Prendere una canzone a caso e scrivere. Per il gusto di vedere cosa il mio inconscio ha da dire. Un tempo lo facevo spesso, era il mio modo per sopravvivere. Quotidiani esorcismi, vuoti a perdere, chiacchiere in libertà. A qualcuno piacevano anche. Un tempo ricambiavo, giravo, commentavo, era un reciproco scambio foriero di nuove parole, da accatastare sulle proprie. Si prendeva un filo e vi si intrecciava insieme un altro, di un colore diverso, e così via, ad libitum. C'era un tempo in cui sognavo di fare della scrittura un mestiere. C'ero persino riuscita, per un breve periodo. Poi? Batoste, disillusioni, calcinculo e la Vita che (ri)prende il sopravvento. Non ho avuto più tempo, il countdown per me era stato innescato molto prima che iniziassi a correre. Dovevo ripensarmi. Passare alla tattica, una volta che la strategia si era rivelata impossibile con le munizioni e le riserve di energia a mia disposizione.
Cosa sono oggi? Senza rendermene conto ho come iniziato una specie di emersione. Lo stivale che continuava a tenermi la testa sott'acqua sembra essersi allontanato. Tutto questo ossigeno mi sconcerta, m'inebria, come uno scalatore inesperto in alta quota. Dio, se scivolassi e mi fracassassi il cranio! Però voglio salire ancora, a costo della vita. Pietre rotolano a valle, le sento sfuggire, sotto le suole delle mie scarpe. Le guardo precipitare, finché non si eclissano insieme a certi ricordi. Alzo lo sguardo. Il Sole è così vivo e pulsante, il mio scalare esplode in milioni di gocce che raccontano liquide il mio percorso di guerra. Ho sete. Così tanta che potrei suggere direttamente con le labbra dalla punta del ghiacciaio.
Milioni di nomi e nessuna identità. Milioni di identità e nessun nome. Un unico nucleo multiforme, cangiante, fluttuante. Sono io. A colpi di martello rimuovo i costrutti artificiosi, pezzi di corazza accumulati in anni di trinceramento, mi sorprendo colpevole per occultamento di un cadavere psicologico che permane, ma che non ho più intenzione di continuare a celare. Non è colpa mia, Santo Dio, me ne voglio liberare! Sono ancora viva, voglio respirare!
Ritrovo me, e il tempo che non aspetta Tempo. Mi raccolgo e, nottetempo, tento di riconciliarmi con centinaia di proliferazioni del mio essere.
Mi riconosci, adesso? Ti prego, dì qualcosa, cazzo! Se non hai nulla da dire, prova con la Musica, almeno. Dimmi soltanto che non ti ho deluso...
T'indovino a stento. Riesco ancora a sentire il passo lento del tuo sguardo spento.
Un giorno, chissà, ritroverò anche il gusto di percorrerti da cima a fondo, insinuandomi dolente tra il tuo nero ed il tuo bianco. Anche se credo di aver dimenticato tutto. O di non averlo, in fondo, mai saputo.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Soul Auctioneer (I'd be with him if I was damned too) - Death In Vegas
Delle Pareti Bianche (e di tutto ciò che non è più mio, e forse non lo è mai stato)
Erano giorni di paura e disincanto, di spoliazioni interiori e rivelazioni improvvise, dettate da puro istinto e sindrome da sincronicità inconsulta. Le emozioni viravano veloci, al ritmo martellante dei trapani degli operai che ristrutturavano il convitto di suore, al suono dei tasti sotto le sue dita, solo blandamente distratte dalla musica pop di una radio che non aveva scelto. Le pareti lentamente si trasformavano nello specchio della sua devastazione interiore. Più anelava al volo, più le zavorre la incatenavano a se stessa e al suo passato.
"Ti fermo alle luci al tramonto e ti guardo negli occhi E ti vedo morire Ti fermo all’inferno e mi perdo perché Non ti lasci salvare da me Nego i ricordi peggiori Richiamo i migliori pensieri Vorrei ricordassi tra i drammi più brutti Che il sole esiste per tutti Esiste per tutti Esiste per tutti"
Nell'estasi di un cambiamento ritrovato, il corpo cede, per la morte programmato. Ritrovare un brivido nell'oscuro fremito di un pericoloso incantesimo, la libertà è una corsa in salita, da conquistare al millesimo. Dolore intenso, che da psicologico diventa fisico. Il corpo crolla, pesante sacco vuoto... Cedono le gambe e il respiro si fa corto. Soltanto un morto è già risorto! Eppure l'anima reca ancora in sé tutti i segni delle sue innumerevoli morti simboliche. Fasi critiche. Che si ripetono, cicliche.
Perdere l'uso del proprio corpo proprio mentre si desiderava abbandonarlo non è affatto un caso. Essere fermati durante un ritrovato slancio può essere frustrante, se non si è abituati. Eppure versate tutte le mie lacrime, lanciata ogni imprecazione, che non diresti mai, guardandomi, ch'io possa anche solo averla pensata, rinasce in me la tigre addormentata. Digrigna i denti, mentre vorrebbe soltanto essere accarezzata.
Di colpo il fragore si fa silenzio e le emozioni negate riprendono il loro corso. Se smetti di dubitare, puoi ricominciare ad amare... E la bambina capricciosa che in silenzio reclamava attenzioni, ritrova di nuovo la pace e il sorriso nella sicurezza degli affetti che non muoiono, anche quando smettono di mandare segnali.
Dolce perdermi in questo abbraccio ideale, fatto da più e più mani. Una rete invisibile agli occhi, di cui non voglio più dubitare.
Ed è silenzio, coltello nella pancia, e perdita di ossigeno... Ed è un mattino a tradimento, incapace di proteggersi... Come elefanti, braccati da se stessi, dal proprio stesso peso Ed è luna nera, maledizione, vecchia ossessione
Un grido soffocato, dopo una scarica di ventimila Volt a corpo nudo, bagnato, indifeso.
