Polvere, sabbia, pesciolini d'argento. Pezzi di vita che riemergono ancora, dimenticati. Sto prendendo forma. Ancora.
Sento che ci siamo quasi, che il tempo dei buchi neri e del caos sta per avviarsi alla degna conclusione. Ci voleva un pezzo di cornicione crollato nella mia ex stanza - fortunatamente quando non c'era nessuno sotto! - per accelerare i tempi e spingermi a svuotare - finalmente - pile di scaffali. Rimettere mano al disordine di più di un lustro e spolverare, riguardare, selezionare, raggruppare, inscatolare.
Audiocassette, quaderni di appunti scolastici e universitari, tesi e tesine, dispense e libri fotocopiati, alcuni rilegati altri no, dépliant di località italiane e straniere, ricordi di viaggi ancora da riorganizzare, cartoline, lettere e diari, e ancora libri in svariate lingue, per bambini e per adulti, e pezzi di sceneggiature, mie e non mie, soggetti, scalette, tracce di stages e controstages, sogni e promesse, e progetti per dare una svolta, a me che non potevo più aspettare...
Quasi non ci credo! E sempre più mi convinco che se fossi andata in un altro paese, magari a Londra, a quest'ora potrei essere una story editor. Sì, finalmente l'ho detto! Perché dovrei vergognarmi di qualcosa in cui ho creduto, per cui ho sputato sangue, ho lottato, ho stretto denti e pugni, ricevuto complimenti, persino! Sudati, meritati e, purtroppo, mai davvero (ri)pagati?
Non ho rimpianti, se è questo che vi chiedete. Solo la consapevolezza che il talento - e c'era, perché così mi è stato detto più e più volte da gente che conosce il mestiere - non ce lo si dovrebbe lasciar scappare tanto facilmente. Menti più accorte e capaci di guardare al futuro vi avrebbero investito, anziché lasciarlo andare, accontentandosi del primo schiavo disposto - tra migliaia - a farsi sfruttare. Ma tant'è. Ché tanto il destino, se pure avessi insistito a sfidarlo andando ancora avanti con le dispense vuote, non m'avrebbe comunque portato a scrivere ciò che davvero mi sta a cuore. E allora, a che pro? Meglio così, l'aver accumulato esperienza mi servirà, un giorno, per tirarmi fuori dalle viscere ciò che deve essere raccontato.
Sono passati cinque anni. A pensarci è un'eternità, e mi spaventa. A volte penso che non ne sarei più capace, che tutto è perduto, che il treno ormai è passato e non se ne fa più niente. Ma poi mi immagino un giorno finalmente sbloccata a riversare parole senza più fermarmi. Non è assurdo? Amare scrivere e non riuscire più a farlo?
Tutto sta a rimuovere il blocco iniziale. Ora, forse, potrei sapere come fregarlo. Ora che sto riassemblando pian piano i pezzi e ricostruendo un passato confuso, frammentario.
Quando avrò finito inizierà il bello. Proporlo e difenderlo, con orgoglio e con coraggio. L'intraprendenza non mi manca. E se qualcuno dovesse chiedermi che cosa ho fatto per tutto questo tempo, risponderò, fiera e con il sorriso furbo di chi già si aspettava questa domanda: ho vissuto, se non vi fa schifo!
YUKI, AKA PRISMA
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Soundtrack: Baba O'Riley - The Who
Out here in the fields
I fight for my meals I get my back into my living. I don't need to fight
To prove I'm right I don't need to be forgiven.
yeah,yeah,yeah,yeah,yeah
Don't cry
Don't raise your eye
It's only teenage wasteland
Sally, take my hand
We'll travel south cross land Put out the fire
And don't look past my shoulder.
The exodus is here
The happy ones are near Let's get together
Before we get much older.
Teenage wasteland
It's only teenage wasteland. Teenage wasteland
Oh, yeah
Its only teenage wasteland They're all wasted!
Prendere una canzone a caso e scrivere. Per il gusto di vedere cosa il mio inconscio ha da dire. Un tempo lo facevo spesso, era il mio modo per sopravvivere. Quotidiani esorcismi, vuoti a perdere, chiacchiere in libertà. A qualcuno piacevano anche. Un tempo ricambiavo, giravo, commentavo, era un reciproco scambio foriero di nuove parole, da accatastare sulle proprie. Si prendeva un filo e vi si intrecciava insieme un altro, di un colore diverso, e così via, ad libitum. C'era un tempo in cui sognavo di fare della scrittura un mestiere. C'ero persino riuscita, per un breve periodo. Poi? Batoste, disillusioni, calcinculo e la Vita che (ri)prende il sopravvento. Non ho avuto più tempo, il countdown per me era stato innescato molto prima che iniziassi a correre. Dovevo ripensarmi. Passare alla tattica, una volta che la strategia si era rivelata impossibile con le munizioni e le riserve di energia a mia disposizione.
Cosa sono oggi? Senza rendermene conto ho come iniziato una specie di emersione. Lo stivale che continuava a tenermi la testa sott'acqua sembra essersi allontanato. Tutto questo ossigeno mi sconcerta, m'inebria, come uno scalatore inesperto in alta quota. Dio, se scivolassi e mi fracassassi il cranio! Però voglio salire ancora, a costo della vita. Pietre rotolano a valle, le sento sfuggire, sotto le suole delle mie scarpe. Le guardo precipitare, finché non si eclissano insieme a certi ricordi. Alzo lo sguardo. Il Sole è così vivo e pulsante, il mio scalare esplode in milioni di gocce che raccontano liquide il mio percorso di guerra. Ho sete. Così tanta che potrei suggere direttamente con le labbra dalla punta del ghiacciaio.
Milioni di nomi e nessuna identità. Milioni di identità e nessun nome. Un unico nucleo multiforme, cangiante, fluttuante. Sono io. A colpi di martello rimuovo i costrutti artificiosi, pezzi di corazza accumulati in anni di trinceramento, mi sorprendo colpevole per occultamento di un cadavere psicologico che permane, ma che non ho più intenzione di continuare a celare. Non è colpa mia, Santo Dio, me ne voglio liberare! Sono ancora viva, voglio respirare!
Ritrovo me, e il tempo che non aspetta Tempo. Mi raccolgo e, nottetempo, tento di riconciliarmi con centinaia di proliferazioni del mio essere.
Mi riconosci, adesso? Ti prego, dì qualcosa, cazzo! Se non hai nulla da dire, prova con la Musica, almeno. Dimmi soltanto che non ti ho deluso...
