Cercare di stabilire un Contatto con qualcuno è perfettamente inutile, se prima non lo fai con il Tumulto. Lo hai saputo sabato scorso e non hai saputo resistere.
Esserci. Esattamente al centro, nel punto di congiunzione tra la linea che conduce al cielo e quella che ti lega alla terra.
"Riaprite gli occhi!", e accorgersi che, neanche a dirlo, tu non li avevi nemmeno chiusi.
"Sono il tuo tumulto." Sulle prime non comprendi, ti dispiaci quasi che si senta responsabile del tuo momento critico. Poi realizzi, eppure il dialogo non si compie, non come un filo diretto tra il te ed il Tu. Resti vigile, come sempre. E ti dispiace.
Non demordi, agile ti muovi mascherando ogni titubanza, sei tu a condurre la Danza. E vorresti insegnarmela, ma è ancora presto, anche se scalpito. Mi aggrappo, tenace, al sottile filo che separa un'energia potenzialmente meravigliosa dal pericolo, concreto, di mandare tutto a puttane. Sai che se non riesci a dominarlo, il Tumulto ti travolgerà. Dovrai guardarlo, un poco alla volta, sbirciando dal buco della serratura fino al giorno in cui ti deciderai ad aprire la porta. "Dovresti proprio conoscerlo, sentire cosa ha da dire. Vedrai, ti sorprenderà!".
Vorresti con tutta te stessa che ci fosse lei a guidarti, a tenerti la mano mentre avanzi, terrorizzata dalla marea che potrebbe sommergerti e, con te, tutti i tuoi Sogni.
Stanotte ti ho sognato, a proposito di Sogni. Eri bellissimo, come sempre. Occhi nei quali specchiarsi, parole che non posso dire, è troppo tempo che non riesco a parlare. Non trovi che sia un peccato?
Salto da un tu all'altro, cripticamente, perché, al momento, è il miglior modo che conosco per soddisfare il mio Bisogno di condivisione. Non il migliore, ne convengo, ma non so fare di meglio. Non che a qualcuno importi, tranne che a me. Sto divagando.
Esco di lì con una sensazione di leggerezza che mi fa fluttuare per le luminose strade romane che dai pressi di Piazza Navona mi riportano a Piazza Venezia, e il Natale mi pare per qualche ora meno merdoso del solito. Sono fiduciosa, piena di speranza. Come se avessi trovato finalmente il percorso che stavo cercando, la chiave per aprire quella porta che era rimasta in sospeso.
Dovrò aspettare gennaio, ma intanto ho aggiunto altri amuleti alla mia preziosa collezione di guide per l'Anima. E intanto fremo, e fremo, e fremo. Perché è così difficile EsserCi?
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Rido. Non riesco a crederci.
Due fantasmi.
Ancora i miei sedici anni.
Un Tu che non esiste più. Redivivo.
L'immagine, attuale, di com'eri prima.
Un altro Tu che esiste ancora, altrove.
Un clone assolutamente credibile.
Troppe le somiglianze, per non sorriderne.
Nello stesso posto, asincronicamente, per lo stesso scopo. In tempi diversi.
Mi viene da ridere ancora.
Aspetto. Non intendo forzare. Non più.
Finito è il tempo dell'impulsività urgente. Finito il tempo degli "oraomaipiù".
Adesso (a)spetta a Voi.
Campa, cavallo!
Intanto, una piccola fenice porta la luce dove prima era il buio.
O, almeno, ci prova.
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Ci pensavo ieri, mentre l'aereo perdeva lentamente quota e si preparava all'atterraggio in quel di Fiumicino e lo spicchio di luna che mi aveva accompagnato per tutto il viaggio iniziava a scomparire dietro una nuvola nera. Tu sei un'artista della vita! Un atto poetico continuo, e nemmeno te ne rendi conto. Sei tu il fiore di loto e non sai quanto sia bello seguire la tua evoluzione!
Londra mi ha rapito, sorprendendomi con due insolite giornate di sole, salutandomi infine con il consueto grigiore e una pioggia sottile ma per niente fastidiosa. Percorrerne le strade da sola, prima di incontrarti, mi ha ricordato le emozioni dei viaggi compiuti in passato, lo stupore vergine che si prova nel posare per la prima volta lo sguardo su case, vetrine, persone e visioni urbane inconsuete. Adoro camminare col naso all'insù, alla ricerca di un nuovo particolare che mi colpisca, anche il più stupido, quello che nessuno noterebbe. Prendere l'autobus senza conoscerne il percorso ma soltanto la destinazione, e regalarsi itinerari che i turisti non si sognerebbero mai di scegliere per non perdere il loro 'prezioso' tempo e lanciarsi subito a caccia di immagini da cartolina. In questo sono esattamente come mio padre e così, andandomene a zonzo in modo totalmente arbitrario, è stato come viaggiare insieme.
Tre giorni, e un continuo salto avanti e indietro nel tempo, tra quella che sono stata e quella che forse sarò. Il profumo vagamente salmastro del Tamigi, le navi ormeggiate e le piroette dei gabbiani mi hanno improvvisamente riportato all'infanzia, alle prime scoperte di un mondo altro insieme ai miei nonni. L'Olanda e le sue chiuse di colpo non erano più così lontane. Mi sono messa alla prova, e ho vinto.
A presto, Londra!
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Secret Door - Arctic Monkeys
Vi ho visti dormire sereni come due Angeli, ciascuno avvolto nel Dolore dell'Altro. Non è un Caso che questa sia l'ultima immagine che conservo di voi due insieme.
