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5.1.16

Epifanie Musicali

Insomma. Eccoci qui. Che brutto inizio per un post, ma non so fare di meglio. Più e più volte negli scorsi mesi ho fantasticato di riversare qui i miei pensieri istantanei, ma troppi gli impegni, tanto da non riuscire mai a ritagliare lo spazio e l'intimità necessari per la scrittura. Quante parole soltanto pensate disperse nel nulla! Anche oggi l'impulso iniziale di scrivere è presto svanito e si è autosoffocato, un coperchio su una pentola che bolle, con l'acqua che invece che traboccare si prosciuga, nella consapevolezza che ormai sempre più i blog sono oasi abbandonate nel deserto, destituiti dai social, più istantanei, più "sul pezzo", enormi e subdoli buchi neri che tutto fagocitano nel breve tempo di un click e nelle ottuse logiche di algoritmi a noi preclusi. Troppo per me, che ho bisogno dei miei tempi, per far decantare e assorbire le cose, prima di poterne parlare. Sempre in ritardo su tutto, sempre fuori moda, sempre fuori synch. Machissenefrega. Se un proposito ci dovrà essere nella mia vita per questo 2016 (Gesù, non posso crederci? L'ho fatto davvero, ho parlato di propositi per l'anno nuovo? Oh, my Gosh!), è quello di "fucking let go" la rabbia verso me stessa e quello che non riesco a (voglio?) fare. Far pace una buona volta con quella che sono oggi e lasciarmi libera di vivermi e sperimentarmi, anche negli errori (?), nelle battute d'arresto che col senno di poi erano i necessari pit stop per un'anima affaticata.

Lo so, lo avrò già detto mille volte in altrettante forme, ma... No, meglio non dirlo. Meglio sentirlo. E' questa, lo so nel profondo, l'unica via per una reale, istintiva, e per questo inevitabile connessione. 
 
Oggi mi sono sorpresa a guardare con stupore affascinato la mia immagine allo specchio. Non il mio viso, ma il corpo. O meglio, la parte che la porzione limitata di specchio disponibile mi consentiva di vedere. Ho mutato forma negli ultimi due, tre anni. All'inizio è stato spaventoso. E' stato come morire. Confesso di aver temuto di essermi ammalata di un qualche male incurabile. Ma poi, col passare dei mesi e la stabilizzazione del mio cambiamento, è stato bellissimo. Un sentirsi sempre più in sintonia, il contenitore e il suo contenuto, la forma un tutt'uno con l'essenza. Il viaggio ancora continua e talvolta ancora mi sorprendo a chiedermi chi sia la persona riflessa su una vetrina o sulle porte del treno, per poi trasalire rendendomi conto di essere io. Ma è nella mia intimità casalinga, quando non c'è nessun altro intorno a me, che mi capita di sperimentare una piacevole e intensa comunione tra l'immagine e la sua incarnazione. In alcuni brevi, preziosi istanti ho persino toccato con mano il miracolo che è sentirsi pienamente in diritto di esistere, felice persino di questo!, una creatura tra le tante meravigliose dell'Universo, al pari di un albero o di un fiume. Adesso so cosa prova il bozzolo quando muore e conosco lo stupore incredulo che segue il fremito d'ali, prima timido, poi sempre più vigoroso, della farfalla. Ma il paragone è infausto, troppo breve e fragile la sua esistenza. O anche questo fa parte del pacchetto? I nostri sogni hanno la stessa caducità?

