21.1.08

Nebbia e Fumo



Getti lo sguardo fuori dalla tua finestra e vedi solo fumo. E non è quello di una sigaretta, ché non ne hai mai fumata una.

Dolci note cullano il tuo risveglio dopo un sonno tormentato, dopo un'attesa fremente, impaziente di sogni che di nuovo sfumano come bolle di sapone che ti ostini a spargere intorno a te. Cocciuta, come lo sei sempre stata. Consapevole quanto basta per incassare di nuovo. Eppure fa male. Accidenti se fa male.

Caldeggi ancora una volta l'idea di andartene affanculo da qualche parte, all'estero, in un paese più civile di questo. Sai bene che rabbia e delusione ti donano la grazia di uno scaricatore di porto. E sai anche che il tuo attaccamento ai luoghi cari e alle persone è una zavorra troppo pesante da sollevare. Il tuo poliglottismo non ti salva dalla nostalgia che già provi se solo tenti di spostarti altrove col pensiero. E non si tratta di coraggio. Di aspettativa di vita, piuttosto.

E allora soppesi tutto sui piatti di una bilancia, come tuo solito. Ma la misura non è ancora colma dal lato opposto a quello dove hai parcheggiato le tue ali.

Che fare, quando la montagna frana per l'ennesima volta sotto i tuoi piedi ostinati? Che fare quando anche le unghie cominciano a mollare la presa? Che fare quando attorno a te i rapaci volteggiano, intonando le loro grida di manifesta superiorità e ti invitano al compromesso, alla rinuncia, a diventare grande?

Ma cosa significa diventare grande?

Dev'essere nei miei geni, quest'insopprimibile desiderio di inseguire le chimere, convinta nel profondo che saprò prima o poi addomesticarle e spingerle nella direzione che desidero.


Soundtrack: Driveby - Neil Young

10 commenti:

Sotto ha detto...

Allora, cara mia, o si lotta fino all'ultimo granello di forza, oppure si cambia sistema di riferimento.

MusEum ha detto...

Sono troppo testarda per cambiare sistema di riferimento, ma credo te ne sia già accorto... :)

Ogni tanto ho solo bisogno di spurgare la mia anima dalla rabbia, che altrimenti prenderebbe il sopravvento.

Da domani si ricomincia la caccia alle chimere. Con il mio fido istinto al seguito, riuscirò a stanarne almeno una dalla foresta delle aspirazioni e del disincanto!

(Basta che ce credo...)

angelo ha detto...

Diventare grandi significa rinunciare ai sogni, avere obiettivi non più lontani di dove possa arrivare lo sguardo, non protestare mai. Lasciar passare il tempo, prima davanti agli occhi, poi a fianco e sopra di noi, fino a trovarsi a guardare il mondo dal fondo del fiume.

Tutto questo è essere grandi secondo quello che ci hanno insegnato.
Ma in realtà grande lo sei già, da quel giorno che hai scoperto che la vita è tua e che solo tu hai il diritto e il dovere di determinarla.

Non è importante inseguire qui o altrove il proprio ideale di vita, quello che si crede giusto: importante è non smettere mai di farlo, perché la vita consiste nel viaggio, non nel punto di arrivo.

Non ci sono montagne che franano sotto i piedi o scarpate a cui aggrapparsi con le unghie, ma solo alti e bassi che vanno superati, con la certezza di farcela prima o dopo, e quando si cade è solo per rialzarsi con più forza e meno paura.

C'è una musicalità rara nel modo in cui scrivi, una capacità di creare metafore in grado di prendere immediatamente vita che stupisce. Leggerti è un piacere, davvero.

MusEum ha detto...

Non sai quanto mi fa piacere sentirtelo dire... Le tue parole scaldano il cuore.

E in questo momento ne ho davvero tanto bisogno.

Grazie ancora :)

haikel.bak@gmail.com ha detto...

Lo sai che ho fatto io? Me ne sono andato. Poi sono tornato per capire se fuggivo o meno da Roma, ma alla fine dopo un anno e mezzo di insuccessi mi sono detto "Cosa ci faccio di nuovo qui? Sto perdendo tempo!". Sono ripartito per Barcellona e la mia donna mi ha seguito.
Ho 31 anni e me ne sento la meta', ma se non fossi partito avrei avuto sensazioni opposte.
Non voglio dire che la scelta migliore sia quella di andarsene, ognuno ha il suo di percorso. Crescere significa saper conoscere e saper conoscersi ... o almeno averne voglia, poi il resto viene da se. La pioggia nutre i fiumi.
Non che qui tutto sia facile, anzi, ma almeno ho raggiunto parte di cio' che Roma non mi puo' dare: un lavoro in regola, una casa in affitto, la giusta distanza dai genitori ...
Non credo ci sia un passaggio netto da bambino ad adulto, o si cresce o no. Vivere e' divenire per me e ringrazio dio di essere curioso soprattutto verso me stesso.
Magari ho sbagliato tutto, chi lo sa pero' mi piace pensare che Socrate abbia ragione.
Impara a decifrare il tuo istinto e sarai sempre sulla giusta via.
Suerte
Bak O<-<

MusEum ha detto...