If blood will flow when flesh and steel are one Drying in the colour of the evening sun Tomorrow's rain will wash the stains away But something in our minds will always stay
Perhaps this final act was meant To clinch a lifetime's argument That nothing comes from violence and nothing ever could For all those born beneath an angry star Lest we forget how fragile we are
On and on the rain will fall Like tears from a star, like tears from a star On and on the rain will say How fragile we are, how fragile we are
On and on the rain will fall Like tears from a star, like tears from a star On and on the rain will say How fragile we are, how fragile we are How fragile we are, how fragile we are
If blood will flow when flesh and steel are one Drying in the colour of the evening sun Tomorrow's rain will wash the stains away But something in our minds will always stay
Perhaps this final act was meant To clinch a lifetime's argument That nothing comes from violence and nothing ever could For all those born beneath an angry star Lest we forget how fragile we are
On and on the rain will fall Like tears from a star, like tears from a star On and on the rain will say How fragile we are, how fragile we are
On and on the rain will fall Like tears from a star, like tears from a star On and on the rain will say How fragile we are, how fragile we are How fragile we are, how fragile we are
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here.Soundtrack: Fragile - Sting
Stanotte, nel buio di una sala quasi vuota, ho tremato, incastonata nella poltroncina 12 della fila K randomicamente assegnatami dal computer della multisala. Sapevo che questo film avrebbe lasciato il segno, ma non che potesse riportare alla luce con forza ferite ancora aperte. Avevo volutamente evitato di informarmi sulla trama, per lasciarmi trascinare nel vortice dalla storia senza preconcetti, e forse è stato meglio così. La paura di ritrovarmi faccia a faccia con certi demoni avrebbe rischiato di farmi rimandare una visione che invece era necessaria, ancorché dolorosa.
La cupezza delle atmosfere emotive e esteriori, la cruda violenza delle dinamiche socioeconomiche di una Barcellona suburbana, unite all'interpretazione sofferta e carica di intensità virile di Bardem mi hanno riportato alla mente La Sposa Turca, ma solo per la sensazione quasi costante di morsa allo stomaco e il brivido trattenuto dal trovarsi perennemente in bilico tra due terre di confine, tra autodistruzione e speranza di redenzione. Con la differenza che nel film di Iñárritu la morte non è un fantasma che tormenta o un pericolo che sfiora i protagonisti, ma entra prepotentemente in scena, fino a diventare essa stessa regista degli eventi.
Non ci vuole molto perché i due spettri che incombono sui figli del protagonista si manifestino a noi spettatori. Sono ombre gigantesche che vanno a sovrapporsi, loro malgrado, a quelle due figure di riferimento che dovrebbero sostenere e guidare i bambini, anziché destabilizzarli, come spesso accade quando i genitori stessi sono spinti a cadere da un vento molto più grande di loro. Un vento evocato all'inizio del film, che è lo stesso che ci riporta alla realtà poco più di due ore dopo insieme a un mare dapprima simbolo di incubi infantili, ma che nel corso della storia finisce per assumere una portata ben più drammatica e tangibile, quasi apocalittica. Nulla a che vedere, sembrerebbe, con quel pezzetto di mare appena intravisto dalla finestra di una casa in cui il calore e la stabilità familiare di un tempo sono soltanto un ricordo, che occhieggia sbiadito da vecchie istantanee incorniciate alle pareti.
Ho tremato, sì, ho tremato. Ma ho retto, fin quasi alla fine. Senza mai distogliere lo sguardo, soprattutto quello interiore. E ti ho sentito sai? Ho iniziato a ricordare... e mi è tornato il desiderio di raccontare quegli ultimi istanti. Poco prima che te ne andassi io ti ho sentito. Quando ancora non potevo sapere, eppure sapevo. Eri 'seduto' tra me e lei. La sensazione era così netta, inequivocabile. Eravamo fuori dall'ospedale, su una panchina, al sole. Lei, violentemente fragile, ancora una volta così fuori luogo. Ed improvviso, un vento leggero, di quelli che sono carezze. In quel preciso momento ho capito che te n'eri andato. Dopodiché non ti ho più rivisto, non come ti (ri)conoscevo. Quel corpo raggrinzito, quasi imbalsamato dai lenzuoli, con gli occhi tristemente chiusi, non eri tu. E nemmeno lo era quell'uomo disteso in quell'angusta camera mortuaria, i tratti somatici impietosamente alterati dalla morte e da un trucco posticcio che non ha saputo rendere giustizia all'immagine che avevamo di te. Poi ho dovuto essere forte. Per te, per me, per lei. Una volta ancora. Non poteva essere altrimenti. Ma lui era con me e mi dava coraggio, e questo ti rasserenava. Sapevo che d'ora in avanti avrei dovuto prendere le distanze da lei, come sapevo che tu l'amavi davvero e che avrei dato qualsiasi cosa per proteggerla da se stessa, ma che non avrei più potuto farlo a costo della mia stessa vita. Questo tu l'hai capito soltanto alla fine, dopo l'ultima ricaduta, quando hai toccato con mano quanto di me stessa avevo sacrificato per questo. E quanto della nostra famiglia era stato ogni volta spazzato via dai suoi cataclismi. La vita, che tanto ci ha tolto, altrettanto ci ha restituito, rendendo il nostro addio un'occasione per ritrovarci finalmente uniti, ancora una volta, in quel precario equilibrio strappato coi denti.
Un giorno, mi sono ripetuta in sala e anche dopo, durante il tragitto verso casa... un giorno la Poesia s'impossesserà di me e renderà giustizia a questo Dolore. Fa che ci riesca e che non sia soltanto l'ennesima biografia di un velleitario scrittore, ma un pezzo d'Anima regalato al mondo! Sarà così perché lo sento da sempre, se solo imparerò a non tarparmi più le ali da sola, a riconoscermi quello che merito, a ringraziarmi perché sono qua, sono viva e sono ancora in piedi dopo tutto questo!
Ho conservato in me così tante tessere di puzzle che quasi non le ricordo più. Un giorno, giuro, saprò collocarle, saprò ritrovare in me quell'istinto che solo l'allenamento costante accende e ravviva, e quell'insperata alchimia che può renderci tramiti di disegni universali che nemmeno ci aspettiamo, ma continuiamo a incubare...
