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1.1.17

Blue

Inevitabilmente, il mio colore. Ieri, Adesso e Sempre.
Bisogna che impari ad indossarlo con più stile.
In fondo - dicono - mi sta piuttosto bene.













YUKI, AKA PRISMA

Creative Commons License

Soundtrack: Blue - The Jayhawks

25.12.09

Ipo-Crisi-A





Un altro. Cadiamo così, come le mosche.
- A che ora è il funerale? - Alle dieci.
Sveglia alle 6. Io e il babbo. Si torna al paesello.
La mattina della vigilia di Natale.

Tira vento, ma non fa più un freddo becco. E c'è persino il sole.
Il prete fuori dal comune e la sua omelia. Mi sei piaciuto, anche stavolta. Anche se sei strambo forte.

Si cammina tutti lemme lemme, a messa finita, dietro il carro funebre. E penso menomale. Ora hai smesso di soffrire. Povera zia, che te ne sei andata un fracco d'anni fa, quando morì tuo marito. Che la tramontana mica t'ha fatto onore, e invece di portarti via con lui ti ha regalato nove anni di passione, perdita di lume e smalto, e progressiva regressione. Fino al deterioramento delle ultime settimane. Se l'aveste vista, non l'avreste nemmeno riconosciuta.
Povera F. Si può amare una persona fino al punto da cessare di esistere, in barba al corpo terreno che continua la sua ipocrita e vuota esistenza, nonostante la mente se ne sia andata a ramengo da tempo? Se penso a come stasera ti sei preso cura di me, angelo mio, come nemmeno io sono in grado di fare, e a quanto ti amo, non stento a crederlo. Ma piuttosto un colpo in testa, che finire così, lentamente, nella sofferenza mia e altrui. Povera, piccola F. Ottantatre anni in un corpo di bambina. E ora eccoti lì, accanto a lui, mentre murano il tuo mucchietto d'ossa accanto alle sue. Sotto c'è mia nonna. Ho fatto appena in tempo a conoscerti, 28 anni e 9 mesi fa, e a piangere dallo spavento davanti al tuo aspetto austero e quell'orrido cappello.

La cappelletta di famiglia cade a pezzi. I cugini rimasti discutono sul da farsi, eccetto mio padre che, da buon orso, spesso se ne resta un po' in disparte, anche coi pensieri. Sarà, ma a me, quando sarò morta, non m'importerà una sega, come dicono da queste parti. Ho sempre pensato di farmi cremare e far spargere le mie ceneri in mare. Ma ho scoperto che è vietato. Pensa te! Son capaci di romperti i coglioni anche da morto, come direbbe praticamente due terzi della mia famiglia di toscanacci. La parolaccia, che mia madre odia tanto. È volgare.
Sarà. Per me sono molto più volgari certi comportamenti ipocriti. Come il mio oggi, per esempio. Tentare di spiegare a tutti perché anche stavolta non c'eri. E lo sai mà? Mi sono proprio rotta i coglioni. E anche se è Natale e ce l'ho messa tutta per coprirti, per difenderti, anche da lui che ti usa come foglia di fico per le sue mancanze - me l'ha ordinato il capo, il generale ha detto così, et cetera et cetera et cetera - anche se è Natale e bisogna essere tutti più buoni, io penso di esserlo anche troppo, e non per mia scelta. E anche se sto in riserva, mi son messa a fare l'eroina. Finché a tavola, davanti all'ennesimo io non bevo, sono crollata. Che stronza. Dovevo immaginarlo, non sono di pietra! E certe volte devo dire no. Ma non perché sono stronza. Perché non sono come gli altri. Ho l'energia contata. E non posso permettermi il lusso di esaurirla.

Mi spiace nonna, per aver rotto quel bicchiere. Credo fosse tuo. Lo so che non puoi rispondermi, e allora? Scusa posso dirlo, almeno? Scusa un corno. Ha resistito per 29 anni, quel bicchiere. Eh, lo so. Anche io. Ecco, allora vedi di starci più attenta, la prossima volta. Che i bicchieri rotti si buttano, ma anche i cristiani. Già.

Quante cose che non puoi dire. A che servirebbe? Tanto non capirebbero. E altre, semplicemente, non le puoi dire per puro istinto di sopravvivenza. Eppure non è stato così male, oggi. La piccola M., per esempio. Non te lo saresti mai immaginato tuo cugino S. andare così in brodo di giuggiole. Hai visto che capolavoro? Eh, già, cuginastro che non sei altro. E lei sembra essere nata per fare la mamma. Semplicemente perfetta. Nonostante sia più giovane di me.

