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7.10.10

Ciao, cowboy!



E' strano pensare che tu non ci sia più...
ieri, quando te ne sei andato, c'era il sole e nel cielo non c'erano nuvole, solo un vento leggero...
fino all'ultimo non hai voluto essere di peso...
fino all'ultimo hai scherzato, sorriso, ricambiato con sguardi e gesti il nostro amore...
e sempre più mi accorgo di quanto ti somiglio, nel mio voler sempre fare la dura, nei silenzi in cui a volte ri(n)chiudo il mio dolore...

La tua "fillolla", Stefania.

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Soundtrack: Tom Dooley - The Kingston Trio




(Intro) Throughout history
There've been many songs written about the eternal triangle
This next one tells the story of a Mr Grayson, a beautiful woman
And a condemned man named Tom Dooley...
When the sun rises tomorrow, Tom Dooley... must hang...
[Hang down your head, Tom Dooley
Hang down your head and cry
Hang down your head, Tom Dooley
Poor boy, you're bound to die]
I met her on the mountain
There I took her life
Met her on the mountain
Stabbed her with my knife
[Chorus]
This time tomorrow
Reckon where I'll be
Hadn't a-been for Grayson
I'd a-been in Tennessee
[Chorus]
This time tomorrow
Reckon where I'll be
Down in some lonesome valley
Hangin' from a white oak tree
[ending chorus]

23.9.10

La Scala Per Il Paradiso






...e nel calore di certi lunghi, interminabili abbracci...
dimenticare l'anaffettività del mondo e smettere, per un istante,
di essere soltanto monadi, in orbita nel vuoto.


Varcare un limite, ritrovarsi al di là di noi stessi, di ciò che siamo e che siamo stati, senza più riuscire a vedere come saremo. Non sapere più chiedere aiuto, non essere capaci di affidarsi, perché "sicuri" che, nel momento stesso in cui avremo più bisogno, ci lasceranno soli. E quando dico soli, parlo delle maledette monadi che siamo in questa società che ci costringe a correre e a rincorrerci dietro i mille, inevitabili impegni necessari per sopravvivere, noi che ci siamo dimenticati cosa sia Vivere.

Vivere davvero, respirare l'odore del mare e farlo entrare in profondità, perdersi nelle innumerevoli variazioni aeree di una nuvola, rintracciare nel sole riflesso sull'acqua al tramonto la propria stairway to heaven in un mistico connubio tra il nostro nucleo cangiante e l'universo che si apre davanti a noi, senza che ne riusciamo mai a scorgere l'entrata. Ci scuote dal torpore soltanto il balenare dell'ultimo spicchio di sole prima che s'inabissi in mare: l'entrata si sta ormai richiudendo e ancora una volta l'abbiamo capito troppo tardi.

L'aria che fende il mio involucro fatto di carne, lacrime e sangue mi accompagna in questa nostalgica passeggiata rivolta al presente. Per un attimo mi sono sentita sospesa in questo vortice che non ho mai chiesto, per un lungo, interminabile istante un black out mi ha annebbiato completamente a me stessa. La scena di un film toccante e profondo mi ha ricordato quanto sia labile il confine tra l'autodistruzione e la resistenza, quanto sia umanamente difficile sostenere pesi di siffatta portata.

Una carrellata di tipi umani mi viene incontro, senza guardarli ne percepisco l'aura mentre siedono ignari sulle loro panchine, gustando un frozen yoghurt, scambiandosi effusioni, guardando l'aria davanti a sé finché uno di loro, la voce impastata e l'aria assente mi chiede da accendere. "Non fumo, mi spiace", e sorrido. Sì, a lui riesco a sorridere, povero outsider che non è altro. Forse perché per altri versi sono un'outsider io stessa e non me ne vanto.

Un fremito di immenso mi ricorda quanto è difficile viversi, senza aggrapparsi. E quanto sia difficile per gli altri non sentirsi inadeguati davanti a un dolore troppo grande, tanto da lasciarli privi di parole, al punto da restarsene in disparte, a volte per disagio, altre per discrezione. Quante volte mi sono sentita io stessa così. Come vorrei gridar loro che non fa niente, che non mi importa delle parole, che non voglio soluzioni, perché so che non ce ne sono. Che mi basta percepire un po' del loro calore, sapere che il loro affetto per me non cambia, anche quando mi sento un peso, per me e per il resto del mondo. Che io sono lì, dentro di loro anche quando mi sento persa e non riesco più a ritrovarmi. Dio come vorrei perdermi dentro un abbraccio infinito...

Qualche giorno fa, mi sono ritrovata a scoppiare in lacrime davanti a una quasi sconosciuta, che a dispetto del suo diktat professionale non ha esitato ad avvicinarsi a me e ad accarezzarmi il braccio. Senza più riuscire a guardarla, nel tentativo di esternare ciò che sento in questo nuovo periodo di buio, ho sentito me stessa dire: "è come se avessi delle scaglie di vetro conficcate nella pelle." E vi assicuro che non c'è niente che possa sconfiggere questo senso di gelo meglio di un abbraccio, dello sguardo sincero di una persona preziosa, di una frase imperfetta, anche smozzicata, detta col cuore e che ti ricorda che esisti anche tu, che la tua vita vale ancora qualcosa, che meriti la tua fetta di felicità anche se hai sempre vissuto solo per gli altri, o quasi. Sapendo bene che non è stata una tua scelta.

La morte, chissà perché, ammutolisce. Non è difficile intuirne le ragioni, ma come ho scritto ultimamente, non ho paura tanto della morte quanto del tempo sprecato che la precede. E mi sono ricordata ancora una volta quanto mi manchi una passeggiata silenziosa da fare da soli o in due, un discorso profondo sull'esistenza e i suoi misteri e tutto ciò che va oltre la superficie sterile delle cose e del possedere. Ma non si può, se non in rari momenti fortunati. Ognuno ha la sua vita, e gli incastri diventano via via più difficili.

