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30.1.12

Iacona, Sempre Più Bravo!




Chi mi segue da un po' saprà quanto stimi e apprezzi Riccardo Iacona, come Giornalista e come Persona, uno di quei connazionali con la C maiuscola, di cui vado estremamente fiera. Con il suo Presa Diretta ha messo insieme una squadra di valenti reporter che di settimana in settimana ci mostrano l'Italia che certo giornalismo 'penna rossa, penna gialla, per gli amici solamente penna a sfera' non sembra interessato a mostrare.

E' grazie a un programma come questo che riscopro il giornalismo come cane da guardia della politica. In ogni puntata lo spettatore viene informato del reale stato delle cose con il piglio accorato e puntuale di chi ama il paese in cui vive e soffre profondamente nel vederne giorno dopo giorno lo sfacelo. Potremmo anche riconoscervi una certa serialità, soprattutto quando uno speciale sulla 'Ndrangheta e le sue mani sulla città si ricollega a un altro dedicato al dissesto idrogeologico del paese, mostrandoci concretamente con quanta prorompente e subdola pericolosità la malavita sia entrata a far parte del tessuto socio-politico anche delle regioni del nord, tanto da essere collegata alle alluvioni nelle Cinque Terre, oggetto della puntata andata in onda domenica sera su Rai Tre.

Mi piace Iacona perché pungola la politica, bacchettandola a suon di fatti, dati, prove empiriche, esempi virtuosi, dando pari peso alla vox populi e alle testimonianze e alle ricerche di esperti spesso ignorati - quando non messi a tacere - da coloro che gestiscono la cosa pubblica, che oramai è sempre più 'cosa loro'.

Le puntate di Presa Diretta sono tutte disponibili sul sito della trasmissione. Vi consiglio in particolare l'ultima trasmessa, "Terra Violata". Guardandola ho pensato per l'ennesima volta Povera Terra Mia...


YUKI, AKA PRISMA

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14.7.10

Alibi



Come sei brava a mentire, quando ti conviene. E ora che i luminari ti hanno dato il via libera, tutto torna come prima. Fingiamo che niente sia successo! Ricominciamo da capo, stavolta ho imparato la lezione. Già. Come undici anni fa, non è vero? A niente servono gli inseguimenti, gli insperati recuperi, le prove, le parole, le richieste d'aiuto. Avete la legge dalla vostra ed è così facile usarla come alibi per difendere impunemente il vostro "non fare". Che siate maledetti, voi e il gelido menefreghismo con cui abbandonate senza colpo ferire migliaia di famiglie. E se fosse vostra madre, vostro figlio, vostro padre, vostro fratello? Inutile chiederlo, vi stringereste nelle spalle e fingereste commiserazione, ché la compassione non sapete neanche dove sta di casa, voi che il vostro lavoro lo fate da decenni, voi che avete conosciuto l'era innominabile dei chiavistelli e la sventolate come un babau ogni qualvolta vi si fa notare la nostra disperazione, la totale assenza di aiuto, la zona franca che ci risucchia e ci inghiotte, fuori dal vostro campo di gioco. Signora, lei mi chiede un miracolo! Se lei non vuole, ho le mani legate. Inutile spiegare a occhi cerulei due che si tratterebbe 'solo' di fare il suo lavoro, con passione, coraggio ed empatia.

Che siate maledetti, voi che della mente non capite un accidente! Che siate maledetti, urla la mia rabbia silenziosa. Il sole, al ritorno, mi richiama tra le sue spire di fuoco ed io lo prego di prendermi con sé, che non lo voglio questo buio e i demoni hanno già ricominciato a succhiarmi. L'anima.

Andate via, lasciatemi in pace! Dentro lo stomaco si affastellano passato e futuro. Nessuna certezza, nessuna protezione. Non voglio più piangere, ma le lacrime, quelle maledette, conoscono fin troppo bene la strada...

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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MUSEUM Soundtrack: Chicane: Salt Water - Mt Eden Dubstep


14.6.10

Se Fossi Un Avatar...




Se fosse tutto così facile...

Molteplici vite, energia vitale che cresce e decresce, con l'unica differenza che se si muore si ha un'altra partita a disposizione e un'altra ancora, ad libitum, finché non ci si annoia e si desidera qualcosa di nuovo.
Anche la vita per molti è così. Si cresce, ci si evolve, si cambia strada. Spesso da soli. Ogni tanto, se siamo fortunati, avremo alleati a pararci il fianco contro le forze del male. Qualcuno prima o poi resterà indietro o ci abbandonerà, fino al livello successivo.
Tutto si ripete, è lo stesso schema di sempre, amplificato. L'adrenalina e le sfide crescono, di livello in livello, così come i pericoli. Fino alla prova finale, lo scontro definitivo.

Se ci si sente stanchi non ci vuole poi molto. Basta premere un tasto. Lo schermo ridiventa opaco e il nostro corpo smette questo strano transfert elettronico.


Non sono un'eroina. E non sono né agile e né scattante. Non ora, almeno.

Sono tremendamente stanca.
Provata.
Annientata.

Mi sembra di aver percorso le mille miglia a piedi e di essere sempre nello stesso punto. Ho raccolto molto lungo la strada e ora che è tempo di seminare non ne ho le forze. Vorrei fermarmi, e lo faccio. Ma un giorno non basta.
Domani è di nuovo tempo di lottare contro i mulini a vento, contro le facce da culo, i titoli blasonati, le saccenze che nascondono scemenze, l'indifferenza perbenistica ideologicamente mascherata da libertà, l'abbandono celato dietro paroloni altisonanti da azzeccagarbugli della peggior specie. E dietro tutto questo... una famiglia che soffre. Una società che soffre. Un paese che soffre. E il vuoto soltanto lievemente scalfito da poche anime buone incontrate lungo il cammino.

Non mi tirerò indietro, anche se il corpo non risponde più ai comandi. Non nasconderò la testa sotto la sabbia, come farebbero in molti. Ma vi prego, non tiratemela negli occhi. Almeno.



YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Final Fantasy XIII - Sunless Riverside - Masashi Hamauzu

6.5.10

Abba Ruja



ho sputato sulla famiglia e sul mio nome
solcato mari ignari, lanciato scaglie di me
lamentato solitudine, percepito scoramento

mi accoccolo in me
in una fissità astratta
povera anima,
distratta

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: My Land Is Burning - Andy Partridge



Dignità. Passione. Coraggio.
Non conoscevo questa scrittrice.
Leggere la sua lettera, oggi, mi ha commosso.
E mi ha ricordato chi sono.
Chi voglio essere.
Grazie.

"E io scrivo: quando la dignita' e' scambiata per masturbazione mentale"

di Giovanna Mulas

In questi giorni c'e' stato chi mi ha scritto che avrei fatto prima e bene a farmi soldi sul marciapiedi, per guadagnare in proporzione alla mia valenza fisica.
E' interessante vedere come, socialmente parlando, dal 2003 - quando cioe', quasi come provocazione, e' stato richiesto a mio favore il sussidio della Legge Bacchelli- ad oggi, l' Italia della cultura o pseudo tale si sia letteralmente spaccata in due. Ne parlavo proprio questa mattina con mio marito ( a proposito...anche lui, poeta e giornalista noto in America latina, che ha deciso di vivere e morire della propria arte) , di quest' Italietta indecisa, a volte meschina: da una parte i Poetucoli del Nulla, gli apparenti superficiali nichilisti che scagliano pietre come mangiano spaghetti senza assolutamente conoscere le altrui realta', dure o meno dure che siano, quelli che si definiscono scrittori ma vivrebbero benissimo anche senza una penna in casa. Dall' altra parte troviamo gli umili, i piu' grandi, che non giudicano ma rispettano. Ed il rispetto, amici miei, mai deve mancare nell' Arte; che tutti ci accomuna in liberta'.

