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27.7.11

Frullati Spazio Temporali



Fuori piove, governo bucaniere. Starsene in silenzio a lavorare aiuta a rimettere in moto i neuroni. Già sperimentato. Come ho le mani in pasta, sporche di polvere o detersivo, ecco che mi vengono in mente le idee del secolo. (Sì, come no!). E allora cerco di imprimere nella mia memoria tre o quattro parole chiave che, al momento giusto, possano richiamare tutto il resto. Fischietto, Barbie, insaponare, palmo a palmo, anni ottanta.

Pulire palmo a palmo la propria casa dovrebbe essere un gesto d'amore, un po' come strofinare con la spugna imbevuta di bagnoschiuma la schiena della persona amata. Sento la spugna che si frappone tra me e la vaschetta in plexiglas del frigo come un piacevole scorrere del Tempo che mi insegna ad essere grande. Com'era negli anni ottanta, quando le nostre madri per la maggior parte erano casalinghe e la casa era al centro, o quasi, del loro universo? Quando, salve le dovute eccezioni, alle quattro del pomeriggio, o giù di lì, ci preparavano la merenda? Non ce ne sono più di mamme così. E tanto meno merende. Tutto è precario, ormai. Ora della merenda compresa.

Scarto le posate nuove, regalo del mio secondo papà, e la plastica di cui sono fatte le confezioni mi ricorda quelle che contenevano l'agognata e a lungo attesa Barbie. Di nuovo mi tornano alla mente gli anni ottanta e mi chiedo come accidenti abbia fatto a sopravvivere a quelle bambole diaboliche.

Lavastoviglie, chi è costei? Alla schiuma che mi scoppia in mille bolle fra le dita, non riuscirò mai a preferire quella macchina infernale. Ci osserviamo in cagnesco, lei con i suoi scomparti insidiosi, io con la mia clumsy attitude. Prima o poi dovremo trovare un accordo.

Mi piace occuparmi della mia cucina. Lavo le stoviglie e fischietto. Da quanto tempo non lo facevo! Qui sono libera! Quasi non mi sembra vero. Difficile descrivervi la sensazione. Non si tratta della mera autonomia né del classico, ancorché arduo, taglio del cordone ombelicale. Di libertà vera, da un insolito e inconsapevole carceriere che per anni ha invaso ogni centimetro fisico e immateriale del mio essere. Per usare un'immagine forte, è come se finalmente mi stessi partorendo, traendomi fuori, bracciata dopo bracciata, dal liquido amniotico. Mi torna in mente mio nonno che, sentendomi fischiettare mentre lavavo i suoi piatti, mi chiamava fluitje, che in olandese sta per fischietto. Che tempi. Sembra passato un secolo, e in effetti saranno passati vent'anni.

Molte di quelle persone non ci sono più e, sembrerà strano, ma certi giorni le sento tutte qui, specialmente una. Ci sono canzoni che mi fanno subito pensare a lui, una di queste è Se Telefonando. Ieri sera la voce di Mina dall'altoparlante della sua vecchia radiolina a pile mi ha fatto istantaneamente ricordare l'audiocassetta che amava far suonare in macchina, durante i nostri viaggi, che spesso finivano in malora, ma di cui conservo nonostante tutto bei ricordi, che ora sono soltanto miei.

Perché mi tornano in mente tutte queste cose proprio adesso, alla soglia di una a lungo desiderata, e centimetro per centimetro conquistata, indipendenza? Da una parte mi identifico con mia madre, dall'altra la sola idea mi terrorizza, visto com'è andata a finire per lei, così forte per tanto, troppo tempo.

No, io non sono lei. Sono anche lei. Ma ho in me colori nuovi e ho intenzione di usarli tutti, e realizzare un capolavoro.


YUKI, AKA PRISMA

Post Scriptum: cercavo un'immagine che accompagnasse questo post usando la parola chiave "Miralanza". E' uscita fuori lei, la saponetta verde Palmolive. Esattamente la stessa che comprava sempre mio padre. Le ultime due non fece in tempo ad usarle, lo sto facendo io. Appena anche quest'ultima si consumerà, correrò a comprarne una nuova. Per ricordarlo ogni giorno. Anche così.

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Soundtrack: Se Telefonando - Mina

11.4.11

Vento D'Aprile



Stanotte, prima di addormentarmi, ripenserò al tuo sorriso.
E mi sorriderò, dentro, sapendo che era soltanto per me.


Vento d'aprile, mi accarezza gentile.
S'ostina a mezz'aria,
mano che non osa bussare
eppur continua a tentare!

Solletica dall'interno
un antico timore d'inferno,
corrode la gioia,
rinfocola la noia
e mai spegne del tutto
il recente dolore del lutto.

Ma la primavera torna ancora,
più forte di qualunque bora.
E sono ciliegi e glicini in fiore,
primo sole, affanno e sudore.

Vita riempie occhi e narici,
si sente la terra
premere sulle radici!


YUKI, AKA PRISMA

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Immagine mia: Squarci di primavera a Caracalla

Soundtrack: She's A River - Simple Minds


4.8.10

Brezze



Attendeva con fremente impazienza di aprire un nuovo capitolo e dare una svolta alla sua vita. Quale infernale e indicibile fatica, passare attraverso le forche caudine e superare il muro che aveva ormai interiorizzato. Aveva smesso di cercare una spinta, ed ecco che, proprio allora, avevano cominciato ad arrivarle da ogni lato. Erano come carezze, e si sentiva come le foglie sospinte in aria da certe lievi brezze...

"It is by faith that poetry,
as well as devotion,
soarse above this dull earth;
that imagination breaks
through its clouds,
breathes a purer air,
and lives in a softer light."

Henry Giles








YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Sacrifice - Lisa Gerrard

31.3.10

Dolce




Mi hai chiamata Dolce, so di averlo soltanto sognato. Ti sei stretto a me, una mano a proteggermi la guancia. Il vento dei giorni scorsi preannunciava il Cambiamento, ma non ha soffiato via l'inquietudine che sento. Sei dentro.
E non c'è luna, non c'è sole, non c'è universo che possa contenere tutto questo Immenso. Io non sono Senso. Ma corpo fragile, e denso. Dovrei concentrarmi, ma lievito e penso. In questa gabbia di latta, la mente si agita, distratta.

