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27.7.11

Frullati Spazio Temporali



Fuori piove, governo bucaniere. Starsene in silenzio a lavorare aiuta a rimettere in moto i neuroni. Già sperimentato. Come ho le mani in pasta, sporche di polvere o detersivo, ecco che mi vengono in mente le idee del secolo. (Sì, come no!). E allora cerco di imprimere nella mia memoria tre o quattro parole chiave che, al momento giusto, possano richiamare tutto il resto. Fischietto, Barbie, insaponare, palmo a palmo, anni ottanta.

Pulire palmo a palmo la propria casa dovrebbe essere un gesto d'amore, un po' come strofinare con la spugna imbevuta di bagnoschiuma la schiena della persona amata. Sento la spugna che si frappone tra me e la vaschetta in plexiglas del frigo come un piacevole scorrere del Tempo che mi insegna ad essere grande. Com'era negli anni ottanta, quando le nostre madri per la maggior parte erano casalinghe e la casa era al centro, o quasi, del loro universo? Quando, salve le dovute eccezioni, alle quattro del pomeriggio, o giù di lì, ci preparavano la merenda? Non ce ne sono più di mamme così. E tanto meno merende. Tutto è precario, ormai. Ora della merenda compresa.

Scarto le posate nuove, regalo del mio secondo papà, e la plastica di cui sono fatte le confezioni mi ricorda quelle che contenevano l'agognata e a lungo attesa Barbie. Di nuovo mi tornano alla mente gli anni ottanta e mi chiedo come accidenti abbia fatto a sopravvivere a quelle bambole diaboliche.

Lavastoviglie, chi è costei? Alla schiuma che mi scoppia in mille bolle fra le dita, non riuscirò mai a preferire quella macchina infernale. Ci osserviamo in cagnesco, lei con i suoi scomparti insidiosi, io con la mia clumsy attitude. Prima o poi dovremo trovare un accordo.

Mi piace occuparmi della mia cucina. Lavo le stoviglie e fischietto. Da quanto tempo non lo facevo! Qui sono libera! Quasi non mi sembra vero. Difficile descrivervi la sensazione. Non si tratta della mera autonomia né del classico, ancorché arduo, taglio del cordone ombelicale. Di libertà vera, da un insolito e inconsapevole carceriere che per anni ha invaso ogni centimetro fisico e immateriale del mio essere. Per usare un'immagine forte, è come se finalmente mi stessi partorendo, traendomi fuori, bracciata dopo bracciata, dal liquido amniotico. Mi torna in mente mio nonno che, sentendomi fischiettare mentre lavavo i suoi piatti, mi chiamava fluitje, che in olandese sta per fischietto. Che tempi. Sembra passato un secolo, e in effetti saranno passati vent'anni.

Molte di quelle persone non ci sono più e, sembrerà strano, ma certi giorni le sento tutte qui, specialmente una. Ci sono canzoni che mi fanno subito pensare a lui, una di queste è Se Telefonando. Ieri sera la voce di Mina dall'altoparlante della sua vecchia radiolina a pile mi ha fatto istantaneamente ricordare l'audiocassetta che amava far suonare in macchina, durante i nostri viaggi, che spesso finivano in malora, ma di cui conservo nonostante tutto bei ricordi, che ora sono soltanto miei.

Perché mi tornano in mente tutte queste cose proprio adesso, alla soglia di una a lungo desiderata, e centimetro per centimetro conquistata, indipendenza? Da una parte mi identifico con mia madre, dall'altra la sola idea mi terrorizza, visto com'è andata a finire per lei, così forte per tanto, troppo tempo.

No, io non sono lei. Sono anche lei. Ma ho in me colori nuovi e ho intenzione di usarli tutti, e realizzare un capolavoro.


YUKI, AKA PRISMA

Post Scriptum: cercavo un'immagine che accompagnasse questo post usando la parola chiave "Miralanza". E' uscita fuori lei, la saponetta verde Palmolive. Esattamente la stessa che comprava sempre mio padre. Le ultime due non fece in tempo ad usarle, lo sto facendo io. Appena anche quest'ultima si consumerà, correrò a comprarne una nuova. Per ricordarlo ogni giorno. Anche così.

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Soundtrack: Se Telefonando - Mina

4.1.11

Goccia A Goccia




L'ideale a cui tendevi la pargoletta mano
è andato lontano, è andato lontano...
Se ne andò mentre cercavi Godot
imitando con gli occhi Charlot.


Il caso è caso e in quanto tale non può essere forzato. L'Universo è ben lungi dall'essere dipanato e tu, tapina, l'hai soltanto brevemente assaggiato. Scruti le nuvole che ti vengono incontro attraverso il parabrezza, scenari da cartolina precedono un punto su una cartina che dovresti cominciare a chiamare Casa. Un punto di ripartenza, non tanto di arrivo. Ma non ci riesci. Non ancora.

Se la volontà potesse annullare le distanze, ti toglieresti quel vecchio scafandro e correresti incontro al tuo Domani ora, il sorriso ingenuo e il cuore gravido di dolore che ti fanno così cinicamente empatica, dolcemente isterica, cocciutamente istrionica.

Cullatemi ancora, sogni appesantiti, aiutatemi a levitare leggera, sogni stanchi, di lottare e aspettare! Sfinita. La goccia che un tempo mi ha generato continua a torturarmi ogni giorno che scende in terra. Anche se so che non ha colpe, ché questa è la sua natura e non può farci niente, non posso che odiarla e di riflesso odiare anche me per subirne i colpi lenti, ripetuti, cadenzati, talora più intensi, quasi da temporale, che mi picchiettano la testa da quando sono venuta al mondo. Giorno dopo giorno, pezzetto dopo pezzetto, correndo senza far rumore, sfidando l'armatura che in tanti anni mi è cresciuta attorno alle membra, cerco il mio angolo di tramonto. Starei sveglia per ore ad attendere l'alba, se solo servisse!

Frugo nelle tasche, c'è ancora quella vecchia moneta, simbolo di giorni che furono, tra ecoici corridoi fatiscenti e arrabbiati, sguardi deviati, sorrisi schermati e avvicinamenti mascherati. Chi diavolo sei? E perché continui a sfuggirmi? Sei forse lì per ricordarmi chi sono, che non devo mollare? Credi che abbia ancora qualche asso da giocare?

Rispondi, ti prego... non svanire una volta ancora, non temere i miei silenzi, non hanno alcuna pretesa, soltanto la bizzosa curiosità figlia di una lunga attesa. Dimmi che mi vuoi bene, che sai cosa siamo venuti a fare qui, ora, in questo tempo e con queste sembianze!

