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16.7.11

Dimentica(R)La



...and to Save my Soul, I write...

Non ho mai amato le ideologie, la cieca accettazione di una fazione in luogo di un'altra. E quando si parla di temi a me così intimamente legati, ancor meno. Nessun uomo è un'isola. E quando dico "uomo" intendo l'essere umano, non il genere. Avrei potuto scrivere diversamente, è vero, ma non mi piaceva il suono che "essere umano" avrebbe prodotto all'interno della frase se l'avessi scritto al posto di "uomo". Ma che importa? L'incomunicabilità e le incomprensioni sono ahimé all'ordine del giorno e non sarò certo io a impedirle. Non in questa sede, almeno.

E così per l'ennesima volta mi chiedo e vi chiedo: perché la gente ama sparare sentenze su cose che non conosce? E quando dico "cose" intendo eventi, accadimenti, vissuti, esperienze, fatti, persone e quant'altro riguardi la vita di ciascuno di noi. Avrei potuto scrivere diversamente, è vero, ma non avevo voglia di dilungarmi oltremodo quando ho a disposizione una parola che in quattro caratteri racchiude tutto il racchiudibile.

E dunque puntare il dito contro chi tenta di trarsi fuori dall'invisibilità puntualizzando - in maniera del tutto fuori luogo - che ci sarebbe ben altro di cui occuparsi, che in fondo ci si può rifare una vita e che chi ha bisogno davvero di aiuto sono ben altri, è dimostrazione dell'assoluta mancanza di empatia che alberga nella maggior parte degli esseri umani (sì, ho detto "esseri umani", sentite come suona bene ora?), nonché dell'ottusità che "separa" e "scomparta" parti che - se ancora non si fosse capito - sono inscindibili dal Tutto. E con questo la fisica quantistica viene sepolta sotto un cumulo di immondizia.

Che tristezza, Vita Mia, che tristezza donchisciottesca perseverare nel tentare di far sentire la propria flebile voce. E che coraggio ci vuole a prendersi pernacchie, silenzi e contestazioni. Ma che bello però quando, per un breve attimo, un bagliore negli occhi di un Altro ci restituisce tutto il senso della nostra piccola, intima lotta. Tutto il mio regno di ragni per uno sguardo così! E passatemi l'infelice espressione.

Di sicuro oggi ho di nuovo bisogno di Lei, la mia Mus(ic)A Ispiratrice, la mia salvation army, colei che mi traghetta da un inferno invisibile agli occhi verso il Sublime. E non pensiate che lui, il Sublime, vi corra incontro alla bisogna. Muovete le chiappe e andatevelo a cercare il vostro pezzetto di Sublime, quello spiraglio di cielo che filtra tra le crepe dello scantinato, la puzza di pareti ammuffite e gli insetti che brulicano attorno al succo di frutti marcescenti, caduti dall'albero prima che qualcuno potesse raccoglierli e gustarne l'essenza. E allora, quando Lei si siede a pochi centimetri da me, rubando la mia stessa aria, ed è capace di trascorrere l'intera ora a fissarmi ininterrottamente, io muoio dentro e dentro muore ogni corolla che alle intemperie si ritrae rivoltandosi verso l'interno, aspettando che il nuovo Sole le spinga ad allungare il collo erboso verso l'alto, in cerca di Vita.

La cultura non è solo bagaglio, è, un passo dopo l'altro, cammino stesso. Quante cose le ho imparate appena ieri!


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Forget Her - Jeff Buckley

24.6.10

Roccia




Troverò il Tempo anche per te, Sogno Mio. Lo troverò perché fosti tu a trovare Me.
E non importa il sangue che cola dalle dita, non conta quest'intima ferita.
Conta lo scoglio a cui m'aggrappo, fiera!
Solitaria roccia della mia intima Resistenza, la dignità, il coraggio e l'incoscienza di chi, al vivere comodamente, ha preferito il mestiere di reinventarsi ogni giorno, costantemente...

23-6-10


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Il Mestiere Di Vivere - Awa Ly e Massimo Giangrande

26.5.10

Il Bombarolo Dell'Anima (o del quieto vivere)



Il tabù del dolore. Il tabù della debolezza. Il tabù del quieto vivere.

Oltrepassato un certo limite, persino questo perde d'importanza. C'è dignità anche nel soffrire. Io, che detesto lamentarmi e crogiolarmi nella sofferenza. Io, quella forte, quella tutta d'un pezzo, quella che ha affrontato le difficoltà e che adesso è stanca e sente la necessità fisica di esternare. Per liberarsi, non certo per farsi compatire da chicchessìa.

Tieniteli per te certi sfoghi, perché pubblicarli?

Perché tenere gli scritti per sé sarebbe come parlare da soli, e non ci sarebbe esorcismo. L'esorcismo è tale in presenza di un pubblico. O, almeno, la sola idea di un pubblico che assiste è forse capace di gabbare l'inconscio e dargli l'illusione di una qualche forma di liberazione.
Non devo rendere conto a nessuno di ciò che scrivo. Già. Vallo a dire alla mia coscienza, che finisce sempre per scusarsi per la sua incontinenza.

Ogni nuovo mattino è una sfida. Ogni minuto, ogni ora, sgocciola lenta in un bicchiere polveroso. Storci la bocca, lettore? Ti ripugna la mia malinconia? Buon per te, non sei ancora a questo punto. Non procedere oltre. Non voglio intristirti col canto della mia agonia.