Nel vuoto rumore, del post fragore suonano, imperiose, Sirene Suicide.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: A Fior Di Pelle - Marlene Kuntz
A fior di pelle salirono gli sbotti usando i nervi a mo' di comodi condotti fu zona rossa nell'attimo di un lampo la superficie di un colpo senza scampo di lacerata sensazione sentirsi vulcani in eruzione un'esplosione ormai vicina avrebbe acceso quella fulgida mattina ma che tragitto curioso fa quel tram chiamato sospiri e guai dopo un risveglio gioioso all'inferno porta e non torna mai
ci sono istanti che vivere una merda che vada a fuoco poi pur sempre una scoperta pur sempre una scoperta pur sempre una scoperta
a fior di pelle avvamparono gli sbotti bruciando i nervi e le vene e i loro fiotti la zona rossa esplose in un secondo e fu davvero come deflagrasse un mondo oh che esecrabile emozione sentirsi vulcani in eruzione incandescente come la lava che dalla bocca terrifica e sbava ma che discesa gloriosa fa quel magma senza fermarsi mai come una belva furiosa il suo inferno porta portando guai
ci sono istanti che vivere una merda che vada a fuoco poi pur sempre una scoperta
sono le volte che proprio no non ce la fai più che vorresti volar per davvero nel blu dipinto di blu per poterti sentire leggero come il cielo impassibile leggero ed impassibile leggero ed impassibile
ma che finale odioso quel can can di grida e gestualità quinto cerchio melmoso dell'inferno ulula la realtà
ci sono istanti che vivere una merda nessuna cosa al mondo sa come si disperda in quegli istanti in cui vivere una merda che vada a fuoco poi purtroppo cosa certa
sono le volte che proprio no non ce la fai più che vorresti volar per davvero nel blu dipinto di blu per poterti sentire leggero come il cielo impassibile impassibile impassibile impassibile
Cristalli di ghiaccio. Ma quando cazzo arriva 'sta primavera? Ho bisogno di sole. Tagliare i capelli non serve a una ceppa, se i nodi da sciogliere non riesci a estirparteli da dentro. So tutto. Eppure non basta. Saggia per gli altri, incapace per me stessa. Come sono finita in fondo al pozzo? Nemmeno me lo ricordo. È stato un lento scivolare, giorno dopo giorno. Una catena, prima impercettibile, di eventi, che sono lentamente diventati una valanga.
Se esterni i tuoi sentimenti, sembra che tu voglia attribuire le colpe a qualcun altro. Niente di più falso. Dico sempre che sono la peggiore nemica di me stessa e non faccio che colpevolizzarmi sempre per tutto, anche per ciò di cui non ho colpe. Ma ci sono situazioni che sono dati di fatto. Esperienze vissute, esperienze mancate che ci segnano dentro. Una voragine infinita, capace di risucchiarti se per qualche motivo rallenti o interrompi la corsa forsennata che riempie di gesti e azioni ogni istante, allontanandoti da te stesso e dal dèmone con cui dividi quello scomodo alloggio chiamato corpo. Chi si ferma è perduto. Cazzo, se è vero! E non è che mi sia mai veramente fermata. Ho solo tagliato alcune cose per concentrarmi su altre, ma non avevo previsto che mi sarei rinchiusa da sola in un pericoloso labirinto di specchi, dove presto o tardi mi sarebbe mancata l'aria e il contatto umano, fisico, carnale con le persone. E di nuovo riparte la vocina della mia coscienza: è tua la colpa! Potevi scegliere diversamente!
Già, cara simpatica vocina del cazzo! Se avessi immaginato che sarebbe andata a finire così, non pensi che magari lo avrei fatto? Posso anche sbagliare, senza dovermi ogni volta sentire una merda? O tu ti senti tanto meglio di me da potermi giudicare? Ognuno è a sé, non ci sono ricette universali. Ciascuno di noi ha un quantitativo diverso di energia vitale, che determinati cataclismi contribuiscono a consumare fino a lasciarti, quando meno te l'aspetti, completamente a secco. Spesso quando è troppo tardi, e dopo che per lungo tempo hai continuato a strapazzarti, fisicamente ed emotivamente, agendo al di là delle tue possibilità, senza renderti conto che il corpo e l'anima stavano già chiedendoti una tregua. E ora, ora non puoi che correre ai ripari tamponando alla peggio, e sei costretta a tagliare, a rimuovere, a segare. Anche troppo. Ma non riesci a fare altro adesso.
Insofferente a livelli che non riesci a tollerare, rifuggi tutto e tutti. Ti salvi solo in quei rari momenti di sospensione dell'incredulità altrui, quando ti destreggi, patetica acrobata coi piedi di piombo, tra una vertigine e l'altra dei tuoi stessi pensieri. Quando il pensiero positivo altrui, anziché rafforzarti, ti butta ancora più giù, per l'enorme contrasto con il Nero che ti sovrasta. E ti senti pure in colpa, per il tuo egoismo pessimistico, che diventa a volte persino cosmico. Danzare ormai mi riesce, col pensiero, solamente in certi intervalli di distrazione eteroindotta, quando mi si prende per mano, senza aspettarsi niente, e mi si porta lontano da me. Ed ecco perché questo non può bastare, e perché questo, alla lunga, si rivela inevitabilmente sbagliato. Perché, mea culpa, finisco poi, inconsapevolmente, per far dipendere il mio umore da ciò che mi circonda, nel bene e nel male. E non lo sopporto. Perché so che tutto dipende da me e bla bla bla e ancora bla, ma non ce la faccio lo stesso. E non sopporto nemmeno il patetismo di certe frasi fatte, l'opportunismo, a volte innocente, di chi ti cerca per soddisfare il proprio bisogno del momento e poi scompare quando si esaurisce il problema che aveva dato vita a quel bisogno. Non sopporto me stessa, in prima analisi. E non riesco proprio ad amarmi. Sono giorni così. Passeranno, dicono. Non sarebbe la prima volta. E poi, magari, domani me svéjo e me riamo n'artra vòrta...
