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5.7.15

Specchietti Per Allodole Retrovisive

Fa così caldo da non aver voglia nemmeno di mangiare. Qualsiasi cosa ingeriresti ora, sai già che il tuo corpo la espellerebbe seduta stante. Ma sai che in fondo è un'altra la temperatura responsabile della tua inappetenza. Ventilare nuove soluzioni adesso non aiuta. E nemmeno lanciarsi in masturbazioni soltanto mentali, perché la mente batte (ancora) il corpo diecimila a uno e oggi non è aria per ingaggiare una nuova battaglia e tentare di sovvertire il risultato. Questa è una banalissima serata torrida italiana, non è certo Over The Top, dove basta un semplice incoraggiamento per ribaltare una partita iniziata palesemente a sfavore.

Mi avevi dato un compito e io ho fallito, perché non ho neanche incominciato. Ho preferito (?) fermarmi ai blocchi di partenza. D'altronde, se mancano le basi, dove cazzo pensavi che potessi mai arrivare? No, ad ogni modo, so già che qualsiasi cosa ti dicessi tu risponderesti rimandando ogni frase al mittente. Ti ho deluso, non è vero? No, mi diresti, è tuo interesse farlo, mica mio! E invece lo so, che in fondo, c'è anche un bel po' del tuo ego a gongolare per i miei progressi (presunti?) e a rodersi per le mie resistenze camuffate da battute d'arresto. Cavoli tuoi. Mica te l'ha ordinato il dottore! E anche se lo fossi, non potresti che prendertela con te stesso/a. Proprio come faccio io. Scacco matto!

Giusto oggi leggevo un interessante paragrafo sulla poesia, in stile jodorowskyano. Arte come cura, poesia come atto creativo che trasforma la realtà. Un tempo era il mio pane quotidiano. La ricerca di trasformazione di energia oscura in energia pulita attraverso la parola scritta. Qualcuno la chiamò poesia. Forse era vero. Oggi ne faccio molto a meno. Paura? Che la poesia non sia che un prolungamento del mio dolore? Quel dolore che sono stanca, da troppo tempo, di provare? Che sbuca da dietro l'angolo non appena mollo un attimo la presa? Non appena sulla scacchiera qualcuno sposta una pedina e tutto va a puttane e si deve ricominciare da capo? Una nuova strategia. Ma tu sei la regina della tattica e adesso che potresti pianificare in campo libero ti senti persa. 

Quando la felicità degli altri inizia ad irritarti perché nei momenti in cui ti sfugge ti ricorda la mancanza della tua, capisci che hai di nuovo oltrepassato un limite. Che forse per te sarà sempre così. Rialzarsi, sempre. Finché, un giorno, potresti essere troppo stanca per farlo. 

Ieri sera sembrava tutto così semplice, non dovevi che allungare la mano. Era tutto alla tua portata, tutto a tua disposizione... Ti fotti sempre su un punto: se il tuo entusiasmo non è condiviso, svanisce. E' questa la gran puttanata. E ne hai individuata pure la causa. Essere felici a prescindere. Ecco la vera missione. Non per essere un povero fesso che ride da solo quando non c'è proprio un cazzo da ridere. Ma per essere  noi stessi la linfa che ci alimenta e ci rende vivi, assumendoci la piena responsabilità di ogni istante. Senza cagare il cazzo al prossimo per ogni nostra luna storta, senza riversare attorno a noi i brandelli infuocati della nostra infanzia ferita. Se solo smettessi, tu, di sentirti in colpa ogni volta che sono triste, ogni volta che sono arrabbiata... ogni volta che finisco per prendermela con me stessa...

YUKI, AKA PRISMA
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Soundtrack: I'm The Man Who Loves You - Wilco

4.7.12

Trasloco Infinitesimale


Strane Alchimie. 

Ricordi, polvere, foto, carezze. 
La luna, il mare, ancora polvere e Tu. 
Scoprire che in fondo siamo sempre stati quello che siamo. 
Sempre in divenire. 
Andare. Tornare. Partire. 

Sognare.




Durante il mio ennesimo ritorno nel luogo in cui sono cresciuta, in questo trasloco infinitesimale che da un anno a questa parte mi vede scomporre e ricomporre il puzzle della mia caotica esistenza, va via via ridisegnandosi la Me che avevo perduto, l'origine di tutto. Scopro con stupore - chissà perché lo avevo rimosso! - che scrivevo già allora. Poesiole adolescenziali, niente di speciale, una l'avevo pure tradotta in inglese. Non mi ha stupito tanto il fatto di averla scritta, quanto che l'avessi completamente dimenticato. Credevo fosse stata una necessità più recente, dettata da un bisogno di trascendenza che - a posteriori - ho scoperto essermi servita per la sopravvivenza. Ed eccoli là, quei primi passi incerti, con una calligrafia molto più misurata, equilibrata di quella di oggi, per la quale al tempo avevo ricevuto persino dei complimenti. Mai avrebbero potuto immaginare cosa vi si nascondesse dietro...

