E' una domenica strana. Di quelle domeniche che non sai che pesci pigliare, ché forse hai dormito troppo e non del sonno dei giusti. Frammenti bizzarri di sogni sconnessi ti restano appiccicati alle ciglia cispose, e sono strani rimescolamenti dei tuoi lavori, presenti e passati. La fatica e il disagio che un tempo sopportasti in silenzio ti scorrono ancora nelle vene, evidentemente. Un frullatore tecnologicamente invasivo ti ha restituito alla mente un passato che avevi tenuto a distanza di sicurezza. Volti, sguardi, sorrisi, prolungamenti del sé che, a differenza dei tuoi, hanno ora una consistenza in carne ed ossa. Persone che sono rimaste legate tra loro negli anni e hanno imparato a fare a meno di te, nel rivederle oggi ancora così affiatate ti portano a pensare che probabilmente eri tu ad essere sempre stata fuori posto, che è stato molto meglio così.
Non provi nessun rancore, certe distanze di pensiero col crescere diventano insormontabili, a prescindere dall'affetto e dai ricordi. Ritrovi invece molta più comunanza di pensiero in certe sensibilità che allora avevi soltanto potuto intuire con una capacità di cui avresti preso coscienza molti anni più tardi, quando la vita avrebbe ormai allontanato anche la più remota possibilità che tutto questo potesse trovare una conferma. Ed ecco che la tecnologia arriva laddove non può farlo l'essere umano! Tutto diventa un po' più chiaro, ma in fondo perché niente cambi. D'altronde sai bene che è l'essenza quel che conta, non tanto la sua quotidianità camuffata. E poterla cogliere anche solo in pochi sparuti frammenti è un prezioso tassello da aggiungere al proprio personalissimo patchwork di vita.
Il mio nucleo pulsante e cangiante è stato messo a dura prova nell'ultimo anno. A fatica tento di mantenere accesa la fiammella. Quello che sta iniziando sarà l'anno della Rinascita. Il futuro, o meglio, questo presente in continuo mutamento, è nelle mie mani. Saprò liberarmi dei fantasmi del passato e delle loro ramificazioni nel presente, dentro e all'infuori di me? Saprò superare le mie resistenze inconsce e sovvertire certi automatismi che portano una parte di me a sabotare l'altra, mettendomi nella condizione di finire per inquinare la mia stessa aria?
E' una grande sfida. Forse la Sfida che ognuno di noi, più o meno consapevolmente, è chiamato ad affrontare nella vita. Spero di esserne all'altezza.
Voglio evolvermi. Diventare finalmente quella che in fondo sono sempre stata, in nuce.
Tutto il resto, che non riesco a dire, lo lascio alle immagini del video... A buon rendere, Anima mia.
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Goodbye Stranger - Supertramp
Solo dopo aver scritto il post mi accorgo, da una veloce ricerca, che le scene che tanto mi avevano colpito nel video creato da un ignoto youtuber per accompagnare la canzone dei Supertramp che mi ronzava nella testa e mi aveva fatto venir voglia di scribacchiare un po' per esorcizzare uno strano magone, sono tratte dal film "Now and Then", "Amiche Per Sempre", che credo di non aver nemmeno mai visto. Quando si dice la Sincronicità...
Paradossale, in questo mio star male il tuo abbraccio (in)naturale in uno squallido ospedale.
Non odo quel che dite, ricordi d'antracite: Stalattite, o Stalagmite?
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Black Heart - Calexico
Spring is frozen now I'm stuck in low Wrapped with wire, tapped to the heart Can't find no poison, now I've got no cure (the) fangs are stuck inside my skin Payne county line Watching unjust claims One man's righteousness is another man's Long haul, sentence carried out Long haul, counting the miles To the four corners of the world Spring is rusted shut, (faith's) coiled and cracked Apparitions worth their weight in gold Scratched in metal, name erodes away Hands are scarred, heart is charred Burnt though, and ashen Trip on fence post line Sifting through the remains One man's close pursuit is another man's Last chance, make it through the divide Last chance, suffer the weight or get buried by this Black heart, sweeping over the land Black heart, crawling its way
Ed è così, ogni volta che respiro, è così, ogni volta che vivo. Buona Pasqua, sì, buona resurrezione! Non faccio in tempo a rinascere, che subito ricomincio a morire... Peccato io non sia una fenice, ma solo l'ennesima Berenice. Ripudiata dalla gioia, ricacciata nel fango, per aver anelato a spazi siderali. Ti sembra abbia le ali? Illusa, certe perle lasciamole ai maiali.
