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3.4.10

She's Got Lemon



Ed è così, ogni volta che respiro, è così, ogni volta che vivo. Buona Pasqua, sì, buona resurrezione! Non faccio in tempo a rinascere, che subito ricomincio a morire... Peccato io non sia una fenice, ma solo l'ennesima Berenice. Ripudiata dalla gioia, ricacciata nel fango, per aver anelato a spazi siderali. Ti sembra abbia le ali? Illusa, certe perle lasciamole ai maiali.

Qui non c'è speranza, non c'è soluzione, solo l'ennesima lezione, che mi ostino a non imparare.

...così è la vita, e non posso farci niente...
...come dire "buon sangue, non mente"...
...e che "sole cuore amore" non fa più rima con furore...

Sento la tua voce, le tue parole risolute, un copione che si ripete identico, dopo quindici anni, e rivivo le perdite, i danni, gli inutili affanni.
Non vuoi sentir ragioni! Tue le scelte, tue le decisioni.
E nessuno può niente. Nessuno ci vede, nessuno ci sente.
Tu non ci sei, manchi anche tu, non c'è rimasto nessuno lassù.
Sola contro un muro, finisco per franare nel solito buco oscuro.

Solo ieri camminavo a testa alta, pronta ad affrontare il dèmone senza più vergogna. Ed eccomi ora, ad annaspare in una fogna.
Sono fottuta, c'è poco da fare. E voi, che mi leggete, per caso o (dis)piacere, non badate a me, lasciate stare.
Ho finito le forze, del limone che ero mi restano solo le scorze. Aspra come il suo succo, non riparo le falle, non so essere stucco.

Non c'è soluzione, questa la mia sorte.
Solo una, ma purtroppo è la "morte".


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Sunday Afternoon - Rachel Yamagata

10.3.10

Il Male Minore





Adulta ormai da un pezzo, con rigurgiti infantili che mi fanno ribrezzo, a distanza di cinque anni riscopro il tuo tradimento con disprezzo. Non eravamo una squadra, come hai potuto farmi questo? Sono passati anni, indomitamente frenetici, fintamente innocui, ma è oggi che non riesco a perdonarti. Non posso più guardarti, senza pensare che tra me e lei scegliesti lei.

E sembri non accorgerti neanche del gravoso dolore che mi hai scaricato sulle spalle. L'ho accettato volentieri, scegliendo il male minore, ma non riesco più a ignorare il mio bisogno di calore! Il quieto vivere ti è sembrata la scelta migliore, ma non so più quanto ancora potrò resistere nel suo irrazionale bagliore.

Ovunque spuntano foto di facce che considero ormai morte. Quegli amabili resti, che vuoi costringermi a vedere. Il dolore si acuisce, e a te non sembra importare. Del resto, come potresti capire? Per te è solo un altro modo per non morire. Ti sembra così di rinvigorire una famiglia che non è mai esistita, se non nel breve lampo di una fugace illusione, che sapeva d'estate e feste comandate, che raramente hanno visto riunite certe grandi tavolate.



Non importa. Il futuro non è ancora ipotecato. Ma la macchia di petrolio si allarga, intenzionata a compromettere l'intero ecosistema.

Una parte di me continua a ripetere: Perdonali, che colpa ne hanno?
L'altra esplode, in un pianto dirotto: A me nessuno pensa?

In mezzo, la me di tutti i giorni, colei che deve pensare alla propria indipendenza. Psicologica, prima ancora che economica. Consapevole che ciascuna è legata a doppio filo con l'altra.

Ma qualcosa dentro di me ormai si è spezzato, e so che è per sempre. Non riesco più a scindere l'affetto per le persone che ho conosciuto nel loro lato migliore e peggiore, dal tradimento di una fiducia che non avrei mai voluto perdere.

Il perdono, dicono, è l'arma più potente. Già, ma che fare quando non si riesce più nemmeno a perdonare se stessi?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Ripples - Genesis (neanche a farlo apposta, il brano è del 1977...)

Bluegirls come in every size
Some are wise and some otherwise,
They got pretty blue eyes.
For an hour a man may change
For an hour her face looks strange -
Looks strange, looks strange.

Marching to the promised land
Where the honey flows and takes you by the hand,
Pulls you down on your knees,
While you're down a pool appears.
The face in the water looks up,
And she shakes her head as if to say
That it's the last time you'll look like today.

Sail away, away
Ripples never come back.
Gone to the other side.
Sail away, away.

The face that launched a thousand ships
Is sinking fast, that happens you know,
The water gets below.
Seems not very long ago
Lovelier she was than any that i know.