Un punto che mi preme precisare: non amo girarmi i pollici cercando l' illuminazione letteraria che non sempre, e' lapalissiano, arriva. Do costantemente lezioni di scrittura nella mia realta' locale e quelle vicine agli autori che giudico promettenti talenti, seppure timorosi di esporsi. Non amo chiedere una quota fissa. Ognuno e' libero di pagarmi come crede, anche con una bottiglia di olio o di vino rosso, quello buono, che solo qui in Ogliastra abbiamo. Pure il Cabernet, pero', l'accetto bene. Vari autori hanno frequentato i miei laboratori letterari ( un' antologia ne raccoglie i primi scritti, per i tipi dell' Editrice Universitaria UNIService) in modo assolutamente gratuito. Ho inventato con mio marito Dei Versi, la letteratura avvicinata alle genti piu' semplici; l' accademia che scende in piazza. Con Gabriel, una ballerina professionista e un cantautore chitarrista andiamo in giro per le piazze nazionali ed estere( chiariamo: a spese del comune che ci invita. Il Festival di Poesia dell' Havana eventualmente ci paga il biglietto, per garantirsi la presenza. Nulla da nascondere, signori.). Dirigo Isola Nera (in lingua italiana) ed Isola Niedda (in limba sarda), rivista di letteratura dove vengono pubblicati on line e a titolo gratuito, lo sottolineo, autori meritevoli di attenzione. La loro opera, non la mia, e' divulgata in tutto il mondo. Ed io, su questo, non guadagno niente se non il piacere di evidenziare eventuali nuovi talenti letterari nazionali. Attualmente stiamo lavorando con mio marito affinche' i format Isola Nera vengano patrocinati dalla Regione Sardegna e quindi pubblicati in cartaceo. Sarebbe una bella vittoria, per noi e soprattutto per quei giovani scrittori che avrebbero un' opportunita' in piu' per farsi notare da quel mondo cosi' complesso, lontano dalla realta' e fatto di bustarelle e ruoli mal ricoperti quale e' quello dell' editoria nazionale.

Tutto questo perche' si fa? Per incoscienza certo, ma soprattutto per passione verso quella che e' la propria vita, la scrittura. Quello che io scrivo, lo vivo. Coerenza tra parole e azione. Questo insegno prima ai miei figli, poi ai miei allievi. Infine voglio avere la presunzione di poterlo regalare ai miei lettori. E se di coraggio o incoscienza si tratta, beh, se qualche orecchio o occhio benpensante ho ferito, scusatemi. Lasciamolo dire a chi verra' dopo di noi, o al tempo: semplicemente il tempo parlera'.
Non ho scelto di fare la scrittrice e fare la vita magra per sofferenza intellettuale, masturbazione mentale. Io nasco scrittrice. E' la mia vita. Non esistebbe Giovanna Mulas donna, senza la sua scrittura.
Questo non significa che non mi abbia sporcato le mani lavorando davvero, come ha scritto il sapiente di turno. Ho lavorato lavando piatti nei ristoranti, cantando in locali per pubblico perso nella birra, recitando, disegnando magliette, facendo le assicurazioni e vendendo giornali e...e... . Pure ho avuto l'opportunita' di stabilirmi in pianta stabile a Roma, dove lavoravo come stilista emergente. Pensate che guadagni. Uff...non da poco eh, visto l'attuale panorama economico che mi riguarda. Ma trovavo la superficialita' di quel mondo schiacciante. Ho preferito tornare in Sardegna, nel mio mare, le mie genti. Soffrire questa scelta ma farla in maniera consapevole, coerente, soprattutto dignitosa.

Vivere della mia scrittura, dunque, e' stata una scelta. E perche' chi sceglie di vivere della propria arte, scrivere o cantare che sia facendone un vero e proprio lavoro; perche' non deve vederselo riconosciuto? Uno scrittore, per l' Italia, non esiste. Non produce dunque non lavora. Percio' io, come molti di voi, non siamo. O almeno questo, probabilmente, si vorrebbe da noi. Il pecora pensiero, il nichilismo allo stato puro in una nazione che paradossalmente ha fondato le proprie radici sull'arte, su scrittori, pittori, attori e cantanti che l' hanno fatta e ancora la fanno grande. Si potrebbe allungare l' elenco scivolando nella scienza dove menti illustri volano oltre l' oceano, per sfuggire ad un' Italia matrigna, e puttana. Ma questa e' un'altra storia.

Credo che arrivino momenti nella vita nei quali sia necessario fare una scelta, e prepararsi a vivere e morire di questa scelta. Con coerenza e dignita'. A trent'anni l' ho fatta: in un contesto ristretto come quello nuorese ho chiesto il divorzio dal padre dei miei figli, per violenza. Ho pagato la scelta con tre tentativi di omicidio, l'ultimo dei quali, per strangolamento ed accoltellamento, mi ha lasciata tra la vita e la morte.Ho pagato con l'indifferenza delle gente, le cattiverie da bar e quelle (sic!) delle donne che, donne, per prime avrebbero dovuto capire, non giudicare. Faccio notare al lettore che nel nuorese e provincia e' altissima la percentuale, in proporzione al resto d' Italia, di violenze alle donne tra le pareti domestiche. Altissima pure la percentuale di alcolismo tra donne. Eppure si tace. E si nasconde. E chi denuncia, come ho fatto io, viene giudicata una cattiva, una spostata. Ancora oggi, siore e siori. Senza una lira in tasca, a trent'anni anni e con il mio ex marito in giro per la citta' nonostante il tentato omicidio; presi i miei figli ( perche' ne ho fatti quattro, addirittura mi sono sentita chiedere. Perche' credevo fermamente come credo nella famiglia. Perche' la malattia mentale di mia madre mi ha lasciato nell' anima un solo desiderio, con radici nell' infanzia: quello della stabilita' emotiva, della sicurezza. E solo una famiglia che ami e ti ama, e' in grado di darti tale sicurezza. Figli voluti dunque. E non sta a nessuno giudicare se per incoscienza o troppo amore. La sicurezza, certezza, che ora ho con Gabriel al mio fianco.) e lasciai la casa che li aveva visti nascere, ma che non mi apparteneva.

Quanto sarebbe tutto stato piu' semplice, quanto dolore mi sarei risparmiata, mi sono detta spesso, se avessi scelto l'altra strada, quella del silenzio. Ma poi vedo e scrivo di donne con gli occhi spenti, il dolore e la frustrazione dipinti in faccia e mi dico no, devo scrivere anche per loro. Perche' scrivere e' un dono, sapete? E come tale va condiviso. Coltivato, carezzato con dolcezza e passione, costanza. Dignita' e purezza. Cosi' ho sempre difeso la mia arte. E cosi' faro' sempre.

Grazie.

Prof.ssa Giovanna Mulas

http://www.giovannamulas.it/home.html

Già che ci siete, leggetevi anche la lettera di Igiaba Scego al Presidente Napolitano. Un grande grazie a Dioniso per averla pubblicata sul suo blog.