T'indovino a stento. Riesco ancora a sentire il passo lento del tuo sguardo spento.
Un giorno, chissà, ritroverò anche il gusto di percorrerti da cima a fondo, insinuandomi dolente tra il tuo nero ed il tuo bianco. Anche se credo di aver dimenticato tutto. O di non averlo, in fondo, mai saputo.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Soul Auctioneer (I'd be with him if I was damned too) - Death In Vegas
Troverò il Tempo anche per te, Sogno Mio. Lo troverò perché fosti tu a trovare Me. E non importa il sangue che cola dalle dita, non conta quest'intima ferita. Conta lo scoglio a cui m'aggrappo, fiera! Solitaria roccia della mia intima Resistenza, la dignità, il coraggio e l'incoscienza di chi, al vivere comodamente, ha preferito il mestiere di reinventarsi ogni giorno, costantemente...
23-6-10
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Il Mestiere Di Vivere - Awa Ly e Massimo Giangrande
Tre, come sempre, il numero. Tre, come gli anni passati dall'ultima volta che ho Sognato, con i piedi ben piantati a terra. Tre, numero potente, amuleto, sommo Amore. Tre, tre e ancora tre.
Scendiamo negli abissi. Il colore predominante: Nero. Stavolta non fa paura. Un clic e diventa lanterna, la magia si dipana davanti a quattro paia di occhi. Assaporo l'Anima con una nuova consapevolezza.
Ho accettato. Ho perdonato. Forse anche me stessa.
Quasi.
Sono a un passo. Un passo lungo una manciata o due di chilometri.
Forse.
Meglio non farsi illusioni. Meglio giocare di sponda. Fare tattica, più che strategia.
Questo offre la casa, e questo ci giochiamo al meglio. Sì, posso farcela. Sono pronta al peggio. Affronto la tempesta con la mia barchetta di carta, ma venderò cara la mia pellaccia. D'altronde, non sarebbe certo la prima volta.
Ti voglio bene, mamma. Ti voglio bene, papà. Devo anche a voi ciò che sono oggi. Nel Bene e nel Male. Che banalità, non è vero? Eppure noi sappiamo quanto, per noi, tutto questo non sia affatto scontato.
Ho i fiori ai piedi, un Fiore al mio fianco e un fiore nell'anima, pronto a sbocciare.
Quale sortilegio, se fosse florilegio? Il Nulla, sì, sarebbe un sacrilegio!
Brivido caldo, lievemente snaturato da tutte le chance che non ti sei mai dato.
Siede un posto più in là il mèntore senza tempo: noi due sappiamo bene che al Destino non c'è scampo...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here.
Soundtrack: One Love - Playing For Change - Song Around The World
La vita è là, che scorre, lontano da me. La guardo passare. Va', raggiungila! Cosa aspetti? Resto immobile, in una fissità astratta. Mi attrae e mi blocca un'insopprimibile grazia. Pallida, incapace di muovere un passo, con l'anima in tumulto. Una corsa sul posto. Una lunga attesa, un ozio consapevole, che incamera sapere, che intreccia invisibili collegamenti, legami di anime e pensiero. Il tempo è qui, ora. È il presente. Ma sono proiettata al futuro. Potrei morire adesso, aspettando.
Respiro. Non è di ossigeno che ho bisogno. Che vita strana, faccio. Un'incubatrice, di sogni e passioni. Di là da venire. Riscoprire giorno per giorno debolezze e virtù, e sono ancora lacrime per quello che fu. Niente, niente, niente, di tutto questo sarà inutile. Lo so, lo voglio, lo sento. Se solo potesse parlare soltanto l'istinto! Se solo tacesse, per un attimo, la ragione! Se penso, mi inchioda il terrore. Se taccio, se vivo, è armonia. Universo che mi scivola via.
Come si fa a credere in me? Com'è possibile? Sono stata, sono, sarò all'altezza? Vento, sferzami ancora le guance, falle vibrare. Lascia che un ricciolo mi ricada sugli occhi. Lascia che il pensiero scorra libero da impedimenti. Dammi l'ispirazione, fammi creare! Ho tanto, tanto, e tanto ancora da dare... Lascia che il dolore si trasformi in concime. Io devo, voglio, posso comunicare! Solo questo desidero. Da sempre. Ogni passo, ogni tentennamento, ogni rivolgimento interiore, ogni allontanamento dal mondo, ogni rincorsa, ogni carezza, ogni lacrima. Tutto deve portare a questo. Lo so, lo sento, lo voglio.
Non chiedo altro. A me, a me soltanto lo chiedo.
Io, dammi la forza! Dammi ancora un po' di coraggio...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Oceano Di Silenzio - Franco Battiato
Un Oceano di Silenzio scorre lento senza centro né principio cosa avrei visto del mondo senza questa luce che illumina i miei pensieri neri. (Der Schmerz, der Stillstand des Lebens Lassen die Zeit zu lang erscheinen) Quanta pace trova l'anima dentro scorre lento il tempo di altre leggi di un'altra dimensione e scendo dentro un Oceano di Silenzio sempre in calma. (Und mir scheint fast Dass eine dunkle Erinnerung mir sagt Ich hatte in fernen Zeiten Dort oben oder in Wasser gelebt)
ho sputato sulla famiglia e sul mio nome solcato mari ignari, lanciato scaglie di me lamentato solitudine, percepito scoramento
mi accoccolo in me in una fissità astratta povera anima, distratta
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: My Land Is Burning - Andy Partridge
Dignità. Passione. Coraggio. Non conoscevo questa scrittrice. Leggere la sua lettera, oggi, mi ha commosso. E mi ha ricordato chi sono. Chi voglio essere. Grazie.
"E io scrivo: quando la dignita' e' scambiata per masturbazione mentale"
di Giovanna Mulas
In questi giorni c'e' stato chi mi ha scritto che avrei fatto prima e bene a farmi soldi sul marciapiedi, per guadagnare in proporzione alla mia valenza fisica. E' interessante vedere come, socialmente parlando, dal 2003 - quando cioe', quasi come provocazione, e' stato richiesto a mio favore il sussidio della Legge Bacchelli- ad oggi, l' Italia della cultura o pseudo tale si sia letteralmente spaccata in due. Ne parlavo proprio questa mattina con mio marito ( a proposito...anche lui, poeta e giornalista noto in America latina, che ha deciso di vivere e morire della propria arte) , di quest' Italietta indecisa, a volte meschina: da una parte i Poetucoli del Nulla, gli apparenti superficiali nichilisti che scagliano pietre come mangiano spaghetti senza assolutamente conoscere le altrui realta', dure o meno dure che siano, quelli che si definiscono scrittori ma vivrebbero benissimo anche senza una penna in casa. Dall' altra parte troviamo gli umili, i piu' grandi, che non giudicano ma rispettano. Ed il rispetto, amici miei, mai deve mancare nell' Arte; che tutti ci accomuna in liberta'.
