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18.4.18

Costell-Azioni

In questi giorni sto cercando di ultimare un progetto iniziato la scorsa estate. Un progetto delicato, nato in una fase altrettanto cruciale, in cui l'idea era che - dovendo io probabilmente mollare tutto - avrei almeno voluto lasciare dietro di me una traccia di quanto appreso e fatto negli ultimi sette anni. Una prova, una testimonianza, una piccola guida che potesse essere di aiuto agli altri. Perché tutti quegli sforzi e il tempo investito non andassero sprecati. Perché non tutto fosse perduto.

Il progetto, che avrebbe dovuto vedere la luce a novembre, si è poi arenato a causa di un improvviso silenzio assordante da parte della controparte. Riprese da me personalmente le redini in mano al termine di altri impegni concomitanti sopraggiunti da novembre a febbraio, il progetto si è adesso spostato in mani meno reticenti e sembrerebbe avviarsi a compimento. Al momento sono in fase di revisione e sento forte il bisogno di un confronto. Rileggere cose scritte mesi fa mi provoca un effetto strano. E' inevitabile il risveglio di dolori lontani. Vecchie paure tornano a fare capolino. Ricomincia a farsi sentire timidamente la voglia di condividere il frutto del mio lavoro con chi penso possa apprezzare. Ma non è così semplice. 

Era molto più facile credere di avere a disposizione quello spazio, ancorché virtuale - ma per mia scelta riservato a pochissimi - in cui aggiornare, come in una sorta di intimo diario di bordo, di note scritte da dietro le quinte, sulle tormentate tappe del "viaggio verso la luce" di una guerriera riluttante. 

Sapere che, volente o silente, potevo contare su una presenza per me importante faceva la sua differenza. 

Lo so, sono un'Egoista.


YUKI, AKA PRISMA
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Soundtrack: Condemnation - Depeche Mode

5.4.13

Vento Sulla Collina...

Il Fuoco ti divora dentro e quasi ti fa dimenticare che, a due passi da casa, la Natura continua inesorabile il suo corso. Ti sorprende la tua capacità di apprezzare ancora i fiori, i loro profumi e colori, le gemme verdi che urlano la vita da rami che fino a pochi giorni prima sembravano morti. Chissà se i genitori mostrano ai bambini la Primavera... se riescono a trovare il tempo, nel turbine di impegni quotidiani.

Mentre una forza interiore ti trascina sulla collina, nonostante una stanchezza che non sembra di questo mondo, la tua compagna a quattro zampe ti ricorda quanto sia semplice vivere, apprezzando odori che a te sfuggono e rincorrendo la gioia nascosta in semplici fili di plastica che per lei si trasformano in prede.

Soltanto pochi giorni fa passeggiavi a Roma, per strade semisconosciute sotto una tenue pioggerella che infastidiva molti ma non te. Inutile negarlo, lui ti manca ancora tanto. Un'edicola e i suoi gadget appesi, le pagine profumate di carta e plastica luccicante ti hanno riportato ai giorni lontani in cui non mancava di portare a casa qualcosa per te, nelle sue soste di passaggio alla stazione. Sembra passato un secolo, e non sono neanche trent'anni.

Ti guardi la pelle e quel rossore pruriginoso comparso improvvisamente, subdolamente, sbattendoti in faccia che non hai ancora capito niente. Anni di ricerca della felicità sembrano fallire tutti in questa eruzione cutanea beffarda, grottesca. Un esercito di zanzare interiori che ti colpiscono da dentro e la paura prende di nuovo il sopravvento. Com'è possibile farsi questo? Come si può arrivare a tanto?

Resti in silenzio. Strepiti e farnetichi solo con chi non teme il tuo lato oscuro. Gli altri hanno già il loro inferno personale, senza che tu aggiunga al loro anche il tuo. Da dove è cominciata questa erosione di energia? E come ripristinarla? Mosca nel barattolo, sbatti e risbatti contro il vetro. La via d'uscita sembra sempre più vicina, fino all'ennesimo schianto che ti riporta nell'occhio del ciclone, un po' più intontita, a ricominciare da capo.

