Ci pensavo ieri, mentre l'aereo perdeva lentamente quota e si preparava all'atterraggio in quel di Fiumicino e lo spicchio di luna che mi aveva accompagnato per tutto il viaggio iniziava a scomparire dietro una nuvola nera. Tu sei un'artista della vita! Un atto poetico continuo, e nemmeno te ne rendi conto. Sei tu il fiore di loto e non sai quanto sia bello seguire la tua evoluzione!
Londra mi ha rapito, sorprendendomi con due insolite giornate di sole, salutandomi infine con il consueto grigiore e una pioggia sottile ma per niente fastidiosa. Percorrerne le strade da sola, prima di incontrarti, mi ha ricordato le emozioni dei viaggi compiuti in passato, lo stupore vergine che si prova nel posare per la prima volta lo sguardo su case, vetrine, persone e visioni urbane inconsuete. Adoro camminare col naso all'insù, alla ricerca di un nuovo particolare che mi colpisca, anche il più stupido, quello che nessuno noterebbe. Prendere l'autobus senza conoscerne il percorso ma soltanto la destinazione, e regalarsi itinerari che i turisti non si sognerebbero mai di scegliere per non perdere il loro 'prezioso' tempo e lanciarsi subito a caccia di immagini da cartolina. In questo sono esattamente come mio padre e così, andandomene a zonzo in modo totalmente arbitrario, è stato come viaggiare insieme.
Tre giorni, e un continuo salto avanti e indietro nel tempo, tra quella che sono stata e quella che forse sarò. Il profumo vagamente salmastro del Tamigi, le navi ormeggiate e le piroette dei gabbiani mi hanno improvvisamente riportato all'infanzia, alle prime scoperte di un mondo altro insieme ai miei nonni. L'Olanda e le sue chiuse di colpo non erano più così lontane. Mi sono messa alla prova, e ho vinto.
A presto, Londra!
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Secret Door - Arctic Monkeys
Al confine esatto tra il mio Tempo e il tuo Spazio il fuoco creatore si muove sinuoso, alla ricerca di un letto nel quale scorrere e farsi fiume che genera vita. E' un dolce sogno ed io mi lascio cullare, satellite ignoto, dal tuo inconsapevole orbitare.
Un muro continua a crescere, nonostante i colpi di scalpello. So - l'ho imparato a mie spese - quanto sia bello anche solo gettare uno sguardo al di là del confine e ritrovare parti di noi che credevamo perdute.
Sono solo sensazioni. Eppure vibrano di Realtà. Non so nemmeno io come chiamarle, ma la mia Anima ha già capito da tempo. Specchi non deformanti, oserei dire arricchenti, porte su un universo alternativo in cui strade diverse hanno permesso incontri di cui qui ed ora conserviamo soltanto un vago ricordo che sa di sogno. Un universo che non è astratta chimera, o ennesimo Godot da aspettare invano per camuffare l'accidia, ma luogo metafisico che già abita in noi, che conteniamo e che ci contiene, da cui dobbiamo soltanto imparare ad attingere di nuovo per diventare ciò che siamo già.
Non lo senti anche tu il potenziale? Non ti interessa, o ne hai soltanto paura?
Ho smesso da tempo di farmi domande. Ho imparato ad accettare che talvolta le certezze più forti davanti alla prova del Tempo sono quelle che ci regala l'istinto. E' come un lento riconoscersi, che qualcuno aveva intuito dall'inizio, quando ancora niente aveva un nome.
Siamo nodi di una rete invisibile agli occhi ed evolviamo insieme, a distanza. Se sei fortunato e tieni gli occhi bene aperti - non quelli esteriori, ma quelli interiori - riuscirai a riconoscere i tuoi nodi gemelli e a trarne una Forza che non potrai non restituire. E' questo il segreto dei vasi comunicanti.
Laddove non c'è pretesa, si muore sempre un po' se l'entusiasmo non è condiviso. Ed è davvero un peccato.
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Coast Off - Helios
I feel it coming... it's powerful... it is written in my D.N.A... I know I can make it!
[ It's just a matter of not forgetting that ;) ]
Ambiguità. Contraddizione.
Opportunità. Probabilità.
Universo. Multiverso.
Stamattina mi sono svegliata pensando a questo. E alla realtà che prende forma dal pensiero. Non parlo di strani poteri esoterici e misteriosi, ma delle due energie antitetiche che sono alla base di ogni fenomeno, esteriore e interiore, analogico e digitale, particolare e universale. Più e meno, zero e uno, vita e morte, bene e male, vuoto e pieno, eros e thànatos, yin e yang, bianco e nero. E potrei continuare.
Siamo fatti di atomi, al pari di ogni singolo elemento, umano, materiale o animale che ci circonda e siamo immersi in campi magnetici ed elettrici. Il nostro funzionamento interno è elettrico. La mente, il cuore lavorano grazie a impulsi elettrici. Invertire la polarità del pensiero come si fa con una calamita sarebbe dunque alla base del motto popolare - a volte persino irritante - del pensare positivo. E se è vero che pensare a un fatto come già esistente ne favorirebbe l'attuazione concreta, portandolo al nostro hic et nunc da una dimensione parallela in cui si è già verificato senza da noi essere visto, il mio sforzo prossimo futuro sarà allora figurarmi già come colei che voglio diventare. Non per illudermi o dilettarmi di magie esoteriche, ma per mettermi in moto, come si fa con gli elettroni. Per sperimentarmi, includendomi come osservatore nel mio stesso esperimento.
