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28.10.10

Sempiternum




Se n'è andato un pezzo di me, l'ultimo pezzetto di innocenza rimasto, quello fortunosamente scampato al big bang. Sarà per questo che per lungo tempo non sono più riuscita a scrivere come facevo prima. L'unico ambito in cui riuscivo davvero a esprimere me stessa liberamente si è come polverizzato, e mi tornano in mente irrispettosamente le ceneri di un uomo disperse in mare in un giorno di sole. Un'intera vita in un mucchietto grigio portato via dal vento.

Curioso come mio padre sia venuto a mancare proprio alla soglia del compimento del mio trentesimo anno di età... come a sottolineare: adesso sei adulta, se non l'avessi ancora capito. Il vuoto è devastante. La consapevolezza di non poterlo mai più rivedere mi ricolma di angoscia, mi terrorizza, mi annienta, mi immobilizza.
E poi c'è lei, così impossibile da contenere, da arginare, da tenere a debita distanza, persino quando se ne sta in silenzio. Riesci a sentire il suo sguardo penetrarti da una parte all'altra della stanza. "Ignorala, chiudi il cervello!", sono inutili imperativi che misconoscono la potenza di una radiazione invisibile dalla quale non hai scampo.

L'allontanamento può essere una soluzione e lo sarà, quando tutto sarà pronto, tra molto tempo ancora... ma si dovrà lavorare anche dall'interno. La contaminazione è ormai avvenuta e i suoi effetti continueranno ad agire anche a chilometri di distanza dalla fonte che l'ha inizialmente originata. Si rende allora necessaria un'intima lotta contro se stessi, contro un cancro psicologico che ha già iniziato ad agire sottopelle nella forma di una voce interiore puntigliosa e castrante che continua a ripeterti che non vai bene, che puoi fare ancora di più, che sei inadeguato e non fai mai abbastanza. Che, in sintesi, ti allontana dal Piacere. E' l'enorme Moloch cresciuto dentro di te sotto forma di genitore interiorizzato a inchiodarti al senso di colpa, a (ri)generare quell'ansia insostenibile che cela al fondo una rabbia impossibilitata a esprimersi e quel falso sé compiacente che ogni tanto fa capolino a sempiterna memoria di un bambino che si è modellato, forgiato negli anni più cruciali per adattarsi a un ambiente che non lo ha accettato per come era veramente.

E no, non ditemi che un bambino è un piccolo adulto. Casomai per alcuni è esattamente il contrario.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Break It Down Again - Tears For Fears



Here We Go

Break it down again

So those are my dreams
And these are my eyes
Stand tall like a man
Head strong like a horse

When it's all mixed up
Better break it down
In the world of secrets
In the world of sound

It's in the way you're always hiding from the light
See for yourself you have been sitting on a time bomb
No revolution maybe someone somewhere else
Could show you something new about you and your inner song
And all the love and all the love in the world
Won't stop the rain from falling
Waste seeping underground
I want to break it down

Break it down again

So those are my schemes
And these are my plans
Hot tips for the boys
Fresh news from the force

When it's all mixed up
Better break it down
In the world of silence
In the world of sound

" No sleep for dreaming" say the architects of life
Big bouncing babies, bread and butter can I have a slice
They make no mention of the beauty of decay
Blue, yellow, pink umbrella save it for a rainy day
And all the love and all the love in the world
Won't stop the rain from falling
Waste seeping underground
I want to break it down

Horsin' around
Pray to power
Play to the crowd with your big hit sound
And they won't simmer won't simmer, won't simmer down
Play to the crowd
Pay to the crowd
Play yeah yeah

It's in the way you're always hiding from the light
Fast off to heaven just like Moses on a motorbike
No revolution maybe someone somewhere else
Could show you something new to help
With the ups and downs
I want to break it down
Break it down again

Break it down again
No more sleepy dreaming
No more building up
It is time to dissolve
Break it down it again
No more sleepy dreaming

6.9.10

Precipitato Di Sogni




Fenice? No. Affatto. Solo un essere fallibile, stanco di lottare.

