Erano davvero poche le cose a tenermi ancora in vita. Mi aggrappavo a loro con tutte le mie forze, ma in certi giorni persino quelle venivano meno...
E' tutto inutile. Spiegare. Raccontare. Reagire. Contenersi. Le urla. Il silenzio. Barcamenarsi. Industriarsi. Cadere. Rialzarsi. Fermarsi e Ricominciare. E' tutto inutile.
L'amaro veleno dell'impotenza mi divora l'anima. Un cancro silenzioso che presto o tardi diventerà reale. Sto male. Ma non esce più un grido. Che succede? E' sempre a causa sua? No. Non è a causa sua. E' a causa mia. In cuor mio sapevo che sarei dovuta fuggire via subito, e non restare, illudendomi che fosse tutto finito. Passato. Archiviato.
Mi odio. E a questo non c'è rimedio. La razionalità va a farsi fottere. E' tutto irrazionale. Tutto. Ed io non riesco più a muovere un passo.
Sono in trappola.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: One Caress - Depeche Mode
Note in margine a una tovaglia - 12/05/2010:
Fino a una certa soglia il dolore è necessario, quasi indispensabile. Ci ricorda che esistiamo, ci fa sentire vivi. Superato un certo grado di intensità, quando si raggiunge o si sta per raggiungere il cosiddetto punto di non ritorno, non si desidera altro che quel dolore cessi, che si smetta di soffrire. Come si può dire, allora, che il suicidio è per i vigliacchi, per coloro che rinunciano alla vita perché incapaci di affrontarla? Anche io ho desiderato la morte, sapete? E chi mi conosce davvero sa che non sono certo una persona debole. Il punto di non ritorno. Se ci siete arrivati, sapete di cosa sto parlando. Conoscete bene la sensazione di incudine che schiaccia il corpo, fino a che la pressione ci chiude le narici per il troppo peso che grava sulla nostra testa, la sensazione di ossigeno che manca e si fa via via più raro. Il buio sopraggiunge, fino a impedirci, non solo di vedere, ma persino di pensare a una via di uscita. E, credetemi, c'è sempre una via di uscita. Quello che manca, a volte, è la capacità di vederla. E non è cosa da poco. Banalità. Parole ovvie e scontate. Per voi, forse, che siete circondati, magari anche idealmente, dal calore di una famiglia, di un gruppo di amici. Ma non per gli altri. Quelli che la vita ha spinto in un angolo fino a che il dolore, per mutazione genetica, adattamento pro sopravvivenza, non ha prodotto un sistema di sicurezza che ha finito per isolare chi doveva proteggere dal resto del mondo: quando l'eccesso di protezione diventa pericoloso isolamento. E anche se ti chiedessero come stai, cosa c'è che non va, ti troveresti a muovere le labbra a vuoto, incapace di formulare un pensiero concreto. Come in un brutto sogno, dal quale non riesci a svegliarti.
Rifugge la realtà, la sposa bistrattata. Sogna il suo riscatto, dà un nome all'Amore che avviluppa le cicatrici per farne sbocciare Felicità e Speranza. Cosa le dirò, quando aprirà gli occhi davanti al Vuoto? Cosa mi dirò, quando la vedrò ripiegarsi come uno sgraziato origami? Quale nuova Realtà sostituirà alla sua, che non avrà funzionato? Chi di noi sarà l'inevitabile pedina del suo disegno tenero e crudele? Vorrei non esserci, quando questo accadrà. Perché accadrà, da questo non si sfugge.
La mente umana è un oscuro mistero. Trasforma il dolore come può e, nel farlo, travolge ogni ostacolo. Compresa se stessa.
"Da allora più d’uno si sarà chiesto che cosa nascondesse quella strana apparizione di poesia, nata su nessun terreno di cultura, eppure precisa nei suoi lineamenti estremamente raffinati e personali. C’è il mistero delle anime più semplici, c’è la grazia, il rapimento estremo, il dolore di fanciulla, c’è l’oscuro interrogarsi del sangue, l’estasi, espressi in modi violenti e sicuri che possono far pensare al linguaggio dei mistici in amore...”.
Dal risvolto di copertina della prima raccolta di poesie di Alda Merini, "La Presenza di Orfeo", 1953.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Un ringraziamento speciale va all'iniziativa "L'Opera a Teatro" a cura del Teatro dell'Opera di Roma, nata a sostegno della Musica che, a causa dei pesanti tagli e del calo della richiesta da parte del pubblico, è sempre più a rischio nel nostro paese. Grazie a Barbara Agostinelli, Paolo Finotti e Andrea Bergamelli, eccellente trio d'archi che ha saputo catturarmi ed emozionarmi, a dispetto della mia ignoranza musicale. Grazie alla Giovane Orchestra dell'Opera di Roma e al Maestro e Direttore Germano Neri, per avermi iniziato alle gioie della musica operistica e sinfonica, sapendone raccontare le basi con parole semplici e accessibili a tutti. Non è vero che le persone non sanno scegliere l'Arte. Questo piccolo esempio è la dimostrazione che, se adeguatamente stimolato e "stuzzicato", il pubblico è perfettamente in grado di scegliere. Continuate così!