Qui non c'è speranza, non c'è soluzione, solo l'ennesima lezione, che mi ostino a non imparare.
...così è la vita, e non posso farci niente... ...come dire "buon sangue, non mente"... ...e che "sole cuore amore" non fa più rima con furore...
Sento la tua voce, le tue parole risolute, un copione che si ripete identico, dopo quindici anni, e rivivo le perdite, i danni, gli inutili affanni. Non vuoi sentir ragioni! Tue le scelte, tue le decisioni. E nessuno può niente. Nessuno ci vede, nessuno ci sente. Tu non ci sei, manchi anche tu, non c'è rimasto nessuno lassù. Sola contro un muro, finisco per franare nel solito buco oscuro.
Solo ieri camminavo a testa alta, pronta ad affrontare il dèmone senza più vergogna. Ed eccomi ora, ad annaspare in una fogna. Sono fottuta, c'è poco da fare. E voi, che mi leggete, per caso o (dis)piacere, non badate a me, lasciate stare. Ho finito le forze, del limone che ero mi restano solo le scorze. Aspra come il suo succo, non riparo le falle, non so essere stucco.
Non c'è soluzione, questa la mia sorte. Solo una, ma purtroppo è la "morte".
C'è una luce lì in fondo, la vedi? Comincia a camminare, te ne prego. Abbi fiducia in me, sarò la tua guida, la spalla che ti sorregge, lo sguardo tenero e amorevole che ti incoraggia, sarò la tua ultima spiaggia...
Oscure ombre mi danzano attorno, le sento nella testa. Un fragore di onde si eleva sopra il mio piccolo corpo inutile. Sacco avvizzito di belle speranze. Avvolgilo di acqua e sale, lascio a te il piacere delle danze!
Questa notte ho sognato un'orca gigantesca. Si dibatteva, prigioniera di una rete. Qualcuno si è dato da fare per liberarla. L'orca, di nuovo libera, si è scagliata contro i suoi stessi salvatori, divorandoli senza pietà. Io osservavo da lontano, su un pontiletto di legno, avevo potuto vedere tutta la scena dall'alto, senza poter fare niente. Impotente. Come sempre. Ho dovuto imparare a conviverci, col sentimento di impotenza. Ma evidentemente non mi riesce granché bene. Nemmeno io riesco a sopportare la mancanza di una soluzione, eppure questa è la realtà. E fa male. Cazzo se fa male.
L'essere umano parla di libero arbitrio, di forza di volontà, di libera scelta. Verità in cui avevo sempre creduto anche io. Ma poi arrivano quegli eventi chiamati cataclismi. Quelli su cui non hai alcun controllo. Quelli che non dipendono da te. E lì la scelta diventa fuggire lontano e convivere per sempre col senso di colpa, col rimorso, col dolore... oppure restare in trincea, fino alla morte. Non esistono vie di mezzo. Forse avrei potuto scegliere, un tempo, quando ero piena di energie. Quando non avevo ancora messo in campo altre scelte, che si sarebbero rivelate in seguito causa di crolli improvvisi della parte di montagna in cui avevo già incominciato a scavare la mia galleria verso la salvezza. Ora ho entrambe le vie di fuga bloccate e, per di più, sono priva di forze per il troppo scavare nel modo sbagliato.
Peggio per te! Avresti dovuto tenere conto della morfologia della roccia, prima di iniziare!
Già. Ci arrivo sempre troppo tardi. E intanto sembro sempre di più un disco rotto. Forse non voglio veramente trovare una soluzione, come mi disse un giorno, di tanti anni fa, Occhi Cerulei. Tutto ha una sua spiegazione inconscia. Forse sono votata al martirio e non lo sapevo.