Tanti anni fa incominciasti le danze, libera volteggiavi, nell'aura ignota di una stanza mentale vuota. Luci e riflessi coloravano i miei capelli, occhi benevolenti contemplavano contenti. Oh, potessi tornare a quel momento, voltarmi di scatto e sorprendervi la vita sollevarsi in volo, a pochi centimetri dal mio mento!
Ridenti colline si dischiudevano timide, insenature lacustri prendevano luce da oscure montagne improvvisamente attraversate da bagliori di giorni nuovi. E tu, padre, accompagnavi discreto il mio incerto crescere lontano dal nido.

Fenice, dammi la forza di resistere ancora...
Soltanto un ultimo sforzo... e forse sarà l'Aurora!




YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Safe In The Steep Cliffs - Emancipator

10.9.10

Compromise





Dormono. Lievemente assopite.
Ristagnano. Blandamente cresciute.
Gorgogliano. Di orgoglio blindate.

Adoro il lieve sentire dell'occhio che vigila il sonno dei giusti,
ascolto il soave fluire di un ricordo sotteso, atteso, sospeso

Piango, e nel mentre ritrovo l'Amore, quell'intima unione che ci fece Luce

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Immagine: Age Of Enlightment - Gilad Benari

Soundtrack: Live With Me - Massive Attack (alla radio, mentre scrivevo...)


14.4.10

Rock Against The Clock



Impenetrabile roccia
da cui nessun fiore
sboccia

Se fosse una macchina
il cuore
forse
non sentirei dolore


"And something inside of him died.
She had to sell everything she owned
And froze up inside."


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Tangled Up In Blue - Bob Dylan



6.4.10

Arrocco, O Scacco Matto?



arroccare 1 (v. v. tr.) 1 Nel gioco degli scacchi procedere a un arrocco. 2 Muovere le truppe lungo le linee interne al fronte. 3 Mettere al riparo, al sicuro.

È di nuovo buio. Strada sbarrata. Isolamento. Disperazione.
E non so più dove andare a parare.
Chiedi aiuto, no? Impara a parlare, a spiegare, a esternare!
Già, ma a chi? Vedi nessuno?
Qualcuno ci sarà, che può darti una mano. Una soluzione si trova sempre.
Si vede che non sei mai stato nei miei panni.
Ecco. Lo vedi come sei? Stai di nuovo facendo la vittima.
E tu stai di nuovo puntando il dito.
Touché.
Se iniziassi a fare l'elenco completo di tutto ciò che mi è capitato e continua a verificarsi nella mia vita, ti deprimeresti e finiresti per compatirmi. E non sapresti come aiutarmi.
Lasciami almeno la libertà di ascoltarti, prima di scrivere tu il copione della mia reazione!
A che pro? Per leggere nei tuoi occhi che avevo ragione? Tutto è già successo e non fa che ripetersi.
Si vede che non hai ancora imparato la lezione.
Lo sapevo. Anche tu pensi che sia colpa mia. Lo credo anch'io, sai? Me ne convinco sempre di più, ogni giorno della mia vita. Sono arrivata persino a pensare di farla finita.
Ottimo! I miei complimenti. Il miglior modo per risolvere un problema.
Ho persino bestemmiato, se è per questo. E no, non ne provo dolore, per citare un vero Signore!
Adesso ti metti anche a citare? Scendi dal piedistallo. Tu non sei lui, tanto per cominciare.
Ehi, tante grazie per avermelo ricordato. Se non ci fossi tu, il mio stupido cervello non ci sarebbe mai arrivato.
Ridi, ridi, so benissimo che pensi che sia meglio ridere per non piangere, invece di agire nel concreto per evitare di soccombere al dolore.
Mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa! Lo vedi che in passato, dalla messa qualcosa ho imparato? Figurati che da anni contrasto inutilmente chi mi dice che pregare è l'unico modo per risolvere i problemi della gente!
Senti, piuttosto... adesso cosa pensi di fare?
Giuro che non lo so, tanto per cambiare...


Aiuto.

Ho sognato la tua voce flebile pronunciare queste sillabe, in un impercettibile canto straziato. Sgraziato.

Aiuto.

Già, ma a chi?

Aiuto.

Mi guardo intorno e vedo solo il vuoto.


Solo la forza degli abbracci.
Non chiedo altro.

Il tempo fugge via e ci trascina lontano...
Ma perché non prende anche me?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Cosmic Dancer - T-Rex



27.3.10

Shadow





Condensare in un tripudio di suoni e armonie, in un dilaniante ed eterno vocalizzo, tutto l'amore e l'odio, tutto il dolore, in quell'estremo bisogno di perdonarti per un male di cui non hai colpe e che ti rende, giorno dopo giorno, sempre più estranea ai miei occhi.

Mi hai donato la Vita ed io vorrei tanto potertela restituire, in luogo di questa Non Vita che si è impadronita della tua mente. Non posso e non potrò mai farci niente. Chiedo solo l'unica evoluzione possibile, che ha il suo apice nel perdono.

In un lungo impossibile abbraccio, ritrovare quel calore perduto, quel sorriso scevro di dèmoni ed ombre, quello sguardo in cui perdermi e finalmente ritrovare la fiducia in me stessa e nel mondo.

Perdonami, se non voglio più essere la tua ombra.
Perdonami, se non riesco più ad amarti come vorrei.

In questa primavera dell'Anima, spero di essere all'altezza di tutta la meraviglia che mi viene incontro, spero di meritare lo splendore del Mare.

Spero, un giorno, di ritrovare un Senso a questo mio singhiozzare...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Sanvean (I Am Your Shadow) - Lisa Gerrard

10.3.10

Il Male Minore





Adulta ormai da un pezzo, con rigurgiti infantili che mi fanno ribrezzo, a distanza di cinque anni riscopro il tuo tradimento con disprezzo. Non eravamo una squadra, come hai potuto farmi questo? Sono passati anni, indomitamente frenetici, fintamente innocui, ma è oggi che non riesco a perdonarti. Non posso più guardarti, senza pensare che tra me e lei scegliesti lei.

E sembri non accorgerti neanche del gravoso dolore che mi hai scaricato sulle spalle. L'ho accettato volentieri, scegliendo il male minore, ma non riesco più a ignorare il mio bisogno di calore! Il quieto vivere ti è sembrata la scelta migliore, ma non so più quanto ancora potrò resistere nel suo irrazionale bagliore.

