24.7.09

Roots...




Dieci anni esatti. Mese più mese meno.
Io e la mia famiglia ci eravamo appena trasferiti nella palazzina anni '30 dove tutt'ora risiedo.
Tu mi accogliesti con cipiglio burbero, guardavi i miei diciott'anni con sospetto.
Ti faceva infuriare il modo in cui, senza volerlo, facevo sbattere il portone di legno. Non lo facevo apposta, tentai di spiegarti. Dove abitavo prima, se lo lasciavo andare, si chiudeva da solo senza rumore. Mi abbaiasti senza battere ciglio: "Fai più attenzione!".
E poi il motorino della mia compagna di liceo che veniva a studiare a casa mia per la maturità. Non potevi sopportare che lo facesse entrare nel cortiletto interno e lo legasse alla cancellata, per proteggerlo dai ladri. "Quel motorino deve restare fuori!".
E ogni volta che incontravi me e le mie amiche per le scale, ripartivano i rimproveri contro quelle tre adolescenti "ribelli" e i loro schiamazzi.
Non ti sopportavo. Non riuscivo proprio a capire perché ce l'avessi tanto con me.

Poi, qualche anno dopo, le elezioni. Per la prima volta ero scrutatrice, l'anno in cui i geni dell'italico stivale accorparono sezioni e votazioni per risparmiare.
Una folla di gente in fila, al caldo, solo due cabine e pochi scrutatori. Ore di attesa infinita, tra anziani e portatori di handicap, e nemmeno un ascensore per permetter loro di salire al primo piano della scuola elementare adibita a seggio.
Turni massacranti per smaltire la fila dei votanti, ore senza mangiare. Ne avemmo fino a mezzanotte. Venisti anche tu, eri nella mia sezione.
Ricordo con tenerezza la tua preoccupazione per me. "Hai mangiato? Dirò a tua mamma di portarti qualcosa! Mi raccomando, mangia!".
Mi sorridevi come avrebbe fatto mio nonno, se solo non fosse stato lontano chilometri. In quell'istante ti ho sentito così vicino.

E i giorni, i mesi, gli anni a seguire, nei nostri fuggevoli incontri sul pianerottolo, sulle scale o al cancello, mi raggiungevano sempre le tue domande incalzanti. "Dove vai di bello? A spasso con le amiche? A lavorare?".
Dentro di me pensavo, "Che palle!". Ma poi aggiungevi: "Mi raccomando, fai la brava!". Ci mancava poco che mi facessi l'occhiolino. E allora ti perdonavo, per la tua smania di fare due chiacchiere a tutti i costi.

Poi, col passare degli anni, hai iniziato a camminare sempre più piano. I tre piani a piedi, senza ascensore, erano diventati il K2 e quando mi incrociavi ti mettevi di lato e mi lasciavi passare con benevolenza. Ci scherzavi su, sempre col sorriso.
Poi, da un certo punto in poi, non ti ho più visto.

Un giorno abbiamo sentito qualcuno gridare aiuto. Ho teso le orecchie, non capivo. Poi, ti ho riconosciuto. Ho chiamato a raccolta i miei e li ho messi in allerta.
Papà è venuto su in avanscoperta. Quando è sceso giù di nuovo, abbiamo avuto la conferma: era successo qualcosa di grave.
Tua moglie era caduta a terra, non riusciva più a muoversi e tu non avevi la forza per aiutarla. Gridavi, in preda al panico, come un bambino svegliato da un incubo nel cuore della notte. I tuoi occhi azzurri cercavano conforto. La tua rabbia impotente e la tua impazienza disperata mi schiacciarono. Da qualche tempo non eri più quello di una volta. Memoria, energia e cuore erano ormai compromessi.

In attesa dei soccorsi e dell'arrivo dei tuoi figli, continuavi a urlare. Ti mancava il respiro e il tuo cuore non voleva saperne di fermarsi.
Ti aggrappasti al mio braccio con forza. Non volevi più lasciarmi andare. Chissà se ricordavi ancora chi fossi.
Guardandomi negli occhi, continuavi a ripetermi: "Aiuto! Aiuto! Aiuto!".
Con tenerezza e timore di non esserne all'altezza, mi ritrovai a consolare te, che un tempo ti preoccupavi per me.

Ieri te ne sei andato.
Per te, oggi, sono persino tornata in chiesa. Mi sentivo un po' fuori posto, in mezzo a tutte quelle persone che ti conoscevano molto meglio di me.
Ma te lo dovevo. Non potevo mancare.
Ho dovuto anche sforzarmi, sai, per trattenermi dal singhiozzare. Chissà cosa avrebbero pensato i tuoi se mi avessero visto frignare senza ritegno... "Ma se nemmeno lo conosce!".
E invece, quando mi hanno visto, sono stati sinceramente contenti che fossi anch'io lì. Non se l'aspettavano.
Ma il rito standardizzato, le formule stancamente ripetute a pappardella, la predica di circostanza, non mi sono bastate.

E allora io, che non ti conoscevo abbastanza da sapere quali fossero le tue canzoni preferite, ho scelto questa che parla di vita e sole sulla fronte.
Per salutarti. A modo mio.

Una canzone degli anni '30 reinterpretata da Claudio Villa negli anni '50, per te che proprio negli anni '50 hai messo radici in questa via anni '30 dove i tuoi figli sono cresciuti, giocando con le sbarre di ferro che ancora oggi recintano la chiesa in cui ti abbiamo salutato poco fa.

