6.9.10

Precipitato Di Sogni




Fenice? No. Affatto. Solo un essere fallibile, stanco di lottare.

Oggi, tra i singulti e gli spasmi dolorosi di un terribile déjà-vu, mi sono rivista nella mente su quella sommità indefinibile, forse un grattacielo o un palazzo di una certa altezza. Ricordo distintamente la sensazione di sollievo e l'assenza di gravità trasformarsi in pochi attimi nel suo contrario: un precipitato di dolore che si dissolve e scompare.

YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM

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Immagine: Salto Nel Vuoto - Noris Piergiorgio

Soundtrack: Nessun Dorma, dal film "Mare Dentro" di Alejandro Amenábar


5 commenti:

Maria ha detto...

Buongiorno Yuki, ho guardato questo video nella sua complessa tristezza e ricerca dell'attimo perfetto della felicità. Credo che in queste immagini si nasconde la tristezza della tua anima più di quanto facciano le parole.
Tutti abbiamo i buchi neri nell'anima, tutti cerchiamo di colmarli a volte disperatamente cercando nell'altro il nostro complemento. Ma sarà sempre perituro poiché anche l'altro è all'eterna ricerca del suo complemento.
Creidimi Yuki, la felicità è qualcosa che risiede già in noi, è una qualità immortale che ci permette di essere.
Va solo ritrovata, nascosta in un cumulo di macerie delle nostre vite, nella distruzione che ci hanno insegnato nelle nostre vite. La ricerca è dolorosa solo all'inizio quando dobbiamo abbandonare i nostri atteggiamenti che sono quelli che fanno da richiamo alle nostre abitudini, è come perdere un amore, una persona cara, ci lascia un grande vuoto demtro.Ma con la forza e la volontà vogliamo superare quel dolore, ed ecco allora che ci troviamo in un territorio inesplorato, è lì che troviamo noi stessi e la nostra felicità.
Ti voglio bene e ti abbraccio dolce Yuki

Yuki aka Prisma ha detto...

Grazie, dolce Maria... Un giorno, se ne avremo l'occasione, mi piacerebbe raccontarti l'origine del mio dolore... o meglio, fartene conoscere la fonte.
Per la verità le fonti sono da poco diventate due e sono terribilmente e inesorabilmente intrecciate.
Un tempo mi chiudevo a riccio, creando un'impenetrabile corazza per non mostrarmi vulnerabile e andare avanti a testa alta nella vita, ma al contempo ho finito per chiudere fuori anche tutto ciò che avrebbe potuto alleviare in minima parte la mia sofferenza.
Oggi esterno un po' di più, eppure provo ancora un forte disagio e mi ritrovo ad essere combattuta tra il bisogno di condividere il mio dolore e il pudore che possa essere invadente e pesante per gli altri.
La verità è che a volte vorrei soltanto fuggire lontano, dove i problemi che mi attanagliano possano staccarsi anche solo per un attimo da me, come qualcosa che non ho mai cercato né voluto. Come un'eredità fastidiosa che mi è piombata sulle spalle. Ma non si può.

Ora la questione è una sola: come posso uscirne al meglio, limitando i danni? La corda, prima o poi, si spezza...

Un abbraccio forte a te...

Maria ha detto...

Ce la puoi fare. La mia mail è torsionfield@hotmail.it quando vuoi scrivimi e magari chissà, se sono a Roma ci possiamo incontrare. La sofferenza non serve a niente se non viene trasformata, allora diventa saggezza e carburante.
Un doppio abbraccio fortissimo

Spes ha detto...

I momenti in cui pare di non riuscire a rinascere, purtroppo, esistono. Altrimenti si è dei robot cara Yuki.
La Vita sa essere spietata, questo è vero.
Ma tu sei una Fenice, questo è certo.

Mio ha detto...

Ma bisogna passare per la cenere, spargere aspergere. Perdersi e concentrasi ancora in un precipitato. Soli(di) ancora quando il fuoco ci brucia e ci fa pensare che forse non si è più in grado di tornare come prima. Come prima, forse, non lo si tornarà mqi più. Forse è questo il segreto della fenice. Non morire mai due volte per la stesa MEDESIMA cosa. Non rinascere per i medesimi errori.

Un abbraccio che ti sia di compagnia tratra in ogni non-morte.

Roberto