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8.2.11

I Almost Cried My Heart Out




Stanotte, nel buio di una sala quasi vuota, ho tremato, incastonata nella poltroncina 12 della fila K randomicamente assegnatami dal computer della multisala. Sapevo che questo film avrebbe lasciato il segno, ma non che potesse riportare alla luce con forza ferite ancora aperte. Avevo volutamente evitato di informarmi sulla trama, per lasciarmi trascinare nel vortice dalla storia senza preconcetti, e forse è stato meglio così. La paura di ritrovarmi faccia a faccia con certi demoni avrebbe rischiato di farmi rimandare una visione che invece era necessaria, ancorché dolorosa.

La cupezza delle atmosfere emotive e esteriori, la cruda violenza delle dinamiche socioeconomiche di una Barcellona suburbana, unite all'interpretazione sofferta e carica di intensità virile di Bardem mi hanno riportato alla mente La Sposa Turca, ma solo per la sensazione quasi costante di morsa allo stomaco e il brivido trattenuto dal trovarsi perennemente in bilico tra due terre di confine, tra autodistruzione e speranza di redenzione. Con la differenza che nel film di Iñárritu la morte non è un fantasma che tormenta o un pericolo che sfiora i protagonisti, ma entra prepotentemente in scena, fino a diventare essa stessa regista degli eventi.

Non ci vuole molto perché i due spettri che incombono sui figli del protagonista si manifestino a noi spettatori. Sono ombre gigantesche che vanno a sovrapporsi, loro malgrado, a quelle due figure di riferimento che dovrebbero sostenere e guidare i bambini, anziché destabilizzarli, come spesso accade quando i genitori stessi sono spinti a cadere da un vento molto più grande di loro. Un vento evocato all'inizio del film, che è lo stesso che ci riporta alla realtà poco più di due ore dopo insieme a un mare dapprima simbolo di incubi infantili, ma che nel corso della storia finisce per assumere una portata ben più drammatica e tangibile, quasi apocalittica. Nulla a che vedere, sembrerebbe, con quel pezzetto di mare appena intravisto dalla finestra di una casa in cui il calore e la stabilità familiare di un tempo sono soltanto un ricordo, che occhieggia sbiadito da vecchie istantanee incorniciate alle pareti.

Ho tremato, sì, ho tremato. Ma ho retto, fin quasi alla fine. Senza mai distogliere lo sguardo, soprattutto quello interiore. E ti ho sentito sai? Ho iniziato a ricordare... e mi è tornato il desiderio di raccontare quegli ultimi istanti. Poco prima che te ne andassi io ti ho sentito. Quando ancora non potevo sapere, eppure sapevo. Eri 'seduto' tra me e lei. La sensazione era così netta, inequivocabile. Eravamo fuori dall'ospedale, su una panchina, al sole. Lei, violentemente fragile, ancora una volta così fuori luogo. Ed improvviso, un vento leggero, di quelli che sono carezze. In quel preciso momento ho capito che te n'eri andato. Dopodiché non ti ho più rivisto, non come ti (ri)conoscevo. Quel corpo raggrinzito, quasi imbalsamato dai lenzuoli, con gli occhi tristemente chiusi, non eri tu. E nemmeno lo era quell'uomo disteso in quell'angusta camera mortuaria, i tratti somatici impietosamente alterati dalla morte e da un trucco posticcio che non ha saputo rendere giustizia all'immagine che avevamo di te. Poi ho dovuto essere forte. Per te, per me, per lei. Una volta ancora. Non poteva essere altrimenti. Ma lui era con me e mi dava coraggio, e questo ti rasserenava. Sapevo che d'ora in avanti avrei dovuto prendere le distanze da lei, come sapevo che tu l'amavi davvero e che avrei dato qualsiasi cosa per proteggerla da se stessa, ma che non avrei più potuto farlo a costo della mia stessa vita. Questo tu l'hai capito soltanto alla fine, dopo l'ultima ricaduta, quando hai toccato con mano quanto di me stessa avevo sacrificato per questo. E quanto della nostra famiglia era stato ogni volta spazzato via dai suoi cataclismi. La vita, che tanto ci ha tolto, altrettanto ci ha restituito, rendendo il nostro addio un'occasione per ritrovarci finalmente uniti, ancora una volta, in quel precario equilibrio strappato coi denti.

Un giorno, mi sono ripetuta in sala e anche dopo, durante il tragitto verso casa... un giorno la Poesia s'impossesserà di me e renderà giustizia a questo Dolore. Fa che ci riesca e che non sia soltanto l'ennesima biografia di un velleitario scrittore, ma un pezzo d'Anima regalato al mondo! Sarà così perché lo sento da sempre, se solo imparerò a non tarparmi più le ali da sola, a riconoscermi quello che merito, a ringraziarmi perché sono qua, sono viva e sono ancora in piedi dopo tutto questo!

Ho conservato in me così tante tessere di puzzle che quasi non le ricordo più. Un giorno, giuro, saprò collocarle, saprò ritrovare in me quell'istinto che solo l'allenamento costante accende e ravviva, e quell'insperata alchimia che può renderci tramiti di disegni universali che nemmeno ci aspettiamo, ma continuiamo a incubare...

...perché da sempre chi sa di essere un sopravvissuto non desidera che una di queste due cose: dimenticare per sempre o vivere abbastanza a lungo per poterlo, un giorno, raccontare.

...e succederà il giorno in cui tutto questo si condenserà nel tuo stesso sussurro, perché ya lo tienes todo, niña mia...



YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Ravel - Piano Concerto in G - II Adagio Assai (L. Bernstein)


6.9.10

Precipitato Di Sogni




Fenice? No. Affatto. Solo un essere fallibile, stanco di lottare.

Oggi, tra i singulti e gli spasmi dolorosi di un terribile déjà-vu, mi sono rivista nella mente su quella sommità indefinibile, forse un grattacielo o un palazzo di una certa altezza. Ricordo distintamente la sensazione di sollievo e l'assenza di gravità trasformarsi in pochi attimi nel suo contrario: un precipitato di dolore che si dissolve e scompare.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Immagine: Salto Nel Vuoto - Noris Piergiorgio

Soundtrack: Nessun Dorma, dal film "Mare Dentro" di Alejandro Amenábar


28.7.10

Blue Dress




Tramonti sul mare, notti d'estate, un fiorire di donna. E il battito di un cuore umano troppo umano... I tuoi silenzi e i miei, a farsi compagnia su quella spiaggia che diventò la mia seconda casa. Ho ancora quel vestito blu, anche se da tanto non lo indosso più. In quegli anni qualcosa mi è congelato dentro, qualcosa che nessuno potrà mai cancellare. Ma se sono qui, oggi, se sono ancora viva, lo devo solo a Te. A Te che mai ti sei allontanato, nemmeno per un attimo, dai miei vuoti e dalle mie piene, a Te che mi sostieni con dolcezza disarmante quando voragini insidiose si spalancano sotto i miei piedi, a Te che mai abbandoni la nave nelle odiate, cicliche tempeste che continuano a colpirmi con violenza.

La mia vita è nelle mie mani, ma da allora sono anche le tue. Il tuo corpo caldo mi ricorda che sono viva e fremente e pulsante, che vale ancora la pena respirare. Respirarti. Nonostante il Vuoto che mi scava dentro... da tanti, troppi anni. Nonostante il Vento ci soffi avverso.

Spero che ne usciremo insieme, ancora una volta... Sai che non so chiedere aiuto, ma con te non ce ne sarà mai bisogno. Tu sei la mia Famiglia.

Tra qualche giorno il numero 3 diventerà un 13. Chissà, se quel vestito mi entra ancora...



YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Blue Dress - Depeche Mode

Put it on
And don't say a word
Put it on
The one that I prefer
Put it on
And stand before my eyes
Put it on
Please don't question why

Can you believe
Something so simple
Something so trivial
Makes me a happy man
Can't you understand
Say you believe
Just how easy
It is to please me

Because when you learn
You'll know what makes the world turn

Put it on
I can feel so much
Put it on
I don't need to touch
Put it on
Here before my eyes
Put it on
Because you realise
And you believe

Something so worthless
Serves a purpose
It makes me a happy man
Can't you understand
Say you believe
Just how easy
It is to please me

Because when you learn
You'll know what makes the world turn

14.7.10

Alibi



Come sei brava a mentire, quando ti conviene. E ora che i luminari ti hanno dato il via libera, tutto torna come prima. Fingiamo che niente sia successo! Ricominciamo da capo, stavolta ho imparato la lezione. Già. Come undici anni fa, non è vero? A niente servono gli inseguimenti, gli insperati recuperi, le prove, le parole, le richieste d'aiuto. Avete la legge dalla vostra ed è così facile usarla come alibi per difendere impunemente il vostro "non fare". Che siate maledetti, voi e il gelido menefreghismo con cui abbandonate senza colpo ferire migliaia di famiglie. E se fosse vostra madre, vostro figlio, vostro padre, vostro fratello? Inutile chiederlo, vi stringereste nelle spalle e fingereste commiserazione, ché la compassione non sapete neanche dove sta di casa, voi che il vostro lavoro lo fate da decenni, voi che avete conosciuto l'era innominabile dei chiavistelli e la sventolate come un babau ogni qualvolta vi si fa notare la nostra disperazione, la totale assenza di aiuto, la zona franca che ci risucchia e ci inghiotte, fuori dal vostro campo di gioco. Signora, lei mi chiede un miracolo! Se lei non vuole, ho le mani legate. Inutile spiegare a occhi cerulei due che si tratterebbe 'solo' di fare il suo lavoro, con passione, coraggio ed empatia.

Che siate maledetti, voi che della mente non capite un accidente! Che siate maledetti, urla la mia rabbia silenziosa. Il sole, al ritorno, mi richiama tra le sue spire di fuoco ed io lo prego di prendermi con sé, che non lo voglio questo buio e i demoni hanno già ricominciato a succhiarmi. L'anima.

Andate via, lasciatemi in pace! Dentro lo stomaco si affastellano passato e futuro. Nessuna certezza, nessuna protezione. Non voglio più piangere, ma le lacrime, quelle maledette, conoscono fin troppo bene la strada...

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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MUSEUM Soundtrack: Chicane: Salt Water - Mt Eden Dubstep


17.6.10

Florilegio





Vederti oggi, non me l'aspettavo.
Me lo sentivo.

Tre, come sempre, il numero.
Tre, come gli anni passati dall'ultima volta che ho Sognato, con i piedi ben piantati a terra.
Tre, numero potente, amuleto, sommo Amore.
Tre, tre e ancora tre.

Scendiamo negli abissi. Il colore predominante: Nero. Stavolta non fa paura. Un clic e diventa lanterna, la magia si dipana davanti a quattro paia di occhi. Assaporo l'Anima con una nuova consapevolezza.

Ho accettato.
Ho perdonato.
Forse anche me stessa.

Quasi.