Ed ecco, poi, dal fondo del cassetto saltar fuori una specie di diario e dentro alcune pagine di quaderno datate "maggio 1999". Sono i miei pensieri annotati poco prima della fine del liceo e l'inizio degli esami di maturità. In quelle righe scopro la ragione del mio inseguire, molti anni più tardi, idealizzate chimere di sogni sfuggenti, nell'irrazionale pulsione - che quel vecchio scritto chiarisce inequivocabilmente - di colmare le lacune di un'adolescenza non vissuta appieno. Incredibile come allora apparissi convinta di averla scampata, di essere sopravvissuta definitivamente all'uragano, come se questo non potesse più tornare. Ancora oggi, che mancano pochi mesi al compimento dei miei 32 anni, ritrovo in quelle parole l'ardore e la fierezza di aver vinto una battaglia invisibile ai più e il senso della volontà di vivere che mi scorreva nelle vene e che mi aveva permesso di sopravvivere a tutto. Non sono più quell'essere goffo e mal vestito della foto di classe dell'ultimo anno, anche questa sbucata fuori dal medesimo cassetto. Che orrore rivedermi! Fortuna che ci ha pensato quel "Detenuti di un manicomio criminale nell'ora d'aria" scritto a guisa di didascalia a farmi ridere di gusto e dimenticare quanto non mi piacessi in quello scatto.

Ah, se potessi tornare indiet... Ma neanche morta! Mi piaccio così, come sono oggi! E anche se c'è ancora tanto da migliorare, cambiare, plasmare, il nucleo è sempre quello! Sento che sono in cammino, che forse, dopo tanto penare, il quadro si sta facendo sempre più chiaro nella mia testa. Ora so quali sono i miei limiti, ormai so riconoscere quella fastidiosa morsa allo stomaco che in determinate circostanze mi lascia senza fiato. E' in quel preciso momento che un "dèmone" - mi è sempre piaciuta questa metafora! - mi sta sfidando. Colpo su colpo affronto quei fastidiosi automatismi che tentano di farmi restare incagliata, che impediscono il mio fluire.

Mi sto liberando. Sono felice di me stessa, dopo tanto darmi addosso. Ora che so perché sono così, so anche come posso buttare giù questa gabbia. Ogni giorno che passa se ne va un sottile strato che non voglio più. Ed è bellissimo ricominciare a respirare...


Ritrovamenti dal passato
Notte di luna piena
La ragione di tutto.

Una canzone apre le porte a un romanzo.
Due vite a una svolta.

Abbiamo finalmente imboccato la Strada?

Tu sogna, sogna forte!
Io farò sempre il tifo per te.

 
YUKI, AKA PRISMA
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Soundtrack: I Believe In You - Talk Talk
 

6.1.12

Influenza?




ed è un violento scroscio/
di pioggia e vento/
a portarmi via/
dopo Cassavetes/
e la sua donna/
sotto l'influenza


YUKI, AKA PRISMA

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16.12.11

The Importance... Of Being Mad!




Non scrivo quasi mai recensioni, di nessun genere, il più delle volte perché mi costa fatica dipanare in una forma comprensibile il bolo di emozioni verbali e non verbali che mi resta dentro dopo aver goduto del frutto della creatività altrui. Riesco a farlo soltanto quando l'accumulo è tale e talmente potente da far saltare il tappo che tiene pandorianamente chiuse le mie parole, dopo tanto fluire proveniente dall'esterno. Questa notte è stato così.

Da tempo, per motivi soprattutto di ordine pratico, la visione di film in sala e non si è drasticamente ridotta a favore di serie televisive, inglesi e americane. Non scordo chi un giorno mi disse, lontano mentore di giorni di sogno, che le grandi menti della scrittura si erano da tempo trasferite dagli studi di Hollywood al regno delle tv via cavo. Non possiedo gli stessi parametri di giudizio di chi si era espresso in questo senso, ma la mia sensibilità - questa sì, credo di possederla, e non sempre è un bene - mi fa dire che aveva ragione.

La puntata numero 7 della quarta stagione di Mad Men ne è un fulgido esempio, così forte da impedirmi di togliermi gli occhiali, spegnere il computer e andare a dormire, come faccio di solito dopo essermi immersa per i tre quarti d'ora canonici nel mondo della pubblicità di una ruggente New York anni '60. Stanotte qualcosa si è smosso dentro di me, riportando a galla tutto un mondo che, a pensare che sono già passati cinque anni, fa quasi paura.

Chi conosce la serie avrà avuto modo di entrare, puntata dopo puntata, in quello che sarebbe poi diventato il terreno di coltura della società consumistico-recessionista di oggi, quasi come se qualcuno avesse lasciato inavvertitamente aperte le quinte di uno spettacolo di successo i cui segreti sarebbero dovuti restare tali, per perpetuare la sospensione dell'incredulità che da sempre lo tiene in piedi. Chi l'avrebbe mai detto che un giorno ci avrebbero permesso di sbirciare nelle stanze in cui si studiano i nostri più profondi desideri e si 'pilota' cosa dobbiamo comprare, chi, in definitiva, vogliamo essere?

Tra strette di mano, fusioni, accordi sotto banco, emancipazione femminile agli albori, mobbing omofobico ante litteram, strategie militar-pubblicitarie, vecchi rancori e vecchie conv(i/e)nzioni, attraverso le vicende della Sterling-Cooper (poi anche Draper-Price), col senno di poi possiamo ripercorrere i nostri vecchi passi e capire com'è cominciato tutto, ma senza rimpianti.