Un punto che mi preme precisare: non amo girarmi i pollici cercando l' illuminazione letteraria che non sempre, e' lapalissiano, arriva. Do costantemente lezioni di scrittura nella mia realta' locale e quelle vicine agli autori che giudico promettenti talenti, seppure timorosi di esporsi. Non amo chiedere una quota fissa. Ognuno e' libero di pagarmi come crede, anche con una bottiglia di olio o di vino rosso, quello buono, che solo qui in Ogliastra abbiamo. Pure il Cabernet, pero', l'accetto bene. Vari autori hanno frequentato i miei laboratori letterari ( un' antologia ne raccoglie i primi scritti, per i tipi dell' Editrice Universitaria UNIService) in modo assolutamente gratuito. Ho inventato con mio marito Dei Versi, la letteratura avvicinata alle genti piu' semplici; l' accademia che scende in piazza. Con Gabriel, una ballerina professionista e un cantautore chitarrista andiamo in giro per le piazze nazionali ed estere( chiariamo: a spese del comune che ci invita. Il Festival di Poesia dell' Havana eventualmente ci paga il biglietto, per garantirsi la presenza. Nulla da nascondere, signori.). Dirigo Isola Nera (in lingua italiana) ed Isola Niedda (in limba sarda), rivista di letteratura dove vengono pubblicati on line e a titolo gratuito, lo sottolineo, autori meritevoli di attenzione. La loro opera, non la mia, e' divulgata in tutto il mondo. Ed io, su questo, non guadagno niente se non il piacere di evidenziare eventuali nuovi talenti letterari nazionali. Attualmente stiamo lavorando con mio marito affinche' i format Isola Nera vengano patrocinati dalla Regione Sardegna e quindi pubblicati in cartaceo. Sarebbe una bella vittoria, per noi e soprattutto per quei giovani scrittori che avrebbero un' opportunita' in piu' per farsi notare da quel mondo cosi' complesso, lontano dalla realta' e fatto di bustarelle e ruoli mal ricoperti quale e' quello dell' editoria nazionale.
Tutto questo perche' si fa? Per incoscienza certo, ma soprattutto per passione verso quella che e' la propria vita, la scrittura. Quello che io scrivo, lo vivo. Coerenza tra parole e azione. Questo insegno prima ai miei figli, poi ai miei allievi. Infine voglio avere la presunzione di poterlo regalare ai miei lettori. E se di coraggio o incoscienza si tratta, beh, se qualche orecchio o occhio benpensante ho ferito, scusatemi. Lasciamolo dire a chi verra' dopo di noi, o al tempo: semplicemente il tempo parlera'. Non ho scelto di fare la scrittrice e fare la vita magra per sofferenza intellettuale, masturbazione mentale. Io nasco scrittrice. E' la mia vita. Non esistebbe Giovanna Mulas donna, senza la sua scrittura. Questo non significa che non mi abbia sporcato le mani lavorando davvero, come ha scritto il sapiente di turno. Ho lavorato lavando piatti nei ristoranti, cantando in locali per pubblico perso nella birra, recitando, disegnando magliette, facendo le assicurazioni e vendendo giornali e...e... . Pure ho avuto l'opportunita' di stabilirmi in pianta stabile a Roma, dove lavoravo come stilista emergente. Pensate che guadagni. Uff...non da poco eh, visto l'attuale panorama economico che mi riguarda. Ma trovavo la superficialita' di quel mondo schiacciante. Ho preferito tornare in Sardegna, nel mio mare, le mie genti. Soffrire questa scelta ma farla in maniera consapevole, coerente, soprattutto dignitosa.
Vivere della mia scrittura, dunque, e' stata una scelta. E perche' chi sceglie di vivere della propria arte, scrivere o cantare che sia facendone un vero e proprio lavoro; perche' non deve vederselo riconosciuto? Uno scrittore, per l' Italia, non esiste. Non produce dunque non lavora. Percio' io, come molti di voi, non siamo. O almeno questo, probabilmente, si vorrebbe da noi. Il pecora pensiero, il nichilismo allo stato puro in una nazione che paradossalmente ha fondato le proprie radici sull'arte, su scrittori, pittori, attori e cantanti che l' hanno fatta e ancora la fanno grande. Si potrebbe allungare l' elenco scivolando nella scienza dove menti illustri volano oltre l' oceano, per sfuggire ad un' Italia matrigna, e puttana. Ma questa e' un'altra storia.
Credo che arrivino momenti nella vita nei quali sia necessario fare una scelta, e prepararsi a vivere e morire di questa scelta. Con coerenza e dignita'. A trent'anni l' ho fatta: in un contesto ristretto come quello nuorese ho chiesto il divorzio dal padre dei miei figli, per violenza. Ho pagato la scelta con tre tentativi di omicidio, l'ultimo dei quali, per strangolamento ed accoltellamento, mi ha lasciata tra la vita e la morte.Ho pagato con l'indifferenza delle gente, le cattiverie da bar e quelle (sic!) delle donne che, donne, per prime avrebbero dovuto capire, non giudicare. Faccio notare al lettore che nel nuorese e provincia e' altissima la percentuale, in proporzione al resto d' Italia, di violenze alle donne tra le pareti domestiche. Altissima pure la percentuale di alcolismo tra donne. Eppure si tace. E si nasconde. E chi denuncia, come ho fatto io, viene giudicata una cattiva, una spostata. Ancora oggi, siore e siori. Senza una lira in tasca, a trent'anni anni e con il mio ex marito in giro per la citta' nonostante il tentato omicidio; presi i miei figli ( perche' ne ho fatti quattro, addirittura mi sono sentita chiedere. Perche' credevo fermamente come credo nella famiglia. Perche' la malattia mentale di mia madre mi ha lasciato nell' anima un solo desiderio, con radici nell' infanzia: quello della stabilita' emotiva, della sicurezza. E solo una famiglia che ami e ti ama, e' in grado di darti tale sicurezza. Figli voluti dunque. E non sta a nessuno giudicare se per incoscienza o troppo amore. La sicurezza, certezza, che ora ho con Gabriel al mio fianco.) e lasciai la casa che li aveva visti nascere, ma che non mi apparteneva.