Sono a un passo.
Un passo lungo una manciata o due di chilometri.

Forse.

Meglio non farsi illusioni.
Meglio giocare di sponda.
Fare tattica, più che strategia.

Questo offre la casa, e questo ci giochiamo al meglio. Sì, posso farcela. Sono pronta al peggio. Affronto la tempesta con la mia barchetta di carta, ma venderò cara la mia pellaccia. D'altronde, non sarebbe certo la prima volta.

Ti voglio bene, mamma. Ti voglio bene, papà.
Devo anche a voi ciò che sono oggi. Nel Bene e nel Male.
Che banalità, non è vero? Eppure noi sappiamo quanto, per noi, tutto questo non sia affatto scontato.




Ho i fiori ai piedi,
un Fiore al mio fianco
e un fiore nell'anima,
pronto a sbocciare.

Quale sortilegio, se fosse florilegio?
Il Nulla, sì, sarebbe un sacrilegio!

Brivido caldo,
lievemente snaturato
da tutte le chance
che non ti sei mai dato.

Siede un posto più in là
il mèntore senza tempo:
noi due sappiamo bene
che al Destino
non c'è scampo...

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: One Love - Playing For Change - Song Around The World

20.5.10

Una Carezza - Reloaded





Erano davvero poche le cose a tenermi ancora in vita.
Mi aggrappavo a loro con tutte le mie forze,
ma in certi giorni persino quelle venivano meno...


E' tutto inutile.
Spiegare. Raccontare. Reagire. Contenersi.
Le urla. Il silenzio.
Barcamenarsi. Industriarsi. Cadere. Rialzarsi.
Fermarsi e Ricominciare.
E' tutto inutile.

L'amaro veleno dell'impotenza mi divora l'anima. Un cancro silenzioso che presto o tardi diventerà reale. Sto male. Ma non esce più un grido.
Che succede? E' sempre a causa sua?

No. Non è a causa sua. E' a causa mia.
In cuor mio sapevo che sarei dovuta fuggire via subito, e non restare, illudendomi che fosse tutto finito. Passato. Archiviato.

Mi odio. E a questo non c'è rimedio.
La razionalità va a farsi fottere.
E' tutto irrazionale. Tutto.
Ed io non riesco più a muovere un passo.

Sono in trappola.















YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: One Caress - Depeche Mode


Note in margine a una tovaglia - 12/05/2010:

Fino a una certa soglia il dolore è necessario, quasi indispensabile. Ci ricorda che esistiamo, ci fa sentire vivi. Superato un certo grado di intensità, quando si raggiunge o si sta per raggiungere il cosiddetto punto di non ritorno, non si desidera altro che quel dolore cessi, che si smetta di soffrire. Come si può dire, allora, che il suicidio è per i vigliacchi, per coloro che rinunciano alla vita perché incapaci di affrontarla? Anche io ho desiderato la morte, sapete? E chi mi conosce davvero sa che non sono certo una persona debole. Il punto di non ritorno. Se ci siete arrivati, sapete di cosa sto parlando. Conoscete bene la sensazione di incudine che schiaccia il corpo, fino a che la pressione ci chiude le narici per il troppo peso che grava sulla nostra testa, la sensazione di ossigeno che manca e si fa via via più raro. Il buio sopraggiunge, fino a impedirci, non solo di vedere, ma persino di pensare a una via di uscita. E, credetemi, c'è sempre una via di uscita. Quello che manca, a volte, è la capacità di vederla. E non è cosa da poco.
Banalità. Parole ovvie e scontate. Per voi, forse, che siete circondati, magari anche idealmente, dal calore di una famiglia, di un gruppo di amici. Ma non per gli altri. Quelli che la vita ha spinto in un angolo fino a che il dolore, per mutazione genetica, adattamento pro sopravvivenza, non ha prodotto un sistema di sicurezza che ha finito per isolare chi doveva proteggere dal resto del mondo: quando l'eccesso di protezione diventa pericoloso isolamento.
E anche se ti chiedessero come stai, cosa c'è che non va, ti troveresti a muovere le labbra a vuoto, incapace di formulare un pensiero concreto. Come in un brutto sogno, dal quale non riesci a svegliarti.

18.5.10

Origami



Lo stai facendo di nuovo. Li stai cacciando via tutti. Dentro, il deserto dei giorni vuoti, uguali a se stessi, che recano in dote goccia dopo goccia la sottile devastazione interiore che non riesci a debellare. Dove sono finite le delizie melanconiche degli archi, la dolce elevazione gioiosa e spirituale dei legni, l'allegra baldanza degli ottoni, il potente incedere delle percussioni? Dove sono la gioia e il tormento, la silenziosa commozione e la pacata delizia che dalle orecchie attraversa l'anima e fa scalpitare il cuore? Tutto sfuma, nell'insipida portata di un pasto da troppi anni uguale a se stesso.

Rifugge la realtà, la sposa bistrattata. Sogna il suo riscatto, dà un nome all'Amore che avviluppa le cicatrici per farne sbocciare Felicità e Speranza. Cosa le dirò, quando aprirà gli occhi davanti al Vuoto? Cosa mi dirò, quando la vedrò ripiegarsi come uno sgraziato origami? Quale nuova Realtà sostituirà alla sua, che non avrà funzionato? Chi di noi sarà l'inevitabile pedina del suo disegno tenero e crudele? Vorrei non esserci, quando questo accadrà. Perché accadrà, da questo non si sfugge.

La mente umana è un oscuro mistero. Trasforma il dolore come può e, nel farlo, travolge ogni ostacolo. Compresa se stessa.