...perché da sempre chi sa di essere un sopravvissuto non desidera che una di queste due cose: dimenticare per sempre o vivere abbastanza a lungo per poterlo, un giorno, raccontare.
...e succederà il giorno in cui tutto questo si condenserà nel tuo stesso sussurro, perché ya lo tienes todo, niña mia...
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Ravel - Piano Concerto in G - II Adagio Assai (L. Bernstein)
I feel it coming... it's powerful... it is written in my D.N.A... I know I can make it!
[ It's just a matter of not forgetting that ;) ]
Ambiguità. Contraddizione.
Opportunità. Probabilità.
Universo. Multiverso.
Stamattina mi sono svegliata pensando a questo. E alla realtà che prende forma dal pensiero. Non parlo di strani poteri esoterici e misteriosi, ma delle due energie antitetiche che sono alla base di ogni fenomeno, esteriore e interiore, analogico e digitale, particolare e universale. Più e meno, zero e uno, vita e morte, bene e male, vuoto e pieno, eros e thànatos, yin e yang, bianco e nero. E potrei continuare.
Siamo fatti di atomi, al pari di ogni singolo elemento, umano, materiale o animale che ci circonda e siamo immersi in campi magnetici ed elettrici. Il nostro funzionamento interno è elettrico. La mente, il cuore lavorano grazie a impulsi elettrici. Invertire la polarità del pensiero come si fa con una calamita sarebbe dunque alla base del motto popolare - a volte persino irritante - del pensare positivo. E se è vero che pensare a un fatto come già esistente ne favorirebbe l'attuazione concreta, portandolo al nostro hic et nunc da una dimensione parallela in cui si è già verificato senza da noi essere visto, il mio sforzo prossimo futuro sarà allora figurarmi già come colei che voglio diventare. Non per illudermi o dilettarmi di magie esoteriche, ma per mettermi in moto, come si fa con gli elettroni. Per sperimentarmi, includendomi come osservatore nel mio stesso esperimento.
Sento fluire in me quella dualità che non ha niente a che vedere con l'ambiguità, ma con la natura stessa di tutte le cose. In bilico costante tra le stelle e le stalle, tra il firmamento e il suo abisso, tra la merda e il cioccolato. Aspiro a qualcosa che sono già, senza saperlo. Sento crescere in me il desiderio di espandermi, di acquisire le energie necessarie per ciò che è già scritto nel mio D.N.A. Non credo e non ho mai creduto a un destino prestabilito e prêt-à-porter, ma al destino come mappa che sta a noi imparare a leggere e utilizzare, per trarne il meglio secondo le nostre potenzialità innate, perdute o (e)volute, a volte soltanto sfiorate, e tutti gli incontri, i cambiamenti e gli intimi struggimenti che ci hanno portato lontano, senza mai spostarci di un palmo dal nostro nucleo più umano.
Tra ieri ed oggi ho ricevuto diversi segnali. Che non starò qui a spiegarvi.
Vi dico solo che ho davvero una gran voglia di viaggio. E credo proprio che andrò a piedi.
Gustandomi il panorama. Con nella testa tanti pensieri, e persone, e desideri.
Ricordi, di oggi e di ieri.
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Mammagamma - The Alan Parsons Project
Immagine trovata per caso, tratta dal film di animazione "Grave Of The Fireflies", che a questo punto vorrei proprio vedere.
E' strano pensare che tu non ci sia più... ieri, quando te ne sei andato, c'era il sole e nel cielo non c'erano nuvole, solo un vento leggero... fino all'ultimo non hai voluto essere di peso... fino all'ultimo hai scherzato, sorriso, ricambiato con sguardi e gesti il nostro amore... e sempre più mi accorgo di quanto ti somiglio, nel mio voler sempre fare la dura, nei silenzi in cui a volte ri(n)chiudo il mio dolore...
La tua "fillolla", Stefania. Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Tom Dooley - The Kingston Trio
(Intro) Throughout history There've been many songs written about the eternal triangle This next one tells the story of a Mr Grayson, a beautiful woman And a condemned man named Tom Dooley... When the sun rises tomorrow, Tom Dooley... must hang... [Hang down your head, Tom Dooley Hang down your head and cry Hang down your head, Tom Dooley Poor boy, you're bound to die] I met her on the mountain There I took her life Met her on the mountain Stabbed her with my knife [Chorus] This time tomorrow Reckon where I'll be Hadn't a-been for Grayson I'd a-been in Tennessee [Chorus] This time tomorrow Reckon where I'll be Down in some lonesome valley Hangin' from a white oak tree [ending chorus]
Di nuovo. Improvviso e inaspettato. Mentre cercavo di catturare ancora una volta la Vita agitando le braccia sott'acqua, come se la stessi soltanto inspirando attraverso le mie cellule. L'acqua nelle orecchie, il sale nei miei occhi doloranti, il sottile potere di un'onda che mi attraversa e nuvole come ali di un prezioso Angelo cosmico sopra di me...
Again. Suddenly and unexpected. While trying to catch Life back with my fluttering arms underwater, as if I was just breathing it in through my cells. Water in my ears, salt in my aching eyes, the subtle power of a wave running over me and clouds as wings of a cosmic, precious Angel above me...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: You're Not Alone - Mads Langer
In a way it´s all a matter of time I will not worry for you You´ll be just fine Take my thoughts with you and when you look behind You will surely see a face that you recognize
You´re not alone I´ll wait till the end of time Open your mind Surely it´s plain to see You´re not alone I´ll wait till the end of time for you Open your mind Surely there´s time to be with me
It is the distance that makes life a little hard Two minds that once were close Now so many miles apart I will not falter though I´ll hold on till you´re home Safely back where you belong And see how our love has grown You´re not alone I´ll wait till the end of time Open your mind Surely it´s plain to see You´re not alone I´ll wait till the end of time for you Open your mind Surely there´s time to be with me
You´re not alone Surely there´s time to be with me Open your mind yeahhhh
Tre, come sempre, il numero. Tre, come gli anni passati dall'ultima volta che ho Sognato, con i piedi ben piantati a terra. Tre, numero potente, amuleto, sommo Amore. Tre, tre e ancora tre.