Quanto sarebbe tutto stato piu' semplice, quanto dolore mi sarei risparmiata, mi sono detta spesso, se avessi scelto l'altra strada, quella del silenzio. Ma poi vedo e scrivo di donne con gli occhi spenti, il dolore e la frustrazione dipinti in faccia e mi dico no, devo scrivere anche per loro. Perche' scrivere e' un dono, sapete? E come tale va condiviso. Coltivato, carezzato con dolcezza e passione, costanza. Dignita' e purezza. Cosi' ho sempre difeso la mia arte. E cosi' faro' sempre.
Ti penso. Ma il pensiero resta chiuso. Scrigni di cartone.
Sedersi sul passato che trabocca. Scoppia. Stroppia.
Volute di tentativi. Tentano di volerti. Volano per caderti. Stridono per tenerti.
Liquidi pensieri rotolano a valle. Scaglie di sale aggrumano alla sorgente dei pensieri tristi. Ricordo te e parole e sogni e scritti e calci nelle palle.
Boeri. Da mordere, suggere, ingollare. Una ciliegia e un goccio d'alcool per dimenticare, ieri.
Bussi ancora. Apri, senza aspettare.
fa' di me quel che ti pare, sono stanca di lottare
"[...] Lenina provò di colpo tutte le sensazioni che normalmente si esperimentano al termine d'un trattamento di Surrogato di Passione Violenta: un senso di vuoto spaventoso, una apprensione ansimante, la nausea. Il suo cuore pareva aver cessato di battere. [...]".
Rumore di cranio che si spezza in quattro. Le crepe trattengono a fatica la massa palpitante. Rabbia sale dall'esofago, su per il sangue, fino al cervello. Fitte improvvise.
Sarà sinusite? O sono impulsi dalle mie cento vite?
Emolumenti notturni. Emozione esce dai finestrini chiusi di una macchina in corsa - il buio della notte - Musica odora di adolescenza non vissuta.
Batti il tempo sul tappetino di gomma, aspetti la rivincita. La Vita.
Un'ultima mano a poker. Sei la regina del bluff. Regola numero uno: mostrarsi più forti di quello che si è. Se la vita morde, tu mordila di più. Già, ma che fatica, santo Dio! L'embolo incombe e tu ne sei l'artefice.
Respira. Ausculta.
Passione sferza colpi sul rullante. Notte rapisce i sensi. Luna osserva senza compassione.
Periferia ti ricorda chi sei e dove hai lavorato. Lampione illumina i tuoi sensi di colpa. Asfalto ha ancora la forma del tuo corpo stanco.
Passato adora coglierti di sorpresa. Amore è al tuo fianco. Futuro è dentro di te.
(Hai ancora paura che possa scivolarti dalle tasche)
Presente continua a non lasciarsi scartare. Resta sempre quell'ultimo nastro che non riesci a sciogliere. Le unghie le hai fatte crescere apposta!
(Peccato che ti ostini a rivolgerle contro di te)
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Entre Dos Tierras - Héroes Del Silencio
Te puedes vender, cualquier oferta es buena si quieres poder.. qué fácil es abrir tanto la boca para opinar, y si te piensas echar atrás tienes muchas huellas que borrar. déjame, que yo no tengo la culpa de verte caer, si yo no tengo la culpa de verte caer.
pierdes la fe, cualquier esperanza es vana y no sé qué creer; pero olvídame, que nadie te ha llamado ya estás otra vez. déjame, que yo no tengo la culpa de verte caer, si yo no tengo la culpa de verte caer...
entre dos tierras estás y no dejas aire que respirar entre dos tierras estás y no dejas aire que respirar
déjalo ya, no seas membrillo y permite pasar, y si no piensas echar atrás tienes mucho barro que tragar. déjame, que yo no tengo la culpa de verte caer, si yo no tengo la culpa de verte caer...
entre dos tierras estás y no dejas aire que respirar, entre dos tierras estás y no dejas aire que respirar
déjame, que yo no tengo la culpa de verte caer, si yo no tengo la culpa de verte caer...
entre dos tierras estás y no dejas aire que respirar, entre dos tierras estás y no dejas aire que respirar
Caracollando cerco di sopravvivere a quest'apnea imposta dall'esterno. Talenti gettati nel cesso, professionalità sottopagate, frustrate, frustate. Il Dio denaro tuona e lampa, dall'alto dei cieli di cartone. Clampiamo l'aorta di una giornata storta. Tutto è vacuo, quel che non è sapore acqueo. Libri, canzoni, passioni. Amori immensi. Corporei ed incorporei. Per questo lotterò, fino all'ultimo respiro. E scriverò, perdio! Scriverò ancora. Anche se non sono produttiva anche se non macino moneta anche se i sensi di colpa mi scaraventano a terra e mi regalano terrore solitudine cosmica e paura di non essere all'altezza. Una creatività che si ribella con asprezza, una mano che continua a delirare, con destrezza.
"La linea orizzontale ci spinge verso la Materia, quella verticale verso lo Spirito..."
AudioPost - Testo e Voce di Yuki AKA Dj Prisma TBFKA MusEum
Cerchi di dare un senso alla tua vita. Di fare la persona seria. Ma tu hai il caos dentro, cazzo. E non c'è niente da fare. Ti sorprenderà, vedrai. In una giornata come tante. E avrà il suono dei fogli che cadono sul pavimento, delle carte che si sparpagliano. Documenti a cui non riesci a dare un ordine. E che rovinano a terra. Perché lavoro e passione non hanno coinciso, e allora il sogno lo fai rientrare dalla finestra e dolcemente ti annienta, quando, invece, dovresti essere già grande da un pezzo e pensare solo a rigare dritto.
Ma la Poesia ti bussa sulle spalle. Ti costringe a voltarti, una buona volta. Per ritrovarti a guardare in un paio di occhi verdi. E scoprire che sono i tuoi.
Autogestirsi. Già. Magari fosse facile. Basta un niente per accendermi. E per spegnermi.
Una canzone, un pensiero, una frase buttata lì. Dei segnali letti col sOnno di poi. Dei frammenti di noi, che mi fanno inciampare. Che mi fanno chiedere: perché?