Non posso permettermi di percepire i vuoti delle assenze, di certe inevitabili mancanze. Che inizino le danze! Tenderò la mano verso la tua Ombra, perché possa far parte di me in ogni istante. Io, che ho bisogno del Mare, del suo odore intenso, così ammaliante.
Mi ricorda l'urgenza di abbandonare l'anima al flusso della vita, ed io vorrei sentirla fluire in me, con me, lasciare che attraversi le mie fibre, che mi scorra in ogni cellula e sinapsi, fino ad arrivare al Tutto. Io, che mi sento così Niente.

Dove sei? Dove sono?
Pulsazioni ancestrali continuano a chiamarmi.
Da dove? Da quando? E perché me?
Sarò all'altezza del cammino che mi invita?
Sarò degna del percorso celeste che posso solo immaginare?

Le mie dita obbediscono al dettato universale, la mente si distacca dalle cose quotidiane. In momenti come questi, la chiamata dell'Abisso è irresistibile. E allora mi chiudo, spaurito bòzzolo in attesa di nuove primavere.

So che resteranno in pochi. Coloro che sentono e comprendono questo stesso richiamo. Sapranno perdonarmi per le mie distanze, per il mio non apparire sul palcoscenico della vita.

Sono giorni d'attesa, condivisione e meraviglia.
L'Anima mi scivola dalle dita...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Sacrifice - Lisa Gerrard

23.2.10

Globe





Cadono, uno ad uno. Ciuffi scamuffi. Benvenuti nel paese dei puffi.
Un telo nero attorno a me a suggellare questo atto poetico, per altri così banale.
Approfitto di un giorno che sa di primavera.
Varco la soglia del tempio che tante donne vede entrare ogni mese, come niente fosse.
Tentenno, aspetto a lungo. Finché non ho più scuse per rimandare.

Oggi è il giorno della mia rinascita.
Oggi è il giorno del mio personale addio all'inverno.

Se potessi appiccherei il fuoco a questi miei sparuti resti, che non parlano di me.
Un crepitante falò di belle speranze, accese nell'acre profumo di fenice che da oggi indosserò sulla mia pelle, ancora per poco appesantita dai vestiti. Sempre gli stessi.
Completato il rito, indosso lo stesso cappello, il mio preferito. Con questi capelli ora ho un aspetto più sbarazzino. Mi guardo sorridendo nelle solite, ostinate vetrine. Un po' meno clumsy, un po' meno imbarazzata da una pigra trascuratezza che tanto racconta di me...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Sensual Seduction - Snoop Dogg

23.12.09

DolceAmaro






'Cause it's a bittersweet symphony, this life

Già, puoi dirlo forte!

Try to make ends meet

Mica facile, sai? Però, a volte, ci si riesce... ed è bellissimo!

You're a slave to money then you die

Maledetti soldi, quante volte li ho maledetti...

I'll take you down the only road I've ever been down

Prendimi per mano, e io verrò con te.

You know the one that takes you to the places where all the veins meet yeah,

Sì, conosco bene quel posto. È lì che tutto ha avuto inizio.

No change, I can change

Quant'è difficile cambiare!

I can change, I can change

Ma non impossibile...

But I'm here in my mold I am here in my mold

Ah, non dirlo a me, guarda. Ho anche le ragnatele!

But I'm a million different people from one day to the next

Eccomi qua. Uno, nessuno e centomila.

I can't change my mold No, no, no, no, no

Già, un po' di muffa, ahimè, resta sempre. Che ci vuoi fare?

Well I never pray

Nemmeno io. Non sai da quant'è che non prego. In senso canonico, intendo.

But tonight I'm on my knees yeah I need to hear some sounds that recognize the pain in me, yeah

Ah, l'hai detto! Solo la Musica sa. Solo la Musica ti legge dentro, solo lei ti capisce davvero. Senza fare nessuna domanda.

I let the melody shine, let it cleanse my mind, I feel free now

Purificazione, catarsi e liberazione dal Male, per il tempo di una canzone. Fortuna che hanno inventato il loop!

But the airways are clean and there's nobody singing to me now

Eh sì, cantare per se stessi non è come avere qualcuno che canta per te... Ma sempre meglio di niente, no?

[...]

I'll take you down the only road I've ever been down
I'll take you down the only road I've ever been down
Been down
Ever been down
Ever been down
Ever been down
Ever been down
Have you ever been down?
Have you've ever been down?

Se sono mai stato giù? Se ho mai toccato il fondo, dici? Diavolo, sì! L'ho annusato con queste mie narici. L'ho stretto fra le mani, raschiato con le unghie, accarezzato coi capelli.
Sì, ho sbattuto forte la testa, affondato l'anima nel pozzo nero e profondo che chiamano Dolore.
Ma guardami! Guardami ora.
Sono ancora qui, più forte di prima.

Fragile e potente.
Due ricchezze in un corpo solo.


Questo, amici miei, vuole essere il mio "augurio" per l'anno nuovo e per tutti quelli a venire. Che possiate trarre forza dalle vostre debolezze. Ricaricarvi di nuova linfa vitale attraversando le rapide della vita. Perché con il vostro affetto mi avete aiutato a rialzarmi. E ora mi sento un po' come Richard Ashcroft all'inizio della sua esibizione, il microfono appoggiato al cuore, per lasciarlo parlare...

Un abbraccio grande grande a tutti coloro che, nel bene e nel male, mi hanno aiutato a crescere.

Buona Vita, ragazzi miei!


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Bitter Sweet Symphony - The Verve

8.12.09

Adesso Mordi!




Amicizia.
Plachiamola insieme,
questa sete di Giustizia!

Attraversare il presente
annusando il futuro,
tra Assurdo e Concreto,
Serio e Faceto.