Scendiamo negli abissi. Il colore predominante: Nero. Stavolta non fa paura. Un clic e diventa lanterna, la magia si dipana davanti a quattro paia di occhi. Assaporo l'Anima con una nuova consapevolezza.
Ho accettato. Ho perdonato. Forse anche me stessa.
Quasi.
Sono a un passo. Un passo lungo una manciata o due di chilometri.
Forse.
Meglio non farsi illusioni. Meglio giocare di sponda. Fare tattica, più che strategia.
Questo offre la casa, e questo ci giochiamo al meglio. Sì, posso farcela. Sono pronta al peggio. Affronto la tempesta con la mia barchetta di carta, ma venderò cara la mia pellaccia. D'altronde, non sarebbe certo la prima volta.
Ti voglio bene, mamma. Ti voglio bene, papà. Devo anche a voi ciò che sono oggi. Nel Bene e nel Male. Che banalità, non è vero? Eppure noi sappiamo quanto, per noi, tutto questo non sia affatto scontato.
Ho i fiori ai piedi, un Fiore al mio fianco e un fiore nell'anima, pronto a sbocciare.
Quale sortilegio, se fosse florilegio? Il Nulla, sì, sarebbe un sacrilegio!
Brivido caldo, lievemente snaturato da tutte le chance che non ti sei mai dato.
Siede un posto più in là il mèntore senza tempo: noi due sappiamo bene che al Destino non c'è scampo...
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Soundtrack: One Love - Playing For Change - Song Around The World
ho sputato sulla famiglia e sul mio nome solcato mari ignari, lanciato scaglie di me lamentato solitudine, percepito scoramento
mi accoccolo in me in una fissità astratta povera anima, distratta
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: My Land Is Burning - Andy Partridge
Dignità. Passione. Coraggio. Non conoscevo questa scrittrice. Leggere la sua lettera, oggi, mi ha commosso. E mi ha ricordato chi sono. Chi voglio essere. Grazie.
"E io scrivo: quando la dignita' e' scambiata per masturbazione mentale"
di Giovanna Mulas
In questi giorni c'e' stato chi mi ha scritto che avrei fatto prima e bene a farmi soldi sul marciapiedi, per guadagnare in proporzione alla mia valenza fisica. E' interessante vedere come, socialmente parlando, dal 2003 - quando cioe', quasi come provocazione, e' stato richiesto a mio favore il sussidio della Legge Bacchelli- ad oggi, l' Italia della cultura o pseudo tale si sia letteralmente spaccata in due. Ne parlavo proprio questa mattina con mio marito ( a proposito...anche lui, poeta e giornalista noto in America latina, che ha deciso di vivere e morire della propria arte) , di quest' Italietta indecisa, a volte meschina: da una parte i Poetucoli del Nulla, gli apparenti superficiali nichilisti che scagliano pietre come mangiano spaghetti senza assolutamente conoscere le altrui realta', dure o meno dure che siano, quelli che si definiscono scrittori ma vivrebbero benissimo anche senza una penna in casa. Dall' altra parte troviamo gli umili, i piu' grandi, che non giudicano ma rispettano. Ed il rispetto, amici miei, mai deve mancare nell' Arte; che tutti ci accomuna in liberta'.
Un punto che mi preme precisare: non amo girarmi i pollici cercando l' illuminazione letteraria che non sempre, e' lapalissiano, arriva. Do costantemente lezioni di scrittura nella mia realta' locale e quelle vicine agli autori che giudico promettenti talenti, seppure timorosi di esporsi. Non amo chiedere una quota fissa. Ognuno e' libero di pagarmi come crede, anche con una bottiglia di olio o di vino rosso, quello buono, che solo qui in Ogliastra abbiamo. Pure il Cabernet, pero', l'accetto bene. Vari autori hanno frequentato i miei laboratori letterari ( un' antologia ne raccoglie i primi scritti, per i tipi dell' Editrice Universitaria UNIService) in modo assolutamente gratuito. Ho inventato con mio marito Dei Versi, la letteratura avvicinata alle genti piu' semplici; l' accademia che scende in piazza. Con Gabriel, una ballerina professionista e un cantautore chitarrista andiamo in giro per le piazze nazionali ed estere( chiariamo: a spese del comune che ci invita. Il Festival di Poesia dell' Havana eventualmente ci paga il biglietto, per garantirsi la presenza. Nulla da nascondere, signori.). Dirigo Isola Nera (in lingua italiana) ed Isola Niedda (in limba sarda), rivista di letteratura dove vengono pubblicati on line e a titolo gratuito, lo sottolineo, autori meritevoli di attenzione. La loro opera, non la mia, e' divulgata in tutto il mondo. Ed io, su questo, non guadagno niente se non il piacere di evidenziare eventuali nuovi talenti letterari nazionali. Attualmente stiamo lavorando con mio marito affinche' i format Isola Nera vengano patrocinati dalla Regione Sardegna e quindi pubblicati in cartaceo. Sarebbe una bella vittoria, per noi e soprattutto per quei giovani scrittori che avrebbero un' opportunita' in piu' per farsi notare da quel mondo cosi' complesso, lontano dalla realta' e fatto di bustarelle e ruoli mal ricoperti quale e' quello dell' editoria nazionale.