Magia. Caso che si spoglia. Del suo quotidiano apparire. E. Finalmente. Fa l'amore.
Con Caos.
Io ti ho aspettato, ma tu non sei venuto. Allora vado avanti. Lo stesso. Prima o poi, tornerai. Lo sento.
Ecco. Finisco di scrivere. Di godermi Amore e Poesia. E meschina arriva la mia Spada di Damocle. Mi colpisce a tradimento, beffarda e sorniona. Per ricordarmi che non si sfugge al proprio destino. Vaffanculo! Proprio ora che avevo allentato la morsa...
Devo lavorare. Ma non riesco a smettere di scrivere. Bisogni inconciliabili. Io non sono una macchina. Cristo di Dio, quella pagina mi richiama... Un bisogno quasi fisico. Trovata per caso, cercando Musica. Ancora. Le Porte Della Percezione. Per Huxley - che non ho mai letto - si sono aperte con la droga. A me può bastare la Musica?
Brave New World. Sento che devo leggerlo! Dannati Röyksopp. Se non fosse stato per Alpha Male... Ora la mente scalpita. Ogni accenno di trama mi fa tremare. Pensieri che somigliano ai miei di circa due anni fa. Un progetto mollato sul nascere. Che novità! Sembra ormai essere diventata una mia costante. Appena percepisco la necessità di uno sforzo che vada oltre l'automatismo della scrittura guidata da un inconscio stimolato dalle sette note, mi ritiro. Inconcludenza cronica. Eterno dilettantismo.
Ore piccole, scrittura, pulsazioni, battiti. Accelerometro interiore. Ma non ho il fisico. Mi gira la testa per il poco sonno. Mi bruciano gli occhi. Mi sento svenire. Ma per sbaglio, avevo digitato svanire.
Ventiquattro ore sono troppo poche. Non ci riesco, dannazione! Mi sembra di essere come il protagonista di quel film di... Oddio, com'è che si chiama il regista? E l'autore del romanzo? Ah, sì, lui me lo ricordo. Mircea Eliade. Mi fremono le mani. Ma sono pigra. E devo lavorare. Devo comprare casa. Ma quando mai? Nel 2040 forse. Cristo di Dio, non è giusto! Annusare la marmellata e poi esserne privati. Quando apri certe porte, è così difficile richiuderle. Non puoi permettertelo. È come partire svantaggiati in una corsa di velocità. Non potrai mai farcela con un peso attaccato al piede. Però, magari, forse... Io... Posso imparare a volare nei sogni... Come in Waking Life!
Miopia. Secondo Huxley avrebbe una spiegazione psicologica, oltre che fisica. Magari ha ragione. Un blocco psicologico mi impedisce di guardare a fondo. Distolgo subito lo sguardo, brancolo nella luce, mi perdo in me. Sono più brava a guardare dentro, che fuori. Eppure mi piacciono i colori. L'Arte Di Vedere. Già. Sarà che ho sviluppato meglio l'arte di ascoltare. Nonostante queste mie piccole orecchie. Strano.
Ho accumulato decine di libri. Non so resistere al loro richiamo. Sono taccagna su tutto, non spendo per vestiti, parrucchiere, estetiste, gioielli e brillocchi. Non fumo. Non me ne frega un beneamato. Ma i libri! Se entro in una libreria è finita. Amo il loro odore. L'odore delle librerie. L'odore della carta stampata. Viaggio con la mente. Vorrei che le storie, le sequenze infinite di caratteri mi penetrassero sotto pelle con il solo tocco della mano sulla copertina. Un libro sul cuore, dentro lo stomaco, nelle vene, fino al cervello. Non ho tempo di leggere tutto. Sono terribilmente indietro. Non ce la farò mai. Intanto, cari amici di carta, fatemi compagnia. Mi basta sapere che ci siete, che siete qui. Con me. A buon rendere!
L'idillio tra te e te è durato poco. Giusto il tempo intercorso tra un'ovulazione e l'altra. Buona questa! Comodo dare la colpa agli ormoni... Ma il fatto è che oggi le cose più banali ti pesano come macigni, e tu non sei Ercole. Banali, un accidente! Scrivere è ri-scrivere. Ficcatelo bene in mente.
Eccolo lì, un accumulo di oneri e impegni che ti sei imposta dopo l'ultimo fallimento, forse sopravvalutando la tua capacità di sopportazione. Contratti da sottoscrivere, contratti fantasma, contratti capestro. Avresti una gran voglia di appallottolarli tutti e farci canestro! Colpo da maestro.
E invece no. I tempi si allungano, sbrodolano, aggrumano, quando sei tu ad avere fretta. Quando invece hai bisogno di tempo, ecco che incalzano, pressano, insistono. Forza, sbrigati, ci sono le ferie! Di che ti preoccupi? Siamo persone serie!
La volete smettere?!?!? Spalle al muro, non riesci a riflettere. E invecehai un gran bisogno di riflettere. Un grandissimo bisogno di riflettere.
MA COME SI FA A RIFLETTERE CON QUESTO CALDO!
Ho bisogno di ridimensionarmi, porco diavolo.
Non ti concedi più neanche i divagamenti marittimi. È finito il tempo del volersi bene. Hai già chinato il capo e ricominciato a spingere come una forsennata sull'acceleratore dell'autoflagellazione. Senti le pasticche consumarsi a ogni affondo. Lo stridio metallico delle frenate improvvise masochisticamente ti dà alla testa. È qui la festa?
Prelievo al bancomat. Il piatto piange. Del resto, a chi tange? Merda, il pin! Dio santo, come si fa a non ricordarselo? Sono un'idiota. Cazzo guardate? È mio il tesserino! Non vedete? C'è stampato sopra il mio nome!
Ritorno alla base. Pensieri in fase di fissione nucleare. Di scatto ti fissi sul cartello di un'attività commerciale. "Orari di apertura: LUN-VEN 9-13 / 16-20". E vai col tango! E tu? No, grazie, per me solo il fango. Ora che ci pensi, non ricordi di avere orari da un bel po' di tempo. Nella società che ti ha vomitato "adulta", non esistono orari. Il tempo del lavoro e quello della distr-A/U-zione si fondono, si incastrano, in uno scomposto disegno frattale. Del resto, l'hai voluto tu.