Chi me capisce è bravo! E je regalo pure 'na bambolina...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: You Don't Fool Me - Queen [Le immagini del video sono tratte dal film "La Signora di Shanghai", di Orson Welles]
Beh? Che hai da guardare? Questa non è roba per dilettanti, ragazzino. La felicità è una guerra di posizione! Si combatte giorno per giorno. Minuto per minuto. Ora dopo ora. Si conquista col sacrificio e si mantiene con l'impegno. E non sarà mai per sempre. Caduca come le foglie, basta un niente a farle cadere. E nell'ebbrezza del volo, esse sanno già che è giunta la loro ora.
Il Nero mi perseguita, ma ho imparato a fregarlo...
Fatti sotto! Vediamo chi è più forte!
...e, un giorno, la mia felicità sarà anche la tua.
Su questo non ho dubbi.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Lateralus - Tool
Black then white are all i see in my infancy. Red & yellow then came to be, reaching out to me, Lets me see. As below, so above & beyond, i imagine. Drawn beyond the lines of reason. Push the envelope. watch it bend.
Over thinking, over analyzing separates the body from the mind. Withering my intuition, missing opportunities & i must Feed my will to feel my moment drawing way outside the lines.
Black then white are all i see in my infancy. Red and yellow then came to be, reaching out to me, Lets me see there is so much more & Beckons me to look through to these infinite possibilities. As below, so above and beyond, i imagine. Drawn outside the lines of reason. Push the envelope. watch it bend.
Over thinking, over analyzing separates the body from the mind. Withering my intuition leaving opportunities behind. Feed my will to feel this moment, urging me to cross the line. Reaching out to embrace the random. Reaching out to embrace whatever may come.
I embrace my desire to, I embrace my desire to, Feel the rhythm, to feel connected enough to step aside & weep like a widow To feel inspired, to fathom the power, to witness the beauty, To bathe in the fountain, To swing on the spiral, To swing on the spiral, To swing on the spiral of our divinity & still be a human.
With my feet upon the ground i move myself between the sounds & open wide to suck it in. I feel it move across my skin. I'm reaching up & reaching out. I'm reaching for the random or what ever will bewilder me. What ever will bewilder me. & following our will & wind we may just go where no one's been. We'll ride the spiral to the end & may just go where no one's been. Spiral out. keep going. Spiral out. keep going. Spiral out. keep going. Spiral out. keep going.
Essere felici della felicità degli altri, senza anteporla necessariamente alla propria e senza doverne essere l'unica fonte assoluta. Questo è ciò che credo possa definirsi davvero 'Amore'. Il resto è un mero riflesso compensativo del proprio Ego, che finirà per dissolversi, prima o poi...
"Avevo finalmente capito che cosa fosse l'amore: è la gratitudine perché l'altro esiste..."
Alejandro Jodorowski, La Danza Della Realtà
Eccomi. Di nuovo a terra. Ad assaporare il gusto gelido delle piastrelle. Stavolta non sono più color ocra. È uno strano rosa pallido, che non mi trasmette alcun calore. Dio solo sa quanto me ne servirebbe in questo giorno buio. Il Nero avanza implacabile e mi trasforma nel Mostro che credevo di combattere. Sento già avvizzire la linfa vitale che ieri aveva iniziato a scorrere nella mia chioma rinvigorita. Vivesti solo un giorno, come le rose...
Ed io, che in questo abbraccio mi chiudo, continuo ad amarti, ogni giorno di più, perché sei in me, con me, in ogni istante. E ti amo come si amano le costellazioni, le galassie, le particelle elementari. Ti amo senza pretese, con tanta, immensa gratitudine verso il Grande Caos che ci ha fatti incontrare. Satelliti orbitanti a velocità parallele attorno ad uno stesso sconosciuto pianeta. In cerca del nostro equilibrio instabile, in bilico tra gli alti e i bassi delle nostre oscure profondità.
Ho sognato che ti avrei fatto soffrire fino ad ammazzarti. Preferisco chiamarmi fuori. Non potrei mai perdonarmelo. Mai.
Risucchiati da un vortice senza nome Scrivono incauti il proprio cognome Scuciono lampi di sciocca ragione Amano mute immagini senza visione
Scrollarsi la polvere che cala impietosa È un gioco che si ripete ormai senza posa Inseguo da giorni un riscatto che sia chiosa Di una lotta impari che ormai mi è odiosa
Cosa diavolo pensavi di trovare, pura illusione che non osi sondare?
Cristalli di vetro conficcati nello sterno. Perché è così difficile comunicare con l'esterno?
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Kill Me - Awim
Loving your dream,carrying your pain. Watching me going slowly to my grave. Didn't know you,didn't know you. Sipping hatred in a glass of milk. Injecting fears in my brittle little veins.
Didn't know you,didn't know you. Talking nonsense to me,I wish i could believe. Living me untendedso little left to give.
Chorus: Kill me I'm a monsteryou made me cruel but I'm not a failure. Kill me I'm a monsterI beg you now cause I'm not a killer. Heal me I'm a monsterYou spill my blood cause I'm just a dreamer. Kill me I'm a monsterYou made me cry it will soon be over. Kill me I'm a monsterYou made me cruel but I'm not a failure. Kill me I'm a monsterYou made me cry it will soon be over. Floating in your dreamdriven by your aim. Faking to be inlaughing at my pain.laughing at my pain. Needed just a ridewith a lovely maid. Sifting trough your lighttearing me to shreds. Blood's coming to my head.