Tutto questo perche' si fa? Per incoscienza certo, ma soprattutto per passione verso quella che e' la propria vita, la scrittura. Quello che io scrivo, lo vivo. Coerenza tra parole e azione. Questo insegno prima ai miei figli, poi ai miei allievi. Infine voglio avere la presunzione di poterlo regalare ai miei lettori. E se di coraggio o incoscienza si tratta, beh, se qualche orecchio o occhio benpensante ho ferito, scusatemi. Lasciamolo dire a chi verra' dopo di noi, o al tempo: semplicemente il tempo parlera'. Non ho scelto di fare la scrittrice e fare la vita magra per sofferenza intellettuale, masturbazione mentale. Io nasco scrittrice. E' la mia vita. Non esistebbe Giovanna Mulas donna, senza la sua scrittura. Questo non significa che non mi abbia sporcato le mani lavorando davvero, come ha scritto il sapiente di turno. Ho lavorato lavando piatti nei ristoranti, cantando in locali per pubblico perso nella birra, recitando, disegnando magliette, facendo le assicurazioni e vendendo giornali e...e... . Pure ho avuto l'opportunita' di stabilirmi in pianta stabile a Roma, dove lavoravo come stilista emergente. Pensate che guadagni. Uff...non da poco eh, visto l'attuale panorama economico che mi riguarda. Ma trovavo la superficialita' di quel mondo schiacciante. Ho preferito tornare in Sardegna, nel mio mare, le mie genti. Soffrire questa scelta ma farla in maniera consapevole, coerente, soprattutto dignitosa.
Vivere della mia scrittura, dunque, e' stata una scelta. E perche' chi sceglie di vivere della propria arte, scrivere o cantare che sia facendone un vero e proprio lavoro; perche' non deve vederselo riconosciuto? Uno scrittore, per l' Italia, non esiste. Non produce dunque non lavora. Percio' io, come molti di voi, non siamo. O almeno questo, probabilmente, si vorrebbe da noi. Il pecora pensiero, il nichilismo allo stato puro in una nazione che paradossalmente ha fondato le proprie radici sull'arte, su scrittori, pittori, attori e cantanti che l' hanno fatta e ancora la fanno grande. Si potrebbe allungare l' elenco scivolando nella scienza dove menti illustri volano oltre l' oceano, per sfuggire ad un' Italia matrigna, e puttana. Ma questa e' un'altra storia.
Credo che arrivino momenti nella vita nei quali sia necessario fare una scelta, e prepararsi a vivere e morire di questa scelta. Con coerenza e dignita'. A trent'anni l' ho fatta: in un contesto ristretto come quello nuorese ho chiesto il divorzio dal padre dei miei figli, per violenza. Ho pagato la scelta con tre tentativi di omicidio, l'ultimo dei quali, per strangolamento ed accoltellamento, mi ha lasciata tra la vita e la morte.Ho pagato con l'indifferenza delle gente, le cattiverie da bar e quelle (sic!) delle donne che, donne, per prime avrebbero dovuto capire, non giudicare. Faccio notare al lettore che nel nuorese e provincia e' altissima la percentuale, in proporzione al resto d' Italia, di violenze alle donne tra le pareti domestiche. Altissima pure la percentuale di alcolismo tra donne. Eppure si tace. E si nasconde. E chi denuncia, come ho fatto io, viene giudicata una cattiva, una spostata. Ancora oggi, siore e siori. Senza una lira in tasca, a trent'anni anni e con il mio ex marito in giro per la citta' nonostante il tentato omicidio; presi i miei figli ( perche' ne ho fatti quattro, addirittura mi sono sentita chiedere. Perche' credevo fermamente come credo nella famiglia. Perche' la malattia mentale di mia madre mi ha lasciato nell' anima un solo desiderio, con radici nell' infanzia: quello della stabilita' emotiva, della sicurezza. E solo una famiglia che ami e ti ama, e' in grado di darti tale sicurezza. Figli voluti dunque. E non sta a nessuno giudicare se per incoscienza o troppo amore. La sicurezza, certezza, che ora ho con Gabriel al mio fianco.) e lasciai la casa che li aveva visti nascere, ma che non mi apparteneva.
Quanto sarebbe tutto stato piu' semplice, quanto dolore mi sarei risparmiata, mi sono detta spesso, se avessi scelto l'altra strada, quella del silenzio. Ma poi vedo e scrivo di donne con gli occhi spenti, il dolore e la frustrazione dipinti in faccia e mi dico no, devo scrivere anche per loro. Perche' scrivere e' un dono, sapete? E come tale va condiviso. Coltivato, carezzato con dolcezza e passione, costanza. Dignita' e purezza. Cosi' ho sempre difeso la mia arte. E cosi' faro' sempre.
Un fiume di parole. Una pietra che non rotola. Ed è di nuovo Silenzio.
Sto mentendo. Il Silenzio è diventato Sussurro.
Carezzevole. Amabile. Fraterno.
Una nuvola di vapore impercettibile. Invisibile.
Silenzio. Da prendere a calci.
Un muro ancora troppo altro, che mi ostino a non voler sfondare. Ma con dolcezza.
Sento il mio corpo roteare a una velocità insondabile. Tutto intorno è Nero. La mia pelle è nera. Ma dal petto, aperto, fuoriescono colori. Fasci di luce che tutti mi attraversano e mi proiettano al di là di me, di questo Tempo.
Sento l'Amore. Tuo, suo, di tutti.
Non colmerà il suo Vuoto, non potrà farlo mai. Accanto a quel buco, una nuova nicchia, sempre più accogliente.
Ci metterò dentro tutto l'Amore che Posso. Voglio sentirlo tutto al Centro. Fino all'Osso.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Halo - Depeche Mode You wear guilt Like shackles on your feet Like a halo in reverse I can feel The discomfort in your seat And in your head it's worse
There's a pain A famine in your heart An aching to be free Can't you see All love's luxuries Are here for you and me
And when our worlds They fall apart When the walls come tumbling in Though we may deserve it It will be worth it
Bring your chains Your lips of tragedy And fall into my arms
And when our worlds they fall apart When the walls come tumbling in Though we may deserve it It will be worth it
And when our worlds they fall apart When the walls come tumbling in Though we may deserve it It will be worth it
And when our worlds they fall apart When the walls come tumbling in Though we may deserve it It will be worth it
And when our worlds they fall apart When the walls come tumbling in Though we may deserve it It will be worth it
Doveva essere già primavera, e invece un vento freddo e dispettoso funesta questo giorno chiamato 'nuovo inizio'. Non fa niente. Non sarà questo a fermarmi. A fermarCi.