Guardarsi dentro per davvero, per la prima volta, e scoprire ciò che sapevamo già ma con quella dirompenza inedita che lascia atterriti davanti alle proprie mancanze, è come togliersi di colpo le lenti colorate con cui per anni abbiamo osservato la realtà. La nostra e quella dell'albero che ci ha generati. L'effetto che ne segue è devastante. Di colpo ci rivediamo fallibili e inadeguati nei gesti che fino a un momento fa avevamo sempre compiuto, magari con una punta di disagio, ma senza vederne le cause così chiaramente. Ogni pseudo fallimento nell'interazione con l'esterno si aggancia al nostro senso di colpa, al nostro senso di inadeguatezza, in ultima analisi allo schema distorto con cui il nostro carattere si è forgiato negli anni per adattarsi a un ambiente difficile, che ci ha resi satelliti di pianeti inadeguati. Ah, si potesse essere situazionisti dell'anima! Riuscire a realizzare il proprio détournement interiore... e utilizzare pezzi di noi in chiave diversa, smontando e riadattando gli atomi della nostra personalità per costruirne una migliore, anziché semplicemente limitarci a distruggere.

C'è un tempo per ogni cosa e, come ho spiegato a una persona preziosa, cadere in mille pezzi è qualcosa che non ci si può permettere in qualunque momento. Essere esposti al mondo nella propria fragile e dirompente nudità senza aver avuto il tempo di rigenerarci in un necessario, protettivo isolamento, è molto pericoloso. In gioco c'è la Vita.

Ce la metterò tutta, ma le corde, dopo un lungo e ostinato tirare, alla fine si spezzano. E non è proprio il caso di dare la colpa alla corda. Non facciamole anche questo torto.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Immagine: Galaxy Merge

Soundtrack: Miss You - Trentemoller


10.9.10

Compromise





Dormono. Lievemente assopite.
Ristagnano. Blandamente cresciute.
Gorgogliano. Di orgoglio blindate.

Adoro il lieve sentire dell'occhio che vigila il sonno dei giusti,
ascolto il soave fluire di un ricordo sotteso, atteso, sospeso

Piango, e nel mentre ritrovo l'Amore, quell'intima unione che ci fece Luce

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Immagine: Age Of Enlightment - Gilad Benari

Soundtrack: Live With Me - Massive Attack (alla radio, mentre scrivevo...)


17.6.10

Florilegio





Vederti oggi, non me l'aspettavo.
Me lo sentivo.

Tre, come sempre, il numero.
Tre, come gli anni passati dall'ultima volta che ho Sognato, con i piedi ben piantati a terra.
Tre, numero potente, amuleto, sommo Amore.
Tre, tre e ancora tre.

Scendiamo negli abissi. Il colore predominante: Nero. Stavolta non fa paura. Un clic e diventa lanterna, la magia si dipana davanti a quattro paia di occhi. Assaporo l'Anima con una nuova consapevolezza.

Ho accettato.
Ho perdonato.
Forse anche me stessa.

Quasi.

Sono a un passo.
Un passo lungo una manciata o due di chilometri.

Forse.

Meglio non farsi illusioni.
Meglio giocare di sponda.
Fare tattica, più che strategia.

Questo offre la casa, e questo ci giochiamo al meglio. Sì, posso farcela. Sono pronta al peggio. Affronto la tempesta con la mia barchetta di carta, ma venderò cara la mia pellaccia. D'altronde, non sarebbe certo la prima volta.

Ti voglio bene, mamma. Ti voglio bene, papà.
Devo anche a voi ciò che sono oggi. Nel Bene e nel Male.
Che banalità, non è vero? Eppure noi sappiamo quanto, per noi, tutto questo non sia affatto scontato.




Ho i fiori ai piedi,
un Fiore al mio fianco
e un fiore nell'anima,
pronto a sbocciare.

Quale sortilegio, se fosse florilegio?
Il Nulla, sì, sarebbe un sacrilegio!

Brivido caldo,
lievemente snaturato
da tutte le chance
che non ti sei mai dato.

Siede un posto più in là
il mèntore senza tempo:
noi due sappiamo bene
che al Destino
non c'è scampo...

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: One Love - Playing For Change - Song Around The World

30.4.10

Brothers & Sisters




...e per miracolo cammino, mi reggo ancora in piedi, agile burattino sorretto da invisibili fili, da chissà quale invisibile mano. E la testa è stranamente leggera, in assurdo contrasto col peso che ho sul cuore. Scrollo le spalle, come se bastasse questo a liberarmi dal fardello. Ho l'aria apparentemente distratta. Vanesia. E invece sento tutto. E mi stringo in questo buffo personaggio, metà piombo, metà palloncino. Un sottile filo li divide l'uno dall'altro. Ma non si può tagliare, sarebbe troppo facile, altrimenti, volare!

Ovunque vada c'è un'anziana signora che chiede il mio aiuto, chissà perché. L'aria calda preannuncia un'estate torrida e poco prima di rientrare a casa mi assale un pensiero: è già passato quasi un anno! Com'è possibile? Nel pieno del mio dolore, nel buio di sconvolgenti pensieri raggelanti, ti ho pensato. Come se, invisibile, fossi accanto a me, ad assorbire con la tua inconsistente nuova essenza un po' delle mie silenziose lacrime, invisibili al di là di certe pareti. Pensiero sciocco, forse, quasi da fuori di testa. Non mi importa. Io, quel giorno, il tuo braccio attorno al mio l'ho sentito, l'ho sentito davvero. Mentre tua moglie soffriva, tu hai chiesto aiuto a me. Poi sono arrivati i tuoi, e ti ho lasciato andare. Ma per tutto il tempo dell'attesa, io sono stata un po' loro, per te.

