Visualizzazione post con etichetta la nostra vita nuova. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta la nostra vita nuova. Mostra tutti i post

20.10.12

Oltre Il Giardino

Seduta accanto al finestrino sulla poltroncina singola di una carrozza di seconda classe torno a Roma. E' strano, e insieme emozionante, guardare da un'altra prospettiva la strada di campagna dove la mia canetta ed io abbiamo passeggiato insieme, dove le ho dato fiducia e l'ho liberata del guinzaglio godendo con gli occhi e anche qualcosa in più della sua gioia per la libertà ritrovata, delle sue corse pazze e il suo tornare, al mio richiamo. Da me, che così tanto fatico a fidarmi degli altri e tu, da buona amica quale sei, me l'hai fatto notare.

Ricordo ancora il giorno in cui è arrivata a casa nostra e il tempo che ci è voluto per conoscerci, sfiorarci, annusarci, litigare e riappacificarci. Le sfide vinte insieme, le paure superate e quelle ancora vive. L'affetto che si trasmette, silenzioso, da uno sguardo all'altro, senza parole. Lei mi insegna che si può cambiare, drasticamente, quando siamo amati, guidati, accolti e lasciati liberi di essere noi stessi.

Il suo carattere emerge di giorno in giorno con più chiarezza. Lontana sembra ormai la timidezza, reclama coccole e territorio senza più timore. Quante risate mi fa fare! In strada non manca di lanciarsi alla rincorsa di carezze, puntando da lontano quegli abitanti del quartiere a cui sa di piacere e che piacciono a lei. Quanta gioia è per me vederla scorrazzare nei boschi, annusando a destra e a manca senza sosta, calpestare il fogliame, rotolarsi sulla schiena come un'ossessa e ogni tanto scavare. Con noi ha persino imparato a giocare! Ora un bastone, ora una pigna, ora un frisbee, persino al mare. Quest'ultimo anno, in modo diverso dal precedente, è stato duro. Ma di una cosa sono certa: adottare la canetta è stato un dei regali più grandi potessi farmi.

Maggio è stato il mese del cuore lanciato oltre ogni ostacolo, solcando l'oceano, incontrando anime sorelle lungamente attese, la cui onda positiva e luminosa continua ancora a guidarmi. Novembre sarà il mese della nuova semina. Non sarà facile, già lo so, e ho paura. Ma è ciò che desidero da tempo e sono fiera di me per aver trovato il coraggio. Non è facile perseguire un obiettivo come questo, ma non ho nessuna intenzione di fermarmi. A piccoli passi, uno dietro l'altro, sento di potercela fare. Di dovercela fare.

Ieri sono stata a trovare gli ex colleghi di mio padre. Una di loro continua a scrivermi ad ogni ricorrenza. A ottobre per una bella e una brutta. Le sono grata per farlo. L'ufficio non è più lo stesso e sono rimasti in pochi, nello stabile al di là della strada. L'ultima volta che ero stata nella vecchia sede ne ero uscita con un macigno sul cuore, troppe le emozioni, troppi i ricordi. Mi ero ripromessa di non tornare più lì, di risparmiarmi il magone. E invece no. Ci sono andata, con la scusa di portar loro qualcuna delle bomboniere che avevo confezionato per il mio matrimonio. Papà lo avrebbe fatto. Non mi aspettavo il regalo, e invece c'era pure quello. E non è l'oggetto materiale in sé, ma il gesto, che mi ha commosso. Gli uffici di una volta, con il lavoro che durava una vita, nello stesso posto, con le stesse persone, che alla fine diventano quasi una famiglia. Quel lavoro che oggi non esiste più.

Alemanno ha vietato i pranzi al sacco a Roma. Me ne sono fregata. In una piazza un po' nascosta e silenziosa, che quasi sembrava di essere Altrove, ho pasteggiato con acqua fresca di fontana e un tramezzino al salmone, acquistato al distributore automatico di una delle mie ex sedi universitarie. Devo mimetizzarmi ancora bene, ai miei 32 anni (appena) suonati, perché due studentesse mi hanno fermato per domandarmi dove fosse l'aula magna. Ho avuto una breve esitazione - sono anni che non metto piede là dentro -, poi ho risposto, convinta: "di sopra!". Ma in fondo non ne ero affatto sicura.


YUKI, AKA PRISMA
Creative Commons License Permissions beyond the scope of this license may be available here.