Non conosci la vergogna, non hai un minimo di pudore?

Nossignore. Io, che nei sogni, ho l'ardire di chiamarmi scrittore.

"...c'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo,
io son d'un altro avviso, son bombarolo!"

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Il Bombarolo - Fabrizio De André


6.4.10

Arrocco, O Scacco Matto?



arroccare 1 (v. v. tr.) 1 Nel gioco degli scacchi procedere a un arrocco. 2 Muovere le truppe lungo le linee interne al fronte. 3 Mettere al riparo, al sicuro.

È di nuovo buio. Strada sbarrata. Isolamento. Disperazione.
E non so più dove andare a parare.
Chiedi aiuto, no? Impara a parlare, a spiegare, a esternare!
Già, ma a chi? Vedi nessuno?
Qualcuno ci sarà, che può darti una mano. Una soluzione si trova sempre.
Si vede che non sei mai stato nei miei panni.
Ecco. Lo vedi come sei? Stai di nuovo facendo la vittima.
E tu stai di nuovo puntando il dito.
Touché.
Se iniziassi a fare l'elenco completo di tutto ciò che mi è capitato e continua a verificarsi nella mia vita, ti deprimeresti e finiresti per compatirmi. E non sapresti come aiutarmi.
Lasciami almeno la libertà di ascoltarti, prima di scrivere tu il copione della mia reazione!
A che pro? Per leggere nei tuoi occhi che avevo ragione? Tutto è già successo e non fa che ripetersi.
Si vede che non hai ancora imparato la lezione.
Lo sapevo. Anche tu pensi che sia colpa mia. Lo credo anch'io, sai? Me ne convinco sempre di più, ogni giorno della mia vita. Sono arrivata persino a pensare di farla finita.
Ottimo! I miei complimenti. Il miglior modo per risolvere un problema.
Ho persino bestemmiato, se è per questo. E no, non ne provo dolore, per citare un vero Signore!
Adesso ti metti anche a citare? Scendi dal piedistallo. Tu non sei lui, tanto per cominciare.
Ehi, tante grazie per avermelo ricordato. Se non ci fossi tu, il mio stupido cervello non ci sarebbe mai arrivato.
Ridi, ridi, so benissimo che pensi che sia meglio ridere per non piangere, invece di agire nel concreto per evitare di soccombere al dolore.
Mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa! Lo vedi che in passato, dalla messa qualcosa ho imparato? Figurati che da anni contrasto inutilmente chi mi dice che pregare è l'unico modo per risolvere i problemi della gente!
Senti, piuttosto... adesso cosa pensi di fare?
Giuro che non lo so, tanto per cambiare...


Aiuto.

Ho sognato la tua voce flebile pronunciare queste sillabe, in un impercettibile canto straziato. Sgraziato.

Aiuto.

Già, ma a chi?

Aiuto.

Mi guardo intorno e vedo solo il vuoto.


Solo la forza degli abbracci.
Non chiedo altro.

Il tempo fugge via e ci trascina lontano...
Ma perché non prende anche me?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Cosmic Dancer - T-Rex



22.11.09

(G)orgoglìo





Stanco di lottare, ecco tutto.
L'orgoglio?
Ecco, prendilo.
Io, lo butto.

non so stare tra la gente
(buon sangue non mente)
stanco di discutere su niente
(batte la lingua contro il dente)

Vincere o partecipare?
Cosa conta, se non sai amare?

solo cerco affetto
piango e non la smetto

(è vero, sono un egoista)
quale stupido apripista!

Ridicolo, sì, me ne rendo conto,
ma non sono io a volermi così tonto.
Il fatto è che mi manca
la tua mano sulla testa stanca.
Ma non posso farci niente,
così va il mondo, e chi ti sente?

Tutto muore in un istante
nella guerra delle parole
nel freddo di un'assenza
che mormora: è distante!
Della solitudine è la prole,
ma non posso farne senza.

Non sai che fartene del mio affetto:
non è questo che mi aspetto!

Speranze mal riposte,
ora trova le risposte!
Ma tu credi che sia forte,
io, che di potere non ho mai fatto scorte.
Niente più mi importa,
solo, cazzo, apri quella porta!

No, non lo farai,
perché sono un fottuto egoista.
Questa consapevolezza
non migliora la mia vista...

Dio, liberami la mente!
Non voglio sentire più niente.

Ma perché,
se non scrivo,
io
non vivo?

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: A Question Of Lust - Depeche Mode

Fragile
Like a baby in your arms
Be gentle with me
I'd never willingly
Do you harm

Apologies
Are all you seem to get from me
But just like a child
You make me smile
When you care for me
And you know

It's a question of lust
It's a question of trust
It's a question of not letting
What we've built up
Crumble to dust
It is all of these things and more
That keep us together

Independence
Is still important for us though (we realise)
It's easy to make
The stupid mistake
Of letting go (do you know what I mean)

My weaknesses
You know each and every one (it frightens me)
But I need to drink
More than you seem to think
Before I'm anyone's
And you know

It's a question of lust
It's a question of trust
It's a question of not letting
What we've built up
Crumble to dust
It is all of these things and more
That keep us together