Per scacciare via i brutti pensieri, inciampo per curiosità in istantanee che non mi appartengono. Mi piace guardare le foto. Anche quelle di perfetti sconosciuti. Adoro guardare la Vita che vi si sprigiona in barba alla caducità del tempo. Adoro scrutare sorrisi, ombre, abbracci, sentieri appena tracciati, percorsi, abbandonati. Persone che sono partite, persone che sono restate. E poi vi vedo. Siete in tre. Quasi sempre abbracciati. Uniti. I vostri volti, le vostre mani, le vostre braccia, i vostri occhi trasudano amore. Fraterno. Siete una Famiglia. Senza chiedere il permesso, le lacrime scendono. Copiose.

Un giorno, se Dio vorrà, avrò la mia Famiglia. E voglio che ci sia sempre Amore.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Just Like A Woman - Bob Dylan




Nobody feels any pain
Tonight as I stand inside the rain
Ev'rybody knows
That Baby's got new clothes
But lately I see her ribbons and her bows
Have fallen from her curls.
She takes just like a woman, yes, she does
She makes love just like a woman, yes, she does
And she aches just like a woman
But she breaks just like a little girl.

Queen Mary, she's my friend
Yes, I believe I'll go see her again
Nobody has to guess
That Baby can't be blessed
Till she sees finally that she's like all the rest
With her fog, her amphetamine and her pearls.
She takes just like a woman, yes, she does
She makes love just like a woman, yes, she does
And she aches just like a woman
But she breaks just like a little girl.

It was raining from the first
And I was dying there of thirst
So I came in here
And your long-time curse hurts
But what's worse
Is this pain in here
I can't stay in here
Ain't it clear that--

I just can't fit
Yes, I believe it's time for us to quit
When we meet again
Introduced as friends
Please don't let on that you knew me when
I was hungry and it was your world.
Ah, you fake just like a woman, yes, you do
You make love just like a woman, yes, you do
Then you ache just like a woman
But you break just like a little girl.

6.4.10

Arrocco, O Scacco Matto?



arroccare 1 (v. v. tr.) 1 Nel gioco degli scacchi procedere a un arrocco. 2 Muovere le truppe lungo le linee interne al fronte. 3 Mettere al riparo, al sicuro.

È di nuovo buio. Strada sbarrata. Isolamento. Disperazione.
E non so più dove andare a parare.
Chiedi aiuto, no? Impara a parlare, a spiegare, a esternare!
Già, ma a chi? Vedi nessuno?
Qualcuno ci sarà, che può darti una mano. Una soluzione si trova sempre.
Si vede che non sei mai stato nei miei panni.
Ecco. Lo vedi come sei? Stai di nuovo facendo la vittima.
E tu stai di nuovo puntando il dito.
Touché.
Se iniziassi a fare l'elenco completo di tutto ciò che mi è capitato e continua a verificarsi nella mia vita, ti deprimeresti e finiresti per compatirmi. E non sapresti come aiutarmi.
Lasciami almeno la libertà di ascoltarti, prima di scrivere tu il copione della mia reazione!
A che pro? Per leggere nei tuoi occhi che avevo ragione? Tutto è già successo e non fa che ripetersi.
Si vede che non hai ancora imparato la lezione.
Lo sapevo. Anche tu pensi che sia colpa mia. Lo credo anch'io, sai? Me ne convinco sempre di più, ogni giorno della mia vita. Sono arrivata persino a pensare di farla finita.
Ottimo! I miei complimenti. Il miglior modo per risolvere un problema.
Ho persino bestemmiato, se è per questo. E no, non ne provo dolore, per citare un vero Signore!
Adesso ti metti anche a citare? Scendi dal piedistallo. Tu non sei lui, tanto per cominciare.
Ehi, tante grazie per avermelo ricordato. Se non ci fossi tu, il mio stupido cervello non ci sarebbe mai arrivato.
Ridi, ridi, so benissimo che pensi che sia meglio ridere per non piangere, invece di agire nel concreto per evitare di soccombere al dolore.
Mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa! Lo vedi che in passato, dalla messa qualcosa ho imparato? Figurati che da anni contrasto inutilmente chi mi dice che pregare è l'unico modo per risolvere i problemi della gente!
Senti, piuttosto... adesso cosa pensi di fare?
Giuro che non lo so, tanto per cambiare...


Aiuto.

Ho sognato la tua voce flebile pronunciare queste sillabe, in un impercettibile canto straziato. Sgraziato.

Aiuto.

Già, ma a chi?

Aiuto.

Mi guardo intorno e vedo solo il vuoto.


Solo la forza degli abbracci.
Non chiedo altro.

Il tempo fugge via e ci trascina lontano...
Ma perché non prende anche me?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Cosmic Dancer - T-Rex



5.4.10

Buona Vita!



Soffia inesorabile, il vento del tempo. È un buco nero ad attrarmi. Beffardamente accogliente. Riesco a sentirmi scivolare. So di non poterlo fermare.
Ricordi quel fiore? Ricordi quel fiume? E quella foto rubata, che ti aveva fatto arrabbiare?
Ricordi le mani strette, i sorrisi, le figure da cercare tra le nuvole, la pelle bianca da proteggere e amare, e quella pioggia torrenziale, che ci aveva costretti a scappare nel momento migliore di un'estate sul mare?
Chissà se ricordi ancora gli occhi sognanti, i capelli che non smettevi di pettinare, le mani tremanti, le fughe e i nascondigli, le storie da raccontare... il tempo, che avremmo voluto dilatare.