"Da allora più d’uno si sarà chiesto che cosa nascondesse quella strana apparizione di poesia, nata su nessun terreno di cultura, eppure precisa nei suoi lineamenti estremamente raffinati e personali. C’è il mistero delle anime più semplici, c’è la grazia, il rapimento estremo, il dolore di fanciulla, c’è l’oscuro interrogarsi del sangue, l’estasi, espressi in modi violenti e sicuri che possono far pensare al linguaggio dei mistici in amore...”.

Dal risvolto di copertina della prima raccolta di poesie di Alda Merini,
"La Presenza di Orfeo", 1953.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Un ringraziamento speciale va all'iniziativa "L'Opera a Teatro" a cura del Teatro dell'Opera di Roma, nata a sostegno della Musica che, a causa dei pesanti tagli e del calo della richiesta da parte del pubblico, è sempre più a rischio nel nostro paese.
Grazie a Barbara Agostinelli, Paolo Finotti e Andrea Bergamelli, eccellente trio d'archi che ha saputo catturarmi ed emozionarmi, a dispetto della mia ignoranza musicale.
Grazie alla Giovane Orchestra dell'Opera di Roma e al Maestro e Direttore Germano Neri, per avermi iniziato alle gioie della musica operistica e sinfonica, sapendone raccontare le basi con parole semplici e accessibili a tutti.
Non è vero che le persone non sanno scegliere l'Arte. Questo piccolo esempio è la dimostrazione che, se adeguatamente stimolato e "stuzzicato", il pubblico è perfettamente in grado di scegliere. Continuate così!


Soundtrack: Intermezzo da Cavalleria Rusticana - Mascagni - Berliner Philharmoniker, Herbert von Karajan.



27.4.10

Fragile Meadows





Cosa c'è di più poetico
di uno zompettare allegro
di uno zainetto
ballonzolante
di braccia che si agitano,
scomposte,
di un bastone che traccia
percorsi
sulla sabbia
sudicia e bagnata
di un pescatore solitario
su uno scoglio che affiora appena,
tra flutti
e uomini distrutti.

Cosa c'è
di più bello
del creare,
attimo dopo attimo,
la vita
che incubiamo
in noi.

Se il passato non esiste,
se il futuro tanto meno,
come fluire
in questo presente osceno
come viverlo,
appieno,
come un dono?

Non conosce il perdono,
quest'anima mia
che ancora si dibatte,
morente,
quest'anima sirena
che ancora si dimena,
prigioniera
della stessa rete che l'aveva sbattuta
contro la carena.

Gravida di me stessa,
fremo per partorirmi!
Prima che il cordone ombelicale
che mi stringe e mi fa ossessa
finisca per uccidere me
e la mia Anima Depressa.


TESTO E FOTO DI YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Fragile Meadow - The Black Atlantic [album available here]

Dalla playlist di Music(e)Scapes 3, il mio podcast per
RADIO PAZZA ascoltabile qui. Se volete, potete ancora votare il mio programma radiofonico allo European Podcast Award: è sufficiente cliccare qui e seguire le istruzioni! Thanks for your support! Long live Music.



23.4.10

Gomitoli




Gomitoli di sé,
tentacolari e contorti
nell'atarassia
si rifugiano, sconvolti

Involucri di carne
accoccolati
e la tregua nell'abbandono
di pensieri malati

Chiuso il boccaporto,
la nave rientra in porto.
Non è la solitudine,
che non sopporto.
Ma il calpestio
dei fiori appena risorti,
che non sapevano
d'esser morti.





YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: There Is A Wind - The Album Leaf

21.4.10

Elephant Moon




Ed è silenzio, coltello nella pancia, e perdita di ossigeno...
Ed è un mattino a tradimento, incapace di proteggersi...
Come elefanti, braccati da se stessi, dal proprio stesso peso
Ed è luna nera, maledizione, vecchia ossessione

Un grido soffocato, dopo una scarica di ventimila Volt
a corpo nudo,
bagnato,
indifeso.

Nel vuoto rumore, del post fragore
suonano, imperiose, Sirene Suicide.




YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: A Fior Di Pelle - Marlene Kuntz

A fior di pelle salirono gli sbotti
usando i nervi a mo' di comodi condotti
fu zona rossa nell'attimo di un lampo
la superficie di un colpo senza scampo
di lacerata sensazione
sentirsi vulcani in eruzione
un'esplosione ormai vicina
avrebbe acceso quella fulgida mattina
ma che tragitto curioso
fa quel tram chiamato sospiri e guai
dopo un risveglio gioioso
all'inferno porta e non torna mai

ci sono istanti che vivere una merda
che vada a fuoco poi
pur sempre una scoperta
pur sempre una scoperta
pur sempre una scoperta

a fior di pelle avvamparono gli sbotti
bruciando i nervi e le vene e i loro fiotti
la zona rossa esplose in un secondo e fu
davvero come deflagrasse un mondo
oh che esecrabile emozione
sentirsi vulcani in eruzione
incandescente come la lava
che dalla bocca terrifica e sbava
ma che discesa gloriosa
fa quel magma senza fermarsi mai
come una belva furiosa
il suo inferno porta portando guai

ci sono istanti che vivere una merda
che vada a fuoco poi
pur sempre una scoperta

sono le volte che proprio
no non ce la fai più
che vorresti volar per davvero
nel blu dipinto di blu
per poterti sentire leggero
come il cielo impassibile
leggero ed impassibile
leggero ed impassibile

ma che finale odioso
quel can can di grida e gestualità
quinto cerchio melmoso
dell'inferno ulula la realtà

ci sono istanti che vivere una merda
nessuna cosa al mondo sa come si disperda
in quegli istanti
in cui vivere una merda
che vada a fuoco poi
purtroppo cosa certa

sono le volte che proprio
no non ce la fai più
che vorresti volar per davvero
nel blu dipinto di blu
per poterti sentire leggero
come il cielo impassibile
impassibile
impassibile
impassibile

14.4.10

Rock Against The Clock



Impenetrabile roccia
da cui nessun fiore
sboccia

Se fosse una macchina
il cuore
forse
non sentirei dolore


"And something inside of him died.
She had to sell everything she owned
And froze up inside."