5.3.10

Voglio Andare A Casa, La Casa Dov'È?



casacasacasamiserveunacasahobisognodicasadatemiunacasalavorocomeunmulomela
meritounacasaancheunbucounastambergaunbugigattolounatopaia.

- Pronto, ho trovato il suo annuncio. Quanto viene l'appartamento di 95mq?
- 320 mila euro.
- Ah. Mi vendo un rene e la richiamo.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Fabbricando Case - Rino Gaetano

Fabbricando case ospedali casermoni e monasteri
fabbricando case ci si sente più veloci e più leggeri
fabbricando scuole dai un tuo contributo personale all'istruzione
fabbricando scuole sub-appalti e corruzione bustarelle da un milione
fabbricando case popolari biservizi secondo il piano regolatore
fabbricando case ci si sente vuoti dentro il cuore
ci si sente vuoti dentro il cuore
ma dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare
spendi per opere assistenziali
per sciagure nazionali e ti guadagni l'aldilà
e puoi morire in odore di santità
fabbricando case
fabbricando case ospedali casermoni e monasteri
fabbricando case ci si sente più veloci e più leggeri
fabbricando case assicuri un avvenire ai tuoi figli con amore
fabbricando case col sorriso e col buonumore
col sorriso e col buonumore
ma dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare
spendi per opere assistenziali
per sciagure nazionali e ti guadagni l'aldilà
e puoi morire in odore di santità
fabbricando case

2.1.10

La Merda È Concime Per Tempi Migliori?






Te ne sei andato così, tra pianti, sorrisi e carezze. Senza un lamento. Solo una notte bagnata, come non mi ero aspettata.
Ti ho amato sai? E odiato, anche. Eppure mi hai insegnato tanto.
E allora come posso sdebitarmi? Forse se ricacciassi indietro queste lacrime, sarebbe già un buon inizio.
Il fatto è che sono stanca. E non in senso figurato.
Così stanca che mi calano le palpebre. Così stanca da non aver voglia di uscire.
Così stanca da voler lavorare ancora. Così stanca da non essere produttiva come vorrei.

Io ti amo, Sogno Stramaledetto. Eppure devo aspettare ancora. Forse inutilmente.
Dove sei finito? Dove ti ho nascosto?
Non sei tra queste migliaia di cartacce, alcune serie, altre facete, che parlano di me.
Frammenti di scrittura strappati all'oblio, nascosti al mondo. Documenti, burocrazia, un anno di vita. La mia.

Ritrovo un frammento di com'ero, pochi mesi fa. Sorrido.
Davvero sono stata capace di scrivere questo?

Dalla finestra entra un'aria gelida. O magari no. Forse sono io che sono stata troppo a lungo ferma. A tentar di ricomporre un ordine.
Ma quale ordine? Impossibile, nel caos che vivo.
Che sono.

L'odore del mare, oggi, è così pungente che fa paura. Mi sembra quasi di svenire, quando il vento ti porta a me, così, senza chiedere il permesso.
Mi violenti, e nemmeno te ne accorgi, mare bastardo, che d'inverno riesco a malapena ad avvicinare.
Il troppo freddo mi uccide. Ma un giorno di questi lo sfiderò, a costo di rimetterci la salute. Ho bisogno di te, come l'aria che respiro.

E allora, dai, lascia che pianga un po', per scaricare la tensione. Così, senza una vera ragione.
Ho davanti a me una montagna di responsabilità. Tiro un sospiro di sollievo per aver superato un periodo nero, ed ecco che subito ho davanti a me un'armata di nuove scadenze, incombenze, incoscienze.
Già. Solo un'incosciente come me poteva imbarcarsi in un'avventura simile. Ma ho fatto le mie scelte. Ho rifiutato le risposte scontate, comode, mediocri, immediate. Mi stavano strette. Sto ancora lottando per portare a compimento la mia "missione". L'autoaffermazione. Niente denaro, niente carriera, niente cazzate. Solo me stessa.

Un unico compromesso. Quello con il Tempo. Non so se ci riuscirò, ma provarci mi fa già sentire meglio. Sembra, a molti, una resa, questa mia irresistibile discesa in un mondo tanto più grande di me. Ma io sono un'insospettabile regina del poker. Quando meno se l'aspetta, il banco dovrà ricredersi. O magari si farà quattro risate, per quanto sono stata ingenua a pensare di poter fare a modo mio. Staremo a vedere.
Di sicuro non me starò con le mani in mano ad aspettare la manna dal cielo, o un riconoscimento postumo. Chi doveva vedermi, mi ha vista. Se non ha mosso un dito per non lasciarmi andare, peggio per lui. Troverò il mio posto nel mondo da sola. E allora riderò, anche alla faccia sua! E dei suoi sterili complimenti a scadenza.


Appunti in margine a una tovaglia 21-06-2009:

Pensieri sparsi.
La solitudine dei primi, la sollecitudine degli ultimi.
Il caotico vociare delle moltitudini, venute fuori come cavallette,
complici le nuvole e i chicchi di ghiaccio
piovuti dal cielo.

Il sonno della ragione e la veglia funebre del pubblicitario.
Il tempo è un labirinto e ho perso lo stradario.

La sinfonia dell'attesa.
Passi cadenzati, lenti,
forzati.
Il neon stordisce, il caos sfinisce,
il dolore si acuisce.
Pupille in fiamme.
Dio come odio questo inutile bailamme!

Pause archiviate,
caffeina per endovena,
rivivo da ore
la stessa scena.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Love Letter - Nick Cave And The Bad Seeds

6.12.09

In Marcia (I Wish I Was...)




Polpastrelli contro polpastrelli
avresti dovuto esserci.
Tu che non ci credevi più,
avresti sorriso.
Una scia di pensiero pulito,
sconosciute gambe
in cerca di libertà.
E quando lui ha gridato
tutta la rabbia e l'indignazione
per quel dolore privato
da uno stato senza ragione,
lacrime di commozione
ti hanno irrigato
lavando via il cinismo
che la vita ti ha regalato.
Avresti dovuto esserci,
avremmo dovuto marciare insieme.

No, non è ancora morta la speme!


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

12.11.09

Qualunquista? Sì, grazie.





Caracollando cerco di sopravvivere a quest'apnea imposta dall'esterno.
Talenti gettati nel cesso, professionalità sottopagate, frustrate, frustate.
Il Dio denaro tuona e lampa, dall'alto dei cieli di cartone.
Clampiamo l'aorta di una giornata storta.
Tutto è vacuo, quel che non è sapore acqueo.
Libri, canzoni, passioni. Amori immensi. Corporei ed incorporei.
Per questo lotterò, fino all'ultimo respiro.
E scriverò, perdio! Scriverò ancora.
Anche se non sono produttiva anche se non macino moneta anche se i sensi di colpa mi scaraventano a terra e mi regalano terrore solitudine cosmica e paura di non essere all'altezza.
Una creatività che si ribella con asprezza, una mano che continua a delirare, con destrezza.


"La linea orizzontale ci spinge verso la Materia,
quella verticale verso lo Spirito..."

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Inneres Auge - Franco Battiato [Lyrics]

1.11.09

Perle




Di te ancora mi innamoro,
del tuo respiro lento
se rimani sveglio a stento
quando torni stanco dal lavoro.

Accoccolarsi insieme, mai così vicini,
la vita scorre nello sforzo di afferrarla.
L'energia, a chi dobbiamo darla?
Ci hanno colto alla sprovvista, imprevedibili destini...