Ovunque spuntano foto di facce che considero ormai morte. Quegli amabili resti, che vuoi costringermi a vedere. Il dolore si acuisce, e a te non sembra importare. Del resto, come potresti capire? Per te è solo un altro modo per non morire. Ti sembra così di rinvigorire una famiglia che non è mai esistita, se non nel breve lampo di una fugace illusione, che sapeva d'estate e feste comandate, che raramente hanno visto riunite certe grandi tavolate.



Non importa. Il futuro non è ancora ipotecato. Ma la macchia di petrolio si allarga, intenzionata a compromettere l'intero ecosistema.

Una parte di me continua a ripetere: Perdonali, che colpa ne hanno?
L'altra esplode, in un pianto dirotto: A me nessuno pensa?

In mezzo, la me di tutti i giorni, colei che deve pensare alla propria indipendenza. Psicologica, prima ancora che economica. Consapevole che ciascuna è legata a doppio filo con l'altra.

Ma qualcosa dentro di me ormai si è spezzato, e so che è per sempre. Non riesco più a scindere l'affetto per le persone che ho conosciuto nel loro lato migliore e peggiore, dal tradimento di una fiducia che non avrei mai voluto perdere.

Il perdono, dicono, è l'arma più potente. Già, ma che fare quando non si riesce più nemmeno a perdonare se stessi?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Ripples - Genesis (neanche a farlo apposta, il brano è del 1977...)

Bluegirls come in every size
Some are wise and some otherwise,
They got pretty blue eyes.
For an hour a man may change
For an hour her face looks strange -
Looks strange, looks strange.

Marching to the promised land
Where the honey flows and takes you by the hand,
Pulls you down on your knees,
While you're down a pool appears.
The face in the water looks up,
And she shakes her head as if to say
That it's the last time you'll look like today.

Sail away, away
Ripples never come back.
Gone to the other side.
Sail away, away.

The face that launched a thousand ships
Is sinking fast, that happens you know,
The water gets below.
Seems not very long ago
Lovelier she was than any that i know.

Angels never know it's time
To close the book and gracefully decline,
The song has found a tale.
My, what a jealous pool is she.
The face in the water looks up
She shakes her head as if to say
That the bluegirls have all gone away.

Sail away, away
Ripples never come back.
They've gone to the other side.
Look into the pool,
Ripples never come back,
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
Oh, they've gone to the other side...

Sail away, away
Ripples never come back.
Gone to the other side.
Look into the pool,
The ripples never come back, come back,
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
They've gone to the other side
Ripples never come back
Sail away, away...

5.3.10

Voglio Andare A Casa, La Casa Dov'È?



casacasacasamiserveunacasahobisognodicasadatemiunacasalavorocomeunmulomela
meritounacasaancheunbucounastambergaunbugigattolounatopaia.

- Pronto, ho trovato il suo annuncio. Quanto viene l'appartamento di 95mq?
- 320 mila euro.
- Ah. Mi vendo un rene e la richiamo.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Fabbricando Case - Rino Gaetano

Fabbricando case ospedali casermoni e monasteri
fabbricando case ci si sente più veloci e più leggeri
fabbricando scuole dai un tuo contributo personale all'istruzione
fabbricando scuole sub-appalti e corruzione bustarelle da un milione
fabbricando case popolari biservizi secondo il piano regolatore
fabbricando case ci si sente vuoti dentro il cuore
ci si sente vuoti dentro il cuore
ma dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare
spendi per opere assistenziali
per sciagure nazionali e ti guadagni l'aldilà
e puoi morire in odore di santità
fabbricando case
fabbricando case ospedali casermoni e monasteri
fabbricando case ci si sente più veloci e più leggeri
fabbricando case assicuri un avvenire ai tuoi figli con amore
fabbricando case col sorriso e col buonumore
col sorriso e col buonumore
ma dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare
spendi per opere assistenziali
per sciagure nazionali e ti guadagni l'aldilà
e puoi morire in odore di santità
fabbricando case

20.2.10

Senza Origine, Persa In Una Vertigine...




In cerca di un'ispirazione che potesse raccontarmi chi ero, ho finito per perdermi nei ritmi di un'artista scomparsa, nei suoni di una melodia già sentita, nel canto di una voce che vorrei fosse la mia.

Nel cercare un'immagine di me, la migliore che mi abbiano mai scattato, sono inciampata in vecchie foto di famiglia, in vecchie foto di me. Inutile dirlo, la foto "migliore" non l'ho più trovata. E non è un caso. In fondo era solo una finzione, frutto dell'idea di un'amica che, per un pomeriggio, aveva voluto truccarmi, vestirmi e pettinarmi per poi scattarmi delle foto che avrebbero dovuto lasciar risaltare qualcosa che, a ben guardarlo, mi piaceva da morire e al contempo mi faceva sentire estranea a me stessa.

Ho ritrovato foto belle e meno belle, e anche le peggiori, quelle di cui mi vergogno, quelle che non mi rendono giustizia. Qual è la me che voglio? Quella che si dibatte tra il migliore o il peggiore, nell'istantanea imprendibile di un attimo che non c'è? Quella che non esiste e forse non è mai esistita? Quella muta, immobile e silenziosa di certe strane solitudini dell'anima, o quella sorridente, gioiosa e piena di vita che scaturisce da certe miracolose collisioni?

La foto di famiglia, l'unica davvero al completo, va ormai dissolvendosi nell'acido dei problemi irrisolti cui non posso più porre rimedio. L'immagine di mia madre mi colpisce forte dentro. Io che mi arrampico sul suo corpo, lei che mi avvolge in un abbraccio protettivo, lo sguardo dolce rivolto all'obiettivo.

Dove sei finita? Perchè mi fa ancora così male? Perché non riesco ad accettare il cambiamento?

Ah, si potesse vivere danzando solamente, sciogliendo ogni laccio col passato senza per questo perderne il concime...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Senza Origine - Valentina Giovagnini

Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che terra non è
Prendimi così stringimi a te
Gira intorno a me canta con me
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Senza origine
da strade e vie tornano in me
le false lacrime dei re
solitudine
che inganno sei che inganno sei
nei giorni miei
Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che terra non è
Prendimi così stringimi a te
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che alba non è
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Senza origine
tra uomini e no
scivolerò ancora in un deserto al neon
per non essere
straniera mai nemica mai negli occhi tuoi
Piramidi che girano in un gioco di luce
non fermarti mai
in questo rito che tempo non ha

21.1.10

Arida

Silenzio. Assordante.
Lentamente mi uccide.
Come sono potuta arrivare a tanto?

Arida.
Niente più da dare.
Un intero IO da ricostruire.

