
...e un bel giorno capisci che il disprezzo è per qualcuno solo l'altra faccia del suo senso di inadeguatezza, che l'ansia lo è della tua rabbia, e che in fondo questo gelo che spesso ti attanaglia nasce dal solito nodo che una parte di te si rifiuta ancora di sciogliere.
La verità è che chi di dovere non ci ha partoriti fino in fondo e ora che sta a noi dare l'ultima spinta verso quella fastidiosa luce chiamata mondo continuiamo a rimandare il nostro avvento, di decennio in decennio, rifiugiandoci sotto coperte temporanee e stanchi alibi da eterni Peter Pan, illudendoci di averla sfangata ancora una volta, nonostante tutto. Poi basta che un colpetto di vento sposti la coperta posticcia di qualche millimetro e finiamo per ritrovarci da capo a dodici.
Se tutto va bene, negli intermezzi tra un punto di svolta e l'altro, riusciamo anche a inseguire il piacere nelle sue innumerevoli forme, fatte di incontri, piaceri di panza e sostanza e arricchimento cultural multimediale, ma alla lunga c'è sempre qualcosa che manca. Quel certo "non so che" che fingiamo di ignorare. Nei nostri momenti peggiori addirittura anneghiamo il desiderio sotto una coltre di doveri, dei "non è ancora il momento", dei "non ho soldi" e dei "non ho il tempo".
L'azione è quello che ci vorrebbe!
L'azione soltanto potrebbe scardinare questo automatismo masochistico.
Il cosiddetto calcioinculoautoinferto.
Che però non arriva.
Perché la palla è in mano a noi e non ce la vogliam passare.
Cazzo.
La nostra parte più spontanea giace circondata dal Moloch reale, da quello interiorizzato e dalla nostra parte adulta che negli anni si è alleata coi due Moloch.
Tre contro uno. Bella forza!
Non ce la faremo mai, questo è il pensiero dominante.
Poi un barlume di positività e ci riproviamo.
Dura qualche momento l'euforia per quel metro conquistato.
Fino al prossimo stop.
Qualcosa ancora non va, ma sono troppo pigra per indagare oltre.
Per oggi mi fermo qua.
YUKI, AKA PRISMA
Soundtrack: The End - The Doors