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Tangled Up In Blue - Bob Dylan



6.4.10

Arrocco, O Scacco Matto?



arroccare 1 (v. v. tr.) 1 Nel gioco degli scacchi procedere a un arrocco. 2 Muovere le truppe lungo le linee interne al fronte. 3 Mettere al riparo, al sicuro.

È di nuovo buio. Strada sbarrata. Isolamento. Disperazione.
E non so più dove andare a parare.
Chiedi aiuto, no? Impara a parlare, a spiegare, a esternare!
Già, ma a chi? Vedi nessuno?
Qualcuno ci sarà, che può darti una mano. Una soluzione si trova sempre.
Si vede che non sei mai stato nei miei panni.
Ecco. Lo vedi come sei? Stai di nuovo facendo la vittima.
E tu stai di nuovo puntando il dito.
Touché.
Se iniziassi a fare l'elenco completo di tutto ciò che mi è capitato e continua a verificarsi nella mia vita, ti deprimeresti e finiresti per compatirmi. E non sapresti come aiutarmi.
Lasciami almeno la libertà di ascoltarti, prima di scrivere tu il copione della mia reazione!
A che pro? Per leggere nei tuoi occhi che avevo ragione? Tutto è già successo e non fa che ripetersi.
Si vede che non hai ancora imparato la lezione.
Lo sapevo. Anche tu pensi che sia colpa mia. Lo credo anch'io, sai? Me ne convinco sempre di più, ogni giorno della mia vita. Sono arrivata persino a pensare di farla finita.
Ottimo! I miei complimenti. Il miglior modo per risolvere un problema.
Ho persino bestemmiato, se è per questo. E no, non ne provo dolore, per citare un vero Signore!
Adesso ti metti anche a citare? Scendi dal piedistallo. Tu non sei lui, tanto per cominciare.
Ehi, tante grazie per avermelo ricordato. Se non ci fossi tu, il mio stupido cervello non ci sarebbe mai arrivato.
Ridi, ridi, so benissimo che pensi che sia meglio ridere per non piangere, invece di agire nel concreto per evitare di soccombere al dolore.
Mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa! Lo vedi che in passato, dalla messa qualcosa ho imparato? Figurati che da anni contrasto inutilmente chi mi dice che pregare è l'unico modo per risolvere i problemi della gente!
Senti, piuttosto... adesso cosa pensi di fare?
Giuro che non lo so, tanto per cambiare...


Aiuto.

Ho sognato la tua voce flebile pronunciare queste sillabe, in un impercettibile canto straziato. Sgraziato.

Aiuto.

Già, ma a chi?

Aiuto.

Mi guardo intorno e vedo solo il vuoto.


Solo la forza degli abbracci.
Non chiedo altro.

Il tempo fugge via e ci trascina lontano...
Ma perché non prende anche me?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Cosmic Dancer - T-Rex



3.4.10

She's Got Lemon



Ed è così, ogni volta che respiro, è così, ogni volta che vivo. Buona Pasqua, sì, buona resurrezione! Non faccio in tempo a rinascere, che subito ricomincio a morire... Peccato io non sia una fenice, ma solo l'ennesima Berenice. Ripudiata dalla gioia, ricacciata nel fango, per aver anelato a spazi siderali. Ti sembra abbia le ali? Illusa, certe perle lasciamole ai maiali.

Qui non c'è speranza, non c'è soluzione, solo l'ennesima lezione, che mi ostino a non imparare.

...così è la vita, e non posso farci niente...
...come dire "buon sangue, non mente"...
...e che "sole cuore amore" non fa più rima con furore...

Sento la tua voce, le tue parole risolute, un copione che si ripete identico, dopo quindici anni, e rivivo le perdite, i danni, gli inutili affanni.
Non vuoi sentir ragioni! Tue le scelte, tue le decisioni.
E nessuno può niente. Nessuno ci vede, nessuno ci sente.
Tu non ci sei, manchi anche tu, non c'è rimasto nessuno lassù.
Sola contro un muro, finisco per franare nel solito buco oscuro.

Solo ieri camminavo a testa alta, pronta ad affrontare il dèmone senza più vergogna. Ed eccomi ora, ad annaspare in una fogna.
Sono fottuta, c'è poco da fare. E voi, che mi leggete, per caso o (dis)piacere, non badate a me, lasciate stare.
Ho finito le forze, del limone che ero mi restano solo le scorze. Aspra come il suo succo, non riparo le falle, non so essere stucco.

Non c'è soluzione, questa la mia sorte.
Solo una, ma purtroppo è la "morte".


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Sunday Afternoon - Rachel Yamagata

17.3.10

Void




C'è una luce lì in fondo, la vedi? Comincia a camminare, te ne prego. Abbi fiducia in me, sarò la tua guida, la spalla che ti sorregge, lo sguardo tenero e amorevole che ti incoraggia, sarò la tua ultima spiaggia...