Ci vuole un gran coraggio per mostrarsi davvero per quello che si è. O forse no. Ci vuole più coraggio ad accettare chi si mostra davvero per quello che realmente è. Sarà per questo che molti preferiscono tenere i propri scheletri in un armadio. Eppure certe persone mi spingono ad aprire le ante polverose e a donare loro un po' dei miei vecchi stracci, quelli che non ho mai avuto il coraggio di indossare, ma nemmeno di buttare. Chissà che qualcuno non riesca a ricavarne un bel patchwork multicolore!
Ascoltare. Mi piace da matti. Ascoltare per capire, conoscere, ammirare. Sforzandomi di non giudicare, anche se non sempre mi riesce. Persone che stimo, ammiro, che spesso non comprendo, e di cui vorrei conoscere tutto. Non in nome del becero gossip, ma per sapere cos'è che li ha resi ciò che sono oggi. E lo stesso vorrei fare a mia volta. Svelarmi, e non per il gusto del compa(r)timento, ma perché l'istinto mi fa credere che sia il primo passo verso un reale cambiamento. Come una dimostrazione d'Amore. E quando dico Amore, non parlo del sentimento che lega una coppia.
Amore per me stessa, con i miei abissi e i miei slanci verso l'alto, con le mie cadute a faccia in giù e le mie risalite, condite dai graffi che inevitabilmente imprimerò contro una parete insidiosa e scivolosa. Amore per chi dimostra empatia, profondità, sensibilità verso la vita, la conoscenza, l'Altro. Amore per l'essere umano nella sua complessità, incoerenza e instabilità. Amore per un paradiso che non esiste, che solo possiamo ricavare dentro noi stessi, strappando un po' di felicità all'impietoso scorrere del quotidiano bailamme che chiamiamo vita.
Ci pensavo ieri pomeriggio, prima di incontrarmi "figurativamente" con occhi cerulei. Per ingannare l'attesa prima del tanto odiato appuntamento, me ne sono scesa in spiaggia. Una spiaggia che non ha più niente di poetico in questo gennaio inoltrato. Ma cazzarola, se c'è una cosa che ho imparato nella vita è riuscire a cogliere la poesia anche tra i rifiuti che, non ve lo nascondo, qui abbondano copiosi in questo periodo dell'anno. Dopo tanta pioggia, ho potuto godere finalmente di un bel sole e so di peccare di ottimismo nel ritenere ancora una volta le condizioni del meteo così sincronicisticamente allineate al mio stato d'animo.
Come d'abitudine, ho fatto partire il mio lettore musicale. A random. Che meraviglia riascoltare qualcosa di già sentito come fosse la prima volta! Tutto cambia, persino le cose apparentemente statiche. Si evolvono con noi, insieme a noi, in accordo con il luogo, l'ora e persino l'anno che stiamo vivendo. Con il tempo atmosferico e con quello cronologico. Con il tempo universale e con quello interiore. Che giorno è oggi? In fondo cosa importa? So solo che fino a pochi mesi fa mai avrei camminato sulla sabbia con queste scarpe chiare e ora, invece, vi affondo i piedi con gusto, incurante delle onde che quasi lambiscono le mie orme bagnate.
Chi mi vede penserebbe che sono matta, e forse avrebbe pure ragione. E allora, per completare l'opera, me ne sono salita sul pontiletto di legno, quello dei pescatori. Non sono arrivata fino in fondo, ma ho riso divertita al vedere la forza dirompente della mareggiata infrangersi sulla punta e schizzare gli incauti presenti. Il mare sa essere così amabilmente dispettoso. Ipnotico e misterioso come lo sono certe increspature dell'anima, quelle che percepisci inconsapevolmente in alcune persone, senza riuscire a inquadrarle con precisione.
Se sto bene? Felicità a momenti, futuro incerto. Da questo non si scappa. Possiamo solo provare a goderci il nostro nucleo, senza lasciarci snaturare dall'ansia del possesso, dal voler inseguire chimericamente un qualunque oggetto del desiderio, che istintivamente finiamo per rivestire di un'aura salvifica potenzialmente ingannevole e distruttiva. Non c'è nessuno, là fuori, che possa salvarci davvero, se continuiamo a credere che la forza che possa restituirci la vita sia qualcosa di esterno a noi. Siamo tutti interconnessi e, tutti, prendiamo e restituiamo energia a fasi alterne, a ondate differenti, senza un preciso calcolo razionale e intellegibile. Ma la batteria è soltanto la nostra. Ed io mi sento così piccola e fragile, così grande e forte nello stesso, medesimo istante. Questo è ciò che chiamo "i miei momenti di paradiso". Il Nero mi accompagnerà per tutta la vita, probabilmente. Ma, come qualcuno dice, è nel Nero che vivono, nascosti, tutti i colori.
Al mio Amore, ai miei Amici, alle Persone Speciali, le mie fonti di "energia alternativa". Onorata di far parte del vostro circuito!
[trovato per caso, tra i suggerimenti di YouTube: cliccate sul titolo per vedere il video integrale. L'inizio, neanche a farlo apposta, è davvero in tema con il post!]
Non c'è niente che possa arginare il Nero, quando avanza. Nemmeno le parole. Nemmeno il silenzio. Quel silenzio che si ama quando è invocato, che distrugge quando è forzato.
Ma come si può fare silenzio dentro se stessi? Quando si è stanchi della propria stessa voce, dove si può fuggire? A chi si può chiedere di tacere, una buona volta?
Brividi congelati, che solo il tuo abbraccio infinito potrebbero placare. Ma non si può. Il Tempo scandito dal Lavoro, dal dio Denaro, da quella sciocca chimera chiamata sopravvivenza, ti allontana da me. A nulla valgono le auto imposizioni, per indurmi in concentrazione e liberarmi dal Male.
La testa se ne va per conto suo, confusa da pensieri sterili. Il passato ritorna per riscuotere il conto, il futuro è uno spauracchio che ipoteca il presente.
Tutto ciò che resta è un pugno di mosche, condito dai sensi di colpa. Sempre gli stessi.
Certo che me lo ricordo, ma il mosaico perde tessere invece di trovarne di nuove. E io sto cadendo in pezzi.
