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25.8.12

Le Due Di Notte, Dopo Amadeus


Le due di notte, dopo Amadeus. Una voglia incredibile di rivedere il tuo volto. E toccarlo, anche. Morbide guance sotto le mie dita. Il folle desiderio di essere di nuovo acclamata per la mia scrittura. Nostalgia di un tempo in cui lo scrivere era impetuoso, salvifico, incosciente! Quanto dolore vi si nascondeva sotto, e quanto ne fluiva, riga dopo riga! Intenso era lo scambio, almeno quanto lo era la paura di essere scoperta, come se rivelare l'anima in versi o periodi di varia natura fosse peccato.

Continua a scriversi in me quel romanzo che attendo da tempo. Lo fa quando meno me lo aspetto, e son lontana dalla penna o da una tastiera. Lo fa mentre mi lavo via di dosso lo sporco di una giornata rovente, passata a ridipingere una ringhiera arrugginita tornata a nuova vita, sotto il getto d'acqua calda, non proprio bollente. Lo fa e io lo ringrazio per la fiducia che mi dimostra e che spero non si riveli mal riposta.


Sogno personaggi esistiti, poco inventati, che trasformerei cambiando loro il nome, magari la faccia e i connotati. Li amerei tutti, uno per uno, non come figli, ma come improbabili amanti! Li vestirei per poi spogliarli dalla testa ai piedi, insolentemente. Li seguirei, silenziosa, insinuandomi tra le pieghe delle loro giornate bidimensionali, mi tufferei nel cuscino ancora caldo dei loro risvegli, e li divorerei, con sinuosa avidità, senza malizia, per il puro gusto dell'esplorazione umana e per celebrarne la bellezza, Luci e Ombre.

Non resta che farlo, smettere di pensarlo, sognarlo, accarezzarlo. Fottersene del cuore in gola che tenta di fermarci, di metterci in guardia. Dire finalmente ciò che da sempre si ha nel cuore, senza pensare che potrebbe non interessare affatto chi ci sta di fronte. Dirlo tutto d'un fiato e poi, magari, correre via imbarazzati. Con la differenza che, stavolta, qualcuno potrebbe trattenerci, prendendoci per mano, per averne ancora...

YUKI, AKA PRISMA
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13.2.11

Point Blank



[ Un 'racconto'... ]

Talk to me! Talk to me, now! Intorno, solo silenzio. All'alba di ogni resurrezione non c'è redenzione, ma silenzio, ne sono sempre più convinto. Se mi concentro riesco persino a sentire l'eco sorda dei miei pensieri, quelli che un giorno appoggiai sul davanzale della mia finestra, sperando che una folata di vento li raccogliesse. Sono passati anni ormai, e quasi mi sembra di averlo soltanto sognato.

Da allora ti inseguo, ti scruto, ti fiuto come si fa con le prede, anche se non sono io a cacciare ma le tue tracce a inseguire me. E' come se avessi lasciato acceso il baracchino con cui giocavo da bambino ed oggi non riuscissi più a spegnerlo, mentre nel frattempo voci ignote continuano ad auto vomitarsi dall'apparecchio e ad attraversare il muro del suono del mio cervello. Le sento, porca puttana, e come se le sento! E sono certo di non essere pazzo. Sono voci impercettibili a orecchio umano, sono solchi che scavano lenti i loro cerchi sull'anima. La mia. La tua. La nostra. Con tutto quel che ne consegue.

Oggi ho acceso questa pagina bianca. Oggi ho deciso che l'istinto la farà da padrone. Le mie dita corrono e si inseguono quasi da sole. Non voglio fermarle. Non voglio fermarmi. Perché è nel riflesso delle mie stesse paure che si è incagliata la nave. You know you can make it, you stupid!, continui a ripetermi. E in fondo so che hai ragione. La mia è soltanto paura. Di farcela. Di andare per mare. Di essere felice, per Dio! Perché è molto più facile crogiolarsi in un dolore che si conosce, che lanciarsi nell'ignoto.

