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13.9.16

Potrei Parlarti

Potrei parlarti di qualcuno che, d'amblais, dopo anni di silenzio, ha improvvisamente voglia di sentirmi. Un bene dell'anima, dice, e una gran voglia di abbracciarmi: "Lo sai, se hai bisogno, corro". E ti suona così strano! Come mai, questo slancio, così, all'improvviso? Il legame di sangue non può essere l'unica spiegazione possibile. Non in questo caso. 

Fluiscono le parole, a piccole dosi. Un dolore che, forse, ti ha avvicinato al mio, dandoti l'illusione di una comunione più idealizzata che reale. I ricordi affiorano, così come le paure... e le speranze: che il karma intergenerazionale che ci affligge sia finalmente sconfitto. (Crederlo, anche se utopistico, ci fa già sentire meglio). 

Quell'abbraccio, lo sento, resterà solo virtuale, come decine di altri, soltanto pensati. I nostri sorrisi incastonati in una foto di diciott'anni fa, ignari di quel che sarebbe accaduto dopo. Quei corpi ormai non esistono più, trasmutati dal tempo. Fluttuano, forse, sospesi in un outer space a noi irraggiungibile, se non attraverso la dimensione ovattata e traslucida del sogno e della memoria, che un po', in fondo, si assomigliano.


Potrei parlarti di paesaggi che nemmeno a pensarli li crederesti reali. Di risvegli quasi magici, al cospetto di una Natura di fronte alla quale non si dovrebbe che genuflettersi, o restare in silenzio e pura contemplazione, benedicendo gli dèi o chi per loro per il privilegio di assistere a una tale Bellezza.

Potrei parlarti di viaggi incompiuti, verso mete di sogni sgretolati perché irraggiungibili. Potrei parlarti di viaggi conquistati a discapito di altri, negati. E della Felicità che va dipingendosi quando la mano smette di ostinarsi nel disegno che la Mente imponeva per lasciarsi guidare dal fluire dell'esistenza. Quando, finalmente, impara a ricevere, grata, i doni che la Vita le porge. 

Potrei parlarti di quanto sia bello sentirsi dire: "Mi sei mancata!" e "Diventi sempre più bella!", anche se una parte di te - la solita! (in questo non sei cambiata per niente) - non vuol crederci e finisce per scherzarci su e "buttarla in caciara". 

Potrei parlarti di una strada alberata e del godimento che provo nel percorrerla, mani sul volante, mentre dagli altoparlanti la mia auto mi accarezza con la mia musica preferita. 

Potrei parlarti dei viaggi. Del fatto che non posso farne a meno, che ho bisogno di sentirmi in movimento. Di sondare, esplorare, lasciarmi stupire... di toccare, gustare e percorrere con lo sguardo ogni centimetro di mondo, annusarlo, farci l'amore. Perché soltanto così quell'Uno così pesante da trasportare col suo carico di pensieri e ripensamenti si alleggerisce, fondendosi con quel Tutto che lo possiede e lo contiene. 

Lasciarsi trasportare e seguire la corrente, con spensieratezza, come hai visto fare a centinaia, nel Reno. Ci stiamo avvicinando.

Lasciarsi andare del tutto, almeno una volta, senza alcun controllo, questo no. Ancora non mi riesce.

Potrei tentare col parapendio. 

Un giorno, forse.

YUKI, AKA PRISMA
Creative Commons License

Soundtrack: Song To The Siren - John Frusciante

2.9.12

Out Here In The Fields...


Polvere, sabbia, pesciolini d'argento. Pezzi di vita che riemergono ancora, dimenticati. Sto prendendo forma. Ancora. Sento che ci siamo quasi, che il tempo dei buchi neri e del caos sta per avviarsi alla degna conclusione. Ci voleva un pezzo di cornicione crollato nella mia ex stanza - fortunatamente quando non c'era nessuno sotto! - per accelerare i tempi e spingermi a svuotare - finalmente - pile di scaffali. Rimettere mano al disordine di più di un lustro e spolverare, riguardare, selezionare, raggruppare, inscatolare. Audiocassette, quaderni di appunti scolastici e universitari, tesi e tesine, dispense e libri fotocopiati, alcuni rilegati altri no, dépliant di località italiane e straniere, ricordi di viaggi ancora da riorganizzare, cartoline, lettere e diari, e ancora libri in svariate lingue, per bambini e per adulti, e pezzi di sceneggiature, mie e non mie, soggetti, scalette, tracce di stages e controstages, sogni e promesse, e progetti per dare una svolta, a me che non potevo più aspettare...

Quasi non ci credo! E sempre più mi convinco che se fossi andata in un altro paese, magari a Londra, a quest'ora potrei essere una story editor. Sì, finalmente l'ho detto! Perché dovrei vergognarmi di qualcosa in cui ho creduto, per cui ho sputato sangue, ho lottato, ho stretto denti e pugni, ricevuto complimenti, persino! Sudati, meritati e, purtroppo, mai davvero (ri)pagati? Non ho rimpianti, se è questo che vi chiedete. Solo la consapevolezza che il talento - e c'era, perché così mi è stato detto più e più volte da gente che conosce il mestiere - non ce lo si dovrebbe lasciar scappare tanto facilmente. Menti più accorte e capaci di guardare al futuro vi avrebbero investito, anziché lasciarlo andare, accontentandosi del primo schiavo disposto - tra migliaia - a farsi sfruttare. Ma tant'è. Ché tanto il destino, se pure avessi insistito a sfidarlo andando ancora avanti con le dispense vuote, non m'avrebbe comunque portato a scrivere ciò che davvero mi sta a cuore. E allora, a che pro? Meglio così, l'aver accumulato esperienza mi servirà, un giorno, per tirarmi fuori dalle viscere ciò che deve essere raccontato.