Distanti ora, tu ed io, una barriera inevitabile. La Vita.

Mi perdo nel ricordo di un affetto unicamente puro. Incondizionato.
So che non tornerà più. So che purtroppo è cambiato.
Non sarà necessariamente peggiore, solo diverso. Eppure sento che qualcosa si è perso.
La magia dell'innocenza, quello spontaneo avvicinarsi, senza coscienza.

Mi manchi. E continuo a cercarti, nel fondo dei miei occhi ormai stanchi.

Buona vita, prezioso tesoro di un passato che non tornerà.
Buona fortuna!


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: The Night Sky (Sleeping Silently) - Mostly Autumn

27.3.10

Shadow





Condensare in un tripudio di suoni e armonie, in un dilaniante ed eterno vocalizzo, tutto l'amore e l'odio, tutto il dolore, in quell'estremo bisogno di perdonarti per un male di cui non hai colpe e che ti rende, giorno dopo giorno, sempre più estranea ai miei occhi.

Mi hai donato la Vita ed io vorrei tanto potertela restituire, in luogo di questa Non Vita che si è impadronita della tua mente. Non posso e non potrò mai farci niente. Chiedo solo l'unica evoluzione possibile, che ha il suo apice nel perdono.

In un lungo impossibile abbraccio, ritrovare quel calore perduto, quel sorriso scevro di dèmoni ed ombre, quello sguardo in cui perdermi e finalmente ritrovare la fiducia in me stessa e nel mondo.

Perdonami, se non voglio più essere la tua ombra.
Perdonami, se non riesco più ad amarti come vorrei.

In questa primavera dell'Anima, spero di essere all'altezza di tutta la meraviglia che mi viene incontro, spero di meritare lo splendore del Mare.

Spero, un giorno, di ritrovare un Senso a questo mio singhiozzare...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Sanvean (I Am Your Shadow) - Lisa Gerrard

10.3.10

Il Male Minore





Adulta ormai da un pezzo, con rigurgiti infantili che mi fanno ribrezzo, a distanza di cinque anni riscopro il tuo tradimento con disprezzo. Non eravamo una squadra, come hai potuto farmi questo? Sono passati anni, indomitamente frenetici, fintamente innocui, ma è oggi che non riesco a perdonarti. Non posso più guardarti, senza pensare che tra me e lei scegliesti lei.

E sembri non accorgerti neanche del gravoso dolore che mi hai scaricato sulle spalle. L'ho accettato volentieri, scegliendo il male minore, ma non riesco più a ignorare il mio bisogno di calore! Il quieto vivere ti è sembrata la scelta migliore, ma non so più quanto ancora potrò resistere nel suo irrazionale bagliore.

Ovunque spuntano foto di facce che considero ormai morte. Quegli amabili resti, che vuoi costringermi a vedere. Il dolore si acuisce, e a te non sembra importare. Del resto, come potresti capire? Per te è solo un altro modo per non morire. Ti sembra così di rinvigorire una famiglia che non è mai esistita, se non nel breve lampo di una fugace illusione, che sapeva d'estate e feste comandate, che raramente hanno visto riunite certe grandi tavolate.



Non importa. Il futuro non è ancora ipotecato. Ma la macchia di petrolio si allarga, intenzionata a compromettere l'intero ecosistema.

Una parte di me continua a ripetere: Perdonali, che colpa ne hanno?
L'altra esplode, in un pianto dirotto: A me nessuno pensa?

In mezzo, la me di tutti i giorni, colei che deve pensare alla propria indipendenza. Psicologica, prima ancora che economica. Consapevole che ciascuna è legata a doppio filo con l'altra.

Ma qualcosa dentro di me ormai si è spezzato, e so che è per sempre. Non riesco più a scindere l'affetto per le persone che ho conosciuto nel loro lato migliore e peggiore, dal tradimento di una fiducia che non avrei mai voluto perdere.

Il perdono, dicono, è l'arma più potente. Già, ma che fare quando non si riesce più nemmeno a perdonare se stessi?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Ripples - Genesis (neanche a farlo apposta, il brano è del 1977...)

Bluegirls come in every size
Some are wise and some otherwise,
They got pretty blue eyes.
For an hour a man may change
For an hour her face looks strange -
Looks strange, looks strange.

Marching to the promised land
Where the honey flows and takes you by the hand,
Pulls you down on your knees,
While you're down a pool appears.
The face in the water looks up,
And she shakes her head as if to say
That it's the last time you'll look like today.

Sail away, away
Ripples never come back.
Gone to the other side.
Sail away, away.

The face that launched a thousand ships
Is sinking fast, that happens you know,
The water gets below.
Seems not very long ago
Lovelier she was than any that i know.

Angels never know it's time
To close the book and gracefully decline,
The song has found a tale.
My, what a jealous pool is she.
The face in the water looks up
She shakes her head as if to say
That the bluegirls have all gone away.

Sail away, away
Ripples never come back.
They've gone to the other side.
Look into the pool,
Ripples never come back,
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
Oh, they've gone to the other side...

Sail away, away
Ripples never come back.
Gone to the other side.
Look into the pool,
The ripples never come back, come back,
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
They've gone to the other side
Ripples never come back
Sail away, away...

20.2.10

Senza Origine, Persa In Una Vertigine...




In cerca di un'ispirazione che potesse raccontarmi chi ero, ho finito per perdermi nei ritmi di un'artista scomparsa, nei suoni di una melodia già sentita, nel canto di una voce che vorrei fosse la mia.