Polvere di stelle, polvere alla polvere, cenere alla cenere.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Purity - New Model Army
The rains move in eastwards, in waves of succession Drawing lines of grey across the sky With history just as close as a hand on the shoulder In hunger and impatience we cry The battle against corruption rages in each corner There must be something better, something pure And the call it is answered from the caves to the cities Come the dealers of Salvation on Earth We've seen the restless children at the head of the columns Come to purify the future with the arrogance of youth Nothing is as cruel as the righteousness of innocents With automatic weapons and a gospel of the truth
Chorus: Revolution for ever, succession of the seasons Within the blood of Nature, all raised to rot and die This purity is a lie
Now immaculate conception in sterilised laboratories How the vanity goes on Or in the message of the preacher with his morals and obsessions The wars that we wage upon ourselves Purity is a virtue, purity is an angel Purity is for madmen to make fools of us all So forgive yourself my friend, all this will soon be over What happened here tonight is nothing at all
Chorus: Revolution for ever . . .
I will always see Brendan at that broken down piano His fingers thick and red, shaking on the keys Battered by the years of alcohol and working Still playing with the faith that never leaves So sit us down, buy us a drink, tell us a good story Sing us a song we know to be true I don't give a damn that I never will be worthy Fear is the only enemy that I still know
Su e giù sul solito vecchio spaventoso ottovolante, Osservando le onde in silenzio che avanzano verso di te Un passo dopo l'altro la tua traccia sulla sabbia scompare lentamente
Spingimi, dolcemente mentre siedo su quell'altalena solitaria e abbandonata Lascerò che mi accarezzi le orecchie in un morbido sospiro mentre la tua musica fa librare in alto la mia anima
Vieni con me nella mia passeggiata solitaria, prendimi per mano e guarda il mostro dritto negli occhi, perché è l'unico modo per sopravvivere...
Brano tratto dalla playlist di BAK TO THE FUTURE 2, podcast di RADIO PAZZA, in concorso agli EUROPEAN PODCAST AWARD. Per votare il programma radiofonico, cliccate sul banner del concorso. In palio premi anche per chi vota! Avete tempo fino al 15 marzo 2010.
Poesia, dove sei finita? Ti cerco in me, ma non ti trovo. Insofferente, troppo. Persino a me stessa. Come stai? Domanda inutile. Ti dirò che sto bene. Perché in fondo, se ci penso, non c'è niente che non vada. Niente di nuovo, almeno. Eppure mi sento strana. Un'inquietudine misteriosa si impadronisce di me quando non ci sei. Come se tu riuscissi ad assorbire col tuo corpo tutti i miei demoni e li neutralizzassi.
Quando tuffo il mio viso contro di te, in cerca della tua mano, in cerca del tuo odore. La paura scompare.
Oscure, gelide correnti mi attraversano tutta intera. Chiudo la finestra. La sensazione non cambia. Dev'essere tutto l'irrisolto che mi trascino dietro da sempre. Quel peso morto di cui ancora non riesco a liberarmi. A volte è così forte lo smarrimento, che niente più mi dà conforto. Cerco in me le forze, ma in certe giornate vengono meno. E in fondo mi sento anche un po' egoista. C'è chi sta peggio, a me cosa manca? Cos'ho da lamentarmi? Non ne ho alcun diritto. Sono giornate così. Che non ti spieghi. Che la gioia ti neghi. Senza un vero perché.
Quando non c'è un nemico vero, concreto, tangibile, non hai nessuno con cui potertela prendere. Non è una persona, non è un'istituzione, non è una malattia che si possa provare a curare a suon di radiazioni o medicine. È l'impotenza, ciò che più mi uccide. Questo silenzioso dolore che ora non posso debellare. Da cui, un domani, potrò solo scappare. Senza potermene mai liberare davvero. Sempre con l'incubo del peggio che deve ancora venire.
Come posso combattere contro qualcosa che dovrei amare?
Serpeggia, scorre come veleno, abbattendomi senza pietà. Giorno dopo giorno, attenta alle mie riserve energetiche con malcelata avidità. E finisci per sentirti solo un mediocre spettatore senza coglioni. Uno che si limita a mettere orrende toppe a un vestito che continua a scucirsi, ogni giorno più logoro, ma che sarebbe troppo dispendioso cambiare. Nessuno che possa capirti davvero, ed è naturale. Quando il grigio cala su di me in questo modo sottile, non ho nemmeno voglia di parlare. Finirei per ripetere le stesse cose trite e ritrite. E chi ascolta mi proporrebbe una volta ancora la sua soluzione.
Quando mi sento così, non voglio parole. Solo lasciarmi andare su un tappeto di calore. Esorcizzare, dignitosamente, questo dolore.
Non temete. Va tutto bene. Ogni tanto ho solo bisogno di tornare a respirare...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Here Comes The Flood - Peter Gabriel
When the night shows the signals grow on radios All the strange things they come and go, as early warnings Stranded starfish have no place to hide still waiting for the swollen Easter tide There's no point in direction we cannot even choose a side.
I took the old track the hollow shoulder, across the waters On the tall cliffs they were getting older, sons and daughters The jaded underworld was riding high Waves of steel hurled metal at the sky and as the nail sunk in the cloud, the rain was warm and soaked the crowd.
Lord, here comes the flood We'll say goodbye to flesh and blood If again the seas are silent in any still alive It'll be those who gave their island to survive Drink up, dreamers, you're running dry.
When the flood calls You have no home, you have no walls In the thunder crash You're a thousand minds, within a flash Don't be afraid to cry at what you see The actors gone, there's only you and me And if we break before the dawn, they'll use up what we used to be.
Lord, here comes the flood We'll say goodbye to flesh and blood If again the seas are silent in any still alive It'll be those who gave their island to survive Drink up, dreamers, you're running dry.