Sono passati cinque anni. A pensarci è un'eternità, e mi spaventa. A volte penso che non ne sarei più capace, che tutto è perduto, che il treno ormai è passato e non se ne fa più niente. Ma poi mi immagino un giorno finalmente sbloccata a riversare parole senza più fermarmi. Non è assurdo? Amare scrivere e non riuscire più a farlo? Tutto sta a rimuovere il blocco iniziale. Ora, forse, potrei sapere come fregarlo. Ora che sto riassemblando pian piano i pezzi e ricostruendo un passato confuso, frammentario. Quando avrò finito inizierà il bello. Proporlo e difenderlo, con orgoglio e con coraggio. L'intraprendenza non mi manca. E se qualcuno dovesse chiedermi che cosa ho fatto per tutto questo tempo, risponderò, fiera e con il sorriso furbo di chi già si aspettava questa domanda: ho vissuto, se non vi fa schifo!

YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Baba O'Riley - The Who

 

Out here in the fields I fight for my meals 
I get my back into my living.
I don't need to fight To prove I'm right 
I don't need to be forgiven. yeah,yeah,yeah,yeah,yeah 

Don't cry Don't raise your eye It's only teenage wasteland 

Sally, take my hand We'll travel south cross land 
Put out the fire And don't look past my shoulder. 

The exodus is here The happy ones are near 
Let's get together Before we get much older. 

Teenage wasteland It's only teenage wasteland. 
Teenage wasteland Oh, yeah Its only teenage wasteland 
They're all wasted!

5.4.10

Buona Vita!



Soffia inesorabile, il vento del tempo. È un buco nero ad attrarmi. Beffardamente accogliente. Riesco a sentirmi scivolare. So di non poterlo fermare.
Ricordi quel fiore? Ricordi quel fiume? E quella foto rubata, che ti aveva fatto arrabbiare?
Ricordi le mani strette, i sorrisi, le figure da cercare tra le nuvole, la pelle bianca da proteggere e amare, e quella pioggia torrenziale, che ci aveva costretti a scappare nel momento migliore di un'estate sul mare?
Chissà se ricordi ancora gli occhi sognanti, i capelli che non smettevi di pettinare, le mani tremanti, le fughe e i nascondigli, le storie da raccontare... il tempo, che avremmo voluto dilatare.

Distanti ora, tu ed io, una barriera inevitabile. La Vita.

Mi perdo nel ricordo di un affetto unicamente puro. Incondizionato.
So che non tornerà più. So che purtroppo è cambiato.
Non sarà necessariamente peggiore, solo diverso. Eppure sento che qualcosa si è perso.
La magia dell'innocenza, quello spontaneo avvicinarsi, senza coscienza.

Mi manchi. E continuo a cercarti, nel fondo dei miei occhi ormai stanchi.

Buona vita, prezioso tesoro di un passato che non tornerà.
Buona fortuna!


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: The Night Sky (Sleeping Silently) - Mostly Autumn

15.12.09

Sin Cope





Rendo tutto più semplice.
Divento complice
di un disegno mai pensato.
Indegnamente accennato.

Vaneggiamento,
liberi pensieri sparsi.
Desideri e sogni, riarsi
privi, ormai, di compimento.

Eppure continuo a sbagliare,
aspetto che sia un altro a chiamare.

Ma chi? Perché? E per cosa?
Soffre la voce, che in silenzio non osa.

Nella paura che nulla spiega
ogni volta sembra l'ultima.
Ed io, che a te rivelerei ogni piega,
anche la più intima...

Omissioni, bugie camuffate.
Certe cose non dovrei darle per scontate.

- Io sono così! Prendere o lasciare.
- Anche le rocce, col tempo, possono cambiare...

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Dissolved Girl - Massive Attack

12.12.09

10 Years After




Asincronicamente.
Cunicoli metropolitani asfittici.
Metallici.
Sottopassaggi semilluminati, puzza di piscio, rottami.
Due anime.
In separata sede.
Un treno sempre in ritardo.
Stazioni semideserte. Abbandonate.
Il ticchettare della pioggia sul metallo arrugginito.
E noi, seduti sopra, a contare invisibili margherite.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Chiudi Gli Occhi (La Vita È Un Sogno) - Faust'o

10.12.09

Irresistibile Scioglievolezza





Non riesco ancora a venirne a capo, credimi. Li guardo e penso... ma guarda come sono belli. Come vorrei... Ma perché noi non... Sembra impossibile.

Lo credo bene. È come paragonare le carte scoperte agli arcani.

Mi chiedo dove abbia sbagliato, perché la luna sia nata storta.

Non è lei ad essere nata storta, sei tu che ogni tanto ti svegli con la luna storta. Pensaci.

E certo. Voglio vedere te... E poi ci manca solo lei, e la sua voglia di parlare a tutti i costi.

Il tuo broncio non le interessa?

Macché. Banalità, sciorinate insieme al caffellatte. Più dure da mandar giù persino dei biscotti integrali.

Osservati. Cos'è che ti manca, secondo te?

Leggerezza. Irresistibile scioglievolezza.

Guardi troppa pubblicità!

Già. La pubblicità è l'anima del commercio. No, de li mejo mortacci tua, come scriveva qualcuno...

Però, se ci rifletti, la pubblicità ti prepara alla vita in modo molto efficace.

Cioè? Spiegati meglio.

Ti abitua al "guardare ma non toccare".

Non mi pare proprio, anzi! Fanno di tutto per spingerti a comprare per poter finalmente toccare.

Sì, ma non sarà mai la stessa cosa che hai provato nel guardare la pubblicità. Metterai mano al portafoglio e tutto quello che avrai sarà solo un pallido surrogato di quello che hai sempre sognato.

E allora perché certe persone sembrano riuscire a godersi la vita succhiandola fino al midollo? Come ci riescono?