Seduti vicini,
corpo a corpo,
condividere i sogni
raccontarsi i ricordi...

Ecco la mela proibita,
adesso mordi!

Always keep in mind...
They'll never take us alive!


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Never Take Me Alive - Spear Of Destiny

6.12.09

In Marcia (I Wish I Was...)




Polpastrelli contro polpastrelli
avresti dovuto esserci.
Tu che non ci credevi più,
avresti sorriso.
Una scia di pensiero pulito,
sconosciute gambe
in cerca di libertà.
E quando lui ha gridato
tutta la rabbia e l'indignazione
per quel dolore privato
da uno stato senza ragione,
lacrime di commozione
ti hanno irrigato
lavando via il cinismo
che la vita ti ha regalato.
Avresti dovuto esserci,
avremmo dovuto marciare insieme.

No, non è ancora morta la speme!


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

26.10.09

Back From Outer Space




Eccoti qui, di fronte a una nuova serie di numeri. Enigmi.
30-31-32-33-34-35. E poi il muro. Qui non si passa.
E chi l'ha detto? Io, se voglio, vado oltre e come.
Il mio pensiero è capace di questo e altro.
Altro? Hai detto Altro?
Esattamente.
Adoro quei piccoli dettagli di me che mi fanno trasalire. Stento quasi a riconoscermi, a volte. Come adesso. Una fila di sedili vuoti, una porta di plastica biancastra che riflette parte di un trolley e la punta di uno stivale. Elegante. Il mio.
Non ci credi? Allora sporgiti in avanti, fallo, se ne hai il coraggio.
Sei proprio tu.


Gli sconosciuti che occupavano i sedili vicini ai tuoi, la coppia di giovani tedeschi che leggevano in silenzio, scambiandosi di tanto in tanto qualche risata complice, è andata via. Probabilmente stanno già imbarcandosi per far rientro a casa.
Davanti a te hai ancora un paio d'ore. Pensaci. Potresti imbarcarti su un volo qualunque, destinazione: Vita Nuova. Un'altra identità, nuovi mondi da esplorare. Mettiti alla prova, vediamo che sai fare.

Cominci a ragionare un po' troppo come Pirandello ultimamente. Peccato che tu non sia Mattia Pascal, anche se il suo nome di battesimo, se fossi maschio, ti calzerebbe a pennello.
Sai già che, come al solito, righerai dritto. Ripercorrerai il cammino esattamente all'inverso e tornerai al tuo posto senza fare storie. Ma non riesci a smettere di pensare che qualcosa dentro di te sta cominciando a cambiare.

Dio, se solo potessi danzare nella vita come danzo nella mia testa! Sorriderei come se non avessi alcuna paura, stringerei altre mani come se non avessi mai fatto altro nella vita, donerei abbracci e ne riceverei altrettanti. Manderei affanculo una volta per tutte quella maledetta voce interiore che continua a ripetermi: "Non ti fidare, non ti fidare! Prima o poi ti tradiranno!".
Se c'è qualcuno che può tradirmi, affondarmi, tarparmi le ali, quella sono soltanto io.

Riesci a vedermi annaspare?
Sono io,
la sirena con la coda di piombo.
Come palla di cannone,
inesplosa incombo.


***

Distruggere la superficie specchiata,
fracassarla senza indugio,
ferirsi con le schegge
fino a ricavarne un pertugio.
Troveresti l'acqua agognata,
ma perderesti il tuo rifugio.
Che tu sia dannata,
acqua avvelenata!
Insegui come un segugio
una verità blindata.


***

Se donassi me stessa,
perderei l'essenza!
Timida leonessa,
continui a scegliere l'assenza.
Un dolore rinunciare
alla vita che si sdoppia.
L'Amore da preservare,
la sicurezza di una coppia.
La luce oltre la siepe,
l'Amicizia di cui hai sete,
la fame di Famiglia:
quanti riflessi ci sono
in una biglia?


***

In Volo

Sorvolo increspature di me
che a volte mal sopporto,
recupero sinfonie ancestrali
che vorrei farti ascoltare
senza più il timore
che rifuggirai l'ascolto
,
come soffi di maestrali
che provengono dal mare.

Sfodererò il mio sorriso migliore,
quello che sa nascermi dal cuore.
Finalmente pronuncerò il mio nome,
perché è quello che in questa vita
altri scelsero per me.
Non so spiegarti come,
ma il mio corpo in alta quota
ha rigettato da eremita
il mio comportamento idiota.

Niente dovrà mai cambiare!
Avrai solo due occhi in più
in cui poterti specchiare.


***

Una gabbia
e tutta l'inutile rabbia
per un dolore
che ottuso
continua a oscurare
il tuo lato migliore.

Procedi ugualmente,
il freno a mano tirato,
occultando una ferita
che non hai mai dimenticato.
Devi liberarti, finalmente,
e partorire il dèmone
che ti vive nella mente.

Fallo rotolare,
dalle tue viscere fino al mare
e lì lascialo agonizzare
fino a che non sentirai la forza
per poterti rialzare.
Il Sole ti attende,
col suo riflesso abbagliante.
Ti sorprenderà un chiarore accecante
e una visione nuova, totalmente straniante.

A te, splendore dorato
urlerò a pieno fiato:

"Grazie a te, ora sono rinato!".


***

lo splendore olistico
un rapimento mistico
un universo quantico
l'oceano atlantico
virtù e debolezze
i tuoi schiaffi
e le mie carezze
l'ossessione
l'illuminazione
buio e luce
il mio sguardo truce
insicurezza allo specchio
la trave nell'occhio
ali di fata
una palla infuocata
elfi e stregoni
gnomi e dragoni
danze celtiche
particelle identiche
Tutto,
che fa l'amore con Vuoto,
l'Energia che si sprigiona
sarà il mio fiore di loto.

E tu,
che resti immobile,
nonostante il moto.



YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Frozen Twilight - God Is An Astronaut

11.9.09

Right Time, Right Place




Quante volte hai desiderato fuggire, quante hai preferito restare.
Eppure, oggi, quanto ti fa male vederlo così. Un dolore che non si può spiegare.
Sai che quando si rabbuia a quel modo non ha voglia di parlare.
Ti si stringe il cuore. Ti avvicini e gli strizzi con affetto la spalla, in silenzio, per fargli sentire che ci sei, che lo capisci. Che non è solo.

Suo cugino se n'è andato. Il primo di tutta la famiglia. E il più giovane.
Sembra ieri. Ti mostrava, orgoglioso, la sua enorme tastiera con le basi precaricate e a te, che avevi solo una piccola Bontempi, non sembrava vero di poter strimpellare a orecchio due o tre note su quella "Ferrari"!
Rivedi tua zia, orgogliosa di lui per aver ottenuto quel posto come postale, dopo un concorso che lo aveva visto classificarsi secondo e poi, all'ultimo, subentrare grazie all'inaspettata rinuncia del vincitore.

Trovarsi nel posto giusto al momento giusto
, come amavi ripetere, aveva significato finalmente un lavoro vero, per la vita! Quella vita che oggi pomeriggio è sfumata, come l'alcol degli intrugli che ti divertivi a preparare. Te, che neanche li bevevi quei liquori, ma amavi offrirli agli ospiti, sempre pronto per una mangiata in compagnia. Tu che suonavi con gli amici del paese, tu che governavi i polli e tenevi compagnia a tua madre, dopo la morte di tuo padre. Eravate una squadra.
"Ma perché non venite a trovarci più spesso? Fermatevi a pranzo, una volta!".
Voi, troppo stanziali per venire a Roma. Noi, i parenti di città, troppo indaffarati per venire in paese. Adesso non abbiamo più scuse. Domenica ci saremo. Tutti. O quasi.

E mi fa incazzare tutto questo. Rivedersi ai funerali. Piangere e constatare che non resta altro che un vecchio fotogramma incastonato nelle cellule cerebrali, relativo come solo un ricordo può essere. Sì, caro cugino C., tu ci sei eccome, nel mio biologico hard disk. Come tante altre meteore che hanno incrociato per brevi istanti la mia vita. Perché voi ci siete tutti. Sempre. E nemmeno ve lo immaginate, quello che ricordo di voi. A cosa vi associo. A quali canzoni, a quali momenti, a quali odori. A quali umori.

Tutta la frenesia di viaggiare, di andarmene lontano, sfuma davanti alla circolarità della nascita e della morte. Perchè viaggiare è ancora più bello, se si ha un posto in cui tornare.


Soundtrack: Fast Car - Tracy Chapman

2.6.09

Fioriranno...




Ricominciare a vivere, dopo un inverno durato un anno e mezzo.
Sembra impossibile.


Perdonarmi?
Giuro che ci sto provando. Ho persino ricominciato a rilassarmi.

Ora che ci penso, è un bel po' che la gastrite mi ha abbandonato.
Spiacente, cara. Nessuno sentirà la tua mancanza. Sono ben altre le partenze che mi fanno quest'effetto.


Quest'anno voglio andare al mare. Spalmarmi sulla spiaggia, che non è di silicio, ma un banale surrogato.
Non fa niente. Il senso è quello.


Voglio ricominciare a sentirmi bella, voglio volteggiare quando cammino.
Voglio abbandonare il passo marziale e frettoloso che sempre mi caratterizza nei periodi di maggiore stress.


Voglio smettere di punirmi per aver fallito nel mio sogno, ammazzandomi di lavoro fino all'inverosimile, negandomi lo spazio per il divertimento, negandomi la leggerezza.

Non è colpa mia se è finita così. Ho fatto davvero tutto il possibile. Si vede che doveva andare così e basta.

Se il grande Disegno Universale lo vorrà, tu e il tuo Sogno vi rincontrerete, stanne certa. E nel frattempo avrai vissuto tante di quelle esperienze, fisiche e mentali, che sarai sicuramente alla sua altezza, quando verrà il momento.

Mi piace pensarla così. Non per consolazione, ma per continuare a lottare.
Impiegherò il mio tempo per migliorarmi, anziché flagellarmi.


Sono davvero stufa di flagellarmi, per ogni minima cosa.
Per lei, perchè mi sono fatta carico dei suoi andirivieni, dei suoi tira-e-molla, dei suoi chiari di luna.
Per il mio futuro, perchè mi rimprovero di stare ancora pagando le conseguenze delle mie ambizioni.

Ambizioni? Sarebbe più corretto dire speranze.
No, ancora meglio. La mia è l'intima convinzione di dover portare alla luce il mio essere, la mia essenza, il mio talento, se mai ne abbia uno.
È questo che sto pagando.


Quest'anno voglio finalmente abbracciare la mia immagine allo specchio e dirle che sono fiera di lei, perchè ce l'ha messa tutta.
Voglio tenerla stretta a lungo, in silenzio, per farle capire che le voglio bene, nonostante tutto.
Nonostante mi faccia sempre incazzare, nonostante provi spesso un forte istinto di farle del male. Istinto che è ben visibile sulla mia pelle, e che vorrei debellare, una volta per tutte.


Oggi, 28 anni fa, Rino se ne andava...
Me l'ha ricordato un
neo-Gaetanizzato.
Ho scelto di ascoltare Sfiorivano Le Viole, per riconciliarmi con l'estate e con me stessa.

Quest'anno devo ricominciare a respirare.
Lo devo a me.

A te.
A noi.



Sountrack: Sfiorivano Le Viole - Rino Gaetano

31.5.09

Uninvited




Addio.
A questo maggio onirico.
A questo maggio bouleversant.
A questo maggio sul filo del rasoio, sul filo di lana, sulla tela di ragno.

Addio.
All’utopistico desiderio di coniugare realtà e sogno.
Alla voglia, a lungo repressa,
di essere finalmente ammessa
colà, dove non ero stata mai invitata.

Addio.
Alle parole che si fanno missive e arrivano dirette,
senza giri di parole, significati sospesi, terze persone.
Addio alle interferenze.