Sculetti a dovere, ma non per civetteria. È colpa dei sandali "pompeiani" che indossi oggi (chi è che li aveva apostrofati così?). Al contrario delle infradito da due soldi che ti donano un'andatura da perenne andante al mare, loro, le "pompeiane", ti costringono a un movimento femmineo che ti credevi estraneo. Per un po' sei persino credibile. Giusto il tempo di arrivare in fondo alla strada, affondare la mano nell'immenso groviglio della tua borsa londinese da adolescente e ricordare quanto faccia a pugni con le tue scarpe da femme pseudo-attraente!
Chiave nella toppa, scalini, portone, e re-inforni te stessa nella tua home, hot home, in attesa del tuo prossimo tracollo. Dio, che caldo. E no, che non mollo!
Quando tutto sembrava aver preso la giusta piega, quando avevi cominciato a respirare un po', ecco che la vita ti mette davanti una nuova sfida. Tra capo e collo, senza preavviso. Non ti resta che l'olio di gomito e due occhi d'aquila per correre ai ripari, per porre rimedio e tamponare le perdite. Siamo sudditi, non cittadini, in questo italico stivale affondato nel fango. Dovresti saperlo!
Intanto, le distanze si moltiplicano. Tutti se ne vanno, prima o poi. Io te l'avevo detto! Non affezionarti, o avrai troppe ferite da leccare quando verrà l'ora! Ma tu, niente. Cocciuto mulo che non sei altro. Non si potrebbe creare una rete di anime coraggiose e idealiste? Un agglomerato umano di gente che suda e che lotta, nel quotidiano, per raggiungere la felicità? Finita l'era delle grandi rivoluzioni, dei carri armati nei centri universitari, del "fuoco amico", delle guardie travestite da rivoluzionari, delle stragi nelle piazze, dell'eroina per dimenticare il dolore di una sconfitta annunciata, dei processi per direttissima, delle manipolazioni degli estremi che si toccano, delle guerre fratricide... cosa resta? Quando muore la strategia, dobbiamo vivere di tattica. Fino al prossimo tracollo.
Fuggire... Restare...
E se partire fosse davvero un po' morire? Avrei dovuto farlo molto tempo fa, se ne avessi avuto il coraggio. A volte ti scappa detto: prima o poi me ne andrò da 'sto paese infame! 'A Sora Rosa ti ricorda qualcosa? Ma sai che non ci riusciresti mai, se non costretta. Sei fatta così. Ti adatti e dai il massimo solo quando sei messa alle strette. Quando l'acqua ti arriva alla gola.
Cosa manca? Cos'è che manca davvero? Non è sete di giustizia, di diritti, oltre che doveri. Non solo. È la voglia di ottenere rispetto. Della vita, della felicità mia e degli altri. L'elasticità e la mancanza di regole certe esistono da una parte sola. A te non è concesso sbagliare. Mano al portafoglio, pagherai sempre di più. Nessuno pagherà mai te, per i suoi errori. E se anche ce ne fosse la possibilità, l'iter sarebbe talmente lungo che, alla fine della fiera, il prezzo da pagare in termini di salute sarebbe ben più alto. Allora lasci correre. Una, due, dieci, cento, mille volte. E non è giusto.
Ma darla vinta agli avvoltoi, questo mai! Dovrete passare sopra al mio cadavere. Perchè io ho ragione. E voi siete solo un branco di sciacalli in cerca di carogne. E io, IO, sarò anche piena di rabbia ma ho in me l'amore!
Piedi nella sabbia, il vento tra i capelli, le luci rosse del palco, la Musica per amica. L'odore del mare, la birra e il silenzio della mente. Per un paio d'ore dimentico il dolore in fondo alla mia borsa. Orzabal e le sue dolci melodie, parole ripetute sottovoce, un timido labiale. Sensuale. Poi il dub e il rap pensante, movimenti sinuosi e una rabbia silente che trova il suo catalizzatore.
Ho ancora in mente quella biografia esemplare, così simile alla mia. Peccato che abbia smesso sul più bello. Un'amica lontana mi ricorda quello che è stato. "Non fare il talento sprecato!". Sprecato? Diciamo, piuttosto, congelato. Il telefono squilla di continuo, tutti mi cercano, tutti mi vogliono. Isn't it Ironic? "Ci siamo trovati bene con te, vorremmo replicare". Peccato che non sia il Sogno a volermi ancora, ma quei mille lavori arrangiati, sottopagati, appesi al filo di un'esistenza che sa di opaca e blanda resistenza.
Rimpianti? Non certo per le mie scelte. Ma per lo status quo di una realtà che ho solo sfiorato, intravisto, annusato. Incauta Alice nel paese delle meraviglie. Solo un sogno? Un'illusione? Eppure ho ancora, da qualche parte, un vecchio contratto da stagista e una manciata di scartoffie siglate a suo tempo da un guru del settore. Diabolico sentore...
Per un po' ho giocato a poker, ma le carte erano truccate. Cosa avrei dovuto fare? Giocarmi la casa che non ho per ambire a conquistare il mio Posto Al Sole? Troppo agrodolce, piccola.
Ti sei imbarcata proprio in un bel casino, incosciente imprenditrice di te stessa. I sogni pesano, nella tasca segreta della tua coscienza. E ogni tanto ricominciano a bussare per risvegliarti dal torpore.
Ce la farò, sì. Posso farcela. Niente è perduto! Dovessi riuscirci anche a ottant'anni suonati, ma io ce la farò. Devo poterlo credere... Abbiate pietà di me!
Soundtrack: Telephone Line - Electric Light Orchestra
Hello how are you ? Have you been alright through all those lonely lonely lonely lonely lonely nights that`s what I`d say I`d tell you ev`rything if you pick up that telephone yeah yeah yeah.
Hey how you feelin` are you still the same don`t you realize the things we did we did were all for real not a dream I just can`t believe they`ve all faded out of view yeah yeah yeah.
Ooh oh oh oh doo wop doo be doo da wop doo wah doo lang blue days black nights woo wah doo lang I look into the sky The love you need ain`t gonna see you through and I wonder why the little thing you planned ain`t comin` true.
Oh oh telephone line give me some time I`m living in twilight. Oh oh telephone line give me some time I`m living in twilight.
O.K. So no one`s answering well can`t you just let it ring a little longer longer longer oh oh oh I`ll just sit tight the shadows of the night let it ring forevermore.
Doo wop doo bee doo da wop doo wah doo lang blue days black nights doo wah doo lang I look into the sky ...
Oh oh telephone line give me some time I`m living in twilight ...
