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7.10.11

Prosit!



Ieri sono stata a trovare mio padre. Stranamente, a un anno esatto di distanza da quel 6 ottobre 2010, ho provato una serenità calda, avvolgente. Non come i giorni che hanno preceduto questo primo anniversario, in cui questo imminente evento, unito ad altri demoni di portata notevole per la mia piccola anima in evoluzione, mi hanno buttato a terra pesantemente, come da tempo non accadeva.

Tre rose bianche. Una per ciascuno di noi. E' stato questo il nostro modo per salutarti, davanti a quel Mare che tanto amavi e tanto amo anch'io, tua figlia. Esattamente come nel giorno in cui te ne sei andato, ieri il sole era nel pieno del suo bagliore, nonostante il calendario ci ricordi che siamo in autunno. E' stato bello, ieri, abbracciarla davanti a te. So che ci hai messo lo zampino perché tutto filasse liscio e le lacrime, che pure non sono mancate, non avessero un retrogusto amaro, ma il tocco caldo e lieve dell'abbandono e della gioia del ritrovarsi.

Sono rimasta stupita dalle persone che in diverso modo hanno voluto manifestare la loro discreta presenza e il loro affetto. Spesso ci si dimentica che basta davvero poco per sentirsi meno soli e anche quando chiudiamo il guscio attorno a noi c'è sempre chi sa andare oltre.

Oggi mi sono svegliata di nuovo con quella sgradevole sensazione di mancanza, di pretesa insoddisfatta. E allora ho scritto queste righe, per trasformare quella rabbia istintiva, persino puerile, in un mònito costruttivo che mi consenta di non incagliarmi ancora una volta dietro le mie insicurezze:

Bicchieremezzopienobicchiereme​zzopienobicchieremezzopienobic​chieremezzopieno... a che pro crucciarsi per quel mezzo vuoto, se l'altro mezzo è vino di primissima qualità? Anzi, peggio ancora... a forza di perder tempo ad aspettare che si riempia quel mezzo vuoto (che poi chi ci dice che vada davvero riempito) con un liquido qualunque, forse è meglio gustarsi subito quel vino pregiato, prima che diventi aceto! CARPE DIEM!!!

A volte per tornare sereni è necessario tornare presenti a se stessi. Ed esattamente nel momento in cui lo scrivo, mi ritorna in mente il vero significato della parola presente, con tutto quel che ne consegue. Non sono un peso per me stessa, ma un regalo. A guardare indietro troppe volte ho sbagliato rinunciando a credere alla verità del mio istinto. D'ora in avanti spero di riuscire a seguirlo con fiducia. Lui sa - lo ha sempre saputo - cosa è più giusto per me.


YUKI, AKA PRISMA

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Immagine: foto scattata il 6 ottobre 2011 sul litorale romano
Soundtrack: From A Shell - Lisa Germano

And the earth spins round while the people fall down
And the world stands still not a sound (not a sound)

There is love
There is love
To be found
In the worst way
In the worst way
In the worst way

It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
I wish i was
It's the buzz
It's the buzz
It's the most fuzz

From a little shell at the bottom of the sea
With the earth and the moon and the sun above
But the world fell down with some people still around

There is love
There is love
To be found
With the gods all gone and the souls making sound
In the worst way
In the worst way
In the worst way

It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
I wish i was
It's the buzz
It's the buzz
It's the most fuzz

From a little shell at the bottom of the sea
With the earth and the moon and sun around me

There is love
There is love
There is love

It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz
I wish i was
It's the buzz
It's the buzz
It's the buzz


3.7.11

De-siderio



Ogni tanto mi piglia così. Rigurgiti da un Passato che avrebbe potuto essere e non è stato. Per mia scelta, a volte. Perché è così che doveva andare, forse. Perché, perché, per come. Come diavolo abbiamo fatto a perderci?*

Mi piace guardare le foto degli altri, scavare in fondo agli occhi, ai sorrisi, agli abbracci, alle pose studiate. Mi piace gustare la vita che credo di non avere avuto, che forse ho avuto eccome, è che non sono capace di guardarla come guardo quelle degli altri.

Mi piace guardare le facce buone. E bada bene che per buone non intendo ingenue, né sprovvedute, né sciocche. Sono le facce di coloro che hanno l'intelligenza di capire come va il mondo e quanto può essere stronza la gente che lo abita, e che però non hanno per questo rinunciato a Essere, a Dare e a Darsi, a lasciarti guardare nei loro occhi grandi, nei loro sorrisi, ampi e accoglienti. Quelli che ho avuto il privilegio di poter vedere da vicino, a pochi centimetri dalla mia pelle, in un tempo che ora mi sembra lontano quanto un'altra vita.

Ero davvero io? Davvero queste Persone hanno voluto la mia compagnia, nata da circostanze fortuite e poi, per un breve tratto di strada, persino cercata e desiderata e infine, purtroppo, svanita? Cosa hanno visto di me che io, oggi, stento a vedere?

In giorni come questi mi tornano alla mente le ultime battute di uno spettacolo che di recitato non aveva proprio niente, protagonisti gli spontanei tentativi di avvicinamento, di con-tatto, degli io e te abbiamo ancora qualcosa da dirci e da darci, e dei non può finire così. Può?
Sì, ha potuto. Me lo ricordo, sai, quando dicesti che mi avresti accompagnato alla porta perché... e non hai terminato la frase. Quella sarebbe stata l'ultima volta che...

Tornai, nello stesso luogo, anni dopo. Toccata e fuga. Volevo salutarvi. Lei non riuscii a beccarla, a te ho dovuto inseguirti giù per le scale, con una camminata un po' claudicante, colpa delle mie maldestre autoflagellazioni casalinghe, innocue ma tanto fastidiose. Non fu la stessa cosa.
Chissà se oggi vi ricordate ancora di me. Di quella cena e delle mie stupide gomme da masticare gusto fragola che come diavolo mi è venuto in mente di comprare proprio quelle!, e quella passeggiata, per voi un po' troppo lunga, fino in spiaggia.