E poi il pranzo della vigilia, e zia A. che prende sottobraccio zia F., quando fino a poco tempo fa nemmeno si salutavano. E la tua foto, cugino C., mentre imbracci la chitarra, il sorriso felice di chi vuole essere ricordato così. Lo sai? Ero riuscita a non piangere oggi, finché non ho varcato la soglia della tua cappelletta. La chitarrina in miniatura e la targhetta degli amici che sentono il vuoto immenso che hai lasciato. Lo vuoi anche tu il ricordino di C.? Accidenti se lo voglio. Come vorrei averlo potuto sentire cantare e suonare almeno una volta. Mannaggia alle distanze. Zia cara, spero proprio che oggi non resti sola a casa. Continui a ripetere e a rivivere milioni di volte la stessa scena. La morte improvvisa del tuo unico figlio. L'altra zia F. aveva cominciato così, quando morì suo marito. Speriamo tu non faccia altrettanto.

Sono le quattro, più o meno. Piove e ci aspettano almeno due ore di macchina. E la mamma ci aspetta per il cenone. La tua vecchia autoradio a cassetta. Fortuna che qualcuno si è ricordato che avevamo l'adattatore. Collego il lettore mp3 ed è fatta. Lo shuffle regala a questa desolata campagna dal sapore autunnale un'aura di mistero e fragilità. Calcolo i tempi. All'imbocco dell'autostrada farò partire la mia ultima creatura. Così puoi sentire cosa combina tua figlia al computer, oltre a tutto il resto. E magari entriamo pure nel clima che una sera come questa dovrebbe possedere. È o non è quasi Natale?

Pochi istanti e l'auto si trasforma in un carillon. Sorrido, non ci posso credere! Fa tutto un altro effetto sentirla qui. Ti piace. Rientriamo a casa e sono felice. Resisto persino al fuoco di fila delle sue domande, al lavoro perso, ai casini lasciati ad accumulare per poter essere presente oggi, lì dove credevo di dover essere, anche se ora, onestamente, non lo so più.
E poi le mie crisi e quella musica ripetuta a loop. E le mie cuffie nuove di pacca... i bassi come non li avevo mai sentiti, non certo con le mie vecchie cuffiette di skype! Sorrido come un'ebete e penso a quanto ti amo! E poi l'altra sorpresona... Ma come ti vengono? Mi risparo per l'ultima volta la playlist self made. Non tutto è perduto. Nemmeno il foglietto con la tua poesia, Don Roberto. Che più che un prete mi sembri uno scrittore mancato, scusa l'insulto. Ma sai, tra "colleghi" ci si riconosce. E anche tra "pazzi".

A buon rendere...


Buon Natale......!

Tutti gli uomini hanno bisogno di tenerezza,
ma sono piuttosto restii a riconoscerlo.
Recitano la parte delle persone adulte
che si controllano.
Eppure è così chiaro che in ogni cuore
si nasconde quel bambino che eravamo e che non
è mai cresciuto.
Il bisogno di tenerezza è rimasto là...
come un fiore bisognoso di acqua.
Non avere vergogna di Dio.
Non temere di chiedergli di avvolgerti
nella sua infinita tenerezza.

Lascia che Dio ti prenda in braccio.

Lascia che Maria lo deponga
nella culla del tuo cuore.

Lascia che il Natale ti avvolga
nel suo mistero.

Lascia che il tuo cuore
diventi un cuore nuovo.

BUON NATALE A TUTTI!!!!!!!

Don Roberto.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Just A Sad XMas - Soul Duo

10.9.09

(Re)set Me Free




Prendere schiaffi dal vento a volte è necessario.
Schiaffi dolci, non ancora troppo freddi.

Vacci piano, piccola. Ti stai facendo male.

Ma tu hai pianto!

Merda. Ho dimenticato di pulire gli occhiali.

Meglio che mi affretti a nascondere le ali...


Soundtrack: Every Mother's Son - Lynyrd Skynyrd

2.6.09

Fioriranno...




Ricominciare a vivere, dopo un inverno durato un anno e mezzo.
Sembra impossibile.


Perdonarmi?
Giuro che ci sto provando. Ho persino ricominciato a rilassarmi.

Ora che ci penso, è un bel po' che la gastrite mi ha abbandonato.
Spiacente, cara. Nessuno sentirà la tua mancanza. Sono ben altre le partenze che mi fanno quest'effetto.


Quest'anno voglio andare al mare. Spalmarmi sulla spiaggia, che non è di silicio, ma un banale surrogato.
Non fa niente. Il senso è quello.


Voglio ricominciare a sentirmi bella, voglio volteggiare quando cammino.
Voglio abbandonare il passo marziale e frettoloso che sempre mi caratterizza nei periodi di maggiore stress.