22.3.11

La Strada Nel Bosco




Scorre l'asfalto sotto le mie gambe meccaniche e insieme a lui sento scivolare via pian piano tutte le mie paure. So che torneranno, che proveranno a riprendere il controllo, ma ora che ho imparato i loro nomi so che non cederò più così facilmente, che potrei anche vincere io. Come stamattina, quando uno scherzo del destino unito al dispetto di sconosciuti ladri di passaggio ha reso il mio primo viaggio dalla vecchia alla nuova vita una buffa disavventura finita per il meglio.

L'auto che smette di camminare appena imboccata l'A1 e il mio sangue freddo nel chiamare i soccorsi. Una casacca arancione indossata per precauzione, qualche rimprovero di troppo all'imperizia dei viaggiatori (inclusi i presenti) e la serenità di sapersi dominare. Facile, ora che lei è lontana. Ma saprò corazzarmi anche per lei in futuro, questo è sicuro!

Il paesaggio visto dai sedili rialzati del carroattrezzi assume una solennità di cui godo a piene pupille, che non resistono alla tentazione di sbirciarsi nello specchietto retrovisore e compiacersi del sorrisetto che la situazione mi ha dipinto sul viso e che non sembra lasciarsi scalfire neanche dalla frettolosità un po' rozza del soccorritore. Mi fa un effetto strano vedere la tua macchina - dovrei ormai dire la mia - in bilico, il muso verso l'alto, che si fa trasportare placida. E' andato tutto bene, ora posso dirlo, ma non posso non pensare che ogni prima volta, anche la più banale, si risolva per me quasi sempre con un battesimo di fuoco.

Oggi mi sono portata a casa. La mia nuova vita si avvicina. Riesco a intravederla, senza più temere che possa venire risucchiata prima ancora che io riesca a raggiungerla. Fino a poche settimane fa mi sembrava impossibile. Dovrò aspettare ancora certo, ma il più è deciso. Non sto più nella pelle! Voglio sporcarmi le mani, di vernice e speranza, dare forma a piccoli sogni, plasmarli con coraggio, senza lasciarmi più spaventare a morte dalle imperfezioni, dagli inevitabili intoppi che so di poter superare. Io sono il mio porto sicuro, devo solo placare le tempeste che a volte scatena in me un dolore mai sopito.

Fischietto, sulla via del ritorno. Canticchio, per compensare la mancanza della vecchia autoradio che ignoti ladri hanno portato via mesi fa per ricavarci chissà cosa, forse una decina di euro a fronte dell'immenso valore affettivo che quell'oggetto aveva per me. Pazienza. Sai bene che mi basta poco per riempire i silenzi. E ti immagino canticchiare insieme a me, a ruota libera, come facevamo sempre. Così come ti ho immaginato, giorni fa, mentre - stavolta da passeggera - guardavo fuori dal finestrino un paesaggio appesantito da nuvole cariche di pioggia. Eri parte di quell'albero. Eri l'albero. I suoi rami, il suo tronco, le sue radici. E senza che me ne accorgessi, ti ho sentito parte del Tutto, del cielo, degli uccelli in volo sulla vallata, del Tevere che scorreva lento sotto di noi.

Ho ripreso la mia vita quasi di sempre, ma l'assenza di te assume forme sempre diverse e può manifestarsi all'improvviso, trainata da un dettaglio, una folata di vento, una melodia lontana. Ripenso alle parole di P., incontrata per caso qualche tempo fa. Un tempo eravamo amiche e abbiamo condiviso molto. Poi, come spesso accade, ci si è perse di vista, trascinate lontano da correnti diverse e amicizie interrotte. Dopo anni ci siamo trovate a parlare di te. Lei era sinceramente commossa e ha trovato le parole che più avevo bisogno di sentire in quel momento: "Fa' tutto quello che amava fare lui...ricordalo così", ed è proprio in questo modo che un'assenza può trasformarsi e abitare in noi, specie quella di un padre, da cui mi accorgo di aver ereditato molto più del DNA.

E allora riempio la mia vita con le cose di tutti i giorni che ci rendono felici. Ci riesco e poi penso che saresti orgoglioso di me e fremo per mostrarti il frutto dei tuoi e dei miei sacrifici. E' un attimo. La mente è capace di salti temporali e logici incredibili. Ho l'illusione fugace di ritrovarti a casa al mio ritorno per raccontarti tutto, poi realizzo. Non sarà mai più così... e in men che non si dica il pensiero si fa liquido e dagli occhi scorre a valle. Le esperienze, grandi e piccole si accumulano, ma è così difficile non poterle più condividere con te... Da lontano un disco risuona nella mia testa, ogni volta ce n'è uno diverso ed ha il potere di calmarmi, di ricordarmi che ci sei lo stesso, soltanto la forma è cambiata anche se io non riesco a vederla. Ora sei parte del cosmo, se allungassi le braccia potrei riabbracciarti come le foglie il vento. Come la luna enorme le nubi sul cielo di Roma, tre notti fa.