Ti ringrazio Bak, per il tuo lungo e sentito commento... Hai centrato perfettamente il problema, si vede che ci sei passato (e ci stai ancora passando...).

Il fatto è che non ho "le palle" (?) per emigrare... Non riesco a pensarci concretamente. Non che non possieda spirito d'adattamento, anzi. Ma proprio non ce la faccio a immaginare la mia vita in un altro paese. Si vede che sono provinciale nell'anima...

E so che lontano da qui mi sentirei inadeguata, incapace di esprimermi al 100% in una lingua non mia, lontano dalle persone che amo e che non potrebbero seguirmi.

Sai cos'è? Che mi rode che per colpa di biechi individui che manovrano la stanza dei bottoni debba andarmene. Sarebbe casomai giusto il contrario. Ma non accadrà mai, so anche questo.

Insomma, dice: "Ma che cacchio vuole questa?"...

La moglie piena e la botte ubriaca :) (non è un lapsus).

Una cosa è sacrosanta e la condivido in pieno:

"Impara a decifrare il tuo istinto e sarai sempre sulla giusta via."

Appena avrò respinto in un angolo la paura, l'istinto troverà nuovamente la forza di parlare. E allora, forse, sarò pronta ad ascoltare...

haikel.bak@gmail.com ha detto...

La paura e' un impressione che abbiamo delle cose. Una reazione emozionale ad un cambiamento improvviso.
La paura e' capace di manifestarsi gia' all'affacciarsi delle idee.
La paura serve a bilanciare istinto e senno.
La paura e' incertezza, insicurezza, inadeguatezza ... ma soprattutto e' indispensabile per vibrare.
La paura e' il nostro stesso lato oscuro che come l'ombra offre la sostanza da scolpire con la luce.
Ci vuole fede per godere della propria paura.
O<-<

haikel.bak@gmail.com ha detto...

A proposito della paura guarda questo video ...

http://www.youtube.com/watch?v=ygw2zmEVsvc

il pezzo sicuramente lo conosci.

daniela ha detto...

Ho sempre pensato che le chimere, siano loro ad addomesticare noi. Non nel senso che ci dominano, ma nel senso che la nostra mente è limitata, molto più del nostro cuore. E i sogni vengono dal cuore.
Per il resto non aggiungo altro, perchè il caro Angelo ha detto già tutto. :-)
Un abbraccio!

MusEum ha detto...

La paura "è indispensabile per vibrare"... È proprio così, caro Bak. Sono convinta che la paura sia necessaria - quando non eccessiva - a smuovere acque stantie, a nutrire il corpo e la mente di adrenalina, a spingere l'essere umano all'azione.

Al contrario, se ci si lascia sopraffare, si rischia la paralisi dei movimenti e dei pensieri o una centrifuga scombinata di entrambi, priva di una direzione.

Eppure la vita ed ogni esperienza che ci troviamo a vivere ci costringono a prendere ogni volta una posizione nell'eterno conflitto tra bene e male, tra paura e coraggio, tra passato e futuro, tra razionalità e irrazionalità.

Ed è così che ognuno di noi, come nel bellissimo video dei Massive Attack che mi hai segnalato, prima o poi troverà la forza di voltarsi e guardare dritto negli occhi quel nemico invisibile che ci terrorizza, ma non aspetta altro che di essere inseguito a sua volta...

"I have the constant fear that someone's always near..."

***

Cara Daniela, i sogni vengono dal cuore, ma nei momenti più bui della nostra esistenza, quando ci sentiamo mancare la terra sotto i piedi e le nostre - poche - certezze ricominciano a vacillare, ecco che gli stessi sogni che di giorno accarezziamo, nella notte si tramutano in mostruose chimere...

Ed è allora che sento di dover far ricorso all'umano istinto ancestrale del cacciatore... tuffarmi nel fitto della boscaglia e stanarle, fino a che non riprendano le fattezze di sogni realizzabili...