Mentre solchi strade che giorno per giorno ti diventano più familiari, scorgi in lontananza l'autostrada, alle sue spalle la collina. Girando lo sguardo ecco apparire la striscia grigiomarrone del Tevere. A cascata, case e terreni di campagna, giardini fioriti e balconi, suppellettili di ogni colore e  fattezza. I nomi delle vie echeggiano eroi e personaggi lontani, che dovrebbero risvegliare in te l'orgoglio di essere italiana, Via dei Mille, Via Puccini, Via Verdi... ma in quest'epoca grigia non fanno altro che acuire le distanze, culturali e politiche, tra noi e loro.

Cerco di apprezzare ciò che ho e conservare la fiducia che non tutto è perduto. Mi scontro con l'evidenza di un corpo che si rivela al suo occupante. Mi torna alla mente Pennac e il suo diario. Una delle letture più gradite di quest'anno. Un'idea geniale, come non averci pensato? Saprò riportare il contenuto in armonia con il suo contenitore? Saprò rendere onore a quel miracolo di cellule e ingranaggi che dà un passaggio alla mia anima in questa vita mortale?

Intanto, di una cosa sono certa. Di questa Pasqua appena trascorsa ricorderò con gioia gli abbracci della nipotina acquisita, il suo affetto spontaneo e senza fronzoli, il suo cercare sempre la mia compagnia, lei che come suo cugino, tanti anni fa, riesce ancora a tirarmi fuori qualcosa di buono. Qualcosa che scioccamente faccio di tutto per dimenticare. Al contrario di certe promesse che ho fatto a me stessa, tanto tempo fa.

Ieri ho sognato un giardino
nel sogno con me c'era un uomo
lui mi girava le spalle
solo perche' non vedessi il suo viso...


YUKI, AKA PRISMA
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 Soundtrack: Fuoco Sulla Collina - Ivan Graziani
 

2.9.12

Out Here In The Fields...


Polvere, sabbia, pesciolini d'argento. Pezzi di vita che riemergono ancora, dimenticati. Sto prendendo forma. Ancora. Sento che ci siamo quasi, che il tempo dei buchi neri e del caos sta per avviarsi alla degna conclusione. Ci voleva un pezzo di cornicione crollato nella mia ex stanza - fortunatamente quando non c'era nessuno sotto! - per accelerare i tempi e spingermi a svuotare - finalmente - pile di scaffali. Rimettere mano al disordine di più di un lustro e spolverare, riguardare, selezionare, raggruppare, inscatolare. Audiocassette, quaderni di appunti scolastici e universitari, tesi e tesine, dispense e libri fotocopiati, alcuni rilegati altri no, dépliant di località italiane e straniere, ricordi di viaggi ancora da riorganizzare, cartoline, lettere e diari, e ancora libri in svariate lingue, per bambini e per adulti, e pezzi di sceneggiature, mie e non mie, soggetti, scalette, tracce di stages e controstages, sogni e promesse, e progetti per dare una svolta, a me che non potevo più aspettare...

Quasi non ci credo! E sempre più mi convinco che se fossi andata in un altro paese, magari a Londra, a quest'ora potrei essere una story editor. Sì, finalmente l'ho detto! Perché dovrei vergognarmi di qualcosa in cui ho creduto, per cui ho sputato sangue, ho lottato, ho stretto denti e pugni, ricevuto complimenti, persino! Sudati, meritati e, purtroppo, mai davvero (ri)pagati? Non ho rimpianti, se è questo che vi chiedete. Solo la consapevolezza che il talento - e c'era, perché così mi è stato detto più e più volte da gente che conosce il mestiere - non ce lo si dovrebbe lasciar scappare tanto facilmente. Menti più accorte e capaci di guardare al futuro vi avrebbero investito, anziché lasciarlo andare, accontentandosi del primo schiavo disposto - tra migliaia - a farsi sfruttare. Ma tant'è. Ché tanto il destino, se pure avessi insistito a sfidarlo andando ancora avanti con le dispense vuote, non m'avrebbe comunque portato a scrivere ciò che davvero mi sta a cuore. E allora, a che pro? Meglio così, l'aver accumulato esperienza mi servirà, un giorno, per tirarmi fuori dalle viscere ciò che deve essere raccontato.

