Ci sono lande desolate in cui è pericoloso indugiare. Abbiamo lasciato indietro i colori e le loro infinite combinazioni. Una parte di noi, dichiaratasi stanca o non in grado di affrontare una nuova giornata, si è lasciata irretire dalla tela di ragno e non riesce a voltarsi verso la luce. Se la permanenza nel mondo-di-sotto si protrae troppo a lungo, il rischio è, poi, di non riuscire più a tornare in superficie.
Ecco, allora, tornare a farci visita quel "Ti amo" sospeso, rimasto in punta di labbra, quell'inutile "Non innamorarti mai di me, anche se sto facendo di tutto perché accada".
Ci resta uno specchio. Ma non siamo noi a guardare il nostro riflesso, è esattamente il contrario. L'immagine ci implora, con lo sguardo. Vuole che l'aiutiamo a uscire. Il nostro corpo, quello vero, non riesce a fare un passo. Occhi negli occhi con il fantasma (o la nostra vera essenza?) intrappolata al di là del vetro, l'incantesimo non è ancora spezzato.
Galeoni di sogni, aspettano una mano che li spinga in mare...
E' una gioia per gli occhi vederti diventare Grande. E' emozionante sentirti amare la musica, come la amo io. Sarebbe meraviglioso poterci incontrare al punto di tangenza fra gusti lontani anni luce e sonorità vicine a entrambi, a dispetto dell'età. Non ho figli, né so se mai ne avrò, ma forse è questo che si prova quando si condivide qualcosa di speciale con la persona più preziosa che abbiamo e ne vediamo gli angoli della bocca sollevarsi verso l'alto e gli occhi illuminarsi, di piacere e felicità! E' l'indicibile stupore di sapere che non potrà esserci distanza fisica capace di separarci e arginare l'emozione che nasce spontanea nell'ascoltare, osservare, godere di qualcosa "insieme", sapendo che, nel preciso momento in cui lo si sta facendo, quegli accordi, quei colori, quelle parole sono il ponte tra due anime che si parlano in silenzio.
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here.Soundtrack: Dear Prudence - Siouxsie & The Banshees
Non ho mai amato le ideologie, la cieca accettazione di una fazione in luogo di un'altra. E quando si parla di temi a me così intimamente legati, ancor meno. Nessun uomo è un'isola. E quando dico "uomo" intendo l'essere umano, non il genere. Avrei potuto scrivere diversamente, è vero, ma non mi piaceva il suono che "essere umano" avrebbe prodotto all'interno della frase se l'avessi scritto al posto di "uomo". Ma che importa? L'incomunicabilità e le incomprensioni sono ahimé all'ordine del giorno e non sarò certo io a impedirle. Non in questa sede, almeno.
E così per l'ennesima volta mi chiedo e vi chiedo: perché la gente ama sparare sentenze su cose che non conosce? E quando dico "cose" intendo eventi, accadimenti, vissuti, esperienze, fatti, persone e quant'altro riguardi la vita di ciascuno di noi. Avrei potuto scrivere diversamente, è vero, ma non avevo voglia di dilungarmi oltremodo quando ho a disposizione una parola che in quattro caratteri racchiude tutto il racchiudibile.
E dunque puntare il dito contro chi tenta di trarsi fuori dall'invisibilità puntualizzando - in maniera del tutto fuori luogo - che ci sarebbe ben altro di cui occuparsi, che in fondo ci si può rifare una vita e che chi ha bisogno davvero di aiuto sono ben altri, è dimostrazione dell'assoluta mancanza di empatia che alberga nella maggior parte degli esseri umani (sì, ho detto "esseri umani", sentite come suona bene ora?), nonché dell'ottusità che "separa" e "scomparta" parti che - se ancora non si fosse capito - sono inscindibili dal Tutto. E con questo la fisica quantistica viene sepolta sotto un cumulo di immondizia.
Che tristezza, Vita Mia, che tristezza donchisciottesca perseverare nel tentare di far sentire la propria flebile voce. E che coraggio ci vuole a prendersi pernacchie, silenzi e contestazioni. Ma che bello però quando, per un breve attimo, un bagliore negli occhi di un Altro ci restituisce tutto il senso della nostra piccola, intima lotta. Tutto il mio regno di ragni per uno sguardo così! E passatemi l'infelice espressione.
Di sicuro oggi ho di nuovo bisogno di Lei, la mia Mus(ic)A Ispiratrice, la mia salvation army, colei che mi traghetta da un inferno invisibile agli occhi verso il Sublime. E non pensiate che lui, il Sublime, vi corra incontro alla bisogna. Muovete le chiappe e andatevelo a cercare il vostro pezzetto di Sublime, quello spiraglio di cielo che filtra tra le crepe dello scantinato, la puzza di pareti ammuffite e gli insetti che brulicano attorno al succo di frutti marcescenti, caduti dall'albero prima che qualcuno potesse raccoglierli e gustarne l'essenza. E allora, quando Lei si siede a pochi centimetri da me, rubando la mia stessa aria, ed è capace di trascorrere l'intera ora a fissarmi ininterrottamente, io muoio dentro e dentro muore ogni corolla che alle intemperie si ritrae rivoltandosi verso l'interno, aspettando che il nuovo Sole le spinga ad allungare il collo erboso verso l'alto, in cerca di Vita.
La cultura non è solo bagaglio, è, un passo dopo l'altro, cammino stesso. Quante cose le ho imparate appena ieri!