Cercavi perle,
rimediasti solo sberle.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Shipbuilding - Elvis Costello


Is it worth it
A new winter coat and shoes for the wife
And a bicycle on the boy's birthday
It's just a rumour that was spread around town
By the women and children
Soon we'll be shipbuilding

Well I ask you
The boy said "Dad, they're going to take me to task
But I'll be back by Christmas"
It's just a rumour that was spread around town
Somebody said that someone got filled in
For saying that people get killed in
The result of this shipbuilding

With all the will in the world
Diving for dear life
When we could be diving for pearls

It's just a rumour that was spread around town
A telegram or a picture postcard
Within weeks they'll be re-opening the shipyard
And notifying the next of kin
Once again
It's all we're skilled in
We will be shipbuilding

With all the will in the world
Diving for dear life
When we could be diving for pearls

5.10.09

Crepuscolaria - Non C'è Solo Report...




Non sarei dovuta venire, oggi. Non avrei voluto vederti così.
Stuprata, come questo nostro belpaese infame.
Non c'è rimasto più niente. Solo rottami e spazzatura. E qualche turista contento, di una terra che non è la sua. Basta che c'è il sole, a scaldare le sue carni bianche. Il resto non conta.

Un peso più grande di me mi ha sopraffatta in questa mistica passeggiata dal sapore vagamente apocalittico.
Una ragazza sola con il suo cane, il solito corridore che tenta lo smaltimento dell'adipe, qualche truzzo tartaruga-munito e madri con bambini al seguito.
Intorno gli stabilimenti hanno già iniziato lo smantellamento delle attrezzature che nei mesi precedenti hanno sollazzato i bagnanti che non devono chiedere mai.
Non c'era nemmeno più la vecchia megera che, scambiandomi per una turista, tentava sempre di intralciare il mio libero accesso al mare dal suo stabilimento, con il suo rozzo e sgraziato: Ticket, please! Mavedidannàffan...

Era più di una settimana che non venivo a trovarti, piccolo spicchio di Mediterraneo che non sei altro. E guarda che schifo hanno lasciato! Tanto a loro cosa importa, alla maledetta lobby del cemento armato a pochi metri dal mare? Un affitto irrisorio in cambio di oltre quattro mesi di libero sfruttamento di un bene che è e avrebbe dovuto restare pubblico.
E quando hanno spremuto per bene se ne vanno, come sempre, innalzando orrende barriere in amianto, reti metalliche e palizzate.
Per tutto il resto dell'anno nessuno verrà a rimuovere l'immondizia, non ci sarà nessuno a curarti, mia povera spiaggia martoriata. E chi s'è visto s'è visto.
Quasi quasi ti chiamo Italia. Di questi tempi il parallelo mi sembra più che azzeccato.

La radio mi vomita nelle orecchie un articolo di Presta e Dose, che satiricamente mi ricorda una volta di più che stiamo sprofondando al di sotto del baratro in cui già navighiamo allegramente da anni. Scuole pubbliche senza carta igienica, cancellini, gessetti e un pezzo di soffitto che cade e ferisce una studentessa a Napoli. Genitori che mettono mano al portafoglio e si autotassano per pagare l'insegnante di educazione fisica. Sembra passato un secolo da quando frequentavo io le elementari, altro che vent'anni!

Ricordo con tenerezza, frammista a rabbia e frustrazione, il mio misero tentativo blogghereccio di qualche anno fa di scuotere le coscienze, di inneggiare alla resistenza, alla ribellione, al cambiamento. Uniti. Come i Francesi. Quelli sì che hanno i coglioni. Noi siamo soltanto dei pecoroni.
Poi, però, ripenso al '77, ai carri armati nelle università, agli studenti uccisi dal presunto "fuoco amico", alle stragi di stato, ai sanpietrini nelle tasche, ai celerini, al coprifuoco. Fratelli contro fratelli, lobotomizzati dalle ideologie, strumentalizzati e messi gli uni contro gli altri dai poteri occulti. E poi i processi per direttissima, le brigate rosse, le brigate nere, i sequestri, l'eroina.
E lui, il grande burattinaio. Che si sfrega tutt'ora le mani, sfoderando le sue perle di saggezza con voce melliflua e sibillina. Baciamolemàni. Ma ficcatevele al culo, quelle mani di merda!

Guardo le mie, di mani, e penso a quanto vorrebbero dire, e fare.
Mi vòlto, e c'è di mezzo il mare.
Che in questo preciso momento ci divide, anche se è lo stesso di sempre. E mi chiedo, come si fa a cambiare?

Una carica di energia mi sale da dentro e mi stimola a camminare più velocemente, il passo più deciso. Non so come, non so quando, ma qualcosa cambierà. La parte sana di questo paese si rialzerà.

A proposito di parte sana, ci tengo a segnalarvi delle vere perle. Di Giornalismo con la G maiuscola, signori. Tanto perché si sappia che non esiste solo Report.
Vi parlo di un uomo che ho stimato dal primo momento in cui l'ho incrociato per caso sul tubo catodico. Che mi ha fatto piangere dalla commozione e venire forte l'impulso di infilargli una lettera di ringraziamento sotto la porta chiusa a chiave del suo ufficio a Via Teulada, quando, un po' di anni orsono, mi trovai a passare di lì mentre facevo ricerche per la tesi.
Lui è Riccardo Iacona. Il reportage che me lo ha fatto conoscere televisivamente, prima come Uomo e poi come Giornalista, si chiamava W Gli Sposi! e parlava di precariato, di giovani ricchi e di giovani proletari, mettendone a confronto le opposte realtà prendendo il matrimonio come spunto narrativo. Non vi nego che ho avuto le lacrime agli occhi per tutta la durata del suo magistrale racconto.
Ha poi realizzato una serie di reportage, tutti andati in onda su Rai Tre, dal titolo W L'Italia!, dedicati a temi come il caro-case, la scuola e l'immigrazione.

Ieri sera si è concluso il primo ciclo di puntate di Presa Diretta di quest'anno televisivo 2009/2010. Vorrei segnalarvi il reportage di ieri, dedicato alla Tav. Guardatelo e capirete perché non c'è più il becco di un quattrino per la scuola, per le forze dell'ordine - che hanno subito tagli tali da dover chiudere svariati distretti (altro che emergenza sicurezza!) -, né per il mantenimento e la conservazione dei beni archeologici (lasciamo stare i nuovi ritrovamenti, quelli, neanche a parlarne!), eccetera eccetera eccetera.

Vedete questi reportage, indignatevi e diffondete.

Un grande Grazie a Iacona e a tutti i giornalisti freelance che hanno lavorato con lui.

Non siete soli.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM





Soundtrack: Down By The Sea - Morcheeba


9.7.09

Crazy Train...





Non cambierai mai. Ancora una volta sotto la pressa, e sei tu ad aver dato la spinta.
In questa notte afosa i pensieri raggrumano, fanno fagotto ma non trovano l'uscita. E ti scoppiano dentro, come uno sciame d'api impazzito.

Quanta Vita c'è, dentro di te? Quanta ancora aspetta di uscire?

Dondolano spensierati al chiarore della luna ricordi e sensazioni di un tempo sospeso, anelato, solo in parte vissuto. Congelato.
Cristalli di ghiaccio e un furore disperato, per quello che di te è rimasto impantanato là, nell'età di mezzo, insieme ai tuoi vecchi pelouche e ai primi amori. Vecchi libri e audiocassette dai titoli scritti a penna, ormai sbiaditi.