Per quale motivo proprio la settima puntata della quarta serie? Perché magistralmente, dopo un'inizio ordinario, quasi in sordina, e un'escalation sotterranea e abilmente costruita, conduce chi guarda ad un poderoso climax che è conseguenza e summa di tutto quanto è stato seminato dall'inizio fino a questo momento. Ecco perché amo le serie angloamericane. Non ci sono 'spiegoni', parole in eccesso, forzature estreme. Tutto è seminato con attenzione. E ciononostante i personaggi non smettono di sorprenderci, senza tuttavia mai stonare. Tridimensionali nel vero senso della parola, anche se in questa serie alcuni di loro mi sembrano soprattutto multidimensionali per la molteplicità di luci ed ombre che si intrecciano nel loro passato e presente. Mi riferisco a Don Draper e a Peggy Olson, le cui linee narrative arrivano in questa puntata a ricongiungersi fino ad entrare in collisione, dopo un lungo percorso fatto di non detti, piccole vendette e rancori taciuti, dove carriera e privato arrivano finalmente a collassare portando alla luce il vero motivo che li ha sempre uniti, in un rapporto difficile da definire, se ci si limita agli standard tipici di quella mediocrità superficiale che di solito è l'unico canale di lettura che le persone tendono ad usare per catalogare anche ciò che è al di là della propria comprensione e immaginazione.

La solitudine di entrambi in questo episodio è schiacciante. Ogni maschera finisce per cadere e la nudità che per brevi istanti li rende figli dello stesso dio minore, fratello e sorella d'anima in cerca entrambi di colmare quel vuoto ancestrale che continua a chiamarli a sé sin dalla tenera età, non ha niente di sessuale, ma è violentemente tenera e pulsa d'innocenza niente affatto ingenua, piuttosto avida di riscattarsi e dimostrare a tutti quanto vale, nonostante le fragilità che la rendono così autodistruttiva e, al contempo, combattiva e fiera.

Non vorrei dire di più, se non che mi sono tornati in mente quei giorni in cui ho saputo sfidare me stessa e le mie paure. In cui mi sono trovata in stanze 'segrete' a scrivere da protagonista, dipanando storie e accadimenti seguendo la traccia concordata, dosando sapientemente escalation di emozioni e sentimenti, lim(it)ando le parole e ampliando la 'visione', senza alcuna certezza, di futuro o pecunia. Soltanto per imparare e sperare.

E se ricominciassi da dove 'ho' lasciato? No. Indietro non si torna, né si può tornare. L'istinto, mia somma guida, mi dice che va bene così. Ho preso quel che c'era da prendere. E mi riferisco ai 'tesori' che niente hanno a che vedere col denaro o la smania di successo. Pezzi del puzzle, che un giorno andrò a completare. A modo mio. Perché è così che deve essere. Nel frattempo, sarà un vero piacere lasciarmi guidare lungo il sentiero da certi gustosi sassolini che altri, più bravi di me, avranno lasciato in giro. Finché avrò occhi per guardare, e orecchie per sentire, io non mollo! Questo è sicuro.

Vi lascio alla canzone su cui scorrono i titoli di coda della puntata... perché, va detto, anche la colonna sonora è di gran classe!


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Bleecker Street - Simon & Garfunkel




Fog's rollin' in off the East River bank
Like a shroud it covers Bleecker Street
Fills the alleys where men sleep
Hides the shepherd from the sheep

Voices leaking from a sad cafe
Smiling faces try to understand
I saw a shadow touch a shadow's hand
On Bleecker Street

A poet reads his crooked rhyme
Holy, holy is his sacrament
Thirty dollars pays your rent
On Bleecker Street

I heard a church bell softly chime
In a melody sustainin'
It's a long road to Canaan
On Bleecker Street
Bleecker Street

3.7.11

De-siderio



Ogni tanto mi piglia così. Rigurgiti da un Passato che avrebbe potuto essere e non è stato. Per mia scelta, a volte. Perché è così che doveva andare, forse. Perché, perché, per come. Come diavolo abbiamo fatto a perderci?*

Mi piace guardare le foto degli altri, scavare in fondo agli occhi, ai sorrisi, agli abbracci, alle pose studiate. Mi piace gustare la vita che credo di non avere avuto, che forse ho avuto eccome, è che non sono capace di guardarla come guardo quelle degli altri.

Mi piace guardare le facce buone. E bada bene che per buone non intendo ingenue, né sprovvedute, né sciocche. Sono le facce di coloro che hanno l'intelligenza di capire come va il mondo e quanto può essere stronza la gente che lo abita, e che però non hanno per questo rinunciato a Essere, a Dare e a Darsi, a lasciarti guardare nei loro occhi grandi, nei loro sorrisi, ampi e accoglienti. Quelli che ho avuto il privilegio di poter vedere da vicino, a pochi centimetri dalla mia pelle, in un tempo che ora mi sembra lontano quanto un'altra vita.

Ero davvero io? Davvero queste Persone hanno voluto la mia compagnia, nata da circostanze fortuite e poi, per un breve tratto di strada, persino cercata e desiderata e infine, purtroppo, svanita? Cosa hanno visto di me che io, oggi, stento a vedere?

In giorni come questi mi tornano alla mente le ultime battute di uno spettacolo che di recitato non aveva proprio niente, protagonisti gli spontanei tentativi di avvicinamento, di con-tatto, degli io e te abbiamo ancora qualcosa da dirci e da darci, e dei non può finire così. Può?
Sì, ha potuto. Me lo ricordo, sai, quando dicesti che mi avresti accompagnato alla porta perché... e non hai terminato la frase. Quella sarebbe stata l'ultima volta che...