Ho paura, la sento ballonzolare nel mio stomaco. Ma sono qua. Non mi volterò indietro. Ho smesso di fuggire. La forza delle mareggiate mi travolgerà ancora, da questo non ho scampo. È la vita. La mia vita. Ma sto imparando a sopravvivere in apnea, per poter ritornare in superficie con un balzo ancora più possente, con la fierezza di uno scrollare di chioma bagnata, in tutto lo splendore che custodisco, come un tesoro, dentro di me. Quello splendore che non mi appartiene, ma che mi entra dentro nonostante me, inseguendo insondabili misteri che il cosmo continua a tratteggiare, in ogni individuo che respira, ama, odia, vive, si lascia vivere su questa terra.
Nonostante il silenzio, di cui a volte ho bisogno come ossigeno, la musica scorre nelle mie vene, facendomi ribollire il sangue di tormento, vigore e passione. In questo giorno, che so già diventerà per la mia anima un nuovo spartiacque, voglio imparare ad Amare, ad AmarMi, meglio che posso.
So che posso farcela. Nonostante me, nonostante lei.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Astral Weeks - The Swell Season (Van Morrison Cover) If I ventured in the slipstream Between the viaducts of your dream Where immobile steel rims crack And the ditch in the back roads stop Could you find me? Would you kiss-a my eyes? To lay me down In silence easy To be born again To be born again From the far side of the ocean If I put the wheels in motion And I stand with my arms behind me And I'm pushin' on the door Could you find me? Would you kiss-a my eyes? To lay me down In silence easy To be born again To be born again There you go Standin' with the look of avarice Talkin' to Huddie Ledbetter Showin' pictures on the wall Whisperin' in the hall And pointin' a finger at me There you go, there you go Standin' in the sun darlin' With your arms behind you And your eyes before There you go Takin' good care of your boy Seein' that he's got clean clothes Puttin' on his little red shoes I see you know he's got clean clothes A-puttin' on his little red shoes A-pointin' a finger at me And here I am Standing in your sad arrest Trying to do my very best Lookin' straight at you Comin' through, darlin' Yeah, yeah, yeah If I ventured in the slipstream Between the viaducts of your dreams Where immobile steel rims crack And the ditch in the back roads stop Could you find me Would you kiss-a my eyes Lay me down In silence easy To be born again To be born again To be born again In another world In another world In another time Got a home on high Ain't nothing but a stranger in this world I'm nothing but a stranger in this world I got a home on high In another land So far away So far away Way up in the heaven Way up in the heaven Way up in the heaven Way up in the heaven In another time In another place In another time In another place Way up in the heaven Way up in the heaven We are goin' up to heaven We are goin' to heaven In another time In another place In another time In another place
Cadono, uno ad uno. Ciuffi scamuffi. Benvenuti nel paese dei puffi. Un telo nero attorno a me a suggellare questo atto poetico, per altri così banale. Approfitto di un giorno che sa di primavera. Varco la soglia del tempio che tante donne vede entrare ogni mese, come niente fosse. Tentenno, aspetto a lungo. Finché non ho più scuse per rimandare.
Oggi è il giorno della mia rinascita. Oggi è il giorno del mio personale addio all'inverno.
Se potessi appiccherei il fuoco a questi miei sparuti resti, che non parlano di me. Un crepitante falò di belle speranze, accese nell'acre profumo di fenice che da oggi indosserò sulla mia pelle, ancora per poco appesantita dai vestiti. Sempre gli stessi. Completato il rito, indosso lo stesso cappello, il mio preferito. Con questi capelli ora ho un aspetto più sbarazzino. Mi guardo sorridendo nelle solite, ostinate vetrine. Un po' meno clumsy, un po' meno imbarazzata da una pigra trascuratezza che tanto racconta di me...
In cerca di un'ispirazione che potesse raccontarmi chi ero, ho finito per perdermi nei ritmi di un'artista scomparsa, nei suoni di una melodia già sentita, nel canto di una voce che vorrei fosse la mia.
Nel cercare un'immagine di me, la migliore che mi abbiano mai scattato, sono inciampata in vecchie foto di famiglia, in vecchie foto di me. Inutile dirlo, la foto "migliore" non l'ho più trovata. E non è un caso. In fondo era solo una finzione, frutto dell'idea di un'amica che, per un pomeriggio, aveva voluto truccarmi, vestirmi e pettinarmi per poi scattarmi delle foto che avrebbero dovuto lasciar risaltare qualcosa che, a ben guardarlo, mi piaceva da morire e al contempo mi faceva sentire estranea a me stessa.
Ho ritrovato foto belle e meno belle, e anche le peggiori, quelle di cui mi vergogno, quelle che non mi rendono giustizia. Qual è la me che voglio? Quella che si dibatte tra il migliore o il peggiore, nell'istantanea imprendibile di un attimo che non c'è? Quella che non esiste e forse non è mai esistita? Quella muta, immobile e silenziosa di certe strane solitudini dell'anima, o quella sorridente, gioiosa e piena di vita che scaturisce da certe miracolose collisioni?
La foto di famiglia, l'unica davvero al completo, va ormai dissolvendosi nell'acido dei problemi irrisolti cui non posso più porre rimedio. L'immagine di mia madre mi colpisce forte dentro. Io che mi arrampico sul suo corpo, lei che mi avvolge in un abbraccio protettivo, lo sguardo dolce rivolto all'obiettivo.
Dove sei finita? Perchè mi fa ancora così male? Perché non riesco ad accettare il cambiamento?