Nel cercare un'immagine di me, la migliore che mi abbiano mai scattato, sono inciampata in vecchie foto di famiglia, in vecchie foto di me. Inutile dirlo, la foto "migliore" non l'ho più trovata. E non è un caso. In fondo era solo una finzione, frutto dell'idea di un'amica che, per un pomeriggio, aveva voluto truccarmi, vestirmi e pettinarmi per poi scattarmi delle foto che avrebbero dovuto lasciar risaltare qualcosa che, a ben guardarlo, mi piaceva da morire e al contempo mi faceva sentire estranea a me stessa.

Ho ritrovato foto belle e meno belle, e anche le peggiori, quelle di cui mi vergogno, quelle che non mi rendono giustizia. Qual è la me che voglio? Quella che si dibatte tra il migliore o il peggiore, nell'istantanea imprendibile di un attimo che non c'è? Quella che non esiste e forse non è mai esistita? Quella muta, immobile e silenziosa di certe strane solitudini dell'anima, o quella sorridente, gioiosa e piena di vita che scaturisce da certe miracolose collisioni?

La foto di famiglia, l'unica davvero al completo, va ormai dissolvendosi nell'acido dei problemi irrisolti cui non posso più porre rimedio. L'immagine di mia madre mi colpisce forte dentro. Io che mi arrampico sul suo corpo, lei che mi avvolge in un abbraccio protettivo, lo sguardo dolce rivolto all'obiettivo.

Dove sei finita? Perchè mi fa ancora così male? Perché non riesco ad accettare il cambiamento?

Ah, si potesse vivere danzando solamente, sciogliendo ogni laccio col passato senza per questo perderne il concime...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Senza Origine - Valentina Giovagnini

Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che terra non è
Prendimi così stringimi a te
Gira intorno a me canta con me
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Senza origine
da strade e vie tornano in me
le false lacrime dei re
solitudine
che inganno sei che inganno sei
nei giorni miei
Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che terra non è
Prendimi così stringimi a te
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che alba non è
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Senza origine
tra uomini e no
scivolerò ancora in un deserto al neon
per non essere
straniera mai nemica mai negli occhi tuoi
Piramidi che girano in un gioco di luce
non fermarti mai
in questo rito che tempo non ha

25.12.09

Ipo-Crisi-A





Un altro. Cadiamo così, come le mosche.
- A che ora è il funerale? - Alle dieci.
Sveglia alle 6. Io e il babbo. Si torna al paesello.
La mattina della vigilia di Natale.

Tira vento, ma non fa più un freddo becco. E c'è persino il sole.
Il prete fuori dal comune e la sua omelia. Mi sei piaciuto, anche stavolta. Anche se sei strambo forte.

Si cammina tutti lemme lemme, a messa finita, dietro il carro funebre. E penso menomale. Ora hai smesso di soffrire. Povera zia, che te ne sei andata un fracco d'anni fa, quando morì tuo marito. Che la tramontana mica t'ha fatto onore, e invece di portarti via con lui ti ha regalato nove anni di passione, perdita di lume e smalto, e progressiva regressione. Fino al deterioramento delle ultime settimane. Se l'aveste vista, non l'avreste nemmeno riconosciuta.
Povera F. Si può amare una persona fino al punto da cessare di esistere, in barba al corpo terreno che continua la sua ipocrita e vuota esistenza, nonostante la mente se ne sia andata a ramengo da tempo? Se penso a come stasera ti sei preso cura di me, angelo mio, come nemmeno io sono in grado di fare, e a quanto ti amo, non stento a crederlo. Ma piuttosto un colpo in testa, che finire così, lentamente, nella sofferenza mia e altrui. Povera, piccola F. Ottantatre anni in un corpo di bambina. E ora eccoti lì, accanto a lui, mentre murano il tuo mucchietto d'ossa accanto alle sue. Sotto c'è mia nonna. Ho fatto appena in tempo a conoscerti, 28 anni e 9 mesi fa, e a piangere dallo spavento davanti al tuo aspetto austero e quell'orrido cappello.

La cappelletta di famiglia cade a pezzi. I cugini rimasti discutono sul da farsi, eccetto mio padre che, da buon orso, spesso se ne resta un po' in disparte, anche coi pensieri. Sarà, ma a me, quando sarò morta, non m'importerà una sega, come dicono da queste parti. Ho sempre pensato di farmi cremare e far spargere le mie ceneri in mare. Ma ho scoperto che è vietato. Pensa te! Son capaci di romperti i coglioni anche da morto, come direbbe praticamente due terzi della mia famiglia di toscanacci. La parolaccia, che mia madre odia tanto. È volgare.
Sarà. Per me sono molto più volgari certi comportamenti ipocriti. Come il mio oggi, per esempio. Tentare di spiegare a tutti perché anche stavolta non c'eri. E lo sai mà? Mi sono proprio rotta i coglioni. E anche se è Natale e ce l'ho messa tutta per coprirti, per difenderti, anche da lui che ti usa come foglia di fico per le sue mancanze - me l'ha ordinato il capo, il generale ha detto così, et cetera et cetera et cetera - anche se è Natale e bisogna essere tutti più buoni, io penso di esserlo anche troppo, e non per mia scelta. E anche se sto in riserva, mi son messa a fare l'eroina. Finché a tavola, davanti all'ennesimo io non bevo, sono crollata. Che stronza. Dovevo immaginarlo, non sono di pietra! E certe volte devo dire no. Ma non perché sono stronza. Perché non sono come gli altri. Ho l'energia contata. E non posso permettermi il lusso di esaurirla.

Mi spiace nonna, per aver rotto quel bicchiere. Credo fosse tuo. Lo so che non puoi rispondermi, e allora? Scusa posso dirlo, almeno? Scusa un corno. Ha resistito per 29 anni, quel bicchiere. Eh, lo so. Anche io. Ecco, allora vedi di starci più attenta, la prossima volta. Che i bicchieri rotti si buttano, ma anche i cristiani. Già.