Tornai, nello stesso luogo, anni dopo. Toccata e fuga. Volevo salutarvi. Lei non riuscii a beccarla, a te ho dovuto inseguirti giù per le scale, con una camminata un po' claudicante, colpa delle mie maldestre autoflagellazioni casalinghe, innocue ma tanto fastidiose. Non fu la stessa cosa.
Chissà se oggi vi ricordate ancora di me. Di quella cena e delle mie stupide gomme da masticare gusto fragola che come diavolo mi è venuto in mente di comprare proprio quelle!, e quella passeggiata, per voi un po' troppo lunga, fino in spiaggia.

Le parole, i sogni, le risate. Le nostre vite, appena sfiorate. Io ricordo tutto. E ogni tanto, a pensarci, ho l'impressione che il tempo non sia affatto passato. Che quegli istanti siano sospesi da qualche parte nel multiverso. Che basti solo allungare una mano e intrufolarsi nell'interspazio per ritrovarsi esattamente in quel preciso momento, sentire di nuovo il brivido intenso di un'atmosfera nata per essere irripetibile... e finalmente perdersi in lei e, dentro di lei, ritrovare il senso più profondo.

Sì, ogni tanto ripenso a voi. Mi piace immaginare le vostre vite, con chi siete, dove andate, cosa pensate, come ve la passate. Ma da lontano. Non avrebbe senso, ora, ritornare. Non ne ho alcun diritto. Ma mi fa stare bene pensare a voi, sapere che esistete e ve ne andate a zonzo per il mondo, il mio stesso mondo, e fate stare bene gli altri con i vostri sorrisi, la vostra presenza, i vostri pensieri, le vostre belle teste. Un giorno, chissà, ci ritroveremo, forse. Con o senza multiverso.

Life Bless You!

...

se chiudo gli occhi
nel pieno dell'estate
riesco solo a pensare
al momento
in cui ho fatto,
finalmente,
l'amore con il Mare

e quando levai
la testa dall'acqua
avevo tracce d'azzurro
sulle labbra
e sulla lingua

Tutti sapevano
che avevo leccato
l'infinito intimo abisso

che ora è luce,
ma un tempo è stato buio

Domani
raccoglierò dolcemente
dalla sabbia
parti di me, mutilate

Le terrò saldamente tra le mani
e
in un innesto d'anime
le riporterò in vita.

Ascolta...
Non è un canto di sirena.

Che colore ha,
il desiderio?


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: 900 Million People Daily (All Making Love) - The Seeds



*Video linkato all'interno del post: "Ci Sono Persone", testo di Giovanna Mulas, regia di Gaetano Colloca, voce recitante di Corrado Croce.

24.12.10

Mele Kalikimaka



E così è passato un altro anno. Proprio il giorno della vigilia ti sedevo accanto, tu alla guida dell'auto che ora - burocrazia permettendo - potrò forse tra qualche giorno dire mia. Sulla via del ritorno dall'ultimo saluto alla vecchia zia F. su in paese - che strano giorno il 24 dicembre per partecipare a un funerale - grazie a un barbatrucco tecnologico, una cassette adapter di quelle che oggi si trovano facilmente nei negozietti dei cinesi, ti feci ascoltare la compilation alternativa natalizia che avevo confezionato per la radio. Ricordo ancora il tuo bonario scetticismo misto a una punta di compiacimento per le avventure creativo digitali della tua fillolla: quale prodigio misterioso era mai, una radio fatta in casa via internet? Le tracce si susseguivano come l'asfalto sotto i pneumatici, mentre i pensieri vagavano ondivaghi tra tutti i non detti, i vorrei ma non posso, i devo tener duro e parar colpi a destra e a manca che oggi sembrano solo pallidi ricordi, visto il marasma che si sarebbe scatenato nei mesi a venire. La vecchia autoradio ora non c'è più, ignoti ladruncoli qualche notte fa hanno profanato la tua auto e portato via una cosa di scarso o nullo valore monetario, ma di inestimabile valore per tutti i momenti condivisi in quei pochi metri quadrati che parlano di complicità e contrasti, e cadute e risalite attraverso uragani vecchi e nuovi.

Lo so, lo so... Terrò duro, papà, non temere! Anche se a volte - non scuotere la testa... - mi capita di piangere per strada e finisco per andare a nascondermi come i lupi dal branco. Forse però qualcosa da tua madre l'ho presa, questa caparbietà testarda che mi fa perseverare davanti alle difficoltà. Chissà se ora, dovunque tu sia, piccolo frammento di universo che non sei altro, ti è passata un po' quella tua cocciuta misoginia, se ti sei ricreduto su noi "galline"... Che poi, in fondo, io - quando non rompevo le scatole - facevo eccezione, no?
Che tenera malinconia può scatenare la musica, specie se è quella che ascoltavamo da bambini quando, per creare atmosfera natalizia, ad ogni pranzo o cenone correvo a infilare l'audiocassetta che avevi comprato nel mangianastri dello stereo che ancora troneggia un po' acciaccato nel salone. Io e te condividevamo lo stesso amore istintivo e incosciente per la musica, nessun nozionismo o cultura musicale approfondita, solo la voglia e l'impulso spontaneo di lasciarci trasportare da un refrain da fischiettare o canticchiare e un orecchio innato per le sette note. Com'era divertente accennare una canzone e sentirti iniziare a cantare dietro a me, come un virus sapientemente inoculato attraverso le orecchie!

Domani non ci sarai. Fisicamente intendo. La malinconia inevitabilmente ha iniziato a far capolino da qualche giorno, ed è naturale. Ma ce la metterò tutta per non abbattermi, tu non lo vorresti. Già ti vedo, con quel tuo broncio preoccupato, mentre mi dici: "Su con la vita!". Quanto mi irritavi... Eppure oggi queste tue parole sono per me un prezioso mònito, come quel tuo "Si campa una volta sola!", pronunciato solennemente nel tentativo di giustificare con la consorte qualche sfizio extra, nello specifico quelle straripanti pastarelle domenicali ipercaloriche che col tempo sono diventate un ricordo.