All'inizio di questo nuovo anno mi sono stranamente ricordata, in due giorni diversi, dei sogni fatti prima del risveglio. Il primo non lo scrivo, del secondo condivido la riflessione che in me ne è scaturita, e cioè che nel tentativo di difendere la mia fazione dal nemico, ho finito per mettere a rischio la vita delle persone che cercavo di proteggere e io stessa per scampare alla morte ho dovuto fuggire dal mio stesso fuoco divenuto inaspettatamente "amico" e in tal veste tornato al mittente. Cosa ha voluto dirmi il mio inconscio? Di selezionare meglio le strategie? Di "step back from the line of fire" (come in un brano che quest'anno mi ha letteralmente salvato da una situazione spiacevole)? Effettivamente il cuore mi dice che è meglio attendere, volare basso, tenere la mente e le porte aperte a nuove opportunità e collaborazioni che possano valorizzarmi come merito. E' che a volte ancora temo che non agire o smettere a un certo punto di farlo sia una rinuncia, una specie di resa da vigliacchi. E invece no, esistono circostanze in cui ostinarsi è da suicidi, oltre che da stupidi. In cui è più produttivo fermarsi e riposare, specialmente se si è stati trascinati in un combattimento da qualcuno che sapeva fin dal principio di avere molte più armi di te. Quindi? Quindi un bel respiro... e la consapevolezza che hai fatto tutto quello che in questa fase della tua vita era in tuo potere fare. Avrai modo e tempo per spostare l'asticella ancora un po' più in là.

 
YUKI, AKA PRISMA
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Soundtrack: More Will Be Revealed - Chicago

4.7.12

Trasloco Infinitesimale


Strane Alchimie. 

Ricordi, polvere, foto, carezze. 
La luna, il mare, ancora polvere e Tu. 
Scoprire che in fondo siamo sempre stati quello che siamo. 
Sempre in divenire. 
Andare. Tornare. Partire. 

Sognare.




Durante il mio ennesimo ritorno nel luogo in cui sono cresciuta, in questo trasloco infinitesimale che da un anno a questa parte mi vede scomporre e ricomporre il puzzle della mia caotica esistenza, va via via ridisegnandosi la Me che avevo perduto, l'origine di tutto. Scopro con stupore - chissà perché lo avevo rimosso! - che scrivevo già allora. Poesiole adolescenziali, niente di speciale, una l'avevo pure tradotta in inglese. Non mi ha stupito tanto il fatto di averla scritta, quanto che l'avessi completamente dimenticato. Credevo fosse stata una necessità più recente, dettata da un bisogno di trascendenza che - a posteriori - ho scoperto essermi servita per la sopravvivenza. Ed eccoli là, quei primi passi incerti, con una calligrafia molto più misurata, equilibrata di quella di oggi, per la quale al tempo avevo ricevuto persino dei complimenti. Mai avrebbero potuto immaginare cosa vi si nascondesse dietro...

Ed ecco, poi, dal fondo del cassetto saltar fuori una specie di diario e dentro alcune pagine di quaderno datate "maggio 1999". Sono i miei pensieri annotati poco prima della fine del liceo e l'inizio degli esami di maturità. In quelle righe scopro la ragione del mio inseguire, molti anni più tardi, idealizzate chimere di sogni sfuggenti, nell'irrazionale pulsione - che quel vecchio scritto chiarisce inequivocabilmente - di colmare le lacune di un'adolescenza non vissuta appieno. Incredibile come allora apparissi convinta di averla scampata, di essere sopravvissuta definitivamente all'uragano, come se questo non potesse più tornare. Ancora oggi, che mancano pochi mesi al compimento dei miei 32 anni, ritrovo in quelle parole l'ardore e la fierezza di aver vinto una battaglia invisibile ai più e il senso della volontà di vivere che mi scorreva nelle vene e che mi aveva permesso di sopravvivere a tutto. Non sono più quell'essere goffo e mal vestito della foto di classe dell'ultimo anno, anche questa sbucata fuori dal medesimo cassetto. Che orrore rivedermi! Fortuna che ci ha pensato quel "Detenuti di un manicomio criminale nell'ora d'aria" scritto a guisa di didascalia a farmi ridere di gusto e dimenticare quanto non mi piacessi in quello scatto.

