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13.9.16

Potrei Parlarti

Potrei parlarti di qualcuno che, d'amblais, dopo anni di silenzio, ha improvvisamente voglia di sentirmi. Un bene dell'anima, dice, e una gran voglia di abbracciarmi: "Lo sai, se hai bisogno, corro". E ti suona così strano! Come mai, questo slancio, così, all'improvviso? Il legame di sangue non può essere l'unica spiegazione possibile. Non in questo caso. 

Fluiscono le parole, a piccole dosi. Un dolore che, forse, ti ha avvicinato al mio, dandoti l'illusione di una comunione più idealizzata che reale. I ricordi affiorano, così come le paure... e le speranze: che il karma intergenerazionale che ci affligge sia finalmente sconfitto. (Crederlo, anche se utopistico, ci fa già sentire meglio). 

Quell'abbraccio, lo sento, resterà solo virtuale, come decine di altri, soltanto pensati. I nostri sorrisi incastonati in una foto di diciott'anni fa, ignari di quel che sarebbe accaduto dopo. Quei corpi ormai non esistono più, trasmutati dal tempo. Fluttuano, forse, sospesi in un outer space a noi irraggiungibile, se non attraverso la dimensione ovattata e traslucida del sogno e della memoria, che un po', in fondo, si assomigliano.


Potrei parlarti di paesaggi che nemmeno a pensarli li crederesti reali. Di risvegli quasi magici, al cospetto di una Natura di fronte alla quale non si dovrebbe che genuflettersi, o restare in silenzio e pura contemplazione, benedicendo gli dèi o chi per loro per il privilegio di assistere a una tale Bellezza.

Potrei parlarti di viaggi incompiuti, verso mete di sogni sgretolati perché irraggiungibili. Potrei parlarti di viaggi conquistati a discapito di altri, negati. E della Felicità che va dipingendosi quando la mano smette di ostinarsi nel disegno che la Mente imponeva per lasciarsi guidare dal fluire dell'esistenza. Quando, finalmente, impara a ricevere, grata, i doni che la Vita le porge. 

Potrei parlarti di quanto sia bello sentirsi dire: "Mi sei mancata!" e "Diventi sempre più bella!", anche se una parte di te - la solita! (in questo non sei cambiata per niente) - non vuol crederci e finisce per scherzarci su e "buttarla in caciara". 

Potrei parlarti di una strada alberata e del godimento che provo nel percorrerla, mani sul volante, mentre dagli altoparlanti la mia auto mi accarezza con la mia musica preferita. 

Potrei parlarti dei viaggi. Del fatto che non posso farne a meno, che ho bisogno di sentirmi in movimento. Di sondare, esplorare, lasciarmi stupire... di toccare, gustare e percorrere con lo sguardo ogni centimetro di mondo, annusarlo, farci l'amore. Perché soltanto così quell'Uno così pesante da trasportare col suo carico di pensieri e ripensamenti si alleggerisce, fondendosi con quel Tutto che lo possiede e lo contiene. 

Lasciarsi trasportare e seguire la corrente, con spensieratezza, come hai visto fare a centinaia, nel Reno. Ci stiamo avvicinando.

Lasciarsi andare del tutto, almeno una volta, senza alcun controllo, questo no. Ancora non mi riesce.

Potrei tentare col parapendio. 

Un giorno, forse.

YUKI, AKA PRISMA
Creative Commons License

Soundtrack: Song To The Siren - John Frusciante

14.4.15

Diamonds

A poche ore dal mio prossimo viaggio, la necessità di fermarmi e scrivere, vagheggiata e mai realizzata, purtroppo, da giorni, mi trattiene dal necessario e saggio riposo.