Ti voglio un mare di bene, babbino bello, e cercherò di passare un Buon Natale e di non far arrabbiare la nostra Mutty. Ormai dovresti aver compreso tutto, e saprai che meglio di così non avresti potuto fare. Hai avuto una vita dura accanto a lei e lei accanto a te, in molti momenti. Ma vi siete voluti bene e io questo non lo scordo, puoi starne certo!

Mi raccomando, spàssatela lassù e non pensare troppo a noi, che ce la caviamo.

Un bacio sulle guanciotte,
tua fillolla.

ps. sì, lo so, avevo promesso di non piangere. Tu fa' finta di non avermi visto, ok? :)


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Mele Kalikimaka - Bing Crosby


28.7.10

Blue Dress




Tramonti sul mare, notti d'estate, un fiorire di donna. E il battito di un cuore umano troppo umano... I tuoi silenzi e i miei, a farsi compagnia su quella spiaggia che diventò la mia seconda casa. Ho ancora quel vestito blu, anche se da tanto non lo indosso più. In quegli anni qualcosa mi è congelato dentro, qualcosa che nessuno potrà mai cancellare. Ma se sono qui, oggi, se sono ancora viva, lo devo solo a Te. A Te che mai ti sei allontanato, nemmeno per un attimo, dai miei vuoti e dalle mie piene, a Te che mi sostieni con dolcezza disarmante quando voragini insidiose si spalancano sotto i miei piedi, a Te che mai abbandoni la nave nelle odiate, cicliche tempeste che continuano a colpirmi con violenza.

La mia vita è nelle mie mani, ma da allora sono anche le tue. Il tuo corpo caldo mi ricorda che sono viva e fremente e pulsante, che vale ancora la pena respirare. Respirarti. Nonostante il Vuoto che mi scava dentro... da tanti, troppi anni. Nonostante il Vento ci soffi avverso.

Spero che ne usciremo insieme, ancora una volta... Sai che non so chiedere aiuto, ma con te non ce ne sarà mai bisogno. Tu sei la mia Famiglia.

Tra qualche giorno il numero 3 diventerà un 13. Chissà, se quel vestito mi entra ancora...



YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Blue Dress - Depeche Mode

Put it on
And don't say a word
Put it on
The one that I prefer
Put it on
And stand before my eyes
Put it on
Please don't question why

Can you believe
Something so simple
Something so trivial
Makes me a happy man
Can't you understand
Say you believe
Just how easy
It is to please me

Because when you learn
You'll know what makes the world turn

Put it on
I can feel so much
Put it on
I don't need to touch
Put it on
Here before my eyes
Put it on
Because you realise
And you believe

Something so worthless
Serves a purpose
It makes me a happy man
Can't you understand
Say you believe
Just how easy
It is to please me

Because when you learn
You'll know what makes the world turn

9.7.10

It's A Long Way To The Top...




Prendere una canzone a caso e scrivere. Per il gusto di vedere cosa il mio inconscio ha da dire. Un tempo lo facevo spesso, era il mio modo per sopravvivere. Quotidiani esorcismi, vuoti a perdere, chiacchiere in libertà. A qualcuno piacevano anche. Un tempo ricambiavo, giravo, commentavo, era un reciproco scambio foriero di nuove parole, da accatastare sulle proprie. Si prendeva un filo e vi si intrecciava insieme un altro, di un colore diverso, e così via, ad libitum.
C'era un tempo in cui sognavo di fare della scrittura un mestiere. C'ero persino riuscita, per un breve periodo. Poi? Batoste, disillusioni, calcinculo e la Vita che (ri)prende il sopravvento. Non ho avuto più tempo, il countdown per me era stato innescato molto prima che iniziassi a correre. Dovevo ripensarmi. Passare alla tattica, una volta che la strategia si era rivelata impossibile con le munizioni e le riserve di energia a mia disposizione.

Cosa sono oggi? Senza rendermene conto ho come iniziato una specie di emersione. Lo stivale che continuava a tenermi la testa sott'acqua sembra essersi allontanato. Tutto questo ossigeno mi sconcerta, m'inebria, come uno scalatore inesperto in alta quota. Dio, se scivolassi e mi fracassassi il cranio! Però voglio salire ancora, a costo della vita. Pietre rotolano a valle, le sento sfuggire, sotto le suole delle mie scarpe. Le guardo precipitare, finché non si eclissano insieme a certi ricordi. Alzo lo sguardo. Il Sole è così vivo e pulsante, il mio scalare esplode in milioni di gocce che raccontano liquide il mio percorso di guerra. Ho sete. Così tanta che potrei suggere direttamente con le labbra dalla punta del ghiacciaio.

Milioni di nomi e nessuna identità. Milioni di identità e nessun nome. Un unico nucleo multiforme, cangiante, fluttuante. Sono io. A colpi di martello rimuovo i costrutti artificiosi, pezzi di corazza accumulati in anni di trinceramento, mi sorprendo colpevole per occultamento di un cadavere psicologico che permane, ma che non ho più intenzione di continuare a celare. Non è colpa mia, Santo Dio, me ne voglio liberare! Sono ancora viva, voglio respirare!