Ah, se potessi tornare indiet... Ma neanche morta! Mi piaccio così, come sono oggi! E anche se c'è ancora tanto da migliorare, cambiare, plasmare, il nucleo è sempre quello! Sento che sono in cammino, che forse, dopo tanto penare, il quadro si sta facendo sempre più chiaro nella mia testa. Ora so quali sono i miei limiti, ormai so riconoscere quella fastidiosa morsa allo stomaco che in determinate circostanze mi lascia senza fiato. E' in quel preciso momento che un "dèmone" - mi è sempre piaciuta questa metafora! - mi sta sfidando. Colpo su colpo affronto quei fastidiosi automatismi che tentano di farmi restare incagliata, che impediscono il mio fluire.

Mi sto liberando. Sono felice di me stessa, dopo tanto darmi addosso. Ora che so perché sono così, so anche come posso buttare giù questa gabbia. Ogni giorno che passa se ne va un sottile strato che non voglio più. Ed è bellissimo ricominciare a respirare...


Ritrovamenti dal passato
Notte di luna piena
La ragione di tutto.

Una canzone apre le porte a un romanzo.
Due vite a una svolta.

Abbiamo finalmente imboccato la Strada?

Tu sogna, sogna forte!
Io farò sempre il tifo per te.

 
YUKI, AKA PRISMA
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Soundtrack: I Believe In You - Talk Talk
 

9.1.12

L. S. D. - La Sua Dote...




...è di farsi coraggio!

Torno, dopo poco tempo, ad occuparmi di serie americane, soffermandomi di nuovo su un singolo episodio che ritengo significativo, soprattutto per me. La serie in questione è Fringe, autore il prolifico creatore di Alias e Lost, per citare le sue due creature più famose. In questa serie più recente J.J. Abrams fa convergere tutte le sue più grandi passioni, lo spionaggio, le guerre tra due mondi, la scienza, le missioni quasi 'impossibili', gli esperimenti fantascientifici che travalicano i confini etici, il gusto per l'orrorifico e il disgustoso, le trame contorte, la psicologia e lo scavo nelle paure più profonde di ogni essere umano, spesso legate all'infanzia e ai legami primari, e si diverte come un pazzo a smantellare le certezze dei suoi personaggi e, di riflesso, quelle degli spettatori.

Il personaggio di Oliva Dunham mi ha sempre affascinato. Intelligente, abile e coraggiosa, nonostante le sue insicurezze le impediscano di realizzarsi a pieno. Nell'episodio 19 della terza serie ci ritroviamo catapultati all'interno della sua coscienza - più del solito siamo chiamati ad attivare la sospensione dell'incredulità e a 'sposare' le regole del mondo abramsiano -, dove Walter e Peter Bishop, padre e figlio operativi all'interno della sezione "Fringe" dell'FBI del nostro mondo, insieme alla coscienza del defunto William Bell trapiantatasi nel corpo di Olivia, sono alla ricerca della rappresentazione mentale della giovane donna che, sconvolta dalla presenza, dentro di sé, di qualcosa di estraneo, è andata a nascondersi in chissà quale luogo del suo cervello per non essere sopraffatta dai continui attacchi di presenze nemiche che attentano alla sua vita.

Ad un certo punto del 'viaggio', favorito dall'assunzione di L.S.D. e da appositi marchingegni creati da Walter Bishop nel suo laboratorio di Harvard, i protagonisti si trasformano in cartoon, con un divertente quanto strano effetto visivo che mi ha ricordato quando, ai tempi dell'università, il mio professore di Storia del Cinema ci mostrò la cervellotica e affascinante creazione di Richard Linklater, Waking Life, in cui le immagini filmate con attori veri erano state ridisegnate grazie alla tecnica della rotoscope animation.