Sono passati cinque anni. A pensarci è un'eternità, e mi spaventa. A volte penso che non ne sarei più capace, che tutto è perduto, che il treno ormai è passato e non se ne fa più niente. Ma poi mi immagino un giorno finalmente sbloccata a riversare parole senza più fermarmi. Non è assurdo? Amare scrivere e non riuscire più a farlo? Tutto sta a rimuovere il blocco iniziale. Ora, forse, potrei sapere come fregarlo. Ora che sto riassemblando pian piano i pezzi e ricostruendo un passato confuso, frammentario. Quando avrò finito inizierà il bello. Proporlo e difenderlo, con orgoglio e con coraggio. L'intraprendenza non mi manca. E se qualcuno dovesse chiedermi che cosa ho fatto per tutto questo tempo, risponderò, fiera e con il sorriso furbo di chi già si aspettava questa domanda: ho vissuto, se non vi fa schifo!

YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Baba O'Riley - The Who

 

Out here in the fields I fight for my meals 
I get my back into my living.
I don't need to fight To prove I'm right 
I don't need to be forgiven. yeah,yeah,yeah,yeah,yeah 

Don't cry Don't raise your eye It's only teenage wasteland 

Sally, take my hand We'll travel south cross land 
Put out the fire And don't look past my shoulder. 

The exodus is here The happy ones are near 
Let's get together Before we get much older. 

Teenage wasteland It's only teenage wasteland. 
Teenage wasteland Oh, yeah Its only teenage wasteland 
They're all wasted!

7.4.12

Quando Uno Poi Non Parla Più...


...è perché coltiva, nel fondo, l'illusione che non ci sia bisogno di spiegare.

Per tutte le volte che ho tenuto dentro la mia rabbia ed ho perso l'attimo
Per tutte le volte che qualcuno mi ha ferito e sono stata zitta, per non creare problemi o dispiaceri
Per tutte le volte che mi sono lamentata troppo per piccoli intoppi e poco per grandi problemi

Per tutte le volte che sono stata felice e non l'ho detto, perché quei fugaci momenti non mi fossero 'portati via'
Per tutte le volte che mi sono sentita Sola e responsabile, IO, della mia Solitudine
Per tutte le volte che ho tenuto nella mia vita persone che non avrei più voluto e respinto chi avrei invece voluto accanto, ma non lo è stato (perché non ho saputo/voluto chiederlo?)

Per tutte le volte che ho giustificato le assenze altrui per attenuare le mie
Per tutte le volte che sono stata Genitore senza volerlo
Per tutte le volte che sono stata Figlia, e ho trovato conforto

Per tutte le volte che ho Sognato e ho dovuto riaprire gli occhi
Per tutte le volte che scrivendo ho provato piacere, sollievo, speranza
Per tutte le volte che non ho più voluto scrivere, leggere, uscire, parlare, sognare

Per tutte le me che ogni tanto muoiono un po', perché le lascio morire.


Ieri notte in televisione ho captato per caso uno stralcio degli spettacoli di Carmelo Bene. Era stata una giornata No, molto pesante. Fatta di piccole cose che per gli altri sono niente, per me sono l'inferno. E mi sono nate dal cuore queste parole:

Vomitevole tremore!
Infausto è l'odio
che mi sale dalle viscere.


Le imprimo qui, a mia futura memoria. Per ricordarmi che per 'guarire' devo prima liberarmi. Permettere all'odio e alla rabbia di trasformarsi, purificarsi, e prendere la propria strada.

Qualcuno ha la pioggia dentro. Io, sono nata sola.

YUKI, AKA PRISMA
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Soundtrack: The Hole In Me - Blackfield

30.12.11

Oltre Il Muro




...ora di' qualcosa, ti prego, anche la più piccola. Darei qualsiasi cosa per sapere ciò che ti passa per la testa, quali sono i tuoi sogni, le tue aspirazioni e dirti che ci sei, tra i miei ricordi, anche se io non sono più nei tuoi. Ti direi che mi manchi per come eri, che non riesco ad accettare questo Tempo che passa inesorabile, lasciandomi indietro, senza pietà.