Ricominciare a vivere, dopo un inverno durato un anno e mezzo. Sembra impossibile.
Perdonarmi? Giuro che ci sto provando. Ho persino ricominciato a rilassarmi. Ora che ci penso, è un bel po' che la gastrite mi ha abbandonato. Spiacente, cara. Nessuno sentirà la tua mancanza. Sono ben altre le partenze che mi fanno quest'effetto.
Quest'anno voglio andare al mare. Spalmarmi sulla spiaggia, che non è di silicio, ma un banale surrogato. Non fa niente. Il senso è quello.
Voglio ricominciare a sentirmi bella, voglio volteggiare quando cammino. Voglio abbandonare il passo marziale e frettoloso che sempre mi caratterizza nei periodi di maggiore stress.
Voglio smettere di punirmi per aver fallito nel mio sogno, ammazzandomi di lavoro fino all'inverosimile, negandomi lo spazio per il divertimento, negandomi la leggerezza.
Non è colpa mia se è finita così. Ho fatto davvero tutto il possibile. Si vede che doveva andare così e basta.
Se il grande Disegno Universale lo vorrà, tu e il tuo Sogno vi rincontrerete, stanne certa. E nel frattempo avrai vissuto tante di quelle esperienze, fisiche e mentali, che sarai sicuramente alla sua altezza, quando verrà il momento.
Mi piace pensarla così. Non per consolazione, ma per continuare a lottare. Impiegherò il mio tempo per migliorarmi, anziché flagellarmi.
Sono davvero stufa di flagellarmi, per ogni minima cosa. Per lei, perchè mi sono fatta carico dei suoi andirivieni, dei suoi tira-e-molla, dei suoi chiari di luna. Per il mio futuro, perchè mi rimprovero di stare ancora pagando le conseguenze delle mie ambizioni.
Ambizioni? Sarebbe più corretto dire speranze. No, ancora meglio. La mia è l'intima convinzione di dover portare alla luce il mio essere, la mia essenza, il mio talento, se mai ne abbia uno. È questo che sto pagando.
Quest'anno voglio finalmente abbracciare la mia immagine allo specchio e dirle che sono fiera di lei, perchè ce l'ha messa tutta. Voglio tenerla stretta a lungo, in silenzio, per farle capire che le voglio bene, nonostante tutto. Nonostante mi faccia sempre incazzare, nonostante provi spesso un forte istinto di farle del male. Istinto che è ben visibile sulla mia pelle, e che vorrei debellare, una volta per tutte.
Oggi, 28 anni fa, Rino se ne andava... Me l'ha ricordato un neo-Gaetanizzato. Ho scelto di ascoltare Sfiorivano Le Viole, per riconciliarmi con l'estate e con me stessa.
Quest'anno devo ricominciare a respirare. Lo devo a me.
Certi risvegli sono necessari, e non solo perchè ci siamo finalmente decisi a comprare una sveglia. Poi, si potrà anche lanciarla con forza contro la parete, ma non servirà a niente. Il suo suono disturbante avrà già ottenuto l'effetto per cui un sadico genio del male l'aveva progettata, chissà quando e chissà in quale punto sperduto del pianeta.
Passato il rintontimento iniziale, cominci a chiederti che direzione potrà mai prendere la tua giornata, ora che la magia del sogno è stata bruscamente interrotta. Coitus interruptus.
Delusa? No. Delusione non è il sostantivo adatto per descrivere il tuo stato d'animo in questo momento. Ci si sente delusi quando qualcuno o qualcosa tradisce le nostre aspettative. Il che presuppone che noi abbiamo per lungo tempo ritagliato addosso a qualcuno o a qualcosa un'immagine ben precisa.
Ma poniamo il caso in cui una determinata immagine che vive di vita propria sia finita per sbaglio al centro della rètina del nostro inconscio, senza che noi abbiamo mai fatto alcunché per vederla. Supponiamo che l'impatto con la realtà tangibile ci dimostri, un giorno, senz'appello, che quella stessa immagine e il suo simulacro non coincidono affatto. La nostra reazione può ancora definirsi delusione? Io non credo.
Si può parlare di rabbia, forse? Neanche questo credo.
Credo, piuttosto, che se per lungo tempo siamo stati terribilmente affezionati a quell'immagine, proveremo una sensazione lacerante di vuoto, una volta costretti al confronto con il freddo simulacro che la emana.
Una lacerazione. Non una delusione. C'è una gran bella differenza.
L'immagine che vive in noi è calda, avvolgente, analogica. Il simulacro è algido, spigoloso, digitale.
Che pesci pigliare, dunque, arrivati a questo punto?
Io, personalmente, mi tengo l'immagine e respingo il simulacro. Per non distruggere la prima, mando affanculo il secondo.
Colpe? Nessuna colpa, signori. Solo una serena e consapevole accettazione dell'evidenza. Accettazione. Non resa. Di nuovo, c'è una gran bella differenza.
A uno sterile monologo che cortocircuita riavvolgendosi inutilmente su se stesso, preferisco il dialogo interiore, spontaneo, immaginario. Alla superficiale concretezza, preferisco il pungolo istintivo dell'arte, lo stimolo creativo inconsapevole. La Musa inevitabile. Dis-umana. Profonda.
E questo vuoto, che ogni tanto mi prende allo stomaco e mi lascia senza respiro, non posso che colmarlo così. Scrivendo. Disperatamente scrivendo.
Non è semplice trovare un complice di Sogni. Ma è peggio quando si crede di averne trovato uno e ci si scopre improvvisamente soli.
Io non sono sola.
Finchè avrò un posto dove poter scrivere quello che sento. Finchè ci sarà qualcuno che mi legge. Anche in silenzio.
Io, Sono. Soundtrack: Tu, Forse Non Essenzialmente Tu - Rino Gaetano
Intraprendi il viaggio finale, a un anno di distanza, su quello stesso treno che ti ha condotta lontano tante volte. Fino a sfiorare il Sogno con le dita, per poi riportarti ogni volta indietro. Passo di gambero.
Oggi si chiudono i conti. Letteralmente. Tra poco si conoscerà il verdetto. Cammini sicura, le lenti scure a ripararti dal sole e da sguardi indiscreti. Quando hai la musica giusta, non c'è storia. Sei una strafica. Le mani in tasca, la borsa a tracolla e il calore di questo maggio così strano a tenerti in vita.