È la loro natura. Sono spontanei.

Ovvero? Nessun condizionamento? Sociologico, familiare, genetico? Nulla?

Anche. Ma, vedi, se nasci rotondo non puoi diventare quadrato, diceva qualcun altro.

Eh no! Non puoi cavartela così. In fondo, voglio ancora credere nella trasformazione. Fatti non fummo per viver come rocce, ma per venir plasmati dalla furia silente delle acque!

E questa da dove l'hai tirata fuori?

Mi è venuta così, di estro.

Di estrò-geni, vorrai dire.

Ah ah ah. Molto divertente.

Hai mai pensato di scrivere i tuoi sogni al risveglio?

Eh, magari. Non ne ricordo uno!

Fa' uno sforzo. Pensa che Pauli è riuscito persino a sognare l'Orologio del Mondo!

Seeee. Io al massimo posso sognare il mio vecchio orologio scassato.

Ecco. Comincia da lì, allora. E plasma il tuo Tempo, una volta per tutte!


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Libertad - Manu Chao

Oh libertad! Divina libertad!
Quiero salir, y no me abren la puerta (2x)

Cuando tu te vas
Cuando tu te vas
Te llevas mi sangre
Corriendo detras (2x)

Oh libertad! Divina libertad!
Quiero salir, y no me abren la puerta

Por ti, trasnocho y madrugo
Por ti, yo me acuesto tarde (2x)

Oh libertad! Divina libertad!
Quiero salir, y no me abren la puerta (2x)

Cuando tu te vas
Cuando tu te vas
Te llevas mi sangre
Corriendo detras (2x)

Vivir sin ti, es vivir muriendo
Vivir así no lo recomiendo
Sigue así yo sigo insistiendo
Vivir sin ti, es morir queriendo

Cantar pa ti es clavarme espinas
Ese dolor se te contamina
Será mi voz que ya desafina
Cantar pa ti es clavarme espinas

Mis ojeras son tus noches
Mis ojeras mi manera
Mi soledad es mi manera de darme a la borrachera

Vivir sin ti, es vivir muriendo
Vivir así no lo recomiendo
Sigue así yo sigo insistiendo
Vivir sin ti, es morir queriendo.

Cantar pa ti es mi dexedrina
Te pone más que la cocaina
Que te desvela por la matina
Cantar pa ti es clavarme espinas

Oh libertad! Divina libertad!
Quiero salir, y no me abren la puerta (2x)

Cuando tu te vas
Cuando tu te vas
Te llevas mi sangre
Corriendo detras(2x)

26.10.09

Back From Outer Space




Eccoti qui, di fronte a una nuova serie di numeri. Enigmi.
30-31-32-33-34-35. E poi il muro. Qui non si passa.
E chi l'ha detto? Io, se voglio, vado oltre e come.
Il mio pensiero è capace di questo e altro.
Altro? Hai detto Altro?
Esattamente.
Adoro quei piccoli dettagli di me che mi fanno trasalire. Stento quasi a riconoscermi, a volte. Come adesso. Una fila di sedili vuoti, una porta di plastica biancastra che riflette parte di un trolley e la punta di uno stivale. Elegante. Il mio.
Non ci credi? Allora sporgiti in avanti, fallo, se ne hai il coraggio.
Sei proprio tu.


Gli sconosciuti che occupavano i sedili vicini ai tuoi, la coppia di giovani tedeschi che leggevano in silenzio, scambiandosi di tanto in tanto qualche risata complice, è andata via. Probabilmente stanno già imbarcandosi per far rientro a casa.
Davanti a te hai ancora un paio d'ore. Pensaci. Potresti imbarcarti su un volo qualunque, destinazione: Vita Nuova. Un'altra identità, nuovi mondi da esplorare. Mettiti alla prova, vediamo che sai fare.

Cominci a ragionare un po' troppo come Pirandello ultimamente. Peccato che tu non sia Mattia Pascal, anche se il suo nome di battesimo, se fossi maschio, ti calzerebbe a pennello.
Sai già che, come al solito, righerai dritto. Ripercorrerai il cammino esattamente all'inverso e tornerai al tuo posto senza fare storie. Ma non riesci a smettere di pensare che qualcosa dentro di te sta cominciando a cambiare.

Dio, se solo potessi danzare nella vita come danzo nella mia testa! Sorriderei come se non avessi alcuna paura, stringerei altre mani come se non avessi mai fatto altro nella vita, donerei abbracci e ne riceverei altrettanti. Manderei affanculo una volta per tutte quella maledetta voce interiore che continua a ripetermi: "Non ti fidare, non ti fidare! Prima o poi ti tradiranno!".
Se c'è qualcuno che può tradirmi, affondarmi, tarparmi le ali, quella sono soltanto io.

Riesci a vedermi annaspare?
Sono io,
la sirena con la coda di piombo.
Come palla di cannone,
inesplosa incombo.


***

Distruggere la superficie specchiata,
fracassarla senza indugio,
ferirsi con le schegge
fino a ricavarne un pertugio.
Troveresti l'acqua agognata,
ma perderesti il tuo rifugio.
Che tu sia dannata,
acqua avvelenata!
Insegui come un segugio
una verità blindata.


***

Se donassi me stessa,
perderei l'essenza!
Timida leonessa,
continui a scegliere l'assenza.
Un dolore rinunciare
alla vita che si sdoppia.
L'Amore da preservare,
la sicurezza di una coppia.
La luce oltre la siepe,
l'Amicizia di cui hai sete,
la fame di Famiglia:
quanti riflessi ci sono
in una biglia?


***

In Volo

Sorvolo increspature di me
che a volte mal sopporto,
recupero sinfonie ancestrali
che vorrei farti ascoltare
senza più il timore
che rifuggirai l'ascolto
,
come soffi di maestrali
che provengono dal mare.