Immagino sia solo un assaggio di ciò che prova una madre, quando un giorno, svegliandosi, scopre con orrore che i suoi figli non hanno più bisogno di lei, che hanno trovato altri lidi ai quali attraccare e a cui affidare segreti, paure, interrogativi e silenzi carichi di senso. Perché è così che deve andare, non è che il ciclo della vita, eppure non riesco ad accettarlo, questo muro che mi sbarra la strada, che mi allontana dal tuo mondo, dal calore dei tuoi abbracci, di certi sguardi che puntano dritto all'infinito, trapassandomi l'anima e oltre.

Vorrei gridarti che vi invidio la giovinezza, quella che forse non ho mai avuto, che darei qualsiasi cosa per essere tra voi, in mezzo alle vostre risate, per scatenarle, anche. Rendendomi conto di quanto tutto questo sia patetico, ma reale.

Non è in fondo ciò di cui hanno sempre parlato i filosofi? I pensatori? Gli studiosi delle scienze umane? Dell'incomunicabilità, dell'inutilità irreversibile del tempo, della felicità fatta di momenti che fuggono irreparabilmente, dell'età che non lascia scampo, del senso della vita?

Qual è, il mio senso della vita? E perché non puoi esserci anche tu? Ché io lo so, che siamo fratelli d'anima, a dispetto dell'età e di quello che, l'uno dell'altra, sappiamo e che è ben poca cosa rispetto a tutto l'universo che c'è sotto e che non trova sbocchi udibili da orecchio umano.

Non dirò altro... spero solo che ogni tanto, da qualche parte nel mondo, la mia musica ti raggiunga, anche solo per un istante, ricordandoti che non importa che lavoro tu faccia, quale cammino sceglierai di percorrere. Purché tu sia felice con quello e per quello che sei.


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Across The Universe - Fiona Apple


24.10.11

Grande




E' una gioia per gli occhi vederti diventare Grande. E' emozionante sentirti amare la musica, come la amo io. Sarebbe meraviglioso poterci incontrare al punto di tangenza fra gusti lontani anni luce e sonorità vicine a entrambi, a dispetto dell'età. Non ho figli, né so se mai ne avrò, ma forse è questo che si prova quando si condivide qualcosa di speciale con la persona più preziosa che abbiamo e ne vediamo gli angoli della bocca sollevarsi verso l'alto e gli occhi illuminarsi, di piacere e felicità! E' l'indicibile stupore di sapere che non potrà esserci distanza fisica capace di separarci e arginare l'emozione che nasce spontanea nell'ascoltare, osservare, godere di qualcosa "insieme", sapendo che, nel preciso momento in cui lo si sta facendo, quegli accordi, quei colori, quelle parole sono il ponte tra due anime che si parlano in silenzio.





YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Dear Prudence - Siouxsie & The Banshees


27.7.11

Frullati Spazio Temporali



Fuori piove, governo bucaniere. Starsene in silenzio a lavorare aiuta a rimettere in moto i neuroni. Già sperimentato. Come ho le mani in pasta, sporche di polvere o detersivo, ecco che mi vengono in mente le idee del secolo. (Sì, come no!). E allora cerco di imprimere nella mia memoria tre o quattro parole chiave che, al momento giusto, possano richiamare tutto il resto. Fischietto, Barbie, insaponare, palmo a palmo, anni ottanta.

Pulire palmo a palmo la propria casa dovrebbe essere un gesto d'amore, un po' come strofinare con la spugna imbevuta di bagnoschiuma la schiena della persona amata. Sento la spugna che si frappone tra me e la vaschetta in plexiglas del frigo come un piacevole scorrere del Tempo che mi insegna ad essere grande. Com'era negli anni ottanta, quando le nostre madri per la maggior parte erano casalinghe e la casa era al centro, o quasi, del loro universo? Quando, salve le dovute eccezioni, alle quattro del pomeriggio, o giù di lì, ci preparavano la merenda? Non ce ne sono più di mamme così. E tanto meno merende. Tutto è precario, ormai. Ora della merenda compresa.

Scarto le posate nuove, regalo del mio secondo papà, e la plastica di cui sono fatte le confezioni mi ricorda quelle che contenevano l'agognata e a lungo attesa Barbie. Di nuovo mi tornano alla mente gli anni ottanta e mi chiedo come accidenti abbia fatto a sopravvivere a quelle bambole diaboliche.