Voglio smettere di punirmi per aver fallito nel mio sogno, ammazzandomi di lavoro fino all'inverosimile, negandomi lo spazio per il divertimento, negandomi la leggerezza.

Non è colpa mia se è finita così. Ho fatto davvero tutto il possibile. Si vede che doveva andare così e basta.

Se il grande Disegno Universale lo vorrà, tu e il tuo Sogno vi rincontrerete, stanne certa. E nel frattempo avrai vissuto tante di quelle esperienze, fisiche e mentali, che sarai sicuramente alla sua altezza, quando verrà il momento.

Mi piace pensarla così. Non per consolazione, ma per continuare a lottare.
Impiegherò il mio tempo per migliorarmi, anziché flagellarmi.


Sono davvero stufa di flagellarmi, per ogni minima cosa.
Per lei, perchè mi sono fatta carico dei suoi andirivieni, dei suoi tira-e-molla, dei suoi chiari di luna.
Per il mio futuro, perchè mi rimprovero di stare ancora pagando le conseguenze delle mie ambizioni.

Ambizioni? Sarebbe più corretto dire speranze.
No, ancora meglio. La mia è l'intima convinzione di dover portare alla luce il mio essere, la mia essenza, il mio talento, se mai ne abbia uno.
È questo che sto pagando.


Quest'anno voglio finalmente abbracciare la mia immagine allo specchio e dirle che sono fiera di lei, perchè ce l'ha messa tutta.
Voglio tenerla stretta a lungo, in silenzio, per farle capire che le voglio bene, nonostante tutto.
Nonostante mi faccia sempre incazzare, nonostante provi spesso un forte istinto di farle del male. Istinto che è ben visibile sulla mia pelle, e che vorrei debellare, una volta per tutte.


Oggi, 28 anni fa, Rino se ne andava...
Me l'ha ricordato un
neo-Gaetanizzato.
Ho scelto di ascoltare Sfiorivano Le Viole, per riconciliarmi con l'estate e con me stessa.

Quest'anno devo ricominciare a respirare.
Lo devo a me.

A te.
A noi.



Sountrack: Sfiorivano Le Viole - Rino Gaetano

29.5.09

Acceptance




Certi risvegli sono necessari, e non solo perchè ci siamo finalmente decisi a comprare una sveglia.
Poi, si potrà anche lanciarla con forza contro la parete, ma non servirà a niente.
Il suo suono disturbante avrà già ottenuto l'effetto per cui un sadico genio del male l'aveva progettata, chissà quando e chissà in quale punto sperduto del pianeta.

Passato il rintontimento iniziale, cominci a chiederti che direzione potrà mai prendere la tua giornata, ora che la magia del sogno è stata bruscamente interrotta.
Coitus interruptus.

Delusa? No. Delusione non è il sostantivo adatto per descrivere il tuo stato d'animo in questo momento. Ci si sente delusi quando qualcuno o qualcosa tradisce le nostre aspettative. Il che presuppone che noi abbiamo per lungo tempo ritagliato addosso a qualcuno o a qualcosa un'immagine ben precisa.

Ma poniamo il caso in cui una determinata immagine che vive di vita propria sia finita per sbaglio al centro della rètina del nostro inconscio, senza che noi abbiamo mai fatto alcunché per vederla.
Supponiamo che l'impatto con la realtà tangibile ci dimostri, un giorno, senz'appello, che quella stessa immagine e il suo simulacro non coincidono affatto.
La nostra reazione può ancora definirsi delusione?
Io non credo.

Si può parlare di rabbia, forse?
Neanche questo credo.

Credo, piuttosto, che se per lungo tempo siamo stati terribilmente affezionati a quell'immagine, proveremo una sensazione lacerante di vuoto, una volta costretti al confronto con il freddo simulacro che la emana.

Una lacerazione. Non una delusione.
C'è una gran bella differenza.

L'immagine che vive in noi è calda, avvolgente, analogica.
Il simulacro è algido, spigoloso, digitale.

Che pesci pigliare, dunque, arrivati a questo punto?

Io, personalmente, mi tengo l'immagine e respingo il simulacro.
Per non distruggere la prima, mando affanculo il secondo.

Colpe?
Nessuna colpa, signori. Solo una serena e consapevole accettazione dell'evidenza.
Accettazione. Non resa.
Di nuovo, c'è una gran bella differenza.

A uno sterile monologo che cortocircuita riavvolgendosi inutilmente su se stesso, preferisco il dialogo interiore, spontaneo, immaginario.
Alla superficiale concretezza, preferisco il pungolo istintivo dell'arte, lo stimolo creativo inconsapevole.
La Musa inevitabile.
Dis-umana.
Profonda.

