born again
To be born again
In another world
In another world
In another time
Got a home on high
Ain't nothing but a stranger in this world
I'm nothing but a stranger in this world
I got a home on high
In another land
So far away
So far away
Way up in the heaven
Way up in the heaven
Way up in the heaven
Way up in the heaven
In another time
In another place
In another time
In another place
Way up in the heaven
Way up in the heaven
We are goin' up to heaven
We are goin' to heaven
In another time
In another place
In another time
In another place

26.2.10

Capitano, Mio Capitano




Uno sport in apparenza animalesco, che insegna a lottare compatti per sconfiggere l'avversario e arrivare alla meta, senza paura di buttarsi nella mischia e spaccarsi anche qualche osso.
Un uomo che, dopo quasi trent'anni di prigionia e lavori forzati, è capace di perdonare i suoi carcerieri perché ha capito che il perdono è l'arma più potente per allontanare la paura e portare il nemico dalla propria parte.
Una poesia, ciò che ha dato forza, coraggio e ispirazione a chi, privato della libertà, ha continuato a difendere la propria dignità studiando il "nemico", perché consapevole che conoscere è il primo passo verso l'emancipazione del singolo e di un intero popolo.

Ed io, che di lacrime ne ho versate e continuo a versarne tante, vorrei davvero fare tesoro di queste parole. Perché, nonostante il calvario che la vita ha scelto per me, voglio riuscire ad essere il capitano della mia anima...


INVICTUS di William Ernest Henley

Dal profondo della notte che mi avvolge,

buia come il pozzo che va da un polo all'altro,

ringrazio tutti gli dei per la mia anima indomabile.

Nella morsa delle circostanze,

non ho indietreggiato, né ho pianto.

Sotto i colpi d'ascia della sorte,

il mio capo sanguina, ma non si china.

Più in là, questo luogo di rabbia e lacrime

incombe, ma l'orrore dell'ombra,

e la minaccia degli anni

non mi trova, e non mi troverà, spaventato.

Non importa quanto sia stretta la porta,

quanto piena di castighi la pergamena,

Io sono il padrone del mio destino:

Io sono il capitano della mia anima.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Shosholoza - Overtone with Yollandi Nortjie (Invictus Score)



23.2.10

Globe





Cadono, uno ad uno. Ciuffi scamuffi. Benvenuti nel paese dei puffi.
Un telo nero attorno a me a suggellare questo atto poetico, per altri così banale.
Approfitto di un giorno che sa di primavera.
Varco la soglia del tempio che tante donne vede entrare ogni mese, come niente fosse.
Tentenno, aspetto a lungo. Finché non ho più scuse per rimandare.

Oggi è il giorno della mia rinascita.
Oggi è il giorno del mio personale addio all'inverno.

Se potessi appiccherei il fuoco a questi miei sparuti resti, che non parlano di me.
Un crepitante falò di belle speranze, accese nell'acre profumo di fenice che da oggi indosserò sulla mia pelle, ancora per poco appesantita dai vestiti. Sempre gli stessi.
Completato il rito, indosso lo stesso cappello, il mio preferito. Con questi capelli ora ho un aspetto più sbarazzino. Mi guardo sorridendo nelle solite, ostinate vetrine. Un po' meno clumsy, un po' meno imbarazzata da una pigra trascuratezza che tanto racconta di me...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Sensual Seduction - Snoop Dogg

20.2.10

Senza Origine, Persa In Una Vertigine...




In cerca di un'ispirazione che potesse raccontarmi chi ero, ho finito per perdermi nei ritmi di un'artista scomparsa, nei suoni di una melodia già sentita, nel canto di una voce che vorrei fosse la mia.

Nel cercare un'immagine di me, la migliore che mi abbiano mai scattato, sono inciampata in vecchie foto di famiglia, in vecchie foto di me. Inutile dirlo, la foto "migliore" non l'ho più trovata. E non è un caso. In fondo era solo una finzione, frutto dell'idea di un'amica che, per un pomeriggio, aveva voluto truccarmi, vestirmi e pettinarmi per poi scattarmi delle foto che avrebbero dovuto lasciar risaltare qualcosa che, a ben guardarlo, mi piaceva da morire e al contempo mi faceva sentire estranea a me stessa.