Un fremito di irrequieta bramosia di lanciarmi in volo dall'alto e librarmi nell'aria. La Musica come paracadute e spalla su cui piangere.

È stata dura, oggi. Tempo che scorre senza senso, nella frenesia di azioni svuotate di significato. Una Freccia Rossa, compagni viaggiatori fantasma, il lento scorrere delle ore sequestrata in un "bunker" sotterraneo consacrato al consumismo.
E una sola domanda resta appesa alle tue labbra, come un chewing gum che hai masticato per ore, ma ti ostini a non voler sputare.

Perchè?


Il ritorno ti vede gettar via la paura dell'abbandono, in nome dell'inevitabile attrazione tra i sessi.
Non sei tu, è lei. Sorridi... Per stavolta puoi togliere il chip dell'asocialità. C'era altro nell'aria, e tu eri semplicemente di troppo. Poco male. Prendi atto. Lasci libero il campo. Stavolta però decidi tu.

Beck culla il tuo leggero sonnecchiare. Alberi, case, orti, cielo azzurro, nuvole, poi blu.
Ci risiamo. Flashback. Gite liceali. Il ragazzo che ti piace è seduto accanto alla più carina della scuola. Complicità, risate.
Il viaggio lentamente accorcia le distanze, mangia inibizioni.
Una finestra sull'attrazione, nello spazio tra due sedili. Un frammento di camicia, una ciocca di capelli. Qualcuno dorme sulla spalla di chi ha appena conosciuto.

Una Nuova Vita.
Si parla di viaggi, di anima, di libri che parlano di noi, che ci chiamano, che ci cambiano.
Una giornata di lavoro finisce, un nuovo amico nella borsa.
Ho deciso, ti porto con me.

Combatti la stanchezza. Leggi. Pensi. Dormi. Scrivi.

Per quanto ti sforzi, non vuoi proprio crederci.

Tira e molla.

Ti fidi di me?


Soundtrack: The Golden Age - Beck

1.7.09

...Di Rabbia E D'Amore!




Quando tutto sembrava aver preso la giusta piega, quando avevi cominciato a respirare un po', ecco che la vita ti mette davanti una nuova sfida. Tra capo e collo, senza preavviso.
Non ti resta che l'olio di gomito e due occhi d'aquila per correre ai ripari, per porre rimedio e tamponare le perdite.
Siamo sudditi, non cittadini, in questo italico stivale affondato nel fango. Dovresti saperlo!

Intanto, le distanze si moltiplicano. Tutti se ne vanno, prima o poi. Io te l'avevo detto! Non affezionarti, o avrai troppe ferite da leccare quando verrà l'ora! Ma tu, niente. Cocciuto mulo che non sei altro.
Non si potrebbe creare una rete di anime coraggiose e idealiste? Un agglomerato umano di gente che suda e che lotta, nel quotidiano, per raggiungere la felicità?
Finita l'era delle grandi rivoluzioni, dei carri armati nei centri universitari, del "fuoco amico", delle guardie travestite da rivoluzionari, delle stragi nelle piazze, dell'eroina per dimenticare il dolore di una sconfitta annunciata, dei processi per direttissima, delle manipolazioni degli estremi che si toccano, delle guerre fratricide... cosa resta?
Quando muore la strategia, dobbiamo vivere di tattica. Fino al prossimo tracollo.

Fuggire... Restare...

E se partire fosse davvero un po' morire?
Avrei dovuto farlo molto tempo fa, se ne avessi avuto il coraggio.
A volte ti scappa detto: prima o poi me ne andrò da 'sto paese infame! 'A Sora Rosa ti ricorda qualcosa?
Ma sai che non ci riusciresti mai, se non costretta.
Sei fatta così. Ti adatti e dai il massimo solo quando sei messa alle strette. Quando l'acqua ti arriva alla gola.

Cosa manca? Cos'è che manca davvero?
Non è sete di giustizia, di diritti, oltre che doveri. Non solo.
È la voglia di ottenere rispetto. Della vita, della felicità mia e degli altri.
L'elasticità e la mancanza di regole certe esistono da una parte sola. A te non è concesso sbagliare.
Mano al portafoglio, pagherai sempre di più. Nessuno pagherà mai te, per i suoi errori.
E se anche ce ne fosse la possibilità, l'iter sarebbe talmente lungo che, alla fine della fiera, il prezzo da pagare in termini di salute sarebbe ben più alto.
Allora lasci correre. Una, due, dieci, cento, mille volte. E non è giusto.

Ma darla vinta agli avvoltoi, questo mai! Dovrete passare sopra al mio cadavere. Perchè io ho ragione. E voi siete solo un branco di sciacalli in cerca di carogne.
E io,
IO, sarò anche piena di rabbia ma ho in me l'amore!


Soundtrack: Traccia II - Banco Del Mutuo Soccorso

28.6.09

Born Slipp(er)y... And Wet!




Note in margine a una tovaglia - 27 giugno 2009 - ore 20:05 o giù di lì

Per noioso che sia, questo lavoro mi fa davvero bene. Mi catapulta fuori dal mio bozzolo asfittico, dopo una settimana di intenso e solitario lavoro al computer.
Stavolta non erano pannolini, né diavolerie tecnologiche. Ma appendici per la cura estetica del maschio moderno. Per l'uomo che non deve chiedere mai.
Barbe, baffi e pizzetti siete avvisati: ora avete il
tool che fa per voi!
Finché non mi passa davanti, spingendo il suo carrello, un tizio stralunato con la maglietta "griffata" ARMANI - COMIO e tutto il resto passa in secondo piano...

Ore 20. Il culo sul marciapiede, capolinea già affollato, aspetto l'autobus che traghetterà le mie stanche membra in stazione dove, se Dio vuole, prenderò il treno per la Musica.
Stasera il Banco rifà Darwin, live e aggràtis, in quel di Frascati. Potrei mancare?
Frugo nella borsetta scamuffa, in preda a una crisi d'astinenza.
Merda! Nel cambio borse propedeutico al lavoro da scassacazzi nerovestita, ho scordato l'mp3 player cinese. E, come se non bastasse, pure l'auricolare per il mio cellulare radiomunito.
Pace. Passiamo al piano B. Carta e penna,
tant pour changer.

Vediamo un po'. Quanti sorrisi ho dispensato oggi? Non li conto più.
Quante chiacchiere con Persone Speciali? Oggi ne ho collezionate ben due!
E per Persone Speciali,
ça va sans dire, intendo quelle che incontri per caso, che conosci appena, ma con cui ti senti sempre, inevitabilmente, "a casa".

Con G. si parla di legami familiari, rapporto madre e figlia, amore e matrimonio, lavoro e autonomia. Con A. di musica e concerti, del mare e di una tenda, di lacrime per una canzone.
Un saluto veloce, la promessa di rivederci. "Il numero ce l'ho". La paura di dover aspettare ancora una volta il caso.

Sono passati tre anni. Strane coincidenze, strane alchimie, in un sabato qualunque, tra supermercati e strade di periferia.
Misteriosi legami, atomi in apparenza distanti e sconosciuti gli uni agli altri. Fili invisibili. Fratelli, madri, sorelle. Tra la folla che attraverso, in cerca di cemento a presa lenta.
Nessuna intenzione di indurirmi, solo voglia di non perdervi nel flusso che tutti ci trascina e ci allontana, gli uni dagli altri.