E questo vuoto, che ogni tanto mi prende allo stomaco e mi lascia senza respiro, non posso che colmarlo così.
Scrivendo.
Disperatamente scrivendo.

Non è semplice trovare un complice di Sogni. Ma è peggio quando si crede di averne trovato uno e ci si scopre improvvisamente soli.

Io non sono sola.

Finchè avrò un posto dove poter scrivere quello che sento.
Finchè ci sarà qualcuno che mi legge.
Anche in silenzio.

Io, Sono.

Soundtrack: Tu, Forse Non Essenzialmente Tu - Rino Gaetano

26.5.09

Dis-Connection



Intraprendi il viaggio finale, a un anno di distanza, su quello stesso treno che ti ha condotta lontano tante volte. Fino a sfiorare il Sogno con le dita, per poi riportarti ogni volta indietro. Passo di gambero.

Oggi si chiudono i conti. Letteralmente. Tra poco si conoscerà il verdetto.
Cammini sicura, le lenti scure a ripararti dal sole e da sguardi indiscreti.
Quando hai la musica giusta, non c'è storia. Sei una strafica.
Le mani in tasca, la borsa a tracolla e il calore di questo maggio così strano a tenerti in vita.

Ti notano, è evidente. Tieni il tempo, mentre aspetti il treno, sulla banchina semi affollata. Non puoi proprio evitarlo. Batti un piede, mimi i colpi della batteria con le dita, ondeggia il tuo corpo, oscilla la testa.
Arriva il treno, ti siedi. Non stacchi gli occhi dal finestrino per tutto il viaggio.
Veloci scorrono le immagini di un tragitto che dovresti conoscere ormai a memoria, ma che riesce ancora a sorprenderti con qualcosa di insolito.
La tua radio preferita, una canzone che ti accoglie come un grembo materno.
Ti abbandoni all'estasi di una nostalgica malinconia, quella malinconia che sei così brava a coccolare, masochista che non sei altro!

Il viaggio scorre veloce, non senti neanche il bisogno di leggere quel libro magico che hai scoperto per caso e da cui non riesci più a separarti.
Ti basta sentirlo sotto di te, nella borsa di tela che hai appoggiata sulle gambe. Ti terrà compagnia, con la sua aura miracolosa. Un libro, un amico sincero. Lui non ti tradirà mai.

Al capolinea la frenesia della folla ti sospinge in avanti come un ingranaggio mal oliato verso la metropolitana. Un automatismo a cui ti eri disabituata.
La radio non prende, dannata galleria! Provi a scorrere le cartelle del lettore mp3 cinese. Niente da fare. Ti rassegni al caso e ti dice anche bene: una manciata di pezzi niente male, nonostante l'alto tasso di glucosio contenuto.

Fine della tua corsa.

Piazza Bologna e le strade brulicanti di macchine e persone. Scegli d'istinto la tua direzione, certa di ricordarla. Ti infili in un dedalo di strade e viuzze desolate. Che sia arrivato agosto e non me ne sia accorta? Insisti, svolti, prosegui diritto. Nulla da fare. Tanto vale ammetterlo: ti sei persa. L'istinto non sempre è nostro alleato.
Fortuna che hai con te il Tuttocittà, un briciolo di razionalità ci salva sempre.
Ritrovi la retta via. Hai sbagliato di poco. Hai compiuto i movimenti giusti, hai solo imboccato la direzione opposta.

Arrivi a destinazione. Un saluto di circostanza. Un anno di vita, di lacrime e di sangue passa ad altre mani, che centrifugheranno e trasformeranno il tutto in numeri. Già, i numeri! Non sei mai riuscita a farci amicizia. Avresti voluto, ma niente. Si vede che non era destino!

Riavvolgi il nastro e ripercorri il tragitto all'inverso. Quasi ti dispiace che sia stato tutto così veloce. Il vento del convoglio in arrivo ti smuove i capelli, non è tempo di pensare. Danzare, solamente danzare. Cerchi il tuo spazio vitale muovendoti sinuosa, tra passeggeri e sostegni metallici.

Sbarchi a terra, ma puoi già respirare il mare. L'autobus no, non lo vuoi aspettare. Meglio camminare. Buttarsi tutto alle spalle, ricominciare. Scartabellare, selezionare. Cosa è meglio perdere, cosa lasciare. Senza mai recriminare.

Mettersi a colmare dei vuoti è rischioso, può portarti a sbagliare.
A confondere la stima con l'affetto. Le parole con l'azione.

ReAzione!

Reset. Dis-Connect.

React.

Always with Music in my head.


Soundtrack: You Can't Always Get What You Want - Rolling Stones