Quante cose che non puoi dire. A che servirebbe? Tanto non capirebbero. E altre, semplicemente, non le puoi dire per puro istinto di sopravvivenza. Eppure non è stato così male, oggi. La piccola M., per esempio. Non te lo saresti mai immaginato tuo cugino S. andare così in brodo di giuggiole. Hai visto che capolavoro? Eh, già, cuginastro che non sei altro. E lei sembra essere nata per fare la mamma. Semplicemente perfetta. Nonostante sia più giovane di me.

E poi il pranzo della vigilia, e zia A. che prende sottobraccio zia F., quando fino a poco tempo fa nemmeno si salutavano. E la tua foto, cugino C., mentre imbracci la chitarra, il sorriso felice di chi vuole essere ricordato così. Lo sai? Ero riuscita a non piangere oggi, finché non ho varcato la soglia della tua cappelletta. La chitarrina in miniatura e la targhetta degli amici che sentono il vuoto immenso che hai lasciato. Lo vuoi anche tu il ricordino di C.? Accidenti se lo voglio. Come vorrei averlo potuto sentire cantare e suonare almeno una volta. Mannaggia alle distanze. Zia cara, spero proprio che oggi non resti sola a casa. Continui a ripetere e a rivivere milioni di volte la stessa scena. La morte improvvisa del tuo unico figlio. L'altra zia F. aveva cominciato così, quando morì suo marito. Speriamo tu non faccia altrettanto.

Sono le quattro, più o meno. Piove e ci aspettano almeno due ore di macchina. E la mamma ci aspetta per il cenone. La tua vecchia autoradio a cassetta. Fortuna che qualcuno si è ricordato che avevamo l'adattatore. Collego il lettore mp3 ed è fatta. Lo shuffle regala a questa desolata campagna dal sapore autunnale un'aura di mistero e fragilità. Calcolo i tempi. All'imbocco dell'autostrada farò partire la mia ultima creatura. Così puoi sentire cosa combina tua figlia al computer, oltre a tutto il resto. E magari entriamo pure nel clima che una sera come questa dovrebbe possedere. È o non è quasi Natale?

Pochi istanti e l'auto si trasforma in un carillon. Sorrido, non ci posso credere! Fa tutto un altro effetto sentirla qui. Ti piace. Rientriamo a casa e sono felice. Resisto persino al fuoco di fila delle sue domande, al lavoro perso, ai casini lasciati ad accumulare per poter essere presente oggi, lì dove credevo di dover essere, anche se ora, onestamente, non lo so più.
E poi le mie crisi e quella musica ripetuta a loop. E le mie cuffie nuove di pacca... i bassi come non li avevo mai sentiti, non certo con le mie vecchie cuffiette di skype! Sorrido come un'ebete e penso a quanto ti amo! E poi l'altra sorpresona... Ma come ti vengono? Mi risparo per l'ultima volta la playlist self made. Non tutto è perduto. Nemmeno il foglietto con la tua poesia, Don Roberto. Che più che un prete mi sembri uno scrittore mancato, scusa l'insulto. Ma sai, tra "colleghi" ci si riconosce. E anche tra "pazzi".

A buon rendere...


Buon Natale......!

Tutti gli uomini hanno bisogno di tenerezza,
ma sono piuttosto restii a riconoscerlo.
Recitano la parte delle persone adulte
che si controllano.
Eppure è così chiaro che in ogni cuore
si nasconde quel bambino che eravamo e che non
è mai cresciuto.
Il bisogno di tenerezza è rimasto là...
come un fiore bisognoso di acqua.
Non avere vergogna di Dio.
Non temere di chiedergli di avvolgerti
nella sua infinita tenerezza.

Lascia che Dio ti prenda in braccio.

Lascia che Maria lo deponga
nella culla del tuo cuore.

Lascia che il Natale ti avvolga
nel suo mistero.

Lascia che il tuo cuore
diventi un cuore nuovo.

BUON NATALE A TUTTI!!!!!!!

Don Roberto.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Just A Sad XMas - Soul Duo

6.11.09

Bring Love To All My Sisters





...ed ecco che la Musica mi viene incontro sincronicisticamente ancora una volta, nelle vesti dei Porcupine Tree e del loro nuovo album, con un pezzo che non conoscevo ancora. Non prima del loro live di ieri sera.
Perché a me piace andare vergine ai concerti. Farmi trasportare dalle emozioni del momento. Lasciarmi penetrare da un giro di basso, dai colpi sul rullante, dalla sferzata di una sei corde, dal quasi silenzio che precede una voce che regala pezzi di anima dall'ennesimo palco. L'onda sonora mi entra dalle scarpe, mi scorre nelle gambe poi sale su, fino al ventre. Me lo rimesta a dovere e poi risale verso l'alto, fino al cuore. La testa no, lei si fa leggera, quando non è scossa dalle potenti scariche del batterista.

I Porcupine Tree li ho conosciuti così, qualche anno fa. Non avevo ascoltato che pochi loro brani prima di godermeli dal vivo. Non sono molto metodica nell'ascolto, non seguo cronologicamente il percorso di una band o la successione gerarchica delle tracce all'interno di un album, né ho conoscenze tecniche su come si articoli musicalmente un pezzo, anche se mi piacerebbe. Ma per sapere se un pezzo vale, almeno per me, lascio semplicemente che sia il mio corpo a parlare. Se vibra, è andata. Mi ha conquistata.