Addio anche alle incomprensioni, ai fraintendimenti, alle idealizzazioni.
Addio a chi non ci ha mai detto: benvenuti!
Addio, a chi non ci ha neanche detto: arrivederci.

Addio, e mi piange il cuore.

Addio.
Il mio è un perderti, per ritrovarti.

Una nuova forma,
finalmente degna della sua sostanza!

Costanza,
ti pregherò con fervore,
nel silenzioso fragore di questa stanza.
A te sacrificherò il Tempo e l’Alèa.
Da oggi sarai tu
la mia nuova I-Dea.


Soundtrack: Uninvited - Alanis Morissette

Like anyone would be
I am flattered by your fascination with me
Like any hot-blooded woman
I have simply wanted an object to crave
But you, you're not allowed
You're uninvited
An unfortunate slight

Must be strangely exciting
To watch the stoic squirm
Must be somewhat heartening
To watch shepherd need shepherd
But you you're not allowed
You're uninvited
An unfortunate slight

Like any uncharted territory
I must seem greatly intriguing
You speak of my love like
You have experienced love like mine before
But this is not allowed
You're uninvited
An unfortunate slight

I don't think you unworthy
I need a moment to deliberate

29.5.09

Acceptance




Certi risvegli sono necessari, e non solo perchè ci siamo finalmente decisi a comprare una sveglia.
Poi, si potrà anche lanciarla con forza contro la parete, ma non servirà a niente.
Il suo suono disturbante avrà già ottenuto l'effetto per cui un sadico genio del male l'aveva progettata, chissà quando e chissà in quale punto sperduto del pianeta.

Passato il rintontimento iniziale, cominci a chiederti che direzione potrà mai prendere la tua giornata, ora che la magia del sogno è stata bruscamente interrotta.
Coitus interruptus.

Delusa? No. Delusione non è il sostantivo adatto per descrivere il tuo stato d'animo in questo momento. Ci si sente delusi quando qualcuno o qualcosa tradisce le nostre aspettative. Il che presuppone che noi abbiamo per lungo tempo ritagliato addosso a qualcuno o a qualcosa un'immagine ben precisa.

Ma poniamo il caso in cui una determinata immagine che vive di vita propria sia finita per sbaglio al centro della rètina del nostro inconscio, senza che noi abbiamo mai fatto alcunché per vederla.
Supponiamo che l'impatto con la realtà tangibile ci dimostri, un giorno, senz'appello, che quella stessa immagine e il suo simulacro non coincidono affatto.
La nostra reazione può ancora definirsi delusione?
Io non credo.

Si può parlare di rabbia, forse?
Neanche questo credo.

Credo, piuttosto, che se per lungo tempo siamo stati terribilmente affezionati a quell'immagine, proveremo una sensazione lacerante di vuoto, una volta costretti al confronto con il freddo simulacro che la emana.

Una lacerazione. Non una delusione.
C'è una gran bella differenza.

L'immagine che vive in noi è calda, avvolgente, analogica.
Il simulacro è algido, spigoloso, digitale.

Che pesci pigliare, dunque, arrivati a questo punto?

Io, personalmente, mi tengo l'immagine e respingo il simulacro.
Per non distruggere la prima, mando affanculo il secondo.

Colpe?
Nessuna colpa, signori. Solo una serena e consapevole accettazione dell'evidenza.
Accettazione. Non resa.
Di nuovo, c'è una gran bella differenza.

A uno sterile monologo che cortocircuita riavvolgendosi inutilmente su se stesso, preferisco il dialogo interiore, spontaneo, immaginario.
Alla superficiale concretezza, preferisco il pungolo istintivo dell'arte, lo stimolo creativo inconsapevole.
La Musa inevitabile.
Dis-umana.
Profonda.

E questo vuoto, che ogni tanto mi prende allo stomaco e mi lascia senza respiro, non posso che colmarlo così.
Scrivendo.
Disperatamente scrivendo.

Non è semplice trovare un complice di Sogni. Ma è peggio quando si crede di averne trovato uno e ci si scopre improvvisamente soli.

Io non sono sola.

Finchè avrò un posto dove poter scrivere quello che sento.
Finchè ci sarà qualcuno che mi legge.
Anche in silenzio.

Io, Sono.

Soundtrack: Tu, Forse Non Essenzialmente Tu - Rino Gaetano

26.5.09

Dis-Connection



Intraprendi il viaggio finale, a un anno di distanza, su quello stesso treno che ti ha condotta lontano tante volte. Fino a sfiorare il Sogno con le dita, per poi riportarti ogni volta indietro. Passo di gambero.

Oggi si chiudono i conti. Letteralmente. Tra poco si conoscerà il verdetto.
Cammini sicura, le lenti scure a ripararti dal sole e da sguardi indiscreti.
Quando hai la musica giusta, non c'è storia. Sei una strafica.
Le mani in tasca, la borsa a tracolla e il calore di questo maggio così strano a tenerti in vita.

Ti notano, è evidente. Tieni il tempo, mentre aspetti il treno, sulla banchina semi affollata. Non puoi proprio evitarlo. Batti un piede, mimi i colpi della batteria con le dita, ondeggia il tuo corpo, oscilla la testa.
Arriva il treno, ti siedi. Non stacchi gli occhi dal finestrino per tutto il viaggio.
Veloci scorrono le immagini di un tragitto che dovresti conoscere ormai a memoria, ma che riesce ancora a sorprenderti con qualcosa di insolito.
La tua radio preferita, una canzone che ti accoglie come un grembo materno.
Ti abbandoni all'estasi di una nostalgica malinconia, quella malinconia che sei così brava a coccolare, masochista che non sei altro!

Il viaggio scorre veloce, non senti neanche il bisogno di leggere quel libro magico che hai scoperto per caso e da cui non riesci più a separarti.
Ti basta sentirlo sotto di te, nella borsa di tela che hai appoggiata sulle gambe. Ti terrà compagnia, con la sua aura miracolosa. Un libro, un amico sincero. Lui non ti tradirà mai.