Ho ritrovato foto belle e meno belle, e anche le peggiori, quelle di cui mi vergogno, quelle che non mi rendono giustizia. Qual è la me che voglio? Quella che si dibatte tra il migliore o il peggiore, nell'istantanea imprendibile di un attimo che non c'è? Quella che non esiste e forse non è mai esistita? Quella muta, immobile e silenziosa di certe strane solitudini dell'anima, o quella sorridente, gioiosa e piena di vita che scaturisce da certe miracolose collisioni?

La foto di famiglia, l'unica davvero al completo, va ormai dissolvendosi nell'acido dei problemi irrisolti cui non posso più porre rimedio. L'immagine di mia madre mi colpisce forte dentro. Io che mi arrampico sul suo corpo, lei che mi avvolge in un abbraccio protettivo, lo sguardo dolce rivolto all'obiettivo.

Dove sei finita? Perchè mi fa ancora così male? Perché non riesco ad accettare il cambiamento?

Ah, si potesse vivere danzando solamente, sciogliendo ogni laccio col passato senza per questo perderne il concime...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Senza Origine - Valentina Giovagnini

Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che terra non è
Prendimi così stringimi a te
Gira intorno a me canta con me
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Senza origine
da strade e vie tornano in me
le false lacrime dei re
solitudine
che inganno sei che inganno sei
nei giorni miei
Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che terra non è
Prendimi così stringimi a te
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che alba non è
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Senza origine
tra uomini e no
scivolerò ancora in un deserto al neon
per non essere
straniera mai nemica mai negli occhi tuoi
Piramidi che girano in un gioco di luce
non fermarti mai
in questo rito che tempo non ha

19.2.10

Masquerade





Come un fremito non quantificabile, un ricordo sospeso nel turbinare del vento.
Come capelli che non riconosci più come tuoi, e che vorresti volassero via insieme alle foglie morte e ai vecchi quotidiani sporchi di fango.
Come rinascere in una nuova pelle, che possa contenerti tutta intera e includere anche un pezzetto di mondo, quello che senti più tuo.
Come cambiare nome, aspetto e movenze del corpo semplicemente pensandoti diversa.
Come salire su un palco e recitare l'unico ruolo che sia mai stato scritto per te.
Come essere te stessa, indossando i panni di un altro.
Come vestirti, truccarti, pettinarti fino a togliere il fiato, prima di tutto al tuo riflesso nello specchio.
Come penetrare la superficie di vetro e non provare alcun dolore.
Come ricavare il massimo del piacere dalle schegge conficcate nella carne e riscoprire, con loro e attraverso di loro, la tua presenza nello spazio.



Come non riconoscersi più nel ruolo che ci siamo dati, credendo che fosse l'unica via percorribile.
Come illudersi che cambiare nome, possa cambiare anche il nostro destino.
Come saltare gli ostacoli e ritrovarseli attaccati ai piedi.
Come allungare la mano a toccare un altro da sé.
Come riconoscersi per un attimo nei suoi occhi e poi scappare via spaventati, voltandosi indietro.
Come sentirsi aridi e vuoti, e desiderare con tutte le forze di tornare alla vita nel respiro del mondo, in un infinito bocca a bocca tra anime che agguantano la vita e poi la lasciano andare.

Come conoscere un po' del tuo mondo, del tuo e anche del tuo... e desiderarne ancora, in un viaggio senza fine.

Un giorno salirò su quel palco invisibile e mi stupirò di me stessa, scoprendo quello che da sempre è stato il mio posto. Sapendo che, in fondo, ciò che conta non è il pubblico, ma la coreografia...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: The Kill - 30 Seconds To Mars

What if I wanted to break
Laugh it all off in your face

What would you do?

What if I fell to the floor

Couldn't take all this anymore

What would you do, do, do?