Sento fluire in me quella dualità che non ha niente a che vedere con l'ambiguità, ma con la natura stessa di tutte le cose. In bilico costante tra le stelle e le stalle, tra il firmamento e il suo abisso, tra la merda e il cioccolato. Aspiro a qualcosa che sono già, senza saperlo. Sento crescere in me il desiderio di espandermi, di acquisire le energie necessarie per ciò che è già scritto nel mio D.N.A. Non credo e non ho mai creduto a un destino prestabilito e prêt-à-porter, ma al destino come mappa che sta a noi imparare a leggere e utilizzare, per trarne il meglio secondo le nostre potenzialità innate, perdute o (e)volute, a volte soltanto sfiorate, e tutti gli incontri, i cambiamenti e gli intimi struggimenti che ci hanno portato lontano, senza mai spostarci di un palmo dal nostro nucleo più umano.
Tra ieri ed oggi ho ricevuto diversi segnali. Che non starò qui a spiegarvi.
Vi dico solo che ho davvero una gran voglia di viaggio. E credo proprio che andrò a piedi.
Gustandomi il panorama. Con nella testa tanti pensieri, e persone, e desideri.
Ricordi, di oggi e di ieri.
YUKI, AKA PRISMA Permissions beyond the scope of this license may be available here. Soundtrack: Mammagamma - The Alan Parsons Project
Immagine trovata per caso, tratta dal film di animazione "Grave Of The Fireflies", che a questo punto vorrei proprio vedere.
Filari metallici, avviluppamenti elettrici, il peso del mio tornare a te. Colpisce al centro, nel mezzo del mio stomaco il dondolio incerto del mio presente, lontano da ciò che rappresenti, quando non ci sei. Eclissi intermittente, nella baia della mente. Ascolto il silente frusciare dei rami nella calura abbacinante che mi strappa all'oblio. Percepisco il fastidio del mio corpo cocente, arsura che si fa umore, timore che si fa sangue, e il freddo celato nell'azione che precede i ripensamenti. Nella scacchiera che ti concerne tu ti sposti ed io ti (in)seguo, schizzo centrifuga e ritorno all'ovile, temo la fuga e la invoco senza posa. Ti guardo, testarda sposa, e assorbo il suo sorriso, povero caro, abbandonato su un altare che non c'è mai stato. Le segrete stanze luccicano di pulito, sanno d'albergo e tu sei la regina del tuo castello inca(r)tato. (Ri)mescoli le carte nel deserto dei tuoi ricordi, racconti la tua favola bella, insegui un filo rosso, sembra la libertà e invece è sangue. Ricorderai chi sono? Saprai scandire ogni lettera del mio nome? In questo flusso di coscienza ripercorro un incubo che ora ha un nome. Mi partorirò, non posso più aspettare. Una questione di biologia, inutile stare a spiegare. E vedo te, le tue speranze riposte tra una vocale e una consonante, tra una sillaba e un dittongo, il sottile dipanarsi di una poesia che si fa prosa, pongo. L'irresistibile disegno della tua anima in continua evoluzione, statica soltanto in apparenza. Chissà se ti ricorderai dei miei incoraggiamenti, chissà se seguirai i miei passi incerti, le mie fragili riappropriazioni in debito, il mio lento e tardivo sbocciare alla vita, il mio ritorno al nucleo femmineo a lungo represso da un confronto ingrato.
Ti ho voluto bene, e sempre te ne vorrò, anima mia.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM Permissions beyond the scope of this license may be available here. Sountrack: Diamond Sea - Sonic Youth
Time takes its crazy toll and how does your mirror grow you better watch yourself when you jump into it 'cause the mirror's gonna steal your soul
I wonder how it came to be my friend that someone just like you has come again you'll never, never know how close you came until you fall in love with the diamond rain
throw all his trash away look out he's here to stay your mirror's gonna crack when he breaks into it and you'll never never be the same
look into his eyes and you can see why all the little kids are dressed in dreams I wonder how he's gonna make it back when he sees that you just know it's make-belief
blood crystalized as sand and now I hope you'll understand you reflected into his looking glass soul and now the mirror is your only friend
look into his eyes and you will see that men are not alone on the diamond sea sail into the heart of the lonely storm and tell her that you'll love her eternally
time takes its crazy toll mirror fallin' off the wall you better look out for the looking glass girl 'cause she's gonna take you for a fall
look into his eyes and you shall see why everything is quiet and nothing's free I wonder how he's gonna make her smile when love is running wild on the diamond sea
ho sputato sulla famiglia e sul mio nome solcato mari ignari, lanciato scaglie di me lamentato solitudine, percepito scoramento
mi accoccolo in me in una fissità astratta povera anima, distratta
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: My Land Is Burning - Andy Partridge
Dignità. Passione. Coraggio. Non conoscevo questa scrittrice. Leggere la sua lettera, oggi, mi ha commosso. E mi ha ricordato chi sono. Chi voglio essere. Grazie.