Kiss me goodbye
When I'm on my own
But you know that I'd
Rather be home

It's a question of lust

31.10.09

Balance





Brividi di freddo. Hai la finestra aperta, ma non è solo questo. L'Oltre ti sta chiamando. Per compiere la tua Missione. Ma tu non sei ancora pronta. Sai che dentro di te sta maturando il seme che la Vita piantò tanti anni fa. L'hai custodito a lungo, come un'incubatrice, ma è venuto il tempo di separartene. Di lasciarlo germogliare, mostrarlo al Mondo. Solo così rinascerai. Solo così riscatterai la tua storia, la tua famiglia, ciò che sei.
Deliri di onnipotenza? No, affatto. Voglia di trasformare, al solito, l'energia negativa in prorompente forza creatrice. Che non sai dove ti porterà, ma senti che è così che deve andare.
Vivi nello struggimento di quel che non sei, ammirando in segreto, ma neanche troppo, chi non aspetta che il destino gli cada sulla testa, ma esce di casa e se lo va a cercare.

Stai prendendo tempo, stai arando il terreno. Ma poi ti coglie lo sconforto. L'ansia del confronto. Le risposte che non arrivano. I cambiamenti che ti spiazzano. E che ti fanno vacillare.
Esterno. Interno. Esterno.
In bilico tra l'ossessione e la follia.
Tra l'amore e la paura dell'abbandono.
Punisci te stessa, per non riuscire ad amarti come dovresti.
Senti l'amore degli altri, ma continui a dubitare.
Ne sei davvero degna?
Insegui la tua identità terrena, nascosta tra le pieghe delle parole che l'Abisso trasferisce alle sinapsi.
Le dita volano da sole e tu non vuoi fermarle.

Oggi lei parlerà della sua mano che le trema. Tu sei in trepida attesa. Cambierà qualcosa? Non puoi fare altro, per il momento. Speri che la Vita sia clemente, almeno questa volta. Tra meno di un mese entrerai nel cunicolo bianco, cerchi di non pensarci. Ma l'ipocondria fa strani scherzi. Il ronzio ti fa già paura. Immobile, fingerai di dormire. Farai risuonare la tua musica preferita, soltanto immaginandola. E poi lo vedrai. Chissà se è rimasto come prima. Chissà se... Ma in fondo, perché preoccuparsi? "E' comune a molti, tanti non ne sono nemmeno a conoscenza".

A volte, forse, è meglio non sapere.

Questa canzone è per me, per voi, per chi passerà di qua.
Una carezza musicale. Un brivido lungo la schiena.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Ovunque Proteggi - Vinicio Capossela

9.10.09

Hometown Blues




Io... non la voglio. Per favore, smettila!
Non riesco... Non riesco più a spegnerla...
Ti prego, lasciami in pace...
Voci, ancora voci. Mi parlano dentro, e io non voglio più ascoltarle.
Perché a me? Perché io?
Non riesco più a ricordare quando è cominciata...
Sulle prime ne ero felice, potevo guardare al di là. Di me, di te, di questo nostro tempo presente.
Ma ora... Ora è troppo. Persino per me.
Mi scorrono nella testa, non mi danno tregua...
Io... voglio tornare indietro. A prima... Quando tutto era normale e non avevo l'impellenza di evacuare ogni istante, in ogni momento di insano e inutile tormento.
A che pro continuare? Ti supplico, lasciami andare.

Le luci del lunapark.
Ipnotiche convulsioni.
Una stazione semideserta, i graffiti, le luci dei lampioni.
La vecchia giacca jeans di tuo padre. Direttamente dagli anni '70.
Non riesci a credere che allora fosse così magro.
Una spilla del RomaDocFest. Quella con il nasone.
La indossi ancora con fierezza.

Cristo, sono passati così tanti anni!
Erik Gandini e la sua intraprendente passione, il suo cogliere sempre in fallo l'interlocutore, spacciando l'insidia giornalistica per ingenuità.
C'era anche quel tale, come si chiamava? Alberto Grifi.
Ricordi un timido approccio ammirato. Che tipo stravagante. Il suo giocare con la cinepresa, la macchina per lavare i nastri, i suoi capelli arruffati.

Incroci le gambe, ti sistemi nell'attesa, sfogli ancora quel libro, sulla Sincronicità. Cerchi in lui le risposte sul "Che cazzo faccio qui, in questa epoca, in questo momento, con queste fattezze, con questo cervello, con questi tarli nel cervello...".
Ti affascina, questo danzare di particelle. Persino tu in questo momento stai danzando, anche se non te ne accorgi. Sei un ammasso caotico di particelle danzanti.
La radio aiuta. Dizzie Gillespie, Miles Davis... La potenza del jazz.
Buchi neri di te spazzati via in un attimo dal soffio di uno swing, che immagini trascinarti a danzare scalza, libera e selvaggia nel convoglio di questo treno sgarrupato chiamato Periferia.

Finalmente arriva, e tu non lo senti. Ti scosta i capelli, se lo immaginava.
Sempre quegli auricolari, per salvarti dal mondo. Per salvarti da te stessa.