Ritrovo me, e il tempo che non aspetta Tempo. Mi raccolgo e, nottetempo, tento di riconciliarmi con centinaia di proliferazioni del mio essere.

Mi riconosci, adesso?
Ti prego, dì qualcosa, cazzo!
Se non hai nulla da dire, prova con la Musica, almeno.
Dimmi soltanto che non ti ho deluso...

T'indovino a stento. Riesco ancora a sentire il passo lento del tuo sguardo spento.

Un giorno, chissà, ritroverò anche il gusto di percorrerti da cima a fondo, insinuandomi dolente tra il tuo nero ed il tuo bianco. Anche se credo di aver dimenticato tutto. O di non averlo, in fondo, mai saputo.




YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Soul Auctioneer (I'd be with him if I was damned too) - Death In Vegas

30.6.10

Stalattite, o Stalagmite?




Paradossale,
in questo mio star male
il tuo abbraccio (in)naturale
in uno squallido ospedale.

Non odo quel che dite,
ricordi d'antracite:
Stalattite,
o Stalagmite?

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Black Heart - Calexico




Spring is frozen now I'm stuck in low
Wrapped with wire, tapped to the heart
Can't find no poison, now I've got no cure
(the) fangs are stuck inside my skin
Payne county line
Watching unjust claims
One man's righteousness is another man's
Long haul, sentence carried out
Long haul, counting the miles
To the four corners of the world
Spring is rusted shut, (faith's) coiled and cracked
Apparitions worth their weight in gold
Scratched in metal, name erodes away
Hands are scarred, heart is charred
Burnt though, and ashen
Trip on fence post line
Sifting through the remains
One man's close pursuit is another man's
Last chance, make it through the divide
Last chance, suffer the weight or get buried by this
Black heart, sweeping over the land
Black heart, crawling its way

5.4.10

Buona Vita!



Soffia inesorabile, il vento del tempo. È un buco nero ad attrarmi. Beffardamente accogliente. Riesco a sentirmi scivolare. So di non poterlo fermare.
Ricordi quel fiore? Ricordi quel fiume? E quella foto rubata, che ti aveva fatto arrabbiare?
Ricordi le mani strette, i sorrisi, le figure da cercare tra le nuvole, la pelle bianca da proteggere e amare, e quella pioggia torrenziale, che ci aveva costretti a scappare nel momento migliore di un'estate sul mare?
Chissà se ricordi ancora gli occhi sognanti, i capelli che non smettevi di pettinare, le mani tremanti, le fughe e i nascondigli, le storie da raccontare... il tempo, che avremmo voluto dilatare.

Distanti ora, tu ed io, una barriera inevitabile. La Vita.

Mi perdo nel ricordo di un affetto unicamente puro. Incondizionato.
So che non tornerà più. So che purtroppo è cambiato.
Non sarà necessariamente peggiore, solo diverso. Eppure sento che qualcosa si è perso.
La magia dell'innocenza, quello spontaneo avvicinarsi, senza coscienza.

Mi manchi. E continuo a cercarti, nel fondo dei miei occhi ormai stanchi.

Buona vita, prezioso tesoro di un passato che non tornerà.
Buona fortuna!


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: The Night Sky (Sleeping Silently) - Mostly Autumn

10.3.10

Il Male Minore





Adulta ormai da un pezzo, con rigurgiti infantili che mi fanno ribrezzo, a distanza di cinque anni riscopro il tuo tradimento con disprezzo. Non eravamo una squadra, come hai potuto farmi questo? Sono passati anni, indomitamente frenetici, fintamente innocui, ma è oggi che non riesco a perdonarti. Non posso più guardarti, senza pensare che tra me e lei scegliesti lei.

E sembri non accorgerti neanche del gravoso dolore che mi hai scaricato sulle spalle. L'ho accettato volentieri, scegliendo il male minore, ma non riesco più a ignorare il mio bisogno di calore! Il quieto vivere ti è sembrata la scelta migliore, ma non so più quanto ancora potrò resistere nel suo irrazionale bagliore.

Ovunque spuntano foto di facce che considero ormai morte. Quegli amabili resti, che vuoi costringermi a vedere. Il dolore si acuisce, e a te non sembra importare. Del resto, come potresti capire? Per te è solo un altro modo per non morire. Ti sembra così di rinvigorire una famiglia che non è mai esistita, se non nel breve lampo di una fugace illusione, che sapeva d'estate e feste comandate, che raramente hanno visto riunite certe grandi tavolate.



Non importa. Il futuro non è ancora ipotecato. Ma la macchia di petrolio si allarga, intenzionata a compromettere l'intero ecosistema.

Una parte di me continua a ripetere: Perdonali, che colpa ne hanno?
L'altra esplode, in un pianto dirotto: A me nessuno pensa?

In mezzo, la me di tutti i giorni, colei che deve pensare alla propria indipendenza. Psicologica, prima ancora che economica. Consapevole che ciascuna è legata a doppio filo con l'altra.

Ma qualcosa dentro di me ormai si è spezzato, e so che è per sempre. Non riesco più a scindere l'affetto per le persone che ho conosciuto nel loro lato migliore e peggiore, dal tradimento di una fiducia che non avrei mai voluto perdere.

Il perdono, dicono, è l'arma più potente. Già, ma che fare quando non si riesce più nemmeno a perdonare se stessi?


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Ripples - Genesis (neanche a farlo apposta, il brano è del 1977...)

Bluegirls come in every size
Some are wise and some otherwise,
They got pretty blue eyes.
For an hour a man may change
For an hour her face looks strange -
Looks strange, looks strange.