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here.Soundtrack: Forget Her - Jeff Buckley
Ogni tanto mi piglia così. Rigurgiti da un Passato che avrebbe potuto essere e non è stato. Per mia scelta, a volte. Perché è così che doveva andare, forse. Perché, perché, per come. Come diavolo abbiamo fatto a perderci?*
Mi piace guardare le foto degli altri, scavare in fondo agli occhi, ai sorrisi, agli abbracci, alle pose studiate. Mi piace gustare la vita che credo di non avere avuto, che forse ho avuto eccome, è che non sono capace di guardarla come guardo quelle degli altri.
Mi piace guardare le facce buone. E bada bene che per buone non intendo ingenue, né sprovvedute, né sciocche. Sono le facce di coloro che hanno l'intelligenza di capire come va il mondo e quanto può essere stronza la gente che lo abita, e che però non hanno per questo rinunciato a Essere, a Dare e a Darsi, a lasciarti guardare nei loro occhi grandi, nei loro sorrisi, ampi e accoglienti. Quelli che ho avuto il privilegio di poter vedere da vicino, a pochi centimetri dalla mia pelle, in un tempo che ora mi sembra lontano quanto un'altra vita.
Ero davvero io? Davvero queste Persone hanno voluto la mia compagnia, nata da circostanze fortuite e poi, per un breve tratto di strada, persino cercata e desiderata e infine, purtroppo, svanita? Cosa hanno visto di me che io, oggi, stento a vedere?
In giorni come questi mi tornano alla mente le ultime battute di uno spettacolo che di recitato non aveva proprio niente, protagonisti gli spontanei tentativi di avvicinamento, di con-tatto, degli io e te abbiamo ancora qualcosa da dirci e da darci, e dei non può finire così. Può? Sì, ha potuto. Me lo ricordo, sai, quando dicesti che mi avresti accompagnato alla porta perché... e non hai terminato la frase. Quella sarebbe stata l'ultima volta che...
Tornai, nello stesso luogo, anni dopo. Toccata e fuga. Volevo salutarvi. Lei non riuscii a beccarla, a te ho dovuto inseguirti giù per le scale, con una camminata un po' claudicante, colpa delle mie maldestre autoflagellazioni casalinghe, innocue ma tanto fastidiose. Non fu la stessa cosa. Chissà se oggi vi ricordate ancora di me. Di quella cena e delle mie stupide gomme da masticare gusto fragola che come diavolo mi è venuto in mente di comprare proprio quelle!, e quella passeggiata, per voi un po' troppo lunga, fino in spiaggia.
Le parole, i sogni, le risate. Le nostre vite, appena sfiorate. Io ricordo tutto. E ogni tanto, a pensarci, ho l'impressione che il tempo non sia affatto passato. Che quegli istanti siano sospesi da qualche parte nel multiverso. Che basti solo allungare una mano e intrufolarsi nell'interspazio per ritrovarsi esattamente in quel preciso momento, sentire di nuovo il brivido intenso di un'atmosfera nata per essere irripetibile... e finalmente perdersi in lei e, dentro di lei, ritrovare il senso più profondo.
Sì, ogni tanto ripenso a voi. Mi piace immaginare le vostre vite, con chi siete, dove andate, cosa pensate, come ve la passate. Ma da lontano. Non avrebbe senso, ora, ritornare. Non ne ho alcun diritto. Ma mi fa stare bene pensare a voi, sapere che esistete e ve ne andate a zonzo per il mondo, il mio stesso mondo, e fate stare bene gli altri con i vostri sorrisi, la vostra presenza, i vostri pensieri, le vostre belle teste. Un giorno, chissà, ci ritroveremo, forse. Con o senza multiverso.
Life Bless You!
...
se chiudo gli occhi nel pieno dell'estate riesco solo a pensare al momento in cui ho fatto, finalmente, l'amore con il Mare
e quando levai la testa dall'acqua avevo tracce d'azzurro sulle labbra e sulla lingua
Tutti sapevano che avevo leccato l'infinito intimo abisso
che ora è luce, ma un tempo è stato buio
Domani raccoglierò dolcemente dalla sabbia parti di me, mutilate
Le terrò saldamente tra le mani e in un innesto d'anime le riporterò in vita.
Ascolta... Non è un canto di sirena.
Che colore ha, il desiderio?
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: 900 Million People Daily (All Making Love) - The Seeds
*Video linkato all'interno del post: "Ci Sono Persone", testo di Giovanna Mulas, regia di Gaetano Colloca, voce recitante di Corrado Croce.
Talk to me! Talk to me, now! Intorno, solo silenzio. All'alba di ogni resurrezione non c'è redenzione, ma silenzio, ne sono sempre più convinto. Se mi concentro riesco persino a sentire l'eco sorda dei miei pensieri, quelli che un giorno appoggiai sul davanzale della mia finestra, sperando che una folata di vento li raccogliesse. Sono passati anni ormai, e quasi mi sembra di averlo soltanto sognato.
Da allora ti inseguo, ti scruto, ti fiuto come si fa con le prede, anche se non sono io a cacciare ma le tue tracce a inseguire me. E' come se avessi lasciato acceso il baracchino con cui giocavo da bambino ed oggi non riuscissi più a spegnerlo, mentre nel frattempo voci ignote continuano ad auto vomitarsi dall'apparecchio e ad attraversare il muro del suono del mio cervello. Le sento, porca puttana, e come se le sento! E sono certo di non essere pazzo. Sono voci impercettibili a orecchio umano, sono solchi che scavano lenti i loro cerchi sull'anima. La mia. La tua. La nostra. Con tutto quel che ne consegue.