L'autobus arriva dopo 40 minuti. Avrei fatto prima a piedi.
In periferia non avere la macchina è un lusso. Me ne ero dimenticata.
Perdo ben tre treni e la serata è sul punto di saltare.
Ma la Musica è più forte. Il suo richiamo magnetico mi porta da lei, in una corsa contro il tempo.
Quando arriviamo il concerto è già iniziato da mezz'ora.

La mia maglietta dei Led Zep non lascia indifferenti. Commozione sincera. "Che maglietta! Questa è Musica!". Avevo persino dimenticato di averla addosso.
"Ce l'ho anch'io. Comprata nel 1979, a Newport. Ma non l'ho messa, se no Vittorio si offendeva".
Pieno di entusiasmo, il contagio si diffonde. Coinvolge altri amici.
Sorrido raggiante. Orgogliosa.

Una luna bagnata ci fa l'occhiolino. La notte rischiava di trasformarsi in un torrente d'acqua. Ecco che diventa una centrifuga di note e parole.

Il rientro silenzioso. Un individuo misterioso, vestito di nero, ed il suo sguardo inquietante.
La tensione si taglia con il coltello. Vorrei poterla spezzare con un grissino.

Interferenze nella testa. Un bene che non so spiegare.
Sognante, tuffo gli occhi in questa Roma maestosa, regina e puttana, notturna e seducente.
Un viaggio mistico, nei ricordi e nel mio presente.

Un luogo magico. Che ricordo appena.
Mi ha vista, bambina, zompettare felice, i piedi nella sabbia, un secchiello e una paletta.
Ora ha un nuovo nome. Unisce musica e parole, anime sconosciute. Connesse.

Chi diavolo siamo? E perchè ci scontriamo?
E, soprattutto, cos'è che ancora mi blocca?


Soundtrack: Bi Polar Bear - Wax Fang
[For goodness' sake, bring'em fast & soon to Italy!!!!]

25.6.09

Dream A Little Dream...





Piedi nella sabbia, il vento tra i capelli, le luci rosse del palco, la Musica per amica.
L'odore del mare, la birra e il silenzio della mente. Per un paio d'ore dimentico il dolore in fondo alla mia borsa.
Orzabal e le sue dolci melodie, parole ripetute sottovoce, un timido labiale. Sensuale.
Poi il dub e il rap pensante, movimenti sinuosi e una rabbia silente che trova il suo catalizzatore.

Ho ancora in mente quella biografia esemplare, così simile alla mia. Peccato che abbia smesso sul più bello.
Un'amica lontana mi ricorda quello che è stato. "Non fare il talento sprecato!".
Sprecato? Diciamo, piuttosto, congelato.
Il telefono squilla di continuo, tutti mi cercano, tutti mi vogliono. Isn't it Ironic?
"Ci siamo trovati bene con te, vorremmo replicare".

Peccato che non sia il Sogno a volermi ancora, ma quei mille lavori arrangiati, sottopagati, appesi al filo di un'esistenza che sa di opaca e blanda resistenza.

Rimpianti?
Non certo per le mie scelte.
Ma per lo status quo di una realtà che ho solo sfiorato, intravisto, annusato. Incauta Alice nel paese delle meraviglie.
Solo un sogno? Un'illusione?
Eppure ho ancora, da qualche parte, un vecchio contratto da stagista e una manciata di scartoffie siglate a suo tempo da un guru del settore. Diabolico sentore...

Per un po' ho giocato a poker, ma le carte erano truccate.
Cosa avrei dovuto fare? Giocarmi la casa che non ho per ambire a conquistare il mio Posto Al Sole?
Troppo agrodolce, piccola.

Ti sei imbarcata proprio in un bel casino, incosciente imprenditrice di te stessa. I sogni pesano, nella tasca segreta della tua coscienza. E ogni tanto ricominciano a bussare per risvegliarti dal torpore.

Ce la farò, sì. Posso farcela. Niente è perduto!
Dovessi riuscirci anche a ottant'anni suonati, ma io ce la farò.
Devo poterlo credere... Abbiate pietà di me!


Soundtrack: Telephone Line - Electric Light Orchestra

Hello
how are you ?
Have you been alright
through all those
lonely
lonely
lonely
lonely
lonely nights
that`s what I`d say
I`d tell you ev`rything
if you pick up that telephone
yeah yeah yeah.

Hey
how you feelin`
are you still the same don`t you realize
the things we did
we did were all for real
not a dream I just can`t believe
they`ve all faded out of view
yeah yeah yeah.

Ooh oh oh oh
doo wop doo be doo da wop
doo wah doo lang
blue days black nights
woo wah doo lang
I look into the sky
The love you need ain`t gonna see you through
and I wonder why the little thing you planned
ain`t comin` true.

Oh oh telephone line
give me some time I`m living in twilight.
Oh oh telephone line
give me some time I`m living in twilight.

O.K. So no one`s answering
well
can`t you just let it ring a little longer
longer longer oh oh oh
I`ll just sit tight
the shadows of the night
let it ring forevermore.

Doo wop doo bee doo da wop
doo wah doo lang
blue days black nights
doo wah doo lang
I look into the sky
...

Oh oh telephone line
give me some time I`m living in twilight
...

Oh oh telephone line...

30.5.09

Il Ragno




Vorrei oggi condividere con chi passerà di qua musica e parole de "Il Ragno". Poesia pura.
Non lo conoscevo prima di questa mattina, ma questo pezzo mi ha folgorato al primo ascolto.
Il testo è di Francesco Di Giacomo e Vittorio Nocenzi.

Di Giacomo è molto riservato sulla sua vita personale, tant'è che sul sito ufficiale del Banco Del Mutuo Soccorso, alla voce Biografia, è scritto:


A conferma della sua proverbiale originalità, dice unicamente di sé...

Nacque... visse...
...e si contraddisse!


Potrei sottoscrivere in pieno!

E pensare che una volta, durante un'intervista in cui gli fu domandato cosa pensasse dell'Università, Di Giacomo dichiarò candidamente di avere solamente la licenza elementare.
Alla faccia di chi dice che la Cultura debba essere patrimonio solo di una ristretta élite di intellettuali e intellettualoidi.

La Poesia è Poesia. Sempre e comunque.
Anche senza patenti ufficiali a distinguere pubblicamente chi è poeta da chi non lo è.
A stabilire con un marchio di infamia chi è artista e chi no.

La Poesia è Poesia.


Soundtrack: Il Ragno - Banco Del Mutuo Soccorso

Ho camminato fin qui sopra i più alti muri
per fare festa con te
ma vedo che sbagliavo:
parli di vita e di morte
non mi va.

Stai seduto sui tuoi pensieri
come un vecchio ladro fallito.
Io da sempre ho usato l'astuzia
coi miei giochi di geometria è sciocco rischiare.

Io sono il ragno che fila
lungo i più oscuri buchi
Veloce corro su e giù
sono per tutti un saggio
ma certo scrupoli io non ne ho.

Dentro i miei pregiati sudari
delicato cullo la preda.
Io che ho sempre usato l'astuzia
nei miei giochi di geometria
non posso sbagliare.


Io sono il ragno che fila
lungo i più oscuri buchi
tendo l'agguato
a chi resta ammirato dalla mia abilità.