Io ti amo, Dio solo sa da quando. Ma non come si amano i comuni mortali. Ti amo per ciò che sei ma ti ostini a non voler vedere. Per il sottile sinuoso dipanarsi di un'anima che è a un tempo diabolica e bambina. Amo l'inquietudine oscura che a volte si disegna nel tuo sguardo e quella risata fragorosa in cui tutto il corpo freme e sembra volerti inghiottire. Sì, ti amo. E non credere che intenda portare tutto questo a compimento. Nella quotidianità non c'è spazio per questo sentimento. Nel tuo svegliarti, nel tuo industriarti, nel tuo cercarti, nel tuo divenire e nel tuo spaventarti non c'è posto per me, non l'ho mai voluto. Siamo nati per nutrirci a distanza. Io più di te.

Ascolto il tuo respiro attraverso le tue parole e so che un giorno farai lo stesso col mio. Ci ricongiungeremo, laddove l'arte non si confonde con la vita, ma è la vita stessa! Laddove un filo d'erba è tutt'uno con la parola. E il Tutto è indistinguibile dall'Io.

Mi permetterai di leggerti l'Anima, ancora una volta?

YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: The Feeling Of Losing Everything - Archive

Immagine: My Hometown, 12 febbraio 2011

N.d.A.:
apparentemente una dichiarazione d'amore di un uomo a una donna, lo scritto cela in realtà i tormenti di una parte del sé che non riesce ancora ad amare completamente l'altra, e lo struggimento per le infinite possibilità - creative e non - che la vita offre e che solo sarà possibile raggiungere e trasformare in realtà una volta superate le proprie paure di uscire da quel sé temporaneo plasmatosi negli anni con finalità adattive che ora risultano non evolutive. Lungo e difficoltoso è il cammino per conquistare la libertà e rimuovere le barriere interiori che ingabbiano il sogno. Nell'esempio di altri 'esploratori' di abisso, la linfa ed il coraggio per rischia(ra)re l'ignoto che abita in noi.


4.1.11

Goccia A Goccia




L'ideale a cui tendevi la pargoletta mano
è andato lontano, è andato lontano...
Se ne andò mentre cercavi Godot
imitando con gli occhi Charlot.


Il caso è caso e in quanto tale non può essere forzato. L'Universo è ben lungi dall'essere dipanato e tu, tapina, l'hai soltanto brevemente assaggiato. Scruti le nuvole che ti vengono incontro attraverso il parabrezza, scenari da cartolina precedono un punto su una cartina che dovresti cominciare a chiamare Casa. Un punto di ripartenza, non tanto di arrivo. Ma non ci riesci. Non ancora.

Se la volontà potesse annullare le distanze, ti toglieresti quel vecchio scafandro e correresti incontro al tuo Domani ora, il sorriso ingenuo e il cuore gravido di dolore che ti fanno così cinicamente empatica, dolcemente isterica, cocciutamente istrionica.

Cullatemi ancora, sogni appesantiti, aiutatemi a levitare leggera, sogni stanchi, di lottare e aspettare! Sfinita. La goccia che un tempo mi ha generato continua a torturarmi ogni giorno che scende in terra. Anche se so che non ha colpe, ché questa è la sua natura e non può farci niente, non posso che odiarla e di riflesso odiare anche me per subirne i colpi lenti, ripetuti, cadenzati, talora più intensi, quasi da temporale, che mi picchiettano la testa da quando sono venuta al mondo. Giorno dopo giorno, pezzetto dopo pezzetto, correndo senza far rumore, sfidando l'armatura che in tanti anni mi è cresciuta attorno alle membra, cerco il mio angolo di tramonto. Starei sveglia per ore ad attendere l'alba, se solo servisse!

Frugo nelle tasche, c'è ancora quella vecchia moneta, simbolo di giorni che furono, tra ecoici corridoi fatiscenti e arrabbiati, sguardi deviati, sorrisi schermati e avvicinamenti mascherati. Chi diavolo sei? E perché continui a sfuggirmi? Sei forse lì per ricordarmi chi sono, che non devo mollare? Credi che abbia ancora qualche asso da giocare?

Rispondi, ti prego... non svanire una volta ancora, non temere i miei silenzi, non hanno alcuna pretesa, soltanto la bizzosa curiosità figlia di una lunga attesa. Dimmi che mi vuoi bene, che sai cosa siamo venuti a fare qui, ora, in questo tempo e con queste sembianze!

