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Una zattera malconcia si lascia sballottare dalle onde, senza opporre resistenza. Rannicchiata su se stessa, l'ombra di qualcuno che non sono più io.
Mi osservo, vorrei allungare la mia mano per scuotere quel corpo inerte, ma non ci riesco. Qualcosa oppone resistenza e mi trattiene.
Resto in silenzio, col fiato sospeso. Osservo.
Solo qualche gabbiano anima il cielo impietoso. Il sole filtra tra le nuvole, fa capolino e poi scompare ancora una volta in un ritmo incessante, senza fine.
Una voce mi sorprende. Legge i miei pensieri. Eppure ho fatto molta attenzione. Sono rimasta immobile, non un solo movimento.
La voce si rivolge alla zattera... Il suo nero mantello copre alla mia vista il corpo inerte.
"Così è questo il futuro che hai costruito per te?"
Il corpo non risponde.
La voce scoppia in una fragorosa, diabolica risata. Lo stomaco mi si contrae e fatico a trattenere il respiro.
La voce riprende, con una calma serafica.
"Arrogante. Presuntuoso. Pieno di te".
La sua eco si espande in migliaia di onde sorde.
"Per questo ti ho scelto. Sei davvero uno spasso".
Una risata violenta, agghiacciante, seppelisce per sempre il ricordo di un corpo bambino, ignaro del suo domani.
"Cos'è che dicevi?"
La voce alterata da un crudele falsetto, improvvisamente grottesca.
"Io non mi piego al sistema. Io non sono come tutti gli altri! Io non mi arrenderò mai! Io merito il meglio dalla vita!"
Il mantello nero si dimena in preda a convulsioni isteriche.
"Quelli come me hanno una marcia in più!"
Il corpo, ora scoperto, non si muove di un millimetro. Ma di colpo pare aver assunto un'insostenibile pesantezza. Una pesantezza dell'apparire... tutto ciò che non avrebbe mai voluto essere.
La voce compie un giro completo su se stessa, avvolgendosi stretta sotto al nero mantello. Il tono carico ora di pesanti note di disgusto e disprezzo.
"Guardati... Il tuo viso smunto, gli occhi spenti... I capelli che continuano a cadere attorno a te e nemmeno ricrescono... È questa la libertà che credevi di ottenere?"
Un gran silenzio fa da cassa di risonanza a una voce che sembra provenire dalle mie viscere.
Chiudo gli occhi. Un gran freddo mi pervade. Non riesco a trattenere un brivido.
"Non manca molto, ormai... Ti sento già supplicare. La tua anima in cambio dell'oblio. Della mediocrità".
Silenzio. Non è più tempo di risate.
Tutto intorno il pesante, lento incedere del nulla.
Il vuoto cosmico.
Apro gli occhi. La zattera è scomparsa. Il mare è calmo, come sempre.
La voce? Dissolta.
Chi risponderà alle mie domande, ora?
Lancio lontano il sasso che tenevo stretto in tasca. Riesco a fargli fare tre saltelli a pelo d'acqua.
Poi, l'abisso.
Soundtrack: Il Mostro - Linea 77