Le parole, i sogni, le risate. Le nostre vite, appena sfiorate. Io ricordo tutto. E ogni tanto, a pensarci, ho l'impressione che il tempo non sia affatto passato. Che quegli istanti siano sospesi da qualche parte nel multiverso. Che basti solo allungare una mano e intrufolarsi nell'interspazio per ritrovarsi esattamente in quel preciso momento, sentire di nuovo il brivido intenso di un'atmosfera nata per essere irripetibile... e finalmente perdersi in lei e, dentro di lei, ritrovare il senso più profondo.

Sì, ogni tanto ripenso a voi. Mi piace immaginare le vostre vite, con chi siete, dove andate, cosa pensate, come ve la passate. Ma da lontano. Non avrebbe senso, ora, ritornare. Non ne ho alcun diritto. Ma mi fa stare bene pensare a voi, sapere che esistete e ve ne andate a zonzo per il mondo, il mio stesso mondo, e fate stare bene gli altri con i vostri sorrisi, la vostra presenza, i vostri pensieri, le vostre belle teste. Un giorno, chissà, ci ritroveremo, forse. Con o senza multiverso.

Life Bless You!

...

se chiudo gli occhi
nel pieno dell'estate
riesco solo a pensare
al momento
in cui ho fatto,
finalmente,
l'amore con il Mare

e quando levai
la testa dall'acqua
avevo tracce d'azzurro
sulle labbra
e sulla lingua

Tutti sapevano
che avevo leccato
l'infinito intimo abisso

che ora è luce,
ma un tempo è stato buio

Domani
raccoglierò dolcemente
dalla sabbia
parti di me, mutilate

Le terrò saldamente tra le mani
e
in un innesto d'anime
le riporterò in vita.

Ascolta...
Non è un canto di sirena.

Che colore ha,
il desiderio?


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: 900 Million People Daily (All Making Love) - The Seeds



*Video linkato all'interno del post: "Ci Sono Persone", testo di Giovanna Mulas, regia di Gaetano Colloca, voce recitante di Corrado Croce.

20.2.11

Three Roses




So che mi hai vista guidare sicura su quell'auto che a settembre diventerà maggiorenne. Le mani salde sul suo volante ti sento più vicino, a tratti mi sembra di sentire ancora il tuo odore impresso sui sedili, di averti ancora al mio fianco, sicuro di poterti affidare a me che fino a poche settimane prima ero soltanto una passeggera.

Ad anni di distanza dal conseguimento di una patente mai utilizzata, sto da poco riscoprendo il piacere della guida. Ancora una volta il Caos della vita mi ha spinta in avanti e mi ha buttato nella mischia, facendomi (ri)scoprire il gusto di giocare. Giocare a fare l'adulta cercando di non prendermi troppo sul serio, io che ondeggio da sempre, in bilico tra la mia socievole solarità in espansione e un oscuro abisso introverso che trascina a fondo.

Era dalla fine di ottobre che desideravo passare a trovarti, su quelle sponde che raggiungevi ogni estate per mescolarti tra i bagnanti. Ho scelto il giorno del tuo compleanno per venire a salutarti, e tre rose da regalarti...


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Indaco Dagli Occhi Del Cielo - Zucchero

18 febbraio 2011

Al mio ritorno a casa... alla radio stava andando questa canzone...



Oramai
Mi consola
Oramai
Mi sorvola
L’amore invano
Cosi’ leggero

E piovono baci dal cielo
Leggeri come fiori di melo
Gocce di mercurio dal cielo

Oramai baby
Sono immune
Oramai
E’ come un fiume
L’amore invano
Cosi’ leggero

E piovono baci dal cielo
Leggeri come fiori di melo
Indaco dagli occhi del cielo

Sinceramente
Cosi’ leggero

Ti soffio tanti baci dal cielo
Leggeri come fiori di melo
Gocce di mercurio dal cielo

Esplodono baci dal cielo
E i nostri bei figli sul melo
Indaco dagli occhi del cielo
Indaco dagli occhi del cielo
Indaco dagli occhi del cielo

E questa è l'originale...

Everybody's Got To Learn Sometime - The Korgis

6.1.11

R-Eject?




perche' carina carina carina sei tu
simpatica e dolce ogni giorno di piu'
e col tuo candore
carina tu sei fatta per amar


Una musica che proviene da un Caffé lungo il mare ti raggiunge. "Menzogne. Mentiras. ", non puoi fare a meno di pensare. E' una giornata di festa e con te non c'è nessuno. Chi vorrebbe non può, ma gli altri? E' forse la tua chiusura a spaventarli? Eppure credevi d'esser migliorata. Non puoi fare a meno di notare che se tu molli la presa, in pochi ti tendono la mano.

Poco fa l'hai intravista da lontano. Avresti voluto attraversare, forse non ti avrebbe nemmeno vista. E' miope come te e proprio come te anche con gli occhiali fatica a riconoscere le persone per strada. Non ce l'hai fatta, non ne hai avuto il cuore. Le sei andata incontro. "Buona passeggiata", le auguri. Ci mette un po' a mettere a fuoco te e la situazione. "Credevo fossi uscita con... Sei uscita da sola? Che brava!". Già. A differenza di te io almeno ho imparato a starci senza scassare le balle al prossimo.

Ti allontani, ma l'atmosfera ormai è rovinata. Mentre svolti per attraversare, stavolta per davvero, finisci per dare una bella craniata al ramo troppo basso di un albero: SDENG! A fanculo, quanto sono stronza, sempre a pensare agli altri... e a me quand'è che ci penso? In mano stringo ancora il sacchetto con il krapfen al cioccolato che ho comprato poco fa. Ormai è diventato freddo. Cercavo un posto adatto dove poterlo mangiare in santa pace senza sentirmi troppo sfigata o outsider, ma poi finisco per sentirmi patetica un po' ovunque. Ovunque ci sia gente.

Mi dirigo verso il pontile, vorrei saltar giù dal parapetto fin sulla sabbia, ma ci sono troppe persone per i miei gusti. Cambio di programma. Raggiungo il mare un po' più avanti, da uno stabilimento aperto al passaggio. Mi accoccolo bene imbacuccata sulle assi di legno rialzate costruite davanti a sparute cabine chiuse, il vento mi sferza la faccia. Mi lego i capelli con le estremità libere della sciarpa di cotone. Uno schianto. Ironicamente, s'intende.