Se guardo indietro, a questi ultimi mesi, mi rendo conto di aver cominciato a superare a fatica molti miei lati oscuri, di aver preso finalmente consapevolezza di chi voglio tenere nella mia vita e di chi, invece, voglio lasciar andare. Non è un segreto che soffra molto a causa di una famiglia disunita, disgregata, lontana. E allora, in una serata di fuga adrenalinica come questa, resto inebetita ancora una volta nello scoprire, in un brano mai sentito prima, frasi che sembrano parlare direttamente a me...

If you wanna stay Always here All these years A last frontier

It’s no concern of theirs The world outside Corrupts my child So trust these eyes

Faith is in your soul Within these walls Hormones stall Dogs will crawl


The vices and the doubts We resist All this shit So kneel submit

Free love Free love Bring love to all my sisters

Breathe out Blind house You don’t need to know their secrets Believe me

Pray and violate Abuse your trust False gods must Purge their lust


A family that lies To seal your fate To take the weight Of their self-hate


Breathe Out Blind House Free Love Feel Loved


Lentamente me lo lascio scorrere addosso, sottopelle, nelle vene.
Recito internamente quelle parole come un mantra.
E penso a te.
So che ora hai bisogno di me.
Ma so già che non sarò io a salvarti.

Trovi me, ma lei mi sposta.

Veleggi, instabile, sulla tua barchetta di carta.
Soffierò per te, mi farò vento, se vorrai, e ti sosterrò nella traversata.
Ma solo se sentirò che non ti aspetti niente, che mi accetterai così come sono.
Che sei consapevole di non poter cambiare le cose.
Se l'istinto mi dimostrerà il contrario, farò tutto il possibile per non caderti dal cuore.

Ti voglio bene.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: The Blind House - Porcupine Tree

5.11.09

Soul Brothers, Soul Sisters






Now I'm out here on this road,

alone on this road tonight.
I close my eyes and feel so many friends around me...

L'etere mi parla, ma non come a te. L'etere mi parla, ma io non sono come te.
Io, le voci, le sento davvero. E che bello che sia stato oggi.
Oggi che adesso è ieri e tra poco spunta il sole.

La mia famiglia mi ha tradito, pugnalato, annientato. Migliaia di chilometri cancellati in un secondo, il male, se vuole, ti raggiunge in capo al mondo.
Le colpe delle madri ricadono sulle figlie. Ma io mi chiamo fuori.
Ce l'ho messa tutta, ma ora so chi sei. Ti ho visto nella giusta luce e non ti riconosco più.
Tu hai perso la fiducia in me, ma non mi hai mai ascoltato, conosciuto, capito.
E io? Per amor tuo ti ho perdonato tante indelicatezze, ma ora no.
La tua malattia non può essere un alibi per calpestare i sentimenti altrui. C'è un'altra persona, ben più a terra di te, che non ha mai messo se stessa sopra tutto il resto.
Nel suo letto di sofferenza ha sempre un pensiero per me. E nelle sue vene non scorre nemmeno il mio sangue.

Da oggi basta, voglio avere il coraggio di dire no. Di dirti no, perché mi hai levato la linfa, mi hai lasciato ansimante, in preda alla paura di accuse immeritate.
Solo una cosa mi rimprovero, l'ambiguità. Mi sono vista, guardandomi indietro, ripercorrendo il mio cammino al contrario. Ora so che da allora ho cominciato a proteggermi in un modo strano. Metto le mani avanti, e invece della linea retta, costruisco una girandola infinita, mi complico la vita. In tutti i campi. E mando segnali contrastranti, che vengono puntualmente male interpretati.

Ora basta. Che mi serva da lezione. Il coraggio delle proprie azioni. Le inevitabili selezioni.
Una sensibilità da preservare, senza un mistero da alimentare.
Un amore sincero, per le persone che lo meritano davvero.

Oggi ho perso una famiglia, ne sto costruendo una nuova.
E tu, amore mio, che sei con me da allora, non devi avere paura.
Amore è condivisione, arricchimento, non sostituzione.
Voglio tendere una mano, a chi ha guardato Oltre.
Questa è la mia Famiglia.
Nulla a che vedere con il sangue.

Mi deluderà? Li deluderò?
Forse sì.
O forse no.
Ma ho deciso che voglio amare.
E saper lasciare andare.

Un albero genealogico monco, marcio, paranoide, come lo hai definito tu oggi, non può più essere raddrizzato. Io, da sola, non ne ho più la forza.
Ma sto arando il terrendo, estirpando le vecchie radici piene ormai di metastasi.
Non posso obbligarvi ad amarvi, ad amarmi.
Ma per il mio albero che verrà, la terra dovrà essere sgombra.
Non permetterò a niente e a nessuno di rovinare la nuova vita che mi scorre dentro.
E per questo devo essere forte.
Ritrovare l'energia che ho perso, e che tu oggi hai continuato a succhiare, lasciandomi esanime.

Chiudo gli occhi e sento le vostre mani tra le mie.
Ce la faremo insieme.
Supereremo questa nebbia e la lasceremo cadere.
Non so dove sto andando.
Ma non voglio andarci da sola.
Voi, venite con me.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Blood Brothers - Bruce Springsteen

We played king of the mountain,
out on the end.
The world come chargin' up the hill,
and we were women and men.
Now there's so much that time,
time and memory fades away.
We've got our own roads to ride,
and chances we got to take.
We stood side by side,
each one fightin' for the other.
We swore until we died,
we'd always be,
blood brothers.

Now the hardness of this world,
slowly grinds your dreams away.
Makin' a fool's joke,
out of the promises we made.
And what once seemed black and white,
turns to so many shades of gray.
We lose ourselves in work to do,
work to do and bills to pay.
And it's a ride, ride, ride,
and there ain't much cover.
With no one runnin' by your side,
my blood brother.

On through the houses of the dead,
past those fallen in their tracks.
Always movin' ahead,
and never lookin' back.