Beh? Che hai da guardare? Questa non è roba per dilettanti, ragazzino. La felicità è una guerra di posizione! Si combatte giorno per giorno. Minuto per minuto. Ora dopo ora. Si conquista col sacrificio e si mantiene con l'impegno. E non sarà mai per sempre. Caduca come le foglie, basta un niente a farle cadere. E nell'ebbrezza del volo, esse sanno già che è giunta la loro ora.
Il Nero mi perseguita, ma ho imparato a fregarlo...
Fatti sotto! Vediamo chi è più forte!
...e, un giorno, la mia felicità sarà anche la tua.
Su questo non ho dubbi.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Lateralus - Tool
Black then white are all i see in my infancy. Red & yellow then came to be, reaching out to me, Lets me see. As below, so above & beyond, i imagine. Drawn beyond the lines of reason. Push the envelope. watch it bend.
Over thinking, over analyzing separates the body from the mind. Withering my intuition, missing opportunities & i must Feed my will to feel my moment drawing way outside the lines.
Black then white are all i see in my infancy. Red and yellow then came to be, reaching out to me, Lets me see there is so much more & Beckons me to look through to these infinite possibilities. As below, so above and beyond, i imagine. Drawn outside the lines of reason. Push the envelope. watch it bend.
Over thinking, over analyzing separates the body from the mind. Withering my intuition leaving opportunities behind. Feed my will to feel this moment, urging me to cross the line. Reaching out to embrace the random. Reaching out to embrace whatever may come.
I embrace my desire to, I embrace my desire to, Feel the rhythm, to feel connected enough to step aside & weep like a widow To feel inspired, to fathom the power, to witness the beauty, To bathe in the fountain, To swing on the spiral, To swing on the spiral, To swing on the spiral of our divinity & still be a human.
With my feet upon the ground i move myself between the sounds & open wide to suck it in. I feel it move across my skin. I'm reaching up & reaching out. I'm reaching for the random or what ever will bewilder me. What ever will bewilder me. & following our will & wind we may just go where no one's been. We'll ride the spiral to the end & may just go where no one's been. Spiral out. keep going. Spiral out. keep going. Spiral out. keep going. Spiral out. keep going.
Essere felici della felicità degli altri, senza anteporla necessariamente alla propria e senza doverne essere l'unica fonte assoluta. Questo è ciò che credo possa definirsi davvero 'Amore'. Il resto è un mero riflesso compensativo del proprio Ego, che finirà per dissolversi, prima o poi...
"Avevo finalmente capito che cosa fosse l'amore: è la gratitudine perché l'altro esiste..."
Alejandro Jodorowski, La Danza Della Realtà
Eccomi. Di nuovo a terra. Ad assaporare il gusto gelido delle piastrelle. Stavolta non sono più color ocra. È uno strano rosa pallido, che non mi trasmette alcun calore. Dio solo sa quanto me ne servirebbe in questo giorno buio. Il Nero avanza implacabile e mi trasforma nel Mostro che credevo di combattere. Sento già avvizzire la linfa vitale che ieri aveva iniziato a scorrere nella mia chioma rinvigorita. Vivesti solo un giorno, come le rose...
Ed io, che in questo abbraccio mi chiudo, continuo ad amarti, ogni giorno di più, perché sei in me, con me, in ogni istante. E ti amo come si amano le costellazioni, le galassie, le particelle elementari. Ti amo senza pretese, con tanta, immensa gratitudine verso il Grande Caos che ci ha fatti incontrare. Satelliti orbitanti a velocità parallele attorno ad uno stesso sconosciuto pianeta. In cerca del nostro equilibrio instabile, in bilico tra gli alti e i bassi delle nostre oscure profondità.
Ho sognato che ti avrei fatto soffrire fino ad ammazzarti. Preferisco chiamarmi fuori. Non potrei mai perdonarmelo. Mai.
Un altro. Cadiamo così, come le mosche. - A che ora è il funerale? - Alle dieci. Sveglia alle 6. Io e il babbo. Si torna al paesello. La mattina della vigilia di Natale.
Tira vento, ma non fa più un freddo becco. E c'è persino il sole. Il prete fuori dal comune e la sua omelia. Mi sei piaciuto, anche stavolta. Anche se sei strambo forte.