Oggi ho acceso questa pagina bianca. Oggi ho deciso che l'istinto la farà da padrone. Le mie dita corrono e si inseguono quasi da sole. Non voglio fermarle. Non voglio fermarmi. Perché è nel riflesso delle mie stesse paure che si è incagliata la nave. You know you can make it, you stupid!, continui a ripetermi. E in fondo so che hai ragione. La mia è soltanto paura. Di farcela. Di andare per mare. Di essere felice, per Dio! Perché è molto più facile crogiolarsi in un dolore che si conosce, che lanciarsi nell'ignoto.
Io ti amo, Dio solo sa da quando. Ma non come si amano i comuni mortali. Ti amo per ciò che sei ma ti ostini a non voler vedere. Per il sottile sinuoso dipanarsi di un'anima che è a un tempo diabolica e bambina. Amo l'inquietudine oscura che a volte si disegna nel tuo sguardo e quella risata fragorosa in cui tutto il corpo freme e sembra volerti inghiottire. Sì, ti amo. E non credere che intenda portare tutto questo a compimento. Nella quotidianità non c'è spazio per questo sentimento. Nel tuo svegliarti, nel tuo industriarti, nel tuo cercarti, nel tuo divenire e nel tuo spaventarti non c'è posto per me, non l'ho mai voluto. Siamo nati per nutrirci a distanza. Io più di te.
Ascolto il tuo respiro attraverso le tue parole e so che un giorno farai lo stesso col mio. Ci ricongiungeremo, laddove l'arte non si confonde con la vita, ma è la vita stessa! Laddove un filo d'erba è tutt'uno con la parola. E il Tutto è indistinguibile dall'Io.
Mi permetterai di leggerti l'Anima, ancora una volta?
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: The Feeling Of Losing Everything - Archive
Immagine: My Hometown, 12 febbraio 2011
N.d.A.: apparentemente una dichiarazione d'amore di un uomo a una donna, lo scritto cela in realtà i tormenti di una parte del sé che non riesce ancora ad amare completamente l'altra, e lo struggimento per le infinite possibilità - creative e non - che la vita offre e che solo sarà possibile raggiungere e trasformare in realtà una volta superate le proprie paure di uscire da quel sé temporaneo plasmatosi negli anni con finalità adattive che ora risultano non evolutive. Lungo e difficoltoso è il cammino per conquistare la libertà e rimuovere le barriere interiori che ingabbiano il sogno. Nell'esempio di altri 'esploratori' di abisso, la linfa ed il coraggio per rischia(ra)re l'ignoto che abita in noi.
perche' carina carina carina sei tu simpatica e dolce ogni giorno di piu' e col tuo candore carina tu sei fatta per amar
Una musica che proviene da un Caffé lungo il mare ti raggiunge. "Menzogne. Mentiras. ", non puoi fare a meno di pensare. E' una giornata di festa e con te non c'è nessuno. Chi vorrebbe non può, ma gli altri? E' forse la tua chiusura a spaventarli? Eppure credevi d'esser migliorata. Non puoi fare a meno di notare che se tu molli la presa, in pochi ti tendono la mano.
Poco fa l'hai intravista da lontano. Avresti voluto attraversare, forse non ti avrebbe nemmeno vista. E' miope come te e proprio come te anche con gli occhiali fatica a riconoscere le persone per strada. Non ce l'hai fatta, non ne hai avuto il cuore. Le sei andata incontro. "Buona passeggiata", le auguri. Ci mette un po' a mettere a fuoco te e la situazione. "Credevo fossi uscita con... Sei uscita da sola? Che brava!". Già. A differenza di te io almeno ho imparato a starci senza scassare le balle al prossimo.
Ti allontani, ma l'atmosfera ormai è rovinata. Mentre svolti per attraversare, stavolta per davvero, finisci per dare una bella craniata al ramo troppo basso di un albero: SDENG! A fanculo, quanto sono stronza, sempre a pensare agli altri... e a me quand'è che ci penso? In mano stringo ancora il sacchetto con il krapfen al cioccolato che ho comprato poco fa. Ormai è diventato freddo. Cercavo un posto adatto dove poterlo mangiare in santa pace senza sentirmi troppo sfigata o outsider, ma poi finisco per sentirmi patetica un po' ovunque. Ovunque ci sia gente.
Mi dirigo verso il pontile, vorrei saltar giù dal parapetto fin sulla sabbia, ma ci sono troppe persone per i miei gusti. Cambio di programma. Raggiungo il mare un po' più avanti, da uno stabilimento aperto al passaggio. Mi accoccolo bene imbacuccata sulle assi di legno rialzate costruite davanti a sparute cabine chiuse, il vento mi sferza la faccia. Mi lego i capelli con le estremità libere della sciarpa di cotone. Uno schianto. Ironicamente, s'intende.
Oggi sono passati esattamente tre mesi. Ti cerco tra le onde, solcandole con lo sguardo. Cerco tracce di te nell'illusione di infinito che il Mare mi restituisce, ma tu non ci sei. Avrei voglia di urlarti: "Dove diavolo sei finito? Perché te ne sei andato? E perché mi hai lasciato qui?", ma le lacrime sono più veloci. Ci risiamo. Ammetto che in questo momento non disdegnerei un abbraccio.