Al capolinea la frenesia della folla ti sospinge in avanti come un ingranaggio mal oliato verso la metropolitana. Un automatismo a cui ti eri disabituata.
La radio non prende, dannata galleria! Provi a scorrere le cartelle del lettore mp3 cinese. Niente da fare. Ti rassegni al caso e ti dice anche bene: una manciata di pezzi niente male, nonostante l'alto tasso di glucosio contenuto.

Fine della tua corsa.

Piazza Bologna e le strade brulicanti di macchine e persone. Scegli d'istinto la tua direzione, certa di ricordarla. Ti infili in un dedalo di strade e viuzze desolate. Che sia arrivato agosto e non me ne sia accorta? Insisti, svolti, prosegui diritto. Nulla da fare. Tanto vale ammetterlo: ti sei persa. L'istinto non sempre è nostro alleato.
Fortuna che hai con te il Tuttocittà, un briciolo di razionalità ci salva sempre.
Ritrovi la retta via. Hai sbagliato di poco. Hai compiuto i movimenti giusti, hai solo imboccato la direzione opposta.

Arrivi a destinazione. Un saluto di circostanza. Un anno di vita, di lacrime e di sangue passa ad altre mani, che centrifugheranno e trasformeranno il tutto in numeri. Già, i numeri! Non sei mai riuscita a farci amicizia. Avresti voluto, ma niente. Si vede che non era destino!

Riavvolgi il nastro e ripercorri il tragitto all'inverso. Quasi ti dispiace che sia stato tutto così veloce. Il vento del convoglio in arrivo ti smuove i capelli, non è tempo di pensare. Danzare, solamente danzare. Cerchi il tuo spazio vitale muovendoti sinuosa, tra passeggeri e sostegni metallici.

Sbarchi a terra, ma puoi già respirare il mare. L'autobus no, non lo vuoi aspettare. Meglio camminare. Buttarsi tutto alle spalle, ricominciare. Scartabellare, selezionare. Cosa è meglio perdere, cosa lasciare. Senza mai recriminare.

Mettersi a colmare dei vuoti è rischioso, può portarti a sbagliare.
A confondere la stima con l'affetto. Le parole con l'azione.

ReAzione!

Reset. Dis-Connect.

React.

Always with Music in my head.


Soundtrack: You Can't Always Get What You Want - Rolling Stones

18.5.09

Dance, Dance, Dance




Certi risvegli sono la lenta, inevitabile emersione dopo una lunga apnea.
Niente di tutto ciò era programmato, e qui sta il bello. È la magia di vibrazioni diverse, all'apparenza inconciliabili, che entrano in collisione e producono un'immensa spirale, che ci sospinge lontano per giorni, mesi, anni... e finisce per ricondurci, quando meno ce lo aspettiamo, all'esatto punto di partenza. Se si oppone resistenza al moto ondoso, non si può che affogare.
Talvolta è meglio distendersi completamente, arrendersi del tutto all'elemento.
Diventare un tutt'uno con l'acqua.
Finalmente, lasciarsi andare...

Un libro scoperto casualmente e subito amato. Divorato. Non ancora terminato.
Il risveglio, questa mattina, con una canzone.

Un unico titolo.
Una sola raccomandazione: Dance, Dance, Dance.

Piccole magie. Regali preziosi. Libri, canzoni, persone.
Da portare nel cuore. Sempre.
Al di là delle distanze, fisiche e mentali. Delle separazioni, spazio temporali.

Questa canzone, oggi, è il mio regalo.
Fatene buon uso.


Soundtrack: Dance Dance Dance - Lykke Li

Having troubles telling how I feel

But I can dance, dance, dance
Couldn't possibly tell you how I mean
But I can dance, dance, dance
So when I trip on my feet
Look at the beat
The words are, written in the sand
When I'm shaking my hips
Look for the swing
The words are written in the air

Dance,
I was a dancer all along
Dance, dance, dance
Words can never make up for what you do

Easy conversations, there's no such thing
No I'm shy, shy, shy
My hips they lie 'cause in reality I'm shy, shy, shy
But when I trip on my feet
Look at the ground
The words are written in the dust
When I'm shaking my hips
Look for the swing
The words are written in the air

Dance,
I was a dancer all along
Dance, dance, dance
Words can never make up for what you do

Dance, dance, dance

21.4.09

Shine On



Sei un mistero per me, almeno quanto lo sono io per te. La frenesia di scrivere mi brucia nel cuore, un conforto temporaneo che presto richiederà altro ossigeno. Avrei voglia di urlare al mondo quanto ancora ho dentro, ma non è tempo.

Gioiosamente isterica mi lascio vivere, scivolando nervose dita sulla mia tastiera. Rinnovo ancora una volta quel bagliore interiore che credevo perduto e spingo più forte il piede sull’acceleratore, lanciata in corsa lungo l’autostrada di una sconosciuta emozione.

Ho paura che finisca, ma non temo il volo. Non riesco a comprendere come abbia potuto essere così cieca: un vivido fulgore mi si è incollato addosso e si rinnova ad ogni nuova interazione con il mio io interiore.
Fisico e carnale, il Tempo mi divora. E tutto lentamente scompare nella fotografia che l’anima scattò immortale.


Soundtrack: Shine On - The House Of Love

In a garden in the house of love, sitting lonely on a plastic chair
The sun is cruel when he hides away, I need a sister - I'll just stay
A little girl, a little guy - in a little church or in a school
Little Jesus are you watching me, I'm so young - just eighteen

She, she, she, she Shine On
Shine On
Shine On

In a garden in a house of love, there's nothing real just a coat of arms
I'm not the pleasure that I used to be - so young - just eighteen

She, she, she, she Shine On
Shine On
Shine On

I don't know why I dream this way
The sky is purple and things are right every day
I don't know, it's just this world's so far away
But I won't fight, and I won't hate
Well not today

In a garden in the house of love
Sitting lonely on a plastic chair
The sun is cruel when he hides away

Shine On...
Shine On
Shine On

and on...and on...