Stasera, mentre guidavo verso la vecchia casa, ho ripensato a una strada nel bosco... devi avermela cantata tu, ne sono sicura.

Or vieni,
c'è una strada nel bosco,
il suo nome conosco...
vuoi conoscerlo tu?


YUKI, AKA PRISMA

Creative Commons License Permissions beyond the scope of this license may be available here.



Soundtrack: La Strada Nel Bosco - Gino Bechi

10.9.10

Compromise





Dormono. Lievemente assopite.
Ristagnano. Blandamente cresciute.
Gorgogliano. Di orgoglio blindate.

Adoro il lieve sentire dell'occhio che vigila il sonno dei giusti,
ascolto il soave fluire di un ricordo sotteso, atteso, sospeso

Piango, e nel mentre ritrovo l'Amore, quell'intima unione che ci fece Luce

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Creative Commons License Permissions beyond the scope of this license may be available here.

Immagine: Age Of Enlightment - Gilad Benari

Soundtrack: Live With Me - Massive Attack (alla radio, mentre scrivevo...)


4.8.10

Brezze



Attendeva con fremente impazienza di aprire un nuovo capitolo e dare una svolta alla sua vita. Quale infernale e indicibile fatica, passare attraverso le forche caudine e superare il muro che aveva ormai interiorizzato. Aveva smesso di cercare una spinta, ed ecco che, proprio allora, avevano cominciato ad arrivarle da ogni lato. Erano come carezze, e si sentiva come le foglie sospinte in aria da certe lievi brezze...

"It is by faith that poetry,
as well as devotion,
soarse above this dull earth;
that imagination breaks
through its clouds,
breathes a purer air,
and lives in a softer light."

Henry Giles








YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Creative Commons License Permissions beyond the scope of this license may be available here.

Soundtrack: Sacrifice - Lisa Gerrard

24.6.10

Roccia




Troverò il Tempo anche per te, Sogno Mio. Lo troverò perché fosti tu a trovare Me.
E non importa il sangue che cola dalle dita, non conta quest'intima ferita.
Conta lo scoglio a cui m'aggrappo, fiera!
Solitaria roccia della mia intima Resistenza, la dignità, il coraggio e l'incoscienza di chi, al vivere comodamente, ha preferito il mestiere di reinventarsi ogni giorno, costantemente...

23-6-10


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Creative Commons License Permissions beyond the scope of this license may be available here.


Soundtrack: Il Mestiere Di Vivere - Awa Ly e Massimo Giangrande

12.4.10

BOOMerang



Scivolo.
Fredda, giaccio.

Frastorno.
Un boomerang,
senza ritorno.

Il mio corpo congelato, che solo il tuo, caldo, riesce a consolare. Lentamente si muore, senza il Sole. Lentamente muoio, senza il mio Sole. Ed arrivo là, dove non sarei mai voluta arrivare. Il punto esatto in cui la vertigine si apre, il momento esatto in cui il sentimento di vuoto e perdita si fa incolmabile e da sensazione si trasforma in dolore fisico, terreno. Corporeo.
Fare i conti con ciò che si è, accettarsi e insieme accettare ciò che si è vissuto... Tutto mi è a tratti così chiaro, poi, di colpo, riappare quella nebulosa, così oscura e odiosa. Precipito nel baratro, tremo e, tra le lacrime, invoco il tuo nome. Che è anche il mio, il nostro. E' il futuro...

Lentamente mi culla, un dolore che non mi trastulla.

Ma allora, perché mi sento ancora chiusa in una bolla?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: These Days - Nico

I've been out walking
I don't do too much talking
These days, these days.
These days I seem to think a lot
About the things that I forgot to do
And all the times I had the chance to.

I've stopped my rambling,
I don't do too much gambling
These days, these days.
These days I seem to think about
How all the changes came about my ways
And I wonder if I'll see another highway.

I had a lover,
I don't think I'll risk another
These days, these days.
And if I seem to be afraid
To live the life that I have made in song
It's just that I've been losing so long.
La la la la la, la la.