Ah, si potesse vivere danzando solamente, sciogliendo ogni laccio col passato senza per questo perderne il concime...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Senza Origine - Valentina Giovagnini Balla fino a che pace non c'è Balla fino a che terra non è Prendimi così stringimi a te Gira intorno a me canta con me Gira intorno a me canta con me Balla fino a che pace non c'è Senza origine da strade e vie tornano in me le false lacrime dei re solitudine che inganno sei che inganno sei nei giorni miei Balla fino a che pace non c'è Balla fino a che terra non è Prendimi così stringimi a te Gira intorno a me canta con me Balla fino a che pace non c'è Balla fino a che alba non è Gira intorno a me canta con me Balla fino a che pace non c'è Senza origine tra uomini e no scivolerò ancora in un deserto al neon per non essere straniera mai nemica mai negli occhi tuoi Piramidi che girano in un gioco di luce non fermarti mai in questo rito che tempo non ha
Il 14 marzo del 2008 salvai questa immagine in una cartella. Come l'avevo trovata? Cercando tra le immagini di Google le parole "mistero quotidiano", le stesse tramite le quali avevo trovato il mio primo avatar. Era un gabbiano stilizzato, in un trompe-l'oeil dallo sfondo azzurro, che forse qualcuno dei miei affezionati lettori ancora ricorda. In quel tempo mi chiamavo MusEum.
Mi colpì la sincronicità tra le parole chiave collegate al mio primo avatar, l'immagine e le parole della sconosciuta che le aveva pubblicate sul suo blog, che ho sentito istantaneamente anche mie, così come il titolo scelto per introdurle, Anima:
spesso nella vita.. capita di fare incontri bizzarri..e come questi avvengano..talvolta rimane un mistero.. si ha sempre,comunque, quella strana sensazione.. che nulla è dato al caso.. e mentre scivoliamo come sabbia di clessidra.. nella routine del quotidiano.. ci rendiamo conto..giorno dopo giorno.. di come un incontro,se pur avvenuto in maniera bizzarra.. possa diventare importante..
il treno della vita spesso..effettua fermate fuori programma... gente che sale..gente che scende.. ma ogni passeggero..che con noi condivide parte del viaggio.. ci donerà qualcosa.. ed alla fine il nostro bagaglio sarà così pesante.. che ci sembrerà impossibile da sostenere..
ma non saremo mai soli sul treno della vita.. ed il cuore... è una valigia.. infinitamente grande...
By Emy
Qualche giorno fa un caro amico ha scritto una semplice frase, in cui parlava di pozzanghere e mondi paralleli. L'associazione in me è stata immediata. Oggi ho ricollegato il tutto e ho ritrovato un cartone animato che per lungo tempo ho amato e che, nel rivederlo alla "veneranda" età di 29 anni, ho scoperto dire molte più cose di me che un trattato psicologico, pur nella sua semplicità a tratti infantile. Com'è giusto che sia, come lo è, d'altronde, una parte importante di me, che tuttora annaspa per ritrovarsi.
Sono giorni strani questi, in cui l'istinto, il senso di impotenza e il dolore che mi spingono a fondo mi hanno portato a stravolgermi completamente, a spogliarmi, finalmente e con fatica, della pesante corazza che la vita mi ha costruito attorno per anni. Oggi pomeriggio, dopo tante lacrime versate e tanta pioggia, ho di nuovo avuto gli occhi lucidi. Stavolta, però, con il sorriso sulle labbra e anche, non lo nego, con qualche risata a cuore aperto.
Per chi non ha paura di tornare bambino e per chi vuole conoscere un'altra parte di me... l'episodio 26 de L'Incantevole Creamy, intitolato "Addio, Poteri Magici". Non dura tantissimo, godetevelo fino alla fine.
P.S. per chi volesse sapere che diavolo c'entra la pozzanghera con tutto questo, ho inserito anche l'episodio 27, "Alla Stella Piumata". Che coincidenza, dopo l'incontro con un dragone e una stella nascente, quell'augurio finale che approfitto per estendere a tutti voi...
Staccare la spina. Duro allontanarsi dalla tua propagazione tecnoica. Ma doveroso.
Stai implodendo. Letteralmente.
Sai benissimo che non sei così. Che la vera Te è là fuori, che aspetta solo che allunghi le mani a toccare il cuore delle cose, a fendere l'aria, a gemere il buio. E non solo interiore. Lui lo sa. E sarà con te, in ogni istante. Ti vedrà tornare bambina, zompettare allegra, mimare passi di danza maldestri, dimenticati da un corpo privo ormai di allenamento, intorpidito, come la mente atrofica, ipertrofica, famelica di Sapere.
Un enorme ostello tutto per voi. La notte fredda non teme coperte. Ho dimenticato di portare Musica. Esploriamo. Giù per le scale, nella cucina senza riscaldamento. Due porte come di saloon. Entriamo! Un ripostiglio, posate di plastica, un barattolo di Nutella, della camomilla, cianfrusaglie varie e poi la vedi: la Radio! Vecchia, impolverata, semidistrutta. Non fa niente! Purché sia funzionante. È un attimo. La prendi tra le braccia, e via, di nuovo, su per le scale stavolta. Inserisci la spina nella presa e inizia la magia. Strani fruscii, voci aliene, lingue misteriose: la macchina del tempo! Gira la manopola in cerca di Mistero! La stanza ora non è più silenziosa. La polvere non fa più paura. Nemmeno il minuscolo scorpione sulla parete immacolata.
Il mattino è frizzante. Pungente. Naso all'insù, come tanti anni fa, assorbi la vera Te e speri che non se ne voglia più andare. Sai già che tra poco dovrai tornare. Ora no! Pensiamo all'Azione. Leonardo e le sue macchine umanistiche. Datemi una leva e vi solleverò il mondo! Il massimo del risultato con il minimo dello sforzo. Inventare di notte, quando nessuno disturba. Una candela per misurare il tempo. Occhi d'aquila. Matematica e Geometria. La forza propulsiva. Il Volo. Cosa sarebbe successo se un genio simile fosse nato altrove? Il Progresso o l'Apocalisse? Ulisse. Gli occhi di un bambino.
Via verso nuove scoperte. Immerso nel verde un paradiso profano. Simbolismi. Surrealismi. La verità dell'uomo è nella cagata. Lo dice lui. L'uomo chiamato astro nascente. La Follia e la Saggezza. La Consapevolezza e il Bambino Interiore. Il Sole e la Luna. Lo Yin e lo Yang. L'Uomo e la Donna. La Notte e il Giorno. La Luce e il Buio. L'armonia degli opposti. Viviamo nelle scatole, polli nel pollaio, siamo il frutto di imitazione esterna. Non siamo. Uscire nel buio solo se si è certi di tornarne vincitori. Il giardino rinascimentale. L'uomo come parte del paesaggio. Del labirinto. Interiore. Tre porte. Una scelta. Solo lei potrà salvarci nei momenti di calo energetico. Le vibrazioni. I campi energetici affini. Non sono matta! O forse sì. Potessi esserlo come lui! Signore e padrone delle sue elucubrazioni. Al riparo da certe sterili masturbazioni. Giullare sceso dall'alt(r)o per risolvere l'impossibile. I sette ottavi. La Musica è Materia scolpita. O la Materia è Musica scolpita? Non ricordi. La grande nave. L'amore. Una donna senza testa. L'occhio alato. E un cipresso fulminato. La malattia che fa rinsavire. Francesco e la spoliazione. Un Bene superiore. La Nudità che fa paura. Che si nasconde in decine di simboli e geroglifici. Decrittare. Scoprire. Annusare. Scavare. Per rivestirsi di pura essenza. La Luna che danza. Si specchia. E ci specchia. Stimmate. Un pensiero che scotta. Resisteremo. No pasaràn! Se non vogliamo.
Il grande vecchio dalla sciarpa rossa. Il suo richiamo dalle vetrine. Una città medievale. Un pozzo che porta nell'Ade. Osho e le carte. Io e l'Altro. Il Castello e l'Immaginazione. Un figlio e sua madre. Un viaggio senza ritorno. L'Essere e il Non Essere. L'Arte come Comunicazione. Come Missione! Altrimenti è solo Finzione.
Infarino la mia pseudo cultura. La impasto con l'Amore. Persone Speciali attendono. Per loro non esiste la locuzione: "Non ho tempo". Dalla tastiera al mattarello. Passando per i Pink Floyd, Johnny Cash, Joe Strummer e la loro Redemption Song. La Luna, il Sole e le Stelle farcite di marmellata di mirtillo. Una spolverata di zucchero a velo. Un bacio leggero.
Dolce E., fragile tigre in via di estinzione, questi sono per te. E per me. Non voglio più aver paura di dire: ti voglio bene.
...ed ecco che la Musica mi viene incontro sincronicisticamente ancora una volta, nelle vesti dei Porcupine Tree e del loro nuovo album, con un pezzo che non conoscevo ancora. Non prima del loro live di ieri sera. Perché a me piace andare vergine ai concerti. Farmi trasportare dalle emozioni del momento. Lasciarmi penetrare da un giro di basso, dai colpi sul rullante, dalla sferzata di una sei corde, dal quasi silenzio che precede una voce che regala pezzi di anima dall'ennesimo palco. L'onda sonora mi entra dalle scarpe, mi scorre nelle gambe poi sale su, fino al ventre. Me lo rimesta a dovere e poi risale verso l'alto, fino al cuore. La testa no, lei si fa leggera, quando non è scossa dalle potenti scariche del batterista.
I Porcupine Tree li ho conosciuti così, qualche anno fa. Non avevo ascoltato che pochi loro brani prima di godermeli dal vivo. Non sono molto metodica nell'ascolto, non seguo cronologicamente il percorso di una band o la successione gerarchica delle tracce all'interno di un album, né ho conoscenze tecniche su come si articoli musicalmente un pezzo, anche se mi piacerebbe. Ma per sapere se un pezzo vale, almeno per me, lascio semplicemente che sia il mio corpo a parlare. Se vibra, è andata. Mi ha conquistata.
Se guardo indietro, a questi ultimi mesi, mi rendo conto di aver cominciato a superare a fatica molti miei lati oscuri, di aver preso finalmente consapevolezza di chi voglio tenere nella mia vita e di chi, invece, voglio lasciar andare. Non è un segreto che soffra molto a causa di una famiglia disunita, disgregata, lontana. E allora, in una serata di fuga adrenalinica come questa, resto inebetita ancora una volta nello scoprire, in un brano mai sentito prima, frasi che sembrano parlare direttamente a me...
If you wanna stay Always here All these years A last frontier
It’s no concern of theirs The world outside Corrupts my child So trust these eyes
Faith is in your soul Within these walls Hormones stall Dogs will crawl
The vices and the doubts We resist All this shit So kneel submit
Free love Free love Bring love to all my sisters
Breathe out Blind house You don’t need to know their secrets Believe me
Pray and violate Abuse your trust False gods must Purge their lust
A family that lies To seal your fate To take the weight Of their self-hate
Breathe Out Blind House Free Love Feel Loved
Lentamente me lo lascio scorrere addosso, sottopelle, nelle vene. Recito internamente quelle parole come un mantra. E penso a te. So che ora hai bisogno di me. Ma so già che non sarò io a salvarti.
Trovi me, ma lei mi sposta.
Veleggi, instabile, sulla tua barchetta di carta. Soffierò per te, mi farò vento, se vorrai, e ti sosterrò nella traversata. Ma solo se sentirò che non ti aspetti niente, che mi accetterai così come sono. Che sei consapevole di non poter cambiare le cose. Se l'istinto mi dimostrerà il contrario, farò tutto il possibile per non caderti dal cuore.
Per tutte quelle coincidenze che invece non lo sono, per tutte quelle volte che non ti rilassi e ti domandi che ore sono.
Mille scene, mille volti, mille personaggi che impersono. Un'atmosfera sospesa, l'ironia dell'attesa, la necessità del perdono. Cercarsi e non trovarsi, nell'irresistibile alchimia di un Suono.
Essere Donna. Essere Uomo. Non so chi sei, ma so chi sono.