Sarà. Ma la testa continua a pulsare. E a farmi male.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Everything In It's Right Place - Radiohead

8.10.09

Reci(Diva)





- Questa è l'ultima volta. Poi giuro che smetto.
- Aha. A chi vuoi darla a bere?
- Quando si entra nella vita di una persona, bisognerebbe usare la parola giusta. Chiamare le cose con il proprio nome.
- Ah sì? Senti chi parla. La regina del velo di Maya, la Penelope di una criptica tela di pensieri intrecciati!
- Ma io volevo solo scrivere!
- Già, peccato che non sei una scrittrice e che la gente ti prenda in parola. Loro interpretano alla lettera, come se scrivessi un diario. È il lato negativo del mezzo con cui ti esprimi.
- Si chiede mai a un pittore perché abbia scelto proprio quel colore, o allo scultore la ragione della forma che ha scelto di imprimere nella pietra?
- A loro non è concesso scegliere. Sono artisti, ed è l'arte a scegliere per loro.
- Ecco. È proprio questo il punto. Dovevo immaginarlo.
- Rassegnati. Datti pace. E smetti di frignare.
- Lo so, sono terribilmente infantile. E me ne vergogno.
- Lo vedo! Continui a scriverne...
- Ok, ok. Ora smetto. Forse dovrei buttare via il computer.
- Se pensi che servirebbe...

Ops. Un altro déja-vu. Dev'essere un vizio.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Lilac Wine - Jeff Buckley

Ama(zzone)




Perché in fondo ci speri sempre,
che niente sia cambiato...


Cavalco l'inquietudine, amazzone inesperta.
Strani odori, un pulsare misterioso del cranio.
Sto guardando troppe puntate di E.R. Quelle vecchie. Che io, ai tempi d'oro, chissà dove vivevo.
Ah già.
Il mare era in burrasca. E la televisione era spenta.

Rabbia dentro. Fantasmi del passato. Solo miei.
Ti guardo dormire e mi si scioglie il cuore.
Vorrei un grammo della tua placida serenità. Della tua calma.
E quando sono così, vorrei sparire lontano, per non contagiarti.
Tu che riesci così bene a rimanere in piedi, nonostante tutto, mentre a me basta un soffio per non farlo.

Cos'ho nella testa? Non sarà certo una risonanza a dirlo.

Maledirei queste mani, che insieme mi uccidono e mi restituiscono la vita.
Da una parte lo specchio di vetro, dall'altra una penna. O una tastiera.
Ma forse scriverei anche col sangue, se mi mancassero le prime.

Stanca di me, vorrei tanto mandarmi in ferie. Va', vivi. E respira.

Eppure solo ieri mi sentivo bene. Che cosa è cambiato?
Sento già le sirene suonare: venite, Jenny è pazza!
E lo so che non dovrei scriverle certe cose, che non sta bene.
(Poi dice perché uno non ci mette la faccia...)
Ma che importa?
Non c'è cura per l'incoscienza delle parole.
Anche se io c'ho provato a dirtelo. Giusto oggi.
Ma non voglio e non posso forzare il blocco. Non ne ho alcun diritto.

Chiudere tutto. Farla finita con le dipendenze. Smettere di aspettare.

A-Sincrono. Fuori Tempo Massimo.
Lasciò un regalo. Non passasti a prenderlo.
Odia vederli scartare in ritardo.

Io so qual è il problema. Che mi abituo a cose che poi cessano di ripetersi, nella stessa forma e con la stessa frequenza. E questo non va bene.
Se poi vengono a mancare il Vuoto è troppo grande.
Ora finalmente capisco chi invoca la Stabilità.
So che non l'avrò mai, ma lo capisco.
Ora capisco.

Apro la scatola magica in cerca di Musica.
Youtube mi serve il pezzo adatto su un piatto d'argento.
Extreme Ways di Moby.
Ci rifletto un po', il titolo mi pare di averlo già sentito.
Dannata memoria che fa sempre cilecca!
Una veloce ricerchina e scopro che non mi sbagliavo. Eccolo. Un déja-vu!

Mi rileggo, a quasi un anno di distanza. Quante cose ancora non sapevo. Quante non capivo.
E quante tessere si rimescolano adesso nel calderone emozionale.

Tutto scorre e muta, ma in fondo la sostanza resta sempre la stessa.
Di vizi e virtù sono piene le tasche.
Di Bene e Male sono lastricate le strade.

E io? Che intenzioni ho per il futuro?

Raggiunta l'Eccellenza non si può che scendere.
E se invece ci si ferma nel mezzo?


...ed è inutile che aspetti,
tanto non verrà.

Forse si chiama Godot.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Extreme Ways - Moby

4.10.09

LA-VO-RA-RE!





- Taci, una buona volta!
- Ma io... ho ancora tante cose da dire.
- Non importa a nessuno, quello che hai da dire. Pensa a lavorare.
- Scrivere!
- LA-VO-RA-RE! Non scrivere. Lo capisci l'italiano?
- Non ci riesco, è più forte di me. Ogni volta il flusso di pensieri ricomincia e mi distrae.
- Disciplina ti ci vuole, altro che!
- Giuro che c'ho provato, ma niente.
- Questa tua anarchia non mi piace. Non sei produttivo.
- Ma se sono un fiume in piena?
- Appunto. Qua servono rocce, non fiumi.
- Cosa dovrei fare, secondo te? Segarmi il cranio, tornare a essere solo un robottino? (Sempre ammesso che lo sia mai stato...)
- Concentrati, datti da fare. E smetti di pensare.
- Non ce la farò mai. Io sono Pensiero. E non mi importa che tu mi legga o meno. Né che tu mi consideri osceno. Continuerò sempre a scrivere, perché è solo così che mi sento pieno...