Coro:
Non conceder niente, niente a nessuno mai
segui sempre il filo e non lo perderai
segui questo filo e non ti perderai
prendi questo filo e non ti pentirai

Io sono il ragno che fila
lungo i più oscuri buchi
Veloce corro su e giù
sono per tutti un saggio
ma certo scrupoli io non ne ho.

Dentro i miei pregiati sudari
delicato cullo la preda.

Se potessi avvolgerti intero
oggi forse la mia più preziosa preda
saresti tu !! Prendi questo filo...

25.5.09

Esorcismi



La realtà è quella cosa che quando smetti di crederci non svanisce.

P. K. DICK

Vuoi o non vuoi, ci sarà sempre sulla terra qualcuno che prima o poi cercherà la catarsi con una canzone come questa.

Dissolversi nell’aere, tornare nei propri ranghi. Riavvolgere il nastro. Resettare il sistema.

Chi fa da sè, fa per trè (con l’accento sulla è).

È incommensurabilmente piacevole sapere di aver sgobbato l’intera estate scorsa a 40 gradi sotto al sole e poi di nuovo al freddo e al gelo praticamente aggràtis, per arricchire una manica di stronzi bastardi figli di puttana rotti-in-@#§*&ç@!

La fregatura era nell'aria, ma riceverne la conferma inappellabile e definitiva è decisamente un altro bel paio di maniche. Rigorosamente cetrioliformi.

Sì, è vero. Sarà anche colpa mia, ché avevo fin troppo bisogno di quei dannati soldi (Beato chi non ne ha. Bisogno. Non soldi).

Orbene, giunti a questo punto, non mi resta altro da fare che vomitare un rantolante quanto sterile sfogo catartico. Dopodiché, si riparte. Le saccocce parecchio più vuote, la lista nera un po' più lunga.

Cara Sfortuna, alla quale innumerevoli menti ben più sagge della mia non credono affatto, questa canzone è tutta per te!

Anzi, vi dirò.... Un po' è anche per me.

Ma, naturalmente, non posso non estendere la mia signorile e raffinata dedica anche a tutti i faccendieri e agli odiosi lacchè. Tiè!

Soundtrack: Quel Che Accade - Cappello A Cilindro

11.5.09

Something's Wrong?



...E non basta l'acido lattico nelle gambe sfrante, la gola infiammata, il corpo intasato di tossine, la routine lavorativa che ti assale al risveglio, mentre rimiri le tue profonde occhiaie e i capelli sfatti nello specchio.
Certi silenzi sono rombi di tuono, e non basterà tutta la musica del mondo per attutirne il colpo.
Cominci a chiederti se non ci sia qualcosa di sbagliato in te. Nel tuo modo di gestire le relazioni con gli altri. Questo tuo temere di affezionarti, di scoprirti perchè poi, puntualmente, le persone finiscono per allontanarsi.
No, sai che non è questo. La vita ci allontana. Le nostre scelte. I percorsi. I corsi e i ricorsi, come diceva qualcuno. E la presenza concreta, quella, si affievolisce. Ma tu hai bisogno di conferme. E allora? Il problema è sempre tuo.
Certe scelte si pagano, prima o poi. Avresti dovuto saperlo fin dall'inizio. Non chiedere agli altri più di quanto possano darti. Esistono dei limiti, come le piccole linee graduate del misurino per l'acqua, lo zucchero, la farina. E se sbagli la dose, addio biscotti... C'est la vie, chérie.

A volte penso a come sarebbe stata la mia vita se avessi avuto dei fratelli. Sì, fratelli maschi. A volte mi manca davvero, un fratello. Uno con cui fare la lotta e poi fregarsi i cd di nascosto. Litigare e poi magari fare le pulci ai rispettivi fidanzati. E poi magari ridere e sfogarsi dei nostri genitori matti.
Ma poi passa. In fondo, sono stata fortunata sotto tanti altri punti di vista. E la vita, si sa, qualcosa toglie e qualcosa dà. Scontato ma verissimo, per quanto mi riguarda.

Ieri, nel supermegaipercentrocommerciale aperto anche la domenica, mi sono dovuta ricredere su diverse cose, per esempio. Credevo che nel reparto dove ho lavorato tante volte, in molti mi detestassero. Sarà perchè, ahimè, ho ancora addosso una terribile aria da secchiona, sarà perchè per timidezza mi viene difficile attaccar discorso se non sono loro a cominciare. E quando inizio io, ho sempre paura che le mie parole cadano nel vuoto. Che scema, èh? Eppure ieri, ho trovato tanta comprensione e solidarietà. Anche da parte di chi, mesi prima, a malapena mi salutava.
E mi sono trovata a mia volta a prendere le difese dei repartisti, mentre al telefono il responsabile del marchio che rappresentavo sbraitava per un prezzo errato. Mi sono rifiutata di passargli i ragazzi, che stavano servendo dei clienti. E loro, tutti ammirati, hanno alzato il pollice verso di me in segno di approvazione.
Ho detto al mio referente in ditta di rivolgersi ai responsabili su in amministrazione e ho tenuto la mia posizione, nonostante le sue proteste. Che se la sbrigassero fra loro, e lasciassero in pace noi, l'ultimo anello della catena, quelli che si beccano i rimbrotti dei clienti insoddisfatti e le lamentele per le scarse vendite.

Ma ieri ho avuto un'altra bella dimostrazione di solidarietà. Un cliente scontento, causa un malinteso, ha pensato bene di alzare la voce contro i ragazzi e ha preteso di parlare con un responsabile. Normale amministrazione in questi punti vendita, purtroppo. Solo che il responsabile, sentita tutta la storia, ha apertamente difeso i suoi e invitato il cliente a usare toni meno aggressivi contro chi, di domenica, non sta facendo altro che il proprio dovere. Ho goduto come una scimmia. Menomale, esiste ancora gente con il sale in zucca e un cuore dentro al petto!
È stata dura, ieri, come al solito. Ma di nuovo sono convinta che non sia stato tempo perso. Almeno per come la intendo io. È anche per questo che continuo a fare questi lavori. Per poter parlare di certe cose, bisogna sporcarcisi le mani.
Tutto il resto, sono solo chiacchiere da salotto.

Soundtrack: Hurricane - Bob Dylan

4.5.09

Oesais O Noesais...



Dall'agenda di Murphy 2009:

Truismo di Tomlin:
L'uomo ha inventato il linguaggio per soddisfare la propria esigenza di lamentarsi.

Legge di Heine:
Bisogna perdonare i propri nemici, ma non prima che siano stati impiccati.

Ok, ok, ok. Calma e sangue freddo. Hai solo lavorato come una schiava al caldo e all'addiaccio per giorni, sopportato le angherie di capetti e caporioni con dignità e savoir faire. Hai due polpacci che manco Bugno ai tempi d'oro. La tua colonna vertebrale ricorda la silhouette di un armadillo.
Ma che ti frega? Hai guadagnato un po' di sudati quattrini per il tuo progetto. Tutto il resto, al confronto, conta come il due di picche quando regna bastoni.

Ahahahaha. Già.

Piena di buone intenzioni chiedi agli schiavisti di fornirti la documentazione fiscale per giustificare i compensi ricevuti.
Dall'altra parte si temporeggia. Si nicchia. Poi si scarica doverosamente il barile.
Richiamo. Si millanta una riunione in corso. Si chiede di pazientare.

Ops, ma che scostumata che sono a chiedere una cosa simile!