Come break me down

Bury me, bury me
I am finished with you

What if I wanted to fight

Beg for the rest of my life

What would you do?

You say you wanted more

What are you waiting for?

I'm not running from you (from you)


Come break me down

Bury me, bury me

I am finished with you

Look in my eyes

You're killing me, killing me

All I wanted was you


I tried to be someone else

But nothing seemed to change

I know now, this is who I really am inside.

Finally found myself

Fighting for a chance.

I know now, this is who I really am.


Come break me down

Bury me, bury me

I am finished with you, you, you.

Look in my eyes

You're killing me, killing me

All I wanted was you


Come break me down
(bury me, bury me)

Break me down
(bury me, bury me)

Break me down
(bury me, bury me)

(You say you wanted more)
What if I wanted to break...?

(What are you waiting for?)

Bury me, bury me

(I'm not running from you)

What if I
What if I
What if I
What if I
Bury me, bury me

14.2.10

Born Brilliant?




"Per un giovane l'incontro con altre persone è di fondamentale importanza: queste possono cambiare il corso della sua vita. Alcune sono paragonabili agli aeroliti, frammenti opachi che in qualunque momento possono cozzare contro la Terra provocando enormi danni, e altre sono come le stelle comete, astri luminosi che apportano elementi vitali. Ho avuto la fortuna di incontrare in quel periodo creature che mi arricchirono la vita, stelle comete benefiche. Ho visto altri giovani che avrebbero meritato come me un destino creativo, cadere nelle mani di rapaci che li hanno portati al fallimento e alla morte, aeroliti. Be', forse non era stata soltanto la fortuna: con la mia diffidenza di bambino ferito avevo sviluppato il talento di schivare i colpi. Nel pugilato non vince soltanto chi picchia più forte, ma anche chi è più bravo a evitare le botte. Ho sempre rifuggito i contatti negativi per cercare amici che potessero essere i miei maestri."
Alejandro Jodorowsky, "La Danza Della Realtà".

Sono appena all'inizio di questo libro, ma più lo leggo e più vi ritrovo pensieri e parti di me stessa che ho accumulato negli ultimi anni. È soprendente quanto la sincronicità e l'istinto, se siamo ricettivi e aperti, ci aiutino a trovare ciò di cui abbiamo bisogno nell'esatto momento in cui siamo pronti ad accoglierlo e a comprenderlo. E allora capita che libri accumulati sullo scaffale da tempo, ti vengano tra le mani nel momento giusto per parlarti come può farlo un amico che ti conosce molto meglio di quanto possa conoscerti tu stesso. Dall'intimo legame tra sofferenza e poesia alla coincidenza tra i nomi dei luoghi in cui si vive o si è abitato in passato e la fase della vita che si vive o si è vissuta durante la propria permanenza lì, intuizioni che avevo avuto per pura casualità mesi fa, inizio a riconoscerle ora in questo libro, sorprendendomi sempre di più ad ogni pagina.

Schiava e prigioniera dell'ansia della perfezione, che mi ha sempre accompagnato quale prezzo da pagare in cambio di affetto, inizio a respirare sempre di più secondo i miei tempi, a recidere i rami morti o marcescenti del mio albero genealogico, a vivere con più calma, secondo i dettàmi del mio corpo e del mio equilibrio psichico, a saper leggere e interpretare i segnali della somatizzazione e del destino.
Non sono niente, eppure sono potenzialmente tutto. Inseguo e perseguo relazioni umane disinteressate, pur consapevole che sono rare e preziose, pur conscia del fatto che tutti, prima o poi, cerchiamo in un altro da sé qualcosa che ci manca. Ma non mi arrendo all'evidenza dell'altrui esperienza. Se quello che conta è il viaggio, preferisco continuarlo come posso, tenendo conto di limiti e possibilità, miei e altrui, sforzandomi di fare il possibile per dare e trarre il meglio dalle collisioni, dalle parole rubate, dagli sguardi fuggevoli che parlano di noi, nonostante noi.