"E io scrivo: quando la dignita' e' scambiata per masturbazione mentale"
di Giovanna Mulas
In questi giorni c'e' stato chi mi ha scritto che avrei fatto prima e bene a farmi soldi sul marciapiedi, per guadagnare in proporzione alla mia valenza fisica. E' interessante vedere come, socialmente parlando, dal 2003 - quando cioe', quasi come provocazione, e' stato richiesto a mio favore il sussidio della Legge Bacchelli- ad oggi, l' Italia della cultura o pseudo tale si sia letteralmente spaccata in due. Ne parlavo proprio questa mattina con mio marito ( a proposito...anche lui, poeta e giornalista noto in America latina, che ha deciso di vivere e morire della propria arte) , di quest' Italietta indecisa, a volte meschina: da una parte i Poetucoli del Nulla, gli apparenti superficiali nichilisti che scagliano pietre come mangiano spaghetti senza assolutamente conoscere le altrui realta', dure o meno dure che siano, quelli che si definiscono scrittori ma vivrebbero benissimo anche senza una penna in casa. Dall' altra parte troviamo gli umili, i piu' grandi, che non giudicano ma rispettano. Ed il rispetto, amici miei, mai deve mancare nell' Arte; che tutti ci accomuna in liberta'.
Un punto che mi preme precisare: non amo girarmi i pollici cercando l' illuminazione letteraria che non sempre, e' lapalissiano, arriva. Do costantemente lezioni di scrittura nella mia realta' locale e quelle vicine agli autori che giudico promettenti talenti, seppure timorosi di esporsi. Non amo chiedere una quota fissa. Ognuno e' libero di pagarmi come crede, anche con una bottiglia di olio o di vino rosso, quello buono, che solo qui in Ogliastra abbiamo. Pure il Cabernet, pero', l'accetto bene. Vari autori hanno frequentato i miei laboratori letterari ( un' antologia ne raccoglie i primi scritti, per i tipi dell' Editrice Universitaria UNIService) in modo assolutamente gratuito. Ho inventato con mio marito Dei Versi, la letteratura avvicinata alle genti piu' semplici; l' accademia che scende in piazza. Con Gabriel, una ballerina professionista e un cantautore chitarrista andiamo in giro per le piazze nazionali ed estere( chiariamo: a spese del comune che ci invita. Il Festival di Poesia dell' Havana eventualmente ci paga il biglietto, per garantirsi la presenza. Nulla da nascondere, signori.). Dirigo Isola Nera (in lingua italiana) ed Isola Niedda (in limba sarda), rivista di letteratura dove vengono pubblicati on line e a titolo gratuito, lo sottolineo, autori meritevoli di attenzione. La loro opera, non la mia, e' divulgata in tutto il mondo. Ed io, su questo, non guadagno niente se non il piacere di evidenziare eventuali nuovi talenti letterari nazionali. Attualmente stiamo lavorando con mio marito affinche' i format Isola Nera vengano patrocinati dalla Regione Sardegna e quindi pubblicati in cartaceo. Sarebbe una bella vittoria, per noi e soprattutto per quei giovani scrittori che avrebbero un' opportunita' in piu' per farsi notare da quel mondo cosi' complesso, lontano dalla realta' e fatto di bustarelle e ruoli mal ricoperti quale e' quello dell' editoria nazionale.
Tutto questo perche' si fa? Per incoscienza certo, ma soprattutto per passione verso quella che e' la propria vita, la scrittura. Quello che io scrivo, lo vivo. Coerenza tra parole e azione. Questo insegno prima ai miei figli, poi ai miei allievi. Infine voglio avere la presunzione di poterlo regalare ai miei lettori. E se di coraggio o incoscienza si tratta, beh, se qualche orecchio o occhio benpensante ho ferito, scusatemi. Lasciamolo dire a chi verra' dopo di noi, o al tempo: semplicemente il tempo parlera'. Non ho scelto di fare la scrittrice e fare la vita magra per sofferenza intellettuale, masturbazione mentale. Io nasco scrittrice. E' la mia vita. Non esistebbe Giovanna Mulas donna, senza la sua scrittura. Questo non significa che non mi abbia sporcato le mani lavorando davvero, come ha scritto il sapiente di turno. Ho lavorato lavando piatti nei ristoranti, cantando in locali per pubblico perso nella birra, recitando, disegnando magliette, facendo le assicurazioni e vendendo giornali e...e... . Pure ho avuto l'opportunita' di stabilirmi in pianta stabile a Roma, dove lavoravo come stilista emergente. Pensate che guadagni. Uff...non da poco eh, visto l'attuale panorama economico che mi riguarda. Ma trovavo la superficialita' di quel mondo schiacciante. Ho preferito tornare in Sardegna, nel mio mare, le mie genti. Soffrire questa scelta ma farla in maniera consapevole, coerente, soprattutto dignitosa.
Vivere della mia scrittura, dunque, e' stata una scelta. E perche' chi sceglie di vivere della propria arte, scrivere o cantare che sia facendone un vero e proprio lavoro; perche' non deve vederselo riconosciuto? Uno scrittore, per l' Italia, non esiste. Non produce dunque non lavora. Percio' io, come molti di voi, non siamo. O almeno questo, probabilmente, si vorrebbe da noi. Il pecora pensiero, il nichilismo allo stato puro in una nazione che paradossalmente ha fondato le proprie radici sull'arte, su scrittori, pittori, attori e cantanti che l' hanno fatta e ancora la fanno grande. Si potrebbe allungare l' elenco scivolando nella scienza dove menti illustri volano oltre l' oceano, per sfuggire ad un' Italia matrigna, e puttana. Ma questa e' un'altra storia.