I've stopped my dreaming,
I won't do too much scheming
These days, these days.
These days I sit on corner stones
And count the time in quarter tones to ten.
Please don't confront me with my failures,
I had not forgotten them.


31.12.09

(E)Sp(l)osa


















Un'anima così forte
da far crollare tutte le tue certezze.
Parole,
che diventano carezze.

Ad una ad una
volteggeranno come foglie,
sapranno scardinare
tutte le tue voglie.

Il Tempo e la Passione,
concime e lacrime.

Una nuova Vita,
che affonda le sue radici nel Mistero.

Mi guardo indietro
e sorrido,
vedendomi com'ero.

Aspettavo risposte,
ora scorro, insieme alla corrente.
Che gran mistero, la tua Mente!

Ho ancora bisogno di prove,
e di un ombrello,
quando piove.

Ma al tuo affetto
non voglio rinunciare.
Sai, non è stato facile
lasciarmi amare...

Migliori Anni,
acciacchi e affanni,
miraggi e inganni.

Grandiosa
è l'Anima,
che si dona in Sposa...

Cascasse il mondo,
non mollerò la presa.
Deve ancora venire
il giorno della resa!

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Seed - Afro Celt Sound System



15.11.09

Il Mio Nome È John. John Bowlby.




È da un po' di giorni che ci penso, in una delle tante reminiscenze di un passato che torna a bussare to my calotta cranica e in cui stento a riconoscermi. Non tanto perché sono cambiata, quanto perché, alla luce di come vivo la mia vita oggi, non mi sembra quasi vero di aver collezionato esperienze di studio e di lavoro simili. Ebbene, la parola chiave di oggi è Bowlby.

Il mio nome è John. John Bowlby.

Benissimo, illustre Bowlby. Di cosa vuole parlarci oggi? Ah, capisco. Non vuole parlare di un bel niente. Ha già detto tutto e non ha nessuna intenzione di ripetere. Ma quello non era Paganini? Ok, ok, va bene! Ci penso io. Ma che fatica 'ste reminiscenze! E poi di domenica, per giunta! Vabbè, tanto non posso fare altro, mentre i miei vari SuperAntiSpyware, Spyware Terminator, Spy Hunter e chi più ne ha più ne metta scandagliano il mio povero pc fin dentro alle budella.

Ordunque, mi sono più volte chiesta il perché di taluni miei fastidiosi comportamenti nel relazionarmi con los demás, the others, les autres, des anderen, insomma i famosi altri che popolano l'universo tutto. Mi sono chiesta il perché della mia eccessiva dipendenza dal giudizio altrui, la mia - in alcuni casi - ostinata e irrazionale diffidenza, la mia irrazionale tendenza a chiudermi a riccio, il mio continuo e ostinato svalutarmi e sminuirmi, eccetera eccetera eccetera. Troppo facile sarebbe attribuire a cause esterne la ragione di tali difetti o fare della famiglia il più banale degli alibi, dietro cui trincerarsi a mo' di giustificazione. I'm adult and vaccinated, indipercuipòscia me la vedo da me, prendo atto di tutto ciò e cerco di darmi la famosa svéjata.

Epperò - c'è sempre un però in queste cose - il signor Bowlby, psicanalista britannico, distanziandosi dalle teorie freudiane, alla fine degli anni '60 arriva a postulare una teoria che ancora oggi è di primaria importanza nell'individuazione delle cause di molti comportamenti di "noi" adulti: la teoria dell'attaccamento. Insieme a Mary Ainsworth, psicanalista sua collaboratrice, Bowlby spiega quanto sia fondamentale per lo sviluppo della personalità di ogni individuo un adeguato attaccamento alla figura materna o a un suo sostituto. E per attaccamento non si intende una semplice relazione improntata all'ottenere nutrimento da parte del bambino, quanto la sensazione di vicinanza, la certezza di avere una base sicura dalla quale poter partire per esplorare il mondo esterno e dalla quale ricevere calore, affetto e protezione. Le basi di questa teoria provengono da uno studio condotto dallo stesso Bowlby su cuccioli di macaco che, messi di fronte a una madre fantoccio in grezzo metallo dotata di biberon e ad un'altra rivestita di panno morbido, dimostravano di preferire sempre la seconda, nonostante non fornisse loro alcun nutrimento.