Ti notano, è evidente. Tieni il tempo, mentre aspetti il treno, sulla banchina semi affollata. Non puoi proprio evitarlo. Batti un piede, mimi i colpi della batteria con le dita, ondeggia il tuo corpo, oscilla la testa. Arriva il treno, ti siedi. Non stacchi gli occhi dal finestrino per tutto il viaggio. Veloci scorrono le immagini di un tragitto che dovresti conoscere ormai a memoria, ma che riesce ancora a sorprenderti con qualcosa di insolito. La tua radio preferita, una canzone che ti accoglie come un grembo materno. Ti abbandoni all'estasi di una nostalgica malinconia, quella malinconia che sei così brava a coccolare, masochista che non sei altro!
Il viaggio scorre veloce, non senti neanche il bisogno di leggere quel libro magico che hai scoperto per caso e da cui non riesci più a separarti. Ti basta sentirlo sotto di te, nella borsa di tela che hai appoggiata sulle gambe. Ti terrà compagnia, con la sua aura miracolosa. Un libro, un amico sincero. Lui non ti tradirà mai.
Al capolinea la frenesia della folla ti sospinge in avanti come un ingranaggio mal oliato verso la metropolitana. Un automatismo a cui ti eri disabituata. La radio non prende, dannata galleria! Provi a scorrere le cartelle del lettore mp3 cinese. Niente da fare. Ti rassegni al caso e ti dice anche bene: una manciata di pezzi niente male, nonostante l'alto tasso di glucosio contenuto.
Fine della tua corsa.
Piazza Bologna e le strade brulicanti di macchine e persone. Scegli d'istinto la tua direzione, certa di ricordarla. Ti infili in un dedalo di strade e viuzze desolate. Che sia arrivato agosto e non me ne sia accorta? Insisti, svolti, prosegui diritto. Nulla da fare. Tanto vale ammetterlo: ti sei persa. L'istinto non sempre è nostro alleato. Fortuna che hai con te il Tuttocittà, un briciolo di razionalità ci salva sempre. Ritrovi la retta via. Hai sbagliato di poco. Hai compiuto i movimenti giusti, hai solo imboccato la direzione opposta.
Arrivi a destinazione. Un saluto di circostanza. Un anno di vita, di lacrime e di sangue passa ad altre mani, che centrifugheranno e trasformeranno il tutto in numeri. Già, i numeri! Non sei mai riuscita a farci amicizia. Avresti voluto, ma niente. Si vede che non era destino!
Riavvolgi il nastro e ripercorri il tragitto all'inverso. Quasi ti dispiace che sia stato tutto così veloce. Il vento del convoglio in arrivo ti smuove i capelli, non è tempo di pensare. Danzare, solamente danzare. Cerchi il tuo spazio vitale muovendoti sinuosa, tra passeggeri e sostegni metallici.
Sbarchi a terra, ma puoi già respirare il mare. L'autobus no, non lo vuoi aspettare. Meglio camminare. Buttarsi tutto alle spalle, ricominciare. Scartabellare, selezionare. Cosa è meglio perdere, cosa lasciare. Senza mai recriminare.
Mettersi a colmare dei vuoti è rischioso, può portarti a sbagliare. A confondere la stima con l'affetto. Le parole con l'azione.
ReAzione!
Reset. Dis-Connect.
React.
Always with Music in my head.
Soundtrack: You Can't Always Get What You Want - Rolling Stones
La droga è per alcuni un potente anestetico, per altri un ineguagliabile amplificatore di emozioni. Su una cosa non c'è alcun dubbio: una volta assunta la prima dose, non se ne può più fare a meno... E così ci si ritrova a stare a rota, senza nemmeno averlo preventivato. Alcuni si stordiscono di canne, altri abusano di alcol, sigarette e caffè, altri ancora di pasticche e polverine varie. Io sono troppo noiosa per fare anche solo una di queste cose. Eppure sto a rota. E di brutto anche. Qual è la mia droga, apparte la musica? Il suo naturale corollario. Eh già, avete indovinato. Fare radiooooooo! (Bak e Grex, vi fischiano le orecchie???)
Peccato che il tempo a disposizione nell'arco di 24 ore è quello che è, e mentre fantastico di nuove psico-radio-estensioni su cui riversare le mie pulsioni ciarliero-creative represse dalla grama vita, quella gran bastarda, mi ritrovo a fare i conti col fatto che manca poco alla dichiarazione dei redditi del 2008 (ma quali???) e le varie incombenze collegate mi assalgono di giorno in giorno, a tradimento. Detesto la burocrazia, detesto carte e cartacce e invece mi ritrovo sommersa di fogli e fogliacci, polvere e scartoffie che, ahimé, non ho mai sistemato. Ci ho provato, lo giuro, a dare una parvenza di ordine a tutto questo ciarpame, ma niente. L'hanno sempre vinta loro. Il caos regna sovrano. Sto per impazzire, desidero ardentemente una macchina distruggi documenti grande quanto la mia stanza. E vorrei che ingoiasse tutto in un sol boccone! Puf. Niente più scartoffie e tutti felici come prima.
Quando ascoltai per la prima volta questo pezzo dei Subsonica era l'estate del '98. La mia prima vacanza da sola con gli amici e il mio ragazzo. E questo pezzo l'aveva portato lui, con tanto di diffusori portatili da viaggio. E così, in quell'appartamento affittato in sei, tra un disperato tentativo di cucinarci da soli gli spaghetti con le cozze, miseramente fallito, e le minacce dei dirimpettai per gli schiamazzi notturni, ci sparavamo i primi Subsonica con grande beneficio per le orecchie della sottoscritta.
Oggi, a ben undici anni di distanza, i mitici diffusori je l'ammollano ancora alla grande e l'artefice del misfatto ancora miracolosamente mi sopporta, ahilui, ed io? Io combatto perennemente con le mie due personalità, la caotica isterica psico delirante anima creativa (di casini, piucchealtro) e la rompimaroni imprenditrice di se stessa senza un quattrino, continuamente a rischio fagocitamento da parte di tutte quelle belle amenità che chiamano responsabilità e autosostentamento.
Troverò mai pace? Mi sa di no, con buona pace - appunto - dei poveri cristi che vorranno sopportarmi. E soprattutto con buona pace mia.
Vabbè, io intanto - finchè non mi cacciano pure da Radio Pazza - faccio la radio, pappappéro. Alla faccia di chi, dopo tanti stage e inutili complimenti, mi ha dato soltanto una bella scarica di calci in faccia. Tiè. Beccatevi questa!