Credo che arrivino momenti nella vita nei quali sia necessario fare una scelta, e prepararsi a vivere e morire di questa scelta. Con coerenza e dignita'. A trent'anni l' ho fatta: in un contesto ristretto come quello nuorese ho chiesto il divorzio dal padre dei miei figli, per violenza. Ho pagato la scelta con tre tentativi di omicidio, l'ultimo dei quali, per strangolamento ed accoltellamento, mi ha lasciata tra la vita e la morte.Ho pagato con l'indifferenza delle gente, le cattiverie da bar e quelle (sic!) delle donne che, donne, per prime avrebbero dovuto capire, non giudicare. Faccio notare al lettore che nel nuorese e provincia e' altissima la percentuale, in proporzione al resto d' Italia, di violenze alle donne tra le pareti domestiche. Altissima pure la percentuale di alcolismo tra donne. Eppure si tace. E si nasconde. E chi denuncia, come ho fatto io, viene giudicata una cattiva, una spostata. Ancora oggi, siore e siori. Senza una lira in tasca, a trent'anni anni e con il mio ex marito in giro per la citta' nonostante il tentato omicidio; presi i miei figli ( perche' ne ho fatti quattro, addirittura mi sono sentita chiedere. Perche' credevo fermamente come credo nella famiglia. Perche' la malattia mentale di mia madre mi ha lasciato nell' anima un solo desiderio, con radici nell' infanzia: quello della stabilita' emotiva, della sicurezza. E solo una famiglia che ami e ti ama, e' in grado di darti tale sicurezza. Figli voluti dunque. E non sta a nessuno giudicare se per incoscienza o troppo amore. La sicurezza, certezza, che ora ho con Gabriel al mio fianco.) e lasciai la casa che li aveva visti nascere, ma che non mi apparteneva.
Quanto sarebbe tutto stato piu' semplice, quanto dolore mi sarei risparmiata, mi sono detta spesso, se avessi scelto l'altra strada, quella del silenzio. Ma poi vedo e scrivo di donne con gli occhi spenti, il dolore e la frustrazione dipinti in faccia e mi dico no, devo scrivere anche per loro. Perche' scrivere e' un dono, sapete? E come tale va condiviso. Coltivato, carezzato con dolcezza e passione, costanza. Dignita' e purezza. Cosi' ho sempre difeso la mia arte. E cosi' faro' sempre.
"Per un giovane l'incontro con altre persone è di fondamentale importanza: queste possono cambiare il corso della sua vita. Alcune sono paragonabili agli aeroliti, frammenti opachi che in qualunque momento possono cozzare contro la Terra provocando enormi danni, e altre sono come le stelle comete, astri luminosi che apportano elementi vitali. Ho avuto la fortuna di incontrare in quel periodo creature che mi arricchirono la vita, stelle comete benefiche. Ho visto altri giovani che avrebbero meritato come me un destino creativo, cadere nelle mani di rapaci che li hanno portati al fallimento e alla morte, aeroliti. Be', forse non era stata soltanto la fortuna: con la mia diffidenza di bambino ferito avevo sviluppato il talento di schivare i colpi. Nel pugilato non vince soltanto chi picchia più forte, ma anche chi è più bravo a evitare le botte. Ho sempre rifuggito i contatti negativi per cercare amici che potessero essere i miei maestri."
Alejandro Jodorowsky, "La Danza Della Realtà".
Sono appena all'inizio di questo libro, ma più lo leggo e più vi ritrovo pensieri e parti di me stessa che ho accumulato negli ultimi anni. È soprendente quanto la sincronicità e l'istinto, se siamo ricettivi e aperti, ci aiutino a trovare ciò di cui abbiamo bisogno nell'esatto momento in cui siamo pronti ad accoglierlo e a comprenderlo. E allora capita che libri accumulati sullo scaffale da tempo, ti vengano tra le mani nel momento giusto per parlarti come può farlo un amico che ti conosce molto meglio di quanto possa conoscerti tu stesso. Dall'intimo legame tra sofferenza e poesia alla coincidenza tra i nomi dei luoghi in cui si vive o si è abitato in passato e la fase della vita che si vive o si è vissuta durante la propria permanenza lì, intuizioni che avevo avuto per pura casualità mesi fa, inizio a riconoscerle ora in questo libro, sorprendendomi sempre di più ad ogni pagina.
Schiava e prigioniera dell'ansia della perfezione, che mi ha sempre accompagnato quale prezzo da pagare in cambio di affetto, inizio a respirare sempre di più secondo i miei tempi, a recidere i rami morti o marcescenti del mio albero genealogico, a vivere con più calma, secondo i dettàmi del mio corpo e del mio equilibrio psichico, a saper leggere e interpretare i segnali della somatizzazione e del destino. Non sono niente, eppure sono potenzialmente tutto. Inseguo e perseguo relazioni umane disinteressate, pur consapevole che sono rare e preziose, pur conscia del fatto che tutti, prima o poi, cerchiamo in un altro da sé qualcosa che ci manca. Ma non mi arrendo all'evidenza dell'altrui esperienza. Se quello che conta è il viaggio, preferisco continuarlo come posso, tenendo conto di limiti e possibilità, miei e altrui, sforzandomi di fare il possibile per dare e trarre il meglio dalle collisioni, dalle parole rubate, dagli sguardi fuggevoli che parlano di noi, nonostante noi.