Angels never know it's time
To close the book and gracefully decline,
The song has found a tale.
My, what a jealous pool is she.
The face in the water looks up
She shakes her head as if to say
That the bluegirls have all gone away.

Sail away, away
Ripples never come back.
They've gone to the other side.
Look into the pool,
Ripples never come back,
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
Oh, they've gone to the other side...

Sail away, away
Ripples never come back.
Gone to the other side.
Look into the pool,
The ripples never come back, come back,
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
They've gone to the other side
Ripples never come back
Sail away, away...

21.1.10

Arida

Silenzio. Assordante.
Lentamente mi uccide.
Come sono potuta arrivare a tanto?

Arida.
Niente più da dare.
Un intero IO da ricostruire.

Perché mi sono fatta questo? Perché non sono fuggita via lontano, quando ancora potevo farlo?
Perché ho voluto a tutti costi vivere una vita "normale"? Perché sto ancora qui, a tentare di salvare il salvabile, io che non potevo permettermelo?

Caro lettore, più o meno casuale o sconosciuto, non ti impressionare. Ci sono cose che non riesco a dire. Cose di cui non voglio parlare. Cose di cui DEVO parlare.
Cerco in me la forza di alzare la testa. La forza di non vergognarmi più di ciò che NON È MIO.
Se ciò che leggi non ti aggrada, se il mio parlare infastidisce il tuo ottimismo, non proseguire oltre.

Troppe volte mi sono negata lo spazio di parlare. Troppi tabù. Troppi falsi miti. Troppo "quieto vivere" che rischiava lo smottamento. La Famiglia quale sacro valore. La Famiglia come nido d'amore. La Famiglia che diventa terrore. Una Famiglia che non ha colpe e che, ciononostante, le crea.

Non ci sono Angeli né Demoni in questa storia, signori. Solo un'unica accozzaglia confusa, più o meno accentuata. Ne vidi entrambe le facce e no, non ne fui sollevata.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Like Tears In Rain - Covenant

13.1.10

Mind Remix


Inizio a sentirmi stretta in questo spazio che affetta.
Il problema, signori, è che io ho ancora fretta!
Il destino non è certo lì, che m'aspetta.

Inutile, non riesco a fermarla...
una rima che ruzzola, vòmita e straparla!

Quanto vorrei riavvolgere il nastro al contrario
per dimenticare come si scrive un diario.
Ché qui ormai non sento più fluire
l'armonico pensiero che mi fa sbalordire.

Scoprirmi troppo ha questo di problema,
che poi, se mi lascio andare, mi sento una scema.

Pompano i suoni nelle mie vene
troverò un nuovo posto per le mie "poesie" oscene?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: On Your Own (Crouch End Broadway Mix) - Blur




Holy man tiptoed his way across the Ganges
The sound of magic music in his ears

Videoed by a bus load of tourists

Shiny shellsuits on, and drinking lemonade

Now, I've got a funny feeling which I bought mail order
From a man in a tee-pee in California

He said he once was that great game show performer

Then he blew all his money away, blew it all away

So take me home, don't leave me alone

I'm not that good, but I'm not that bad

No psycho killer, hooligan guerilla

I dream to riot, oh you should try it

I'll eat parole get gold card soul

Your joy of life is on a roll

And we'll all be the same in the end

Cos then you're on your own

Then you're on your own

Well, we all go happy day-glo in the discos

The sound of magic music in our brains

Someone stumbles to the bathroom with the horrors

Says Lord, give me time, for I've jumped into space

I'm in outer space
So take me home, don't leave me alone
I'm not that good, but I'm not that bad

No psycho killer, hooligan guerilla

I dream to riot, oh you should try it

I'll eat parole get gold card soul
Your joy of life is on a roll

And we'll all be the same in the end

Cos then you're on your own

Then you're on your own

So take me home, don't leave me alone

I'm not that good, but I'm not that bad

No psycho killer, hooligan guerilla

I dream to riot, oh you should try it

I'll eat parole get gold card soul

Your joy of life is on a roll

And we'll all be the same in the end

Cos then you're on your own

Then you're on your own

6.1.10

Pro Messa





Lasciandarelasciandarelasciandarelasciandarelasciandaremimancailmare

Sciocca bambina, l'hai fatto di nuovo. Il Tempo è ripartito e sei rimasta indietro.

Vaneggi tra la folla, lo sguardo inebetito. Trattieni a stento i pensieri che temi possano tramutarsi in smorfie. Niente deve trapelare all'esterno. Niente. Ma quanto vorresti urlare! Sì, qui. In mezzo alla strada, come faceva lei. Non si può. Non sta bene. Le lacrime? Roba da mammolette. Da deboli. Da perdenti.