Lavastoviglie, chi è costei? Alla schiuma che mi scoppia in mille bolle fra le dita, non riuscirò mai a preferire quella macchina infernale. Ci osserviamo in cagnesco, lei con i suoi scomparti insidiosi, io con la mia clumsy attitude. Prima o poi dovremo trovare un accordo.

Mi piace occuparmi della mia cucina. Lavo le stoviglie e fischietto. Da quanto tempo non lo facevo! Qui sono libera! Quasi non mi sembra vero. Difficile descrivervi la sensazione. Non si tratta della mera autonomia né del classico, ancorché arduo, taglio del cordone ombelicale. Di libertà vera, da un insolito e inconsapevole carceriere che per anni ha invaso ogni centimetro fisico e immateriale del mio essere. Per usare un'immagine forte, è come se finalmente mi stessi partorendo, traendomi fuori, bracciata dopo bracciata, dal liquido amniotico. Mi torna in mente mio nonno che, sentendomi fischiettare mentre lavavo i suoi piatti, mi chiamava fluitje, che in olandese sta per fischietto. Che tempi. Sembra passato un secolo, e in effetti saranno passati vent'anni.

Molte di quelle persone non ci sono più e, sembrerà strano, ma certi giorni le sento tutte qui, specialmente una. Ci sono canzoni che mi fanno subito pensare a lui, una di queste è Se Telefonando. Ieri sera la voce di Mina dall'altoparlante della sua vecchia radiolina a pile mi ha fatto istantaneamente ricordare l'audiocassetta che amava far suonare in macchina, durante i nostri viaggi, che spesso finivano in malora, ma di cui conservo nonostante tutto bei ricordi, che ora sono soltanto miei.

Perché mi tornano in mente tutte queste cose proprio adesso, alla soglia di una a lungo desiderata, e centimetro per centimetro conquistata, indipendenza? Da una parte mi identifico con mia madre, dall'altra la sola idea mi terrorizza, visto com'è andata a finire per lei, così forte per tanto, troppo tempo.

No, io non sono lei. Sono anche lei. Ma ho in me colori nuovi e ho intenzione di usarli tutti, e realizzare un capolavoro.


YUKI, AKA PRISMA

Post Scriptum: cercavo un'immagine che accompagnasse questo post usando la parola chiave "Miralanza". E' uscita fuori lei, la saponetta verde Palmolive. Esattamente la stessa che comprava sempre mio padre. Le ultime due non fece in tempo ad usarle, lo sto facendo io. Appena anche quest'ultima si consumerà, correrò a comprarne una nuova. Per ricordarlo ogni giorno. Anche così.

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Soundtrack: Se Telefonando - Mina

29.6.11

Di-Stanze


Sobbalza la scatola metallica a quattro ruote, l'aria fresca che entra dal finestrino solletica la mia guancia sinistra e mi meraviglio di come si possa guidare con lo stomaco stretto costantemente in una morsa. E' il prezzo da pagare per una libertà arrivata in ritardo e che ci ha colti impreparati, ancora piccoli e spaventati in un corpo già grande, "che non te lo puoi più permettere di frignare".
La vita mi agisce, nonostante le mie resistenze, e anche se so che si fatica molto di più se in acqua ci si agita invece di adattarsi alla corrente, questo, ora, è l'unico modo che conosco per non andare a fondo e me lo faccio bastare, in attesa di meglio.

Mi sorprendo a ridere di me stessa e della mia imperizia nell'accostarmi al casello automatico, nel mio ostinarmi, ogni volta, a non abbassare mai completamente il finestrino fino a costringermi a contorsioni e allungamenti inenarrabili per prendere il resto, con l'ansia costante delle auto in attesa dietro la mia.
Però! Come si vola in autostrada... come niente il tachimetro, se non si fa attenzione, sfiora i 130 orari, ma al volante sono ancora una novellina, meglio rallentare. Curve strette, camion che invadono la corsia di sorpasso, fanali puntati addosso nella notte e una distanza che non è più quella tra la vecchia vita e la nuova, che ti fa ancora così paura, ma tra gli obiettivi che prima ritenevi impossibili e il tuo vederti e sentirti agire, nonostante te stessa.