Si cammina tutti lemme lemme, a messa finita, dietro il carro funebre. E penso menomale. Ora hai smesso di soffrire. Povera zia, che te ne sei andata un fracco d'anni fa, quando morì tuo marito. Che la tramontana mica t'ha fatto onore, e invece di portarti via con lui ti ha regalato nove anni di passione, perdita di lume e smalto, e progressiva regressione. Fino al deterioramento delle ultime settimane. Se l'aveste vista, non l'avreste nemmeno riconosciuta. Povera F. Si può amare una persona fino al punto da cessare di esistere, in barba al corpo terreno che continua la sua ipocrita e vuota esistenza, nonostante la mente se ne sia andata a ramengo da tempo? Se penso a come stasera ti sei preso cura di me, angelo mio, come nemmeno io sono in grado di fare, e a quanto ti amo, non stento a crederlo. Ma piuttosto un colpo in testa, che finire così, lentamente, nella sofferenza mia e altrui. Povera, piccola F. Ottantatre anni in un corpo di bambina. E ora eccoti lì, accanto a lui, mentre murano il tuo mucchietto d'ossa accanto alle sue. Sotto c'è mia nonna. Ho fatto appena in tempo a conoscerti, 28 anni e 9 mesi fa, e a piangere dallo spavento davanti al tuo aspetto austero e quell'orrido cappello.
La cappelletta di famiglia cade a pezzi. I cugini rimasti discutono sul da farsi, eccetto mio padre che, da buon orso, spesso se ne resta un po' in disparte, anche coi pensieri. Sarà, ma a me, quando sarò morta, non m'importerà una sega, come dicono da queste parti. Ho sempre pensato di farmi cremare e far spargere le mie ceneri in mare. Ma ho scoperto che è vietato. Pensa te! Son capaci di romperti i coglioni anche da morto, come direbbe praticamente due terzi della mia famiglia di toscanacci. La parolaccia, che mia madre odia tanto. È volgare. Sarà. Per me sono molto più volgari certi comportamenti ipocriti. Come il mio oggi, per esempio. Tentare di spiegare a tutti perché anche stavolta non c'eri. E lo sai mà? Mi sono proprio rotta i coglioni. E anche se è Natale e ce l'ho messa tutta per coprirti, per difenderti, anche da lui che ti usa come foglia di fico per le sue mancanze - me l'ha ordinato il capo, il generale ha detto così, et cetera et cetera et cetera - anche se è Natale e bisogna essere tutti più buoni, io penso di esserlo anche troppo, e non per mia scelta. E anche se sto in riserva, mi son messa a fare l'eroina. Finché a tavola, davanti all'ennesimo io non bevo, sono crollata. Che stronza. Dovevo immaginarlo, non sono di pietra! E certe volte devo dire no. Ma non perché sono stronza. Perché non sono come gli altri. Ho l'energia contata. E non posso permettermi il lusso di esaurirla.
Mi spiace nonna, per aver rotto quel bicchiere. Credo fosse tuo. Lo so che non puoi rispondermi, e allora? Scusa posso dirlo, almeno? Scusa un corno. Ha resistito per 29 anni, quel bicchiere. Eh, lo so. Anche io. Ecco, allora vedi di starci più attenta, la prossima volta. Che i bicchieri rotti si buttano, ma anche i cristiani. Già.
Quante cose che non puoi dire. A che servirebbe? Tanto non capirebbero. E altre, semplicemente, non le puoi dire per puro istinto di sopravvivenza. Eppure non è stato così male, oggi. La piccola M., per esempio. Non te lo saresti mai immaginato tuo cugino S. andare così in brodo di giuggiole. Hai visto che capolavoro? Eh, già, cuginastro che non sei altro. E lei sembra essere nata per fare la mamma. Semplicemente perfetta. Nonostante sia più giovane di me.