Oggi sono passati esattamente tre mesi. Ti cerco tra le onde, solcandole con lo sguardo. Cerco tracce di te nell'illusione di infinito che il Mare mi restituisce, ma tu non ci sei. Avrei voglia di urlarti: "Dove diavolo sei finito? Perché te ne sei andato? E perché mi hai lasciato qui?", ma le lacrime sono più veloci. Ci risiamo. Ammetto che in questo momento non disdegnerei un abbraccio.

Mangio il mio krapfen in silenzio, anche per te, in ricordo delle nostre colazioni in ospedale dopo le tue analisi. E' passato così poco tempo che quasi non ci credo. R-Eject, reietta. Questa città oggi mi fa sentire così, mi sta espellendo, come si fa coi corpi estranei. Forse dovrei cominciare a entrare nell'ordine delle cose, mettermi in testa che presto sarò lontana. Inutile. Desidero far parte di qualcosa che non mi vuole, come un amante respinto.

Un gabbiano si sofferma volteggiando in linea d'aria davanti alla traiettoria del mio sguardo. Forse sei tu, che mi vieni a salutare. Che sciocchezza. Un'enorme nube oscura il Sole, sento un gran freddo. Lo vedi? Avevo ragione. E' tempo di andare. Eppur non mi muovo. Aspetto, fiduciosa. Prima o poi se ne accorgeranno che siamo fatti della stessa pasta, lo faranno prima che sia troppo tardi. Potremmo fare grandi cose insieme, se solo... Ma no, cosa vai a pensare! Non l'hai scritto tu, qualche sera fa, che some mental movies just leave you with a bunch of unreadable credits? Ecco. Rammenta. E carry on, cazzo!

***

Eccola arrivare al tramonto, la mia epifania: oggi, a un passo dal mare, mi sono sentita di nuovo leggera, senza essere superficiale. Non sono del tutto fottuta, se riesco ancora a scorgere un pesce in un pezzo di legno abbandonato dal mare, un paio d'angeliche ali in un gruppetto di nuvole sparute e reali, a cogliere in aria ciò che è invisibile in terra.

Oggi mi sono portata a spasso e sono riuscita a farmi di nuovo compagnia.
Il resto si fotta!


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Carina - Nicola Arigliano


27.10.10

Delle Mie Amate Sponde...




Poco a poco sto entrando nella tua assenza
là dove sei ombra
non smetti di apparire
perché soltanto in te le cose si fanno reali
allontani l'assurdo
e mi dai un senso
ciò che ricordo di te è quello che sono
giungi alle mie sponde
come un mare (in)visibile


A mio padre...


Testo originale di Alejandro Jodorowsky, liberamente adattato da me.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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15.10.10

Frozen




Niente, nemmeno il mare mi consola più... vuoto, vuoto e ancora vuoto... solitudine cosmica e stridente contrasto con il mondo di fuori... groppi in gola e stonature emotive... è un dolore che ti travolge inaspettatamente a ondate, per strada, in piazza, in farmacia, su un pontile vicino al mare...
Sarà così, per molto tempo ancora. Troppe cose giacciono congelate, intirizzite, cristallizzate. Nemmeno la scrittura vuole più saperne di scorrere come prima. E la vita, inesorabile, continua.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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19.9.10

Onda





Che spettacolo, il Mare, quando ti chiama a sé...
le sue increspature sono quelle della tua Anima...
il suo odore è un calamitante invito a unirti a lui,
a sposarne il moto.

E non ti basta più soltanto guardarlo.

Devi farne parte.
Essere Onda tra le onde...

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Soundtrack: Sirtaki - Andre Rieu in London


27.4.10

Fragile Meadows





Cosa c'è di più poetico
di uno zompettare allegro
di uno zainetto
ballonzolante
di braccia che si agitano,
scomposte,
di un bastone che traccia
percorsi
sulla sabbia
sudicia e bagnata
di un pescatore solitario
su uno scoglio che affiora appena,
tra flutti
e uomini distrutti.

Cosa c'è
di più bello
del creare,
attimo dopo attimo,
la vita
che incubiamo
in noi.

Se il passato non esiste,
se il futuro tanto meno,
come fluire
in questo presente osceno
come viverlo,
appieno,
come un dono?

Non conosce il perdono,
quest'anima mia
che ancora si dibatte,
morente,
quest'anima sirena
che ancora si dimena,
prigioniera
della stessa rete che l'aveva sbattuta
contro la carena.

Gravida di me stessa,
fremo per partorirmi!
Prima che il cordone ombelicale
che mi stringe e mi fa ossessa
finisca per uccidere me
e la mia Anima Depressa.


TESTO E FOTO DI YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Fragile Meadow - The Black Atlantic [album available here]

Dalla playlist di Music(e)Scapes 3, il mio podcast per
RADIO PAZZA ascoltabile qui. Se volete, potete ancora votare il mio programma radiofonico allo European Podcast Award: è sufficiente cliccare qui e seguire le istruzioni! Thanks for your support! Long live Music.



7.3.10

Gocce Di Tenebra









Di salsedine e note ebbra,
piovono gocce di tenebra
nel Vuoto che tutto circonda


come far l'Amore,
lo scoglio e l'onda
nel dolore
che in assenza di calore
mi bracca e m'inonda







YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Ursa Minor - Sun, Cancelled

[Dalla playlist di Music(e)scapes 2, il mio podcast per RADIO PAZZA, scaricabile o ascoltabile qui. Potete votare Music(e)scapes agli European Podcast Award entro il 15 marzo. Basta un semplice clic.]

8.2.10

Pagliaccio Di Ghiaccio



Cosa ne sai delle schegge impazzite delle fantasie imbizzarrite delle memorie ritrite della paura stalattite che incombe su certe tavole imbandite? Cosa ne sai dei ghiacci, e di certi pagliacci che a scavare, li schiacci, che a stringerne i lacci tutto ciò che resta, son stracci?
(03/02/2010)

Il demonio e il suo contrario,
la ruggine e l'avorio,
quando t'ho incontrato
non t'ho chiesto l'onorario.
Possedere il Tempo e nessun orario.

Se potessi tornare indietro, abbraccerei quella bambina spaventata, il mondo in pezzi tra le sue piccole dita, vasi rotti e terra bagnata, parole senza senso e occhi privati del loro baricentro. Cos'hai, dentro?
A te lo chiedo, a te che non mi parli e che ti fai sentire, senza chiedere il permesso, in ondate vaghe e imprevedibili che mi colpiscono allo stomaco, al basso ventre, quando meno me lo aspetto.
Ti accendi e ti spegni senza un interruttore, ti presenti al mio cospetto senza indurre in me alcun sospetto. Un piano altro di comunicazione, che non è fatto di parole. E in cui le parole diventano porte d'accesso ad altri mondi misteriosi, che non sono fatti per i curiosi, ma per chi incuriosisce per le paure di cui un altro si schernisce.

Amami, bambina, amami ancora, non lasciarmi, te ne prego. Portami con te, nella stanza dei giochi. Togliamo via la polvere e immaginiamoci il futuro, così come non l'abbiamo ancora sognato. Il Mare, oggi, mi ha parlato.

"Troncare ogni rapporto con l'esterno era più conveniente per me, mi dava forza ma nello stesso tempo mi rendeva sterile. Avevo la sensazione di essere di troppo nel mondo".

Alejandro Jodorowsky - La Danza Della Realtà.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Yasmin The Light - Explosions In The Sky


4.2.10

Una Ragazza E L'Immenso



Solo con lui riesco a parlare. Soltanto lui riesce a capirmi. Lui, e lui soltanto, mi accoglie senza pretese. Mai mi giudica, mai punta il dito. E non è mai banale. Uno sguardo che cambia con le ore del giorno, gli anni, le stagioni. Un tumultuoso scorrere che spaventa gli occhi, quando è troppo veloce. Un placido specchio, in cui perdersi e ritrovare se stessi.

Pochi momenti speciali ci appartengono davvero. Quando nessuno ci vede, quando la verità ci possiede, ci parliamo, senza parlare. Ci ascoltiamo, senza annoiare. Ci possediamo, senza perdere noi stessi.

Un passo a due, lo ricordo ancora. Mi ha presa per mano, con coraggio, nessun altro intorno a noi. Mi sono lasciata sedurre. Il suo odore, così intenso e trascinante. Quel rossore, come mai lo avevo visto e vissuto prima. Una musica unica, coinvolgente. E il legno umido a scricchiolare sotto i nostri piedi.

A me piace così, quando è soltanto per me. Solo allora riesco a percepirne la vera essenza, quella che in altre circostanze è diluita sotto altre sembianze, altri colori, altre forme. Fuggevoli istanti, che non durano a lungo. Perché il vento sospinge lontano l'intimo profumo, così lontano che nemmeno lo ricordo.

Ti cammino a fianco quando l'Immenso intercetta il mio sguardo e mi sorride. Ciao Bellissima! Insolitamente rispondo, un po' spiazzata da quella confidenza. Non amo parlare con gli sconosciuti e, quando vengo qui, preferisco passare inosservata. Ma l'Immenso non sembra spaventato dalla mia freddezza.

Sei in cerca di ispirazione? O sei in fuga dalle persone?

Lo guardo un po' sorpresa e timidamente lo raggiungo. Osservo senza troppa insistenza il suo volto scavato, dal vento e dal tempo. Se ne sta beato sulla sua sdraio, lo sguardo perso nell'infinito. Mi accomodo poco distante, appollaiandomi sul tronco di un albero che la corrente ha portato sulla spiaggia nei giorni scorsi.

"Io non so stare tra la gente...", la mia istintiva risposta. Suona come una presentazione.

È molto meglio lui, eh?

Con un cenno del mento, l'Immenso saluta il nostro amico che, con uno scrosciare liquido e schiumoso, gli risponde. Annuisco.

Ce ne stiamo un po' così, in silenzio. E, stranamente, con lui non provo alcun imbarazzo. Sarà forse per il fatto che l'Immenso non si aspetta niente da me. Mi ha capita in un solo istante. O forse è perché mi ha osservata per giorni, durante le mie brevi passeggiate. Lo fa con tutti. Ci studia, ci scruta, ma senza velleità da giudice o censore. Sonda la nostra umanità, con discrezione.

"Come si fa a fidarsi delle persone?", gli chiedo scaldandomi le mani.

Tutti, prima o poi, ti tradiranno. È inevitabile che sia così. Ciascuno di noi, per sua natura, è inaffidabile. Anche tu sei inaffidabile verso te stessa.


Aspira con gusto il fumo dalla sua sigaretta e lo trattiene a lungo dentro di sé, prima di liberarlo schiudendo appena le labbra screpolate.

Il punto è capire di cosa hai veramente bisogno. Hai bisogno degli altri?

La sua domanda, così diretta, mi spiazza. Inizio a giocherellare nervosa con una ciocca di capelli. La avvolgo senza posa attorno all'indice della mano destra. Osservo, pensierosa, le doppie punte che ormai infestano la mia capigliatura trascurata. Bellissima..., penso tra me e me, com'è possibile che lui mi abbia vista così? Alzo lo sguardo verso il cielo, inseguo il volo basso di un gabbiano e gli invidio, una volta ancora, la leggerezza aerodinamica, quel suo innato sapersi adattare alle correnti, senza per questo snaturarsi o perdere la grazia.

"Veramente... Non so più di cosa ho bisogno. So di essere stata altro, da ciò che sono ora. So di sentirmi bene nella pelle che mi protegge adesso, in questo preciso momento. E so anche che ho nella mia vita presenze importanti, che hanno saputo superare il vetro che si frapponeva fra me e loro...".

Ma...

"...ma so che c'è altro ancora ad aspettarmi, con la voglia di sorprendermi e accogliermi. E io non so se sono pronta".

L'eterno dilemma. La scelta tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare... Lui, invece, ha sempre la libertà di cambiare...

Di nuovo il suo viso è rivolto al Mare, comune compagno di confidenze silenziose.
Sorrido a entrambi. Tra poco è ora di rientrare, ma il tramonto è uno spettacolo a cui non voglio rinunciare...


TESTO E FOTO DI YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: They Wouldn't Listen - Altered State

V1
Swiftly, though tedious, we walk across this
land.
Treading upon the skulls that peer up
through the sand, and if I had the chance, I'd do it all again.
Though the nightingale
sings softly, she won't recall my name.

Chorus

They won't believe me, they wouldn't listen.

My mind is bending, I won't look back.

You touch me inside, I touch you outside.

I close my eyes, I close my eyes, I close my
Eyes, I close my eyes.
I close my eyes.


V2

This is where I started, I wonder where I'll
end,
and how many lost souls along the way
will I befriend?
And will my acquaintances
climb onboard my show?
And how long will
they linger before they have to go?

Chorus

They won't believe me, they wouldn't listen.

My mind is bending, I won't look back.

You touch me inside, I touch you outside.

I close my eyes, I close my eyes, I close my
Eyes, I close my eyes.
I close my eyes.


V3

All these things and more drift through my
mind as time goes by.
All these things and
more haunt me and clutter up my mind.
And have I thought enough? At least for
today.
The todays are disappearing, all slipping
away.

Chorus

They won't believe me, they wouldn't listen.

My mind is bending, I won't look back.

You touch me inside, I touch you outside.

I close my eyes, I close my eyes, I close my
Eyes, I close my eyes.
I close my eyes.
I close my eyes.


2.2.10

Mare Dentro



Scivolano orme invisibili
emozioni discutibili
Indosso un ritmo che non mi appartiene,
sento una risposta che non viene

Coraggio filtra tra i miei passi
Paura resta indietro,
a raccoglier sassi

Sabbia umida accoglie i miei pensieri
onde diverse, le stesse di ieri
Incauta commozione cerebrale
per uno stordimento musicale

Niente è più lo stesso,
il movimento del mare
è già meno complesso.

Il pontiletto di legno si riempie,
mi accarezzo le tempie
e attendo l'istante
in cui il sole sarà più distante.

Ci si rincorre sottilmente,
acqua e scarpe,
lingua e dente.
Non so stare tra la gente!

Il rosso esplode in ogni direzione,
mentre scavalco la recinzione.
Ma solo a patto
che nessuno mi veda.
Agile come un gatto,
non sarò mai preda.

Porto a casa un frammento di questo splendore,
lancio in acqua un po' di candore
Calpesto l'asfalto e scopro con terrore
che c'è troppa gente con me in queste ore

"Ti presento l'immenso!"
Non so più quello che penso.
Bellissima, davvero.
Non dirai sul serio?

Danza suburbana
una casa più lontana,
inevitabile rientro
nel mio mare dentro...


TESTO E FOTO DI: YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Preso Blu - Subsonica

31.1.10

Se Questo Non È Amore...




Come avere un cuore
palpitante tra le mani
e non saper che fare,
ritrovarsi a volare
ad altezze diverse
certi di guardare
nella stessa direzione.
Ora che so il mio nome.

Domande su domande.
Solo una
scolpisce,
concentrica,
il mio cuore.

Qual è
il tuo punto
di non ritorno,
in quale giorno
tu sei morto
e poi risorto?

Io so di non sapere,
ma so anche di sentire
tutto ciò che non vuoi dire.

Sul fondo dell'oceano
appoggerò quel cuore,
perché, da solo,
trovi
finalmente
la forza per non annegare.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Words On Signs - Archive

28.1.10

La Convalescenza Dell'Anima



Ci vuole un gran coraggio per mostrarsi davvero per quello che si è. O forse no. Ci vuole più coraggio ad accettare chi si mostra davvero per quello che realmente è. Sarà per questo che molti preferiscono tenere i propri scheletri in un armadio. Eppure certe persone mi spingono ad aprire le ante polverose e a donare loro un po' dei miei vecchi stracci, quelli che non ho mai avuto il coraggio di indossare, ma nemmeno di buttare. Chissà che qualcuno non riesca a ricavarne un bel patchwork multicolore!

Ascoltare. Mi piace da matti. Ascoltare per capire, conoscere, ammirare. Sforzandomi di non giudicare, anche se non sempre mi riesce. Persone che stimo, ammiro, che spesso non comprendo, e di cui vorrei conoscere tutto. Non in nome del becero gossip, ma per sapere cos'è che li ha resi ciò che sono oggi. E lo stesso vorrei fare a mia volta. Svelarmi, e non per il gusto del compa(r)timento, ma perché l'istinto mi fa credere che sia il primo passo verso un reale cambiamento. Come una dimostrazione d'Amore. E quando dico Amore, non parlo del sentimento che lega una coppia.

Amore per me stessa, con i miei abissi e i miei slanci verso l'alto, con le mie cadute a faccia in giù e le mie risalite, condite dai graffi che inevitabilmente imprimerò contro una parete insidiosa e scivolosa.
Amore per chi dimostra empatia, profondità, sensibilità verso la vita, la conoscenza, l'Altro.
Amore per l'essere umano nella sua complessità, incoerenza e instabilità.
Amore per un paradiso che non esiste, che solo possiamo ricavare dentro noi stessi, strappando un po' di felicità all'impietoso scorrere del quotidiano bailamme che chiamiamo vita.

Ci pensavo ieri pomeriggio, prima di incontrarmi "figurativamente" con occhi cerulei. Per ingannare l'attesa prima del tanto odiato appuntamento, me ne sono scesa in spiaggia. Una spiaggia che non ha più niente di poetico in questo gennaio inoltrato. Ma cazzarola, se c'è una cosa che ho imparato nella vita è riuscire a cogliere la poesia anche tra i rifiuti che, non ve lo nascondo, qui abbondano copiosi in questo periodo dell'anno. Dopo tanta pioggia, ho potuto godere finalmente di un bel sole e so di peccare di ottimismo nel ritenere ancora una volta le condizioni del meteo così sincronicisticamente allineate al mio stato d'animo.

Come d'abitudine, ho fatto partire il mio lettore musicale. A random. Che meraviglia riascoltare qualcosa di già sentito come fosse la prima volta! Tutto cambia, persino le cose apparentemente statiche. Si evolvono con noi, insieme a noi, in accordo con il luogo, l'ora e persino l'anno che stiamo vivendo. Con il tempo atmosferico e con quello cronologico. Con il tempo universale e con quello interiore. Che giorno è oggi? In fondo cosa importa? So solo che fino a pochi mesi fa mai avrei camminato sulla sabbia con queste scarpe chiare e ora, invece, vi affondo i piedi con gusto, incurante delle onde che quasi lambiscono le mie orme bagnate.

Chi mi vede penserebbe che sono matta, e forse avrebbe pure ragione. E allora, per completare l'opera, me ne sono salita sul pontiletto di legno, quello dei pescatori. Non sono arrivata fino in fondo, ma ho riso divertita al vedere la forza dirompente della mareggiata infrangersi sulla punta e schizzare gli incauti presenti. Il mare sa essere così amabilmente dispettoso. Ipnotico e misterioso come lo sono certe increspature dell'anima, quelle che percepisci inconsapevolmente in alcune persone, senza riuscire a inquadrarle con precisione.

Se sto bene? Felicità a momenti, futuro incerto. Da questo non si scappa. Possiamo solo provare a goderci il nostro nucleo, senza lasciarci snaturare dall'ansia del possesso, dal voler inseguire chimericamente un qualunque oggetto del desiderio, che istintivamente finiamo per rivestire di un'aura salvifica potenzialmente ingannevole e distruttiva. Non c'è nessuno, là fuori, che possa salvarci davvero, se continuiamo a credere che la forza che possa restituirci la vita sia qualcosa di esterno a noi. Siamo tutti interconnessi e, tutti, prendiamo e restituiamo energia a fasi alterne, a ondate differenti, senza un preciso calcolo razionale e intellegibile. Ma la batteria è soltanto la nostra. Ed io mi sento così piccola e fragile, così grande e forte nello stesso, medesimo istante. Questo è ciò che chiamo "i miei momenti di paradiso". Il Nero mi accompagnerà per tutta la vita, probabilmente. Ma, come qualcuno dice, è nel Nero che vivono, nascosti, tutti i colori.

Al mio Amore, ai miei Amici, alle Persone Speciali, le mie fonti di "energia alternativa". Onorata di far parte del vostro circuito!


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: No Rain - Blind Melon

[trovato per caso, tra i suggerimenti di YouTube: cliccate sul titolo per vedere il video integrale. L'inizio, neanche a farlo apposta, è davvero in tema con il post!]

All I can say is that my life is pretty plain

I like watchin' the puddles gather rain

And all I can do is just pour some tea for two

and speak my point of view

But it's not sane, It's not sane

I just want some one to say to me

I'll always be there when you wake

Ya know I'd like to keep my cheeks dry today

So stay with me and I'll have it made

And I don't understand why I sleep all day

And I start to complain that there's no rain

And all I can do is read a book to stay awake

And it rips my life away, but it's a great escape

escape......escape......escape......

All I can say is that my life is pretty plain

ya don't like my point of view

ya think I'm insane

Its not sane......it's not sane

24.1.10

Swing Girl - Ragazza Altalena


Su e giù
sul solito vecchio
spaventoso ottovolante,
Osservando le onde in silenzio
che avanzano verso di te
Un passo dopo l'altro
la tua traccia sulla sabbia
scompare lentamente

Spingimi, dolcemente
mentre siedo su quell'altalena
solitaria e abbandonata
Lascerò che mi accarezzi le orecchie
in un morbido sospiro
mentre la tua musica
fa librare in alto la mia anima

Vieni con me
nella mia passeggiata solitaria,
prendimi per mano
e guarda il mostro
dritto negli occhi,
perché è l'unico modo
per sopravvivere...


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Traduzione della versione originale in inglese, da me scritta e pubblicata sul blog:
Bottles Floating On The Edge Of Life

Soundtrack: Apx - Fengshu

Brano tratto dalla playlist di BAK TO THE FUTURE 2, podcast di RADIO PAZZA, in concorso agli EUROPEAN PODCAST AWARD.
Per votare il programma radiofonico, cliccate sul banner del concorso. In palio premi anche per chi vota! Avete tempo fino al 15 marzo 2010.






19.1.10

Invisibile

 




Lo sai cosa penso?
E dimmi, tu hai
lo stesso pensiero
così forte,
o non puoi?



La luna è liquida
ed io mi sento
invisibile
come sempre
quando è tardi per dire
che non sopravvivo.



Invisibile
o forse
è solo una mia immagine.



Lo sai che mi perdo
nelle luci
se
guardi fuori dall'auto
altre luci
troppo lontane
da me.



La luna è limpida ed io rimango
invisibile
come sempre
quando è tardi per dire
che non sopravvivo.

Invisibile
o forse
è solo una mia immagine.

 



Soundtrack & Lyrics: Invisibile (Robottino Romantico) - Cristina Donà


Foto di YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM




6.1.10

Pro Messa





Lasciandarelasciandarelasciandarelasciandarelasciandaremimancailmare

Sciocca bambina, l'hai fatto di nuovo. Il Tempo è ripartito e sei rimasta indietro.

Vaneggi tra la folla, lo sguardo inebetito. Trattieni a stento i pensieri che temi possano tramutarsi in smorfie. Niente deve trapelare all'esterno. Niente. Ma quanto vorresti urlare! Sì, qui. In mezzo alla strada, come faceva lei. Non si può. Non sta bene. Le lacrime? Roba da mammolette. Da deboli. Da perdenti.

In nome di cosa? Di chi? E chi sarebbero i vincitori? Voglio proprio vederli, guardarli dritto in faccia, per sapere di cosa vivono, di cosa gioiscono. E come fanno a non sentirsi persi.














Sei una roccia, ce la farai. Sei forte.

Palle. Sono tutte palle. La verità è che me la faccio sotto dalla paura di non farcela, e che sono davvero stanca di lottare. Per tutto.

Ma che dici? Sei una combattente, tu!

No. Sono solo una che ha imparato a vivere con la guardia sempre alta e non sa più cosa significhi vivere senza le stramaledette zavorre ai piedi.

Ogni tanto la batteria si scarica, il sistema operativo crasha e la macchina smette di avviarsi.

Dove cazzo l'ho messo il disco di ripristino? Niente. Non lo trovo.

KAPUTT.

Il vento mi sospinge, senza una direzione. Elettrodomestici in vetrina. Mi soffermo a guardarli rapita, ma non sono i prodotti la mia calamita.

Una musica lontana vent'anni e poche, semplici parole...
Mi restano attaccate ai capelli mentre mi allontano, e il vento mi sferza le guance, schiaffeggiandole dolcemente.

Ecco, ora ho proprio voglia di piangere.
Ma non si può.
Non sta bene.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: The Promise You Made - Cock Robin

If I laid down my love
To come to your defense

Would you worry for me

With a pain in your chest?

Could I rely on your faith to be strong

To pick me back up and to push me along?


Tell me
You'll be there in my hour of need
You won't turn me away

Help me out of the life I lead

Remember the promise you made

Remember the promise you made


If I gave you my soul
For a piece of your mind

Would you carry me with you

To the far edge of time?


Could you understand
if you found me untrue

Would we become one or divided in two

Please tell me

You'll be there in my hour of need

You won't turn me away

Help me out of the life I lead


Remember the promise you made

Remember the promise you made


Could I rely on your faith to be strong

To pick me back up and to push me along?

Please tell me

You'll be there in my hour of need

You won't turn me away

Help me out of the life I lead


Remember the promise you made

Remember the promise you made

Remember the promise you made

Remember the promise you made

2.1.10

La Merda È Concime Per Tempi Migliori?






Te ne sei andato così, tra pianti, sorrisi e carezze. Senza un lamento. Solo una notte bagnata, come non mi ero aspettata.
Ti ho amato sai? E odiato, anche. Eppure mi hai insegnato tanto.
E allora come posso sdebitarmi? Forse se ricacciassi indietro queste lacrime, sarebbe già un buon inizio.
Il fatto è che sono stanca. E non in senso figurato.
Così stanca che mi calano le palpebre. Così stanca da non aver voglia di uscire.
Così stanca da voler lavorare ancora. Così stanca da non essere produttiva come vorrei.

Io ti amo, Sogno Stramaledetto. Eppure devo aspettare ancora. Forse inutilmente.
Dove sei finito? Dove ti ho nascosto?
Non sei tra queste migliaia di cartacce, alcune serie, altre facete, che parlano di me.
Frammenti di scrittura strappati all'oblio, nascosti al mondo. Documenti, burocrazia, un anno di vita. La mia.

Ritrovo un frammento di com'ero, pochi mesi fa. Sorrido.
Davvero sono stata capace di scrivere questo?

Dalla finestra entra un'aria gelida. O magari no. Forse sono io che sono stata troppo a lungo ferma. A tentar di ricomporre un ordine.
Ma quale ordine? Impossibile, nel caos che vivo.
Che sono.

L'odore del mare, oggi, è così pungente che fa paura. Mi sembra quasi di svenire, quando il vento ti porta a me, così, senza chiedere il permesso.
Mi violenti, e nemmeno te ne accorgi, mare bastardo, che d'inverno riesco a malapena ad avvicinare.
Il troppo freddo mi uccide. Ma un giorno di questi lo sfiderò, a costo di rimetterci la salute. Ho bisogno di te, come l'aria che respiro.

E allora, dai, lascia che pianga un po', per scaricare la tensione. Così, senza una vera ragione.
Ho davanti a me una montagna di responsabilità. Tiro un sospiro di sollievo per aver superato un periodo nero, ed ecco che subito ho davanti a me un'armata di nuove scadenze, incombenze, incoscienze.
Già. Solo un'incosciente come me poteva imbarcarsi in un'avventura simile. Ma ho fatto le mie scelte. Ho rifiutato le risposte scontate, comode, mediocri, immediate. Mi stavano strette. Sto ancora lottando per portare a compimento la mia "missione". L'autoaffermazione. Niente denaro, niente carriera, niente cazzate. Solo me stessa.

Un unico compromesso. Quello con il Tempo. Non so se ci riuscirò, ma provarci mi fa già sentire meglio. Sembra, a molti, una resa, questa mia irresistibile discesa in un mondo tanto più grande di me. Ma io sono un'insospettabile regina del poker. Quando meno se l'aspetta, il banco dovrà ricredersi. O magari si farà quattro risate, per quanto sono stata ingenua a pensare di poter fare a modo mio. Staremo a vedere.
Di sicuro non me starò con le mani in mano ad aspettare la manna dal cielo, o un riconoscimento postumo. Chi doveva vedermi, mi ha vista. Se non ha mosso un dito per non lasciarmi andare, peggio per lui. Troverò il mio posto nel mondo da sola. E allora riderò, anche alla faccia sua! E dei suoi sterili complimenti a scadenza.


Appunti in margine a una tovaglia 21-06-2009:

Pensieri sparsi.
La solitudine dei primi, la sollecitudine degli ultimi.
Il caotico vociare delle moltitudini, venute fuori come cavallette,
complici le nuvole e i chicchi di ghiaccio
piovuti dal cielo.

Il sonno della ragione e la veglia funebre del pubblicitario.
Il tempo è un labirinto e ho perso lo stradario.

La sinfonia dell'attesa.
Passi cadenzati, lenti,
forzati.
Il neon stordisce, il caos sfinisce,
il dolore si acuisce.
Pupille in fiamme.
Dio come odio questo inutile bailamme!

Pause archiviate,
caffeina per endovena,
rivivo da ore
la stessa scena.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Love Letter - Nick Cave And The Bad Seeds

20.12.09

Scintill-IO






Passo dopo passo
la spiaggia mi insegue.
Accelero, come posso,
ma il corpo langue.

Respiro.

La luce filtra
tra le palpebre chiuse.

Poche ore fa
"imbracciavo un mitra".
Parole rabbiose, velenose.
Ora solo due braccia stanche,
deluse.

Riprendo a camminare,
occhi bassi.
Conchiglie e sassi.

Voglio osservare, capire,
amare.

Ogni scaglia un frammento di me.
Identità che abbaglia.
Persino te.

Chi sono?

E cosa farei,
se fossi un uomo?

Ti abbraccerei,
con tutta la mia forza,
e scalfirei
quell'inutile scorza!

Scivola la sabbia
tra le dita intirizzite.
Se le parole vomitano rabbia,
non vanno capite.

Decido di andar via,
ma non resisto.
Cos'è quello scintillio?

Abbasso gli occhi
e finalmente sorrido...
...al mio vero Io!


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

Soundtrack: Presence - Agricantus

5.10.09

Crepuscolaria - Non C'è Solo Report...




Non sarei dovuta venire, oggi. Non avrei voluto vederti così.
Stuprata, come questo nostro belpaese infame.
Non c'è rimasto più niente. Solo rottami e spazzatura. E qualche turista contento, di una terra che non è la sua. Basta che c'è il sole, a scaldare le sue carni bianche. Il resto non conta.

Un peso più grande di me mi ha sopraffatta in questa mistica passeggiata dal sapore vagamente apocalittico.
Una ragazza sola con il suo cane, il solito corridore che tenta lo smaltimento dell'adipe, qualche truzzo tartaruga-munito e madri con bambini al seguito.
Intorno gli stabilimenti hanno già iniziato lo smantellamento delle attrezzature che nei mesi precedenti hanno sollazzato i bagnanti che non devono chiedere mai.
Non c'era nemmeno più la vecchia megera che, scambiandomi per una turista, tentava sempre di intralciare il mio libero accesso al mare dal suo stabilimento, con il suo rozzo e sgraziato: Ticket, please! Mavedidannàffan...

Era più di una settimana che non venivo a trovarti, piccolo spicchio di Mediterraneo che non sei altro. E guarda che schifo hanno lasciato! Tanto a loro cosa importa, alla maledetta lobby del cemento armato a pochi metri dal mare? Un affitto irrisorio in cambio di oltre quattro mesi di libero sfruttamento di un bene che è e avrebbe dovuto restare pubblico.
E quando hanno spremuto per bene se ne vanno, come sempre, innalzando orrende barriere in amianto, reti metalliche e palizzate.
Per tutto il resto dell'anno nessuno verrà a rimuovere l'immondizia, non ci sarà nessuno a curarti, mia povera spiaggia martoriata. E chi s'è visto s'è visto.
Quasi quasi ti chiamo Italia. Di questi tempi il parallelo mi sembra più che azzeccato.

La radio mi vomita nelle orecchie un articolo di Presta e Dose, che satiricamente mi ricorda una volta di più che stiamo sprofondando al di sotto del baratro in cui già navighiamo allegramente da anni. Scuole pubbliche senza carta igienica, cancellini, gessetti e un pezzo di soffitto che cade e ferisce una studentessa a Napoli. Genitori che mettono mano al portafoglio e si autotassano per pagare l'insegnante di educazione fisica. Sembra passato un secolo da quando frequentavo io le elementari, altro che vent'anni!

Ricordo con tenerezza, frammista a rabbia e frustrazione, il mio misero tentativo blogghereccio di qualche anno fa di scuotere le coscienze, di inneggiare alla resistenza, alla ribellione, al cambiamento. Uniti. Come i Francesi. Quelli sì che hanno i coglioni. Noi siamo soltanto dei pecoroni.
Poi, però, ripenso al '77, ai carri armati nelle università, agli studenti uccisi dal presunto "fuoco amico", alle stragi di stato, ai sanpietrini nelle tasche, ai celerini, al coprifuoco. Fratelli contro fratelli, lobotomizzati dalle ideologie, strumentalizzati e messi gli uni contro gli altri dai poteri occulti. E poi i processi per direttissima, le brigate rosse, le brigate nere, i sequestri, l'eroina.
E lui, il grande burattinaio. Che si sfrega tutt'ora le mani, sfoderando le sue perle di saggezza con voce melliflua e sibillina. Baciamolemàni. Ma ficcatevele al culo, quelle mani di merda!

Guardo le mie, di mani, e penso a quanto vorrebbero dire, e fare.
Mi vòlto, e c'è di mezzo il mare.
Che in questo preciso momento ci divide, anche se è lo stesso di sempre. E mi chiedo, come si fa a cambiare?

Una carica di energia mi sale da dentro e mi stimola a camminare più velocemente, il passo più deciso. Non so come, non so quando, ma qualcosa cambierà. La parte sana di questo paese si rialzerà.

A proposito di parte sana, ci tengo a segnalarvi delle vere perle. Di Giornalismo con la G maiuscola, signori. Tanto perché si sappia che non esiste solo Report.
Vi parlo di un uomo che ho stimato dal primo momento in cui l'ho incrociato per caso sul tubo catodico. Che mi ha fatto piangere dalla commozione e venire forte l'impulso di infilargli una lettera di ringraziamento sotto la porta chiusa a chiave del suo ufficio a Via Teulada, quando, un po' di anni orsono, mi trovai a passare di lì mentre facevo ricerche per la tesi.
Lui è Riccardo Iacona. Il reportage che me lo ha fatto conoscere televisivamente, prima come Uomo e poi come Giornalista, si chiamava W Gli Sposi! e parlava di precariato, di giovani ricchi e di giovani proletari, mettendone a confronto le opposte realtà prendendo il matrimonio come spunto narrativo. Non vi nego che ho avuto le lacrime agli occhi per tutta la durata del suo magistrale racconto.
Ha poi realizzato una serie di reportage, tutti andati in onda su Rai Tre, dal titolo W L'Italia!, dedicati a temi come il caro-case, la scuola e l'immigrazione.

Ieri sera si è concluso il primo ciclo di puntate di Presa Diretta di quest'anno televisivo 2009/2010. Vorrei segnalarvi il reportage di ieri, dedicato alla Tav. Guardatelo e capirete perché non c'è più il becco di un quattrino per la scuola, per le forze dell'ordine - che hanno subito tagli tali da dover chiudere svariati distretti (altro che emergenza sicurezza!) -, né per il mantenimento e la conservazione dei beni archeologici (lasciamo stare i nuovi ritrovamenti, quelli, neanche a parlarne!), eccetera eccetera eccetera.

Vedete questi reportage, indignatevi e diffondete.

Un grande Grazie a Iacona e a tutti i giornalisti freelance che hanno lavorato con lui.

Non siete soli.


YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM





Soundtrack: Down By The Sea - Morcheeba