Inizio a sentirmi stretta in questo spazio che affetta. Il problema, signori, è che io ho ancora fretta! Il destino non è certo lì, che m'aspetta.
Inutile, non riesco a fermarla... una rima che ruzzola, vòmita e straparla!
Quanto vorrei riavvolgere il nastro al contrario per dimenticare come si scrive un diario. Ché qui ormai non sento più fluire l'armonico pensiero che mi fa sbalordire.
Scoprirmi troppo ha questo di problema, che poi, se mi lascio andare, mi sento una scema.
Pompano i suoni nelle mie vene troverò un nuovo posto per le mie "poesie" oscene?
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: On Your Own (Crouch End Broadway Mix) - Blur
Holy man tiptoed his way across the Ganges The sound of magic music in his ears Videoed by a bus load of tourists Shiny shellsuits on, and drinking lemonade Now, I've got a funny feeling which I bought mail order From a man in a tee-pee in California He said he once was that great game show performer Then he blew all his money away, blew it all away So take me home, don't leave me alone I'm not that good, but I'm not that bad No psycho killer, hooligan guerilla I dream to riot, oh you should try it I'll eat parole get gold card soul Your joy of life is on a roll And we'll all be the same in the end Cos then you're on your own Then you're on your own Well, we all go happy day-glo in the discos The sound of magic music in our brains Someone stumbles to the bathroom with the horrors Says Lord, give me time, for I've jumped into space I'm in outer spaceSo take me home, don't leave me alone I'm not that good, but I'm not that bad No psycho killer, hooligan guerilla I dream to riot, oh you should try it I'll eat parole get gold card soul Your joy of life is on a roll And we'll all be the same in the end Cos then you're on your own Then you're on your own So take me home, don't leave me alone I'm not that good, but I'm not that bad No psycho killer, hooligan guerilla I dream to riot, oh you should try it I'll eat parole get gold card soul Your joy of life is on a roll And we'll all be the same in the end Cos then you're on your own Then you're on your own
Bambino interiore, dimmi. Cosa c'è? Perché ti agiti, perché scalpiti, perché imprechi?
Parla, dai. Ti ascolto.
Silenzio. Solo silenzio. Non vuoi dirmi niente. Dovrei arrivarci da sola, non è così?
Povero, piccolo, bambino mio. Ti sto strapazzando, spremendo, violentando. E tu non ne puoi più. Il terrore ti inchioda alle mie viscere, i tuoi colpi, sferzanti mani e piedi, mi mettono in agitazione. Sono sotto pressione. No, non mi lamento. D'altronde l'ho voluto io. Si vede che devo esserne all'altezza. O magari no. Mi sopravvaluto e basta. Le fitte lancinanti alla base della nuca ne sono l'indizio lampante.
La pressione mi trasforma. Da bambina impaurita divento rabbiosa. Ma è solo per farmi coraggio. Giuro, prima o poi mi comprerò un mega punching ball. E scaricherò a suon di musica e kick boxing tutta questa rabbia.
Affogo. Nel mio stesso sciocco mare. Tendo la mano.
Inutili parole mi raggiungono la notte. Troppo stanca per alzarmi e scriverle. Le ho dimenticate. Se ne sono andate. Risucchiate nell'oscurità.
Peccato. Ma ho bisogno di dormire.
Pazienza. Ne troverò delle altre.
Cado. Come le stelle.
I Sogni. E i Desideri.
Annacquo la rabbia Ragni e Pensieri
Immagino un mosaico. Il mio credo. Laico.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Wandering Star - Portishead Please could you stay awhile to share my grief For its such a lovely day To have to always feel this way And the time that I will suffer less Is when I never have to wake
Wandering stars, for whom it is reserved The blackness of darkness forever Wandering stars, for whom it is reserved The blackness of darkness forever
... Those who have seen the needles eye, now tread Like a husk, from which all that was, now has fled And the masks, that the monsters wear To feed, upon their prey
Wandering stars, for whom it is reserved The blackness of darkness forever Wandering stars, for whom it is reserved The blackness of darkness forever
(always) doubled up inside Take awhile to shed my grief (always) doubled up inside Taunted, cruel.... ...
Wandering stars, for whom it is reserved The blackness of darkness forever Wandering stars, for whom it is reserved The blackness of darkness forever
Un altro. Cadiamo così, come le mosche. - A che ora è il funerale? - Alle dieci. Sveglia alle 6. Io e il babbo. Si torna al paesello. La mattina della vigilia di Natale.
Tira vento, ma non fa più un freddo becco. E c'è persino il sole. Il prete fuori dal comune e la sua omelia. Mi sei piaciuto, anche stavolta. Anche se sei strambo forte.
Si cammina tutti lemme lemme, a messa finita, dietro il carro funebre. E penso menomale. Ora hai smesso di soffrire. Povera zia, che te ne sei andata un fracco d'anni fa, quando morì tuo marito. Che la tramontana mica t'ha fatto onore, e invece di portarti via con lui ti ha regalato nove anni di passione, perdita di lume e smalto, e progressiva regressione. Fino al deterioramento delle ultime settimane. Se l'aveste vista, non l'avreste nemmeno riconosciuta. Povera F. Si può amare una persona fino al punto da cessare di esistere, in barba al corpo terreno che continua la sua ipocrita e vuota esistenza, nonostante la mente se ne sia andata a ramengo da tempo? Se penso a come stasera ti sei preso cura di me, angelo mio, come nemmeno io sono in grado di fare, e a quanto ti amo, non stento a crederlo. Ma piuttosto un colpo in testa, che finire così, lentamente, nella sofferenza mia e altrui. Povera, piccola F. Ottantatre anni in un corpo di bambina. E ora eccoti lì, accanto a lui, mentre murano il tuo mucchietto d'ossa accanto alle sue. Sotto c'è mia nonna. Ho fatto appena in tempo a conoscerti, 28 anni e 9 mesi fa, e a piangere dallo spavento davanti al tuo aspetto austero e quell'orrido cappello.