Mangio il mio krapfen in silenzio, anche per te, in ricordo delle nostre colazioni in ospedale dopo le tue analisi. E' passato così poco tempo che quasi non ci credo. R-Eject, reietta. Questa città oggi mi fa sentire così, mi sta espellendo, come si fa coi corpi estranei. Forse dovrei cominciare a entrare nell'ordine delle cose, mettermi in testa che presto sarò lontana. Inutile. Desidero far parte di qualcosa che non mi vuole, come un amante respinto.
Un gabbiano si sofferma volteggiando in linea d'aria davanti alla traiettoria del mio sguardo. Forse sei tu, che mi vieni a salutare. Che sciocchezza. Un'enorme nube oscura il Sole, sento un gran freddo. Lo vedi? Avevo ragione. E' tempo di andare. Eppur non mi muovo. Aspetto, fiduciosa. Prima o poi se ne accorgeranno che siamo fatti della stessa pasta, lo faranno prima che sia troppo tardi. Potremmo fare grandi cose insieme, se solo... Ma no, cosa vai a pensare! Non l'hai scritto tu, qualche sera fa, che some mental movies just leave you with a bunch of unreadable credits? Ecco. Rammenta. E carry on, cazzo!
***
Eccola arrivare al tramonto, la mia epifania: oggi, a un passo dal mare, mi sono sentita di nuovo leggera, senza essere superficiale. Non sono del tutto fottuta, se riesco ancora a scorgere un pesce in un pezzo di legno abbandonato dal mare, un paio d'angeliche ali in un gruppetto di nuvole sparute e reali, a cogliere in aria ciò che è invisibile in terra.
Oggi mi sono portata a spasso e sono riuscita a farmi di nuovo compagnia. Il resto si fotta!
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Carina - Nicola Arigliano
L'ideale a cui tendevi la pargoletta mano è andato lontano, è andato lontano... Se ne andò mentre cercavi Godot imitando con gli occhi Charlot.
Il caso è caso e in quanto tale non può essere forzato. L'Universo è ben lungi dall'essere dipanato e tu, tapina, l'hai soltanto brevemente assaggiato. Scruti le nuvole che ti vengono incontro attraverso il parabrezza, scenari da cartolina precedono un punto su una cartina che dovresti cominciare a chiamare Casa. Un punto di ripartenza, non tanto di arrivo. Ma non ci riesci. Non ancora.
Se la volontà potesse annullare le distanze, ti toglieresti quel vecchio scafandro e correresti incontro al tuo Domani ora, il sorriso ingenuo e il cuore gravido di dolore che ti fanno così cinicamente empatica, dolcemente isterica, cocciutamente istrionica.
Cullatemi ancora, sogni appesantiti, aiutatemi a levitare leggera, sogni stanchi, di lottare e aspettare! Sfinita. La goccia che un tempo mi ha generato continua a torturarmi ogni giorno che scende in terra. Anche se so che non ha colpe, ché questa è la sua natura e non può farci niente, non posso che odiarla e di riflesso odiare anche me per subirne i colpi lenti, ripetuti, cadenzati, talora più intensi, quasi da temporale, che mi picchiettano la testa da quando sono venuta al mondo. Giorno dopo giorno, pezzetto dopo pezzetto, correndo senza far rumore, sfidando l'armatura che in tanti anni mi è cresciuta attorno alle membra, cerco il mio angolo di tramonto. Starei sveglia per ore ad attendere l'alba, se solo servisse!
Frugo nelle tasche, c'è ancora quella vecchia moneta, simbolo di giorni che furono, tra ecoici corridoi fatiscenti e arrabbiati, sguardi deviati, sorrisi schermati e avvicinamenti mascherati. Chi diavolo sei? E perché continui a sfuggirmi? Sei forse lì per ricordarmi chi sono, che non devo mollare? Credi che abbia ancora qualche asso da giocare?
Rispondi, ti prego... non svanire una volta ancora, non temere i miei silenzi, non hanno alcuna pretesa, soltanto la bizzosa curiosità figlia di una lunga attesa. Dimmi che mi vuoi bene, che sai cosa siamo venuti a fare qui, ora, in questo tempo e con queste sembianze!
Tanti anni fa incominciasti le danze, libera volteggiavi, nell'aura ignota di una stanza mentale vuota. Luci e riflessi coloravano i miei capelli, occhi benevolenti contemplavano contenti. Oh, potessi tornare a quel momento, voltarmi di scatto e sorprendervi la vita sollevarsi in volo, a pochi centimetri dal mio mento! Ridenti colline si dischiudevano timide, insenature lacustri prendevano luce da oscure montagne improvvisamente attraversate da bagliori di giorni nuovi. E tu, padre, accompagnavi discreto il mio incerto crescere lontano dal nido.
Fenice, dammi la forza di resistere ancora... Soltanto un ultimo sforzo... e forse sarà l'Aurora!
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Safe In The Steep Cliffs - Emancipator
E' una domenica strana. Di quelle domeniche che non sai che pesci pigliare, ché forse hai dormito troppo e non del sonno dei giusti. Frammenti bizzarri di sogni sconnessi ti restano appiccicati alle ciglia cispose, e sono strani rimescolamenti dei tuoi lavori, presenti e passati. La fatica e il disagio che un tempo sopportasti in silenzio ti scorrono ancora nelle vene, evidentemente. Un frullatore tecnologicamente invasivo ti ha restituito alla mente un passato che avevi tenuto a distanza di sicurezza. Volti, sguardi, sorrisi, prolungamenti del sé che, a differenza dei tuoi, hanno ora una consistenza in carne ed ossa. Persone che sono rimaste legate tra loro negli anni e hanno imparato a fare a meno di te, nel rivederle oggi ancora così affiatate ti portano a pensare che probabilmente eri tu ad essere sempre stata fuori posto, che è stato molto meglio così.