In nome di cosa? Di chi? E chi sarebbero i vincitori? Voglio proprio vederli, guardarli dritto in faccia, per sapere di cosa vivono, di cosa gioiscono. E come fanno a non sentirsi persi.














Sei una roccia, ce la farai. Sei forte.

Palle. Sono tutte palle. La verità è che me la faccio sotto dalla paura di non farcela, e che sono davvero stanca di lottare. Per tutto.

Ma che dici? Sei una combattente, tu!

No. Sono solo una che ha imparato a vivere con la guardia sempre alta e non sa più cosa significhi vivere senza le stramaledette zavorre ai piedi.

Ogni tanto la batteria si scarica, il sistema operativo crasha e la macchina smette di avviarsi.

Dove cazzo l'ho messo il disco di ripristino? Niente. Non lo trovo.

KAPUTT.

Il vento mi sospinge, senza una direzione. Elettrodomestici in vetrina. Mi soffermo a guardarli rapita, ma non sono i prodotti la mia calamita.

Una musica lontana vent'anni e poche, semplici parole...
Mi restano attaccate ai capelli mentre mi allontano, e il vento mi sferza le guance, schiaffeggiandole dolcemente.

Ecco, ora ho proprio voglia di piangere.
Ma non si può.
Non sta bene.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: The Promise You Made - Cock Robin

If I laid down my love
To come to your defense

Would you worry for me

With a pain in your chest?

Could I rely on your faith to be strong

To pick me back up and to push me along?


Tell me
You'll be there in my hour of need
You won't turn me away

Help me out of the life I lead

Remember the promise you made

Remember the promise you made


If I gave you my soul
For a piece of your mind

Would you carry me with you

To the far edge of time?


Could you understand
if you found me untrue

Would we become one or divided in two

Please tell me

You'll be there in my hour of need

You won't turn me away

Help me out of the life I lead


Remember the promise you made

Remember the promise you made


Could I rely on your faith to be strong

To pick me back up and to push me along?

Please tell me

You'll be there in my hour of need

You won't turn me away

Help me out of the life I lead


Remember the promise you made

Remember the promise you made

Remember the promise you made

Remember the promise you made

7.12.09

Eva(N)Gelos




Ti penso.
Ma il pensiero resta chiuso.
Scrigni di cartone.

Sedersi sul passato che trabocca.
Scoppia.
Stroppia.

Volute di tentativi.
Tentano di volerti.
Volano per caderti.
Stridono per tenerti.

Liquidi pensieri rotolano a valle.
Scaglie di sale aggrumano alla sorgente dei pensieri tristi.
Ricordo te e parole e sogni e scritti e calci nelle palle.

Boeri.
Da mordere, suggere, ingollare.
Una ciliegia e un goccio d'alcool per dimenticare,
ieri.

Bussi ancora. Apri, senza aspettare.

fa' di me quel che ti pare,
sono stanca di lottare



"[...] Lenina provò di colpo tutte le sensazioni che normalmente si esperimentano al termine d'un trattamento di Surrogato di Passione Violenta: un senso di vuoto spaventoso, una apprensione ansimante, la nausea. Il suo cuore pareva aver cessato di battere. [...]".

A. Huxley, Il Mondo Nuovo.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Eva - Adriano Modica

9.9.09

Double Trouble





Lacerante il vuoto di certe giornate. Quella sensazione come di Tempo che ti scivola sulla pelle, implacabile, e ti mette con le spalle al muro, ti costringe a chiederti che ne è stato della tua vita fino ad ora.

Ho fatto le scelte giuste? Perso qualche treno, lasciato andare qualcuno di prezioso, perso un po' di dignità, amato senza speranza, lottato per cause perse, regalato il mio tempo a chi non ne aveva bisogno, donato un sorriso a uno sconosciuto in cambio di un pezzetto di paradiso?

E poi c'è lo scontro. L'inevitabile confronto con lui. L'Alter Ego. E lì non c'è alias che tenga.
Siete solo tu e lui. Non c'è spazio per gli scontri dialettici, i giochi di parole, gli evitamenti, gli occhi oscurati da un paio di occhiali da sole, l'identità celata dietro un fiume di parole.

Lui sa. Lui ti legge dentro. Sei un libro aperto.
E la cosa ti fa stare male. E ti eccita, anche.
Perché muori dalla voglia di lasciarti esplorare.
Davvero.

