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9.2.19

Lonely Planets



Non riesco ancora a spiegarmi perché non manco a te come tu manchi a me.


YUKI, AKA PRISMA

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Soundtrack: Wrong Side Of Heaven - Five Finger Death Punch

29.12.17

Under The Same Sky

Natale. Tempo di ritorni in famiglia. Di transumanze che riannodano fili mai spezzati.
Ritrovo il Mare, un sole abbagliante che mi sorprende ogni volta allo stesso modo.
Ritrovo passi già compiuti, ne riscrivo di nuovi. Sotto lo stesso cielo, in tempi diversi.

Il pensiero corre veloce a un'altra famiglia, che sento profondamente mia anche se impalbabile, inafferrabile. Una famiglia che in tempi non troppo lontani ha saputo colmare distanze siderali e tenermi agganciata alla vita raggiungendomi nel fondo della mia essenza più viscerale. Un'essenza che, attraverso la scrittura digitale, ha gridato, ora sussurrato, sogni, dolori, frustrazioni, ambizioni. Incubi reali e proiezioni al tempo soltanto futuribili, che ora sono finalmente in fieri.

Più volte ho pensato di essere davvero una privilegiata per questo fortunato incastro d'anime che mi ha vista protagonista against all odds, a dispetto di ogni titubanza, distanza, insicurezza, intimo senso di inadeguatezza. Non sapete quante volte vi ho abbracciate col pensiero - il cuore colmo di affetto - anime belle! Mie anime sorelle.

Un universo di possibilità mi si schiude davanti (era sempre stato lì!), adesso che sono un po' più pronta. Enormi responsabilità mi chiamano e non ho alcuna intenzione di tirarmi indietro. Paura? Sì, ma non di non esserne all'altezza. So che potrò fermarmi ogni volta che vorrò. Per ricaricare le pile. Allenare i muscoli di cui di volta in volta riterrò di aver bisogno. E crescere, crescere sempre. Non fermarmi mai.

Quest'anno ho scoperto che il mio cuore è piccolo, ma capace di contenere molto più di quanto credessi. Inizi a ricevere, quando permetti agli altri di conoscerti davvero, e consenti loro di darti affetto. Semplice e banale, ma non per me. Ho dovuto lavorare sodo su certi miei automatismi evitanti rigidi e iper(auto)protettivi, all'inizio insieme a chi conosce bene le chiavi che mi avrebbero consentito di capire come scardinarli, un pochino alla volta.

Quanta sofferenza passata! E quanto potente può rivelarsi la nostra capacità di rinascerne più forti, se solo ci diamo il permesso di attraversare il nostro "deserto personale" con i nostri tempi, smettendo di bastonarci ogni qual volta non soddisfiamo le nostre stesse rigide aspettative! Il dolore resta sempre dolore, ma è pur vero, come diceva qualcuno, che i maestri giusti arrivano quando l'allievo è pronto. E, riguardandomi indietro, prima di affacciarmi sul nuovo che mi sto costruendo, finalmente raccogliendo il coraggio a piene mani, posso confermare che è davvero così!


YUKI, AKA PRISMA
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Sountrack: Driving Away From Home - It's Immaterial 

20.10.12

Oltre Il Giardino

Seduta accanto al finestrino sulla poltroncina singola di una carrozza di seconda classe torno a Roma. E' strano, e insieme emozionante, guardare da un'altra prospettiva la strada di campagna dove la mia canetta ed io abbiamo passeggiato insieme, dove le ho dato fiducia e l'ho liberata del guinzaglio godendo con gli occhi e anche qualcosa in più della sua gioia per la libertà ritrovata, delle sue corse pazze e il suo tornare, al mio richiamo. Da me, che così tanto fatico a fidarmi degli altri e tu, da buona amica quale sei, me l'hai fatto notare.

Ricordo ancora il giorno in cui è arrivata a casa nostra e il tempo che ci è voluto per conoscerci, sfiorarci, annusarci, litigare e riappacificarci. Le sfide vinte insieme, le paure superate e quelle ancora vive. L'affetto che si trasmette, silenzioso, da uno sguardo all'altro, senza parole. Lei mi insegna che si può cambiare, drasticamente, quando siamo amati, guidati, accolti e lasciati liberi di essere noi stessi.

