...è perché coltiva, nel fondo, l'illusione che non ci sia bisogno di spiegare.
Per tutte le volte che ho tenuto dentro la mia rabbia ed ho perso l'attimo
Per tutte le volte che qualcuno mi ha ferito e sono stata zitta, per non creare problemi o dispiaceri
Per tutte le volte che mi sono lamentata troppo per piccoli intoppi e poco per grandi problemi
Per tutte le volte che sono stata felice e non l'ho detto, perché quei fugaci momenti non mi fossero 'portati via'
Per tutte le volte che mi sono sentita Sola e responsabile, IO, della mia Solitudine
Per tutte le volte che ho tenuto nella mia vita persone che non avrei più voluto e respinto chi avrei invece voluto accanto, ma non lo è stato (perché non ho saputo/voluto chiederlo?)
Per tutte le volte che ho giustificato le assenze altrui per attenuare le mie
Per tutte le volte che sono stata Genitore senza volerlo
Per tutte le volte che sono stata Figlia, e ho trovato conforto
Per tutte le volte che ho Sognato e ho dovuto riaprire gli occhi
Per tutte le volte che scrivendo ho provato piacere, sollievo, speranza
Per tutte le volte che non ho più voluto scrivere, leggere, uscire, parlare, sognare
Per tutte le me che ogni tanto muoiono un po', perché le lascio morire.
Ieri notte in televisione ho captato per caso uno stralcio degli spettacoli di Carmelo Bene. Era stata una giornata No, molto pesante. Fatta di piccole cose che per gli altri sono niente, per me sono l'inferno. E mi sono nate dal cuore queste parole:
Vomitevole tremore! Infausto è l'odio che mi sale dalle viscere.
Le imprimo qui, a mia futura memoria. Per ricordarmi che per 'guarire' devo prima liberarmi. Permettere all'odio e alla rabbia di trasformarsi, purificarsi, e prendere la propria strada.
Qualcuno ha la pioggia dentro. Io, sono nata sola.
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: The Hole In Me - Blackfield
Se n'è andato un pezzo di me, l'ultimo pezzetto di innocenza rimasto, quello fortunosamente scampato al big bang. Sarà per questo che per lungo tempo non sono più riuscita a scrivere come facevo prima. L'unico ambito in cui riuscivo davvero a esprimere me stessa liberamente si è come polverizzato, e mi tornano in mente irrispettosamente le ceneri di un uomo disperse in mare in un giorno di sole. Un'intera vita in un mucchietto grigio portato via dal vento.
Curioso come mio padre sia venuto a mancare proprio alla soglia del compimento del mio trentesimo anno di età... come a sottolineare: adesso sei adulta, se non l'avessi ancora capito. Il vuoto è devastante. La consapevolezza di non poterlo mai più rivedere mi ricolma di angoscia, mi terrorizza, mi annienta, mi immobilizza. E poi c'è lei, così impossibile da contenere, da arginare, da tenere a debita distanza, persino quando se ne sta in silenzio. Riesci a sentire il suo sguardo penetrarti da una parte all'altra della stanza. "Ignorala, chiudi il cervello!", sono inutili imperativi che misconoscono la potenza di una radiazione invisibile dalla quale non hai scampo.
L'allontanamento può essere una soluzione e lo sarà, quando tutto sarà pronto, tra molto tempo ancora... ma si dovrà lavorare anche dall'interno. La contaminazione è ormai avvenuta e i suoi effetti continueranno ad agire anche a chilometri di distanza dalla fonte che l'ha inizialmente originata. Si rende allora necessaria un'intima lotta contro se stessi, contro un cancro psicologico che ha già iniziato ad agire sottopelle nella forma di una voce interiore puntigliosa e castrante che continua a ripeterti che non vai bene, che puoi fare ancora di più, che sei inadeguato e non fai mai abbastanza. Che, in sintesi, ti allontana dal Piacere. E' l'enorme Moloch cresciuto dentro di te sotto forma di genitore interiorizzato a inchiodarti al senso di colpa, a (ri)generare quell'ansia insostenibile che cela al fondo una rabbia impossibilitata a esprimersi e quel falso sé compiacente che ogni tanto fa capolino a sempiterna memoria di un bambino che si è modellato, forgiato negli anni più cruciali per adattarsi a un ambiente che non lo ha accettato per come era veramente.
E no, non ditemi che un bambino è un piccolo adulto. Casomai per alcuni è esattamente il contrario.
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Soundtrack: Break It Down Again - Tears For Fears
Here We Go
Break it down again
So those are my dreams And these are my eyes Stand tall like a man Head strong like a horse
When it's all mixed up Better break it down In the world of secrets In the world of sound
It's in the way you're always hiding from the light See for yourself you have been sitting on a time bomb No revolution maybe someone somewhere else Could show you something new about you and your inner song And all the love and all the love in the world Won't stop the rain from falling Waste seeping underground I want to break it down
Break it down again
So those are my schemes And these are my plans Hot tips for the boys Fresh news from the force
When it's all mixed up Better break it down In the world of silence In the world of sound
" No sleep for dreaming" say the architects of life Big bouncing babies, bread and butter can I have a slice They make no mention of the beauty of decay Blue, yellow, pink umbrella save it for a rainy day And all the love and all the love in the world Won't stop the rain from falling Waste seeping underground I want to break it down
Horsin' around Pray to power Play to the crowd with your big hit sound And they won't simmer won't simmer, won't simmer down Play to the crowd Pay to the crowd Play yeah yeah
It's in the way you're always hiding from the light Fast off to heaven just like Moses on a motorbike No revolution maybe someone somewhere else Could show you something new to help With the ups and downs I want to break it down Break it down again
Break it down again No more sleepy dreaming No more building up It is time to dissolve Break it down it again No more sleepy dreaming
Niente, nemmeno il mare mi consola più... vuoto, vuoto e ancora vuoto... solitudine cosmica e stridente contrasto con il mondo di fuori... groppi in gola e stonature emotive... è un dolore che ti travolge inaspettatamente a ondate, per strada, in piazza, in farmacia, su un pontile vicino al mare... Sarà così, per molto tempo ancora. Troppe cose giacciono congelate, intirizzite, cristallizzate. Nemmeno la scrittura vuole più saperne di scorrere come prima. E la vita, inesorabile, continua.
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Gela il sangue negli interminabili rintocchi della tua assenza. L'eco degli ultimi giorni rimbalza e si intreccia con la nebbia umida che offusca il mio sguardo. Stupida quotidianità, che tenti di spingermi in avanti per inerzia! A te mi ribello, stringendo ancora tra le dita quelle invisibili mani grandi che tanto ho amato...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: L'Assenza - Fiorella Mannoia
Sarai distante o sarai vicino? Sarai più vecchio o più ragazzino? Sarai contento o proverai dolore? Starai più al freddo o starai più al sole?
Conosco un posto dove puoi tornare conosco un cuore dove attraccare.
Se chiamo forte potrai sentire, se credi agli occhi potrai vedere... c'è un desiderio da attraversare e un magro sogno da decifrare...
Conosco un posto dove puoi tornare conosco un cuore dove attraccare.
Piovono petali di girasole sulla ferocia dell'assenza la solitudine non ha odore ed il coraggio è un'antica danza.
Tu segui i passi di questo aspettare tu segui il senso del tuo cercare. C'è solo un posto dove puoi tornare c'è solo un cuore dove puoi stare
...e nel calore di certi lunghi, interminabili abbracci... dimenticare l'anaffettività del mondo e smettere, per un istante, di essere soltanto monadi, in orbita nel vuoto.
Varcare un limite, ritrovarsi al di là di noi stessi, di ciò che siamo e che siamo stati, senza più riuscire a vedere come saremo. Non sapere più chiedere aiuto, non essere capaci di affidarsi, perché "sicuri" che, nel momento stesso in cui avremo più bisogno, ci lasceranno soli. E quando dico soli, parlo delle maledette monadi che siamo in questa società che ci costringe a correre e a rincorrerci dietro i mille, inevitabili impegni necessari per sopravvivere, noi che ci siamo dimenticati cosa sia Vivere.
Vivere davvero, respirare l'odore del mare e farlo entrare in profondità, perdersi nelle innumerevoli variazioni aeree di una nuvola, rintracciare nel sole riflesso sull'acqua al tramonto la propria stairway to heaven in un mistico connubio tra il nostro nucleo cangiante e l'universo che si apre davanti a noi, senza che ne riusciamo mai a scorgere l'entrata. Ci scuote dal torpore soltanto il balenare dell'ultimo spicchio di sole prima che s'inabissi in mare: l'entrata si sta ormai richiudendo e ancora una volta l'abbiamo capito troppo tardi.
L'aria che fende il mio involucro fatto di carne, lacrime e sangue mi accompagna in questa nostalgica passeggiata rivolta al presente. Per un attimo mi sono sentita sospesa in questo vortice che non ho mai chiesto, per un lungo, interminabile istante un black out mi ha annebbiato completamente a me stessa. La scena di un film toccante e profondo mi ha ricordato quanto sia labile il confine tra l'autodistruzione e la resistenza, quanto sia umanamente difficile sostenere pesi di siffatta portata.
Una carrellata di tipi umani mi viene incontro, senza guardarli ne percepisco l'aura mentre siedono ignari sulle loro panchine, gustando un frozen yoghurt, scambiandosi effusioni, guardando l'aria davanti a sé finché uno di loro, la voce impastata e l'aria assente mi chiede da accendere. "Non fumo, mi spiace", e sorrido. Sì, a lui riesco a sorridere, povero outsider che non è altro. Forse perché per altri versi sono un'outsider io stessa e non me ne vanto.
Un fremito di immenso mi ricorda quanto è difficile viversi, senza aggrapparsi. E quanto sia difficile per gli altri non sentirsi inadeguati davanti a un dolore troppo grande, tanto da lasciarli privi di parole, al punto da restarsene in disparte, a volte per disagio, altre per discrezione. Quante volte mi sono sentita io stessa così. Come vorrei gridar loro che non fa niente, che non mi importa delle parole, che non voglio soluzioni, perché so che non ce ne sono. Che mi basta percepire un po' del loro calore, sapere che il loro affetto per me non cambia, anche quando mi sento un peso, per me e per il resto del mondo. Che io sono lì, dentro di loro anche quando mi sento persa e non riesco più a ritrovarmi. Dio come vorrei perdermi dentro un abbraccio infinito...
Qualche giorno fa, mi sono ritrovata a scoppiare in lacrime davanti a una quasi sconosciuta, che a dispetto del suo diktat professionale non ha esitato ad avvicinarsi a me e ad accarezzarmi il braccio. Senza più riuscire a guardarla, nel tentativo di esternare ciò che sento in questo nuovo periodo di buio, ho sentito me stessa dire: "è come se avessi delle scaglie di vetro conficcate nella pelle." E vi assicuro che non c'è niente che possa sconfiggere questo senso di gelo meglio di un abbraccio, dello sguardo sincero di una persona preziosa, di una frase imperfetta, anche smozzicata, detta col cuore e che ti ricorda che esisti anche tu, che la tua vita vale ancora qualcosa, che meriti la tua fetta di felicità anche se hai sempre vissuto solo per gli altri, o quasi. Sapendo bene che non è stata una tua scelta.
La morte, chissà perché, ammutolisce. Non è difficile intuirne le ragioni, ma come ho scritto ultimamente, non ho paura tanto della morte quanto del tempo sprecato che la precede. E mi sono ricordata ancora una volta quanto mi manchi una passeggiata silenziosa da fare da soli o in due, un discorso profondo sull'esistenza e i suoi misteri e tutto ciò che va oltre la superficie sterile delle cose e del possedere. Ma non si può, se non in rari momenti fortunati. Ognuno ha la sua vita, e gli incastri diventano via via più difficili.
Guardarsi dentro per davvero, per la prima volta, e scoprire ciò che sapevamo già ma con quella dirompenza inedita che lascia atterriti davanti alle proprie mancanze, è come togliersi di colpo le lenti colorate con cui per anni abbiamo osservato la realtà. La nostra e quella dell'albero che ci ha generati. L'effetto che ne segue è devastante. Di colpo ci rivediamo fallibili e inadeguati nei gesti che fino a un momento fa avevamo sempre compiuto, magari con una punta di disagio, ma senza vederne le cause così chiaramente. Ogni pseudo fallimento nell'interazione con l'esterno si aggancia al nostro senso di colpa, al nostro senso di inadeguatezza, in ultima analisi allo schema distorto con cui il nostro carattere si è forgiato negli anni per adattarsi a un ambiente difficile, che ci ha resi satelliti di pianeti inadeguati. Ah, si potesse essere situazionisti dell'anima! Riuscire a realizzare il proprio détournement interiore... e utilizzare pezzi di noi in chiave diversa, smontando e riadattando gli atomi della nostra personalità per costruirne una migliore, anziché semplicemente limitarci a distruggere.
C'è un tempo per ogni cosa e, come ho spiegato a una persona preziosa, cadere in mille pezzi è qualcosa che non ci si può permettere in qualunque momento. Essere esposti al mondo nella propria fragile e dirompente nudità senza aver avuto il tempo di rigenerarci in un necessario, protettivo isolamento, è molto pericoloso. In gioco c'è la Vita.
Ce la metterò tutta, ma le corde, dopo un lungo e ostinato tirare, alla fine si spezzano. E non è proprio il caso di dare la colpa alla corda. Non facciamole anche questo torto.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Immagine: Galaxy Merge
Fenice? No. Affatto. Solo un essere fallibile, stanco di lottare.
Oggi, tra i singulti e gli spasmi dolorosi di un terribile déjà-vu, mi sono rivista nella mente su quella sommità indefinibile, forse un grattacielo o un palazzo di una certa altezza. Ricordo distintamente la sensazione di sollievo e l'assenza di gravità trasformarsi in pochi attimi nel suo contrario: un precipitato di dolore che si dissolve e scompare.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Immagine: Salto Nel Vuoto - Noris Piergiorgio
Soundtrack: Nessun Dorma, dal film "Mare Dentro" di Alejandro Amenábar
Di nuovo. Improvviso e inaspettato. Mentre cercavo di catturare ancora una volta la Vita agitando le braccia sott'acqua, come se la stessi soltanto inspirando attraverso le mie cellule. L'acqua nelle orecchie, il sale nei miei occhi doloranti, il sottile potere di un'onda che mi attraversa e nuvole come ali di un prezioso Angelo cosmico sopra di me...
Again. Suddenly and unexpected. While trying to catch Life back with my fluttering arms underwater, as if I was just breathing it in through my cells. Water in my ears, salt in my aching eyes, the subtle power of a wave running over me and clouds as wings of a cosmic, precious Angel above me...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: You're Not Alone - Mads Langer
In a way it´s all a matter of time I will not worry for you You´ll be just fine Take my thoughts with you and when you look behind You will surely see a face that you recognize
You´re not alone I´ll wait till the end of time Open your mind Surely it´s plain to see You´re not alone I´ll wait till the end of time for you Open your mind Surely there´s time to be with me
It is the distance that makes life a little hard Two minds that once were close Now so many miles apart I will not falter though I´ll hold on till you´re home Safely back where you belong And see how our love has grown You´re not alone I´ll wait till the end of time Open your mind Surely it´s plain to see You´re not alone I´ll wait till the end of time for you Open your mind Surely there´s time to be with me
You´re not alone Surely there´s time to be with me Open your mind yeahhhh
Riordinare il Caos ad arte armato e reimmergersi nel Caso inaspettato, cavare buchi dai ragni e farsi Penelopi di se stessi, inspirare ed espirare, costruire e decostruire, ricominciarsi, reinventarsi, spogliarsi e poi rivestirsi, la morte nell'atrio, la vita nel ventricolo. Dissolvere il buio e masticarlo forte. Rivedere la luce, spalancare le porte!
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Image: Robert Weigand - Night and Day
Soundtrack: Until I Drown - Tears For Fears
took a long time to mend took a long time to make amends funny how the story goes strip a man bare and burn his clothes
time is all i crave it comes in waves i will be here until i drown
system's on overload goes to bed warm but wakes up cold what a bloody cross to bare time on my hands but i don't care
days are all the same they wax and wane i will be here until i drown
time is all i crave it comes in waves i will be here until i drown
days are all the same they wax and wane i will be here until i drown
time is all i crave it comes in waves i will be here until i drown
Attendeva con fremente impazienza di aprire un nuovo capitolo e dare una svolta alla sua vita. Quale infernale e indicibile fatica, passare attraverso le forche caudine e superare il muro che aveva ormai interiorizzato. Aveva smesso di cercare una spinta, ed ecco che, proprio allora, avevano cominciato ad arrivarle da ogni lato. Erano come carezze, e si sentiva come le foglie sospinte in aria da certe lievi brezze...
"It is by faith that poetry, as well as devotion, soarse above this dull earth; that imagination breaks through its clouds, breathes a purer air, and lives in a softer light."
Henry Giles
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here.Soundtrack: Sacrifice - Lisa Gerrard
Come sei brava a mentire, quando ti conviene. E ora che i luminari ti hanno dato il via libera, tutto torna come prima. Fingiamo che niente sia successo! Ricominciamo da capo, stavolta ho imparato la lezione. Già. Come undici anni fa, non è vero? A niente servono gli inseguimenti, gli insperati recuperi, le prove, le parole, le richieste d'aiuto. Avete la legge dalla vostra ed è così facile usarla come alibi per difendere impunemente il vostro "non fare". Che siate maledetti, voi e il gelido menefreghismo con cui abbandonate senza colpo ferire migliaia di famiglie. E se fosse vostra madre, vostro figlio, vostro padre, vostro fratello? Inutile chiederlo, vi stringereste nelle spalle e fingereste commiserazione, ché la compassione non sapete neanche dove sta di casa, voi che il vostro lavoro lo fate da decenni, voi che avete conosciuto l'era innominabile dei chiavistelli e la sventolate come un babau ogni qualvolta vi si fa notare la nostra disperazione, la totale assenza di aiuto, la zona franca che ci risucchia e ci inghiotte, fuori dal vostro campo di gioco. Signora, lei mi chiede un miracolo! Se lei non vuole, ho le mani legate. Inutile spiegare a occhi cerulei due che si tratterebbe 'solo' di fare il suo lavoro, con passione, coraggio ed empatia.
Che siate maledetti, voi che della mente non capite un accidente! Che siate maledetti, urla la mia rabbia silenziosa. Il sole, al ritorno, mi richiama tra le sue spire di fuoco ed io lo prego di prendermi con sé, che non lo voglio questo buio e i demoni hanno già ricominciato a succhiarmi. L'anima.
Andate via, lasciatemi in pace! Dentro lo stomaco si affastellano passato e futuro. Nessuna certezza, nessuna protezione. Non voglio più piangere, ma le lacrime, quelle maledette, conoscono fin troppo bene la strada...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. MUSEUM Soundtrack: Chicane: Salt Water - Mt Eden Dubstep
Splende, l'anima autoimmune nella luce artificiale che ricrea per non morire.
Irride la morte, la follia e la disperazione fintanto che ha energia per la resurrezione.
Tempeste e uragani si susseguono impietosi.
Imprevisto, il suo salto nell'abisso: nel sole, come Icaro m'eclisso!
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Hurt - Nine Inch Nails
Liberamente tradotta da Prisma:
"Mi sono fatto del male oggi Per vedere se ancora provo qualcosa Mi concentro sul dolore L'unica cosa reale L'ago squarcia un buco la vecchia puntura familiare cerco di strapparla via ma ricordo ogni cosa
Cosa sono diventato? Mio dolcissimo amico Tutti quelli che conosco prima o poi se ne vanno Avrei potuto avere tutto Il mio impero di fango Ti deluderò Ti farò del male
Indosso questa corona di merda Sul mio trono da bugiardo Colmo di pensieri distrutti Che non riesco a riparare Sotto le macchie del tempo Le sensazioni scompaiono Tu sei diventato qualcun altro Io sono ancora qui
Cosa sono diventato? Mio dolcissimo amico Tutti quelli che conosco prima o poi se ne vanno Avrei potuto avere tutto Il mio impero di fango Ti deluderò Ti farò del male
Se potessi ricominciare da capo a milioni di chilometri da qui Mi terrei con me Troverei un modo..."
La vita è più facile per chi è capace di chiedere. Se taci, se te ne stai in disparte, se il ricordo delle disillusioni e delle porte chiuse in faccia è più forte del tuo bisogno di esternare, di chiedere amore, saranno davvero poche, e rare le persone che avranno voglia di venirti incontro senza secondi fini per lenire, con dolcezza, il tuo dolore silenzioso.
Si parla, si racconta, si ricorda... ed è di nuovo rabbia, che monta... e umor nero che fluisce e intasa i pori. A che pro, tutto questo? Si finisce per sentirsi peggio di prima, con l'aggravante di ritrovarsi pateticamente deboli, privi di energia, svuotati di ogni prospettiva.
Cosa succederebbe se prendessi il primo aereo, scegliessi una destinazione a caso... e dimenticassi tutto?
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Freestate - Depeche Mode
I can hear your soul crying Listen to your spirit sighing I can feel your desperation Emotional deprivation
Let yourself go Let yourself go Let your feelings show
Picking up the conversations Deep in your imagination Tune in to the lonely voices Talking of their only choices
Let yourself go Let yourself go Let your spirit grow
Step out of your cage and onto the stage It's time to start playing your part Freedom awaits Open the gates Open your mind Freedom's a state
I can taste the tears falling The bitterness that's inside you calling Yearning for a liberation Emotional emancipation
Let yourself go Let yourself go Let your senses overflow
Step out of your cage and onto the stage It's time to start playing your part Freedom awaits Open the gates Open your mind Freedom's a state
Come masticare L'aria Vomitare Le nuvole Ingoiare Le saette
Le blande presenze diventano Assenze Il laccio emoestetico il vitreo ricordo, il singhiozzare stanco
Il consiglio che mi ha dato la tua anima sofferente bisbiglia ora in silenzio il suo ruggito lontano, il rigor mortis fintamente superato che avevo abilmente mascherato
Povero maestro ignaro! Tu che in me ritrovasti gli stessi odiati de profundis
L'insopprimibile silhouette di un futuro che mi sfugge, le ignobili mani incapaci di cercare appigli.
Scivolo giù. Inesorabilmente.
Non sei sola, questo lo sai!
Già, i dèmoni non mi abbandonano mai.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Un'Ora Sola - Nadàr Solo
Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale
Frammenti di me. Non resta più niente.
Mi stendo sulla sabbia così come sono, una busta per cuscino. Cerco nel sole il calore che ho perso. A niente serve l'aspirina, la testa è troppo pesante. Continua a pulsare.
Non è Amore a farmi penare, ma una tragedia più grande. Annunciata.
Non voglio fiori al funerale della mia anima, incapace di sbocciare. Soltanto Musica, cara compagna dei giorni difficili. Tanti. Troppi da sopportare senza le necessarie distrazioni. Mi dispiace, non è colpa di Nessuno. Ma se Nessuno fosse il nome, vorrei non averlo mai incontrato.
Il vento si leva con violenza, sbattendomi in faccia raffiche di sabbia con veemenza. Nemmeno qui posso stare in pace! Cedo. Le braccia molli, lungo il corpo. La testa, reclinata da un lato. Come se dormissi. Sarebbe bello finirla qui, sulla riva del Mare. Del mio Mare. Cullata dalla risacca, il vento a scompigliarmi i capelli. Il sole a riscaldare ciò che resta del mio involucro, di carne e sangue. Sarebbe così semplice. Chiudere gli occhi e sognare un'altra Vita. Finire in silenzio. Con dignità. La Musica si spegne lentamente, ed io con Lei.
Poco prima, sul pontiletto di legno, mi sono sentita fuori posto tra i pescatori. Avanzavo sulle assi di legno con lentezza e rassegnazione, gli occhi un po' persi, liberi dagli occhiali. Il mare, ora, ha un altro colore. A tratti è di un blu così intenso che pare smeraldo. Tra gli scogli accatastati i riflessi del sole sull'acqua sono cerchietti luminosi brulicanti. Li fisso a lungo, fino a che non torno di nuovo preda di pensieri orribili. Reali. Angoscianti.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Condemnation - Depeche Mode
Condemnation Tried Here on the stand With the book in my hand And truth on my side
Accusations Lies Hand me my sentence I'll show no repentance I'll suffer with pride
If for honesty You want apologies I don't sympathize If for kindness You substitute blindness Please open your eyes
Condemnation Why Because my duty Was always to beauty And that was my crime
Feel elation High To know I can trust this Fix of injustice Time after time
If you see purity As immaturity Well it's no surprise If for kindness You substitute blindness Please open your eyes
Erano davvero poche le cose a tenermi ancora in vita. Mi aggrappavo a loro con tutte le mie forze, ma in certi giorni persino quelle venivano meno...
E' tutto inutile. Spiegare. Raccontare. Reagire. Contenersi. Le urla. Il silenzio. Barcamenarsi. Industriarsi. Cadere. Rialzarsi. Fermarsi e Ricominciare. E' tutto inutile.
L'amaro veleno dell'impotenza mi divora l'anima. Un cancro silenzioso che presto o tardi diventerà reale. Sto male. Ma non esce più un grido. Che succede? E' sempre a causa sua? No. Non è a causa sua. E' a causa mia. In cuor mio sapevo che sarei dovuta fuggire via subito, e non restare, illudendomi che fosse tutto finito. Passato. Archiviato.
Mi odio. E a questo non c'è rimedio. La razionalità va a farsi fottere. E' tutto irrazionale. Tutto. Ed io non riesco più a muovere un passo.
Sono in trappola.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: One Caress - Depeche Mode
Note in margine a una tovaglia - 12/05/2010:
Fino a una certa soglia il dolore è necessario, quasi indispensabile. Ci ricorda che esistiamo, ci fa sentire vivi. Superato un certo grado di intensità, quando si raggiunge o si sta per raggiungere il cosiddetto punto di non ritorno, non si desidera altro che quel dolore cessi, che si smetta di soffrire. Come si può dire, allora, che il suicidio è per i vigliacchi, per coloro che rinunciano alla vita perché incapaci di affrontarla? Anche io ho desiderato la morte, sapete? E chi mi conosce davvero sa che non sono certo una persona debole. Il punto di non ritorno. Se ci siete arrivati, sapete di cosa sto parlando. Conoscete bene la sensazione di incudine che schiaccia il corpo, fino a che la pressione ci chiude le narici per il troppo peso che grava sulla nostra testa, la sensazione di ossigeno che manca e si fa via via più raro. Il buio sopraggiunge, fino a impedirci, non solo di vedere, ma persino di pensare a una via di uscita. E, credetemi, c'è sempre una via di uscita. Quello che manca, a volte, è la capacità di vederla. E non è cosa da poco. Banalità. Parole ovvie e scontate. Per voi, forse, che siete circondati, magari anche idealmente, dal calore di una famiglia, di un gruppo di amici. Ma non per gli altri. Quelli che la vita ha spinto in un angolo fino a che il dolore, per mutazione genetica, adattamento pro sopravvivenza, non ha prodotto un sistema di sicurezza che ha finito per isolare chi doveva proteggere dal resto del mondo: quando l'eccesso di protezione diventa pericoloso isolamento. E anche se ti chiedessero come stai, cosa c'è che non va, ti troveresti a muovere le labbra a vuoto, incapace di formulare un pensiero concreto. Come in un brutto sogno, dal quale non riesci a svegliarti.
Rifugge la realtà, la sposa bistrattata. Sogna il suo riscatto, dà un nome all'Amore che avviluppa le cicatrici per farne sbocciare Felicità e Speranza. Cosa le dirò, quando aprirà gli occhi davanti al Vuoto? Cosa mi dirò, quando la vedrò ripiegarsi come uno sgraziato origami? Quale nuova Realtà sostituirà alla sua, che non avrà funzionato? Chi di noi sarà l'inevitabile pedina del suo disegno tenero e crudele? Vorrei non esserci, quando questo accadrà. Perché accadrà, da questo non si sfugge.
La mente umana è un oscuro mistero. Trasforma il dolore come può e, nel farlo, travolge ogni ostacolo. Compresa se stessa.
"Da allora più d’uno si sarà chiesto che cosa nascondesse quella strana apparizione di poesia, nata su nessun terreno di cultura, eppure precisa nei suoi lineamenti estremamente raffinati e personali. C’è il mistero delle anime più semplici, c’è la grazia, il rapimento estremo, il dolore di fanciulla, c’è l’oscuro interrogarsi del sangue, l’estasi, espressi in modi violenti e sicuri che possono far pensare al linguaggio dei mistici in amore...”.
Dal risvolto di copertina della prima raccolta di poesie di Alda Merini, "La Presenza di Orfeo", 1953.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Un ringraziamento speciale va all'iniziativa "L'Opera a Teatro" a cura del Teatro dell'Opera di Roma, nata a sostegno della Musica che, a causa dei pesanti tagli e del calo della richiesta da parte del pubblico, è sempre più a rischio nel nostro paese. Grazie a Barbara Agostinelli, Paolo Finotti e Andrea Bergamelli, eccellente trio d'archi che ha saputo catturarmi ed emozionarmi, a dispetto della mia ignoranza musicale. Grazie alla Giovane Orchestra dell'Opera di Roma e al Maestro e Direttore Germano Neri, per avermi iniziato alle gioie della musica operistica e sinfonica, sapendone raccontare le basi con parole semplici e accessibili a tutti. Non è vero che le persone non sanno scegliere l'Arte. Questo piccolo esempio è la dimostrazione che, se adeguatamente stimolato e "stuzzicato", il pubblico è perfettamente in grado di scegliere. Continuate così!
Soundtrack: Intermezzo da Cavalleria Rusticana - Mascagni - Berliner Philharmoniker, Herbert von Karajan.
E d'improvviso mi coglie come una specie di febbre. Una febbre profonda, inspiegabile, infinita. Una febbre dell'anima che non posso evitare. Ritrovo pace nei tuoi occhi di bambino, sulle tue guance delicate, scorrendoti le dita tra i capelli, ansimando lieve, il viso premuto contro il tuo petto. In silenzio avvolgi la mia oscurità col tuo mantello di luce, e non ti accorgi dell'immenso potere che ti pervade. Uniti ci scambiamo l'abisso, un demone alla volta.
La tua dolcezza mi disarma. Quel tuo non comprendere quanto sei speciale, e importante per me. Il tuo sentirti piccolo e insignificante, che mi fa tanto arrabbiare. Ti prenderei persino a schiaffi quando ti svaluti, paragonandoti ad altri, che ai tuoi occhi appaiono molto più belli e acculturati di te. A niente valgono le mie parole! Sciocco angelo, per metà uomo e per metà bambino! Ancora fingi, per gioco, di non sapere che a niente valgono per me la cultura, la bellezza, il denaro e un impiego prestigioso se non c'è l'Amore. So bene che se così non fosse non mi avresti mai "scelta". So ancor più bene che ami sentirtelo ripetere, ancora e ancora, perché l'ingiusto confronto che imponi a te stesso a volte ti fa vacillare.
Ma io sono qui, e non me ne vado. Nei tuoi occhi di bambino mi incanto e mi perdo. E stranamente mi innamoro del tuo io di ieri, quello che non avrei mai potuto incontrare, io, che allora non ero nemmeno nata. I nostri sorrisi, immortalati in luoghi e tempi diversi, sono sorprendentemente simili. Il loro candore, la loro purezza, la loro innocenza priva di ombre mi fanno trasalire. Non è un caso se ci siamo incontrati. E se siamo ancora qui, dopo tanto dolore di cui non abbiamo colpe.
Mi manchi quando non ci sei, e la tua mancanza, in certi giorni così mi fa paura. Come se potessi perderti da un momento all'altro. Ed io perdermi, nello stesso, medesimo istante.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Somebody - Depeche Mode I want somebody to share Share the rest of my life Share my innermost thoughts Know my intimate details
Someone who'll stand by my side And give me support And in return She'll get my support
She will listen to me When I want to speak About the world we live in And life in general Though my views may be wrong
They may even be perverted She will hear me out And won't easily be converted To my way of thinking In fact she'll often disagree But at the end of it all She will understand me
I want somebody who cares For me passionately With every thought and with Every breath Someone who'll help me see things In a different light All the things I detect I will almost like
I don't want to be tied To anyone's strings I'm carefully trying to steer clear Of those things But when I'm asleep I want somebody Who will put their arms around me And kiss me tenderly Though things like this Make me sick In a case like this I'll get away with it
Cosa c'è di più poetico di uno zompettare allegro di uno zainetto ballonzolante di braccia che si agitano, scomposte, di un bastone che traccia percorsi sulla sabbia sudicia e bagnata di un pescatore solitario su uno scoglio che affiora appena, tra flutti e uomini distrutti.
Cosa c'è di più bello del creare, attimo dopo attimo, la vita che incubiamo in noi.
Se il passato non esiste, se il futuro tanto meno, come fluire in questo presente osceno come viverlo, appieno, come un dono?
Non conosce il perdono, quest'anima mia che ancora si dibatte, morente, quest'anima sirena che ancora si dimena, prigioniera della stessa rete che l'aveva sbattuta contro la carena.
Gravida di me stessa, fremo per partorirmi! Prima che il cordone ombelicale che mi stringe e mi fa ossessa finisca per uccidere me e la mia Anima Depressa.
TESTO E FOTO DI YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Fragile Meadow - The Black Atlantic [album available here]
Dalla playlist di Music(e)Scapes 3, il mio podcast per RADIO PAZZA ascoltabile qui. Se volete, potete ancora votare il mio programma radiofonico allo European Podcast Award: è sufficiente cliccare qui e seguire le istruzioni! Thanks for your support! Long live Music.
Gomitoli di sé, tentacolari e contorti nell'atarassia si rifugiano, sconvolti
Involucri di carne accoccolati e la tregua nell'abbandono di pensieri malati
Chiuso il boccaporto, la nave rientra in porto. Non è la solitudine, che non sopporto. Ma il calpestio dei fiori appena risorti, che non sapevano d'esser morti.