Brividi.
L'altalena che sale, fino a farti sfiorare il cielo.
L'irresistibile impulso di gettare la testa all'indietro.
Passato e Futuro.
E tu, imbrigliato nel mezzo.
Fermo in un posto,
tentato dall'Universo.

Dio, come mi sento perso!


Sountrack: Toop Toop - Cassius

After all the words we sing
I got my eyes on my machine
You could just put online
So I got some piece of mine

I could keep up during night
I’m gonna search people fight
Hanging out on every
All I got is a machine

21.9.09

Don't Panic!






Improvvisa, ineluttabile, ti coglie una struggente voglia di pioggia.
Esci per andarle incontro. Ma ti sorprende il sole.

Le gambe ti portano al Mare.
Scruti l'orizzonte, meravigliata di quanto sia più bello oggi essere qui, anche se è iniziato l'autunno.
Dove andrai a parare, nelle giornate di inverno, quando il bisogno di casa e quiete ti verrà a stanare?

Una coppia di innamorati, probabilmente tedeschi, si avventura lungo la battigia.
Si fermano più in là, fanno il bagno.
Peccato non avere il costume. Ma chi l'aveva programmato?
Già. Non l'avresti mai detto.
Stai imparando persino a fottertene di sporcarti le scarpe con la sabbia umida, te ne freghi anche dei pantaloni e ti sistemi comodamente sull'arenile.
Te ne stai lì seduta per un po', stregata dalla bassa marea e dal pontile insolitamente deserto, causa lavori.

Mani in tasca, cuffie nelle orecchie.
Ti viene voglia di camminare.
Il Mare è tuo.

Quale infinito mistero si nasconde, in questo liquido specchio che a perdita d'occhio si confonde col cielo?
La lenta ritirata del mare ha lasciato dietro di sé una scia di conchiglie. Mai viste così tante. Sarà che oggi non c'è quasi nessuno a raccoglierle.

Le guardi distrattamente, finché una colpisce la tua attenzione, più di tutte le altre.
Ti fermi di botto. Ti inchini. La osservi da vicino.
È bellissima.
La raccogli delicatamente, piano la sfiori con il dito, a levar via la sabbia.
Sei rapita da tanta inconsapevole perfezione.

Ho deciso. Lei viene via con me.

Chiudi la mano a scrigno.
Quasi hai paura di farle male, stringendola troppo forte.

Le altre conchiglie, ormai, non ti dicono più niente.
Ognuna la sterile copia dell'altra.

Io sono fortunata. Perché ho incontrato Lei.

Unica.
Bellissima.
Come nessun'altra.

All'altezza della spiaggia libera che vi ha visto finalmente insieme prima dell'inevitabile rientro a Milano, ti soffermi a guardare il sole e i suoi riflessi sull'acqua.
Quando riprendi il cammino, sei assorta nei pensieri e nella musica.

Passi accanto alla Spensieratezza, che ti invita a unirti al Gioco.

Come potrei? Ho troppo bisogno di camminare oggi.

Che idiota che sono.
A non parlare e a parlare troppo.

Io non so niente. Di niente.

Il fatto è che assorbo.
Troppo.

Mescolo e rimescolo emozioni altrui, unendole alle mie.
Non ne esce mai niente di razionale.
Posso persino far male.

Eppure il Fuoco arde ogni giorno più forte!

Qualcuno una volta mi ha scritto... una profonda pace come di guerra.

Ecco. È esattamente questo che sento.
E il mio corpo tenta in ogni modo di condurmi alla pace.
Di liberarmi dalle ansie.
Da perfezione e da prestazione.

Lui mi spinge a camminare ancora.
A star bene.
A ricaricare energia, prima del lungo inverno.

Io, mi lascio ingannare.
Ma sento già i cannoni suonare...


Soundtrack: Don't Panic - Coldplay

18.9.09

It's Only Poetry, But I Like It!





AudioPost - Testo e Voce di Yuki AKA Dj Prisma TBFKA MusEum




Cerchi di dare un senso alla tua vita. Di fare la persona seria.
Ma tu hai il caos dentro, cazzo. E non c'è niente da fare.
Ti sorprenderà, vedrai. In una giornata come tante.
E avrà il suono dei fogli che cadono sul pavimento, delle carte che si sparpagliano.
Documenti a cui non riesci a dare un ordine.
E che rovinano a terra.
Perché lavoro e passione non hanno coinciso, e allora il sogno lo fai rientrare dalla finestra e dolcemente ti annienta, quando, invece, dovresti essere già grande da un pezzo e pensare solo a rigare dritto.

Ma la Poesia ti bussa sulle spalle.
Ti costringe a voltarti, una buona volta.
Per ritrovarti a guardare in un paio di occhi verdi.
E scoprire che sono i tuoi.

Autogestirsi. Già. Magari fosse facile.
Basta un niente per accendermi.
E per spegnermi.

Una canzone, un pensiero, una frase buttata lì.
Dei segnali letti col sOnno di poi.
Dei frammenti di noi, che mi fanno inciampare.
Che mi fanno chiedere: perché?

Magia.
Caso che si spoglia.
Del suo quotidiano apparire.
E.
Finalmente.
Fa l'amore.