Se questo è un uomo, inteso come essere umano, io voglio conoscerlo in ogni sua sfaccettatura. Non ho ancora finito di imparare l'alfabeto profetico e occulto di cui ha scritto Pessoa, nelle vesti di Bernardo Soares. Probabilmente non mi basterà una vita intera. E continuerò a fremere, di inquietudine e impazienza. Adrenalina che tiene la mente sveglia, attiva e pro-attiva. Aria frizzantina, che spinge a muoversi per non congelarsi. Spero solo di non lasciare troppa sofferenza in giro, nel tentativo di evolvermi in ciò che sono stata e ciò che posso ancora diventare.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Born Brilliant - IQ
I'm cold and unapproachable Deceptive and a fraud Don't need to keep attention I hate to be ignored The soul of no discretion Belligerent, won't think outside the box I'm critical and careless My open mind is shut and firmly locked
I'm selfish and insensitive I'm rotten to the core Pretentious and derivative You've seen it all before My good contributions Are counted on the fingers of one hand No New Year's Resolution Nothing ever goes the way I planned
My catalogue of failures Is etched upon my lips The baggage that I carry Would sink a thousand ships My motives are uncertain Intentions not altogether pure So now don't you want me beside you Just like it was before?
I'm stupid, inarticulate My ego grows and grows Libido turns to celibate I don't know where it goes No lifelong performance Prepares me for the final curtain call I swear no allegiance No loyalty to anything at all
You, like me, were raised to be A million times admired Unlike mine, your family line Were all born brilliant liars
Staccare la spina. Duro allontanarsi dalla tua propagazione tecnoica. Ma doveroso.
Stai implodendo. Letteralmente.
Sai benissimo che non sei così. Che la vera Te è là fuori, che aspetta solo che allunghi le mani a toccare il cuore delle cose, a fendere l'aria, a gemere il buio. E non solo interiore. Lui lo sa. E sarà con te, in ogni istante. Ti vedrà tornare bambina, zompettare allegra, mimare passi di danza maldestri, dimenticati da un corpo privo ormai di allenamento, intorpidito, come la mente atrofica, ipertrofica, famelica di Sapere.
Un enorme ostello tutto per voi. La notte fredda non teme coperte. Ho dimenticato di portare Musica. Esploriamo. Giù per le scale, nella cucina senza riscaldamento. Due porte come di saloon. Entriamo! Un ripostiglio, posate di plastica, un barattolo di Nutella, della camomilla, cianfrusaglie varie e poi la vedi: la Radio! Vecchia, impolverata, semidistrutta. Non fa niente! Purché sia funzionante. È un attimo. La prendi tra le braccia, e via, di nuovo, su per le scale stavolta. Inserisci la spina nella presa e inizia la magia. Strani fruscii, voci aliene, lingue misteriose: la macchina del tempo! Gira la manopola in cerca di Mistero! La stanza ora non è più silenziosa. La polvere non fa più paura. Nemmeno il minuscolo scorpione sulla parete immacolata.
Il mattino è frizzante. Pungente. Naso all'insù, come tanti anni fa, assorbi la vera Te e speri che non se ne voglia più andare. Sai già che tra poco dovrai tornare. Ora no! Pensiamo all'Azione. Leonardo e le sue macchine umanistiche. Datemi una leva e vi solleverò il mondo! Il massimo del risultato con il minimo dello sforzo. Inventare di notte, quando nessuno disturba. Una candela per misurare il tempo. Occhi d'aquila. Matematica e Geometria. La forza propulsiva. Il Volo. Cosa sarebbe successo se un genio simile fosse nato altrove? Il Progresso o l'Apocalisse? Ulisse. Gli occhi di un bambino.
Via verso nuove scoperte. Immerso nel verde un paradiso profano. Simbolismi. Surrealismi. La verità dell'uomo è nella cagata. Lo dice lui. L'uomo chiamato astro nascente. La Follia e la Saggezza. La Consapevolezza e il Bambino Interiore. Il Sole e la Luna. Lo Yin e lo Yang. L'Uomo e la Donna. La Notte e il Giorno. La Luce e il Buio. L'armonia degli opposti. Viviamo nelle scatole, polli nel pollaio, siamo il frutto di imitazione esterna. Non siamo. Uscire nel buio solo se si è certi di tornarne vincitori. Il giardino rinascimentale. L'uomo come parte del paesaggio. Del labirinto. Interiore. Tre porte. Una scelta. Solo lei potrà salvarci nei momenti di calo energetico. Le vibrazioni. I campi energetici affini. Non sono matta! O forse sì. Potessi esserlo come lui! Signore e padrone delle sue elucubrazioni. Al riparo da certe sterili masturbazioni. Giullare sceso dall'alt(r)o per risolvere l'impossibile. I sette ottavi. La Musica è Materia scolpita. O la Materia è Musica scolpita? Non ricordi. La grande nave. L'amore. Una donna senza testa. L'occhio alato. E un cipresso fulminato. La malattia che fa rinsavire. Francesco e la spoliazione. Un Bene superiore. La Nudità che fa paura. Che si nasconde in decine di simboli e geroglifici. Decrittare. Scoprire. Annusare. Scavare. Per rivestirsi di pura essenza. La Luna che danza. Si specchia. E ci specchia. Stimmate. Un pensiero che scotta. Resisteremo. No pasaràn! Se non vogliamo.