Perché mi sono fatta questo? Perché non sono fuggita via lontano, quando ancora potevo farlo?
Perché ho voluto a tutti costi vivere una vita "normale"? Perché sto ancora qui, a tentare di salvare il salvabile, io che non potevo permettermelo?

Caro lettore, più o meno casuale o sconosciuto, non ti impressionare. Ci sono cose che non riesco a dire. Cose di cui non voglio parlare. Cose di cui DEVO parlare.
Cerco in me la forza di alzare la testa. La forza di non vergognarmi più di ciò che NON È MIO.
Se ciò che leggi non ti aggrada, se il mio parlare infastidisce il tuo ottimismo, non proseguire oltre.

Troppe volte mi sono negata lo spazio di parlare. Troppi tabù. Troppi falsi miti. Troppo "quieto vivere" che rischiava lo smottamento. La Famiglia quale sacro valore. La Famiglia come nido d'amore. La Famiglia che diventa terrore. Una Famiglia che non ha colpe e che, ciononostante, le crea.

Non ci sono Angeli né Demoni in questa storia, signori. Solo un'unica accozzaglia confusa, più o meno accentuata. Ne vidi entrambe le facce e no, non ne fui sollevata.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Like Tears In Rain - Covenant

25.12.09

Ipo-Crisi-A





Un altro. Cadiamo così, come le mosche.
- A che ora è il funerale? - Alle dieci.
Sveglia alle 6. Io e il babbo. Si torna al paesello.
La mattina della vigilia di Natale.

Tira vento, ma non fa più un freddo becco. E c'è persino il sole.
Il prete fuori dal comune e la sua omelia. Mi sei piaciuto, anche stavolta. Anche se sei strambo forte.

Si cammina tutti lemme lemme, a messa finita, dietro il carro funebre. E penso menomale. Ora hai smesso di soffrire. Povera zia, che te ne sei andata un fracco d'anni fa, quando morì tuo marito. Che la tramontana mica t'ha fatto onore, e invece di portarti via con lui ti ha regalato nove anni di passione, perdita di lume e smalto, e progressiva regressione. Fino al deterioramento delle ultime settimane. Se l'aveste vista, non l'avreste nemmeno riconosciuta.
Povera F. Si può amare una persona fino al punto da cessare di esistere, in barba al corpo terreno che continua la sua ipocrita e vuota esistenza, nonostante la mente se ne sia andata a ramengo da tempo? Se penso a come stasera ti sei preso cura di me, angelo mio, come nemmeno io sono in grado di fare, e a quanto ti amo, non stento a crederlo. Ma piuttosto un colpo in testa, che finire così, lentamente, nella sofferenza mia e altrui. Povera, piccola F. Ottantatre anni in un corpo di bambina. E ora eccoti lì, accanto a lui, mentre murano il tuo mucchietto d'ossa accanto alle sue. Sotto c'è mia nonna. Ho fatto appena in tempo a conoscerti, 28 anni e 9 mesi fa, e a piangere dallo spavento davanti al tuo aspetto austero e quell'orrido cappello.

La cappelletta di famiglia cade a pezzi. I cugini rimasti discutono sul da farsi, eccetto mio padre che, da buon orso, spesso se ne resta un po' in disparte, anche coi pensieri. Sarà, ma a me, quando sarò morta, non m'importerà una sega, come dicono da queste parti. Ho sempre pensato di farmi cremare e far spargere le mie ceneri in mare. Ma ho scoperto che è vietato. Pensa te! Son capaci di romperti i coglioni anche da morto, come direbbe praticamente due terzi della mia famiglia di toscanacci. La parolaccia, che mia madre odia tanto. È volgare.
Sarà. Per me sono molto più volgari certi comportamenti ipocriti. Come il mio oggi, per esempio. Tentare di spiegare a tutti perché anche stavolta non c'eri. E lo sai mà? Mi sono proprio rotta i coglioni. E anche se è Natale e ce l'ho messa tutta per coprirti, per difenderti, anche da lui che ti usa come foglia di fico per le sue mancanze - me l'ha ordinato il capo, il generale ha detto così, et cetera et cetera et cetera - anche se è Natale e bisogna essere tutti più buoni, io penso di esserlo anche troppo, e non per mia scelta. E anche se sto in riserva, mi son messa a fare l'eroina. Finché a tavola, davanti all'ennesimo io non bevo, sono crollata. Che stronza. Dovevo immaginarlo, non sono di pietra! E certe volte devo dire no. Ma non perché sono stronza. Perché non sono come gli altri. Ho l'energia contata. E non posso permettermi il lusso di esaurirla.

Mi spiace nonna, per aver rotto quel bicchiere. Credo fosse tuo. Lo so che non puoi rispondermi, e allora? Scusa posso dirlo, almeno? Scusa un corno. Ha resistito per 29 anni, quel bicchiere. Eh, lo so. Anche io. Ecco, allora vedi di starci più attenta, la prossima volta. Che i bicchieri rotti si buttano, ma anche i cristiani. Già.

Quante cose che non puoi dire. A che servirebbe? Tanto non capirebbero. E altre, semplicemente, non le puoi dire per puro istinto di sopravvivenza. Eppure non è stato così male, oggi. La piccola M., per esempio. Non te lo saresti mai immaginato tuo cugino S. andare così in brodo di giuggiole. Hai visto che capolavoro? Eh, già, cuginastro che non sei altro. E lei sembra essere nata per fare la mamma. Semplicemente perfetta. Nonostante sia più giovane di me.

E poi il pranzo della vigilia, e zia A. che prende sottobraccio zia F., quando fino a poco tempo fa nemmeno si salutavano. E la tua foto, cugino C., mentre imbracci la chitarra, il sorriso felice di chi vuole essere ricordato così. Lo sai? Ero riuscita a non piangere oggi, finché non ho varcato la soglia della tua cappelletta. La chitarrina in miniatura e la targhetta degli amici che sentono il vuoto immenso che hai lasciato. Lo vuoi anche tu il ricordino di C.? Accidenti se lo voglio. Come vorrei averlo potuto sentire cantare e suonare almeno una volta. Mannaggia alle distanze. Zia cara, spero proprio che oggi non resti sola a casa. Continui a ripetere e a rivivere milioni di volte la stessa scena. La morte improvvisa del tuo unico figlio. L'altra zia F. aveva cominciato così, quando morì suo marito. Speriamo tu non faccia altrettanto.