Al di là di americanate varie, esagerazioni che puntano a stupire forzando ogni logica - e che a me piaccono molto, beninteso! - e la consapevolezza che potremmo ritrovarci alla fine - come in Lost - con un pugno di mosche in mano, ciò che mi è sempre piaciuto dei lavori di Abrams è il forte radicamento psicologico delle azioni che innescano la trama. La scena che più mi ha colpito, nella sua - forse per alcuni scontata - semplicità, è la seconda* che vi vado a mostrare, dopo la prima che è invece necessaria per comprenderne meglio lo svolgimento. Purtroppo ho trovato soltanto la versione in lingua originale, ma non dubito che, chi sarà interessato, non avrà problemi a trovare quella tradotta in italiano.

Vi basti sapere che in quella 'bambina' intrappolata all'interno della propria coscienza, in fuga dalle sue stesse paure, che finalmente trova il coraggio di affrontarle a viso aperto e ordinar loro di fermarsi e, così facendo, diventa adulta, non ho potuto non ricoscermi, o meglio, riconoscere l'unico processo che potrà portarmi a rimuovere quegli odiati blocchi interiori che mi buttano spesso a terra e mi impediscono di fluire, rinnovando antiche sofferenze e 'ridisegnando' il mondo intorno a me in tinte fosche e minacciose, trasformando gli 'altri' in pericolosi nemici pronti ad annientarmi, metaforicamente parlando.

Le parole conclusive di William Bell, o meglio, della sua coscienza, me ne danno la conferma:

"Dovevi essere al sicuro nella tua psiche, ma tu sei quella che sei. Non ti sei mai sentita al sicuro. Tu sei il tuo peggior nemico, Olivia. Hai sempre lasciato che le tue paure ti inghiottissero, ma le hai appena affrontate. Alla fine hai dimostrato la forza che io e Walter abbiamo sempre visto in te. Ora la vedi anche tu".


Fringe 3x19 Peter/Olivia "This is not you..."


Fringe 3x19 William/Olivia "Now you go back"



YUKI, AKA PRISMA

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SOUNDTRACK: Fringe - Opening Theme 80s Retro



* Questa scena, non posso non aggiungerlo, mi ha riportato alla mente la conclusione, efficacissima, del videoclip del brano Angel dei Massive Attack.

16.7.11

Dimentica(R)La



...and to Save my Soul, I write...

Non ho mai amato le ideologie, la cieca accettazione di una fazione in luogo di un'altra. E quando si parla di temi a me così intimamente legati, ancor meno. Nessun uomo è un'isola. E quando dico "uomo" intendo l'essere umano, non il genere. Avrei potuto scrivere diversamente, è vero, ma non mi piaceva il suono che "essere umano" avrebbe prodotto all'interno della frase se l'avessi scritto al posto di "uomo". Ma che importa? L'incomunicabilità e le incomprensioni sono ahimé all'ordine del giorno e non sarò certo io a impedirle. Non in questa sede, almeno.

E così per l'ennesima volta mi chiedo e vi chiedo: perché la gente ama sparare sentenze su cose che non conosce? E quando dico "cose" intendo eventi, accadimenti, vissuti, esperienze, fatti, persone e quant'altro riguardi la vita di ciascuno di noi. Avrei potuto scrivere diversamente, è vero, ma non avevo voglia di dilungarmi oltremodo quando ho a disposizione una parola che in quattro caratteri racchiude tutto il racchiudibile.

E dunque puntare il dito contro chi tenta di trarsi fuori dall'invisibilità puntualizzando - in maniera del tutto fuori luogo - che ci sarebbe ben altro di cui occuparsi, che in fondo ci si può rifare una vita e che chi ha bisogno davvero di aiuto sono ben altri, è dimostrazione dell'assoluta mancanza di empatia che alberga nella maggior parte degli esseri umani (sì, ho detto "esseri umani", sentite come suona bene ora?), nonché dell'ottusità che "separa" e "scomparta" parti che - se ancora non si fosse capito - sono inscindibili dal Tutto. E con questo la fisica quantistica viene sepolta sotto un cumulo di immondizia.