Il grande vecchio dalla sciarpa rossa. Il suo richiamo dalle vetrine. Una città medievale. Un pozzo che porta nell'Ade. Osho e le carte. Io e l'Altro. Il Castello e l'Immaginazione. Un figlio e sua madre. Un viaggio senza ritorno. L'Essere e il Non Essere. L'Arte come Comunicazione. Come Missione! Altrimenti è solo Finzione.
Infarino la mia pseudo cultura. La impasto con l'Amore. Persone Speciali attendono. Per loro non esiste la locuzione: "Non ho tempo". Dalla tastiera al mattarello. Passando per i Pink Floyd, Johnny Cash, Joe Strummer e la loro Redemption Song. La Luna, il Sole e le Stelle farcite di marmellata di mirtillo. Una spolverata di zucchero a velo. Un bacio leggero.
Dolce E., fragile tigre in via di estinzione, questi sono per te. E per me. Non voglio più aver paura di dire: ti voglio bene.
"So soltanto di non sapere nulla", dice Socrate, e si tratta di un'affermazione che bisogna prendere - a partire da ciò che dissero Platone e Senofonte su colui che la proferì - in maniera ironica. "So soltanto di non sapere nulla" va inteso così: "Non mi soddisfa nessuno dei saperi di cui siete tanto contenti. Se sapere consiste in questo, io non devo sapere nulla perché vedo obiezioni e mancanza di fondamento nelle vostre certezze. Ma almeno so di non sapere, vale a dire ho degli argomenti per non fidarmi di ciò che viene comunemente detto sapere. Forse voi sapete tante cose come sembra e, se è così, dovreste essere capaci di rispondere alle mie domande e di dissipare i miei dubbi. Esaminiamo insieme ciò che suole essere definito sapere e smontiamo quanto i cosiddetti esperti non possono mettere al riparo dalla tempesta delle mie domande. Limitarsi a ripetere ciò che comunemente si pensa di sapere non significa sapere veramente. Sapere di non sapere è preferibile a credere di sapere qualcosa su cui non abbiamo riflettuto a fondo personalmente. Una vita priva di riflessione, vale a dire la vita di chi non pondera le risposte che vengono date alle domande fondamentali, né tenta di rispondervi da solo, non vale la pena di essere vissuta".
È venuto fuori questo passaggio, mentre cercavo, aprendo il libro a caso, un'ispirazione per scrivere qualcosa per una persona preziosa, che ha dimostrato di saper andare oltre, di saper donare affetto e amicizia a prescindere da chi si è e da cosa si fa nella vita di tutti i giorni. Una persona che sa cosa significhi nel concreto il detto l'essenziale è invisibile agli occhi. Dopo aver saltato i primi due passaggi del libro che mi si sono parati davanti agli occhi, al terzo tentativo ho trovato questa riflessione su un famoso detto di Socrate. Il Caso/Caos non poteva darmi risposta migliore! Sia perché ho sempre sposato in pieno le parole di Socrate, sia perché la persona di cui parlo agisce nel concreto come un filosofo, senza esserne neanche lontanamente consapevole. Non si accontenta mai delle risposte, né delle sue, né di quelle dettate del pensare comune, ma cerca sempre e instancabilmente la sua verità.
Ora ti attende un trapezio dondolante. Dovrai lanciarti e acchiapparlo al volo. Non avere paura, è già tuo!
Consumarti dentro, bruciare dall'interno. Il dolore è una fiamma invisibile, un fiume di parole che riesci solo a scrivere. Foto di facce sorridenti ti parlano del darsi, che a te ancora non riesce. "Solo per pochi". E c'è chi ancora aspetta. Ma perché?
Guardia alta. Questa è la risposta. Non te ne eri mai resa conto, finché lei non ti ha letta dentro, riconoscendo sé dentro di te, come in uno specchio. E allora ricordi quella stanza, i tuoi diciotto anni, un ostello, un gioco semplice, una bottiglia di vino da cui non hai bevuto, un letto a castello.
Ogni giro, una domanda. Ogni domanda, un sorso di vino. Tutti seduti in cerchio, sul pavimento. Tranne te.
"Scendi dal trespolo, siedi in mezzo a noi. Bevi questo vino, condividi la bottiglia!".
Eri così anche allora, incapace di lasciarti andare. E rimanesti così, ad osservare la spensieratezza da lontano, bramandone, non vista, la grazia e la leggerezza.
Una domanda, un'unica potente domanda è tutto quello che sei riuscita a esprimere di te quella notte, e a distanza di anni ancora racchiude tutto intero il senso del tuo scrivere qui oggi, in questo spazio virtuale, gelido caminetto delle emozioni che ti porti dentro.
La ferita dieci anni fa ti aveva già segnato, amplificando la tua forzata distanza, il tuo metterti al riparo da un mondo che insieme ti attrae e ti terrorizza, inchiodandoti a un comportamento che ti fa sentire idiota. Un'aliena, ingiustamente algida e distaccata, mentre un vulcano continua a eruttarti dentro. "Solo per pochi", fra i quali ci siete anche voi, che passate di qui, donandomi un po' del vostro tempo e delle vostre emozioni.