Sono le quattro, più o meno. Piove e ci aspettano almeno due ore di macchina. E la mamma ci aspetta per il cenone. La tua vecchia autoradio a cassetta. Fortuna che qualcuno si è ricordato che avevamo l'adattatore. Collego il lettore mp3 ed è fatta. Lo shuffle regala a questa desolata campagna dal sapore autunnale un'aura di mistero e fragilità. Calcolo i tempi. All'imbocco dell'autostrada farò partire la mia ultima creatura. Così puoi sentire cosa combina tua figlia al computer, oltre a tutto il resto. E magari entriamo pure nel clima che una sera come questa dovrebbe possedere. È o non è quasi Natale?

Pochi istanti e l'auto si trasforma in un carillon. Sorrido, non ci posso credere! Fa tutto un altro effetto sentirla qui. Ti piace. Rientriamo a casa e sono felice. Resisto persino al fuoco di fila delle sue domande, al lavoro perso, ai casini lasciati ad accumulare per poter essere presente oggi, lì dove credevo di dover essere, anche se ora, onestamente, non lo so più.
E poi le mie crisi e quella musica ripetuta a loop. E le mie cuffie nuove di pacca... i bassi come non li avevo mai sentiti, non certo con le mie vecchie cuffiette di skype! Sorrido come un'ebete e penso a quanto ti amo! E poi l'altra sorpresona... Ma come ti vengono? Mi risparo per l'ultima volta la playlist self made. Non tutto è perduto. Nemmeno il foglietto con la tua poesia, Don Roberto. Che più che un prete mi sembri uno scrittore mancato, scusa l'insulto. Ma sai, tra "colleghi" ci si riconosce. E anche tra "pazzi".

A buon rendere...


Buon Natale......!

Tutti gli uomini hanno bisogno di tenerezza,
ma sono piuttosto restii a riconoscerlo.
Recitano la parte delle persone adulte
che si controllano.
Eppure è così chiaro che in ogni cuore
si nasconde quel bambino che eravamo e che non
è mai cresciuto.
Il bisogno di tenerezza è rimasto là...
come un fiore bisognoso di acqua.
Non avere vergogna di Dio.
Non temere di chiedergli di avvolgerti
nella sua infinita tenerezza.

Lascia che Dio ti prenda in braccio.

Lascia che Maria lo deponga
nella culla del tuo cuore.

Lascia che il Natale ti avvolga
nel suo mistero.

Lascia che il tuo cuore
diventi un cuore nuovo.

BUON NATALE A TUTTI!!!!!!!

Don Roberto.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Just A Sad XMas - Soul Duo

5.11.09

Soul Brothers, Soul Sisters






Now I'm out here on this road,

alone on this road tonight.
I close my eyes and feel so many friends around me...

L'etere mi parla, ma non come a te. L'etere mi parla, ma io non sono come te.
Io, le voci, le sento davvero. E che bello che sia stato oggi.
Oggi che adesso è ieri e tra poco spunta il sole.

La mia famiglia mi ha tradito, pugnalato, annientato. Migliaia di chilometri cancellati in un secondo, il male, se vuole, ti raggiunge in capo al mondo.
Le colpe delle madri ricadono sulle figlie. Ma io mi chiamo fuori.
Ce l'ho messa tutta, ma ora so chi sei. Ti ho visto nella giusta luce e non ti riconosco più.
Tu hai perso la fiducia in me, ma non mi hai mai ascoltato, conosciuto, capito.
E io? Per amor tuo ti ho perdonato tante indelicatezze, ma ora no.
La tua malattia non può essere un alibi per calpestare i sentimenti altrui. C'è un'altra persona, ben più a terra di te, che non ha mai messo se stessa sopra tutto il resto.
Nel suo letto di sofferenza ha sempre un pensiero per me. E nelle sue vene non scorre nemmeno il mio sangue.

Da oggi basta, voglio avere il coraggio di dire no. Di dirti no, perché mi hai levato la linfa, mi hai lasciato ansimante, in preda alla paura di accuse immeritate.
Solo una cosa mi rimprovero, l'ambiguità. Mi sono vista, guardandomi indietro, ripercorrendo il mio cammino al contrario. Ora so che da allora ho cominciato a proteggermi in un modo strano. Metto le mani avanti, e invece della linea retta, costruisco una girandola infinita, mi complico la vita. In tutti i campi. E mando segnali contrastranti, che vengono puntualmente male interpretati.

Ora basta. Che mi serva da lezione. Il coraggio delle proprie azioni. Le inevitabili selezioni.
Una sensibilità da preservare, senza un mistero da alimentare.
Un amore sincero, per le persone che lo meritano davvero.

Oggi ho perso una famiglia, ne sto costruendo una nuova.
E tu, amore mio, che sei con me da allora, non devi avere paura.
Amore è condivisione, arricchimento, non sostituzione.
Voglio tendere una mano, a chi ha guardato Oltre.
Questa è la mia Famiglia.
Nulla a che vedere con il sangue.

Mi deluderà? Li deluderò?
Forse sì.
O forse no.
Ma ho deciso che voglio amare.
E saper lasciare andare.

Un albero genealogico monco, marcio, paranoide, come lo hai definito tu oggi, non può più essere raddrizzato. Io, da sola, non ne ho più la forza.
Ma sto arando il terrendo, estirpando le vecchie radici piene ormai di metastasi.
Non posso obbligarvi ad amarvi, ad amarmi.
Ma per il mio albero che verrà, la terra dovrà essere sgombra.
Non permetterò a niente e a nessuno di rovinare la nuova vita che mi scorre dentro.
E per questo devo essere forte.
Ritrovare l'energia che ho perso, e che tu oggi hai continuato a succhiare, lasciandomi esanime.

Chiudo gli occhi e sento le vostre mani tra le mie.
Ce la faremo insieme.
Supereremo questa nebbia e la lasceremo cadere.
Non so dove sto andando.
Ma non voglio andarci da sola.
Voi, venite con me.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Blood Brothers - Bruce Springsteen

We played king of the mountain,
out on the end.
The world come chargin' up the hill,
and we were women and men.
Now there's so much that time,
time and memory fades away.
We've got our own roads to ride,
and chances we got to take.
We stood side by side,
each one fightin' for the other.
We swore until we died,
we'd always be,
blood brothers.

Now the hardness of this world,
slowly grinds your dreams away.
Makin' a fool's joke,
out of the promises we made.
And what once seemed black and white,
turns to so many shades of gray.
We lose ourselves in work to do,
work to do and bills to pay.
And it's a ride, ride, ride,
and there ain't much cover.
With no one runnin' by your side,
my blood brother.

On through the houses of the dead,
past those fallen in their tracks.
Always movin' ahead,
and never lookin' back.