Ma l'istinto graffia, scalcia, impreca. Achtung! Qui non si passa!
E allora non resta che prenderti di petto, immobilizzarti le braccia, non lasciarti nemmeno un centimetro di spazio per una fuga all'ultimo secondo.
À bout de souffle.

Respiri affannosamente. Non hai scampo.
Una trappola mortale. Un'esplorazione sottopelle.
Il gusto della vita, un attimo prima della morte.

Ma tu ce l'hai un'Anima?

Certo che ce l'ho, cosa credi?

E allora dimostralo! Scendi dal tuo piedistallo, smetti di trincerarti. Che cazzo hai nella testa?

Mille battiti al secondo. È questo il tempo di morire?
Un fiore strappato alla madre terra, e così privato insieme dell'esistenza e dell'intima sua essenza.

Mi sento mancare, ho la testa leggera. Eppure non riesco a togliermi quel sorriso dalla faccia.
Stroboscopiche luci venute da chissà dove mi picchiettano le palpebre dall'interno. Forse è l'Inferno.

Non me ne andrò finché non avrò ottenuto quello che mi spetta.

Fa' un po' come ti pare. Tanto non ho niente di meglio da fare. E per quanto mi riguarda, potrei anche morire domani.

Sei solo un'illusa. Ti credi tanto forte, tanto impenetrabile. E invece ti si legge dentro. Sei trasparente.
Al limite dell'imbarazzante.


Ridi. Ridi pure. Tanto da qui non mi muovo. Non esisto. Chiudo gli occhi e quando li riaprirò te ne sarai andato. O sarò morta. Che cosa me ne importa.

Il mio Alter Ego è scomparso. Non c'è anima viva nella piazza deserta. Solo un lampione a farmi compagnia. Non si sente nemmeno il suono di qualche motore lontano, neanche uno schiamazzo.

È un attimo. Una forza mai vista mi invade da dentro. Svengo.
Un respiro sconosciuto e la sconvolgente sensazione di aver perso completamente il controllo.

DOVE DIAVOLO SEI, DÈMONE! FATTI VEDERE!

Gli occhi mi si rivoltano all'indietro. L'oscurità lascia il posto a un'ombra grigio fumé dai contorni dorati.
Lui è lì, sulle mie pupille. La sua risata agghiacciante mi gela il sangue e mi paralizza la schiena.

Ora non puoi più distogliere lo sguardo! Sarai costretta a guardarmi per sempre.

Non puoi sfuggire al tuo doppio.
Se vuoi conoscere la verità, cercala negli occhi.


Sountrack: Secret Sequence - Electro Sun

[N.d.B.: Avevo già scelto il titolo del post, prima ancora di aver trovato un brano adatto. Cerco 'psytrance' su YouTube e provo un paio di brani finché non trovo gli Electro Sun. Ascolto il pezzo, poi leggo le informazioni che l'accompagnano... L'album da cui è tratto si intitola Double Trouble. Sorrido. È andata.]

25.5.09

Esorcismi



La realtà è quella cosa che quando smetti di crederci non svanisce.

P. K. DICK

Vuoi o non vuoi, ci sarà sempre sulla terra qualcuno che prima o poi cercherà la catarsi con una canzone come questa.

Dissolversi nell’aere, tornare nei propri ranghi. Riavvolgere il nastro. Resettare il sistema.

Chi fa da sè, fa per trè (con l’accento sulla è).

È incommensurabilmente piacevole sapere di aver sgobbato l’intera estate scorsa a 40 gradi sotto al sole e poi di nuovo al freddo e al gelo praticamente aggràtis, per arricchire una manica di stronzi bastardi figli di puttana rotti-in-@#§*&ç@!

La fregatura era nell'aria, ma riceverne la conferma inappellabile e definitiva è decisamente un altro bel paio di maniche. Rigorosamente cetrioliformi.

Sì, è vero. Sarà anche colpa mia, ché avevo fin troppo bisogno di quei dannati soldi (Beato chi non ne ha. Bisogno. Non soldi).

Orbene, giunti a questo punto, non mi resta altro da fare che vomitare un rantolante quanto sterile sfogo catartico. Dopodiché, si riparte. Le saccocce parecchio più vuote, la lista nera un po' più lunga.

Cara Sfortuna, alla quale innumerevoli menti ben più sagge della mia non credono affatto, questa canzone è tutta per te!

Anzi, vi dirò.... Un po' è anche per me.

Ma, naturalmente, non posso non estendere la mia signorile e raffinata dedica anche a tutti i faccendieri e agli odiosi lacchè. Tiè!