Succede lo stesso anche con gli amici più stretti. Quei silenzi improvvisi, carichi di paura di risultare pesante, eccessiva, in un Dolore tanto grande che temi possa allontanare chi ti è vicino. Quel tacere che non è sfiducia, né distanza, ma terrore che il Male che hai dentro possa saturare la stanza.
Allora chiedi solo un segnale, uno soltanto, che dentro di te possa rimuovere il blocco, per essere te stessa, per abbassare la guardia, lasciar baluginare la fiamma e diradare finalmente la nebbia.
In silenzio preghi che l'Amore di tutti e il tuo Amore per gli altri possa attraversarti tutta intera, come quest'acqua che lasci scendere copiosa, in uno scroscio bollente da cui non riesci a staccarti, fino al punto da rannicchiarti come un bozzolo bianco che attende con fiducia di rinascere alla Vita.
Sai che l'acqua è un bene prezioso, come l'amore, e non vuoi sprecarla. Ma il calore ti scuote dentro fino a farti tremare. Ti riporta indietro, lì, dove è cominciato tutto.
L'Amore Infinito si fa condensa, e il silenzio si fa casa per i tuoi singhiozzi.
Stai piangendo, ma di paura e gratitudine.
Che il mio amore possa raggiungervi, ad ogni latitudine!
Un posto interiore da chiamare Casa. Quel riconoscersi in un fremito d'Anima. Un meraviglioso affresco di Parole. Un'identità altra. Che va oltre il quotidiano. Un'umanità che riesce ancora a sorprendermi. Che mi fa sorridere beota, alla faccia della marmaglia idiota!
C'è speranza per Noi, signori! Se non son Rose, saran comunque Fiori!
"[...] La sincronicità ha varie forme: in generale è nota per connettere il particolare stato d'animo di una persona con un evento simultaneo ricco di significato, e con una funzione di guida per la vita di quella persona. Ma è anche un fenomeno in grado di coinvolgere una grande collettività di individui, e in sé se ben compreso e vissuto nella sua giusta luce può essere il principale strumento trasformativo dell'umanità nel suo insieme. Studi cruciali di meccanica quantistica ci mostrano in maniera indubitabile che a certi livelli, a partire dal mondo microscopico delle particelle elementari, la realtà fenomenica che normalmente noi esperiamo sequenzialmente in forma di causa e di effetto, ha alla sua base una matrice in cui il principio di causalità cessa di esistere. Il mondo quantico nella sua intima natura mostra che il grande disegno che regola l'universo nella sua totalità è in realtà una danza infinita, in cui tutte le particelle che costituiscono la materia stessa sono tra loro sincronizzate e armonizzate in un continuum che va ben al di là del tempo e dello spazio. La matrice della nostra realtà è spirituale, mentre la nostra realtà è anche come noi possiamo e vogliamo crearla, dal momento che proprio gli eventi sincronici sembrano ricordarci che noi non siamo passivi osservatori di un freddo universo a orologeria, ma anche attori della creazione. La nostra psiche è quel mezzo che ci permette a ogni momento di ricordare chi siamo e di cosa siamo parte, e per uno strano meccanismo essa sembra coincidere con la materia nelle forme più elementari come le rileviamo nel mondo dei quanti. In questa breve trattazione si cercherà di mostrare che la sincronicità non è una coincidenza casuale o un'illusione di bambini mai cresciuti, ma che essa ha precise radici scientifiche nella mente di due grandi geni della prima metà del '900, che proprio per sincronicità si incontrarono per costruire - su base interdisciplinare - un modello che spiegasse uno dei più grandi misteri che costituiscono l'esistenza umana. Forse quei due uomini si incontrarono proprio per rispondere a un impulso inconscio dell'umanità nella sua interezza, proprio nel momento in cui essa iniziava ad attraversare un periodo di incertezza sulla sua reale identità nella globalità. Era il periodo in cui l'uomo stava iniziando a esperimentare l'energia atomica e a presagire gli effetti apocalittici che poteva portare se l'umanità non avesse ritrovato se stessa. Questo libro è dunque soprattutto incentrato sulle figure del grande psicologo analitico svizzero Carl Gustav Jung e del grande fisico quantistico austriaco Wolfgang Pauli, e di come nacque e si sviluppò il loro sodalizio nell'arco di vent'anni. Essi unirono il loro sapere per poi maturare la convinzione che la sincronicità è un fenomeno che unisce la pische alla materia, ma soprattutto che essa è l'elemento che dimostra che l'universo, composto di questa dualità, non si esplica a caso, ma è strutturato per la Vita e per la consapevolezza. Le ricerche di fisica quantistica di Pauli mostrano da sole che la sincronicità è intrinseca alla stessa materia quando essa è osservata nel dominio quantico, come se la danza delle particelle fosse un perenne connubio con una mente superiore. Le ricerche di Jung collocano nell'inconscio collettivo la vera radice dello spirito umano e la reale matrice degli archetipi e principale origine delle sincronicità che interessano simultaneamente uno stato psichico e un evento esterno. Si illustrerà il grande progetto di Pauli di creare una nuova scienza psicofisica in grado di unire l'uomo al cosmo, un progetto nato da un'esplorazione profonda nei labirinti della sua stessa sfera psichica [...]".