Now I'm out here on this road,
alone on this road tonight.
I close my eyes and feel so many friends around me,
in the early evening light.
In the miles we have come,
in the battles won and lost,
are just so many roads travelled,
so many rivers crossed.

Now I ask God for the strength,
and faith in one another.
'cos it's a good night for a ride,
cross this river to the other side,
my blood brother...

1.11.09

Ho Picchiato La Testa. Ma Di Brutto!






Stavo per scrivere un post di quelli pesanti, stracciamaroni e piagnucolosi, ma la Musica e certe Persone Speciali me l'hanno impedito. Sai quando ti ritrovi ansimante, in preda a movimenti incontrollati, senza riuscire a chiudere i due rubinetti che hai ai lati del naso? Quando stai letteralmente per picchiare la testa contro il muro? Ecco. Oggi - e non solo oggi - mi ha còlto uno di quei momenti in cui quasi temi di sfiorare l'attacco di panico.

Dovresti lavorare, ma niente. Il cazzeggio diventa una via di fuga, un palliativo, davanti allo zaino troppo pesante che ti sei voluta caricare sulle spalle. Inizi a pensarle tutte. Spararmi un cannone? Nah. Mai fumata mezza canna. Ubriacarmi fino a perdere la brocca? Nah. Non ho voglia di nausea, vomito e mal di testa. Ballare e cantare a squarciagola? La prima, ancora ancora. La seconda: da bocciare categoricamente. Andare a farsi un giro all'aria aperta? Nah. Quando mi prende così, vuol dire che sono in fase letargica. Ergo, nun me mòvo manco si me sparano. Oddio, forse con un bel calcione nel sedere un po' di passi li potrei pure fare, anche solo per mandare a quel paese l'autore dell'insano gesto. Ma no. Troppa grazia. Ma quale grazia? Troppa fatica!

Poi lanci un sassolino. Piccolo. E il mare ti risponde. E si fa culla per il tuo dolore. Delicatamente. Senza nulla pretendere. Come una carezza invisibile che senti sulla tua testa impazzita. E allora i rubinetti si riaprono. Ma di commozione.

Allora, dato che ho picchiato la testa e di brutto, vorrei brindare all'Amicizia. E perciò vorrei dedicare a tutti coloro che me l'hanno dimostrata lo splendido post che la cara Desa ha pubblicato oggi sul suo blog. Racchiude perfettamente ciò che sono e che cerco anche qui, in questo mare virtuale in cui ogni tanto lancio i miei strampalati messaggi in bottiglia:

L'ARDUO SENTIERO DELL'AMICIZIA

Passate a leggerlo. Ne vale veramente la pena.

La canzone che ho scelto per accompagnare questo post concludeva una puntata di Radio Pazza, la numero 4, Incubi Di Sabbia, creata da quei loschi figuri di Bak e Grex, che oggi mi hanno fatto compagnia mentre tentavo maldestramente di lavorare nonostante i brutti pensieri. (A proposito, a quando un revival di voi due insieme? Ci mancateeeee!!!). Mi ha fatto riflettere per l'ennesima volta la riflessione di Bak sul vero senso degli incubi. La trovate al ventisettesimo minuto, tra i Cure e Jimi Hendrix. Dateci un orecchio.

E poi concludo con una frase estrapolata da una canzone che mi è piombata tra capo e collo per caso, dopo aver ascoltato un pezzo dei Calexico sul blog di Mio. Ho cercato Calexico su Archive.org e sono incappata in un programma di una web radio tedesca, FreeQuency. Ebbene, il brano in questione è My Brand New Disguise di Odran Trummel e il testo descrive esattamente il mio stato d'animo in questo momento:

I feel like I'm stuck in the bottom of your backpack, squashed by the burden of the problems you've chosen to carry on your back.

Mi sento come incollato sul fondo del tuo zaino, shiacciato dal peso dei problemi che hai scelto di portarti sulla schiena.

Occhei. Se siete ancora vivi dopo tutto questo giro di link e rimandi a perdita d'occhio, adesso saprete il vero motivo per il quale non riesco a lavorare. AHAHAHA.

P.S. Lo ammetto, sono stata contagiata dalla sindrome del linkismo. Mio, te fischiano le orecchie? :)


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Ho Picchiato La Testa - Ottavo Padiglione

17.10.09

Black Out?



Le parole aggrumano, faticano ad uscire. Una condensa caotica che odora di sconfitta.
Pensi, mentre agisci. Stupidi gesti che non hanno niente a che vedere con quello che hai dentro. Ma non puoi evitarli.
La odi, ma non riesci a staccarti.
Non puoi. Non ora.

Era iniziata bene. Gli affetti più preziosi capaci di sorprenderti al risveglio. Un giorno che non è più uguale a tutti gli altri.
E poi lei, che sceglie proprio quel giorno per farsi strada nei cunicoli oscuri di una famiglia mozzata.
Un albero genealogico monco, pieno di buchi e rami spezzati.
Sai che è
lui la causa di tutto. Dei dèmoni che ti braccano anche di giorno.
Ma non sai proprio come rimediare.

Forse dovresti troncare, come ha fatto lei.
Ma è una soluzione che temi. Ti conosci troppo bene per non sapere che sarebbe definitiva.
E tu non sei ancora pronta per un non ritorno.

Cerchi di rimediare a un pomeriggio nero, mescolandoti alle note nel buio che sa proteggerti abilmente tra decine di persone.
Una fusione. Il tuo corpo è uno strumento, anche se non emette alcun suono. Chiudi gli occhi, non puoi evitarlo. La Musica va vissuta. Non c'è alternativa.

E oggi? Non riesci nemmeno a guardarla in faccia, non puoi fingere che non sia successo niente. Nei tuoi occhi è tornato il rancore, la rabbia, il fastidio. Nei tuoi monosillabi tutta la frustrazione, per quei soliti ordini che non riesci a rispettare come vorrebbe.

Scusami se non sono perfetta.

Ritorni col pensiero a una magica serata, a una frase che ti è rimasta incollata dentro, e che è riuscita a farti piangere senza ritegno, nel bel mezzo di un concerto. In silenzio.

...ed entrerà la luce in questa casa...

Sai che l'unica via d'uscita è quella che la vita in questo paese continua a negarti.

Ma adesso non ditemi che devo scappare.
Non posso.
E non voglio.

E ti ringrazio,
angelo mio,
per sapere sempre
come afferrarmi
prima dello schianto,

quando nei miei occhi spenti
intravedi il pianto.



Soundtrack: Scusa - Otto Ohm

4.10.09

Better Days Are Gonna Come...