E poi il pranzo della vigilia, e zia A. che prende sottobraccio zia F., quando fino a poco tempo fa nemmeno si salutavano. E la tua foto, cugino C., mentre imbracci la chitarra, il sorriso felice di chi vuole essere ricordato così. Lo sai? Ero riuscita a non piangere oggi, finché non ho varcato la soglia della tua cappelletta. La chitarrina in miniatura e la targhetta degli amici che sentono il vuoto immenso che hai lasciato. Lo vuoi anche tu il ricordino di C.? Accidenti se lo voglio. Come vorrei averlo potuto sentire cantare e suonare almeno una volta. Mannaggia alle distanze. Zia cara, spero proprio che oggi non resti sola a casa. Continui a ripetere e a rivivere milioni di volte la stessa scena. La morte improvvisa del tuo unico figlio. L'altra zia F. aveva cominciato così, quando morì suo marito. Speriamo tu non faccia altrettanto.
Sono le quattro, più o meno. Piove e ci aspettano almeno due ore di macchina. E la mamma ci aspetta per il cenone. La tua vecchia autoradio a cassetta. Fortuna che qualcuno si è ricordato che avevamo l'adattatore. Collego il lettore mp3 ed è fatta. Lo shuffle regala a questa desolata campagna dal sapore autunnale un'aura di mistero e fragilità. Calcolo i tempi. All'imbocco dell'autostrada farò partire la mia ultima creatura. Così puoi sentire cosa combina tua figlia al computer, oltre a tutto il resto. E magari entriamo pure nel clima che una sera come questa dovrebbe possedere. È o non è quasi Natale?
Pochi istanti e l'auto si trasforma in un carillon. Sorrido, non ci posso credere! Fa tutto un altro effetto sentirla qui. Ti piace. Rientriamo a casa e sono felice. Resisto persino al fuoco di fila delle sue domande, al lavoro perso, ai casini lasciati ad accumulare per poter essere presente oggi, lì dove credevo di dover essere, anche se ora, onestamente, non lo so più. E poi le mie crisi e quella musica ripetuta a loop. E le mie cuffie nuove di pacca... i bassi come non li avevo mai sentiti, non certo con le mie vecchie cuffiette di skype! Sorrido come un'ebete e penso a quanto ti amo! E poi l'altra sorpresona... Ma come ti vengono? Mi risparo per l'ultima volta la playlist self made. Non tutto è perduto. Nemmeno il foglietto con la tua poesia, Don Roberto. Che più che un prete mi sembri uno scrittore mancato, scusa l'insulto. Ma sai, tra "colleghi" ci si riconosce. E anche tra "pazzi".
A buon rendere...
Buon Natale......!
Tutti gli uomini hanno bisogno di tenerezza, ma sono piuttosto restii a riconoscerlo. Recitano la parte delle persone adulte che si controllano. Eppure è così chiaro che in ogni cuore si nasconde quel bambino che eravamo e che non è mai cresciuto. Il bisogno di tenerezza è rimasto là... come un fiore bisognoso di acqua. Non avere vergogna di Dio. Non temere di chiedergli di avvolgerti nella sua infinita tenerezza.
Lascia che Dio ti prenda in braccio.
Lascia che Maria lo deponga nella culla del tuo cuore.
- Che hai da guardare? - Le tue fossette... - Ma io non ho fossette! - Sì che le hai. - Sarà... Ma non dovresti dormire a quest'ora? - Non ho sonno. E poi è così bello guardarti... - Ma se sono struccata, ho un pigiama orrendo e i capelli in disordine! - Non è questo, che guardo. - Tu non sei normale, lo sai? - Non sono normale, perché ti amo? - Non sei normale perché mi sopporti. Fatico io, a sopportare me stessa! Anzi, spiegami come diavolo fai. - Non lo so. Non ci penso, in realtà. Ti vivo e basta.
forse è questa la chiave... viversi e basta... senza fare troppe domande...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: As Time Goes By - Harry Nilsson You must remember this A kiss is still a kiss A sigh is still (just) a sigh The fundamental things apply As time goes by
And when two lovers woo They still say: "i love you" On that you can rely No matter what the future brings As time goes by
Moonlight and love songs - never out of date Hearts full of passion - jealousy and hate Woman needs man - and man must have his mate That no one can deny
It's still the same old story A fight for love and glory A case of do or die The world will always welcome lovers As time goes by