Now I'm out here on this road,
alone on this road tonight.
I close my eyes and feel so many friends around me,
in the early evening light.
In the miles we have come,
in the battles won and lost,
are just so many roads travelled,
so many rivers crossed.

Now I ask God for the strength,
and faith in one another.
'cos it's a good night for a ride,
cross this river to the other side,
my blood brother...

1.11.09

Perle




Di te ancora mi innamoro,
del tuo respiro lento
se rimani sveglio a stento
quando torni stanco dal lavoro.

Accoccolarsi insieme, mai così vicini,
la vita scorre nello sforzo di afferrarla.
L'energia, a chi dobbiamo darla?
Ci hanno colto alla sprovvista, imprevedibili destini...

Cercavi perle,
rimediasti solo sberle.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Shipbuilding - Elvis Costello


Is it worth it
A new winter coat and shoes for the wife
And a bicycle on the boy's birthday
It's just a rumour that was spread around town
By the women and children
Soon we'll be shipbuilding

Well I ask you
The boy said "Dad, they're going to take me to task
But I'll be back by Christmas"
It's just a rumour that was spread around town
Somebody said that someone got filled in
For saying that people get killed in
The result of this shipbuilding

With all the will in the world
Diving for dear life
When we could be diving for pearls

It's just a rumour that was spread around town
A telegram or a picture postcard
Within weeks they'll be re-opening the shipyard
And notifying the next of kin
Once again
It's all we're skilled in
We will be shipbuilding

With all the will in the world
Diving for dear life
When we could be diving for pearls

17.10.09

Black Out?



Le parole aggrumano, faticano ad uscire. Una condensa caotica che odora di sconfitta.
Pensi, mentre agisci. Stupidi gesti che non hanno niente a che vedere con quello che hai dentro. Ma non puoi evitarli.
La odi, ma non riesci a staccarti.
Non puoi. Non ora.

Era iniziata bene. Gli affetti più preziosi capaci di sorprenderti al risveglio. Un giorno che non è più uguale a tutti gli altri.
E poi lei, che sceglie proprio quel giorno per farsi strada nei cunicoli oscuri di una famiglia mozzata.
Un albero genealogico monco, pieno di buchi e rami spezzati.
Sai che è
lui la causa di tutto. Dei dèmoni che ti braccano anche di giorno.
Ma non sai proprio come rimediare.

Forse dovresti troncare, come ha fatto lei.
Ma è una soluzione che temi. Ti conosci troppo bene per non sapere che sarebbe definitiva.
E tu non sei ancora pronta per un non ritorno.

Cerchi di rimediare a un pomeriggio nero, mescolandoti alle note nel buio che sa proteggerti abilmente tra decine di persone.
Una fusione. Il tuo corpo è uno strumento, anche se non emette alcun suono. Chiudi gli occhi, non puoi evitarlo. La Musica va vissuta. Non c'è alternativa.

E oggi? Non riesci nemmeno a guardarla in faccia, non puoi fingere che non sia successo niente. Nei tuoi occhi è tornato il rancore, la rabbia, il fastidio. Nei tuoi monosillabi tutta la frustrazione, per quei soliti ordini che non riesci a rispettare come vorrebbe.

Scusami se non sono perfetta.

Ritorni col pensiero a una magica serata, a una frase che ti è rimasta incollata dentro, e che è riuscita a farti piangere senza ritegno, nel bel mezzo di un concerto. In silenzio.

...ed entrerà la luce in questa casa...

Sai che l'unica via d'uscita è quella che la vita in questo paese continua a negarti.

Ma adesso non ditemi che devo scappare.
Non posso.
E non voglio.

E ti ringrazio,
angelo mio,
per sapere sempre
come afferrarmi
prima dello schianto,

quando nei miei occhi spenti
intravedi il pianto.



Soundtrack: Scusa - Otto Ohm

5.10.09

Se Fossi Un Uomo...




Certe volte essere donna è per me una limitazione.
Già. Avete capito bene.
No, non sto parlando della parità dei sessi e cose del genere.
È che invidio, non il pene, ma l'amicizia cameratesca tipica dei maschi.

Sia chiaro. Dell'amicizia femminile amo la complicità, la profondità e la sensibilità degli scambi, quando sono sinceri.
Ma io nasco maschiaccio e non è un caso che da piccola amassi fare la lotta.
Prima con mio padre, poi all'asilo dove, lo scrivevo tempo fa, ero il terrore dei maschietti.
E come dimenticare i rotolamenti sul pavimento e gli accapigliamenti con mio cugino, il mio omonimo, le rare volte che facevamo visita alla sua famiglia?

Poi, cos'è successo?
L'adolescenza, gli ormoni e compagnia cantando mi hanno cambiato.
Sono diventata più chiusa. Meno espansiva. Più trattenuta.
Amici maschi non ne ho mai avuti. Legami superficiali sì. Ma mai amici veri, per come intendo io l'Amicizia.

È che tra uomini e donne le cose possono essere complicate. Davvero complicate.
E allora, a volte, mi piacerebbe davvero essere un maschio, solo per poter cogliere le sfumature dell'amicizia tra uomini.
Così come, e anche questo l'ho già detto tempo fa, mi piacerebbe da morire poter avere un fratello o una sorella per capire cosa si prova.

Un legame di sangue non sempre è sinonimo di Amore, questo è vero.
E spesso persone conosciute per caso possono arrivare a darti persino più di una famiglia.
Ma nonostante questo non posso non pensarci.
In fondo, ciascuno di noi sentirà sempre la mancanza delle esperienze di cui la vita lo ha privato, e viverle non sarà mai come starle solo a guardare.


Soundtrack: It's A Man's World - Seal