Oscure ombre mi danzano attorno, le sento nella testa. Un fragore di onde si eleva sopra il mio piccolo corpo inutile. Sacco avvizzito di belle speranze. Avvolgilo di acqua e sale, lascio a te il piacere delle danze!

Questa notte ho sognato un'orca gigantesca. Si dibatteva, prigioniera di una rete. Qualcuno si è dato da fare per liberarla. L'orca, di nuovo libera, si è scagliata contro i suoi stessi salvatori, divorandoli senza pietà. Io osservavo da lontano, su un pontiletto di legno, avevo potuto vedere tutta la scena dall'alto, senza poter fare niente. Impotente. Come sempre. Ho dovuto imparare a conviverci, col sentimento di impotenza. Ma evidentemente non mi riesce granché bene. Nemmeno io riesco a sopportare la mancanza di una soluzione, eppure questa è la realtà. E fa male. Cazzo se fa male.

L'essere umano parla di libero arbitrio, di forza di volontà, di libera scelta. Verità in cui avevo sempre creduto anche io. Ma poi arrivano quegli eventi chiamati cataclismi. Quelli su cui non hai alcun controllo. Quelli che non dipendono da te. E lì la scelta diventa fuggire lontano e convivere per sempre col senso di colpa, col rimorso, col dolore... oppure restare in trincea, fino alla morte. Non esistono vie di mezzo. Forse avrei potuto scegliere, un tempo, quando ero piena di energie. Quando non avevo ancora messo in campo altre scelte, che si sarebbero rivelate in seguito causa di crolli improvvisi della parte di montagna in cui avevo già incominciato a scavare la mia galleria verso la salvezza. Ora ho entrambe le vie di fuga bloccate e, per di più, sono priva di forze per il troppo scavare nel modo sbagliato.

Peggio per te! Avresti dovuto tenere conto della morfologia della roccia, prima di iniziare!

Già. Ci arrivo sempre troppo tardi. E intanto sembro sempre di più un disco rotto.
Forse non voglio veramente trovare una soluzione, come mi disse un giorno, di tanti anni fa, Occhi Cerulei. Tutto ha una sua spiegazione inconscia. Forse sono votata al martirio e non lo sapevo.

Ma vaffanculo, Occhi Cerulei!

Vaffanculo... perché forse avevi ragione tu.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Lux Aeterna - Clint Mansell [Requiem For A Dream Soundtrack]



14.3.10

Chi Mi Capisce...





Cristalli di ghiaccio. Ma quando cazzo arriva 'sta primavera? Ho bisogno di sole. Tagliare i capelli non serve a una ceppa, se i nodi da sciogliere non riesci a estirparteli da dentro. So tutto. Eppure non basta. Saggia per gli altri, incapace per me stessa. Come sono finita in fondo al pozzo? Nemmeno me lo ricordo. È stato un lento scivolare, giorno dopo giorno. Una catena, prima impercettibile, di eventi, che sono lentamente diventati una valanga.

Se esterni i tuoi sentimenti, sembra che tu voglia attribuire le colpe a qualcun altro. Niente di più falso. Dico sempre che sono la peggiore nemica di me stessa e non faccio che colpevolizzarmi sempre per tutto, anche per ciò di cui non ho colpe. Ma ci sono situazioni che sono dati di fatto. Esperienze vissute, esperienze mancate che ci segnano dentro. Una voragine infinita, capace di risucchiarti se per qualche motivo rallenti o interrompi la corsa forsennata che riempie di gesti e azioni ogni istante, allontanandoti da te stesso e dal dèmone con cui dividi quello scomodo alloggio chiamato corpo. Chi si ferma è perduto. Cazzo, se è vero! E non è che mi sia mai veramente fermata. Ho solo tagliato alcune cose per concentrarmi su altre, ma non avevo previsto che mi sarei rinchiusa da sola in un pericoloso labirinto di specchi, dove presto o tardi mi sarebbe mancata l'aria e il contatto umano, fisico, carnale con le persone. E di nuovo riparte la vocina della mia coscienza: è tua la colpa! Potevi scegliere diversamente!

Già, cara simpatica vocina del cazzo! Se avessi immaginato che sarebbe andata a finire così, non pensi che magari lo avrei fatto? Posso anche sbagliare, senza dovermi ogni volta sentire una merda? O tu ti senti tanto meglio di me da potermi giudicare? Ognuno è a sé, non ci sono ricette universali. Ciascuno di noi ha un quantitativo diverso di energia vitale, che determinati cataclismi contribuiscono a consumare fino a lasciarti, quando meno te l'aspetti, completamente a secco. Spesso quando è troppo tardi, e dopo che per lungo tempo hai continuato a strapazzarti, fisicamente ed emotivamente, agendo al di là delle tue possibilità, senza renderti conto che il corpo e l'anima stavano già chiedendoti una tregua. E ora, ora non puoi che correre ai ripari tamponando alla peggio, e sei costretta a tagliare, a rimuovere, a segare. Anche troppo. Ma non riesci a fare altro adesso.