Chissà, magari apprezzerai.


Ciao, Signor M! Puoi essere davvero fiero delle tue radici! Quelle che io non ho e che oggi, guardando la tua famiglia, avrei tanto desiderato avere.


Soundtrack: Voglio Vivere Così - Claudio Villa

13 commenti:

Giovanni ha detto...

Che cosa triste. Non trovo altro commento. Certe cose ti fanno capire che il tempo passa. Ma non nel senso che passa e la morte s'avvicina. Magari la morte, per chi muore, può essere anche un bene. Ti fa capire che il tempo passa, le cose cambiano, s'allontanano e anche a volerle rievocare non saranno mai come la prima volta. Il brutto delle cose è che le si apprezzano in ritardo. Anzi, se mentre stai vivendo qualcosa ti accorgi che ti piace, che ti sta divertendo, in futuro sarà molto molto doloroso DOVERLE ricordare. Perchè certe cose si ricordano e basta.

fabio r. ha detto...

ultimamente potrei scrivere il tuo stesso post (cambiando luoghi e tempi) decine di volte...la vita mi sta sfuggendo dagli occhi e le mie radici, le mie certezze salde fino a ieri mi lasciano.
E' triste passare per il vicolo e non sentire più le voci amiche, le finestre che ieri si aprivano su vite e stanze illuminate oggi restano chiuse, persino la memoria dei discorsi si offusca. ed ho paura che tra non molto anche le persone più vicine mi lasceranno, perchè alla vecchiaia (la mia e la loro) non c'è antidoto.
Un abbraccio

Mio ha detto...

Essere burberi è la difesa più facile per chi è sensibile. Loro, i burberi, nascondono un tesoro che è davvero di pochi. Da loro ho ricevuto direttamente ed indirettamente gesti che sempre mi hanno lasciato basito. Hanno un'umanità devastante.

Loro hanno grandi tesori che condividono con poche persone. Probabilmente voi siete stati tesori, avete condiviso seppur di sguincio.

Un abbraccio perché la Morte, forse, non è altro che il segno che la Vita va avanti oltre le radici dai fiori ai frutti. Nulla più.

Buona serata Museum!

Roberto

Yuki ha detto...

@Giovanni: potrei sottoscrivere ogni tua parola. È proprio così: certe cose si ricordano e basta. Nel bene e nel male.

@Fabio: infatti oggi, in chiesa, non ho potuto non pensare alle persone a me care, al tempo che passa e al dolore di una separazione che non posso fermare.
Per non parlare di chi ho già perso e del dolore che oggi si è rinnovato ancora una volta, mentre salutavo il signor M.

@Mio: Essere burberi è la difesa più facile per chi è sensibile. È forse la lezione più grande che certe Very Special Persons ci danno. Una verità che non avevo colto dieci anni fa e che oggi mi regali con il tuo commento.
...dalle radici ai fiori ai frutti che oggi ho visto nella chiesetta, sono certa che il signor M. adesso starà sorridendo felice. Ha davvero fatto un buon lavoro!

Grazie di cuore a tutti per aver letto questo mio lungo post. È sempre un piacere leggere i vostri pensieri...

Lucien ha detto...

Con questo ricordo mi hai toccato. Mi hai fatto tornare in mente una persona cara scomparsa:
mio suocero, apparentemente burbero, ma buono come un pezzo di pane.

diamonds ha detto...

chapéu!

http://www.youtube.com/watch?v=wkqG_scf_2g

Radio Pazza ha detto...

Magari dall'"altraparte" ci tendono la mano ...

Un abbraccio

Bak

Yuki ha detto...

@Lucien: spesso chi appare freddo, distaccato, ostile, distante, lo fa solo per difesa. Non sempre è facile tenere a mente ciò che si nasconde dietro un atteggiamento simile e guardare oltre. Poi quel piccolo gesto, che arriva inaspettato a rivelarci la vera essenza... ed è fatta. Non se ne andrà più via.

@diamonds: chapeau a te, per aver scelto questo pezzo... Non lo conoscevo.

@Bak: ieri, per un breve attimo, ho quasi avuto l'impressione di sentirne la presenza, in chiesa. Pura immaginazione, o forse no. Chi lo sa.

Ishtar ha detto...

Mia cara un abbraccione...anche io sono dovuto rientrare in chiesa...e mi ha fatto sdegno il rito standardizzato per nulla sentito ne confortante per chi con la perdita si sente morire parte di se...
Grazie per aver condiviso questa parte della tua vita segno che ancora non tutte le persone fanno "schifo"...
Da lontana ti sono vicina sorellina baciotti :)

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Occhi lucidi e silenzio. Le tue toccanti parole sono più che sufficienti.

Ti abbraccio
Daniele

Yuki ha detto...

@Ishtar: sorellina, grazie a te per essermi così vicina. Ti sento, non sai quanto. Un abbraccio fortissimo!

@Daniele: grazie per esserci. È bello avere così tante persone sensibili con cui condividere emozioni.

Vi abbraccio tutti e 8! E anche i silenti. :)

giardigno65 ha detto...

un bell'omaggio davvero !

Voglio vivere e goder
l'aria del monte
perchè questo incanto
non costa niente

Yuki ha detto...

@giardigno65: quel brano è meraviglioso. Mi emoziona ogni volta che l'ascolto!