Vengo chiamata dall'Ing. Dott. Cav. Amm. in persona.
Mai coperto prima di questa telefonata. (NdB)

Reitero la mia richiesta.
Pausa.

Schiarimento di voce e tono mellifluo pro captatio benevolentiae:
"Ma lei vorrebbe far sparire quei pagamenti?".

Cosa, cosa, cosa?

"Cioè, fare in modo che non risultino?".

Ommioddio. E questo qui sarebbe pure Ing. Dott. Cav. Amm. della minchia?

"Senta, lei mi deve spiegare come si fa a far sparire un bonifico nel nulla... No, che non voglio farli sparire. Voglio solo che mi mandiate il giustificativo dei compensi, come tutte le agenzie di questo mondo*". (*questa forse l'ho sparata un po' grossa)

Silenzio.

L'Ing. Dott. Cav. Amm. della minchia spara la sua brillante e geniale idea...

Il fumo mi esce dalle narici e mi inizia a girare il beliscite come un'elica.
(Lo so che sono una donna, ma la metafora è talmente poetica che non ho resistito).


Ottima idea. Complimenti vivissimi! Peccato che non sono un prestidigitatore e che per questo bel giochino tutto italico io finisca per aver guadagnato molto meno dei già miseri spiccioli previsti dal vostro - rivelatosi ovviamente a posteriori - farlocchissimo contratto!

Mea culpa. Vorrà dire che dovrò affinare il mio fiuto capta figl'e 'ndrocchia.
Sopravviverò anche a questa. Ma la prossima volta m'arifregate col cacchio! (Disse la tapina mentre le infilavano un nuovo cetriolo dove non batte il sole).

Menomale che il mio psicanalista interiore personale mi ha già suggerito l'adeguata terapia ansiolitica:

"127 Abarth" - Oesais by Toti e Tata, 80mg, 3 volte al dì.

Il beliscite mi gira lo stesso, ma almeno ho un bel sorriso da ebete stampato sulla faccia.

MAVAFFENGAUL!!!!!

4.4.09

Always A Beginner...



È fatta, ormai. La giostra della quotidiana sopravvivenza è ripartita. Nessuna chiamata per settimane e poi, in un giorno solo, ben due-chiamate-due per il solito lavoro da scassacazzi nerovestita.
Non avevo ancora accettato il primo incarico-da-un-giorno-e-via come tappabuchi per coprire una defezione last minute, che già avevo cominciato a darmi della stupida. Perchè ogni volta è così. Accetto subito perchè mi servono i soldi, e me ne pento altrettanto presto.
Le otto ore in piedi, come da manuale, sono sembrate 24. Ho le gambe che sembrano essere state percorse in lungo e in largo da un autotreno con le ruote chiodate e la mia schiena chiede pietà in aramaico.

Cosa avrai fatto mai di così eroico per meritare tutto ciò?
Promozione di pannolini in una farmacia. Ta-daaan!
Ebbene sì, signori. Questo sì che può essere definito a buon diritto un "lavoro di merda"! Fuor di metafora, èh, che qua di metafore siamo a corto.

Chi te lo fa fare, direte voi.
Io me lo faccio fare. Stop. Mica me lo ha ordinato il medico. Ma sapete, questo è quello che succede se sei una testa dura, se non ce la fai a incastrarti in nessun posto, se niente sembra essere "casa tua", se ti ostini a insistere che "la vita è mia e voglio fare ogni cosa sia possibile per essere felice".
E allora succede che ci si incasini la testa con degli strani sogni. Che improvvisamente questi vadano a puttane, e noi con loro. Che si decida di cambiare momentaneamente strategia, stufi di impossibili tattiche. E che per questa strategia servano soldi. E tempo. E pazienza.
E allora accetti anche di questi lavori. Imprevedibili, incerti. Sempre a rischio fregatura. Ma svincolati da contratti che, per quanto precari e inte(sti)nali, obbligano a un quotidiano rapporto subordinato.
E allora pochi soldi, incerti, ma con un certo qual margine di libertà per continuare a darci dentro facendo altro.
Altro che ora è presto per dirlo, altro che ancora è un bastimento carico di sacrifici, rischi e illusioni. Altro, che si è fin troppo superstiziosi per cominciare a raccontarlo in giro.

Tant'è. C'è pure la crisi, adesso, a farti temere di aver sbagliato strategia. Ma anche a dirti che in fondo, se ti andrà male,
sarà anche colpa della crisi e tanto poi che alternative avevi?

Già. Finito il turno, aspetti il tuo autobus appollaiandoti poco signorilmente sulla sbarra di metallo anti traffico. 'Sti cazzi della divisa. Finalmente sei seduta! I profili dei palazzoni di periferia si stagliano fieri nel cielo e pensi che sei stata a lavorare in una delle zone più malfamate della tua città. O, almeno, così era ai tempi delle scuole medie, quando quella piazza, ora così vicina, era una terra di nessuno.
Alzi lo sguardo verso una di quelle case popolari e quel fuoco vivo, pericolosamente scoppiettante su un balcone all'ultimo piano, speri proprio che sia solo un'amichevole grigliata per festeggiare un sabato sera in compagnia.

Soundtrack: Absolute Beginners - David Bowie / LYRICS

20.2.09

Ri(n)co-rrenze!

Dannata tecnologia! Come osi intralciare la naturale rimozione di eventi che causano dolore al mio piccolo ego ferito? Dimmelo! Come?
Bazzecole. Un banale promemoria registrato due anni orsono da me medesima in persona nell'agenda del mio telefonino "intelligente".
Cara N...a, sai dove te lo puoi ficcare il tuo
smarties-phone? Ecco, brava. Proprio lì.

INIZIO STAGE. Già, cazzo. Ho già l'orticaria, solo a pronunciare mentalmente quella parolaccia francese. Chissà perchè, poi, tanti si ostinino a pronunciarla STEIG. In inglese fa più fico, dicono. In francese fa più presa per il culo, aggiungo io.

Ebbene sì, son già passati due fottutissimi anni. Maledizione.
E mentre mi faccio pat pat su una spalla per essermi ripresa dallo shock di una caduta dal quinto piano, a pochi scalini dal meraviglioso panorama sulla mia vita professionale che mi aspettava sull'attico, nella testa continua a ronzarmi quella vocina maledetta che come un dannato ritornello fa:
zum zum zum zum zum, zum zum zum zum zum... ci mancava tanto così, tanto così!

Taci, dannata vociaccia e làssame vive', porcaccia miseria zozza infame e ladra.

Ok, è partito il
prismiano delirium tremens, che chi mi segue da tempo ben conosce...
Ai nuovi arrivati dico: nun ce fate caso, normale amministrazione.
È il repulisti psichico che precede la mia primavera interiore, che preannuncia la muta delle mie cellule neuronali durante il disgelo.
Ma che cacchio sto a dì?

Ma soprattutto, visto e considerato che il memo riguardava una data di due anni fa, qualcuno mi spiega perchè mi riciccia due anni dopo, fresco fresco, lello lello, a rompermi gli zebedei?
Argh!!!!!

E non mi dite che è sincronicità, perchè vi crederei.

Ma quale sincronicità e sincronicità dei miei stivali!!!
Sei tu che hai registrato l'evento come se fosse una data di compleanno, idiota!


Ok, adesso me vado a nascònne, che è mejo.

Soundtrack: Little By Little - Dusty Springfield