12.11.07

Sul ciglio di un vulcano



La rabbia e l'umiliazione bruciano dentro più del sale sulle guance. Più del vento crudele che sferza il viso e scompiglia i capelli. Più delle mani intirizzite dal freddo. Più dei pugni stretti in tasca che ancora non puoi mostrare al nemico.

Che razza di modo per concludere un'orrenda domenica di lavoro. Che colpo basso. Come al solito ti sei lasciata colpire, senza difese né protezioni a difendere il tuo IO pieno di orgoglio.

A che pro prendersela con il vento? Le risposte da dare arrivano quando ormai è troppo tardi...

Sono le otto, zaino in spalla mi avvio finalmente verso l'uscita. Manca solo una firma sul foglio presenze, poi sarò libera. Mi sento chiamare dal caporeparto, con il nome che porto stampato sulla divisa d'ordinanza: ormai non ho nemmeno più un nome. SONO IL MARCHIO. Davanti ai commessi il mio responsabile, che avrà qualche anno più di me, snocciola i dati di vendita. Questo weekend non ho venduto niente.

"Sei una delusione".

Sì? Davvero? Dovrei rispondere che l'ha fatta fuori dal vaso, che visto il mio impegno non ha nessun diritto di trattarmi in questo modo. E invece non trovo di meglio che un sorriso disarmato e mortificato e una sequela di valide argomentazioni che non avranno mai voce.

"Devi essere più convincente".

Inutile ricordargli le due vendite perse ieri per un errore di prezzo sul cartellino. Io, invece, non scordo la rabbia dei clienti davanti a un prezzo notevolmente più alto di quanto precedentemente indicato, scaricata come si conviene addosso agli ultimi anelli della catena.

La colpa è mia. Sono io la delusione.

Mi scusi tanto, sa, se non ho le fattezze del "perfetto venditore". Se alla vendita a tutti i costi preferisco un sorriso e una stretta di mano. Se non ho il "dono" dell'imbonitore, l'odiosa insistenza di chi cerca dei polli da spennare. Se do il massimo nel presentare il prodotto con competenza e professionalità e semino in attesa di un raccolto, anziché fare pressione sulla gente per convincerla a comprare un prodotto che costa il doppio di uno stipendio medio.

Inutile discutere con chi ha ormai perso il lume della ragionevolezza, con chi si è lasciato fagocitare da un sistema cannibale e ha dimenticato cosa vuol dire la parola libertà. Con chi ha venduto l'anima in cambio di mille euro al mese e la scritta caporeparto in calce su un contratto. Con chi si illude di possedere potere e autorevolezza solo perchè umilia chi non può difendersi. Con chi, invece di solidarizzare con l'ennesimo povero cristo costretto a lavorare anche la domenica e ce la mette tutta persino in un lavoro che detesta, non trova di meglio che scaricare su di lui le sue frustrazioni.

Avrei voglia di mandare tutti al diavolo e restarmene a casa la prossima settimana, ma non posso, ho davvero bisogno di quei soldi. Time is on my side. Niente e nessuno potrà mai togliermi l'anima. Nemmeno uno stupido numero stampato su una bolla di vendita.
Presto arriverà il giorno in cui potrò scegliere. Adesso devo solo resistere e aspettare.

Cammino, sul ciglio di un vulcano. Avverto il calore della lava a pochi metri da me. La sento gorgogliare, in attesa della prossima eruzione. Guardo dritto e continuo a salire, verso il cielo, incontro alla luna. Muta e silenziosa si staglia come un diamante, imperturbabile dinanzi alle miserie umane. Le sorrido. Stanotte sarò un po' luna, in attesa del nuovo sole.


Soundtrack: Dance On A Volcano - Genesis

3 commenti:

digito ergo sum ha detto...

Se non hai venduto è perché nessuno ha realmente bisogno di quello che ti danno da vendere. Pensi che occorra qualcuno per vendere? C'è già qualcosa per vendere. La pubblicità il consumisvo a volte compulsivo che il nostro tessuto sociale ti cuce attorno alla vita. Bene, che imparino ad acquistare qualcosa di vendibile. Sul vulcano ci camminano loro tu, casomai, solo di riflesso. Su una cosa sono d'accordo con te, hai permesso che ti mortificassero. Non farlo mai. Più. Ci conto.

daniela ha detto...

Io credo che tutto abbia un senso, anche le delusioni. Sicuramente imparerai da quel che ti è successo e l'ingiustizia subita acquisterà un significato di giustizia e verità nella tua vita. Ottenere rispetto dal mondo non è cosa semplice, ma dipende soprattutto da noi, oltre che dagli altri. Gli altri ti portano rispetto quando tu per prima lo porti a te stessa. Vedrai che restituendoti la giusta dignità saranno ridimensionate anche rabbia e umiliazione. :-)

MusEum ha detto...

Caro digito, sarà pur vero che nessuno ha bisogno di ciò che vendo... Eppure mi sono sentita paragonare a una mia 'collega' che in un altro punto vendita della stessa catena è riuscita a vendere anche ciò di cui la gente non dovrebbe aver bisogno... L'idea di dover tornare nell'occhio del ciclone sabato e domenica mi deprime... So che avrò di nuovo gli occhi puntati addosso e domenica sera dovrò sopportare ancora una resa dei conti, nel vero senso della parola. E nonostante mi renda perfettamente conto dell'inutilità di questi pensieri, non riesco a fare a meno di pensarli.

Daniela, parole sante. Per questo la rabbia e l'umiliazione bruciano tanto. So di esserne la principale responsabile. IO ho permesso a questo episodio di assumere un'importanza che non dovrebbe avere nella mia vita. Tutto amplificato dal fatto che vorrei essere altrove quando sono lì. Che non vorrei dover parlare con le persone allo scopo di vender loro qualcosa, ma per discutere, che so, del momento presente, del futuro, della vita... Chi sei, cosa fai, dove stai andando... E ti ritrovi a pensare che se anche stavolta non venderai niente, dovrai subire di nuovo la filippica o, peggio, la minaccia di venir sostituita da qualcuno più convincente di te...
Più leggerezza nella mia testa, è quello che ci vuole. Ridimensionare il tutto e lasciare libera la mia anima da queste assurde, inutili catene.