La cappelletta di famiglia cade a pezzi. I cugini rimasti discutono sul da farsi, eccetto mio padre che, da buon orso, spesso se ne resta un po' in disparte, anche coi pensieri. Sarà, ma a me, quando sarò morta, non m'importerà una sega, come dicono da queste parti. Ho sempre pensato di farmi cremare e far spargere le mie ceneri in mare. Ma ho scoperto che è vietato. Pensa te! Son capaci di romperti i coglioni anche da morto, come direbbe praticamente due terzi della mia famiglia di toscanacci. La parolaccia, che mia madre odia tanto. È volgare. Sarà. Per me sono molto più volgari certi comportamenti ipocriti. Come il mio oggi, per esempio. Tentare di spiegare a tutti perché anche stavolta non c'eri. E lo sai mà? Mi sono proprio rotta i coglioni. E anche se è Natale e ce l'ho messa tutta per coprirti, per difenderti, anche da lui che ti usa come foglia di fico per le sue mancanze - me l'ha ordinato il capo, il generale ha detto così, et cetera et cetera et cetera - anche se è Natale e bisogna essere tutti più buoni, io penso di esserlo anche troppo, e non per mia scelta. E anche se sto in riserva, mi son messa a fare l'eroina. Finché a tavola, davanti all'ennesimo io non bevo, sono crollata. Che stronza. Dovevo immaginarlo, non sono di pietra! E certe volte devo dire no. Ma non perché sono stronza. Perché non sono come gli altri. Ho l'energia contata. E non posso permettermi il lusso di esaurirla.
Mi spiace nonna, per aver rotto quel bicchiere. Credo fosse tuo. Lo so che non puoi rispondermi, e allora? Scusa posso dirlo, almeno? Scusa un corno. Ha resistito per 29 anni, quel bicchiere. Eh, lo so. Anche io. Ecco, allora vedi di starci più attenta, la prossima volta. Che i bicchieri rotti si buttano, ma anche i cristiani. Già.
Quante cose che non puoi dire. A che servirebbe? Tanto non capirebbero. E altre, semplicemente, non le puoi dire per puro istinto di sopravvivenza. Eppure non è stato così male, oggi. La piccola M., per esempio. Non te lo saresti mai immaginato tuo cugino S. andare così in brodo di giuggiole. Hai visto che capolavoro? Eh, già, cuginastro che non sei altro. E lei sembra essere nata per fare la mamma. Semplicemente perfetta. Nonostante sia più giovane di me.
E poi il pranzo della vigilia, e zia A. che prende sottobraccio zia F., quando fino a poco tempo fa nemmeno si salutavano. E la tua foto, cugino C., mentre imbracci la chitarra, il sorriso felice di chi vuole essere ricordato così. Lo sai? Ero riuscita a non piangere oggi, finché non ho varcato la soglia della tua cappelletta. La chitarrina in miniatura e la targhetta degli amici che sentono il vuoto immenso che hai lasciato. Lo vuoi anche tu il ricordino di C.? Accidenti se lo voglio. Come vorrei averlo potuto sentire cantare e suonare almeno una volta. Mannaggia alle distanze. Zia cara, spero proprio che oggi non resti sola a casa. Continui a ripetere e a rivivere milioni di volte la stessa scena. La morte improvvisa del tuo unico figlio. L'altra zia F. aveva cominciato così, quando morì suo marito. Speriamo tu non faccia altrettanto.
Sono le quattro, più o meno. Piove e ci aspettano almeno due ore di macchina. E la mamma ci aspetta per il cenone. La tua vecchia autoradio a cassetta. Fortuna che qualcuno si è ricordato che avevamo l'adattatore. Collego il lettore mp3 ed è fatta. Lo shuffle regala a questa desolata campagna dal sapore autunnale un'aura di mistero e fragilità. Calcolo i tempi. All'imbocco dell'autostrada farò partire la mia ultima creatura. Così puoi sentire cosa combina tua figlia al computer, oltre a tutto il resto. E magari entriamo pure nel clima che una sera come questa dovrebbe possedere. È o non è quasi Natale?
Pochi istanti e l'auto si trasforma in un carillon. Sorrido, non ci posso credere! Fa tutto un altro effetto sentirla qui. Ti piace. Rientriamo a casa e sono felice. Resisto persino al fuoco di fila delle sue domande, al lavoro perso, ai casini lasciati ad accumulare per poter essere presente oggi, lì dove credevo di dover essere, anche se ora, onestamente, non lo so più. E poi le mie crisi e quella musica ripetuta a loop. E le mie cuffie nuove di pacca... i bassi come non li avevo mai sentiti, non certo con le mie vecchie cuffiette di skype! Sorrido come un'ebete e penso a quanto ti amo! E poi l'altra sorpresona... Ma come ti vengono? Mi risparo per l'ultima volta la playlist self made. Non tutto è perduto. Nemmeno il foglietto con la tua poesia, Don Roberto. Che più che un prete mi sembri uno scrittore mancato, scusa l'insulto. Ma sai, tra "colleghi" ci si riconosce. E anche tra "pazzi".
A buon rendere...
Buon Natale......!
Tutti gli uomini hanno bisogno di tenerezza, ma sono piuttosto restii a riconoscerlo. Recitano la parte delle persone adulte che si controllano. Eppure è così chiaro che in ogni cuore si nasconde quel bambino che eravamo e che non è mai cresciuto. Il bisogno di tenerezza è rimasto là... come un fiore bisognoso di acqua. Non avere vergogna di Dio. Non temere di chiedergli di avvolgerti nella sua infinita tenerezza.
Lascia che Dio ti prenda in braccio.
Lascia che Maria lo deponga nella culla del tuo cuore.
Non riesco ancora a venirne a capo, credimi. Li guardo e penso... ma guarda come sono belli. Come vorrei... Ma perché noi non... Sembra impossibile.