Soundtrack: Intermezzo da Cavalleria Rusticana - Mascagni - Berliner Philharmoniker, Herbert von Karajan.
E d'improvviso mi coglie come una specie di febbre. Una febbre profonda, inspiegabile, infinita. Una febbre dell'anima che non posso evitare. Ritrovo pace nei tuoi occhi di bambino, sulle tue guance delicate, scorrendoti le dita tra i capelli, ansimando lieve, il viso premuto contro il tuo petto. In silenzio avvolgi la mia oscurità col tuo mantello di luce, e non ti accorgi dell'immenso potere che ti pervade. Uniti ci scambiamo l'abisso, un demone alla volta.
La tua dolcezza mi disarma. Quel tuo non comprendere quanto sei speciale, e importante per me. Il tuo sentirti piccolo e insignificante, che mi fa tanto arrabbiare. Ti prenderei persino a schiaffi quando ti svaluti, paragonandoti ad altri, che ai tuoi occhi appaiono molto più belli e acculturati di te. A niente valgono le mie parole! Sciocco angelo, per metà uomo e per metà bambino! Ancora fingi, per gioco, di non sapere che a niente valgono per me la cultura, la bellezza, il denaro e un impiego prestigioso se non c'è l'Amore. So bene che se così non fosse non mi avresti mai "scelta". So ancor più bene che ami sentirtelo ripetere, ancora e ancora, perché l'ingiusto confronto che imponi a te stesso a volte ti fa vacillare.
Ma io sono qui, e non me ne vado. Nei tuoi occhi di bambino mi incanto e mi perdo. E stranamente mi innamoro del tuo io di ieri, quello che non avrei mai potuto incontrare, io, che allora non ero nemmeno nata. I nostri sorrisi, immortalati in luoghi e tempi diversi, sono sorprendentemente simili. Il loro candore, la loro purezza, la loro innocenza priva di ombre mi fanno trasalire. Non è un caso se ci siamo incontrati. E se siamo ancora qui, dopo tanto dolore di cui non abbiamo colpe.
Mi manchi quando non ci sei, e la tua mancanza, in certi giorni così mi fa paura. Come se potessi perderti da un momento all'altro. Ed io perdermi, nello stesso, medesimo istante.
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Somebody - Depeche Mode I want somebody to share Share the rest of my life Share my innermost thoughts Know my intimate details
Someone who'll stand by my side And give me support And in return She'll get my support
She will listen to me When I want to speak About the world we live in And life in general Though my views may be wrong
They may even be perverted She will hear me out And won't easily be converted To my way of thinking In fact she'll often disagree But at the end of it all She will understand me
I want somebody who cares For me passionately With every thought and with Every breath Someone who'll help me see things In a different light All the things I detect I will almost like
I don't want to be tied To anyone's strings I'm carefully trying to steer clear Of those things But when I'm asleep I want somebody Who will put their arms around me And kiss me tenderly Though things like this Make me sick In a case like this I'll get away with it
La vita è là, che scorre, lontano da me. La guardo passare. Va', raggiungila! Cosa aspetti? Resto immobile, in una fissità astratta. Mi attrae e mi blocca un'insopprimibile grazia. Pallida, incapace di muovere un passo, con l'anima in tumulto. Una corsa sul posto. Una lunga attesa, un ozio consapevole, che incamera sapere, che intreccia invisibili collegamenti, legami di anime e pensiero. Il tempo è qui, ora. È il presente. Ma sono proiettata al futuro. Potrei morire adesso, aspettando.
Respiro. Non è di ossigeno che ho bisogno. Che vita strana, faccio. Un'incubatrice, di sogni e passioni. Di là da venire. Riscoprire giorno per giorno debolezze e virtù, e sono ancora lacrime per quello che fu. Niente, niente, niente, di tutto questo sarà inutile. Lo so, lo voglio, lo sento. Se solo potesse parlare soltanto l'istinto! Se solo tacesse, per un attimo, la ragione! Se penso, mi inchioda il terrore. Se taccio, se vivo, è armonia. Universo che mi scivola via.
Come si fa a credere in me? Com'è possibile? Sono stata, sono, sarò all'altezza? Vento, sferzami ancora le guance, falle vibrare. Lascia che un ricciolo mi ricada sugli occhi. Lascia che il pensiero scorra libero da impedimenti. Dammi l'ispirazione, fammi creare! Ho tanto, tanto, e tanto ancora da dare... Lascia che il dolore si trasformi in concime. Io devo, voglio, posso comunicare! Solo questo desidero. Da sempre. Ogni passo, ogni tentennamento, ogni rivolgimento interiore, ogni allontanamento dal mondo, ogni rincorsa, ogni carezza, ogni lacrima. Tutto deve portare a questo. Lo so, lo sento, lo voglio.