Marching to the promised land
Where the honey flows and takes you by the hand,
Pulls you down on your knees,
While you're down a pool appears.
The face in the water looks up,
And she shakes her head as if to say
That it's the last time you'll look like today.

Sail away, away
Ripples never come back.
Gone to the other side.
Sail away, away.

The face that launched a thousand ships
Is sinking fast, that happens you know,
The water gets below.
Seems not very long ago
Lovelier she was than any that i know.

Angels never know it's time
To close the book and gracefully decline,
The song has found a tale.
My, what a jealous pool is she.
The face in the water looks up
She shakes her head as if to say
That the bluegirls have all gone away.

Sail away, away
Ripples never come back.
They've gone to the other side.
Look into the pool,
Ripples never come back,
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
Oh, they've gone to the other side...

Sail away, away
Ripples never come back.
Gone to the other side.
Look into the pool,
The ripples never come back, come back,
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
They've gone to the other side
Ripples never come back
Sail away, away...

20.2.10

Senza Origine, Persa In Una Vertigine...




In cerca di un'ispirazione che potesse raccontarmi chi ero, ho finito per perdermi nei ritmi di un'artista scomparsa, nei suoni di una melodia già sentita, nel canto di una voce che vorrei fosse la mia.

Nel cercare un'immagine di me, la migliore che mi abbiano mai scattato, sono inciampata in vecchie foto di famiglia, in vecchie foto di me. Inutile dirlo, la foto "migliore" non l'ho più trovata. E non è un caso. In fondo era solo una finzione, frutto dell'idea di un'amica che, per un pomeriggio, aveva voluto truccarmi, vestirmi e pettinarmi per poi scattarmi delle foto che avrebbero dovuto lasciar risaltare qualcosa che, a ben guardarlo, mi piaceva da morire e al contempo mi faceva sentire estranea a me stessa.

Ho ritrovato foto belle e meno belle, e anche le peggiori, quelle di cui mi vergogno, quelle che non mi rendono giustizia. Qual è la me che voglio? Quella che si dibatte tra il migliore o il peggiore, nell'istantanea imprendibile di un attimo che non c'è? Quella che non esiste e forse non è mai esistita? Quella muta, immobile e silenziosa di certe strane solitudini dell'anima, o quella sorridente, gioiosa e piena di vita che scaturisce da certe miracolose collisioni?

La foto di famiglia, l'unica davvero al completo, va ormai dissolvendosi nell'acido dei problemi irrisolti cui non posso più porre rimedio. L'immagine di mia madre mi colpisce forte dentro. Io che mi arrampico sul suo corpo, lei che mi avvolge in un abbraccio protettivo, lo sguardo dolce rivolto all'obiettivo.

Dove sei finita? Perchè mi fa ancora così male? Perché non riesco ad accettare il cambiamento?

Ah, si potesse vivere danzando solamente, sciogliendo ogni laccio col passato senza per questo perderne il concime...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Senza Origine - Valentina Giovagnini

Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che terra non è
Prendimi così stringimi a te
Gira intorno a me canta con me
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Senza origine
da strade e vie tornano in me
le false lacrime dei re
solitudine
che inganno sei che inganno sei
nei giorni miei
Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che terra non è
Prendimi così stringimi a te
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Balla fino a che alba non è
Gira intorno a me canta con me
Balla fino a che pace non c'è
Senza origine
tra uomini e no
scivolerò ancora in un deserto al neon
per non essere
straniera mai nemica mai negli occhi tuoi
Piramidi che girano in un gioco di luce
non fermarti mai
in questo rito che tempo non ha

8.2.10

Pagliaccio Di Ghiaccio



Cosa ne sai delle schegge impazzite delle fantasie imbizzarrite delle memorie ritrite della paura stalattite che incombe su certe tavole imbandite? Cosa ne sai dei ghiacci, e di certi pagliacci che a scavare, li schiacci, che a stringerne i lacci tutto ciò che resta, son stracci?
(03/02/2010)

Il demonio e il suo contrario,
la ruggine e l'avorio,
quando t'ho incontrato
non t'ho chiesto l'onorario.
Possedere il Tempo e nessun orario.

Se potessi tornare indietro, abbraccerei quella bambina spaventata, il mondo in pezzi tra le sue piccole dita, vasi rotti e terra bagnata, parole senza senso e occhi privati del loro baricentro. Cos'hai, dentro?
A te lo chiedo, a te che non mi parli e che ti fai sentire, senza chiedere il permesso, in ondate vaghe e imprevedibili che mi colpiscono allo stomaco, al basso ventre, quando meno me lo aspetto.
Ti accendi e ti spegni senza un interruttore, ti presenti al mio cospetto senza indurre in me alcun sospetto. Un piano altro di comunicazione, che non è fatto di parole. E in cui le parole diventano porte d'accesso ad altri mondi misteriosi, che non sono fatti per i curiosi, ma per chi incuriosisce per le paure di cui un altro si schernisce.

Amami, bambina, amami ancora, non lasciarmi, te ne prego. Portami con te, nella stanza dei giochi. Togliamo via la polvere e immaginiamoci il futuro, così come non l'abbiamo ancora sognato. Il Mare, oggi, mi ha parlato.

"Troncare ogni rapporto con l'esterno era più conveniente per me, mi dava forza ma nello stesso tempo mi rendeva sterile. Avevo la sensazione di essere di troppo nel mondo".