Insofferente a livelli che non riesci a tollerare, rifuggi tutto e tutti. Ti salvi solo in quei rari momenti di sospensione dell'incredulità altrui, quando ti destreggi, patetica acrobata coi piedi di piombo, tra una vertigine e l'altra dei tuoi stessi pensieri. Quando il pensiero positivo altrui, anziché rafforzarti, ti butta ancora più giù, per l'enorme contrasto con il Nero che ti sovrasta. E ti senti pure in colpa, per il tuo egoismo pessimistico, che diventa a volte persino cosmico. Danzare ormai mi riesce, col pensiero, solamente in certi intervalli di distrazione eteroindotta, quando mi si prende per mano, senza aspettarsi niente, e mi si porta lontano da me. Ed ecco perché questo non può bastare, e perché questo, alla lunga, si rivela inevitabilmente sbagliato. Perché, mea culpa, finisco poi, inconsapevolmente, per far dipendere il mio umore da ciò che mi circonda, nel bene e nel male. E non lo sopporto. Perché so che tutto dipende da me e bla bla bla e ancora bla, ma non ce la faccio lo stesso. E non sopporto nemmeno il patetismo di certe frasi fatte, l'opportunismo, a volte innocente, di chi ti cerca per soddisfare il proprio bisogno del momento e poi scompare quando si esaurisce il problema che aveva dato vita a quel bisogno. Non sopporto me stessa, in prima analisi. E non riesco proprio ad amarmi. Sono giorni così. Passeranno, dicono. Non sarebbe la prima volta. E poi, magari, domani me svéjo e me riamo n'artra vòrta...

Chi me capisce è bravo! E je regalo pure 'na bambolina...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: You Don't Fool Me - Queen
[Le immagini del video sono tratte dal film "La Signora di Shanghai", di Orson Welles]

25.2.10

Back In Black



"Avevo finalmente capito che cosa fosse l'amore: è la gratitudine perché l'altro esiste..."

Alejandro Jodorowski, La Danza Della Realtà

Eccomi. Di nuovo a terra. Ad assaporare il gusto gelido delle piastrelle. Stavolta non sono più color ocra. È uno strano rosa pallido, che non mi trasmette alcun calore. Dio solo sa quanto me ne servirebbe in questo giorno buio. Il Nero avanza implacabile e mi trasforma nel Mostro che credevo di combattere. Sento già avvizzire la linfa vitale che ieri aveva iniziato a scorrere nella mia chioma rinvigorita. Vivesti solo un giorno, come le rose...

Ed io, che in questo abbraccio mi chiudo, continuo ad amarti, ogni giorno di più, perché sei in me, con me, in ogni istante. E ti amo come si amano le costellazioni, le galassie, le particelle elementari. Ti amo senza pretese, con tanta, immensa gratitudine verso il Grande Caos che ci ha fatti incontrare. Satelliti orbitanti a velocità parallele attorno ad uno stesso sconosciuto pianeta. In cerca del nostro equilibrio instabile, in bilico tra gli alti e i bassi delle nostre oscure profondità.

Ho sognato che ti avrei fatto soffrire fino ad ammazzarti.
Preferisco chiamarmi fuori. Non potrei mai perdonarmelo. Mai.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Paint It Black - Sigma



22.2.10

Sweet Dreams...



Di giorno, ieri, dopo tanto tempo, hai riso di cuore. Sguaiatamente. Con la carica che ti era rimasta dentro dalla sera prima, grazie alle risate tra persone speciali. Risate semplici, fatte di niente. Ma di un Niente che riempie, fino a farti tenere la pancia con le mani, fino a farti scendere lacrime che per una volta non sono di dolore. E la carica ilare è durata per quasi un giorno intero, fino a dissolversi la notte. Perché se tutto si regge in fragile equilibrio nelle ore diurne grazie al tuo talento da Hans Brinker, di notte lui sa stanarti, turbarti il sonno, insinuandosi di sinapsi in sinapsi attraverso i tuoi neuroni mai dormienti, in un corpo fintamente rilassato che, nel silenzio illuminato da luna e lampioni, continua a soffrire, non solo metaforicamente.

...ed ecco che ti colpisce sul tuo punto più debole, l'orecchio. Il tuo piccolo orecchio sinistro. Lo sai che amo la Musica! È un agile scatto di rabbia e tutti i vostri contrasti sono incanalati in una forchetta, assurdamente reale nella sua onirica follia. Assurdo, ancor di più se pensi che nella vita reale non ti ha mai torto un capello. Ti svegli di colpo, dopo l'angosciosa sensazione di un urlo muto, in quell'inutile richiesta d'aiuto che nei sogni viene spesso negata quando la voce si rifiuta di uscire dalle nostre bocche disperate. Apri gli occhi, l'orecchio è bagnato. Che sia sangue? No che non lo è. Ma l'anima, lei, continua a sanguinare. Ed io, anche oggi, ho bisogno di ridere. Ridere tanto, e così forte da far tremare la paura. So che posso farcela. D'altronde, non sarebbe la prima volta.

Sono ancora qui. Questo è quello che conta.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Your Hand In Mine - Explosions In The Sky



20.2.10

Senza Origine, Persa In Una Vertigine...




In cerca di un'ispirazione che potesse raccontarmi chi ero, ho finito per perdermi nei ritmi di un'artista scomparsa, nei suoni di una melodia già sentita, nel canto di una voce che vorrei fosse la mia.

Nel cercare un'immagine di me, la migliore che mi abbiano mai scattato, sono inciampata in vecchie foto di famiglia, in vecchie foto di me. Inutile dirlo, la foto "migliore" non l'ho più trovata. E non è un caso. In fondo era solo una finzione, frutto dell'idea di un'amica che, per un pomeriggio, aveva voluto truccarmi, vestirmi e pettinarmi per poi scattarmi delle foto che avrebbero dovuto lasciar risaltare qualcosa che, a ben guardarlo, mi piaceva da morire e al contempo mi faceva sentire estranea a me stessa.