A questo proposito mi ha colpito un articolo scritto da Gabriella D'Amore Costa e il suo parallelismo tra le teorie di Bowlby e Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry:

"La volpe dice al Piccolo Principe: “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterò la mia felicità. Quando saranno le quattro, comincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità. Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore (…) ci vogliono i riti”. Ecco che il Piccolo Principe si guadagna la fiducia della volpe, andandola a trovare tutti i pomeriggi stabilendo un rito. Sembra che la volpe sappia come si crei un legame di attaccamento sicuro: la madre assicura sempre la sua presenza e il bambino si abitua a questo rito.
E’ proprio il ripetersi di questo modello di interazione che fa sì che il bambino cominci a crearsi delle aspettative. Si aspetta proprio che quella determinata persona appaia in quel determinato spazio e in quel determinato tempo, ed è il continuo verificarsi di tale rito che gli assicura che esiste lui, esiste l’altro, esiste la relazione.
Il legame di attaccamento che si stabilirà fornirà un modello per le relazioni future e per tale motivo le nostre relazioni risentiranno di quella matrice interattiva denso per noi di tanti significati."


Tornando alla Teoria dell'Attaccamento, attraverso un sistema di classificazione chiamato Strange Situation, Mary Ainsworth arrivò a delineare diversi profili di comportamento nei bambini, come riportato in uno scritto di Nicola Schiavone:

"- Stile Sicuro: l’individuo ha fiducia nella disponibilità e nel supporto della Figura di attaccamento, nel caso si verifichino condizioni avverse o di pericolo. In tal modo si sente libero di poter esplorare il mondo. Tale stile è promosso da una figura sensibile ai segnali del bambino, disponibile e pronta a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: sicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di essere amabile, capacità di sopportare distacchi prolungati, nessun timore di abbandono, fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri, Sé positivo e affidabile, Altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la gioia.

- Stile Insicuro Evitante: questo stile è caratterizzato dalla convinzione dell’individuo che, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà la disponibilità della Figura di attaccamento, ma addirittura verrà rifiutato da questa. Così facendo, il bambino costruisce le proprie esperienze facendo esclusivo affidamento su se stesso, senza l’amore ed il sostegno degli altri, ricercando l’autosufficienza anche sul piano emotivo, con la possibilità di arrivare a costruire un falso Sé.
Questo stile è il risultato di una figura che respinge costantemente il figlio ogni volta che le si avvicina per la ricerca di conforto o protezione.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amato, percezione del distacco come “prevedibile”, tendenza all’evitamento della relazione per convinzione del rifiuto, apparente esclusiva fiducia in se stessi e nessuna richiesta di aiuto, Sé positivo e affidabile, Altro negativo e inaffidabile. Le emozioni predominanti sono tristezza e dolore.

- Stile Insicuro Ansioso Ambivalente: non vi è nell’individuo la certezza che la figura di attaccamento sia disponibile a rispondere ad una richiesta d’aiuto. Per questo motivo l’esplorazione del mondo è incerta, esitante, connotata da ansia ed il bambino è inclina all’angoscia da separazione. Questo stile è promosso da una Figura che è disponibile in alcune occasioni ma non in altre e da frequenti separazioni, se non addirittura da minacce di abbandono, usate come mezzo coercitivo.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amabile, incapacità di sopportare distacchi prolungati, ansia di abbandono, sfiducia nelle proprie capacità e fiducia nelle capacità degli altri, Sé negativo e inaffidabile (a causa della sfiducia verso di lui che attribuisce alla figura di attaccamento), Altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la colpa."

A questi, Main e Salomon aggiunsero un quarto stile:

"- Stile Disorientato/Disorganizzato: sono considerati disorientati/disorganizzati gli infanti che, ad esempio, appaiono apprensivi, piangono e si buttano sul pavimento o portano le mani alla bocca con le spalle curve in risposta al ritorno dei genitori dopo una breve separazione. Altri bambini disorganizzati, invece, manifestano comportamenti conflittuali, come girare in tondo mentre simultaneamente si avvicinano ai genitori. Altri ancora appaiono disorientati, congelati in tutti i movimenti, mentre assumono espressioni simili alla trance. Sono anche da considerarsi casi di attaccamento disorganizzato quelli in cui i bambini si muovono verso la figura di attaccamento con la testa girata in altra direzione, in modo da evitarne lo sguardo."

Ancora più interessanti, però, sono a mio avviso i profili che vengono fuori da un'analisi degli stili di comportamento degli adulti, condotta da Mary Main:

"- Stile Sicuro: modello di Sé positivo e dell’Altro positivo. Basso esitamento, bassa ansia. Alta coerenza, alta fiducia in se stesso, approccio positivo con gli altri, alta intimità nelle relazioni. Il modello positivo dell’individuo sicuro lo porta ad avere una grande fiducia in se stesso ed un grande apprezzamento degli altri, dai quali viene considerato come tipo positivo.
Le sue relazioni di coppia sono caratterizzate da intimità, rispetto, apertura emotiva ed i conflitti con il partner si risolvono in maniera costruttiva.