Non chiedo altro. A me, a me soltanto lo chiedo.
Io, dammi la forza! Dammi ancora un po' di coraggio...
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: Oceano Di Silenzio - Franco Battiato
Un Oceano di Silenzio scorre lento senza centro né principio cosa avrei visto del mondo senza questa luce che illumina i miei pensieri neri. (Der Schmerz, der Stillstand des Lebens Lassen die Zeit zu lang erscheinen) Quanta pace trova l'anima dentro scorre lento il tempo di altre leggi di un'altra dimensione e scendo dentro un Oceano di Silenzio sempre in calma. (Und mir scheint fast Dass eine dunkle Erinnerung mir sagt Ich hatte in fernen Zeiten Dort oben oder in Wasser gelebt)
ho sputato sulla famiglia e sul mio nome solcato mari ignari, lanciato scaglie di me lamentato solitudine, percepito scoramento
mi accoccolo in me in una fissità astratta povera anima, distratta
YUKI, AKA PRISMA TBFKA MUSEUM
Soundtrack: My Land Is Burning - Andy Partridge
Dignità. Passione. Coraggio. Non conoscevo questa scrittrice. Leggere la sua lettera, oggi, mi ha commosso. E mi ha ricordato chi sono. Chi voglio essere. Grazie.
"E io scrivo: quando la dignita' e' scambiata per masturbazione mentale"
di Giovanna Mulas
In questi giorni c'e' stato chi mi ha scritto che avrei fatto prima e bene a farmi soldi sul marciapiedi, per guadagnare in proporzione alla mia valenza fisica. E' interessante vedere come, socialmente parlando, dal 2003 - quando cioe', quasi come provocazione, e' stato richiesto a mio favore il sussidio della Legge Bacchelli- ad oggi, l' Italia della cultura o pseudo tale si sia letteralmente spaccata in due. Ne parlavo proprio questa mattina con mio marito ( a proposito...anche lui, poeta e giornalista noto in America latina, che ha deciso di vivere e morire della propria arte) , di quest' Italietta indecisa, a volte meschina: da una parte i Poetucoli del Nulla, gli apparenti superficiali nichilisti che scagliano pietre come mangiano spaghetti senza assolutamente conoscere le altrui realta', dure o meno dure che siano, quelli che si definiscono scrittori ma vivrebbero benissimo anche senza una penna in casa. Dall' altra parte troviamo gli umili, i piu' grandi, che non giudicano ma rispettano. Ed il rispetto, amici miei, mai deve mancare nell' Arte; che tutti ci accomuna in liberta'.
Un punto che mi preme precisare: non amo girarmi i pollici cercando l' illuminazione letteraria che non sempre, e' lapalissiano, arriva. Do costantemente lezioni di scrittura nella mia realta' locale e quelle vicine agli autori che giudico promettenti talenti, seppure timorosi di esporsi. Non amo chiedere una quota fissa. Ognuno e' libero di pagarmi come crede, anche con una bottiglia di olio o di vino rosso, quello buono, che solo qui in Ogliastra abbiamo. Pure il Cabernet, pero', l'accetto bene. Vari autori hanno frequentato i miei laboratori letterari ( un' antologia ne raccoglie i primi scritti, per i tipi dell' Editrice Universitaria UNIService) in modo assolutamente gratuito. Ho inventato con mio marito Dei Versi, la letteratura avvicinata alle genti piu' semplici; l' accademia che scende in piazza. Con Gabriel, una ballerina professionista e un cantautore chitarrista andiamo in giro per le piazze nazionali ed estere( chiariamo: a spese del comune che ci invita. Il Festival di Poesia dell' Havana eventualmente ci paga il biglietto, per garantirsi la presenza. Nulla da nascondere, signori.). Dirigo Isola Nera (in lingua italiana) ed Isola Niedda (in limba sarda), rivista di letteratura dove vengono pubblicati on line e a titolo gratuito, lo sottolineo, autori meritevoli di attenzione. La loro opera, non la mia, e' divulgata in tutto il mondo. Ed io, su questo, non guadagno niente se non il piacere di evidenziare eventuali nuovi talenti letterari nazionali. Attualmente stiamo lavorando con mio marito affinche' i format Isola Nera vengano patrocinati dalla Regione Sardegna e quindi pubblicati in cartaceo. Sarebbe una bella vittoria, per noi e soprattutto per quei giovani scrittori che avrebbero un' opportunita' in piu' per farsi notare da quel mondo cosi' complesso, lontano dalla realta' e fatto di bustarelle e ruoli mal ricoperti quale e' quello dell' editoria nazionale.
