29.10.07

Temp(i)o



In pausa pranzo, dalle 2 alle 3, cerco il sole. Rifuggo la claustrofobia di un luogo dove le finestre sul mondo non ci sono, perchè il tuo unico mondo siano le merci, nuove, luccicanti, che ammiccano dalla vetrine. Evado dal temp(i)o del divertimento. Ritrovo il MIO. Fuggo dalla luce artificiale e cerco il sole. Lo cerco dove lo hanno spento, per sostituirlo con un "sole di cartone", cantava qualcuno.

Trovo il sole e sbocconcello i miei panini home made, leggendo un libro che è un macabro ritratto di un paese impietoso, a cui pericolosamente stiamo cominciando ad assomigliare: "Una paga da fame: come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo", di Barbara Ehrenreich. Un libro di una scrittrice e giornalista che per un periodo della sua vita ha abbandonato gli agi della vita borghese per fare la cameriera e la donna delle pulizie e sperimentare in prima persona le problematiche di sopravvivenza dei lavoratori a basso reddito. Quelli che vivono nelle roulotte o nei furgoni, che si fanno la doccia a casa degli amici. Quelli che porcaputtana si fanno il culo tutta la settimana. Ma il culo vero. E non hanno il diritto a una Vita dignitosa, come Cristo comanda, per chi ci crede.

E quelli che porcaputtana tra poco potremmo essere noi, se non ci svegliamo. Leggete il libro. E incazzatevi. Ma per davvero. E quando dico incazzatevi, mi includo anch'io.

6 commenti:

digito ergo sum ha detto...

Il libro è certamente interessante, come lo è il tuo racconto. Lo leggerò, promesso ma, ahimé, non ho certo bisogno di una fonte esterna per incazzarmi. Sono nato, vivo e morirò incazzato. E, dovesse succedere che non sono incazzato nero, salta fuori la mia ex moglie con un suo discorso altamentestronzoeillogico per farmi incazzare come raramente accade. Mah...

MusEum ha detto...

Ti capisco. Non riesco a smettere di incazzarmi davanti allo scippo di anima e tempo che viene continuamente perpetrato ai danni dei nostri cervelli in lobotomizzazione. Ed è triste, perchè in tanti non se ne rendono neanche conto. È troppo lunga la lista dei furti senza scasso che accettiamo in silenzio. E stiamo perdendo ciò che ci distingueva dagli Stati Uniti: il coraggio e la voglia di lottare per i nostri diritti. Che senza consapevolezza non possono esistere. Che senza certezze sfumano. Che i burattinai hanno artatamente concertato per eliminare.

daniela ha detto...

Il fatto è che io non ci credo più all'incazzatura. Si sono incazzati in tanti eppure non mi sembra che la situazione sia granchè migliorata.
Credo invece al cominciare dal piccolo per risolvere il grande, cioè, se ognuno di noi rispettasse la propria vita, se cominciasse a cambiare da dentro, il risultato si vedrebbe anche all'esterno. Tutto questo mondo che non va è l'insieme di tanti piccoli microcosmi guasti, marci, congelati.
Sembra che sia solo il poveraccio che ne faccia le spese ma io a una giustizia ci credo. Non divina, non dall'alto, ma so che questa gente non è felice, e questa è la loro punizione.

MusEum ha detto...

Sono d'accordo con te quando dici che bisogna partire dal piccolo per creare qualcosa di grande... Ma quando parlo di incazzatura, auspico l'incazzatura concreta.

Quella dei francesi, per intenderci. Dove è il governo ad avere paura del popolo e non il contrario, per citare qualcuno... Dove non si subisce in silenzio, ma si fa in modo che realmente venga ascoltata la propria voce. Dove esistono solidarietà e cooperazione in nome di uno scopo comune. E in effetti, laddove mancano, come nel caso del nostro paese, si viene ricambiati con la giusta punizione.

Sotto ha detto...

Non se ne può più. E in ogni caso abbiamo le mani legate. Incazzarsi? sì ha il senso del furore, ma i problemi sono profondi come radici secolari, e secondo me il marcio su cui poggiano non lo abbiamo nemmeno visto chiaramente. Io punto a quel che posso, a rimanere onesto, a tramandare affetto ed educazione a chi verrà con me o dopo di me.

Ma se nel frattempo vorremo fare una bella rivoluzione non rimarrò in casa!

MusEum ha detto...

La vedo dura... Anch'io mi dico, "resisti, pensa a fare del tuo meglio nella vita e le cose miglioreranno". Ma il problema è che il "divide et impera" è un'antica regola. Chi controlla i meccanismi dei macrosistemi mondiali sa che divisi siamo più deboli e gestibili. E che la paura è il più potente degli anestetici...

Ad ogni ingiustizia non posso impedire alla mia rabbia di salire e all'indignazione di fare il suo corso. Il mio fegato implora pietà, ma è più forte di me :)

Sono d'accordo con te... C'è del marcio, e non solo in Danimarca :)