Spensieratezza,
bruci internamente,
con dolcezza.
Che infinita tenerezza
il ricordo di quella tua carezza.
Lieve, inaspettata. Benedetta.
Non hai mai avuto fretta.

Oggi che combattiamo contro i mulini a vento,
oggi, che sopravviviamo a stento,
io, quell'Amore, ancora lo sento.

Vorrei che i nostri sforzi non siano vani,
costruiamo giorno per giorno il nostro Domani.

È tutto qui, nelle nostre mani!


Soundtrack: Viole - Deasonika

18.9.09

It's Only Poetry, But I Like It!





AudioPost - Testo e Voce di Yuki AKA Dj Prisma TBFKA MusEum




Cerchi di dare un senso alla tua vita. Di fare la persona seria.
Ma tu hai il caos dentro, cazzo. E non c'è niente da fare.
Ti sorprenderà, vedrai. In una giornata come tante.
E avrà il suono dei fogli che cadono sul pavimento, delle carte che si sparpagliano.
Documenti a cui non riesci a dare un ordine.
E che rovinano a terra.
Perché lavoro e passione non hanno coinciso, e allora il sogno lo fai rientrare dalla finestra e dolcemente ti annienta, quando, invece, dovresti essere già grande da un pezzo e pensare solo a rigare dritto.

Ma la Poesia ti bussa sulle spalle.
Ti costringe a voltarti, una buona volta.
Per ritrovarti a guardare in un paio di occhi verdi.
E scoprire che sono i tuoi.

Autogestirsi. Già. Magari fosse facile.
Basta un niente per accendermi.
E per spegnermi.

Una canzone, un pensiero, una frase buttata lì.
Dei segnali letti col sOnno di poi.
Dei frammenti di noi, che mi fanno inciampare.
Che mi fanno chiedere: perché?

Magia.
Caso che si spoglia.
Del suo quotidiano apparire.
E.
Finalmente.
Fa l'amore.

Con Caos.


Io ti ho aspettato, ma tu non sei venuto.
Allora vado avanti. Lo stesso.
Prima o poi, tornerai.
Lo sento.

Ecco. Finisco di scrivere. Di godermi Amore e Poesia.
E meschina arriva la mia Spada di Damocle.
Mi colpisce a tradimento, beffarda e sorniona.
Per ricordarmi che non si sfugge al proprio destino.
Vaffanculo!
Proprio ora che avevo allentato la morsa...

Ti tremano le mani.

Non è colpa mia, Cristo!
E invece sì...

Soundtrack: Dexter Gordon Quartet - Don't Explain

8.9.09

Sarà Forse Tenerezza O Un Dubbio Che Rimane?





Di nuovo la Musica. Ancora lei.
Bussa alla porta della mia anima ed io la lascio entrare.

Modena. Antonello Venditti.
Oggi l'ho sentita per ben due volte alla radio, dopo tanto tempo. Un brivido mi ha attraversato tutta intera, senza che potessi opporre resistenza.

Passato, presente e futuro si intrecciano ancora una volta. Amici e speranze. Di ieri, di oggi e di domani. Una famiglia che si sfalda ed una nuova, tutta da costruire.

Il pensiero vola e mi riporta indietro a un'estate di tanti anni fa, ad un'adolescenza che fioriva, tra mille insicurezze e un vortice pericoloso, che stava per risucchiarmi senza pietà.

Una macchina in corsa lungo la statale. Io, la mia amica di allora e la sua famiglia.
Una cassetta di Venditti nell'autoradio e un sax che allora non riuscivo ad apprezzare appieno nella sua struggente bellezza e tragicità. Un testo che per me era ancora troppo difficile da capire.

Eppure.

Oggi ho rivissuto quel momento. A cavallo tra infanzia e adolescenza.
Un'amicizia che profumava di famiglia. Le passeggiate insieme a scattare fotografie in città. I cuccioli appena nati, la campagna, il cielo così irrimediabilmente pieno di stelle che non potevo crederci, io, ragazza di città, che tante stelle tutte insieme non le avevo mai viste.

Mi godevo quelle giornate di sole e quel calore, mentre sotto pelle già bruciava, silenzioso, il brivido di quello che mi aspettava al varco, di lì a poco.
L'irragionevole sensazione del mondo che ti fiorisce dentro, l'amore che ti sta cercando, il terrore per una famiglia che implode, schiacciata dal Male Oscuro.
E l'impotenza, la bestia più terribile da affrontare davanti a tanto dolore.

L'amica di allora l'ho persa per strada, quasi non ci si saluta più. Ma da qualche parte ho ancora quella cassetta. E quel sax che mi parla di quell'estate spensierata, sull'orlo dell'abisso che incombeva...


Soundtrack: Modena - Antonello Venditti

Con le nostre famose facce idiote, eccoci qui.
Con i nostri sorrisi tristi, a parlarci ancora di noi
e non c'è niente da scoprire, niente da salvare
nelle nostre parole.
Ricordi, libri da buttare, frasi da imputare
di due bandiere dritte in faccia al sole.
Ma cos'è questa nuova paura che ho?
Ma cos'è questa voglia di uscire, andare via?
Ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana,
sarà forse tenerezza o un dubbio che rimane?
Ma siamo qui, a Modena,
io resto qui a guardarti negli occhi, lo sai.
E non c'è tempo per cambiare,
tempo per scoprire un nuova illusione.
La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola
di un padre troppo tempo amato.
Quanto valeva, aver parlato già da allora,
quando tutto era da fare e tu non eri importante.
Ma siamo qui, a Modena,
io resto qui, con un bicchiere vuoto nella mano.
E non c'è tempo per scoprire,
tempo per cambiare cosa abbiamo sbagliato.
La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola
di un ordine che non abbiamo mai voluto.
Ma cos'è questa nuova paura che ho?
Ma cos'è questa voglia di uscire , andare via?
Ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana?
Un nuova tenerezza o un dubbio che rimane.

31.8.09

Alpha e Omega





Devo lavorare. Ma non riesco a smettere di scrivere. Bisogni inconciliabili. Io non sono una macchina.
Cristo di Dio, quella pagina mi richiama... Un bisogno quasi fisico.
Trovata per caso, cercando Musica. Ancora.
Le Porte Della Percezione.
Per Huxley - che non ho mai letto - si sono aperte con la droga.
A me può bastare la Musica?

Brave New World. Sento che devo leggerlo! Dannati Röyksopp. Se non fosse stato per Alpha Male... Ora la mente scalpita. Ogni accenno di trama mi fa tremare. Pensieri che somigliano ai miei di circa due anni fa. Un progetto mollato sul nascere. Che novità! Sembra ormai essere diventata una mia costante. Appena percepisco la necessità di uno sforzo che vada oltre l'automatismo della scrittura guidata da un inconscio stimolato dalle sette note, mi ritiro. Inconcludenza cronica. Eterno dilettantismo.