Oggi, tra i singulti e gli spasmi dolorosi di un terribile déjà-vu, mi sono rivista nella mente su quella sommità indefinibile, forse un grattacielo o un palazzo di una certa altezza. Ricordo distintamente la sensazione di sollievo e l'assenza di gravità trasformarsi in pochi attimi nel suo contrario: un precipitato di dolore che si dissolve e scompare.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Immagine: Salto Nel Vuoto - Noris Piergiorgio

Soundtrack: Nessun Dorma, dal film "Mare Dentro" di Alejandro Amenábar


20.5.10

Una Carezza - Reloaded





Erano davvero poche le cose a tenermi ancora in vita.
Mi aggrappavo a loro con tutte le mie forze,
ma in certi giorni persino quelle venivano meno...


E' tutto inutile.
Spiegare. Raccontare. Reagire. Contenersi.
Le urla. Il silenzio.
Barcamenarsi. Industriarsi. Cadere. Rialzarsi.
Fermarsi e Ricominciare.
E' tutto inutile.

L'amaro veleno dell'impotenza mi divora l'anima. Un cancro silenzioso che presto o tardi diventerà reale. Sto male. Ma non esce più un grido.
Che succede? E' sempre a causa sua?

No. Non è a causa sua. E' a causa mia.
In cuor mio sapevo che sarei dovuta fuggire via subito, e non restare, illudendomi che fosse tutto finito. Passato. Archiviato.

Mi odio. E a questo non c'è rimedio.
La razionalità va a farsi fottere.
E' tutto irrazionale. Tutto.
Ed io non riesco più a muovere un passo.

Sono in trappola.















YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: One Caress - Depeche Mode


Note in margine a una tovaglia - 12/05/2010:

Fino a una certa soglia il dolore è necessario, quasi indispensabile. Ci ricorda che esistiamo, ci fa sentire vivi. Superato un certo grado di intensità, quando si raggiunge o si sta per raggiungere il cosiddetto punto di non ritorno, non si desidera altro che quel dolore cessi, che si smetta di soffrire. Come si può dire, allora, che il suicidio è per i vigliacchi, per coloro che rinunciano alla vita perché incapaci di affrontarla? Anche io ho desiderato la morte, sapete? E chi mi conosce davvero sa che non sono certo una persona debole. Il punto di non ritorno. Se ci siete arrivati, sapete di cosa sto parlando. Conoscete bene la sensazione di incudine che schiaccia il corpo, fino a che la pressione ci chiude le narici per il troppo peso che grava sulla nostra testa, la sensazione di ossigeno che manca e si fa via via più raro. Il buio sopraggiunge, fino a impedirci, non solo di vedere, ma persino di pensare a una via di uscita. E, credetemi, c'è sempre una via di uscita. Quello che manca, a volte, è la capacità di vederla. E non è cosa da poco.
Banalità. Parole ovvie e scontate. Per voi, forse, che siete circondati, magari anche idealmente, dal calore di una famiglia, di un gruppo di amici. Ma non per gli altri. Quelli che la vita ha spinto in un angolo fino a che il dolore, per mutazione genetica, adattamento pro sopravvivenza, non ha prodotto un sistema di sicurezza che ha finito per isolare chi doveva proteggere dal resto del mondo: quando l'eccesso di protezione diventa pericoloso isolamento.
E anche se ti chiedessero come stai, cosa c'è che non va, ti troveresti a muovere le labbra a vuoto, incapace di formulare un pensiero concreto. Come in un brutto sogno, dal quale non riesci a svegliarti.