- Stile Preoccupato: è assimilabile allo stile insicuro ansioso ambivalente (Ainsworth). Modello di Sé negativo e dell’Altro positivo. Il modello negativo che l’individuo preoccupato ha di sé lo porta ad avere una bassa autostima tendente alla dipendenza del giudizio degli altri. Invece, il modello positivo che ha dell’altro lo porta alla continua ricerca di compagni e di attenzione. Necessita continuamente di intimità nelle relazioni tanto che la sua insaziabilità nella richiesta di attenzione tende a far allontanare gli altri. Le sue relazioni sentimentali sono costellate di passione, rabbia, gelosia e ossessività. Tende ad iniziare i conflitti con il partner rimandando, però, la rottura del legame.

- Stile Distanziante: è assimilabile allo stile Evitante (Ainsworth). Modello di Sé positivo, dell’Altro negativo. Il modello positivo dell’individuo distanziante lo porta ad avere alta fiducia in se stesso senza interessarsi del giudizio degli altri anche se pensa di essere considerato arrogante, furbo, critico, serio e riservato. Il modello negativo che ha dell’altro lo porta a dare l’impressione di non apprezzare molto le altre persone apparendo, talvolta, cinico o eccessivamente critico. Svaluta l’importanza delle relazioni e sottolinea l’importanza dell’indipendenza, della libertà e dell’affermazione. Le sue relazioni di coppia sono caratterizzate dalla mancanza dell’intimità, tendendo a non mostrare affetto nelle relazioni. Preferisce evitare i conflitti e si sente rapidamente intrappolato o annoiato dalla relazione.

- Stile Timoroso-Evitante: è assimilabile allo stile disorientato-disorganizzato (Ainsworth). Modello di Sé negativo, dell’Altro negativo. Il modello negativo che l’individuo timoroso-evitante ha di se stesso lo porta ad avere bassa autostima e molte incertezze verso se stesso e verso gli altri. Il modello negativo che ha dell’altro lo porta ad evitare le richieste d’aiuto, evita i conflitti ed ha difficoltà a fidarsi degli altri. È difficile trovarlo coinvolto in una relazione sentimentale e quando vi si trova assume un ruolo passivo. In tali relazioni è dipendente ed insicuro. Tende ad autocolpevolizzarsi per i problemi di coppia ed ha difficoltà a comunicare apertamente e a mostrare i sentimenti al partner."


Ora, non so quanti di voi si siano riconosciuti in questi profili. Sinceramente non ne trovo uno che mi rispecchi totalmente, piuttosto trovo pezzi di me in più profili, in una specie di mosaico multicolore che vorrei continuare a migliorare. Onestamente credo di avere più di un debito nei confronti di Bowlby, e sto seriamente tentando di ripagarlo. Se è vero che nessun uomo è un'isola, sono convinta che non lo sia e non debba esserlo nemmeno la coppia. L'isolamento, che a volte è pure necessario, per riflettere e pensare, per leccarsi le ferite, non può essere l'unica soluzione. Tendere una mano, evitare di innalzare muri sempre più alti nei confronti di un mondo che sentiamo ostile, a volte può rivelarsi liberatorio, soprattutto per noi stessi. C'è, esiste, e sono convinta di questo, una famiglia umana alla quale non si dovrebbe rinunciare.

Fidarsi della prima persona che si incontra per strada è senz'altro sbagliato, ma lo è anche non fidarsi di nessuno. Senso di Colpa mi ricorda quanto mi sia costato caro questo mio ostinarmi a chiudermi a riccio, soprattutto nei confronti di persone che, senza nemmeno accorgersene, mi hanno dato e continuano a darmi moltissimo. È anche per loro se ho deciso di combattere questo lato di me che detesto. Per i vecchi e i nuovi amici, per quelli che mi conoscono da anni e per quelli che stanno imparando a conoscermi, per chi si sofferma in silenzio e mi lascia uno scampolo del proprio pensiero, delle proprie emozioni...

"Questa volta sembra proprio vero
che qualcosa sta cambiando
come fili di vento leggero
le nostre vite allo sbando..."


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: La Nostra Vita Nuova - Max Gazzè