Ore piccole, scrittura, pulsazioni, battiti. Accelerometro interiore.
Ma non ho il fisico.
Mi gira la testa per il poco sonno. Mi bruciano gli occhi. Mi sento svenire. Ma per sbaglio, avevo digitato svanire.

Ventiquattro ore sono troppo poche. Non ci riesco, dannazione! Mi sembra di essere come il protagonista di quel film di... Oddio, com'è che si chiama il regista? E l'autore del romanzo? Ah, sì, lui me lo ricordo. Mircea Eliade.
Mi fremono le mani. Ma sono pigra. E devo lavorare. Devo comprare casa. Ma quando mai? Nel 2040 forse.
Cristo di Dio, non è giusto! Annusare la marmellata e poi esserne privati. Quando apri certe porte, è così difficile richiuderle. Non puoi permettertelo. È come partire svantaggiati in una corsa di velocità. Non potrai mai farcela con un peso attaccato al piede. Però, magari, forse... Io... Posso imparare a volare nei sogni... Come in Waking Life!

Miopia. Secondo Huxley avrebbe una spiegazione psicologica, oltre che fisica. Magari ha ragione. Un blocco psicologico mi impedisce di guardare a fondo. Distolgo subito lo sguardo, brancolo nella luce, mi perdo in me. Sono più brava a guardare dentro, che fuori. Eppure mi piacciono i colori.
L'Arte Di Vedere. Già. Sarà che ho sviluppato meglio l'arte di ascoltare. Nonostante queste mie piccole orecchie. Strano.

Ho accumulato decine di libri. Non so resistere al loro richiamo. Sono taccagna su tutto, non spendo per vestiti, parrucchiere, estetiste, gioielli e brillocchi. Non fumo. Non me ne frega un beneamato.
Ma i libri! Se entro in una libreria è finita. Amo il loro odore. L'odore delle librerie. L'odore della carta stampata. Viaggio con la mente. Vorrei che le storie, le sequenze infinite di caratteri mi penetrassero sotto pelle con il solo tocco della mano sulla copertina. Un libro sul cuore, dentro lo stomaco, nelle vene, fino al cervello.
Non ho tempo di leggere tutto. Sono terribilmente indietro. Non ce la farò mai.
Intanto, cari amici di carta, fatemi compagnia.
Mi basta sapere che ci siete, che siete qui. Con me.
A buon rendere!


Soundtrack: Röyksopp - Alpha Male

27.7.09

Fireworks In My Head





Domande ficcanti, violente, insidiose
Non sono gesti d'amore
Ma spade nel cuore.

Cosa c'è di disinteressato
nel fiele di un cuore malato?

Voglia di partire,
timore di tornare,
ed una via di fuga
che ancora non riesco a trovare.

Come può una tartaruga volare?


Soundtrack: Fireworks - Animal Collective

...et je m'envais, le vent dans le cœur,
la musique caressant mon âme et votre mots dans ma tête.
Je vous emmenerais des nouveaux paysages et des nombreuses images...
Mes amis, je pars à l'aventure!

A
bientôt!

6.7.09

Past Time Paradise




L'idillio tra te e te è durato poco. Giusto il tempo intercorso tra un'ovulazione e l'altra.
Buona questa! Comodo dare la colpa agli ormoni...
Ma il fatto è che oggi le cose più banali ti pesano come macigni, e tu non sei Ercole.
Banali, un accidente! Scrivere è ri-scrivere. Ficcatelo bene in mente.

Eccolo lì, un accumulo di oneri e impegni che ti sei imposta dopo l'ultimo fallimento, forse sopravvalutando la tua capacità di sopportazione.
Contratti da sottoscrivere, contratti fantasma, contratti capestro. Avresti una gran voglia di appallottolarli tutti e farci canestro!
Colpo da maestro.

E invece no. I tempi si allungano, sbrodolano, aggrumano, quando sei tu ad avere fretta.
Quando invece hai bisogno di tempo, ecco che incalzano, pressano, insistono.
Forza, sbrigati, ci sono le ferie!
Di che ti preoccupi? Siamo persone serie!

La volete smettere?!?!?
Spalle al muro, non riesci a riflettere.

E invece hai un gran bisogno di riflettere. Un grandissimo bisogno di riflettere.

MA COME SI FA A RIFLETTERE CON QUESTO CALDO!

Ho bisogno di ridimensionarmi, porco diavolo.

Non ti concedi più neanche i divagamenti marittimi. È finito il tempo del volersi bene. Hai già chinato il capo e ricominciato a spingere come una forsennata sull'acceleratore dell'autoflagellazione. Senti le pasticche consumarsi a ogni affondo. Lo stridio metallico delle frenate improvvise masochisticamente ti dà alla testa. È qui la festa?

Prelievo al bancomat. Il piatto piange. Del resto, a chi tange?
Merda, il pin! Dio santo, come si fa a non ricordarselo? Sono un'idiota.
Cazzo guardate? È mio il tesserino! Non vedete? C'è stampato sopra il mio nome!

Ritorno alla base. Pensieri in fase di fissione nucleare.
Di scatto ti fissi sul cartello di un'attività commerciale.
"Orari di apertura: LUN-VEN 9-13 / 16-20". E vai col tango!
E tu? No, grazie, per me solo il fango.
Ora che ci pensi, non ricordi di avere orari da un bel po' di tempo.
Nella società che ti ha vomitato "adulta", non esistono orari.
Il tempo del lavoro e quello della distr-A/U-zione si fondono, si incastrano, in uno scomposto disegno frattale.
Del resto, l'hai voluto tu.

Sculetti a dovere, ma non per civetteria. È colpa dei sandali "pompeiani" che indossi oggi (chi è che li aveva apostrofati così?).
Al contrario delle infradito da due soldi che ti donano un'andatura da perenne andante al mare, loro, le "pompeiane", ti costringono a un movimento femmineo che ti credevi estraneo.
Per un po' sei persino credibile.
Giusto il tempo di arrivare in fondo alla strada, affondare la mano nell'immenso groviglio della tua borsa londinese da adolescente e ricordare quanto faccia a pugni con le tue scarpe da femme pseudo-attraente!

Chiave nella toppa, scalini, portone, e re-inforni te stessa nella tua
home, hot home, in attesa del tuo prossimo tracollo.
Dio, che caldo.
E no, che non mollo!

Soundtrack: Faithless - Mass Destruction