Con Caos.


Io ti ho aspettato, ma tu non sei venuto.
Allora vado avanti. Lo stesso.
Prima o poi, tornerai.
Lo sento.

Ecco. Finisco di scrivere. Di godermi Amore e Poesia.
E meschina arriva la mia Spada di Damocle.
Mi colpisce a tradimento, beffarda e sorniona.
Per ricordarmi che non si sfugge al proprio destino.
Vaffanculo!
Proprio ora che avevo allentato la morsa...

Ti tremano le mani.

Non è colpa mia, Cristo!
E invece sì...

Soundtrack: Dexter Gordon Quartet - Don't Explain

11.9.09

Fa Che Il Destino Non Sia Crudele...




Leggerezza.
Solo a tratti ti attraversa.
Senza di lui ti senti persa.

Divincolarsi da se stessi,
evitare i compromessi.
Tutto implode.
Chi s'accontenta non gode.

Amare è sangue, lacrime e sudore.
Amare è calore.
Amare è non provare timore.
Amare è ardore,
aprirsi il cuore senza pudore.

Lascia stare le chimere,
non saranno loro a scaldarti nelle giornate più nere.
Ricorda!
C'è solo una fonte alla quale puoi bere.

Scivolano lenti pensieri impertinenti,
a vantaggio dei presenti.

Una testa matta
rotola leggera
sotto impulso
di Amor Proprio.

Non do per ricevere,
ma nemmeno per il vuoto.

Cade la mela acerba
dall'albero che scuoto.


Soundtrack: L'Orso Bruno - Antonello Venditti

Quando la luna della foresta
dipinge il fiume e la montagna
e un altro inverno senza dolore
posa le ali sulla tua terra.

Stai già sognando lunghe stagioni
e mele acerbe da regalare
a chi ti aspetta senza parlare
nel tuo castello di roccia scura.

Dopo l'inverno la primavera
sveglia le cose con la sua pioggia
mentre i tuoi occhi chiusi nel sonno
stanno aspettando il suo richiamo.

Dio delle foglie! Dio della valle!
Lui ti ringrazia per questo sonno
fa che il destino non sia crudele
per un tuo figlio sempre fedele.

1.9.09

Touching Fire!






Troppo sensibile al richiamo della profondità. Sempre saputo.
Capto vibrazioni che non dovrei sentire.
La forza di un pensiero. Capace di tenermi sveglia.
Un'ondata di energia. Ma solo da un circolo ristretto di persone.

Non sono una sensitiva. Mai stata.
È colpa vostra!
Una forza così potente che non si può non sentirla.
Ma io non l'ho mai cercata, è stata lei a trovare me.
Attraverso i suoi emissari.

Delirium Tremens?
No, affatto.

- Non dovresti scrivere certe cose.
- E perché no? Un conto è la scrittura, un conto è la vita.
- Giochi col fuoco e prima o poi qualcuno si farà male.
- Ma io non voglio fare male a nessuno.
- Lo so. Ma sarà inevitabile, vedrai.
- Non esiste un modo per uscirne?
- Se riesci a uscire da te stesso...

Illuminaughty. Crudelmente luminoso.
Sarà questa la traduzione giusta? Non lo so, ma mi piace così.
Crescere di parola in parola, accumulare code di pensiero, farne aeroplani, lanciarli nel cielo.

- Attento! È roba che scotta. Sicuro di volerlo fare?
- Ormai è troppo tardi per tornare indietro.
- Guarda che sei ancora in tempo.
- Ora o mai più!
- Devi scegliere da che parte stare!
- Ma quando non si ha né arte né parte, cosa rimane da scegliere?
- Scegli te stesso.
- Se solo riuscissi a capire quale...

Quando senti il bisogno di rintanarti nel tuo antro più oscuro,
non ostinarti a voler sfondare il muro.
Ricorda sempre che chi ti vuole bene davvero
sarà pronto a sostenerti anche nel tuo momento più nero.


Soundtrack: Illuminaughty - Infected Mushroom

31.8.09

Alpha e Omega





Devo lavorare. Ma non riesco a smettere di scrivere. Bisogni inconciliabili. Io non sono una macchina.
Cristo di Dio, quella pagina mi richiama... Un bisogno quasi fisico.
Trovata per caso, cercando Musica. Ancora.
Le Porte Della Percezione.
Per Huxley - che non ho mai letto - si sono aperte con la droga.
A me può bastare la Musica?

Brave New World. Sento che devo leggerlo! Dannati Röyksopp. Se non fosse stato per Alpha Male... Ora la mente scalpita. Ogni accenno di trama mi fa tremare. Pensieri che somigliano ai miei di circa due anni fa. Un progetto mollato sul nascere. Che novità! Sembra ormai essere diventata una mia costante. Appena percepisco la necessità di uno sforzo che vada oltre l'automatismo della scrittura guidata da un inconscio stimolato dalle sette note, mi ritiro. Inconcludenza cronica. Eterno dilettantismo.

Ore piccole, scrittura, pulsazioni, battiti. Accelerometro interiore.
Ma non ho il fisico.
Mi gira la testa per il poco sonno. Mi bruciano gli occhi. Mi sento svenire. Ma per sbaglio, avevo digitato svanire.