Se questo è un uomo, inteso come essere umano, io voglio conoscerlo in ogni sua sfaccettatura. Non ho ancora finito di imparare l'alfabeto profetico e occulto di cui ha scritto Pessoa, nelle vesti di Bernardo Soares. Probabilmente non mi basterà una vita intera. E continuerò a fremere, di inquietudine e impazienza. Adrenalina che tiene la mente sveglia, attiva e pro-attiva. Aria frizzantina, che spinge a muoversi per non congelarsi. Spero solo di non lasciare troppa sofferenza in giro, nel tentativo di evolvermi in ciò che sono stata e ciò che posso ancora diventare.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Born Brilliant - IQ

I'm cold and unapproachable
Deceptive and a fraud
Don't need to keep attention
I hate to be ignored
The soul of no discretion
Belligerent, won't think outside the box
I'm critical and careless
My open mind is shut and firmly locked

I'm selfish and insensitive
I'm rotten to the core
Pretentious and derivative
You've seen it all before
My good contributions
Are counted on the fingers of one hand
No New Year's Resolution
Nothing ever goes the way I planned

My catalogue of failures
Is etched upon my lips
The baggage that I carry
Would sink a thousand ships
My motives are uncertain
Intentions not altogether pure
So now don't you want me beside you
Just like it was before?

I'm stupid, inarticulate
My ego grows and grows
Libido turns to celibate
I don't know where it goes
No lifelong performance
Prepares me for the final curtain call
I swear no allegiance
No loyalty to anything at all

You, like me, were raised to be
A million times admired
Unlike mine, your family line
Were all born brilliant liars

11.2.10

Reality Is A Dancer?





"...ogni desiderio si riassumeva in una sola parola: "cambiare". La qualità fondamentale perché potessi amarmi era diventare quello che non ero. Attendevo, come il rospo attende la principessa, che un'anima superiore e compassionevole vincesse la ripugnanza e si avvicinasse a darmi il bacio della conoscenza. Malauguratamente potevo contare soltanto su due amici irreali [...]. Per ciò che volevo ottenere avevo bisogno di qualcosa di più di un paio di fantasmi. Decisi di aiutarmi da solo."

Alejandro Jodorowsky, "La Danza Della Realtà".

Più patetico del fingere di essere ciò che non si è, è conquistare la fiducia di qualcuno con le parole per poi tradirla nei comportamenti. Ma c'è qualcosa di ancora più patetico: cedere alle facili lusinghe. Questo, davvero, non riesco proprio a perdonarmelo. Come l'ostinazione a prendersi troppo sul serio, la summa maxima del patetismo.

Un fiore di loto
spostato da un lato.
Sotto lo scrosciare che ribolle,
nudi come vermi
tra l'orrore che schiamazza,
affrontiamo ataviche paure,
la forza in panciolle.

Lavami l'anima,
con calore che annienta.
Con il tuo vapore acqueo
mi cucirò una stola
che sia di protezione
per chi non si consola.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Forget Her - Jeff Buckley

While this town is busy sleeping
All the noise has died away
I walk the streets to stop my weeping
Coz she'll never change her ways

Don't fool yourself
She was heartache from the moment that you met her
My heart feels so still
As I try to find the will to forget her, somehow
Oh I think I've forgotten her now

Her love is a rose pale and dying
Dropping her petals in lands unknown
All full of wine the world before her
Was sober with no place to go

Don't fool yourself
She was heartache from the moment that you met her
My heart is frozen still
As I try to find the will to forget her somehow
She's somewhere out there now

Oh my tears are falling down as I try to forget
Her love was a joke from the day that we met
All of the words all of her men
All of my pain when I think back to when
Remember her hair as it shone in the sun
The smell of the bed when I knew what she'd done
Tell yourself over and over you won't ever need her again

But don't fool yourself
She was heartache from the moment that you met her
Oh my heart is frozen still
As I try to find the will to forget her somehow
She's out somewhere now

Oh she was heartache from the day that i first met her
My heart is frozen still
as I try to find the will to forget you somehow
Cause I know you're somewhere out there right now

I'm doing better