Soundtrack: Quel Che Accade - Cappello A Cilindro

21.5.09

R-E-C-K-L-E-S-S




R-E-C-K-L-E-S-S.

Sono giorni che dal nulla mi viene alla mente questa parola. Più e più volte nell'arco della giornata. Così tante, che non riesco nemmeno più a contarle.
Che diavolo vuol dire? Non riesco proprio a ricordarlo, sempre ammesso che l'abbia mai saputo.
Mi riprometto di cercare il significato sul dizionario di inglese, ma la pigrizia come al solito prende il sopravvento e così la mia piccola ricerca passa in cavalleria.

Mi sento spossata come non mai. Sarà che sono diverse notti che qualcosa continua a tenermi sveglia, nonostante la stanchezza. Ci dev'essere un'interferenza, come quelle che si potevano captare senza preavviso con il baldacchino o il walkie talkie negli anni '80.
Era così eccitante accendere quell'antenato un po' sfigato dei telefonini odierni e mettersi in ascolto, in attesa di un segnale. Uno qualsiasi.
Spesso si poteva solo ascoltare, senza poter comunicare con l'altra persona. A volte, però, si captavano anche frammenti di conversazioni che sarebbe stato meglio non sentire. Ma una volta divenuti silenti ascoltatori di passaggio che nessuno aveva invitato, era difficile resistere, spegnere l'apparecchio e farsi i fatti propri.

Certe notti è un po' così. È come se la mente recasse dentro di sé un'antenna che si è incautamente dimenticata accesa. Capita allora che entrino segnali non richiesti, misteriose interferenze. Messaggi che con tutta probabilità non erano affatto indirizzati a noi, ma che ci arrivano come se lo fossero. Con tutti i crismi ed una forza dirompente.
Il loro ego smisurato ci schiaccia, ci opprime, ci mette con le spalle al muro.
Non ci fa respirare.

Vorremmo spegnere la dannata antenna, ignorare il loop discontinuo, incoerente e ipnotico che ci destabilizza, impedendoci di (ri)trovare il sonno perduto.
Niente. Non si può fare.
Il sonno, desiderato, anelato, vagheggiato, è ormai una chimera.

Solita routine. Bagno, specchio, autoflagellazione. Ritorno a letto.

Quand'eccola che ritorna... La stessa parola.

R-E-C-K-L-E-S-S.

Ancora! Che diavolo vuoi dirmi, Inconscio maledetto?

R-E-C-K-L-E-S-S!

Ok, ok! Ho capito!

Mi precipito giù dalla branda, allungo il braccio ad arraffare il vecchio dizionario delle superiori e sfoglio prima febbrilmente, poi con sempre più timore, le pagine polverose, testimoni di una lunga inattività.
Una dopo l'altra si susseguono le parole...

Sledgehammer, record-breaker... RECKLESS. Eccola, finalmente.

Lentamente, come per dilatare fino all'ultimo la rivelazione finale, scorro con gli occhi, una dopo l'altra, le lettere che compongono la definizione:

adj. (gen) imprudente
(stronger) incosciente
(driver, driving) spericolato

Non posso fare a meno di trasalire. Incosciente è forse l'aggettivo con cui più mi sono descritta negli ultimi tempi.
Nella vita di tutti giorni non è un aggettivo che mi si addica granché, eccezion fatta per le decisioni prese in ambito lavorativo nell'ultimo anno e mezzo.
Ma nello scrivere! Se c'è qualcosa che ritengo a buon diritto di poter definire INCOSCIENTE è proprio la mia scrittura.
A suo modo, lo è stata anche la lettura. Anzi, sono sicura di poter dire che è proprio da lì che tutto è cominciato.

Incauta Gretel, imitando Hans che ritenevi tanto più saggio di te, hai finito per raccogliere le molliche sbagliate e sei caduta in un tranello, del tutto autoindotto.
Adesso non sai più come uscire dal labirinto di specchi, ché, si sa, i labirinti non hanno chiave. Men che meno quelli di specchi.

Chi potrà mai liberarti?
Gli incauti che ci hanno provato, non per salvarti ma per mero egoismo e per un'irresistibile brama di soddisfare una curiosità morbosa, nel prendere a pugni la superficie di vetro non hanno fatto altro che regalarti le "gioie" dei frammenti aguzzi conficcati nella carne.

Non ci sono fili d'Arianna, qui. E nemmeno Bianconigli.
C'è solo un Cappellaio Matto, che non sa nemmeno lui quello che vuole.

Soundtrack: Reckless - Crystal Castles