Ventiquattro ore sono troppo poche. Non ci riesco, dannazione! Mi sembra di essere come il protagonista di quel film di... Oddio, com'è che si chiama il regista? E l'autore del romanzo? Ah, sì, lui me lo ricordo. Mircea Eliade.
Mi fremono le mani. Ma sono pigra. E devo lavorare. Devo comprare casa. Ma quando mai? Nel 2040 forse.
Cristo di Dio, non è giusto! Annusare la marmellata e poi esserne privati. Quando apri certe porte, è così difficile richiuderle. Non puoi permettertelo. È come partire svantaggiati in una corsa di velocità. Non potrai mai farcela con un peso attaccato al piede. Però, magari, forse... Io... Posso imparare a volare nei sogni... Come in Waking Life!

Miopia. Secondo Huxley avrebbe una spiegazione psicologica, oltre che fisica. Magari ha ragione. Un blocco psicologico mi impedisce di guardare a fondo. Distolgo subito lo sguardo, brancolo nella luce, mi perdo in me. Sono più brava a guardare dentro, che fuori. Eppure mi piacciono i colori.
L'Arte Di Vedere. Già. Sarà che ho sviluppato meglio l'arte di ascoltare. Nonostante queste mie piccole orecchie. Strano.

Ho accumulato decine di libri. Non so resistere al loro richiamo. Sono taccagna su tutto, non spendo per vestiti, parrucchiere, estetiste, gioielli e brillocchi. Non fumo. Non me ne frega un beneamato.
Ma i libri! Se entro in una libreria è finita. Amo il loro odore. L'odore delle librerie. L'odore della carta stampata. Viaggio con la mente. Vorrei che le storie, le sequenze infinite di caratteri mi penetrassero sotto pelle con il solo tocco della mano sulla copertina. Un libro sul cuore, dentro lo stomaco, nelle vene, fino al cervello.
Non ho tempo di leggere tutto. Sono terribilmente indietro. Non ce la farò mai.
Intanto, cari amici di carta, fatemi compagnia.
Mi basta sapere che ci siete, che siete qui. Con me.
A buon rendere!


Soundtrack: Röyksopp - Alpha Male

14.7.09

Vischio(So)




Chicchi di ghiaccio.
Esplodo.
Implodo.

Scivoli, dentro di me.
Acqua densa e vischiosa,
che parlare non osa.

Ascolto.
Una luna senza volto.

Non mi vòlto.

Sorrido dentro,
sorseggio lento
un bicchiere di vetro
che si spacca
lungo la trachea.
Apnea.


Rosso rubino.
Assaggio.

Non è vino.

Immersione.

Distorsione.

Contorsione.


Occhi aperti.

Brucia!
Ne morirò?

Apro le braccia,
sincronizzo i movimenti.
Una porta chiusa in faccia.

Ho io la chiave.

Regina senza corona,
complica le cose.

A me la spada,
ché il cuore non si vede.
Presto,
ho ancora sete!

Soundtrack: Born Slippy Nuxx - Get Well Soon

26.6.09

Mercy On Me




Inconciliabile fremito.
Mi guardo indietro
e vòmito.

Un attimo prima dell'orgasmo,
mi arresto in uno spasmo.

Tira e molla,
annaspo in una bolla.

Veloce sale l'emozione
come adrenalina,
la mente trasforma
il piacere in stricnina.

La paura di me stesso
l'ansia del possesso
il terrore del rifiuto
le critiche che sputo
feroce nello specchio
contro un me già vecchio.

Uno spauracchio l'abbandono
Un' utopia, concedermi il perdono.

Merito l'amore,
merito l'onore,
merito la stima?

Ero meglio prima.


Soundtrack: Autodafè - Frankie Hi Nrg MC

Prendo le distanze da me perché non voglio avere niente a cui spartire con me, da condividere con chi come me non fa nulla per correggersi : sono il mio nemico, il più acerrimo.
Carceriere di me stesso con la chiave in tasca invoco libertà ma per adesso so che questa cella resterà sprangata a triplice mandata dall' interno : sono l'anima dannata messa a guardia del mio inferno.
Reprimo ogni possibile "me", inflessibile, inarrestabile nel mio restare fermo immobile, segno i giorni scorrere sul calendario, faccio la vittima, il mandante ed il sicario..
Sono l'Uomo Nero che turbava i sogni quando li facevo, credevo di esser libero ma non mi conoscevo come adesso ed ego non mi absolvo neanche quando mi confesso dei peccati che ho commesso - e guido un autodafè -
In cattiva compagnia soprattutto se sto solo, negativo come i G in una picchiata, prendo il volo, salgo, stallo e aspetto il peggio, che non sta nella caduta ma nell'atterraggio come dice Hubert.
Malato immaginario più di quello di Molière, sono il mio gregario e mi comporto da Salieri e non chiedermi il perché, che come il Tethered quando perdo il filo poi non mi puoi più riprendere..