Shine
Shine On
Shine
Shine
Shine

18.4.09

Tièniamente



Idiota. Sono una perfetta idiota.
Chi di fiducia ferisce, di fiducia perisce. Tieniamente.
Non affezionarti mai a nessuno, prima o poi ti ferirà.
Noiosa cantilena, continui a pugnalarmi a tradimento.
So che hai ragione, hai sempre ragione tu. E finirò per ascoltarti ogni santissimo giorno che Iddio manda in terra.
Infantile, forse, ma terribilmente vero.
Riesco già a sentire le parole di rimbalzo: questa non è vita!
Signori, so ben'io cos'è la vita.
So cosa IO sono in grado di sopportare, mea culpa, mea grandissima culpa.
Ogni circuito è a sé. Il costruttore lo ha progettato così. Massimo grado di tensione sopportabile = n*. Stop. Superato il limite scatta l'allarme e si attiva il sistema di protezione. Che posso farci?

E allora mi allontano io, prima che possano farmi di nuovo del male.
Mea culpa, mea grandissima culpa.
Sono io che ho troppo bisogno di loro. Nessuno sta lì a pensare a te. Nemmeno io lo faccio.
La lotta per la quotidiana sopravvivenza, cuori e denari, spade e bastoni, tutto questo già basta e non è mai abbastanza.

Fratello, compagno di viaggio, amante, amico, padre, madre e molto di più. Coraggioso tu, che mi accompagni da anni, attraverso i continui ups and downs del mio fragile equilibrio interiore. A te va tutto il mio incondizionato amore, la mia sempiterna stima.

Qual è la punta massima di dolore che si è in grado di sopportare?

One Caress. Basta così poco. Come dodici anni fa, quando mi salvasti dal naufragio, destinata di lì a breve a morte certa.
Hai avuto fegato, te lo riconosco. In molti sarebbero scappati. Ma tu: no. Sfidasti l'ignoto e mi portasti in salvo. A te devo la vita, la gioia, l'Amore. Dovrei ricordarmelo ogni santo minuto, benedire il destino che ci ha fatti incontrare e smetterla di sentirmi mancare la terra sotto i piedi quando non sei con me. Tu sei sempre con me. E chissà se un giorno riuscirò a smettere di vagheggiare inutilmente dei misteri insondabili di anime perse oltre lo spazio e oltre il tempo.
Quello che conta è qui, adesso. Siamo
noi.

Le illusioni sono meravigliose, ma possono far male. E, cosa ben più grave, esser male interpretate.

Voglio essere libera di scrivere tutto quello che mi passa per la testa. Almeno qui. Senza subire processi alle intenzioni, senza doverne rendere conto a nessuno. Qui la penna si libra oltre l'umano sentire, oltre il quotidiano patire paturnie di sciocca fattura. Qui null'altro che l'anima inafferrabile, incontrollabile. Inconciliabile con colei che in questa vita mi contiene.

Fuori di qui non c'è posto per nessuno. Non abbiatene a male. Sono fatta così.

Soundtrack: One Caress - Depeche Mode

27.1.09

Radio Prisma: Soldi! Soldi! Soldi!




Supero un po' della mia proverbiale timidezza e strisciante sociopatia per presentarvi finalmente la mia ultima creatura:

Radio Prisma numero 3: Soldi! Soldi! Soldi! Storie di ordinario precariato, che trovate pubblicata all'interno di RADIO PAZZA, di Dj Bak e Dj Grex.

Alcuni di voi lo sapranno già...
Da un po' di tempo mi cimento con la radiofonia via web, una passione iniziata per gioco e poi diventata qualcosa di più, grazie al contagioso entusiasmo dei due pazzi dj di cui sopra e al mio pazzo amore per la musica.

Musica a cui devo davvero molto.

Devo l'avermi aiutato in alcuni casi a superare la timidezza, in altri a purificarmi dalle energie negative che rischiavano di avvelenarmi l'anima e la vita, in altri a tirar fuori emozioni sepolte in profondità che ho poi trasformato in parole. Molte delle quali avete letto qui in questi ultimi mesi.

Ma alla Musica devo, soprattutto, l'avermi salvato dalla depressione.

Questa che vi sto presentando è una puntata speciale per me, più delle due precedenti.
Racchiude in un'ora di musica e parole quello che ho vissuto negli ultimi anni... e ne rappresenta forse la conclusione ideale.

Sicuramente il primo passo verso l'inizio di una nuova vita, in cui le delusioni e le porte sbattute in faccia si trasformano in benzina per accendere le mie vere passioni.
O, almeno, questo è quello che spero.

Ma basta con i sentimentalismi, e passiamo al succo della questione...

Radio Prisma number 3 è il piccolo sfogo di una precaria quasi trentenne, alle prese con il duro mondo del post-laurea, tra stage, disoccupazione, lavoro nero, e decine di lavori precari, alla ricerca di un suo posto nel mondo.
E' ancora possibile continuare a sognare quando, pur lavorando, non si riesce ad arrivare alla fine del mese?

Dite la vostra, cari web ascoltatori, vicini e lontani!
Radio Pazza ha bisogno di voi per continuare a sognare...

Besos a todos,
Dj Prisma - TBFKA MusEum.

Per ascoltare la puntata, fate una capatina su RADIO PAZZA e troverete, oltre a Radio Prisma 3, la programmazione completa della radio, a cura di Bak e Grex.

Ovviamente, a Bak e Grex va, con affetto, il mio enorme grazie per aver dato inizio a quest'avventura.

A voi, lettori del blog silenti e non, va il mio grazie anticipato se vorrete seguirli e sostenerli nel loro progetto!

FATEVI SOTTO!!!!!


Soundtrack: Radio Ga Ga - Queen




18.10.08

(A)Mare



Sono passati due mesi e sei giorni dall'ultima volta che ho scritto qualcosa di sensato su questa moleskine nera che ormai sta per terminare le sue pagine bianche. Mi mancherà questo taccuino nero, il miglior gadget che mi abbiano mai regalato per promuovere un film.