Lo credo bene. È come paragonare le carte scoperte agli arcani.
Mi chiedo dove abbia sbagliato, perché la luna sia nata storta.
Non è lei ad essere nata storta, sei tu che ogni tanto ti svegli con la luna storta. Pensaci.
E certo. Voglio vedere te... E poi ci manca solo lei, e la sua voglia di parlare a tutti i costi.
Il tuo broncio non le interessa?
Macché. Banalità, sciorinate insieme al caffellatte. Più dure da mandar giù persino dei biscotti integrali.
Osservati. Cos'è che ti manca, secondo te?
Leggerezza. Irresistibile scioglievolezza.
Guardi troppa pubblicità!
Già. La pubblicità è l'anima del commercio. No, de li mejo mortacci tua, come scriveva qualcuno...
Però, se ci rifletti, la pubblicità ti prepara alla vita in modo molto efficace.
Cioè? Spiegati meglio.
Ti abitua al "guardare ma non toccare".
Non mi pare proprio, anzi! Fanno di tutto per spingerti a comprare per poter finalmente toccare.
Sì, ma non sarà mai la stessa cosa che hai provato nel guardare la pubblicità. Metterai mano al portafoglio e tutto quello che avrai sarà solo un pallido surrogato di quello che hai sempre sognato.
E allora perché certe persone sembrano riuscire a godersi la vita succhiandola fino al midollo? Come ci riescono?
Anche. Ma, vedi, se nasci rotondo non puoi diventare quadrato, diceva qualcun altro.
Eh no! Non puoi cavartela così. In fondo, voglio ancora credere nella trasformazione. Fatti non fummo per viver come rocce, ma per venir plasmati dalla furia silente delle acque!
E questa da dove l'hai tirata fuori?
Mi è venuta così, di estro.
Di estrò-geni, vorrai dire.
Ah ah ah. Molto divertente.
Hai mai pensato di scrivere i tuoi sogni al risveglio?
Eh, magari. Non ne ricordo uno!
Fa' uno sforzo. Pensa che Pauli è riuscito persino a sognare l'Orologio del Mondo!
Seeee. Io al massimo posso sognare il mio vecchio orologio scassato.
Ecco. Comincia da lì, allora. E plasma il tuo Tempo, una volta per tutte!
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Libertad - Manu Chao
Oh libertad! Divina libertad! Quiero salir, y no me abren la puerta (2x)
Cuando tu te vas Cuando tu te vas Te llevas mi sangre Corriendo detras (2x)
Oh libertad! Divina libertad! Quiero salir, y no me abren la puerta
Por ti, trasnocho y madrugo Por ti, yo me acuesto tarde (2x)
Oh libertad! Divina libertad! Quiero salir, y no me abren la puerta (2x)
Cuando tu te vas Cuando tu te vas Te llevas mi sangre Corriendo detras (2x)
Vivir sin ti, es vivir muriendo Vivir así no lo recomiendo Sigue así yo sigo insistiendo Vivir sin ti, es morir queriendo
Cantar pa ti es clavarme espinas Ese dolor se te contamina Será mi voz que ya desafina Cantar pa ti es clavarme espinas
Mis ojeras son tus noches Mis ojeras mi manera Mi soledad es mi manera de darme a la borrachera
Vivir sin ti, es vivir muriendo Vivir así no lo recomiendo Sigue así yo sigo insistiendo Vivir sin ti, es morir queriendo.
Cantar pa ti es mi dexedrina Te pone más que la cocaina Que te desvela por la matina Cantar pa ti es clavarme espinas
Oh libertad! Divina libertad! Quiero salir, y no me abren la puerta (2x)
Cuando tu te vas Cuando tu te vas Te llevas mi sangre Corriendo detras(2x)
"Non ascoltare quel che il prete dice, guarda piuttosto quel che il prete fa..."
...e tutto giace, cristallizzato, in quel bacio che non ti ho mai dato.
Domande premono e fanno tappo, come possiamo ricucire lo strappo?
No, di sicuro non godo, se Chiodo scaccia chi odo. Colpa dei miei scarabocchi, ma non è affatto bello aprire gli occhi e ritrovarsi martello.
E Poesia continua a chiamare, allontanandomi dal cuore delle cose, confondendo le acque, le mie sterili prose.
Così Amore si fece pane, si spezzò, si diede ai suoi discepoli e disse: prendete, questa è la mia Anima offerta in sacrificio per voi.
Dona la pace, a chi non ha pace, vi darei la mia pace, se conoscessi la pace!
Luna, o pallida luna, in questa notte metallica recidi l'ultimo cordone, lasciami andare...
laisser faire laisser passer laisser aller
C'avrei giurato, d'essere vino per l'incauto curato.
Taci, amor proprio, ché ancora non è l'ora dei mea culpa a spron battuto.
È risaputo, che ormai tutto è perduto.
"...e non me ne fotte un emerito cazzo! Gridatelo al mondo: sì, sono pazzo!".
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: The Sound Of Silence - Emiliana Torrini
Hello darkness, my old friend I've come to talk with you again Because a vision softly creeping Left its seeds while I was sleeping And the vision that was planted in my brain Still remains Within the sound of silence.
In restless dreams I walked alone Narrow streets of cobblestone 'Neath the halo of a street lamp I turned my collar to the cold and damp When my eyes were stabbed by the flash of a neon light That split the night And touched the sound of silence.
And in the naked light I saw Ten thousand people, maybe more People talking without speaking People hearing without listening People writing songs that voices never share And no one dare Disturb the sound of silence
"Fools" said I, "You do not know Silence like a cancer grows Hear my words that I might teach you Take my arms that I might reach you." But my words like silent raindrops fell And echoed In the wells of silence
And the people bowed and prayed To the neon god they made And the sign flashed out its warning In the words that it was forming And the sign said, "The words of the prophets are written on the subway walls And tenement halls." And whisper'd in the sounds of silence.