18.5.10

Origami



Lo stai facendo di nuovo. Li stai cacciando via tutti. Dentro, il deserto dei giorni vuoti, uguali a se stessi, che recano in dote goccia dopo goccia la sottile devastazione interiore che non riesci a debellare. Dove sono finite le delizie melanconiche degli archi, la dolce elevazione gioiosa e spirituale dei legni, l'allegra baldanza degli ottoni, il potente incedere delle percussioni? Dove sono la gioia e il tormento, la silenziosa commozione e la pacata delizia che dalle orecchie attraversa l'anima e fa scalpitare il cuore? Tutto sfuma, nell'insipida portata di un pasto da troppi anni uguale a se stesso.

Rifugge la realtà, la sposa bistrattata. Sogna il suo riscatto, dà un nome all'Amore che avviluppa le cicatrici per farne sbocciare Felicità e Speranza. Cosa le dirò, quando aprirà gli occhi davanti al Vuoto? Cosa mi dirò, quando la vedrò ripiegarsi come uno sgraziato origami? Quale nuova Realtà sostituirà alla sua, che non avrà funzionato? Chi di noi sarà l'inevitabile pedina del suo disegno tenero e crudele? Vorrei non esserci, quando questo accadrà. Perché accadrà, da questo non si sfugge.

La mente umana è un oscuro mistero. Trasforma il dolore come può e, nel farlo, travolge ogni ostacolo. Compresa se stessa.

"Da allora più d’uno si sarà chiesto che cosa nascondesse quella strana apparizione di poesia, nata su nessun terreno di cultura, eppure precisa nei suoi lineamenti estremamente raffinati e personali. C’è il mistero delle anime più semplici, c’è la grazia, il rapimento estremo, il dolore di fanciulla, c’è l’oscuro interrogarsi del sangue, l’estasi, espressi in modi violenti e sicuri che possono far pensare al linguaggio dei mistici in amore...”.

Dal risvolto di copertina della prima raccolta di poesie di Alda Merini,
"La Presenza di Orfeo", 1953.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Un ringraziamento speciale va all'iniziativa "L'Opera a Teatro" a cura del Teatro dell'Opera di Roma, nata a sostegno della Musica che, a causa dei pesanti tagli e del calo della richiesta da parte del pubblico, è sempre più a rischio nel nostro paese.
Grazie a Barbara Agostinelli, Paolo Finotti e Andrea Bergamelli, eccellente trio d'archi che ha saputo catturarmi ed emozionarmi, a dispetto della mia ignoranza musicale.
Grazie alla Giovane Orchestra dell'Opera di Roma e al Maestro e Direttore Germano Neri, per avermi iniziato alle gioie della musica operistica e sinfonica, sapendone raccontare le basi con parole semplici e accessibili a tutti.
Non è vero che le persone non sanno scegliere l'Arte. Questo piccolo esempio è la dimostrazione che, se adeguatamente stimolato e "stuzzicato", il pubblico è perfettamente in grado di scegliere. Continuate così!


Soundtrack: Intermezzo da Cavalleria Rusticana - Mascagni - Berliner Philharmoniker, Herbert von Karajan.



21.4.10

Elephant Moon




Ed è silenzio, coltello nella pancia, e perdita di ossigeno...
Ed è un mattino a tradimento, incapace di proteggersi...
Come elefanti, braccati da se stessi, dal proprio stesso peso
Ed è luna nera, maledizione, vecchia ossessione

Un grido soffocato, dopo una scarica di ventimila Volt
a corpo nudo,
bagnato,
indifeso.

Nel vuoto rumore, del post fragore
suonano, imperiose, Sirene Suicide.




YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: A Fior Di Pelle - Marlene Kuntz

A fior di pelle salirono gli sbotti
usando i nervi a mo' di comodi condotti
fu zona rossa nell'attimo di un lampo
la superficie di un colpo senza scampo
di lacerata sensazione
sentirsi vulcani in eruzione
un'esplosione ormai vicina
avrebbe acceso quella fulgida mattina
ma che tragitto curioso
fa quel tram chiamato sospiri e guai
dopo un risveglio gioioso
all'inferno porta e non torna mai

ci sono istanti che vivere una merda
che vada a fuoco poi
pur sempre una scoperta
pur sempre una scoperta
pur sempre una scoperta

a fior di pelle avvamparono gli sbotti
bruciando i nervi e le vene e i loro fiotti
la zona rossa esplose in un secondo e fu
davvero come deflagrasse un mondo
oh che esecrabile emozione
sentirsi vulcani in eruzione
incandescente come la lava
che dalla bocca terrifica e sbava
ma che discesa gloriosa
fa quel magma senza fermarsi mai
come una belva furiosa
il suo inferno porta portando guai

ci sono istanti che vivere una merda
che vada a fuoco poi
pur sempre una scoperta

sono le volte che proprio
no non ce la fai più
che vorresti volar per davvero
nel blu dipinto di blu
per poterti sentire leggero
come il cielo impassibile
leggero ed impassibile
leggero ed impassibile

ma che finale odioso
quel can can di grida e gestualità
quinto cerchio melmoso
dell'inferno ulula la realtà

ci sono istanti che vivere una merda
nessuna cosa al mondo sa come si disperda
in quegli istanti
in cui vivere una merda
che vada a fuoco poi
purtroppo cosa certa

sono le volte che proprio
no non ce la fai più
che vorresti volar per davvero
nel blu dipinto di blu
per poterti sentire leggero
come il cielo impassibile
impassibile
impassibile
impassibile

14.4.10

Rock Against The Clock



Impenetrabile roccia
da cui nessun fiore
sboccia

Se fosse una macchina
il cuore
forse
non sentirei dolore


"And something inside of him died.
She had to sell everything she owned
And froze up inside."


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Tangled Up In Blue - Bob Dylan



3.4.10

She's Got Lemon



Ed è così, ogni volta che respiro, è così, ogni volta che vivo. Buona Pasqua, sì, buona resurrezione! Non faccio in tempo a rinascere, che subito ricomincio a morire... Peccato io non sia una fenice, ma solo l'ennesima Berenice. Ripudiata dalla gioia, ricacciata nel fango, per aver anelato a spazi siderali. Ti sembra abbia le ali? Illusa, certe perle lasciamole ai maiali.

Qui non c'è speranza, non c'è soluzione, solo l'ennesima lezione, che mi ostino a non imparare.

...così è la vita, e non posso farci niente...
...come dire "buon sangue, non mente"...
...e che "sole cuore amore" non fa più rima con furore...

Sento la tua voce, le tue parole risolute, un copione che si ripete identico, dopo quindici anni, e rivivo le perdite, i danni, gli inutili affanni.
Non vuoi sentir ragioni! Tue le scelte, tue le decisioni.
E nessuno può niente. Nessuno ci vede, nessuno ci sente.
Tu non ci sei, manchi anche tu, non c'è rimasto nessuno lassù.
Sola contro un muro, finisco per franare nel solito buco oscuro.

Solo ieri camminavo a testa alta, pronta ad affrontare il dèmone senza più vergogna. Ed eccomi ora, ad annaspare in una fogna.
Sono fottuta, c'è poco da fare. E voi, che mi leggete, per caso o (dis)piacere, non badate a me, lasciate stare.
Ho finito le forze, del limone che ero mi restano solo le scorze. Aspra come il suo succo, non riparo le falle, non so essere stucco.

Non c'è soluzione, questa la mia sorte.
Solo una, ma purtroppo è la "morte".


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Sunday Afternoon - Rachel Yamagata

14.3.10

Chi Mi Capisce...





Cristalli di ghiaccio. Ma quando cazzo arriva 'sta primavera? Ho bisogno di sole. Tagliare i capelli non serve a una ceppa, se i nodi da sciogliere non riesci a estirparteli da dentro. So tutto. Eppure non basta. Saggia per gli altri, incapace per me stessa. Come sono finita in fondo al pozzo? Nemmeno me lo ricordo. È stato un lento scivolare, giorno dopo giorno. Una catena, prima impercettibile, di eventi, che sono lentamente diventati una valanga.