Sfodererò il mio sorriso migliore,
quello che sa nascermi dal cuore.
Finalmente pronuncerò il mio nome,
perché è quello che in questa vita
altri scelsero per me.
Non so spiegarti come,
ma il mio corpo in alta quota
ha rigettato da eremita
il mio comportamento idiota.

Niente dovrà mai cambiare!
Avrai solo due occhi in più
in cui poterti specchiare.


***

Una gabbia
e tutta l'inutile rabbia
per un dolore
che ottuso
continua a oscurare
il tuo lato migliore.

Procedi ugualmente,
il freno a mano tirato,
occultando una ferita
che non hai mai dimenticato.
Devi liberarti, finalmente,
e partorire il dèmone
che ti vive nella mente.

Fallo rotolare,
dalle tue viscere fino al mare
e lì lascialo agonizzare
fino a che non sentirai la forza
per poterti rialzare.
Il Sole ti attende,
col suo riflesso abbagliante.
Ti sorprenderà un chiarore accecante
e una visione nuova, totalmente straniante.

A te, splendore dorato
urlerò a pieno fiato:

"Grazie a te, ora sono rinato!".


***

lo splendore olistico
un rapimento mistico
un universo quantico
l'oceano atlantico
virtù e debolezze
i tuoi schiaffi
e le mie carezze
l'ossessione
l'illuminazione
buio e luce
il mio sguardo truce
insicurezza allo specchio
la trave nell'occhio
ali di fata
una palla infuocata
elfi e stregoni
gnomi e dragoni
danze celtiche
particelle identiche
Tutto,
che fa l'amore con Vuoto,
l'Energia che si sprigiona
sarà il mio fiore di loto.

E tu,
che resti immobile,
nonostante il moto.



YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Frozen Twilight - God Is An Astronaut

23.10.09

Evito La Forma?





Sollevarsi in volo. Guardare se stessi dall'alto. Il mare è così piatto, visto da qui.
Ti ho fatto del male, sono stata cattiva. Ma tu sei molto meglio di me.
Fisso gli occhi nel sole, piegando la testa all'indietro per incastrarla in questo piccolo oblò di plastica opaca.
Nuvole soffici, banali avviluppamenti di pensieri che lievitano nell'atmosfera sospesa di un giorno che spezza la monotonia. Sto andando via. Mi muovo ma sembra che sia ferma.
I pensieri pesano, uno strano fischio mi sfonda un timpano, è la pressione.
Sospesa, a cavallo tra due mondi, tra due me, mi chiedo: che succederebbe se precipitassi, se tutto finisse, se non tornassi?
La vita scorre e io continuo a guardarla.
Prendo atto, mi faccio atto. Ma, in fondo, resto solo pens-Ieri.
Perché se non ti muovi, l'oggi è già ieri.
Prego il Sole di non lasciarlo andare. Non voglio perderlo. E voglio riuscire ad essere una persona migliore.
Evito la forma, ma in fondo voglio averne una anch'io, e che sia solamente mia. Adatta a tutto quello che ho dentro e che ancora fatica ad uscire.

Tu che mi conosci, non sempre mi ri-conosci nelle mie parole.
Tu che non mi conosci e che di me solo conosci parole, potresti mai ri-conoscermi nelle mie azioni?

Azioni. Parole. Opere. Omissioni.
Missioni.

Avere una missione nella propria vita. O avere solamente missive.
Something's missing. And that's not me.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Evito La Forma - Otto Ohm

9.10.09

Hometown Blues




Io... non la voglio. Per favore, smettila!
Non riesco... Non riesco più a spegnerla...
Ti prego, lasciami in pace...
Voci, ancora voci. Mi parlano dentro, e io non voglio più ascoltarle.
Perché a me? Perché io?
Non riesco più a ricordare quando è cominciata...
Sulle prime ne ero felice, potevo guardare al di là. Di me, di te, di questo nostro tempo presente.
Ma ora... Ora è troppo. Persino per me.
Mi scorrono nella testa, non mi danno tregua...
Io... voglio tornare indietro. A prima... Quando tutto era normale e non avevo l'impellenza di evacuare ogni istante, in ogni momento di insano e inutile tormento.
A che pro continuare? Ti supplico, lasciami andare.

Le luci del lunapark.
Ipnotiche convulsioni.
Una stazione semideserta, i graffiti, le luci dei lampioni.
La vecchia giacca jeans di tuo padre. Direttamente dagli anni '70.
Non riesci a credere che allora fosse così magro.
Una spilla del RomaDocFest. Quella con il nasone.
La indossi ancora con fierezza.

Cristo, sono passati così tanti anni!
Erik Gandini e la sua intraprendente passione, il suo cogliere sempre in fallo l'interlocutore, spacciando l'insidia giornalistica per ingenuità.
C'era anche quel tale, come si chiamava? Alberto Grifi.
Ricordi un timido approccio ammirato. Che tipo stravagante. Il suo giocare con la cinepresa, la macchina per lavare i nastri, i suoi capelli arruffati.

Incroci le gambe, ti sistemi nell'attesa, sfogli ancora quel libro, sulla Sincronicità. Cerchi in lui le risposte sul "Che cazzo faccio qui, in questa epoca, in questo momento, con queste fattezze, con questo cervello, con questi tarli nel cervello...".
Ti affascina, questo danzare di particelle. Persino tu in questo momento stai danzando, anche se non te ne accorgi. Sei un ammasso caotico di particelle danzanti.
La radio aiuta. Dizzie Gillespie, Miles Davis... La potenza del jazz.
Buchi neri di te spazzati via in un attimo dal soffio di uno swing, che immagini trascinarti a danzare scalza, libera e selvaggia nel convoglio di questo treno sgarrupato chiamato Periferia.

Finalmente arriva, e tu non lo senti. Ti scosta i capelli, se lo immaginava.
Sempre quegli auricolari, per salvarti dal mondo. Per salvarti da te stessa.

Sarà. Ma la testa continua a pulsare. E a farmi male.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM


Soundtrack: Everything In It's Right Place - Radiohead

22.9.09

La Linea Maginot






La cosa più bella della vita è che la nostra anima riconosca un'altra anima
e con lei rimanga ad aleggiare nei luoghi dove una volta giocavamo

Gibram*


- Perché fai i capricci?
- Non lo so. Mi sento la testa vuota, come fossi ubriaca.
- E cosa sono quelle brutte occhiaie?
- La notte non dormo.
- Hai perso il sonno?
- No. È che di notte si apre la porta dell'Infinito, e io non so resistere al suo richiamo...
- Finirai per farti male.
- L'ho già fatto.
- E adesso?
- Sento un muro, premermi contro la cassa toracica. Si muove, avanti e indietro. Continuamente. Certe volte arriva così vicino che non mi fa respirare.
- Hai provato a parlarci?
- Sì, ma è come il vento. Gioca con le foglie, quando ne ha voglia, e a me restituisce solo qualche granello di sabbia.
- E questo ti fa rabbia?
- No. Non rabbia. Frustrazione. Come per un ineluttabile senso di incompiuto. E di sconfitta, senza che ci sia mai stata battaglia.
- Non ci sono segnali di alcun tipo?
- Niente di concreto. Solo sensazioni. Un universo interiore che si tace. E nessun diritto di pretendere il contrario.
- Cosa pensi di fare?
- E cosa posso contro una Sfinge? Mi chiedo come faccia a eludere i controlli del guardiano del Tempio, e a passare indenne, senza che nulla trapeli dal suo parlare. Come un mulinello, va e viene dal suo glaciale castello...
- Forse ha imparato a mentire senza dover dire.
- Forse sono io a sentire forte e chiaro ciò che non esiste.
- Ma cosa resta, dopo il Caos e la Tempesta?
- Una tela invisibile, un evanescente filo di pensiero intrecciato a catturar parole. Ma ora sono venute a mancare.
- Ne sei sicura?
- Sì. Prima o poi tutti se ne vanno. Non c'è rimedio a questo.
- Io non me ne vado!
- E come potresti? Vivi nella mia testa!

Ricorda. Sei tu a decidere: o dèsta o mèsta!


*grazie al blog Tutti I Colori Dell'Anima, dove ho trovato per caso questa preziosa citazione, aggiunta ex post...

Soundtrack: Thank U - Alanis Morissette

How about getting off of these antibiotics
How about stopping eating when I'm filled up
How about them transparent dangling carrots
How about that ever elusive kudo

Thank you India
Thank you terror
Thank you disillusionment
Thank you frailty
Thank you consequence
Thank you thank you silence

How about me not blaming you for everything
How about me enjoying the moment for once
How about how good it feels to finally forgive you
How about grieving it all one at a time

Thank you India
Thank you terror
Thank you disillusionment
Thank you frailty
Thank you consequence
Thank you thank you silence

The moment I let go of it was
The moment I got more than I could handle
The moment I jumped off of it was
The moment I touched down

How about no longer being masochistic
How about remembering your divinity
How about unabashedly bawling your eyes out
How about not equating death with stopping

Thank you India
Thank you providence
Thank you disillusionment
Thank you nothingness
Thank you clarity
Thank you thank you silence

yeah yeah


5.9.09

Shivers




Una strana inquietudine che non riesco a placare.
Si è fermata lì, sulla bocca dello stomaco.
Ho l'impressione di stare perdendo qualcosa di importante.
Di sentirmi scivolare un pezzetto di vita dalle dita.
Eppure.

Tutto sembrava chiaro. Pulito. Limpido. Senza macchia alcuna.
Brividi. Senza una spiegazione.
O solo una spiegazione che non mi piace, che mi rifiuto di vedere.
Come devo fare, perché tutto torni a girare?
Cosa posso fare, per restituire la luce del giorno a tutto questo?

Sono stanca di combattere.
Io, quasi quasi...

E se la malattia e la cura fossero la stessa cosa?


Soundtrack: Valeria '80 - Otto Ohm

Strane alchimie. Una strana voglia di ascoltare uno dei miei gruppi preferiti, proprio oggi.
Finisco sul loro MySpace e scelgo di ascoltare A Me Ricordi Il Mare.
Subito dopo parte il brano che accompagna questo post. Non so da quanto tempo non l'ascoltavo. Come sempre, ho i brividi lungo la schiena.

Sorrido. La Valeria del titolo è nata nel mio stesso anno.

Sorrido ancora. Si avvicina inesorabile la data del mio compleanno. Ma questa volta so come festeggiarlo!
Grazie, Otto Ohm!!!

17.8.09

Cool Wind




Scappano, si srotolano, inciampano. Sconvolgono.
Pensieri come mosche. Zanzare. Orticarie.
Poi bianco latte. Appiccicoso miele.
Stropicciano i vestiti, appallottolano l'anima.
Mordono la fuga.
Mettono in fuga chi morde.
Ma i denti sono i tuoi.

E mentre sembra che ci sia qualcuno che non sente affatto la mia mancanza, mi sorprende un sentimento di amicizia laddove non l'avevo mai cercato, immaginato, sperato.
E menomale.

Mi chiedo dove abbia sbagliato, dove fallito, dove sprangato. Porte che si attivano automaticamente e lasciano fuori chi si lascia abbagliare dalla luce della torcia del poliziotto messo a guardia.

Forzare il blocco. E perché mai?
Lasciamo che sia libero di nascondersi. A lui va bene così.
Già.

La crescita è anche distanza, non siamo più quelli delle stronzate che ci facevano ridere senza troppi problemi. Quelli che se non ci si raccontava tutto e subito non si era amici.
Silenzi. Troppi. Soprattutto miei.
Ma non è mancanza di fiducia. È che la solitudine indurisce. Quella interiore, intendo.
Poi si può anche essere circondati di persone, non è questo il punto.
Certi strascichi te li porti fino alla tomba, non ci sono cazzi.
Soprattutto se a lungo tempo saper mantenere un segreto, non tuo ma anche tuo, ti ha insegnato a non dire, senza mentire. Per sopravvivere.
E questa capacità darwiniana che ti ritrovi oggi per certe esperienze vissute ieri, non si lava via con lo scioglimacchie. Resta. Come la pelle che qualche dio dispettoso ti ha cucito addosso. "E ora vediamo come te la cavi?".

Trincerarsi non è la risposta. Troppo comodo.
Risali la corrente al contrario. Annaspa. Lodati, imbrodati. E poi sciacquati. Presto!

Non ti cerco più. Casomai volessi evitarmi ancora.
Se chiamo non rispondi.
Se ti richiamo, non richiami.
C'è altro da fare, figurati. Posso immaginare.
Ma io non ho più voglia di sperare.


Soundtrack: Maximilian Ecker - Cold Wind Blowing

11.8.09

Get Back!





Parkour. Parcourir. Parcheggiarsi.

È stato tutto un sogno.
Réveille-toi! Et vite!


Rivedere la luce, i colori.
Respirare di nuovo.

Voglia di svanire, per sempre.

Un'illusione, durata migliaia di chilometri.
Mangiare a morsi l'Europa.
Emozioni low cost.
High intensity.

Un futuro immaginato, voluto, cercato.
Coccolato.

La via del ritorno, costellata di pioggia, campagna, sole, poi montagna.

Improvvisi scorci azzurro cielo.
Ma è acqua.

Ho deciso. Stavolta lo faccio.
Cosa ho da perdere?

Poi la vedo. Di nuovo.
La stessa scena.

Non posso permettere che accada.

Come potrei?
Non ha nessun altro.

Rimetto le scarpe comode in una sacca.
Annaffio la mia testa calda.
Un potente getto di rinnovata consapevolezza.

È questo il tuo destino, bellezza!

Soundtrack: Bonobo - Light Pattern

10.6.09

Soccom-Bére





Più volte sono stata sul punto di farlo,
la volontà di vivere, un dispettoso tarlo.
Colpisce a tradimento
un indicibile tormento.

Quanto di mio è in te
quanto di te è in me.

Fuori controllo,
barcollo ma non mollo.
Libertà, il mio fragile tetto.
Soccomberò, resisterò?
Il Tempo, solo, conosce il verdetto.

Frattanto cado e mi rialzo,
mi salvo con un balzo,

che mi lascia esanime
a maledire il cielo infame
ed implorare le sorelle anime.

In silenzio piloti le altrui decisioni,
trami alle spalle manipolando neuroni,
fratturi legami e unioni,
incancrenisci il sangue.
Lei è lì, che langue,
e mi infilza ripetutamente di violento amore
frammisto a rabbia e dispotico terrore.

Soccombere.
Resistere.
Non so dove trovi tanta forza.
Dell'estrema lotta
indossi la pesante scorza.
Invalicabile fortezza,
fremi per ritrovare la dolcezza.
Parte di te se ne va ogni volta:
parole come dardi, a briglia sciolta.

Non c'è pace in questa vita.
Esorcizzi il tuo dolore
attraverso le tue dita...


Soundtrack: Alan Stivell Feat. Jim Kerr - Scots Are Right

5.6.09

Wake Up Call




Io davvero non so come spiegarlo.
Un'onda emotiva potente continua a raggiungermi, misteriosamente. Chissà da dove.
La sento, è inevitabile, ma su di lei non ho alcun controllo.
Lei è così. Non chiede il permesso per entrarmi dentro. Lo fa e basta.
Qualunque momento della giornata è buono.

Può sollevarmi da terra e sconvolgermi.
Farmi piangere di gioia e un attimo dopo di rabbia.
Ma ho deciso di accettarla.
Lei è parte di me, come il Mistero che l'accompagna.

E così la lascerò entrare, ogni volta che lo vorrà.
Non potrei immaginare la mia vita senza di lei. Nè ora, né mai.

Chiamatela follia, chiamatelo abbaglio.
Io so che c'è, non posso sbagliarmi.
Come poche ore fa, sotto il sole di giugno.
Poco più di una macchia bicolore. Una manciata di secondi.
Due rette parallele, così vicine e inconsapevoli.
E la parola che muore in gola e resta lì, dove nessuno può vederla.

Non importa.
Io sento.

Come questa notte, che il sonno mi rifiuta anche se ho bisogno di lui.

Due sole parole vengono a galla, in tutta questa confusione...
Ruby Tuesday.

Ok. Sono pronta.
Qual è il messaggio questa volta?


Soundtrack: Ruby Tuesday - Rolling Stones

She would never say where she came from

Yesterday dont matter if its gone
While the sun is bright
Or in the darkest night
No one knows
She comes and goes

Goodbye, ruby tuesday
Who could hang a name on you?
When you change with every new day
Still Im gonna miss you...

Dont question why she needs to be so free
Shell tell you its the only way to be
She just cant be chained
To a life where nothings gained
And nothings lost
At such a cost

Theres no time to lose, I heard her say
Catch your dreams before they slip away
Dying all the time
Lose your dreams
And you will lose your mind.
Aint life unkind?

Goodbye, ruby tuesday
Who could hang a name on you?
When you change with every new day
Still Im gonna miss you...

29.5.09

Acceptance




Certi risvegli sono necessari, e non solo perchè ci siamo finalmente decisi a comprare una sveglia.
Poi, si potrà anche lanciarla con forza contro la parete, ma non servirà a niente.
Il suo suono disturbante avrà già ottenuto l'effetto per cui un sadico genio del male l'aveva progettata, chissà quando e chissà in quale punto sperduto del pianeta.

Passato il rintontimento iniziale, cominci a chiederti che direzione potrà mai prendere la tua giornata, ora che la magia del sogno è stata bruscamente interrotta.
Coitus interruptus.

Delusa? No. Delusione non è il sostantivo adatto per descrivere il tuo stato d'animo in questo momento. Ci si sente delusi quando qualcuno o qualcosa tradisce le nostre aspettative. Il che presuppone che noi abbiamo per lungo tempo ritagliato addosso a qualcuno o a qualcosa un'immagine ben precisa.

Ma poniamo il caso in cui una determinata immagine che vive di vita propria sia finita per sbaglio al centro della rètina del nostro inconscio, senza che noi abbiamo mai fatto alcunché per vederla.
Supponiamo che l'impatto con la realtà tangibile ci dimostri, un giorno, senz'appello, che quella stessa immagine e il suo simulacro non coincidono affatto.
La nostra reazione può ancora definirsi delusione?
Io non credo.

Si può parlare di rabbia, forse?
Neanche questo credo.

Credo, piuttosto, che se per lungo tempo siamo stati terribilmente affezionati a quell'immagine, proveremo una sensazione lacerante di vuoto, una volta costretti al confronto con il freddo simulacro che la emana.

Una lacerazione. Non una delusione.
C'è una gran bella differenza.

L'immagine che vive in noi è calda, avvolgente, analogica.
Il simulacro è algido, spigoloso, digitale.

Che pesci pigliare, dunque, arrivati a questo punto?

Io, personalmente, mi tengo l'immagine e respingo il simulacro.
Per non distruggere la prima, mando affanculo il secondo.

Colpe?
Nessuna colpa, signori. Solo una serena e consapevole accettazione dell'evidenza.
Accettazione. Non resa.
Di nuovo, c'è una gran bella differenza.

A uno sterile monologo che cortocircuita riavvolgendosi inutilmente su se stesso, preferisco il dialogo interiore, spontaneo, immaginario.
Alla superficiale concretezza, preferisco il pungolo istintivo dell'arte, lo stimolo creativo inconsapevole.
La Musa inevitabile.
Dis-umana.
Profonda.

E questo vuoto, che ogni tanto mi prende allo stomaco e mi lascia senza respiro, non posso che colmarlo così.
Scrivendo.
Disperatamente scrivendo.

Non è semplice trovare un complice di Sogni. Ma è peggio quando si crede di averne trovato uno e ci si scopre improvvisamente soli.

Io non sono sola.

Finchè avrò un posto dove poter scrivere quello che sento.
Finchè ci sarà qualcuno che mi legge.
Anche in silenzio.

Io, Sono.

Soundtrack: Tu, Forse Non Essenzialmente Tu - Rino Gaetano

16.4.09

Paulo Coelho me fa un baffo...




Tempo fa parlai della legge di Murphy ed enunciai l'assioma che segue: la legge di Murphy non mente e continuerà ad attentare pericolosamente alla mia dispensa.
A un anno e mezzo circa di distanza non posso che confermare quanto sopra.
Di nuovo, con tutto il tempo del mondo a disposizione, due eventi assolutamente diversi tra loro finiscono pericolosamente per concentrarsi nello stesso fottutissimo giorno.
Prendere o Lasciare, Scegliere Da Che Parte Stare, L'Uovo Oggi O La Gallina Domani, Non Si Può Avere Tutto Dalla Vita et compagnia cantando. Questa è al momento la colonna sonora che sentireste nel mio cervello se eseguiste una craniotomia da sveglia sulla sottoscritta.

Sconcertata per i messaggi che l'universo mi ripropone costantemente a distanza di mesi, finisco per pensare che:

a. o sono rincoglionita e tarda di comprendonio
b. o sono perseguitata dalla sfiga, che al contrario della qui presente 'begalina', ci vede benissimo.


Io propenderei per la a.

Presa coscienza di ciò, non restava che un'unica soluzione. Rimboccarsi le maniche (è la cosa migliore da fare quando, finita la fase dello sguardo inebetito fisso nel vuoto, si passa all'alzata di gomito) e affrontare di petto il fato beffardo.
Vuoi la guerra? Vieni avanti, marrano. Avrai pane per i tuoi denti. (Peccato che per colpa tua, ne avrò molto di meno io).

E così rinunci alla tua entrata extra in nome di un pezzettino nebulosissimo di altro. Che porcaccia peppa non poteva aspettà 'n artro giorno?
Evvabbè, che devi fa'. Tanto ce lo so che è còrpa mia, lo sapevo io che annàva a finì così, me potevo fà l'affari mìa. E invece gniènte. De coccio, pròpio.


Aò, speramo che armeno 'sta vòrta ho afferrato er messaggio. Senno so' da ricovero.


Soundtrack: Semo Gente De Borgata - Franco Califano (sic!)

(cacchio, il cetriolo nel video è proprio sincronicistico! Mèco!)

26.2.09

Fluxus


Riesci a ricordare l'ultima volta che hai posato le dita su un pianoforte?
Riesci a ricordare l'ultima volta che ci siamo visti?
Riesci a ricordare l'ultima volta che hai detto qualcosa di sensato?
Riesci a ricordare l'ultima volta che ti sei sentito davvero realizzato?

Riesco ancora a ricordare il freddo che faceva quella mattina d'aprile in quella stazione desolata.
La corsa a perdifiato lungo la discesa, al ritorno, per correre incontro a un autobus e fuggire da un'emozione troppo grande.
E tutte quelle facce che guardavano solo me ed io me ne stavo tutta rannicchiata, su quello scomodo sedile, il naso incollato al finestrino.
Solo l'asfalto riusciva a capirmi.

Ricordo bene il sole, la tua pelle chiara e un posto che non ti competeva. Tu non dovevi essere lì. Eppure c'eri. Invisibile. E hai visto tutto.

Ricordo una casa buia, il vento che smuoveva una tenda, la corrente che mi risucchiava e il presentimento che sarebbe bastato così poco... per perderti.

Ricordo una corriera blu. I miei diciassette anni e quella salita alberata che mi feci a piedi, il cuore in gola, per venirti a cercare. Ricordo delle urla e delle voci indistinte. Ricordo, soprattutto, quell'odore.

Ricordo quella stanza dalle pareti azzurrine, le pareti scrostate e il tuo viso. Riuscisti a farmi piangere, dopo tanti mesi. Finalmente.

Ricordo l'ultimo giorno di scuola. L'esame finale. Tanta paura e tanta voglia, come adesso. Il tuo incoraggiamento sincero. E il tuo festeggiarmi, dopo. Nei tuoi occhi vedevo me stessa. Dove sei adesso?

Sì, ricordo bene i tuoi occhi e il tuo sorriso. E lo stupore, sincero, di scoprirmi così simile a te.


Soundtrack: Pink Moon - Nick Drake



19.2.09

Pictures... Of Me


Malinconica, passionale, testarda. Timida, ossessionata, riservata. Solitaria, risoluta, autoironica. Polemica.
Posseduta da personalità multiple che si ramificano attorno a sé...


Chi diavolo sono? Che diavolo voglio?

Succede che ti prende così, un giorno di febbraio. Inciampi in uno "scatolone" di vecchi ricordi. Non resisti, e ti fermi a guardare.
Trasali: eri davvero tu? Così uguale e così diversa da come sei ora?

Sei proprio tu! Cristo, come hai fatto a dimenticarlo?
E ora? Ora che si fa? Si piangerà mica sul latte versato?

Come un automa fai partire quel brano, pregustando già il sale che, volente o nolente, ti ritroverai sulle labbra. Ci passerai sopra con la lingua e lo sentirai fin dentro alla gola.

Intrappolata in una centrifuga spazio temporale, ti frullano davanti agli occhi come in quadro pointiniste tutte le tue personalità. Maledette lenti, che la tua nostalgia canaglia non tarda a deformare.

Ti ritrovi a leggere ancora una volta, incredula, le parole che fosti capace di scrivere, per gioco e per una pulsione incontrollabile dell'anima.
Quelle parole che un giorno hai lanciato nel mare e che ogni tanto ti vengono a cercare, ricordandoti che hai dei conti in sospeso.

Giochi con il fuoco delle tue sensazioni, ti piace proiettarle nei personaggi che avresti voluto essere e che tutti, nessuno escluso, portano dentro di sé una parte di te.
La parte vera, coriacea, che in pochi conoscono o hanno davvero conosciuto.

Tu fai così, come un dio sconsiderato. Crei i tuoi "poveri diavoli" e poi li getti in mare.
Tò, cavatevela da soli adesso!

Però ti mancano e, Dio solo sa quanto vorresti seguirli per davvero. E che non fosse solo il passatempo disperato di un vecchio sogno che si è sfracellato contro un muro di rimpianti.

Pictures Of You è sempre la stessa. Dolce, malinconicamente intensa catarsi che sa esattamente in che punto della tua memoria tutto si cristallizza e diventa ghiaccio.

Tremo, ho le dita congelate. E un nodo in gola che neanche il pianto riesce a sciogliere.

Perchè non riesco mai a concludere niente, se ha a che fare con una mia passione?
Perchè mi fermo sempre un attimo prima dell'orgasmo?
Perchè perdere il controllo mi fa così tanta paura, che arrivo persino a privarmi del piacere di essere ciò che sono?

Mi rintano nell'angolo più remoto del mio essere e fingo di non aver detto niente.
Non mi piacciono le domande. Non mi piacciono i giudizi affrettati. E nemmeno gli sguardi insistenti.

Mi piace il silenzio che precede uno sguardo tra anime che si (ri)conoscono.

Eppure sono contenta di me. E orgogliosa, anche.
Ma cazzo, quanta rabbia mi fa questo mio continuo mollare il timone un attimo prima di schiantarmi!

Soundtrack: Pictures Of You - The Cure


10.2.09

Maledizione!




Caustico, velenoso e subdolo,
il germe del dubbio si insinua sotto pelle.
Il suo veleno si diffonde autoalimentandosi
ed io mastico e rimastico da sempre lo stesso bolo.

Chi sei veramente?

Ora mi appari, angelica e nostalgica.
Rassicurante presenza,
giunta appena in tempo
per colmare una mia carenza.

La mia spada di Damocle,
il mio tallone d'Achille!
Che pena, povero imbecille!

Diabolico regno di niente,
uno sguardo può far dimenticare
che si mente?

Di te avevo solo supposto
il lato ostentatamente nascosto.

Come ho potuto ignorarlo per tutto questo tempo?
Le luci abbagliano e occultano al contempo.

Ti cerco nella notte delle mie mancanze,
ma non trovo altro che inutili speranze.

Giuro su me stesso che non ricadrò più nell'errore,
eppure ti desidero ancora con tutto il mio ardore!

Ed ecco, ritorni, vestita di dolcezza...
Ed io non so resistere a tanta bellezza!

Dove sei stata,
per tutti questi anni?
L'eco del tuo silenzio
mi stordisce come assenzio.

Ti odio e ti amo nello stesso momento,
pallido riflesso del mio stupido tormento.

Soundtrack: Non Sei Vissuto Mai - Osanna