Caro amico non ti scrivo, non ti cerco e non ti chiamo mai, batti un colpo se ci sei e se stai ascoltandomi, strappami da questo mio torpore atarassico, mi son perso dentro un parco che è giurassico e non trovo vie d'uscita : vieni a prendermi o precipito, scivolo come Maximillian verso il buco nero del fastidio : nel tedio per me non c'è rimedio e me ne accorgo perché sono sotto assedio mentre tu mi fai l'embargo.
Critico, m'arrampico su cattedre che non mi spettano e mi accorgo solo dopo un attimo che esagero : ma come al solito il danno fatto è irreparabile, la storia è irreversibile, la mia memoria è labile e lavabile..
Abito quest'ombra con contratto ad equo-canone pagando la pigione all'abitudine e prendendo l'eccezione come regola di vita : sto di casa a pianterreno e gioco a fare lo stilita..
Vago, divago, come il dr. Zivago io mi sbraccio e non mi vedi, cerco mani e spesso trovo piedi, cerco fumi e trovo lumi che mi bruciano, ed io so bene che le cicatrici restano.
Carta, penna e poco più per stare a galla, nella testa il mio pensiero è come un ragno in una bolla : seduto in riva al fiume aspetta di veder passare il mio cadavere.. pazientemente...

25.6.09

Dream A Little Dream...





Piedi nella sabbia, il vento tra i capelli, le luci rosse del palco, la Musica per amica.
L'odore del mare, la birra e il silenzio della mente. Per un paio d'ore dimentico il dolore in fondo alla mia borsa.
Orzabal e le sue dolci melodie, parole ripetute sottovoce, un timido labiale. Sensuale.
Poi il dub e il rap pensante, movimenti sinuosi e una rabbia silente che trova il suo catalizzatore.

Ho ancora in mente quella biografia esemplare, così simile alla mia. Peccato che abbia smesso sul più bello.
Un'amica lontana mi ricorda quello che è stato. "Non fare il talento sprecato!".
Sprecato? Diciamo, piuttosto, congelato.
Il telefono squilla di continuo, tutti mi cercano, tutti mi vogliono. Isn't it Ironic?
"Ci siamo trovati bene con te, vorremmo replicare".

Peccato che non sia il Sogno a volermi ancora, ma quei mille lavori arrangiati, sottopagati, appesi al filo di un'esistenza che sa di opaca e blanda resistenza.

Rimpianti?
Non certo per le mie scelte.
Ma per lo status quo di una realtà che ho solo sfiorato, intravisto, annusato. Incauta Alice nel paese delle meraviglie.
Solo un sogno? Un'illusione?
Eppure ho ancora, da qualche parte, un vecchio contratto da stagista e una manciata di scartoffie siglate a suo tempo da un guru del settore. Diabolico sentore...

Per un po' ho giocato a poker, ma le carte erano truccate.
Cosa avrei dovuto fare? Giocarmi la casa che non ho per ambire a conquistare il mio Posto Al Sole?
Troppo agrodolce, piccola.

Ti sei imbarcata proprio in un bel casino, incosciente imprenditrice di te stessa. I sogni pesano, nella tasca segreta della tua coscienza. E ogni tanto ricominciano a bussare per risvegliarti dal torpore.

Ce la farò, sì. Posso farcela. Niente è perduto!
Dovessi riuscirci anche a ottant'anni suonati, ma io ce la farò.
Devo poterlo credere... Abbiate pietà di me!


Soundtrack: Telephone Line - Electric Light Orchestra

Hello
how are you ?
Have you been alright
through all those
lonely
lonely
lonely
lonely
lonely nights
that`s what I`d say
I`d tell you ev`rything
if you pick up that telephone
yeah yeah yeah.

Hey
how you feelin`
are you still the same don`t you realize
the things we did
we did were all for real
not a dream I just can`t believe
they`ve all faded out of view
yeah yeah yeah.

Ooh oh oh oh
doo wop doo be doo da wop
doo wah doo lang
blue days black nights
woo wah doo lang
I look into the sky
The love you need ain`t gonna see you through
and I wonder why the little thing you planned
ain`t comin` true.

Oh oh telephone line
give me some time I`m living in twilight.
Oh oh telephone line
give me some time I`m living in twilight.

O.K. So no one`s answering
well
can`t you just let it ring a little longer
longer longer oh oh oh
I`ll just sit tight
the shadows of the night
let it ring forevermore.

Doo wop doo bee doo da wop
doo wah doo lang
blue days black nights
doo wah doo lang
I look into the sky
...

Oh oh telephone line
give me some time I`m living in twilight
...

Oh oh telephone line...

22.6.09

No Reason Why...



Un paio di sandali a buon mercato, una maglietta dei Led Zeppelin. I capelli raccolti, un paio di occhiali che hanno fatto la storia.
Gli anni 70, un cielo stellato, fili d'erba, il sole, il sale, le tue mani sulla mia pelle.
Tu, io, lui e il tempo dei pensieri persi, a zonzo per l'universo.
La frenesia di scrivere l'inconscio, una misteriosa voglia di piangere.
Il terrore irragionevole di sentirsi sperduti, un filo invisibile che si spezza.
Un piccolo ragno che mi ritrovo addosso nei posti più impensati e che non vuole andare via. Forse sei tu.

Ragno porta guadagno.
Ragno, ragno, ragno.
Piccolo e veloce, mi corri sulla maglietta, sulle braccia, ti fermi sul cuore.
Soffio per mandarti via, ma rimani lì, ben saldo, finché non distolgo lo sguardo.
Quando lo abbasso di nuovo, non ci sei più.
Dissolto nel vento, così come eri apparso.

Già mi manchi, accidenti a te!

Soundtrack: L'uomo Che Continua - John De Leo