Se esterni i tuoi sentimenti, sembra che tu voglia attribuire le colpe a qualcun altro. Niente di più falso. Dico sempre che sono la peggiore nemica di me stessa e non faccio che colpevolizzarmi sempre per tutto, anche per ciò di cui non ho colpe. Ma ci sono situazioni che sono dati di fatto. Esperienze vissute, esperienze mancate che ci segnano dentro. Una voragine infinita, capace di risucchiarti se per qualche motivo rallenti o interrompi la corsa forsennata che riempie di gesti e azioni ogni istante, allontanandoti da te stesso e dal dèmone con cui dividi quello scomodo alloggio chiamato corpo. Chi si ferma è perduto. Cazzo, se è vero! E non è che mi sia mai veramente fermata. Ho solo tagliato alcune cose per concentrarmi su altre, ma non avevo previsto che mi sarei rinchiusa da sola in un pericoloso labirinto di specchi, dove presto o tardi mi sarebbe mancata l'aria e il contatto umano, fisico, carnale con le persone. E di nuovo riparte la vocina della mia coscienza: è tua la colpa! Potevi scegliere diversamente!

Già, cara simpatica vocina del cazzo! Se avessi immaginato che sarebbe andata a finire così, non pensi che magari lo avrei fatto? Posso anche sbagliare, senza dovermi ogni volta sentire una merda? O tu ti senti tanto meglio di me da potermi giudicare? Ognuno è a sé, non ci sono ricette universali. Ciascuno di noi ha un quantitativo diverso di energia vitale, che determinati cataclismi contribuiscono a consumare fino a lasciarti, quando meno te l'aspetti, completamente a secco. Spesso quando è troppo tardi, e dopo che per lungo tempo hai continuato a strapazzarti, fisicamente ed emotivamente, agendo al di là delle tue possibilità, senza renderti conto che il corpo e l'anima stavano già chiedendoti una tregua. E ora, ora non puoi che correre ai ripari tamponando alla peggio, e sei costretta a tagliare, a rimuovere, a segare. Anche troppo. Ma non riesci a fare altro adesso.

Insofferente a livelli che non riesci a tollerare, rifuggi tutto e tutti. Ti salvi solo in quei rari momenti di sospensione dell'incredulità altrui, quando ti destreggi, patetica acrobata coi piedi di piombo, tra una vertigine e l'altra dei tuoi stessi pensieri. Quando il pensiero positivo altrui, anziché rafforzarti, ti butta ancora più giù, per l'enorme contrasto con il Nero che ti sovrasta. E ti senti pure in colpa, per il tuo egoismo pessimistico, che diventa a volte persino cosmico. Danzare ormai mi riesce, col pensiero, solamente in certi intervalli di distrazione eteroindotta, quando mi si prende per mano, senza aspettarsi niente, e mi si porta lontano da me. Ed ecco perché questo non può bastare, e perché questo, alla lunga, si rivela inevitabilmente sbagliato. Perché, mea culpa, finisco poi, inconsapevolmente, per far dipendere il mio umore da ciò che mi circonda, nel bene e nel male. E non lo sopporto. Perché so che tutto dipende da me e bla bla bla e ancora bla, ma non ce la faccio lo stesso. E non sopporto nemmeno il patetismo di certe frasi fatte, l'opportunismo, a volte innocente, di chi ti cerca per soddisfare il proprio bisogno del momento e poi scompare quando si esaurisce il problema che aveva dato vita a quel bisogno. Non sopporto me stessa, in prima analisi. E non riesco proprio ad amarmi. Sono giorni così. Passeranno, dicono. Non sarebbe la prima volta. E poi, magari, domani me svéjo e me riamo n'artra vòrta...