Non provi nessun rancore, certe distanze di pensiero col crescere diventano insormontabili, a prescindere dall'affetto e dai ricordi. Ritrovi invece molta più comunanza di pensiero in certe sensibilità che allora avevi soltanto potuto intuire con una capacità di cui avresti preso coscienza molti anni più tardi, quando la vita avrebbe ormai allontanato anche la più remota possibilità che tutto questo potesse trovare una conferma. Ed ecco che la tecnologia arriva laddove non può farlo l'essere umano! Tutto diventa un po' più chiaro, ma in fondo perché niente cambi. D'altronde sai bene che è l'essenza quel che conta, non tanto la sua quotidianità camuffata. E poterla cogliere anche solo in pochi sparuti frammenti è un prezioso tassello da aggiungere al proprio personalissimo patchwork di vita.
Il mio nucleo pulsante e cangiante è stato messo a dura prova nell'ultimo anno. A fatica tento di mantenere accesa la fiammella. Quello che sta iniziando sarà l'anno della Rinascita. Il futuro, o meglio, questo presente in continuo mutamento, è nelle mie mani. Saprò liberarmi dei fantasmi del passato e delle loro ramificazioni nel presente, dentro e all'infuori di me? Saprò superare le mie resistenze inconsce e sovvertire certi automatismi che portano una parte di me a sabotare l'altra, mettendomi nella condizione di finire per inquinare la mia stessa aria?
E' una grande sfida. Forse la Sfida che ognuno di noi, più o meno consapevolmente, è chiamato ad affrontare nella vita. Spero di esserne all'altezza.
Voglio evolvermi. Diventare finalmente quella che in fondo sono sempre stata, in nuce.
Tutto il resto, che non riesco a dire, lo lascio alle immagini del video... A buon rendere, Anima mia.
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Goodbye Stranger - Supertramp
Solo dopo aver scritto il post mi accorgo, da una veloce ricerca, che le scene che tanto mi avevano colpito nel video creato da un ignoto youtuber per accompagnare la canzone dei Supertramp che mi ronzava nella testa e mi aveva fatto venir voglia di scribacchiare un po' per esorcizzare uno strano magone, sono tratte dal film "Now and Then", "Amiche Per Sempre", che credo di non aver nemmeno mai visto. Quando si dice la Sincronicità...
E così è passato un altro anno. Proprio il giorno della vigilia ti sedevo accanto, tu alla guida dell'auto che ora - burocrazia permettendo - potrò forse tra qualche giorno dire mia. Sulla via del ritorno dall'ultimo saluto alla vecchia zia F. su in paese - che strano giorno il 24 dicembre per partecipare a un funerale - grazie a un barbatrucco tecnologico, una cassette adapter di quelle che oggi si trovano facilmente nei negozietti dei cinesi, ti feci ascoltare la compilation alternativa natalizia che avevo confezionato per la radio. Ricordo ancora il tuo bonario scetticismo misto a una punta di compiacimento per le avventure creativo digitali della tua fillolla: quale prodigio misterioso era mai, una radio fatta in casa via internet? Le tracce si susseguivano come l'asfalto sotto i pneumatici, mentre i pensieri vagavano ondivaghi tra tutti i non detti, i vorrei ma non posso, i devo tener duro e parar colpi a destra e a manca che oggi sembrano solo pallidi ricordi, visto il marasma che si sarebbe scatenato nei mesi a venire. La vecchia autoradio ora non c'è più, ignoti ladruncoli qualche notte fa hanno profanato la tua auto e portato via una cosa di scarso o nullo valore monetario, ma di inestimabile valore per tutti i momenti condivisi in quei pochi metri quadrati che parlano di complicità e contrasti, e cadute e risalite attraverso uragani vecchi e nuovi.
Lo so, lo so... Terrò duro, papà, non temere! Anche se a volte - non scuotere la testa... - mi capita di piangere per strada e finisco per andare a nascondermi come i lupi dal branco. Forse però qualcosa da tua madre l'ho presa, questa caparbietà testarda che mi fa perseverare davanti alle difficoltà. Chissà se ora, dovunque tu sia, piccolo frammento di universo che non sei altro, ti è passata un po' quella tua cocciuta misoginia, se ti sei ricreduto su noi "galline"... Che poi, in fondo, io - quando non rompevo le scatole - facevo eccezione, no? Che tenera malinconia può scatenare la musica, specie se è quella che ascoltavamo da bambini quando, per creare atmosfera natalizia, ad ogni pranzo o cenone correvo a infilare l'audiocassetta che avevi comprato nel mangianastri dello stereo che ancora troneggia un po' acciaccato nel salone. Io e te condividevamo lo stesso amore istintivo e incosciente per la musica, nessun nozionismo o cultura musicale approfondita, solo la voglia e l'impulso spontaneo di lasciarci trasportare da un refrain da fischiettare o canticchiare e un orecchio innato per le sette note. Com'era divertente accennare una canzone e sentirti iniziare a cantare dietro a me, come un virus sapientemente inoculato attraverso le orecchie!