Stavolta scrivo senza musica. O meglio, con una musica che forse è più Musica per me di tutte le altre. Il fragore delle onde, avanti e indietro, avanti e indietro, contro la battigia.
Il sole di ottobre scalda ancora, ma soffia il vento, con dolcezza.
Mi piace stare qui.

Oggi mi sono fatta coraggio e sono tornata lì, in quella squallida sala d'aspetto. Bianca, neutra, senza nemmeno la puzza di cloroformio.
Non è per me che ci vado, ma questo non mi consola affatto. Sono tre anni ormai, senza contare tutti quelli che hanno preceduto la terza tempesta.

Gli occhi cerulei non c'erano nemmeno oggi, non è una novità. Ricomincia la girandola degli "Oggi non c'è, prova lunedì", e via così. Salvo poi ritrovarmi davanti quei maledetti occhi nei luoghi più impensati, mentre sto lavorando e non posso parlare. Cazzo.

Mi incammino decisa incontro al mare. La sabbia è ancora indurita dalla pioggia dei giorni scorsi. Orme di cani e di cristiani mi circondano, e mi torna in mente quella favoletta che alcuni di noi scrivevano sui diari di scuola... le orme di Dio scomparivano proprio nei momenti più difficili della nostra vita, perchè in quei giorni - così era la storia - camminava portandoci in braccio.

Io non lo so se Dio esiste o no e, onestamente, non mi interessa poi tanto. So solo che arrivano quei momenti in cui il mondo ti crolla addosso e pesa tutto sulle tue spalle. E non conta quante persone si hanno vicino.
L'energia che possono trasmetterti è fondamentale, certo. Ma alla fine dei conti siamo soli. Soltanto noi possiamo tenderci la mano e rialzarci. E se la roccia continua a sgretolarsi implodendo, io e soltanto io posso rimettere insieme i cocci e ricominciare...

Per quanto continui a darci dentro e ad andare avanti, la misura periodicamente si colma e crollo.
Forse è questo che devo imparare a fare: perdonarmi... Perdonarmi per questi cali energetici, per questi momenti di sconforto. Sdraiarmi così, come adesso, sulla sabbia, respirare il mare e rispettare finalmente la mia anima e il mio corpo che mi chiedono una tregua.

Non mi sento mai "abbastanza" in ogni singola, stupida cosa che faccio o dico, e maledico l'ossessione della perfezione che non vorrei avere, e che mi resta appiccicata addosso come un vestito che non ho scelto, ma senza il quale mi sentirei nuda, inadeguata, indegna di essere amata.

Un paio di giorni fa è stato il mio compleanno. Da qualche anno a questa parte non ho nessuna voglia di festeggiarlo, non so nemmeno io il perchè. Una strana malinconia comincia ad assalirmi nei giorni precedenti, fino ad accumularsi e fare tappo.
E mi infastidiscono le domande di rito di amici e conoscenti, "Come festeggerai?", "Che farai di bello?".
Bypasserei volentieri questa data, carica di aspettative che mi fanno solo stare male.

Ieri però ho visto qualcosa, qualcosa per cui ho deciso che vale la pena riprovarci ancora.
Una data è stata la chiave. La data del mio compleanno.
Ho voluto leggerlo come un segno. Un regalo del Destino.
Forse sarà l'ennesima delusione, ma ho deciso di fregarmene.

Ci voglio credere ancora.
Lo devo a me stessa. A te, a noi, al Sogno che mi porto dentro.

Voglio mettercela tutta, per l'ennesima volta.
E guai a me se mi arrendo.

Finisco di scrivere, alzo la testa...
Le vele, in lontananza, mi sorridono...

Deep down inside I know I will survive

Soundtrack Postuma: Royksopp - Only This Moment

4.7.08

Il Fine Della Fine




Non sono un'esaltata di Jim Morrison, non ho suoi poster alle pareti, nè conosco l'intera discografia dei Doors... Ma a pelle, empaticamente e istintivamente, la sua voce mi dà sempre i brividi.
Una voce che va oltre, che penetra nelle viscere, che sembra provenire da un altro tempo, da una dimensione che a lui stesso doveva apparire misteriosa e ipnotica.

Oltre le porte della percezione per me ci sarà sempre The End, una psichedelica cavalcata verso la fine, quella che Jim incontrò la notte del 3 luglio di 27 anni fa, all'età di 27 anni.
La stessa età che avevano anche Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Kurt Cobain quando sono morti.

Brian Jones morì la notte del 3 luglio come Jim Morrison. Due anni prima di lui. Jimi Hendrix gli dedicò una canzone e Jim Morrison una poesia. Non potevano sapere che il Club 27 avrebbe presto avuto due nuovi membri.

Chiudo gli occhi e mi sembra di vederlo Jim, anche se non ho mai visto un suo live. Nemmeno registrato.

The End.
Visiva.
Viscerale.
Pulsante di Vita.
E di Morte.
E Tempo che scorre.

Ho anch'io 27 anni, ma non ho paura.
Sento di essere arrivata alla fine di un periodo della mia vita che mi appare allo stesso tempo vicino e lontano.
Che ha posto le premesse per il mio futuro.
Nebuloso, indeterminato.
Eccitante.

Cambio pelle.
Queen Of Lizards
. I can do anything.
La vecchia pelle in cambio della nuova.

Le vecchie paure, le aspettative, le frustrazioni in cambio di nuova aria. Ossigeno per la mia identità multiforme, in continua evoluzione.

Vecchie insicurezze a braccetto con la mia nuova e sacrosanta determinazione.

La vita è la mia e farò di tutto per farne ciò che di meglio potrò per onorarla. Libero arbitrio in libera mente, zero condizionamenti.

Proposito utopistico, ma chissenefrega.
Tendere alla perfezione, non significa dover essere per forza perfetti. È l'intenzione che conta.

Sì, è la Fine...
Ma è soprattutto un nuovo Inizio.

Can you picture what will be
So limitless and free
Desperately in need...of some...stranger's hand
In a...desperate land


Soundtrack: The End - The Doors