Che tristezza, Vita Mia, che tristezza donchisciottesca perseverare nel tentare di far sentire la propria flebile voce. E che coraggio ci vuole a prendersi pernacchie, silenzi e contestazioni. Ma che bello però quando, per un breve attimo, un bagliore negli occhi di un Altro ci restituisce tutto il senso della nostra piccola, intima lotta. Tutto il mio regno di ragni per uno sguardo così! E passatemi l'infelice espressione.

Di sicuro oggi ho di nuovo bisogno di Lei, la mia Mus(ic)A Ispiratrice, la mia salvation army, colei che mi traghetta da un inferno invisibile agli occhi verso il Sublime. E non pensiate che lui, il Sublime, vi corra incontro alla bisogna. Muovete le chiappe e andatevelo a cercare il vostro pezzetto di Sublime, quello spiraglio di cielo che filtra tra le crepe dello scantinato, la puzza di pareti ammuffite e gli insetti che brulicano attorno al succo di frutti marcescenti, caduti dall'albero prima che qualcuno potesse raccoglierli e gustarne l'essenza. E allora, quando Lei si siede a pochi centimetri da me, rubando la mia stessa aria, ed è capace di trascorrere l'intera ora a fissarmi ininterrottamente, io muoio dentro e dentro muore ogni corolla che alle intemperie si ritrae rivoltandosi verso l'interno, aspettando che il nuovo Sole le spinga ad allungare il collo erboso verso l'alto, in cerca di Vita.

La cultura non è solo bagaglio, è, un passo dopo l'altro, cammino stesso. Quante cose le ho imparate appena ieri!


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Forget Her - Jeff Buckley

6.1.11

R-Eject?




perche' carina carina carina sei tu
simpatica e dolce ogni giorno di piu'
e col tuo candore
carina tu sei fatta per amar


Una musica che proviene da un Caffé lungo il mare ti raggiunge. "Menzogne. Mentiras. ", non puoi fare a meno di pensare. E' una giornata di festa e con te non c'è nessuno. Chi vorrebbe non può, ma gli altri? E' forse la tua chiusura a spaventarli? Eppure credevi d'esser migliorata. Non puoi fare a meno di notare che se tu molli la presa, in pochi ti tendono la mano.

Poco fa l'hai intravista da lontano. Avresti voluto attraversare, forse non ti avrebbe nemmeno vista. E' miope come te e proprio come te anche con gli occhiali fatica a riconoscere le persone per strada. Non ce l'hai fatta, non ne hai avuto il cuore. Le sei andata incontro. "Buona passeggiata", le auguri. Ci mette un po' a mettere a fuoco te e la situazione. "Credevo fossi uscita con... Sei uscita da sola? Che brava!". Già. A differenza di te io almeno ho imparato a starci senza scassare le balle al prossimo.

Ti allontani, ma l'atmosfera ormai è rovinata. Mentre svolti per attraversare, stavolta per davvero, finisci per dare una bella craniata al ramo troppo basso di un albero: SDENG! A fanculo, quanto sono stronza, sempre a pensare agli altri... e a me quand'è che ci penso? In mano stringo ancora il sacchetto con il krapfen al cioccolato che ho comprato poco fa. Ormai è diventato freddo. Cercavo un posto adatto dove poterlo mangiare in santa pace senza sentirmi troppo sfigata o outsider, ma poi finisco per sentirmi patetica un po' ovunque. Ovunque ci sia gente.

Mi dirigo verso il pontile, vorrei saltar giù dal parapetto fin sulla sabbia, ma ci sono troppe persone per i miei gusti. Cambio di programma. Raggiungo il mare un po' più avanti, da uno stabilimento aperto al passaggio. Mi accoccolo bene imbacuccata sulle assi di legno rialzate costruite davanti a sparute cabine chiuse, il vento mi sferza la faccia. Mi lego i capelli con le estremità libere della sciarpa di cotone. Uno schianto. Ironicamente, s'intende.