Tanti anni fa incominciasti le danze, libera volteggiavi, nell'aura ignota di una stanza mentale vuota. Luci e riflessi coloravano i miei capelli, occhi benevolenti contemplavano contenti. Oh, potessi tornare a quel momento, voltarmi di scatto e sorprendervi la vita sollevarsi in volo, a pochi centimetri dal mio mento!
Ridenti colline si dischiudevano timide, insenature lacustri prendevano luce da oscure montagne improvvisamente attraversate da bagliori di giorni nuovi. E tu, padre, accompagnavi discreto il mio incerto crescere lontano dal nido.

Fenice, dammi la forza di resistere ancora...
Soltanto un ultimo sforzo... e forse sarà l'Aurora!




YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Safe In The Steep Cliffs - Emancipator

9.2.10

(S)Torti




Manchevoli

abominevoli
struggimenti.
Se non li provochi,
non son mai contenti.
Fatui, come certi fuochi,
rammendano, contorti,
certi sogni, nati storti.
(04/02/2010)

Lascia andare, togli il freno e crea con le dita tutto ciò che sgorga come vita dalla tua anima impaurita. Questo il mio regno, la mia casa, la mia dimora. Tutto ciò che non ho ancora pensato, voluto, cercato si dispone come carte scoperte su un tavolo di marmo, che il sole trasforma in cera liquida che cola sulla spiaggia.

Mi hai chiesto: da che parte stai? Non ho saputo risponderti.
L'istinto continua a ripetermi che non esiste alcuna posizione che io possa prendere, che solo si può tacere e attendere che finalmente "parli", senza parlare, quel flusso che tutti dovremmo imparare ad amare senza ostinarci a capirlo, anche se ci piacerebbe. Perché sforzarsi di capire ad ogni costo, anche a prezzo di spogliare e fare del male, significa distruggere, incasellare, incatenare. Io voglio amare, ma senza confine. Né di sesso, né di età, né di alcun altro criterio oggettivo in cui l'anima mia si sente stretta. Amore Puro, senza costrizione, vincolo o legame terreno. Amore che è Conoscenza, Essenza, Reciproca Presenza qui, ora e per sempre...

Paradossale, quanto il mio mostrare apertamente paure che paiono sciocche e insensate agli occhi della gente, riveli, in fondo, molto più coraggio delle agili maschere che altri indossano per la propria sopravvivenza. A te, specchio delle mie paure lontane, io mi mostro in tutta la mia umana debolezza, senza accorgermi che è lì che si agita e si dibatte la fonte della vera Conoscenza.

Non ho paura di te, ma di me stessa.
E tu, di che hai paura?
Il Silenzio non confessa.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Orphic Hymn To The Ocean Nymph


3.2.10

Vortice




Risucchiati da un vortice senza nome
Scrivono incauti il proprio cognome
Scuciono lampi di sciocca ragione
Amano mute immagini senza visione

Scrollarsi la polvere che cala impietosa
È un gioco che si ripete ormai senza posa
Inseguo da giorni un riscatto che sia chiosa
Di una lotta impari che ormai mi è odiosa

Cosa diavolo pensavi di trovare,
pura illusione che non osi sondare?

Cristalli di vetro conficcati nello sterno.
Perché è così difficile comunicare con l'esterno?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Kill Me - Awim

Loving your dream, carrying your pain.
Watching me going
slowly to my grave.
Didn't know you,
didn't know you.
Sipping hatred in a
glass of milk.
Injecting fears in my
brittle little veins.

Didn't know you,
didn't know you.
Talking nonsense to me,
I wish i could believe.
Living me untended
so little left to give.

Chorus:

Kill me I'm a monster
you made me cruel but I'm not a failure.
Kill me I'm a monster
I beg you now cause I'm not a killer.
Heal me I'm a monster
You spill my blood cause I'm just a dreamer.
Kill me I'm a monster
You made me cry it will soon be over.
Kill me I'm a monster
You made me cruel but I'm not a failure.
Kill me I'm a monster
You made me cry it will soon be over.