Il suo carattere emerge di giorno in giorno con più chiarezza. Lontana sembra ormai la timidezza, reclama coccole e territorio senza più timore. Quante risate mi fa fare! In strada non manca di lanciarsi alla rincorsa di carezze, puntando da lontano quegli abitanti del quartiere a cui sa di piacere e che piacciono a lei. Quanta gioia è per me vederla scorrazzare nei boschi, annusando a destra e a manca senza sosta, calpestare il fogliame, rotolarsi sulla schiena come un'ossessa e ogni tanto scavare. Con noi ha persino imparato a giocare! Ora un bastone, ora una pigna, ora un frisbee, persino al mare. Quest'ultimo anno, in modo diverso dal precedente, è stato duro. Ma di una cosa sono certa: adottare la canetta è stato un dei regali più grandi potessi farmi.

Maggio è stato il mese del cuore lanciato oltre ogni ostacolo, solcando l'oceano, incontrando anime sorelle lungamente attese, la cui onda positiva e luminosa continua ancora a guidarmi. Novembre sarà il mese della nuova semina. Non sarà facile, già lo so, e ho paura. Ma è ciò che desidero da tempo e sono fiera di me per aver trovato il coraggio. Non è facile perseguire un obiettivo come questo, ma non ho nessuna intenzione di fermarmi. A piccoli passi, uno dietro l'altro, sento di potercela fare. Di dovercela fare.

Ieri sono stata a trovare gli ex colleghi di mio padre. Una di loro continua a scrivermi ad ogni ricorrenza. A ottobre per una bella e una brutta. Le sono grata per farlo. L'ufficio non è più lo stesso e sono rimasti in pochi, nello stabile al di là della strada. L'ultima volta che ero stata nella vecchia sede ne ero uscita con un macigno sul cuore, troppe le emozioni, troppi i ricordi. Mi ero ripromessa di non tornare più lì, di risparmiarmi il magone. E invece no. Ci sono andata, con la scusa di portar loro qualcuna delle bomboniere che avevo confezionato per il mio matrimonio. Papà lo avrebbe fatto. Non mi aspettavo il regalo, e invece c'era pure quello. E non è l'oggetto materiale in sé, ma il gesto, che mi ha commosso. Gli uffici di una volta, con il lavoro che durava una vita, nello stesso posto, con le stesse persone, che alla fine diventano quasi una famiglia. Quel lavoro che oggi non esiste più.

Alemanno ha vietato i pranzi al sacco a Roma. Me ne sono fregata. In una piazza un po' nascosta e silenziosa, che quasi sembrava di essere Altrove, ho pasteggiato con acqua fresca di fontana e un tramezzino al salmone, acquistato al distributore automatico di una delle mie ex sedi universitarie. Devo mimetizzarmi ancora bene, ai miei 32 anni (appena) suonati, perché due studentesse mi hanno fermato per domandarmi dove fosse l'aula magna. Ho avuto una breve esitazione - sono anni che non metto piede là dentro -, poi ho risposto, convinta: "di sopra!". Ma in fondo non ne ero affatto sicura.


YUKI, AKA PRISMA
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5.11.11

(F)Orte




Sento (F)Orte, in me, l'esigenza di trarre vigore da una (S)Orte che tanto ha fatto per risollevarmi da una (M)Orte. Gli obiettivi realizzati si susseguono, primo fra tutti la (ri)apertura delle (P)Orte che per lungo tempo hanno segregato le mie emozioni. Non avrei mai immaginato che questa sarebbe diventata, un giorno, la mia casa. Il punto di (ri)partenza. La mia Destin-Azione.

Oggi ho camminato di nuovo per le tue strade e forse, per la prima volta, non mi sono sentita estranea. Familiarizzavo, palmo a palmo, con le tue antiche soglie, con i vicoli stretti e le piazze accoglienti, i comignoli accesi e gli alberi maestosi, gli archi illuminati da togliere il fiato e il tufo su cui ti adagi da secoli e secoli, affascinando.

Più volte ho immaginato stagliarsi accanto a me la tua figura, seduta sull'altalena affianco in quel parco vietato ai cani, dove i bambini sembrano i benvenuti anche se non ve n'era l'ombra. Ho immaginato il tuo profilo e le nostre chiacchiere leggere a scalfire le nostre paure e l'ansia del contatto. Mi sono immaginata di nuovo sedicenne, con molte meno fisime e più faccia tosta. La tua presenza in quel luogo era palese, poco prima delle cinque.

Ho immaginato che prendessi quel treno e mi venissi incontro sorridendo. Eri felice di rivedermi e di scambiare quattro chiacchiere con me, come ai vecchi tempi. E le ore passavano lievi, e la luce di colpo è calata senza che ce ne rendessimo conto.

Non so dirti perché, ma quel parco parlava di te.


YUKI, AKA PRISMA


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Sountrack: La Salita - Bugo