Tutto questo perche' si fa? Per incoscienza certo, ma soprattutto per passione verso quella che e' la propria vita, la scrittura. Quello che io scrivo, lo vivo. Coerenza tra parole e azione. Questo insegno prima ai miei figli, poi ai miei allievi. Infine voglio avere la presunzione di poterlo regalare ai miei lettori. E se di coraggio o incoscienza si tratta, beh, se qualche orecchio o occhio benpensante ho ferito, scusatemi. Lasciamolo dire a chi verra' dopo di noi, o al tempo: semplicemente il tempo parlera'. Non ho scelto di fare la scrittrice e fare la vita magra per sofferenza intellettuale, masturbazione mentale. Io nasco scrittrice. E' la mia vita. Non esistebbe Giovanna Mulas donna, senza la sua scrittura. Questo non significa che non mi abbia sporcato le mani lavorando davvero, come ha scritto il sapiente di turno. Ho lavorato lavando piatti nei ristoranti, cantando in locali per pubblico perso nella birra, recitando, disegnando magliette, facendo le assicurazioni e vendendo giornali e...e... . Pure ho avuto l'opportunita' di stabilirmi in pianta stabile a Roma, dove lavoravo come stilista emergente. Pensate che guadagni. Uff...non da poco eh, visto l'attuale panorama economico che mi riguarda. Ma trovavo la superficialita' di quel mondo schiacciante. Ho preferito tornare in Sardegna, nel mio mare, le mie genti. Soffrire questa scelta ma farla in maniera consapevole, coerente, soprattutto dignitosa.
Vivere della mia scrittura, dunque, e' stata una scelta. E perche' chi sceglie di vivere della propria arte, scrivere o cantare che sia facendone un vero e proprio lavoro; perche' non deve vederselo riconosciuto? Uno scrittore, per l' Italia, non esiste. Non produce dunque non lavora. Percio' io, come molti di voi, non siamo. O almeno questo, probabilmente, si vorrebbe da noi. Il pecora pensiero, il nichilismo allo stato puro in una nazione che paradossalmente ha fondato le proprie radici sull'arte, su scrittori, pittori, attori e cantanti che l' hanno fatta e ancora la fanno grande. Si potrebbe allungare l' elenco scivolando nella scienza dove menti illustri volano oltre l' oceano, per sfuggire ad un' Italia matrigna, e puttana. Ma questa e' un'altra storia.
Credo che arrivino momenti nella vita nei quali sia necessario fare una scelta, e prepararsi a vivere e morire di questa scelta. Con coerenza e dignita'. A trent'anni l' ho fatta: in un contesto ristretto come quello nuorese ho chiesto il divorzio dal padre dei miei figli, per violenza. Ho pagato la scelta con tre tentativi di omicidio, l'ultimo dei quali, per strangolamento ed accoltellamento, mi ha lasciata tra la vita e la morte.Ho pagato con l'indifferenza delle gente, le cattiverie da bar e quelle (sic!) delle donne che, donne, per prime avrebbero dovuto capire, non giudicare. Faccio notare al lettore che nel nuorese e provincia e' altissima la percentuale, in proporzione al resto d' Italia, di violenze alle donne tra le pareti domestiche. Altissima pure la percentuale di alcolismo tra donne. Eppure si tace. E si nasconde. E chi denuncia, come ho fatto io, viene giudicata una cattiva, una spostata. Ancora oggi, siore e siori. Senza una lira in tasca, a trent'anni anni e con il mio ex marito in giro per la citta' nonostante il tentato omicidio; presi i miei figli ( perche' ne ho fatti quattro, addirittura mi sono sentita chiedere. Perche' credevo fermamente come credo nella famiglia. Perche' la malattia mentale di mia madre mi ha lasciato nell' anima un solo desiderio, con radici nell' infanzia: quello della stabilita' emotiva, della sicurezza. E solo una famiglia che ami e ti ama, e' in grado di darti tale sicurezza. Figli voluti dunque. E non sta a nessuno giudicare se per incoscienza o troppo amore. La sicurezza, certezza, che ora ho con Gabriel al mio fianco.) e lasciai la casa che li aveva visti nascere, ma che non mi apparteneva.
Quanto sarebbe tutto stato piu' semplice, quanto dolore mi sarei risparmiata, mi sono detta spesso, se avessi scelto l'altra strada, quella del silenzio. Ma poi vedo e scrivo di donne con gli occhi spenti, il dolore e la frustrazione dipinti in faccia e mi dico no, devo scrivere anche per loro. Perche' scrivere e' un dono, sapete? E come tale va condiviso. Coltivato, carezzato con dolcezza e passione, costanza. Dignita' e purezza. Cosi' ho sempre difeso la mia arte. E cosi' faro' sempre.