Domani non ci sarai. Fisicamente intendo. La malinconia inevitabilmente ha iniziato a far capolino da qualche giorno, ed è naturale. Ma ce la metterò tutta per non abbattermi, tu non lo vorresti. Già ti vedo, con quel tuo broncio preoccupato, mentre mi dici: "Su con la vita!". Quanto mi irritavi... Eppure oggi queste tue parole sono per me un prezioso mònito, come quel tuo "Si campa una volta sola!", pronunciato solennemente nel tentativo di giustificare con la consorte qualche sfizio extra, nello specifico quelle straripanti pastarelle domenicali ipercaloriche che col tempo sono diventate un ricordo.
Ti voglio un mare di bene, babbino bello, e cercherò di passare un Buon Natale e di non far arrabbiare la nostra Mutty. Ormai dovresti aver compreso tutto, e saprai che meglio di così non avresti potuto fare. Hai avuto una vita dura accanto a lei e lei accanto a te, in molti momenti. Ma vi siete voluti bene e io questo non lo scordo, puoi starne certo!
Mi raccomando, spàssatela lassù e non pensare troppo a noi, che ce la caviamo.
Un bacio sulle guanciotte, tua fillolla.
ps. sì, lo so, avevo promesso di non piangere. Tu fa' finta di non avermi visto, ok? :)
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Mele Kalikimaka - Bing Crosby
...ed è tutto così farraginoso, calcificato, come un vecchio tappo ostinatamente avvitato. Un magma iridescente freme per ricominciare a fluire, ma il passaggio resta bloccato.
Ricordi, volti, parole, tra il reale e il virtuale, si mescolano tra loro e li osserviamo, nel tentativo di ricavarne un messaggio. Sappiamo che il dovere si sta sostituendo pericolosamente al piacere. Ed è in profondità che è avvenuto lo scambio, un giorno lontano, di tanto tempo fa. Emozioni ignote hanno compiuto il sequestro nottetempo, barattando la necessaria sopravvivenza con le pulsioni dell'io più spontaneo, vivace, incosciente. Per lungo tempo tutto è sembrato procedere al meglio, le redini saldamente in mano, ogni cosa - o quasi - sotto controllo, a contrastare l'ineluttabilità imprevedibile di certi eventi troppo grandi per chiunque. Poi, di colpo, il ramo che ci ha generati si spezza e, anziché spiccare il volo, restiamo inebetiti a fissare il vuoto che ha lasciato schiantandosi al suolo, sulla terra bagnata.
Razionalmente è tutto così chiaro! Ma la guarigione dell'anima non ha niente di razionale... passa per sentieri insondabili dall'intelletto e si snoda attraverso l'intimità di automatismi da invertire, energie da riconvertire, mani che affondano nel fango di se stessi, nello sguardo senza paura che, occhi negli occhi, ci riporta al punto esatto da cui eravamo partiti. Il piacere è diventato dovere ed è qui che nasce l'inghippo... i libri comprati e accumulati senza mai leggerli, centinaia di canzoni ancora da scoprire, le mille possibilità di una mente che vorrebbe scrivere e descrivere mondi e persone e invece resta incartata dietro i talenti altrui, ritenendoli immensamente più validi delle proprie personali antiche velleità. Tutte scuse! Alibi dietro cui nascondersi, per cristallizzare un'immobilità che presto dovrà finire.
Tutto ha il suo Tempo e questo è il tempo della pazienza, del perdono e delle possibilità.
Perdònati per tutto quello che avresti voluto fare e che invece non hai fatto e guarda tutto ciò che invece hai saputo fare, nonostante tutto!
Crisalide congelata, verrà la tua primavera... E tu ne sarai l'artefice.
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Come Ogni Volta - La Crus
Si può essere intensi anche nel dolore. Si può indossarlo, con fierezza e orgoglio, le movenze sicure e sinuose, lo sguardo fisso e determinato e una chioma leonina che ondeggia a ritmo di musica. Perdersi in un eterno presente senza passato e senza futuro, pura estasi che irradia dall'amigdala e ci proietta nell'illusione di immortalità.
Rinasco alla vita nel pieno di una sala buia, tinta di rosso e bagliori iridescenti, nel candore di un corpo che non ha più confini, nel calore di un'unione che è pura illusione, energia che fluisce sopra e sotto un palco, nel desiderio di lasciare un segno, un messaggio, una traccia, di elevare un immenso dolore a mito e simbolo di eterna rinascita.
Ti amo, sì. Ti ho sempre amato. E sempre ti amerò, mia dolce anima ansimante e ferita. Tua la redenzione, tuo il cammino di liberazione, tua la furia creatrice a stento trattenuta da un ostacolo terreno.
Ti darò la luce che chiedi, ti donerò le energie che restano a questo corpo mortale. Voglio, sento, desidero rinascere. Una volta ancora... Sarà senza barriere. Ciò che ho dentro, si deve vedere!