Oggi sono passati esattamente tre mesi. Ti cerco tra le onde, solcandole con lo sguardo. Cerco tracce di te nell'illusione di infinito che il Mare mi restituisce, ma tu non ci sei. Avrei voglia di urlarti: "Dove diavolo sei finito? Perché te ne sei andato? E perché mi hai lasciato qui?", ma le lacrime sono più veloci. Ci risiamo. Ammetto che in questo momento non disdegnerei un abbraccio.

Mangio il mio krapfen in silenzio, anche per te, in ricordo delle nostre colazioni in ospedale dopo le tue analisi. E' passato così poco tempo che quasi non ci credo. R-Eject, reietta. Questa città oggi mi fa sentire così, mi sta espellendo, come si fa coi corpi estranei. Forse dovrei cominciare a entrare nell'ordine delle cose, mettermi in testa che presto sarò lontana. Inutile. Desidero far parte di qualcosa che non mi vuole, come un amante respinto.

Un gabbiano si sofferma volteggiando in linea d'aria davanti alla traiettoria del mio sguardo. Forse sei tu, che mi vieni a salutare. Che sciocchezza. Un'enorme nube oscura il Sole, sento un gran freddo. Lo vedi? Avevo ragione. E' tempo di andare. Eppur non mi muovo. Aspetto, fiduciosa. Prima o poi se ne accorgeranno che siamo fatti della stessa pasta, lo faranno prima che sia troppo tardi. Potremmo fare grandi cose insieme, se solo... Ma no, cosa vai a pensare! Non l'hai scritto tu, qualche sera fa, che some mental movies just leave you with a bunch of unreadable credits? Ecco. Rammenta. E carry on, cazzo!

***

Eccola arrivare al tramonto, la mia epifania: oggi, a un passo dal mare, mi sono sentita di nuovo leggera, senza essere superficiale. Non sono del tutto fottuta, se riesco ancora a scorgere un pesce in un pezzo di legno abbandonato dal mare, un paio d'angeliche ali in un gruppetto di nuvole sparute e reali, a cogliere in aria ciò che è invisibile in terra.

Oggi mi sono portata a spasso e sono riuscita a farmi di nuovo compagnia.
Il resto si fotta!


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Carina - Nicola Arigliano


4.1.11

Goccia A Goccia




L'ideale a cui tendevi la pargoletta mano
è andato lontano, è andato lontano...
Se ne andò mentre cercavi Godot
imitando con gli occhi Charlot.


Il caso è caso e in quanto tale non può essere forzato. L'Universo è ben lungi dall'essere dipanato e tu, tapina, l'hai soltanto brevemente assaggiato. Scruti le nuvole che ti vengono incontro attraverso il parabrezza, scenari da cartolina precedono un punto su una cartina che dovresti cominciare a chiamare Casa. Un punto di ripartenza, non tanto di arrivo. Ma non ci riesci. Non ancora.

Se la volontà potesse annullare le distanze, ti toglieresti quel vecchio scafandro e correresti incontro al tuo Domani ora, il sorriso ingenuo e il cuore gravido di dolore che ti fanno così cinicamente empatica, dolcemente isterica, cocciutamente istrionica.

Cullatemi ancora, sogni appesantiti, aiutatemi a levitare leggera, sogni stanchi, di lottare e aspettare! Sfinita. La goccia che un tempo mi ha generato continua a torturarmi ogni giorno che scende in terra. Anche se so che non ha colpe, ché questa è la sua natura e non può farci niente, non posso che odiarla e di riflesso odiare anche me per subirne i colpi lenti, ripetuti, cadenzati, talora più intensi, quasi da temporale, che mi picchiettano la testa da quando sono venuta al mondo. Giorno dopo giorno, pezzetto dopo pezzetto, correndo senza far rumore, sfidando l'armatura che in tanti anni mi è cresciuta attorno alle membra, cerco il mio angolo di tramonto. Starei sveglia per ore ad attendere l'alba, se solo servisse!