Alejandro Jodorowsky - La Danza Della Realtà.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Yasmin The Light - Explosions In The Sky


24.1.10

Swing Girl - Ragazza Altalena


Su e giù
sul solito vecchio
spaventoso ottovolante,
Osservando le onde in silenzio
che avanzano verso di te
Un passo dopo l'altro
la tua traccia sulla sabbia
scompare lentamente

Spingimi, dolcemente
mentre siedo su quell'altalena
solitaria e abbandonata
Lascerò che mi accarezzi le orecchie
in un morbido sospiro
mentre la tua musica
fa librare in alto la mia anima

Vieni con me
nella mia passeggiata solitaria,
prendimi per mano
e guarda il mostro
dritto negli occhi,
perché è l'unico modo
per sopravvivere...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Traduzione della versione originale in inglese, da me scritta e pubblicata sul blog:
Bottles Floating On The Edge Of Life

Soundtrack: Apx - Fengshu

Brano tratto dalla playlist di BAK TO THE FUTURE 2, podcast di RADIO PAZZA, in concorso agli EUROPEAN PODCAST AWARD.
Per votare il programma radiofonico, cliccate sul banner del concorso. In palio premi anche per chi vota! Avete tempo fino al 15 marzo 2010.






20.1.10

Tsunami





Maschera di ferro, di te cosa rimane? Un oceano di terrore, paura e frustrazione. Frani in te, una montagna di sale, cristallo dopo cristallo. Polvere vorticante in un mulinello. Mi sto cercando, in un forzato isolamento. Puntute schegge di uno specchio andato in frantumi premono contro il mio ventre, mi lasciano senza fiato.

Vivi il presente!, continui a gridare. Ma io non ascolto. Mi sto lasciando andare.

Tutto è cominciato da una semplice parola: impotente. Ha scavato in me senza tregua, fino a lasciarmi esangue. Ho annaspato ancora, sullo stesso pavimento gelido di sempre. Quello dove tu mi hai lasciato ansimare sola, in preda allo sconforto. Non potevi fare altrimenti. Non è colpa tua. Eppure questo non placa la mia rabbia. E nemmeno il mio dolore per quel lutto figurato, impossibile da elaborare.

Tempo di rialzarmi, reagire e affrontare. Incubo reale, oscuro e subdolo da maneggiare, ritorni in me con la forza dirompente dello tsunami. Mi guardo le mani. Tremano. E non per il freddo. Un'anima a pezzetti, in cerca di se stessa, del suo coraggio. Quello che sente di aver perso.

Ho esaurito l'energia. E non è bastato tagliar via i rami secchi, spezzati, marcescenti. La radice è corrotta dall'interno. Sogni chiusi in un cassetto e un Mostro che non vuole andarsene e certamente non lo farà mai. Lei non c'è più, anche se continua a muoversi, dentro e fuori di te. Come potrai mai accettarlo? Come potrai mai salvarti da tutto questo?

In cerca di altre anime ferite, ho finito per perdere me stessa. Una pelle già martoriata si bagna di lacrime, insieme di dolore e di liberazione. Un penoso riconoscersi, al di là del tempo e dello spazio. Emozioni, vissuti, sensi di colpa terribilmente speculari. Un fremito e l'aver potuto finalmente dare un nome a tutto questo orrore.

Per rinascere si deve prima morire. Ho già iniziato a farlo, ma il mondo continua ad avanzare impietoso. Indosso maschere non volute, cerco il coraggio che non ho. Devo portare a termine ciò che ho cominciato, non voglio mandare tutto a puttane. Ma non so fino a che punto sarò capace di farcela.



YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Like Tears In Rain - Covenant

Go to the Empire State and watch the city lights
Hear the noise of millions struggle in the sprawl
Stare into the sky, we're few and far between
Black eyes full of stars, wide with memories

Every street I ever walked
Every home I ever had
Is lost

Every flower I ever held
Every spring I ever had
Has died

Every man I ever knew
Every woman I ever had
Is gone

Everything I ever touched
Everything I ever had
Has died

Lie down in the park and watch the satellites
Hear the children sing just a breath away
Dance in the heavy air along the interstate
Black lung full of fumes, choke on memories

Every street I ever walked
Every home I ever had
Is lost

Every flower I ever held
Every spring I ever had
Has died

Every man I ever knew
Every woman I ever had
Is gone

Everything I ever touched
Everything I ever had
Has died



19.1.10

Invisibile

 




Lo sai cosa penso?
E dimmi, tu hai
lo stesso pensiero
così forte,
o non puoi?



La luna è liquida
ed io mi sento
invisibile
come sempre
quando è tardi per dire
che non sopravvivo.



Invisibile
o forse
è solo una mia immagine.



Lo sai che mi perdo
nelle luci
se
guardi fuori dall'auto
altre luci
troppo lontane
da me.



La luna è limpida ed io rimango
invisibile
come sempre
quando è tardi per dire
che non sopravvivo.

Invisibile
o forse
è solo una mia immagine.

 



Soundtrack & Lyrics: Invisibile (Robottino Romantico) - Cristina Donà


Foto di YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM




12.12.09

10 Years After




Asincronicamente.
Cunicoli metropolitani asfittici.
Metallici.
Sottopassaggi semilluminati, puzza di piscio, rottami.
Due anime.
In separata sede.
Un treno sempre in ritardo.
Stazioni semideserte. Abbandonate.
Il ticchettare della pioggia sul metallo arrugginito.
E noi, seduti sopra, a contare invisibili margherite.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Chiudi Gli Occhi (La Vita È Un Sogno) - Faust'o