Chi me capisce è bravo! E je regalo pure 'na bambolina...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: You Don't Fool Me - Queen
[Le immagini del video sono tratte dal film "La Signora di Shanghai", di Orson Welles]

4.3.10

Guerra Di (Op)Posizioni




Beh? Che hai da guardare? Questa non è roba per dilettanti, ragazzino.
La felicità è una guerra di posizione!
Si combatte giorno per giorno. Minuto per minuto. Ora dopo ora.
Si conquista col sacrificio e si mantiene con l'impegno. E non sarà mai per sempre.
Caduca come le foglie, basta un niente a farle cadere.
E nell'ebbrezza del volo, esse sanno già che è giunta la loro ora.


Il Nero mi perseguita, ma ho imparato a fregarlo...

Fatti sotto! Vediamo chi è più forte!

...e, un giorno, la mia felicità sarà anche la tua.

Su questo non ho dubbi.



YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Lateralus - Tool

Black then white are all i see in my infancy.
Red & yellow then came to be, reaching out to me,
Lets me see.
As below, so above & beyond, i imagine.
Drawn beyond the lines of reason.
Push the envelope. watch it bend.

Over thinking, over analyzing separates the body from the mind.
Withering my intuition, missing opportunities & i must
Feed my will to feel my moment drawing way outside the lines.

Black then white are all i see in my infancy.
Red and yellow then came to be, reaching out to me,
Lets me see there is so much more &
Beckons me to look through to these infinite possibilities.
As below, so above and beyond, i imagine.
Drawn outside the lines of reason.
Push the envelope. watch it bend.

Over thinking, over analyzing separates the body from the mind.
Withering my intuition leaving opportunities behind.
Feed my will to feel this moment, urging me to cross the line.
Reaching out to embrace the random.
Reaching out to embrace whatever may come.

I embrace my desire to,
I embrace my desire to,
Feel the rhythm, to feel connected enough to step aside & weep like a widow
To feel inspired, to fathom the power, to witness the beauty,
To bathe in the fountain,
To swing on the spiral,
To swing on the spiral,
To swing on the spiral of our divinity & still be a human.

With my feet upon the ground i move myself between the sounds & open wide to suck it in.
I feel it move across my skin.
I'm reaching up & reaching out.
I'm reaching for the random or what ever will bewilder me.
What ever will bewilder me.
& following our will & wind we may just go where no one's been.
We'll ride the spiral to the end & may just go where no one's been.
Spiral out. keep going.
Spiral out. keep going.
Spiral out. keep going.
Spiral out. keep going.

25.2.10

Back In Black



"Avevo finalmente capito che cosa fosse l'amore: è la gratitudine perché l'altro esiste..."

Alejandro Jodorowski, La Danza Della Realtà

Eccomi. Di nuovo a terra. Ad assaporare il gusto gelido delle piastrelle. Stavolta non sono più color ocra. È uno strano rosa pallido, che non mi trasmette alcun calore. Dio solo sa quanto me ne servirebbe in questo giorno buio. Il Nero avanza implacabile e mi trasforma nel Mostro che credevo di combattere. Sento già avvizzire la linfa vitale che ieri aveva iniziato a scorrere nella mia chioma rinvigorita. Vivesti solo un giorno, come le rose...

Ed io, che in questo abbraccio mi chiudo, continuo ad amarti, ogni giorno di più, perché sei in me, con me, in ogni istante. E ti amo come si amano le costellazioni, le galassie, le particelle elementari. Ti amo senza pretese, con tanta, immensa gratitudine verso il Grande Caos che ci ha fatti incontrare. Satelliti orbitanti a velocità parallele attorno ad uno stesso sconosciuto pianeta. In cerca del nostro equilibrio instabile, in bilico tra gli alti e i bassi delle nostre oscure profondità.

Ho sognato che ti avrei fatto soffrire fino ad ammazzarti.
Preferisco chiamarmi fuori. Non potrei mai perdonarmelo. Mai.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Paint It Black - Sigma