Questa è l'introduzione a uno dei libri che ho ordinato venerdì scorso, a seguito di una catena di piccoli eventi sincronicistici che mi hanno fatto venir voglia di riprendere un percorso interrotto un paio di anni fa. Si intitola, appunto, Sincronicità - Il legame tra Fisica e Psiche da Pauli e Jung a Chopra, e l'autore è Massimo Teodorani. Non so quando e come troverò il tempo per leggere i libri che mi sono regalata. Ma so che lì si nasconde parte di quello che non sapevo di cercare, ma di cui sento di aver bisogno. Perché lo scopo per cui sono a questo mondo, in questo preciso momento, con queste specifiche sembianze, corporee e incorporee, non è solamente tirare a campare. Ma è scoprire. Emozionarmi ed emozionare. I soldi non mi hanno mai interessata. E allora mi sta anche bene che il Sogno sia per ora finito in stand by. Perché la sua vera natura non è portarmi al benessere economico. Ma permettermi di comunicare quello che ho dentro. E, in qualche modo, ho trovato altre vie per farlo.
Il futuro è già qui. Nei piccoli passi che mi fanno muovere anche da ferma. Nelle piccole magie che ho imparato a cogliere. Nelle persone speciali che, volenti o nolenti, mi stanno aiutando a crescere.
AudioPost - Testo e Voce di Yuki AKA Dj Prisma TBFKA MusEum
Pretesa, partorisci strani mostri nell'impazienza dell'Attesa.
Scolpire, scoprire, scavare.
Brividi caldi, tremori interni, un vaso che scoperchia. Andare a fondo. Alla radice di Tutto, alla sconfitta di Niente.
Inspirare, Ispirare, Espiare, Espirare.
Energia che mi entra dentro, fame avida di Conoscenza. Il timore di trovarsi al Centro, i confini dell'Incoscienza.
Lava che aerea scompare alla vista, e, seguitando a bruciare, mi confonde la pista.
Musica che avvolge, penetra e solleva. Gocce di Dubbio lente scavano la Pietra. Misteriose connessioni, particelle elementari, la logica dei quanti, la sincronicità...
Trovo ciò che non sapevo di cercare. Cerco ciò che non speravo di trovare.
Granitiche certezze sciolte come cera. Stanca cola in stalattiti rovesciate.
Scoprire, piuttosto che inventare.
È così che, giorno dopo giorno, l'IO reimpara ad Amare.
Soundtrack: No Good (Start The Dance) - The Prodigy
Ancora non riesco a credere di meritare tutto questo. Se penso a come è cominciata...
Tutto l'Universo per un Sorriso.
Era un giorno come tanti, ma quell'onda centrifuga nello stomaco prima di rivederti non potrò mai dimenticarla. Solo più tardi l'ho ricondotta al Disegno Universale che mi ha attirato come un vortice. Un mondo interiore che collassa e esplode, inondandomi di parole.
Se penso poi agli intrecci che si sono susseguiti e alle tessere del puzzle che a distanza di anni lentamente cominciano a trovare la loro collocazione... Mai statica, sempre cangiante. Ancora più emozionante. Mi ritrovo incredula, nello scoprirmi partecipe di un Viaggio che avevo sempre solo sognato. Il Cammino verso l'Assoluto.
Se penso a come mi sento inadeguata e a quanto ho imparato, grazie al contagio che ha amplificato le mie percezioni e la mia capacità di trasferire emozioni... Un vertiginoso senso di vuoto, e insieme l'instabilità traboccante che mi lascia ansimante a cercare risposte che recano in dote nuove domande, in un dòmino infinito che vibra di anima e passione per la vita.
Mi sento una dilettante, le librerie mi vedono aggirarmi sempre sognante, accarezzare delicatamente lettere e copertine, languidamente desiderare la trasfusione dei pensieri, dalle impronte digitali alle sinapsi neuronali. Istintivamente i Libri mi richiamano, e sono così tanti. Troppi.
Se penso a quanto voi avete già letto, imparato, appreso, colma di ammirazione mi chiedo:
Dove avete trovato il tempo? A quali radici si aggrappa la vostra Memoria, per ricordare tutto, e così bene?
Mi sento così piccola, al cospetto di tanta Intelligenza.
Come in una danza, intreccerei i tuoi pensieri con i miei. Piccolo Mondo Interiore, quanto ancora ho da imparare. Una vita sola non basta.
Vorrei solo dirvi grazie. Non voglio altro che questo:
Ogni giorno a piccoli passi crescere ancora per restituirvi, quando sarà l'ora, almeno un grammo dell'Inconsapevole Grandezza, dell'Indicibile Bellezza, di cui mi avete fatto dono.
Per Caso o per Volere del Destino.
Attraverso Voi, Io Sono.
Soundtrack: (Nice Dream) - Radiohead
They love me like I was their brother They protect me, listen to me. They dug me my very own garden Gave me sunshine, made me happy nice dream, nice dream Nice Dream
I call up my friend the good angel But she's out with, her answer-phone. She says that she'd love to come help but The sea would electrocute us all nice dream, nice dream nice dream, nice dream
Nice dream, if you think that you're strong enough Nice dream, if you think you belong enough Nice dream, if you think that you're strong enough Nice dream, if you think you belong enough
(Now come home, now come home) (Now come home, now come home)