Ho riflettuto molto, di recente, sulla necessità del "nuovo" che va necessariamente preparata detronizzando prima il vecchio, scalzandolo con decisione dallo spazio che, il più delle volte, ha occupato per anni per inerzia, e non per effettivo merito o diritto dinastico. Questo processo richiede però primariamente un intimo convincimento che "si può e si deve" lasciar andare ciò che non ci serve, che ci è diventato estraneo, che se indossato ci porta a non riconoscerci più in quei panni che prima pure indossavamo come una seconda pelle ma, in fondo, era tutta una copertura.

Per cosa? Per uno strato più sincero, più limpido, più permeabile al mondo e alle sue ri-evoluzioni? O per quella perla nascosta che soltanto noi sappiamo di avere? Nessuna delle due. O forse entrambe. Quel che è certo è che per molto tempo ho faticato a liberarmi degli oggetti, dei vestiti, dei libri. Non importa quanto siano logori, inutilizzati o divenuti ormai a me irriconoscibili.

Ultimamente, però, modificandosi il mio rapporto con la dimensione del piacere e con la progressiva riduzione, ancorché lenta, di una certa mia rigidità, fisica e mentale, sta diventando sempre meno difficile eliminare almeno ciò che è palesemente stra-consumato, ciò che ha letteralmente fatto il suo tempo, ciò che in fondo non mi è mai appartenuto veramente. E finalmente anche lasciare andare tutto ciò che potrebbe pur continuare a vivere, ma altrove, con qualcun altro, di vita nuova.

Non tutto, va detto, dev'essere necessariamente defenestrato. Ci sono oggetti che facilitano il ricordo degli stati che abbiamo attraversato, come silenziosi e anonimi trofei che al solo guardarli  ci dicono tutto. Ma talvolta l'ostinato voler conservare ad ogni costo qualsiasi cosa diventa azione morbosa, rallentando il necessario processo di crescita. Come a dire che la crisalide non può diventare farfalla se prima non lascia cadere il bozzolo che prima la proteggeva.

Accade così che il lascito non voluto di una mia vita lavorativa precedente esca dallo spazio angusto in cui era rimasto relegato e prenda strade nuove e che questo diventi persino occasione di rinnovamento anche in altri ambiti, foriero di nuove conoscenze e occasioni di convivialità. Non male. Se soltanto ogni volta non mi cogliesse una smania di prendere e andare via, cercando nuova aria! Forse in fondo per scappare ancora una volta da me, mentre mi cerco, talvolta mi trovo, poi rifuggo ancora in un continuo divenire che assume ora l'immagine della spirale aperta verso l'esterno, ora quella del vortice che si richiude in se stesso, spinto da una forza centripeta in lotta con la sua oppositrice forza centrifuga che cerca di riprendere nuovamente il comando. Con la consapevolezza che ho bisogno di entrambe, che entrambe mi appartengono, mi completano.

Domani, dicevo, un nuovo viaggio, diverso da tutti gli altri, eppur simile nell'intimo. La certezza che non potrò mai incontrarti in nessuno di questi, né ovunque io deciderò in futuro di posare il cappello, come diceva qualcuno. Perché non è destino, a meno che non si decida di optare per un colpo di coda e stupirlo, interrompendo il flusso del Matrix con qualcosa di inaspettato. Come noi due che chiacchieriamo e sorridiamo, come se non avessimo mai smesso di farlo. Come una persona che si prepara ad accogliere l'altra che non vede da tempo ed è felice del suo arrivo, e non si sognerebbe mai di lasciarla sola ad aspettare oltre il tempo necessario per sbrigare l'imprescindibile. Come due persone che la distanza non allontana affatto, semmai avvicina, in cui mai si spezza qualcosa dentro, mai accade di sentire il "crack" dell'irreparabile, quello che fa sobbalzare l'anima e ci dice che sarà per sempre.

Oggi, mentre guidavo, pensavo che una volta ho detto che i cerchi si chiudono sempre. Il problema è capire quanto tempo ci mettono.

YUKI, AKA PRISMA

Creative Commons License

Soundtrack: Perfect Circle - R.E.M.