Una musica ispanica accompagna l'ennesima traversata. Ti senti carica, forse non sei poi così male, giusto un po' incosciente, a volte troppo ansiosa e smaniosa, ma in fondo in gamba. E pensi che sì, dovresti proprio ridere di più, prenderti decisamente meno sul serio!

Ah, se solo si potesse accelerare il processo creativo di reinterpretazione della realtà, scalzando per sempre quell'odioso schema appreso in passato con cui continuiamo a boicottarci il futuro!
Non nego che in momenti come questi un bel machete farebbe proprio al caso mio...

Metaforicamente. Ça va sans dire.


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Machete - Novalima

7.6.11

AutoReverse



Ritorno. Giro su me stessa. E ancora non mi trovo.
Sembri così grande, ora che ti rivedo, dopo essere stata risucchiata dal pianeta del "vorrei ma non posso", o meglio, dell' "avrei voluto diversamente, ma per ora ci facciamo andar bene il piano b, c, d, z".
Tutto è così stupido a questo mondo, ti capita di pensare... è buffo come le cose cambino nel giro di pochi giorni. Zompetti allegra, ridi con fare bambinesco e vorresti finalmente iniziare a giocare... ma la vita, quella stronzetta, è sempre pronta a sorprenderti. Mica ti dà il tempo di prepararti! Tu credi di poter prevenire ogni intoppo, ti sforzi, ti spremi e ti industri... ma la zaccagnata arriva sempre e se non sei pronto... cazzi tuoi!
Così succede che una notte poco ci manca che per una fuga di gas scoperta per caso prima di andare a dormire non scoppi la casa con dentro tutti i filistei... e impari cosa significa in concreto quella gran fregatura del diventare adulti, tra allegati g, h, y, z, dichiarazioni di conformità e ammenicoli vari. Vatti a fidare dei consigli altrui! Ché io poi lo so che fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, ma la fretta, si sa, fa fare i gattini ciechi e la stanchezza cosmica che ti porti appresso ti fa abbassare la guardia quando non dovresti. Olio di gomito e macchie di vernice, sulla pelle, sugli occhi e sui capelli. Via di pennello e rullo, il fai da te non è certo una passeggiata e quando ti improvvisi imbianchino per risparmiare, zac! Una sorpresa dopo l'altra, come a tardare il taglio del cordone ombelicale infinitesimale.

Ma ora basta. Se devo spiccare il volo, zavorre o meno, a zompare zompo. Costi quel che costi. E devo dire che in fondo restare senza internet non è poi così male. Scopri chi ti cerca al di là del mezzo, riscopri antichi modi di impiegare il tempo. In assenza di televisione. L'horror vacui lo riempi con la radio, sempre lei, l'amata radietta a pile che ti porti appresso ovunque, proprio come faceva tuo padre. Sintonizzi su Radio Due e, sorpresa delle sorprese, nel cuore della notte una voce ti fa sobbalzare il cuore! Dopo tanti anni. Una voce che non potresti mai dimenticare, come certe parole, che scavano dentro, che a molti suonano demagogiche, retoriche, persino furbe, ma che a te parlano di un'epoca, di un modo di vedere le cose, che è in fondo anche il tuo. Soprattutto ti riportano ai tuoi diciassette anni, a quei pranzi da tuo padre, una volta alla settimana, dopo la scuola, alle lasagne e al bottiglione di Pepsi che preparava per te. Jack Folla era lì con voi e vi rendeva complici, in quei minuti in cui l'etere vibrava di rabbia e passione. Non potete nemmeno immaginare la mia sorpresa nel ritrovarlo, a mezzanotte, in una casa che mi ricorda paradossalmente proprio quel rifugio temporaneo durante la tempesta.
Non so nemmeno perché ne scrivo. Forse perché è la prima volta che associo tutte queste cose insieme e il disegno si fa più chiaro. Forse perché Jack Folla un po' sono anche io, e non me ne ero mai resa conto fino ad ora. Forse perché il desiderio che mio padre vedesse la mia nuova vita e mi fosse accanto mentre comincia a prendere forma, ha dato a questi giorni un sapore dolceamaro e la radio, amica di sempre, me lo ha fatto sentire più vicino. Forse perché mai avrei immaginato allora che un giorno, per gioco, avrei blaterato anch'io dietro a un microfono per orecchie invisibili e spesso sconosciute. Forse perché non so dove sei finito, e fremo per saperlo, ma in quei momenti strane congiunzioni spazio temporali collassano i ricordi e ti riportano a me.

Vorrei cambiare vita, pelle e sguardo. Ritrovare il gusto dell'abbandono, occhi negli occhi, credere in un progetto, un sogno, un obiettivo che non sia semplicemente arrivare alla fine della giornata. Voglio ricominciare a fidarmi della gente, a fidarmi della vita. A fidarmi di me.
La verità è che ho una paura fottuta. Ma la paura, si sa, nella giusta dose è un ottimo propulsore adrenalinico. Basta solo stare attenti a calibrare bene la bilancia.
E' evidente che ho ancora molto da imparare.

YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Stardust - Dave Brubeck


28.4.11

Fili Di Seta E Perle Di Non Detto...



E così te ne vai anche tu. Da qualche giorno decine di oggetti se ne escono quatti quatti dal tuo appartamento e si infilano ora in macchina, ora nel furgone a noleggio. Destinazione: "un posto che non ho scelto, ma che ho creduto di dover scegliere". Per il quieto vivere. Per un futuro condiviso.

Sei uno dei pochi che mi è andato a genio fin da subito qua dentro. Hai gli occhi buoni, profondi, figli di un animo gentile senza essere ingenuo. Mai una domanda fuori posto, mai uno sguardo torvo. Sempre pronto a sollevare per me pesanti scatoloni su per le scale senza che te l'avessi chiesto, anzi spesso con la mia ferma opposizione.

Mi mancherete tu e i tuoi cagnetti teneri, mi mancherà sapere che ci sei, e quella sensazione di sicurezza che affonda le radici in una solidarietà concreta, perché sentita, agita, mai ostentata.
Hai saputo sempre rispettare la mia riservatezza e dimostrarmi che no, non è vero che se si è chiusi si merita la solitudine, si merita di non essere cercati. Mai ti sei lasciato tenere a distanza dai miei sguardi bassi, dalle mie spesso poche parole. Quando hai voluto, ti sei sempre fatto avanti. E anche se da quando sono qui non ci saremo scambiati che poco più di qualche centinaio di parole, posso davvero dire che si è instaurato un legame, delicato, sottile, che ha il colore del fil di seta che a malapena si vede ma è indistruttibile.

Non ti sei fatto intimorire nemmeno oggi dalla mia distanza, che forse soltanto io giudico tale. Non avevo il cuore di guardarti, di sbirciare dentro la tua casa ormai vuota, oltre una soglia che non ho mai varcato. Non avevo il cuore di domandarti: quando? Mi hai preceduta, salutandomi da lontano, con calore. A quel punto ho vuotato il sacco: mi dispiace che ve ne andate... "Dispiace anche a me", hai risposto. "Non me ne sarei mai andato... ma alla fine mi sono convinto. Mi hanno convinto". E quel mio: "già, è sempre così", con cui ci siamo congedati, ha forse evocato uno spettro dalle sembianze diverse ma dallo stesso nucleo. Qualcuno da compiacere, da accontentare a dispetto di ciò che veramente desideriamo. In nome di un amore che ha ramificazioni diverse, ma a causa del quale abbiamo sacrificato pezzi importanti di noi.

Mi piace pensare che tu l'abbia letto in me quel dolore, che tu l'abbia potuto (ri)conoscere, nonostante i miei riservati silenzi, intervallati qua e là da un saluto, un sorriso, una frase di circostanza sincera e senza ipocrisia... di quelle dette per il piacere di scambiare una parola o due con qualcuno che sentiamo far parte della nostra "gente".

Ci si dice arrivederci senza troppa convinzione, ripromettendosi di rivedersi a mo' di consolazione. Sappiamo bene che ciò non accadrà, che le nostre strade si separano qua. E allora grazie. Per tutto. Anche per quello che non mi hai mai detto.

YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: A Million Miles Away - Rory Gallagher (1977)