Ho ritrovato foto belle e meno belle, e anche le peggiori, quelle di cui mi vergogno, quelle che non mi rendono giustizia. Qual è la me che voglio? Quella che si dibatte tra il migliore o il peggiore, nell'istantanea imprendibile di un attimo che non c'è? Quella che non esiste e forse non è mai esistita? Quella muta, immobile e silenziosa di certe strane solitudini dell'anima, o quella sorridente, gioiosa e piena di vita che scaturisce da certe miracolose collisioni?

La foto di famiglia, l'unica davvero al completo, va ormai dissolvendosi nell'acido dei problemi irrisolti cui non posso più porre rimedio. L'immagine di mia madre mi colpisce forte dentro. Io che mi arrampico sul suo corpo, lei che mi avvolge in un abbraccio protettivo, lo sguardo dolce rivolto all'obiettivo.

Dove sei finita? Perchè mi fa ancora così male? Perché non riesco ad accettare il cambiamento?

Ah, si potesse vivere danzando solamente, sciogliendo ogni laccio col passato senza per questo perderne il concime...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Senza Origine - Valentina Giovagnini

Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che terra non è
Prendimi così stringimi a te
Gira intorno a me canta con me
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Senza origine
da strade e vie tornano in me
le false lacrime dei re
solitudine
che inganno sei che inganno sei
nei giorni miei
Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che terra non è
Prendimi così stringimi a te
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che alba non è
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Senza origine
tra uomini e no
scivolerò ancora in un deserto al neon
per non essere
straniera mai nemica mai negli occhi tuoi
Piramidi che girano in un gioco di luce
non fermarti mai
in questo rito che tempo non ha

20.1.10

Tsunami





Maschera di ferro, di te cosa rimane? Un oceano di terrore, paura e frustrazione. Frani in te, una montagna di sale, cristallo dopo cristallo. Polvere vorticante in un mulinello. Mi sto cercando, in un forzato isolamento. Puntute schegge di uno specchio andato in frantumi premono contro il mio ventre, mi lasciano senza fiato.

Vivi il presente!, continui a gridare. Ma io non ascolto. Mi sto lasciando andare.

Tutto è cominciato da una semplice parola: impotente. Ha scavato in me senza tregua, fino a lasciarmi esangue. Ho annaspato ancora, sullo stesso pavimento gelido di sempre. Quello dove tu mi hai lasciato ansimare sola, in preda allo sconforto. Non potevi fare altrimenti. Non è colpa tua. Eppure questo non placa la mia rabbia. E nemmeno il mio dolore per quel lutto figurato, impossibile da elaborare.

Tempo di rialzarmi, reagire e affrontare. Incubo reale, oscuro e subdolo da maneggiare, ritorni in me con la forza dirompente dello tsunami. Mi guardo le mani. Tremano. E non per il freddo. Un'anima a pezzetti, in cerca di se stessa, del suo coraggio. Quello che sente di aver perso.

Ho esaurito l'energia. E non è bastato tagliar via i rami secchi, spezzati, marcescenti. La radice è corrotta dall'interno. Sogni chiusi in un cassetto e un Mostro che non vuole andarsene e certamente non lo farà mai. Lei non c'è più, anche se continua a muoversi, dentro e fuori di te. Come potrai mai accettarlo? Come potrai mai salvarti da tutto questo?

In cerca di altre anime ferite, ho finito per perdere me stessa. Una pelle già martoriata si bagna di lacrime, insieme di dolore e di liberazione. Un penoso riconoscersi, al di là del tempo e dello spazio. Emozioni, vissuti, sensi di colpa terribilmente speculari. Un fremito e l'aver potuto finalmente dare un nome a tutto questo orrore.

Per rinascere si deve prima morire. Ho già iniziato a farlo, ma il mondo continua ad avanzare impietoso. Indosso maschere non volute, cerco il coraggio che non ho. Devo portare a termine ciò che ho cominciato, non voglio mandare tutto a puttane. Ma non so fino a che punto sarò capace di farcela.



YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Like Tears In Rain - Covenant

Go to the Empire State and watch the city lights
Hear the noise of millions struggle in the sprawl
Stare into the sky, we're few and far between
Black eyes full of stars, wide with memories

Every street I ever walked
Every home I ever had
Is lost

Every flower I ever held
Every spring I ever had
Has died

Every man I ever knew
Every woman I ever had
Is gone

Everything I ever touched
Everything I ever had
Has died

Lie down in the park and watch the satellites
Hear the children sing just a breath away
Dance in the heavy air along the interstate
Black lung full of fumes, choke on memories

Every street I ever walked
Every home I ever had
Is lost

Every flower I ever held
Every spring I ever had
Has died

Every man I ever knew
Every woman I ever had
Is gone

Everything I ever touched
Everything I ever had
Has died



19.1.10

Invisibile

 




Lo sai cosa penso?
E dimmi, tu hai
lo stesso pensiero
così forte,
o non puoi?



La luna è liquida
ed io mi sento
invisibile
come sempre
quando è tardi per dire
che non sopravvivo.



Invisibile
o forse
è solo una mia immagine.



Lo sai che mi perdo
nelle luci
se
guardi fuori dall'auto
altre luci
troppo lontane
da me.



La luna è limpida ed io rimango
invisibile
come sempre
quando è tardi per dire
che non sopravvivo.

Invisibile
o forse
è solo una mia immagine.

 



Soundtrack & Lyrics: Invisibile (Robottino Romantico) - Cristina Donà


Foto di YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM