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7.10.11

Prosit!



Ieri sono stata a trovare mio padre. Stranamente, a un anno esatto di distanza da quel 6 ottobre 2010, ho provato una serenità calda, avvolgente. Non come i giorni che hanno preceduto questo primo anniversario, in cui questo imminente evento, unito ad altri demoni di portata notevole per la mia piccola anima in evoluzione, mi hanno buttato a terra pesantemente, come da tempo non accadeva.

Tre rose bianche. Una per ciascuno di noi. E' stato questo il nostro modo per salutarti, davanti a quel Mare che tanto amavi e tanto amo anch'io, tua figlia. Esattamente come nel giorno in cui te ne sei andato, ieri il sole era nel pieno del suo bagliore, nonostante il calendario ci ricordi che siamo in autunno. E' stato bello, ieri, abbracciarla davanti a te. So che ci hai messo lo zampino perché tutto filasse liscio e le lacrime, che pure non sono mancate, non avessero un retrogusto amaro, ma il tocco caldo e lieve dell'abbandono e della gioia del ritrovarsi.

Sono rimasta stupita dalle persone che in diverso modo hanno voluto manifestare la loro discreta presenza e il loro affetto. Spesso ci si dimentica che basta davvero poco per sentirsi meno soli e anche quando chiudiamo il guscio attorno a noi c'è sempre chi sa andare oltre.

Oggi mi sono svegliata di nuovo con quella sgradevole sensazione di mancanza, di pretesa insoddisfatta. E allora ho scritto queste righe, per trasformare quella rabbia istintiva, persino puerile, in un mònito costruttivo che mi consenta di non incagliarmi ancora una volta dietro le mie insicurezze:

Bicchieremezzopienobicchiereme​zzopienobicchieremezzopienobic​chieremezzopieno... a che pro crucciarsi per quel mezzo vuoto, se l'altro mezzo è vino di primissima qualità? Anzi, peggio ancora... a forza di perder tempo ad aspettare che si riempia quel mezzo vuoto (che poi chi ci dice che vada davvero riempito) con un liquido qualunque, forse è meglio gustarsi subito quel vino pregiato, prima che diventi aceto! CARPE DIEM!!!

A volte per tornare sereni è necessario tornare presenti a se stessi. Ed esattamente nel momento in cui lo scrivo, mi ritorna in mente il vero significato della parola presente, con tutto quel che ne consegue. Non sono un peso per me stessa, ma un regalo. A guardare indietro troppe volte ho sbagliato rinunciando a credere alla verità del mio istinto. D'ora in avanti spero di riuscire a seguirlo con fiducia. Lui sa - lo ha sempre saputo - cosa è più giusto per me.


YUKI, AKA PRISMA

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Immagine: foto scattata il 6 ottobre 2011 sul litorale romano
Soundtrack: From A Shell - Lisa Germano

And the earth spins round while the people fall down
And the world stands still not a sound (not a sound)

There is love
There is love
To be found
In the worst way
In the worst way
In the worst way

It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
I wish i was
It's the buzz
It's the buzz
It's the most fuzz

From a little shell at the bottom of the sea
With the earth and the moon and the sun above
But the world fell down with some people still around

There is love
There is love
To be found
With the gods all gone and the souls making sound
In the worst way
In the worst way
In the worst way

It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
I wish i was
It's the buzz
It's the buzz
It's the most fuzz

From a little shell at the bottom of the sea
With the earth and the moon and sun around me

There is love
There is love
There is love

It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
I wish i was
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz


5.10.11

Pertenecer



Appartenenza. E' forse questa la parola che meglio spiega quella sgradevole sensazione di non sentirsi mai davvero parte del mondo. E' forse in suo nome che molti abdicano alla propria vera essenza e indossano abiti più o meno metaforici per costruirsi una qualunque identità che a loro in fondo manca.

Ti guardo. Vedo il tuo sorriso quando sei con loro, il gruppo dei tuoi pari, e mi chiedo come mai, quando sei con me, io quel sorriso non te l'ho mai visto. Mi chiedo perché - e me lo sono domandato per anni - nonostante questo io sia ancora presente nella tua vita. Sono solo il senso di colpa e la tua generosità che ti spingono a restare, anche se preferisci di gran lunga la compagnia altrui? Ti guardo ancora e sento che la risposta è sempre stata là, davanti ai miei occhi. Siamo semplicemente due esseri troppo diversi ed è una diversità del tipo che non arricchisce ma separa. Non c'è molto da aggiungere. Soltanto che non vorrei più essere la persona che si cerca solo per condividere i momenti bui della vita. Anche io so divertirmi. Ridere. Giocare. Anche se spesso mi dimentico come si fa.

Sono contenta di sapere che hai trovato il tuo posto nel mondo. E nuovi amici che ti fanno essere felice. Vorrei soltanto riuscire a costruire il mio di mondo, adesso. E non sentirmi mai più così avulsa da tutto. Desidero 'far parte' anch'io. Riscoprire quella positività che tanti anni fa un bambino speciale ha percepito in me, ritrovare quel benessere che si prova solo poche volte nella vita: la sensazione di essere accolti in modo incondizionato, di sentirsi alla pari in mezzo ad altri esseri umani. Un'interazione libera, di persone che si scelgono, a prescindere dalla ferite che si portano dentro. Anzi, forse, proprio in virtù di queste.

Perché è così difficile?


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Somewhere I Belong - Linkin Park


27.7.11

Frullati Spazio Temporali



Fuori piove, governo bucaniere. Starsene in silenzio a lavorare aiuta a rimettere in moto i neuroni. Già sperimentato. Come ho le mani in pasta, sporche di polvere o detersivo, ecco che mi vengono in mente le idee del secolo. (Sì, come no!). E allora cerco di imprimere nella mia memoria tre o quattro parole chiave che, al momento giusto, possano richiamare tutto il resto. Fischietto, Barbie, insaponare, palmo a palmo, anni ottanta.

Pulire palmo a palmo la propria casa dovrebbe essere un gesto d'amore, un po' come strofinare con la spugna imbevuta di bagnoschiuma la schiena della persona amata. Sento la spugna che si frappone tra me e la vaschetta in plexiglas del frigo come un piacevole scorrere del Tempo che mi insegna ad essere grande. Com'era negli anni ottanta, quando le nostre madri per la maggior parte erano casalinghe e la casa era al centro, o quasi, del loro universo? Quando, salve le dovute eccezioni, alle quattro del pomeriggio, o giù di lì, ci preparavano la merenda? Non ce ne sono più di mamme così. E tanto meno merende. Tutto è precario, ormai. Ora della merenda compresa.

Scarto le posate nuove, regalo del mio secondo papà, e la plastica di cui sono fatte le confezioni mi ricorda quelle che contenevano l'agognata e a lungo attesa Barbie. Di nuovo mi tornano alla mente gli anni ottanta e mi chiedo come accidenti abbia fatto a sopravvivere a quelle bambole diaboliche.

Lavastoviglie, chi è costei? Alla schiuma che mi scoppia in mille bolle fra le dita, non riuscirò mai a preferire quella macchina infernale. Ci osserviamo in cagnesco, lei con i suoi scomparti insidiosi, io con la mia clumsy attitude. Prima o poi dovremo trovare un accordo.

Mi piace occuparmi della mia cucina. Lavo le stoviglie e fischietto. Da quanto tempo non lo facevo! Qui sono libera! Quasi non mi sembra vero. Difficile descrivervi la sensazione. Non si tratta della mera autonomia né del classico, ancorché arduo, taglio del cordone ombelicale. Di libertà vera, da un insolito e inconsapevole carceriere che per anni ha invaso ogni centimetro fisico e immateriale del mio essere. Per usare un'immagine forte, è come se finalmente mi stessi partorendo, traendomi fuori, bracciata dopo bracciata, dal liquido amniotico. Mi torna in mente mio nonno che, sentendomi fischiettare mentre lavavo i suoi piatti, mi chiamava fluitje, che in olandese sta per fischietto. Che tempi. Sembra passato un secolo, e in effetti saranno passati vent'anni.

Molte di quelle persone non ci sono più e, sembrerà strano, ma certi giorni le sento tutte qui, specialmente una. Ci sono canzoni che mi fanno subito pensare a lui, una di queste è Se Telefonando. Ieri sera la voce di Mina dall'altoparlante della sua vecchia radiolina a pile mi ha fatto istantaneamente ricordare l'audiocassetta che amava far suonare in macchina, durante i nostri viaggi, che spesso finivano in malora, ma di cui conservo nonostante tutto bei ricordi, che ora sono soltanto miei.

Perché mi tornano in mente tutte queste cose proprio adesso, alla soglia di una a lungo desiderata, e centimetro per centimetro conquistata, indipendenza? Da una parte mi identifico con mia madre, dall'altra la sola idea mi terrorizza, visto com'è andata a finire per lei, così forte per tanto, troppo tempo.

No, io non sono lei. Sono anche lei. Ma ho in me colori nuovi e ho intenzione di usarli tutti, e realizzare un capolavoro.


YUKI, AKA PRISMA

Post Scriptum: cercavo un'immagine che accompagnasse questo post usando la parola chiave "Miralanza". E' uscita fuori lei, la saponetta verde Palmolive. Esattamente la stessa che comprava sempre mio padre. Le ultime due non fece in tempo ad usarle, lo sto facendo io. Appena anche quest'ultima si consumerà, correrò a comprarne una nuova. Per ricordarlo ogni giorno. Anche così.

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Soundtrack: Se Telefonando - Mina

26.6.11

Invisibili




saluto con amore

queste chiome svettanti

che mi parlano di voi,

ora che avete cambiato forma,

e che solcate cammini

invisibili ai miei occhi


di voi mi parlano

gli uccellini che incontro

gli alberi gentili


allungo le braccia verso i nodosi rami

chiedendo, col corpo,

che accolgano la mia carne stanca,

le mie ossa secche

e i miei occhi bagnati


tutto quel che resta di voi

è in questo Tutto

dove un albero è il filo

di un disegno universale

la cui lingua

non mi è dato di comprendere.


Mi manchi,

padre,

in queste sere d'estate vocianti,

nel bagliore delle piazze vestite a festa,

nel tintinnare di posate argentee che troppe poche volte hai sfiorato con lei,

nella dignitosa tua vita di impiegato e padre di famiglia,

nel tuo sorriso così pieno e dolce,

nei nostri battibecchi, quando parlavamo di politica

e dello sfascio dello stato.


Ti ricordo così,

in quelle foto un po' sbiadite,

giù, al Nilo,

o in mezzo ai cani.

Tu e il tuo mezzo broncio,

tu che mi somigli così tanto.

Tu, che quella poltrona vuota

proprio non mi va giù.



Un bacio al cielo.

E salutami l'Enrica.


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Shape Of My Heart - Sting


22.6.11

Angeli



Vi ho visti dormire sereni come due Angeli, ciascuno avvolto nel Dolore dell'Altro.
Non è un Caso che questa sia l'ultima immagine che conservo di voi due insieme.

If blood will flow when flesh and steel are one
Drying in the colour of the evening sun
Tomorrow's rain will wash the stains away
But something in our minds will always stay

Perhaps this final act was meant
To clinch a lifetime's argument
That nothing comes from violence and nothing ever could
For all those born beneath an angry star
Lest we forget how fragile we are

On and on the rain will fall
Like tears from a star, like tears from a star
On and on the rain will say
How fragile we are, how fragile we are

On and on the rain will fall
Like tears from a star, like tears from a star
On and on the rain will say
How fragile we are, how fragile we are
How fragile we are, how fragile we are


If blood will flow when flesh and steel are one
Drying in the colour of the evening sun
Tomorrow's rain will wash the stains away
But something in our minds will always stay

Perhaps this final act was meant
To clinch a lifetime's argument
That nothing comes from violence and nothing ever could
For all those born beneath an angry star
Lest we forget how fragile we are

On and on the rain will fall
Like tears from a star, like tears from a star
On and on the rain will say
How fragile we are, how fragile we are

On and on the rain will fall
Like tears from a star, like tears from a star
On and on the rain will say
How fragile we are, how fragile we are
How fragile we are, how fragile we are


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Fragile - Sting

20.6.11

The Great Beyond


Oh, Father, I miss you so,
now that they all bathe in You...



YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Love Is Blindness - U2

22.3.11

La Strada Nel Bosco




Scorre l'asfalto sotto le mie gambe meccaniche e insieme a lui sento scivolare via pian piano tutte le mie paure. So che torneranno, che proveranno a riprendere il controllo, ma ora che ho imparato i loro nomi so che non cederò più così facilmente, che potrei anche vincere io. Come stamattina, quando uno scherzo del destino unito al dispetto di sconosciuti ladri di passaggio ha reso il mio primo viaggio dalla vecchia alla nuova vita una buffa disavventura finita per il meglio.

L'auto che smette di camminare appena imboccata l'A1 e il mio sangue freddo nel chiamare i soccorsi. Una casacca arancione indossata per precauzione, qualche rimprovero di troppo all'imperizia dei viaggiatori (inclusi i presenti) e la serenità di sapersi dominare. Facile, ora che lei è lontana. Ma saprò corazzarmi anche per lei in futuro, questo è sicuro!

Il paesaggio visto dai sedili rialzati del carroattrezzi assume una solennità di cui godo a piene pupille, che non resistono alla tentazione di sbirciarsi nello specchietto retrovisore e compiacersi del sorrisetto che la situazione mi ha dipinto sul viso e che non sembra lasciarsi scalfire neanche dalla frettolosità un po' rozza del soccorritore. Mi fa un effetto strano vedere la tua macchina - dovrei ormai dire la mia - in bilico, il muso verso l'alto, che si fa trasportare placida. E' andato tutto bene, ora posso dirlo, ma non posso non pensare che ogni prima volta, anche la più banale, si risolva per me quasi sempre con un battesimo di fuoco.

Oggi mi sono portata a casa. La mia nuova vita si avvicina. Riesco a intravederla, senza più temere che possa venire risucchiata prima ancora che io riesca a raggiungerla. Fino a poche settimane fa mi sembrava impossibile. Dovrò aspettare ancora certo, ma il più è deciso. Non sto più nella pelle! Voglio sporcarmi le mani, di vernice e speranza, dare forma a piccoli sogni, plasmarli con coraggio, senza lasciarmi più spaventare a morte dalle imperfezioni, dagli inevitabili intoppi che so di poter superare. Io sono il mio porto sicuro, devo solo placare le tempeste che a volte scatena in me un dolore mai sopito.

Fischietto, sulla via del ritorno. Canticchio, per compensare la mancanza della vecchia autoradio che ignoti ladri hanno portato via mesi fa per ricavarci chissà cosa, forse una decina di euro a fronte dell'immenso valore affettivo che quell'oggetto aveva per me. Pazienza. Sai bene che mi basta poco per riempire i silenzi. E ti immagino canticchiare insieme a me, a ruota libera, come facevamo sempre. Così come ti ho immaginato, giorni fa, mentre - stavolta da passeggera - guardavo fuori dal finestrino un paesaggio appesantito da nuvole cariche di pioggia. Eri parte di quell'albero. Eri l'albero. I suoi rami, il suo tronco, le sue radici. E senza che me ne accorgessi, ti ho sentito parte del Tutto, del cielo, degli uccelli in volo sulla vallata, del Tevere che scorreva lento sotto di noi.

Ho ripreso la mia vita quasi di sempre, ma l'assenza di te assume forme sempre diverse e può manifestarsi all'improvviso, trainata da un dettaglio, una folata di vento, una melodia lontana. Ripenso alle parole di P., incontrata per caso qualche tempo fa. Un tempo eravamo amiche e abbiamo condiviso molto. Poi, come spesso accade, ci si è perse di vista, trascinate lontano da correnti diverse e amicizie interrotte. Dopo anni ci siamo trovate a parlare di te. Lei era sinceramente commossa e ha trovato le parole che più avevo bisogno di sentire in quel momento: "Fa' tutto quello che amava fare lui...ricordalo così", ed è proprio in questo modo che un'assenza può trasformarsi e abitare in noi, specie quella di un padre, da cui mi accorgo di aver ereditato molto più del DNA.

E allora riempio la mia vita con le cose di tutti i giorni che ci rendono felici. Ci riesco e poi penso che saresti orgoglioso di me e fremo per mostrarti il frutto dei tuoi e dei miei sacrifici. E' un attimo. La mente è capace di salti temporali e logici incredibili. Ho l'illusione fugace di ritrovarti a casa al mio ritorno per raccontarti tutto, poi realizzo. Non sarà mai più così... e in men che non si dica il pensiero si fa liquido e dagli occhi scorre a valle. Le esperienze, grandi e piccole si accumulano, ma è così difficile non poterle più condividere con te... Da lontano un disco risuona nella mia testa, ogni volta ce n'è uno diverso ed ha il potere di calmarmi, di ricordarmi che ci sei lo stesso, soltanto la forma è cambiata anche se io non riesco a vederla. Ora sei parte del cosmo, se allungassi le braccia potrei riabbracciarti come le foglie il vento. Come la luna enorme le nubi sul cielo di Roma, tre notti fa.

Stasera, mentre guidavo verso la vecchia casa, ho ripensato a una strada nel bosco... devi avermela cantata tu, ne sono sicura.

Or vieni,
c'è una strada nel bosco,
il suo nome conosco...
vuoi conoscerlo tu?


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: La Strada Nel Bosco - Gino Bechi

21.2.11

Ùn ti ne scurdà



se non poni le domande giuste, non avrai le risposte che cerchi
se temi le risposte, non farai mai le domande giuste

Molto spesso le persone, anche le più schiette, evitano di andare dritte al punto quando chiedono qualcosa. Preferiscono girarci intorno fingendo indifferenza, ostentando naturalezza, per nascondere il terrore di aprirsi all'Altro. Perché, sapete, anche nel domandare ci si spoglia sempre. Delle nostre curiosità che parlano di noi, di ciò che ci sta a cuore, dei criteri che utilizziamo per catalogare il mondo e chi lo abita, per stabilire chi fa parte della nostra 'gente' e chi no, per decidere chi è degno della nostra attenzione e del nostro affetto e chi potrebbe invece deluderci, annoiarci o, peggio, ferirci a morte.

Mi scopro tremendamente negli ultimi tempi e, nel farlo, sorrido per la naturalezza con cui lascio cadere le mie vecchie, ottuse barriere. Mi accorgo soltanto ora che in realtà non mi sto scoprendo affatto, che, casomai, sto togliendo strati di polvere e teli di plastica dalla mia 'scultura'. Lascio finalmente che il sole e le intemperie la colpiscano, stratificandola. Permetto allo sguardo di percorrerla come mai prima. Ed è uno sguardo che non incenerisce, ma dà calore. E sento di volerne ancora.

Le persone vanno e vengono, come e più delle stagioni. A volte ritornano, alcune uguali a se stesse, altre cambiate, altre ancora evolute ma riconoscibili da un dettaglio, un modo di esprimersi, di gesticolare, di guardarti. Vorresti non doverne mai fare a meno, ma la vita è questo. Arrivi e partenze. In ordine sparso. E sai che devi prendere e dare tutto quello che puoi. Finché avrai respiro. Finché ci sarà più slancio della paura. Finché l'adrenalina ti spingerà al di là dei tuoi limiti, in cerca di aria pura.

E allora pensi che sì, puoi fare a meno di quelli che se ne vanno, puoi lasciarli andare senza frignare, consapevole che potresti non rivederli, che potrebbero non sentire affatto la tua mancanza, come tu potresti non sentire la loro. E pensi che, in fondo, sei già stata abbastanza fortunata ad averli incontrati. E non solo per sbaglio.

Vivi la tua vita, ama e sii riamato,
ovunque te ne andrai.
Promettimi soltanto
che non mi dimenticherai!


YUKI, AKA PRISMA

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Immagine: Dancers - Jonathan Borofsky

Soundtrack: Ùn ti ne scurdà - I Muvrini


...possa questa meraviglia arrivare fino a Te...



È s'è tù voli
Tù voli andà

U mio battellu

À navicà

Stasera voca

Pè issi quallà

Porta l'amore

È lu campà

Salutami li nostri

Chì sò da mare in dà

È tutti l'altri

Ùn ti ne scurdà

Vai

È ùn ti scurdà

È ùn ti scurdà

Di u to vultà

Vai

Ùn ti ne scurdà

Ùn ti ne scurdà ...

20.2.11

Three Roses




So che mi hai vista guidare sicura su quell'auto che a settembre diventerà maggiorenne. Le mani salde sul suo volante ti sento più vicino, a tratti mi sembra di sentire ancora il tuo odore impresso sui sedili, di averti ancora al mio fianco, sicuro di poterti affidare a me che fino a poche settimane prima ero soltanto una passeggera.

Ad anni di distanza dal conseguimento di una patente mai utilizzata, sto da poco riscoprendo il piacere della guida. Ancora una volta il Caos della vita mi ha spinta in avanti e mi ha buttato nella mischia, facendomi (ri)scoprire il gusto di giocare. Giocare a fare l'adulta cercando di non prendermi troppo sul serio, io che ondeggio da sempre, in bilico tra la mia socievole solarità in espansione e un oscuro abisso introverso che trascina a fondo.

Era dalla fine di ottobre che desideravo passare a trovarti, su quelle sponde che raggiungevi ogni estate per mescolarti tra i bagnanti. Ho scelto il giorno del tuo compleanno per venire a salutarti, e tre rose da regalarti...


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Indaco Dagli Occhi Del Cielo - Zucchero

18 febbraio 2011

Al mio ritorno a casa... alla radio stava andando questa canzone...



Oramai
Mi consola
Oramai
Mi sorvola
L’amore invano
Cosi’ leggero

E piovono baci dal cielo
Leggeri come fiori di melo
Gocce di mercurio dal cielo

Oramai baby
Sono immune
Oramai
E’ come un fiume
L’amore invano
Cosi’ leggero

E piovono baci dal cielo
Leggeri come fiori di melo
Indaco dagli occhi del cielo

Sinceramente
Cosi’ leggero

Ti soffio tanti baci dal cielo
Leggeri come fiori di melo
Gocce di mercurio dal cielo

Esplodono baci dal cielo
E i nostri bei figli sul melo
Indaco dagli occhi del cielo
Indaco dagli occhi del cielo
Indaco dagli occhi del cielo

E questa è l'originale...

Everybody's Got To Learn Sometime - The Korgis

30.11.10

Cara Figlia...




Dovresti cominciare a costruire, ma intorno vedi solo macerie. Dovresti accogliere la vita, ma le scaglie di vetro continuano a ferire la tua pelle. Scali l'ennesima montagna e quando pensi di poterti finalmente sedere un po' a riposare e contemplare il panorama, eccoti di nuovo a scalare ancora, e ancora, e ancora.

Sensodicolpa e Sensodinadeguatezza che ti fanno tendere al perfezionismo e non ti perdonano mai alcun errore sono ancora le tue odiate compagne di sempre. Provi a riscaldarti e ci riesci, a volte. Poi, di colpo, hai di nuovo freddo e sai che è colpa dell'impianto, che è difettoso. Cerchi di ripararlo, ma i tempi sono più lunghi di quanto la tua pazienza possa sopportare.

In un giorno così importante per la tua vita lui non c'era. Lei sì, invece, ma sempre nell'unico modo che conosce e che ti ferisce, inevitabilmente. La gioia, ancora una volta, è offuscata dall'ombra. E ti senti in colpa anche per questo.

Metti via le ansie e le inquietudini per un po', per il tempo in cui riesci ad allontanare i demoni. Poi pensi che questo sarà il primo Natale senza di lui, dopo il tuo primo compleanno senza di lui. Le lacrime scendono copiose, i singulti ti sconquassano. Respiri a fatica, vorresti fermarti ma non ci riesci. E vorresti soltanto poterlo abbracciare un'ultima volta, sentire il calore delle sue mani grandi sui tuoi capelli, baciare le sue guance profumate di dopobarba, dimenticare quegli ultimi mesi di agonia... poterlo ricordare sorridente nel suo ultimo giorno di lucidità, le sue mani strette alle nostre... il suo sforzo così umano nel gesto di togliersi la maschera dell'ossigeno per dirti quelle due parole così potenti, rigeneranti, che porterai nel cuore per sempre, come la carezza che non potrà più farti:

"Cara figlia..."

Sono felice che tu abbia smesso di soffrire, ma è troppo difficile non poterti più parlare, vedere, toccare. E ora che la piantina si prepara, dopo un lungo inverno, a mettere radici in una terra nuova e ostile, ancora tutta da arare... vorrebbe tanto potersi scaldare nel calore rassicurante di certi sorrisi, di gesti e battute solo nostre, quelle che tanto amavamo scambiarci nei momenti difficili per sdrammatizzare, come solo noi sapevamo fare...


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Dreaming Light - Anathema

Immagine: Il Mio Luogo Dell'Anima, quello che sarò costretta a lasciare...


1.11.10

Assenze




...e resto inchiodata a certe assenze ormai diventate abitudine, incastonata tra il mio corpo e il vetro che lo circonda, come un respiro che non riesce più ad andare oltre e finisce per dissolversi, vapore acqueo su una finestra in un giorno di pioggia.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Questa Notte - Ludovico Einaudi

28.10.10

Sempiternum




Se n'è andato un pezzo di me, l'ultimo pezzetto di innocenza rimasto, quello fortunosamente scampato al big bang. Sarà per questo che per lungo tempo non sono più riuscita a scrivere come facevo prima. L'unico ambito in cui riuscivo davvero a esprimere me stessa liberamente si è come polverizzato, e mi tornano in mente irrispettosamente le ceneri di un uomo disperse in mare in un giorno di sole. Un'intera vita in un mucchietto grigio portato via dal vento.

Curioso come mio padre sia venuto a mancare proprio alla soglia del compimento del mio trentesimo anno di età... come a sottolineare: adesso sei adulta, se non l'avessi ancora capito. Il vuoto è devastante. La consapevolezza di non poterlo mai più rivedere mi ricolma di angoscia, mi terrorizza, mi annienta, mi immobilizza.
E poi c'è lei, così impossibile da contenere, da arginare, da tenere a debita distanza, persino quando se ne sta in silenzio. Riesci a sentire il suo sguardo penetrarti da una parte all'altra della stanza. "Ignorala, chiudi il cervello!", sono inutili imperativi che misconoscono la potenza di una radiazione invisibile dalla quale non hai scampo.

L'allontanamento può essere una soluzione e lo sarà, quando tutto sarà pronto, tra molto tempo ancora... ma si dovrà lavorare anche dall'interno. La contaminazione è ormai avvenuta e i suoi effetti continueranno ad agire anche a chilometri di distanza dalla fonte che l'ha inizialmente originata. Si rende allora necessaria un'intima lotta contro se stessi, contro un cancro psicologico che ha già iniziato ad agire sottopelle nella forma di una voce interiore puntigliosa e castrante che continua a ripeterti che non vai bene, che puoi fare ancora di più, che sei inadeguato e non fai mai abbastanza. Che, in sintesi, ti allontana dal Piacere. E' l'enorme Moloch cresciuto dentro di te sotto forma di genitore interiorizzato a inchiodarti al senso di colpa, a (ri)generare quell'ansia insostenibile che cela al fondo una rabbia impossibilitata a esprimersi e quel falso sé compiacente che ogni tanto fa capolino a sempiterna memoria di un bambino che si è modellato, forgiato negli anni più cruciali per adattarsi a un ambiente che non lo ha accettato per come era veramente.

E no, non ditemi che un bambino è un piccolo adulto. Casomai per alcuni è esattamente il contrario.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Break It Down Again - Tears For Fears



Here We Go

Break it down again

So those are my dreams
And these are my eyes
Stand tall like a man
Head strong like a horse

When it's all mixed up
Better break it down
In the world of secrets
In the world of sound

It's in the way you're always hiding from the light
See for yourself you have been sitting on a time bomb
No revolution maybe someone somewhere else
Could show you something new about you and your inner song
And all the love and all the love in the world
Won't stop the rain from falling
Waste seeping underground
I want to break it down

Break it down again

So those are my schemes
And these are my plans
Hot tips for the boys
Fresh news from the force

When it's all mixed up
Better break it down
In the world of silence
In the world of sound

" No sleep for dreaming" say the architects of life
Big bouncing babies, bread and butter can I have a slice
They make no mention of the beauty of decay
Blue, yellow, pink umbrella save it for a rainy day
And all the love and all the love in the world
Won't stop the rain from falling
Waste seeping underground
I want to break it down

Horsin' around
Pray to power
Play to the crowd with your big hit sound
And they won't simmer won't simmer, won't simmer down
Play to the crowd
Pay to the crowd
Play yeah yeah

It's in the way you're always hiding from the light
Fast off to heaven just like Moses on a motorbike
No revolution maybe someone somewhere else
Could show you something new to help
With the ups and downs
I want to break it down
Break it down again

Break it down again
No more sleepy dreaming
No more building up
It is time to dissolve
Break it down it again
No more sleepy dreaming

27.10.10

Delle Mie Amate Sponde...




Poco a poco sto entrando nella tua assenza
là dove sei ombra
non smetti di apparire
perché soltanto in te le cose si fanno reali
allontani l'assurdo
e mi dai un senso
ciò che ricordo di te è quello che sono
giungi alle mie sponde
come un mare (in)visibile


A mio padre...


Testo originale di Alejandro Jodorowsky, liberamente adattato da me.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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15.10.10

Frozen




Niente, nemmeno il mare mi consola più... vuoto, vuoto e ancora vuoto... solitudine cosmica e stridente contrasto con il mondo di fuori... groppi in gola e stonature emotive... è un dolore che ti travolge inaspettatamente a ondate, per strada, in piazza, in farmacia, su un pontile vicino al mare...
Sarà così, per molto tempo ancora. Troppe cose giacciono congelate, intirizzite, cristallizzate. Nemmeno la scrittura vuole più saperne di scorrere come prima. E la vita, inesorabile, continua.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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El Shagara




Non ci sono parole per descrivere quanto mi manchi...
Il tuo ultimo sorriso, in quella foto testardamente strappata all'impietoso scorrere del tempo, mi ricorda l'amore che ci ha uniti...
E continuo con orgoglio a riconoscermi in quella bonaria dolcezza non scevra di difetti, nascosta dietro un'apparente, burbera riservatezza.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Immagine: Land Of The Rising Sun - Vit Hassan [Credits]

Soundtrack: Here Comes The Flood - Peter Gabriel




When the night shows
the signals grow on radios
All the strange things
they come and go, as early warnings
Stranded starfish have no place to hide
still waiting for the swollen Easter tide
There's no point in direction we cannot
even choose a side.

I took the old track
the hollow shoulder, across the waters
On the tall cliffs
they were getting older, sons and daughters
The jaded underworld was riding high
Waves of steel hurled metal at the sky
and as the nail sunk in the cloud, the rain
was warm and soaked the crowd.

Lord, here comes the flood
We'll say goodbye to flesh and blood
If again the seas are silent
in any still alive
It'll be those who gave their island to survive
Drink up, dreamers, you're running dry.

When the flood calls
You have no home, you have no walls
In the thunder crash
You're a thousand minds, within a flash
Don't be afraid to cry at what you see
The actors gone, there's only you and me
And if we break before the dawn, they'll
use up what we used to be.

Lord, here comes the flood
We'll say goodbye to flesh and blood
If again the seas are silent
in any still alive
It'll be those who gave their island to survive
Drink up, dreamers, you're running dry.

11.10.10

In Absentia



Gela il sangue negli interminabili rintocchi della tua assenza. L'eco degli ultimi giorni rimbalza e si intreccia con la nebbia umida che offusca il mio sguardo.
Stupida quotidianità, che tenti di spingermi in avanti per inerzia!
A te mi ribello, stringendo ancora tra le dita quelle invisibili mani grandi che tanto ho amato...

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: L'Assenza - Fiorella Mannoia



Sarai distante o sarai vicino?
Sarai più vecchio o più ragazzino?

Sarai contento o proverai dolore?

Starai più al freddo o starai più al sole?


Conosco un posto dove puoi tornare

conosco un cuore dove attraccare.


Se chiamo forte potrai sentire,

se credi agli occhi potrai vedere...

c'è un desiderio da attraversare

e un magro sogno da decifrare...


Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare.

Piovono petali di girasole

sulla ferocia dell'assenza
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un'antica danza.


Tu segui i passi di questo aspettare

tu segui il senso del tuo cercare.

C'è solo un posto dove puoi tornare

c'è solo un cuore dove puoi stare

7.10.10

Ciao, cowboy!



E' strano pensare che tu non ci sia più...
ieri, quando te ne sei andato, c'era il sole e nel cielo non c'erano nuvole, solo un vento leggero...
fino all'ultimo non hai voluto essere di peso...
fino all'ultimo hai scherzato, sorriso, ricambiato con sguardi e gesti il nostro amore...
e sempre più mi accorgo di quanto ti somiglio, nel mio voler sempre fare la dura, nei silenzi in cui a volte ri(n)chiudo il mio dolore...

La tua "fillolla", Stefania.

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Soundtrack: Tom Dooley - The Kingston Trio




(Intro) Throughout history
There've been many songs written about the eternal triangle
This next one tells the story of a Mr Grayson, a beautiful woman
And a condemned man named Tom Dooley...
When the sun rises tomorrow, Tom Dooley... must hang...
[Hang down your head, Tom Dooley
Hang down your head and cry
Hang down your head, Tom Dooley
Poor boy, you're bound to die]
I met her on the mountain
There I took her life
Met her on the mountain
Stabbed her with my knife
[Chorus]
This time tomorrow
Reckon where I'll be
Hadn't a-been for Grayson
I'd a-been in Tennessee
[Chorus]
This time tomorrow
Reckon where I'll be
Down in some lonesome valley
Hangin' from a white oak tree
[ending chorus]

23.9.10

La Scala Per Il Paradiso






...e nel calore di certi lunghi, interminabili abbracci...
dimenticare l'anaffettività del mondo e smettere, per un istante,
di essere soltanto monadi, in orbita nel vuoto.


Varcare un limite, ritrovarsi al di là di noi stessi, di ciò che siamo e che siamo stati, senza più riuscire a vedere come saremo. Non sapere più chiedere aiuto, non essere capaci di affidarsi, perché "sicuri" che, nel momento stesso in cui avremo più bisogno, ci lasceranno soli. E quando dico soli, parlo delle maledette monadi che siamo in questa società che ci costringe a correre e a rincorrerci dietro i mille, inevitabili impegni necessari per sopravvivere, noi che ci siamo dimenticati cosa sia Vivere.

Vivere davvero, respirare l'odore del mare e farlo entrare in profondità, perdersi nelle innumerevoli variazioni aeree di una nuvola, rintracciare nel sole riflesso sull'acqua al tramonto la propria stairway to heaven in un mistico connubio tra il nostro nucleo cangiante e l'universo che si apre davanti a noi, senza che ne riusciamo mai a scorgere l'entrata. Ci scuote dal torpore soltanto il balenare dell'ultimo spicchio di sole prima che s'inabissi in mare: l'entrata si sta ormai richiudendo e ancora una volta l'abbiamo capito troppo tardi.

L'aria che fende il mio involucro fatto di carne, lacrime e sangue mi accompagna in questa nostalgica passeggiata rivolta al presente. Per un attimo mi sono sentita sospesa in questo vortice che non ho mai chiesto, per un lungo, interminabile istante un black out mi ha annebbiato completamente a me stessa. La scena di un film toccante e profondo mi ha ricordato quanto sia labile il confine tra l'autodistruzione e la resistenza, quanto sia umanamente difficile sostenere pesi di siffatta portata.

Una carrellata di tipi umani mi viene incontro, senza guardarli ne percepisco l'aura mentre siedono ignari sulle loro panchine, gustando un frozen yoghurt, scambiandosi effusioni, guardando l'aria davanti a sé finché uno di loro, la voce impastata e l'aria assente mi chiede da accendere. "Non fumo, mi spiace", e sorrido. Sì, a lui riesco a sorridere, povero outsider che non è altro. Forse perché per altri versi sono un'outsider io stessa e non me ne vanto.

Un fremito di immenso mi ricorda quanto è difficile viversi, senza aggrapparsi. E quanto sia difficile per gli altri non sentirsi inadeguati davanti a un dolore troppo grande, tanto da lasciarli privi di parole, al punto da restarsene in disparte, a volte per disagio, altre per discrezione. Quante volte mi sono sentita io stessa così. Come vorrei gridar loro che non fa niente, che non mi importa delle parole, che non voglio soluzioni, perché so che non ce ne sono. Che mi basta percepire un po' del loro calore, sapere che il loro affetto per me non cambia, anche quando mi sento un peso, per me e per il resto del mondo. Che io sono lì, dentro di loro anche quando mi sento persa e non riesco più a ritrovarmi. Dio come vorrei perdermi dentro un abbraccio infinito...

Qualche giorno fa, mi sono ritrovata a scoppiare in lacrime davanti a una quasi sconosciuta, che a dispetto del suo diktat professionale non ha esitato ad avvicinarsi a me e ad accarezzarmi il braccio. Senza più riuscire a guardarla, nel tentativo di esternare ciò che sento in questo nuovo periodo di buio, ho sentito me stessa dire: "è come se avessi delle scaglie di vetro conficcate nella pelle." E vi assicuro che non c'è niente che possa sconfiggere questo senso di gelo meglio di un abbraccio, dello sguardo sincero di una persona preziosa, di una frase imperfetta, anche smozzicata, detta col cuore e che ti ricorda che esisti anche tu, che la tua vita vale ancora qualcosa, che meriti la tua fetta di felicità anche se hai sempre vissuto solo per gli altri, o quasi. Sapendo bene che non è stata una tua scelta.

La morte, chissà perché, ammutolisce. Non è difficile intuirne le ragioni, ma come ho scritto ultimamente, non ho paura tanto della morte quanto del tempo sprecato che la precede. E mi sono ricordata ancora una volta quanto mi manchi una passeggiata silenziosa da fare da soli o in due, un discorso profondo sull'esistenza e i suoi misteri e tutto ciò che va oltre la superficie sterile delle cose e del possedere. Ma non si può, se non in rari momenti fortunati. Ognuno ha la sua vita, e gli incastri diventano via via più difficili.

Guardarsi dentro per davvero, per la prima volta, e scoprire ciò che sapevamo già ma con quella dirompenza inedita che lascia atterriti davanti alle proprie mancanze, è come togliersi di colpo le lenti colorate con cui per anni abbiamo osservato la realtà. La nostra e quella dell'albero che ci ha generati. L'effetto che ne segue è devastante. Di colpo ci rivediamo fallibili e inadeguati nei gesti che fino a un momento fa avevamo sempre compiuto, magari con una punta di disagio, ma senza vederne le cause così chiaramente. Ogni pseudo fallimento nell'interazione con l'esterno si aggancia al nostro senso di colpa, al nostro senso di inadeguatezza, in ultima analisi allo schema distorto con cui il nostro carattere si è forgiato negli anni per adattarsi a un ambiente difficile, che ci ha resi satelliti di pianeti inadeguati. Ah, si potesse essere situazionisti dell'anima! Riuscire a realizzare il proprio détournement interiore... e utilizzare pezzi di noi in chiave diversa, smontando e riadattando gli atomi della nostra personalità per costruirne una migliore, anziché semplicemente limitarci a distruggere.

C'è un tempo per ogni cosa e, come ho spiegato a una persona preziosa, cadere in mille pezzi è qualcosa che non ci si può permettere in qualunque momento. Essere esposti al mondo nella propria fragile e dirompente nudità senza aver avuto il tempo di rigenerarci in un necessario, protettivo isolamento, è molto pericoloso. In gioco c'è la Vita.

Ce la metterò tutta, ma le corde, dopo un lungo e ostinato tirare, alla fine si spezzano. E non è proprio il caso di dare la colpa alla corda. Non facciamole anche questo torto.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Immagine: Galaxy Merge

Soundtrack: Miss You - Trentemoller


17.9.10

CollAges




Certi collages psicoemozionalmusicali sono davvero commoventi, nella loro fresca e inconsapevole incoscienza... sanno di Anima. E quando sei a un passo dal mandare tutto in vacca, al punto che non è più la vita a farti paura ma tu stesso... ne senti lacerante la mancanza. Sordo il tuo grido, caracollante il tuo sguardo perso nel presente: dove sei finita, Anima Mia?

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Image: Light Echoes from V838 Mon - Authors & editors: Robert Nemiroff (MTU) & Jerry Bonnell (USRA)

24.7.10

Chiudi Il Cerchio




Presenze magmatiche e un vento che scompiglia. Sei sempre stata vento, per me. Per noi. Ti sento già arrivare, ma forse ora so come dondolare senza cadere. Troppo vivido il ricordo dell'ultimo crollo, troppo intensi i sibili del tuo inconsapevole ferire. Distorti i nostri ruoli, tu la vittima, io il carnefice. Imparerai mai che ti voglio soltanto accompagnare, che sei tu e soltanto tu a poter nuotare?
I cerchi vanno chiusi, c'è poco da fare. Voltarti e scappare non serve, i demoni restano sospesi e la loro ombra lunga continuerà a correrti appresso fin che morte non vi separi. E' questo quello che vuoi? Dare le spalle, diventare preda ed essere fagocitato a tradimento?
No. Piuttosto siediti insieme al demone, parla con lui, senti cosa ha da dire.
Chiudi il cerchio.




YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Wake Up - Mad Season