Frugo nelle tasche, c'è ancora quella vecchia moneta, simbolo di giorni che furono, tra ecoici corridoi fatiscenti e arrabbiati, sguardi deviati, sorrisi schermati e avvicinamenti mascherati. Chi diavolo sei? E perché continui a sfuggirmi? Sei forse lì per ricordarmi chi sono, che non devo mollare? Credi che abbia ancora qualche asso da giocare?

Rispondi, ti prego... non svanire una volta ancora, non temere i miei silenzi, non hanno alcuna pretesa, soltanto la bizzosa curiosità figlia di una lunga attesa. Dimmi che mi vuoi bene, che sai cosa siamo venuti a fare qui, ora, in questo tempo e con queste sembianze!

Tanti anni fa incominciasti le danze, libera volteggiavi, nell'aura ignota di una stanza mentale vuota. Luci e riflessi coloravano i miei capelli, occhi benevolenti contemplavano contenti. Oh, potessi tornare a quel momento, voltarmi di scatto e sorprendervi la vita sollevarsi in volo, a pochi centimetri dal mio mento!
Ridenti colline si dischiudevano timide, insenature lacustri prendevano luce da oscure montagne improvvisamente attraversate da bagliori di giorni nuovi. E tu, padre, accompagnavi discreto il mio incerto crescere lontano dal nido.

Fenice, dammi la forza di resistere ancora...
Soltanto un ultimo sforzo... e forse sarà l'Aurora!




YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Safe In The Steep Cliffs - Emancipator

11.12.10

Il Tempo Del Perdono



...ed è tutto così farraginoso, calcificato, come un vecchio tappo ostinatamente avvitato.
Un magma iridescente freme per ricominciare a fluire, ma il passaggio resta bloccato.


Ricordi, volti, parole, tra il reale e il virtuale, si mescolano tra loro e li osserviamo, nel tentativo di ricavarne un messaggio. Sappiamo che il dovere si sta sostituendo pericolosamente al piacere. Ed è in profondità che è avvenuto lo scambio, un giorno lontano, di tanto tempo fa. Emozioni ignote hanno compiuto il sequestro nottetempo, barattando la necessaria sopravvivenza con le pulsioni dell'io più spontaneo, vivace, incosciente. Per lungo tempo tutto è sembrato procedere al meglio, le redini saldamente in mano, ogni cosa - o quasi - sotto controllo, a contrastare l'ineluttabilità imprevedibile di certi eventi troppo grandi per chiunque. Poi, di colpo, il ramo che ci ha generati si spezza e, anziché spiccare il volo, restiamo inebetiti a fissare il vuoto che ha lasciato schiantandosi al suolo, sulla terra bagnata.

Razionalmente è tutto così chiaro! Ma la guarigione dell'anima non ha niente di razionale... passa per sentieri insondabili dall'intelletto e si snoda attraverso l'intimità di automatismi da invertire, energie da riconvertire, mani che affondano nel fango di se stessi, nello sguardo senza paura che, occhi negli occhi, ci riporta al punto esatto da cui eravamo partiti. Il piacere è diventato dovere ed è qui che nasce l'inghippo... i libri comprati e accumulati senza mai leggerli, centinaia di canzoni ancora da scoprire, le mille possibilità di una mente che vorrebbe scrivere e descrivere mondi e persone e invece resta incartata dietro i talenti altrui, ritenendoli immensamente più validi delle proprie personali antiche velleità. Tutte scuse! Alibi dietro cui nascondersi, per cristallizzare un'immobilità che presto dovrà finire.

Tutto ha il suo Tempo e questo è il tempo della pazienza, del perdono e delle possibilità.

Perdònati per tutto quello che avresti voluto fare e che invece non hai fatto e guarda tutto ciò che invece hai saputo fare, nonostante tutto!

Crisalide congelata, verrà la tua primavera... E tu ne sarai l'artefice.





YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Come Ogni Volta - La Crus