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here.Soundtrack: Angels Walk Among Us - Anathema
(only you can heal inside, only you can heal your life) it must have been an angel who counted out the time yes it must have been an angel who raised a knowing smile and i just couldn't reach you no matter how i tried no i just couldn't reach you so instead i ran to hide (only you can heal inside, only you can heal your life) mother can you hear me? can you tell me, are you there? father can you help me? cos i know that you care and i don't have to fight it anymore for all those years i was dreaming and i don't have to worry anymore cos i found my belief in... mother can you hear me? can you tell me are you there? father can you help me? cos i know that you care (only you can heal inside, only you can heal your life)
Non ci sono parole per descrivere quanto mi manchi... Il tuo ultimo sorriso, in quella foto testardamente strappata all'impietoso scorrere del tempo, mi ricorda l'amore che ci ha uniti... E continuo con orgoglio a riconoscermi in quella bonaria dolcezza non scevra di difetti, nascosta dietro un'apparente, burbera riservatezza.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Immagine: Land Of The Rising Sun - Vit Hassan [Credits]
Soundtrack: Here Comes The Flood - Peter Gabriel
When the night shows the signals grow on radios All the strange things they come and go, as early warnings Stranded starfish have no place to hide still waiting for the swollen Easter tide There's no point in direction we cannot even choose a side.
I took the old track the hollow shoulder, across the waters On the tall cliffs they were getting older, sons and daughters The jaded underworld was riding high Waves of steel hurled metal at the sky and as the nail sunk in the cloud, the rain was warm and soaked the crowd.
Lord, here comes the flood We'll say goodbye to flesh and blood If again the seas are silent in any still alive It'll be those who gave their island to survive Drink up, dreamers, you're running dry.
When the flood calls You have no home, you have no walls In the thunder crash You're a thousand minds, within a flash Don't be afraid to cry at what you see The actors gone, there's only you and me And if we break before the dawn, they'll use up what we used to be.
Lord, here comes the flood We'll say goodbye to flesh and blood If again the seas are silent in any still alive It'll be those who gave their island to survive Drink up, dreamers, you're running dry.
...e nel calore di certi lunghi, interminabili abbracci... dimenticare l'anaffettività del mondo e smettere, per un istante, di essere soltanto monadi, in orbita nel vuoto.
Varcare un limite, ritrovarsi al di là di noi stessi, di ciò che siamo e che siamo stati, senza più riuscire a vedere come saremo. Non sapere più chiedere aiuto, non essere capaci di affidarsi, perché "sicuri" che, nel momento stesso in cui avremo più bisogno, ci lasceranno soli. E quando dico soli, parlo delle maledette monadi che siamo in questa società che ci costringe a correre e a rincorrerci dietro i mille, inevitabili impegni necessari per sopravvivere, noi che ci siamo dimenticati cosa sia Vivere.
Vivere davvero, respirare l'odore del mare e farlo entrare in profondità, perdersi nelle innumerevoli variazioni aeree di una nuvola, rintracciare nel sole riflesso sull'acqua al tramonto la propria stairway to heaven in un mistico connubio tra il nostro nucleo cangiante e l'universo che si apre davanti a noi, senza che ne riusciamo mai a scorgere l'entrata. Ci scuote dal torpore soltanto il balenare dell'ultimo spicchio di sole prima che s'inabissi in mare: l'entrata si sta ormai richiudendo e ancora una volta l'abbiamo capito troppo tardi.
L'aria che fende il mio involucro fatto di carne, lacrime e sangue mi accompagna in questa nostalgica passeggiata rivolta al presente. Per un attimo mi sono sentita sospesa in questo vortice che non ho mai chiesto, per un lungo, interminabile istante un black out mi ha annebbiato completamente a me stessa. La scena di un film toccante e profondo mi ha ricordato quanto sia labile il confine tra l'autodistruzione e la resistenza, quanto sia umanamente difficile sostenere pesi di siffatta portata.
Una carrellata di tipi umani mi viene incontro, senza guardarli ne percepisco l'aura mentre siedono ignari sulle loro panchine, gustando un frozen yoghurt, scambiandosi effusioni, guardando l'aria davanti a sé finché uno di loro, la voce impastata e l'aria assente mi chiede da accendere. "Non fumo, mi spiace", e sorrido. Sì, a lui riesco a sorridere, povero outsider che non è altro. Forse perché per altri versi sono un'outsider io stessa e non me ne vanto.
Un fremito di immenso mi ricorda quanto è difficile viversi, senza aggrapparsi. E quanto sia difficile per gli altri non sentirsi inadeguati davanti a un dolore troppo grande, tanto da lasciarli privi di parole, al punto da restarsene in disparte, a volte per disagio, altre per discrezione. Quante volte mi sono sentita io stessa così. Come vorrei gridar loro che non fa niente, che non mi importa delle parole, che non voglio soluzioni, perché so che non ce ne sono. Che mi basta percepire un po' del loro calore, sapere che il loro affetto per me non cambia, anche quando mi sento un peso, per me e per il resto del mondo. Che io sono lì, dentro di loro anche quando mi sento persa e non riesco più a ritrovarmi. Dio come vorrei perdermi dentro un abbraccio infinito...
Qualche giorno fa, mi sono ritrovata a scoppiare in lacrime davanti a una quasi sconosciuta, che a dispetto del suo diktat professionale non ha esitato ad avvicinarsi a me e ad accarezzarmi il braccio. Senza più riuscire a guardarla, nel tentativo di esternare ciò che sento in questo nuovo periodo di buio, ho sentito me stessa dire: "è come se avessi delle scaglie di vetro conficcate nella pelle." E vi assicuro che non c'è niente che possa sconfiggere questo senso di gelo meglio di un abbraccio, dello sguardo sincero di una persona preziosa, di una frase imperfetta, anche smozzicata, detta col cuore e che ti ricorda che esisti anche tu, che la tua vita vale ancora qualcosa, che meriti la tua fetta di felicità anche se hai sempre vissuto solo per gli altri, o quasi. Sapendo bene che non è stata una tua scelta.
La morte, chissà perché, ammutolisce. Non è difficile intuirne le ragioni, ma come ho scritto ultimamente, non ho paura tanto della morte quanto del tempo sprecato che la precede. E mi sono ricordata ancora una volta quanto mi manchi una passeggiata silenziosa da fare da soli o in due, un discorso profondo sull'esistenza e i suoi misteri e tutto ciò che va oltre la superficie sterile delle cose e del possedere. Ma non si può, se non in rari momenti fortunati. Ognuno ha la sua vita, e gli incastri diventano via via più difficili.
Guardarsi dentro per davvero, per la prima volta, e scoprire ciò che sapevamo già ma con quella dirompenza inedita che lascia atterriti davanti alle proprie mancanze, è come togliersi di colpo le lenti colorate con cui per anni abbiamo osservato la realtà. La nostra e quella dell'albero che ci ha generati. L'effetto che ne segue è devastante. Di colpo ci rivediamo fallibili e inadeguati nei gesti che fino a un momento fa avevamo sempre compiuto, magari con una punta di disagio, ma senza vederne le cause così chiaramente. Ogni pseudo fallimento nell'interazione con l'esterno si aggancia al nostro senso di colpa, al nostro senso di inadeguatezza, in ultima analisi allo schema distorto con cui il nostro carattere si è forgiato negli anni per adattarsi a un ambiente difficile, che ci ha resi satelliti di pianeti inadeguati. Ah, si potesse essere situazionisti dell'anima! Riuscire a realizzare il proprio détournement interiore... e utilizzare pezzi di noi in chiave diversa, smontando e riadattando gli atomi della nostra personalità per costruirne una migliore, anziché semplicemente limitarci a distruggere.
C'è un tempo per ogni cosa e, come ho spiegato a una persona preziosa, cadere in mille pezzi è qualcosa che non ci si può permettere in qualunque momento. Essere esposti al mondo nella propria fragile e dirompente nudità senza aver avuto il tempo di rigenerarci in un necessario, protettivo isolamento, è molto pericoloso. In gioco c'è la Vita.
Ce la metterò tutta, ma le corde, dopo un lungo e ostinato tirare, alla fine si spezzano. E non è proprio il caso di dare la colpa alla corda. Non facciamole anche questo torto.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Immagine: Galaxy Merge
Che spettacolo, il Mare, quando ti chiama a sé... le sue increspature sono quelle della tua Anima... il suo odore è un calamitante invito a unirti a lui, a sposarne il moto.
E non ti basta più soltanto guardarlo.
Devi farne parte. Essere Onda tra le onde...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Sirtaki - Andre Rieu in London
Certi collages psicoemozionalmusicali sono davvero commoventi, nella loro fresca e inconsapevole incoscienza... sanno di Anima. E quando sei a un passo dal mandare tutto in vacca, al punto che non è più la vita a farti paura ma tu stesso... ne senti lacerante la mancanza. Sordo il tuo grido, caracollante il tuo sguardo perso nel presente: dove sei finita, Anima Mia?
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Image: Light Echoes from V838 Mon - Authors & editors: Robert Nemiroff (MTU) & Jerry Bonnell (USRA)
Di nuovo. Improvviso e inaspettato. Mentre cercavo di catturare ancora una volta la Vita agitando le braccia sott'acqua, come se la stessi soltanto inspirando attraverso le mie cellule. L'acqua nelle orecchie, il sale nei miei occhi doloranti, il sottile potere di un'onda che mi attraversa e nuvole come ali di un prezioso Angelo cosmico sopra di me...
Again. Suddenly and unexpected. While trying to catch Life back with my fluttering arms underwater, as if I was just breathing it in through my cells. Water in my ears, salt in my aching eyes, the subtle power of a wave running over me and clouds as wings of a cosmic, precious Angel above me...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: You're Not Alone - Mads Langer
In a way it´s all a matter of time I will not worry for you You´ll be just fine Take my thoughts with you and when you look behind You will surely see a face that you recognize
You´re not alone I´ll wait till the end of time Open your mind Surely it´s plain to see You´re not alone I´ll wait till the end of time for you Open your mind Surely there´s time to be with me
It is the distance that makes life a little hard Two minds that once were close Now so many miles apart I will not falter though I´ll hold on till you´re home Safely back where you belong And see how our love has grown You´re not alone I´ll wait till the end of time Open your mind Surely it´s plain to see You´re not alone I´ll wait till the end of time for you Open your mind Surely there´s time to be with me
You´re not alone Surely there´s time to be with me Open your mind yeahhhh
Attendeva con fremente impazienza di aprire un nuovo capitolo e dare una svolta alla sua vita. Quale infernale e indicibile fatica, passare attraverso le forche caudine e superare il muro che aveva ormai interiorizzato. Aveva smesso di cercare una spinta, ed ecco che, proprio allora, avevano cominciato ad arrivarle da ogni lato. Erano come carezze, e si sentiva come le foglie sospinte in aria da certe lievi brezze...
"It is by faith that poetry, as well as devotion, soarse above this dull earth; that imagination breaks through its clouds, breathes a purer air, and lives in a softer light."
Henry Giles
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here.Soundtrack: Sacrifice - Lisa Gerrard