Floating in your dream
driven by your aim.
Faking to be in
laughing at my pain. laughing at my pain.
Needed just a ride
with a lovely maid.
Sifting trough your light
tearing me to shreds.
Blood's coming to my head.


13.1.10

Mind Remix


Inizio a sentirmi stretta in questo spazio che affetta.
Il problema, signori, è che io ho ancora fretta!
Il destino non è certo lì, che m'aspetta.

Inutile, non riesco a fermarla...
una rima che ruzzola, vòmita e straparla!

Quanto vorrei riavvolgere il nastro al contrario
per dimenticare come si scrive un diario.
Ché qui ormai non sento più fluire
l'armonico pensiero che mi fa sbalordire.

Scoprirmi troppo ha questo di problema,
che poi, se mi lascio andare, mi sento una scema.

Pompano i suoni nelle mie vene
troverò un nuovo posto per le mie "poesie" oscene?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: On Your Own (Crouch End Broadway Mix) - Blur




Holy man tiptoed his way across the Ganges
The sound of magic music in his ears

Videoed by a bus load of tourists

Shiny shellsuits on, and drinking lemonade

Now, I've got a funny feeling which I bought mail order
From a man in a tee-pee in California

He said he once was that great game show performer

Then he blew all his money away, blew it all away

So take me home, don't leave me alone

I'm not that good, but I'm not that bad

No psycho killer, hooligan guerilla

I dream to riot, oh you should try it

I'll eat parole get gold card soul

Your joy of life is on a roll

And we'll all be the same in the end

Cos then you're on your own

Then you're on your own

Well, we all go happy day-glo in the discos

The sound of magic music in our brains

Someone stumbles to the bathroom with the horrors

Says Lord, give me time, for I've jumped into space

I'm in outer space
So take me home, don't leave me alone
I'm not that good, but I'm not that bad

No psycho killer, hooligan guerilla

I dream to riot, oh you should try it

I'll eat parole get gold card soul
Your joy of life is on a roll

And we'll all be the same in the end

Cos then you're on your own

Then you're on your own

So take me home, don't leave me alone

I'm not that good, but I'm not that bad

No psycho killer, hooligan guerilla

I dream to riot, oh you should try it

I'll eat parole get gold card soul

Your joy of life is on a roll

And we'll all be the same in the end

Cos then you're on your own

Then you're on your own

17.11.09

2012





"Non ascoltare quel che il prete dice,
guarda piuttosto quel che il prete fa..."


...e tutto giace, cristallizzato,
in quel bacio che non ti ho mai dato.

Domande premono e fanno tappo,
come possiamo ricucire lo strappo?

No, di sicuro non godo,
se Chiodo
scaccia chi odo.
Colpa dei miei scarabocchi,
ma non è affatto bello
aprire gli occhi
e ritrovarsi martello.

E Poesia continua a chiamare,
allontanandomi dal cuore delle cose,
confondendo le acque, le mie sterili prose.

Così Amore si fece pane,
si spezzò, si diede ai suoi discepoli e disse:
prendete, questa è la mia Anima
offerta in sacrificio per voi.

Dona la pace, a chi non ha pace,
vi darei la mia pace, se conoscessi la pace!

Luna, o pallida luna,
in questa notte metallica
recidi l'ultimo cordone,
lasciami andare...

laisser faire
laisser passer
laisser aller


C'avrei giurato,
d'essere vino
per l'incauto curato.

Taci, amor proprio,
ché ancora non è l'ora
dei mea culpa a spron battuto.

È risaputo,
che ormai
tutto è perduto.


"...e non me ne fotte un emerito cazzo!
Gridatelo al mondo: sì, sono pazzo!".

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: The Sound Of Silence - Emiliana Torrini

Hello darkness, my old friend
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence.

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
'Neath the halo of a street lamp
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence.

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never share
And no one dare
Disturb the sound of silence

"Fools" said I, "You do not know
Silence like a cancer grows
Hear my words that I might teach you
Take my arms that I might reach you."
But my words like silent raindrops fell
And echoed
In the wells of silence

And the people bowed and prayed
To the neon god they made
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming
And the sign said, "The words of the prophets
are written on the subway walls
And tenement halls."
And whisper'd in the sounds of silence.